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2024-05-14
Il giorno della «Verità»: quale futuro per l’Ue
Dal premier Giorgia Meloni ai ministri Francesco Lollobrigida, Gilberto Pichetto Fratin, Giancarlo Giorgetti, Adolfo Urso, Giuseppe Valditara e Daniela Santanchè. Oggi, i maggiori esponenti del governo parteciperanno, chi in presenza chi in collegamento, al Giorno della Verità, l’evento organizzato dal nostro quotidiano che si terrà a partire dalle 10:30 presso Fondazione Riccardo Catella a Milano.
L’incontro sarà focalizzato sui temi di economia, politica e geopolitica nell’ambito dei rapporti tra il nostro Paese e l'Europa. Diversi i panel in programma, ognuno dei quali approfondirà un argomento specifico con la moderazione delle principali firme della Verità e la partecipazione, oltre quella degli esponenti del governo, di molti amministratori delegati e manager d’impresa interessati a osservare da vicino le dinamiche che ruotano attorno a questi. Lo start dei lavori è previsto dunque alle 10:30, con il direttore Maurizio Belpietro e la giornalista e conduttrice televisiva Sabrina Scampini che daranno il benvenuto agli ospiti e annunceranno il primo panel: Agricoltura e agroindustria. La difesa dei marchi italiani, con il giornalista della Verità Carlo Cambi che affiancato da Sabrina Scampini parlerà delle aziende italiane e delle eccellenze del comparto alimentare e porrà alcuni quesiti, come per esempio capire perché in passato il nostro Paese è stato così debole nell’affrontare le grandi partite agricole, al ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida e all’ad di Bonifiche ferraresi Federico Vecchioni. Alle 11:45 sarà il condirettore della Verità Massimo de’ Manzoni a salire sul palco insieme al ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, col quale si parlerà, all’interno del panel Energia, ambiente: la demagogia ci ha reso un Paese fragile, di quella che è la nuova situazione internazionale e delle scelte che il governo non può più rinviare. Dopodiché, il vicedirettore della Verità Claudio Antonelli modererà un confronto sul tema del mix energetico, delle nuove tecnologie e della neutralità tecnologica italiana nell’approccio con l’Europa tra il direttore Italia del gruppo Enel Nicola Lanzetta, il presidente di Assoambiente Chicco Testa e la direttrice technology, R&D and digital di Eni Francesca Zarri. Alle 12:30, dopo l’intervista di Cambi al ministro del Turismo Santanchè sarà la volta di Focus elezioni nazionali e internazionali: la grande truffa del giornalismo imparziale, tavola rotonda affidata alla conduzione di Sabrina Scampini, con gli interventi di Peter Gomez, Paolo Del Debbio e Belpietro, al termine della quale il conduttore di Dritto e Rovescio intervisterà il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso; mentre il nostro direttore porrà delle domande al ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti. Nel pomeriggio, alle 15:30, si parlerà di Lavoro, formazione e innovazione. Il panel si aprirà con l’intervista del vicedirettore della Verità Francesco Borgonovo al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara e proseguirà con una tavola rotonda condotta dal vicedirettore del nostro quotidiano Martino Cervo, a cui parteciperanno il direttore di Skuola.net Daniele Grassucci, l’ad di Openjobmetis Rosario Rasizza, l’ad di Multiversity Fabio Vaccarono e il prorettore del Politecnico Giuliano Noci. Quest’ultimo, insieme al condirettore generale di Banco Bpm Domenico De Angelis, al presidente esecutivo di Zest Group Marco Gay, in passato anche alla guida dei Giovani imprenditori di Confindustria, e al Chief finacial officer di Ferrovie dello Stato Italiane Marco Fossataro, sarà protagonista del panel successivo Europa, Patto di stabilità, Mes, Pnrr. Quando troppe regole rallentano la crescita, affidato alla giornalista Camilla Conti. In particolare si ragionerà sull’«over regulation» che oggi pesa moltissimo su tutto il sistema bancario e che rallenta in maniera evidente la crescita; oltre al fatto che spesso la narrazione che viene fatta da molti media non renda la giusta credibilità di cui il nostro Paese gode a livello finanziario. Alle 16:45 è previsto l’ultimo panel dal titolo I nuovi investimenti sui binari della geopolitica: mercati, export, concorrenza fuori e dentro l’Europa. Nello specifico, Claudio Antonelli insieme al presidente e amministratore delegato di Philip Morris Italia Marco Hannapel, al Group chief investment officer di Generali Francesco Martorana e al presidente di Simest Gruppo Cdp Pasquale Salzano, discuterà di investimenti finanziari nell’economia reale, di valutazioni di export e import nei nuovi equilibri geopolitici e di quella che oggi è l’evoluzione del mercato unico europeo. In chiusura di giornata, alle 17:30 circa, il menù dell’evento prevede il piatto forte con l’intervista a tu per tu del direttore Maurizio Belpietro al presidente del Consiglio Giorgia Meloni. I lettori interessati a seguire l'intervista potranno farlo collegandosi alla diretta streaming che sarà trasmessa sul nostro sito www.laverita.info e sui nostri canali social Facebook, X, Instagram e YouTube. L’intera giornata sarà comunque coperta passo dopo passo con articoli online e clip video sui canali social.
