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Gli Stati che dicono no all'immigrazione

Gli Stati che dicono no all'immigrazione
Ansa
  • Dagli Usa alla Danimarca, dalla Tunisia alla Francia: ovunque, nel mondo, i Paesi tornano a chiudere le frontiere. La grande ondata di flussi partita nel 2011potrebbe essere giunta al termine. Ora la parole d’ordine è: rafforzare i confini.
  • Dopo anni nel mondo delle favole, Bruxelles mobilita fondi e mezzi per vigilare su chi entra. Forse è la volta buona.
  • Ecco il modello inglese che ora tutti vogliono imitare: quello della lotta dura ai «criminali che gestiscono la tratta».
  • «Non importa chi sei o da dove vieni. L’Australia non sarà la tua casa».
  • In Nepal una delle leggi sulla cittadinanza più stringenti del mondo.

Lo speciale contiene cinque articoli

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Fallito l’assalto dei macroniani. Resiste il segreto confessionale.
Emanuel Macron (Ansa)
Revocato l’articolo dal testo sulla tutela dei minori. I vescovi: assalto alla libertà di culto.

In Francia, il sacramento della confessione ha rischiato di essere soppresso da una proposta di legge presentata dai deputati di Ensemble pour la République, il partito fondato dal presidente Emmanuel Macron.

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Gli esperti svelano che, tramite intermediari e doppie polizze, la flotta ombra copre i viaggi con cui continua a trasportare greggio, nonostante l’embargo. Macron e Sánchez acquirenti record del gas liquido di Mosca.

Ipocrisia: «Simulazione di buoni sentimenti, di buone qualità e disposizioni». Così la Treccani ci aiuta a descrivere il comportamento dell’Europa, che con il volto buono inneggia agli eroi ucraini e con la mano santa attinge al portafogli per sostenere la loro resistenza all’invasore russo, ma intanto foraggia la guerra di Vladimir Putin.

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La Cei «riprende» i cappellani militari. Meglio benedire toghe rosse e Ong?
Monsignor Francesco Savino (Imagoeconomica)
Monsignor Savino contro la presenza dei religiosi alla sfilata: «Non siano ornamento delle armi». Ma la storia lo smentisce.

Voleva andare all’evento di Magistratura democratica per spingere il No al referendum sulla giustizia e a difesa dei «valori costituzionali» presuntamente messi in pericolo.

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Stuprate solo perché bianche e cristiane
Getty Images
Le testimonianze choc sulle gang di pakistani in Uk. Spunta il video di Nowak che dice: «Non respiro più».

Quando, due giorni fa, il parlamentare britannico Rupert Lowe si è presentato di fronte ai suoi colleghi, aveva con sé dei fogli di carta. Su di essi non c’era scritto solamente il discorso che avrebbe dovuto tenere ma anche, e soprattutto, le testimonianze delle vittime delle grooming gang, le bande di pachistani che, a partire dal 2001, hanno violentato giovani ragazze (spesso minorenni bianche) in modo organizzato. Una rete criminale diffusa in almeno 85 aree del Regno Unito che, a lungo, ha agito nell’ombra.

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