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Oggi al nostro convegno partecipano Meloni (intervistata da Belpietro) e i ministri Giorgetti, Urso, Valditara, Pichetto, Santanchè, oltre al titolare della Sicurezza alimentare. Panel con aziende leader per capire, tra economia e geopolitica, che fare a BruxellesDal premier Giorgia Meloni ai ministri Francesco Lollobrigida, Gilberto Pichetto Fratin, Giancarlo Giorgetti, Adolfo Urso, Giuseppe Valditara e Daniela Santanchè. Oggi, i maggiori esponenti del governo parteciperanno, chi in presenza chi in collegamento, al Giorno della Verità, l’evento organizzato dal nostro quotidiano che si terrà a partire dalle 10:30 presso Fondazione Riccardo Catella a Milano.L’incontro sarà focalizzato sui temi di economia, politica e geopolitica nell’ambito dei rapporti tra il nostro Paese e l'Europa. Diversi i panel in programma, ognuno dei quali approfondirà un argomento specifico con la moderazione delle principali firme della Verità e la partecipazione, oltre quella degli esponenti del governo, di molti amministratori delegati e manager d’impresa interessati a osservare da vicino le dinamiche che ruotano attorno a questi. Lo start dei lavori è previsto dunque alle 10:30, con il direttore Maurizio Belpietro e la giornalista e conduttrice televisiva Sabrina Scampini che daranno il benvenuto agli ospiti e annunceranno il primo panel: Agricoltura e agroindustria. La difesa dei marchi italiani, con il giornalista della Verità Carlo Cambi che affiancato da Sabrina Scampini parlerà delle aziende italiane e delle eccellenze del comparto alimentare e porrà alcuni quesiti, come per esempio capire perché in passato il nostro Paese è stato così debole nell’affrontare le grandi partite agricole, al ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida e all’ad di Bonifiche ferraresi Federico Vecchioni. Alle 11:45 sarà il condirettore della Verità Massimo de’ Manzoni a salire sul palco insieme al ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, col quale si parlerà, all’interno del panel Energia, ambiente: la demagogia ci ha reso un Paese fragile, di quella che è la nuova situazione internazionale e delle scelte che il governo non può più rinviare. Dopodiché, il vicedirettore della Verità Claudio Antonelli modererà un confronto sul tema del mix energetico, delle nuove tecnologie e della neutralità tecnologica italiana nell’approccio con l’Europa tra il direttore Italia del gruppo Enel Nicola Lanzetta, il presidente di Assoambiente Chicco Testa e la direttrice technology, R&D and digital di Eni Francesca Zarri. Alle 12:30, dopo l’intervista di Cambi al ministro del Turismo Santanchè sarà la volta di Focus elezioni nazionali e internazionali: la grande truffa del giornalismo imparziale, tavola rotonda affidata alla conduzione di Sabrina Scampini, con gli interventi di Peter Gomez, Paolo Del Debbio e Belpietro, al termine della quale il conduttore di Dritto e Rovescio intervisterà il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso; mentre il nostro direttore porrà delle domande al ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti. Nel pomeriggio, alle 15:30, si parlerà di Lavoro, formazione e innovazione. Il panel si aprirà con l’intervista del vicedirettore della Verità Francesco Borgonovo al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara e proseguirà con una tavola rotonda condotta dal vicedirettore del nostro quotidiano Martino Cervo, a cui parteciperanno il direttore di Skuola.net Daniele Grassucci, l’ad di Openjobmetis Rosario Rasizza, l’ad di Multiversity Fabio Vaccarono e il prorettore del Politecnico Giuliano Noci. Quest’ultimo, insieme al condirettore generale di Banco Bpm Domenico De Angelis, al presidente esecutivo di Zest Group Marco Gay, in passato anche alla guida dei Giovani imprenditori di Confindustria, e al Chief finacial officer di Ferrovie dello Stato Italiane Marco Fossataro, sarà protagonista del panel successivo Europa, Patto di stabilità, Mes, Pnrr. Quando troppe regole rallentano la crescita, affidato alla giornalista Camilla Conti. In particolare si ragionerà sull’«over regulation» che oggi pesa moltissimo su tutto il sistema bancario e che rallenta in maniera evidente la crescita; oltre al fatto che spesso la narrazione che viene fatta da molti media non renda la giusta credibilità di cui il nostro Paese gode a livello finanziario. Alle 16:45 è previsto l’ultimo panel dal titolo I nuovi investimenti sui binari della geopolitica: mercati, export, concorrenza fuori e dentro l’Europa. Nello specifico, Claudio Antonelli insieme al presidente e amministratore delegato di Philip Morris Italia Marco Hannapel, al Group chief investment officer di Generali Francesco Martorana e al presidente di Simest Gruppo Cdp Pasquale Salzano, discuterà di investimenti finanziari nell’economia reale, di valutazioni di export e import nei nuovi equilibri geopolitici e di quella che oggi è l’evoluzione del mercato unico europeo. In chiusura di giornata, alle 17:30 circa, il menù dell’evento prevede il piatto forte con l’intervista a tu per tu del direttore Maurizio Belpietro al presidente del Consiglio Giorgia Meloni. I lettori interessati a seguire l'intervista potranno farlo collegandosi alla diretta streaming che sarà trasmessa sul nostro sito www.laverita.info e sui nostri canali social Facebook, X, Instagram e YouTube. L’intera giornata sarà comunque coperta passo dopo passo con articoli online e clip video sui canali social.
Andrea Kimi Antonelli festeggia sul podio dopo il Gran Premio di Formula 1 di Monaco (Ansa)
Da sport per appassionati a fenomeno generazionale. La Formula 1 continua a macinare record di pubblico e a conquistare una fascia di tifosi sempre più giovane. Un cambiamento che passa dai social network, dai nuovi linguaggi della comunicazione e dalla capacità di trasformare i piloti in personaggi capaci di parlare anche fuori dalla pista.
Se ne è discusso all'Atelier Alpine di Milano in occasione del weekend del Gran Premio di Monaco, dove Carolina Tedeschi, opinionista di Sky Sport e content creator specializzata nel motorsport, è stata presentata come nuova brand ambassador dello spazio milanese del marchio francese. Un'occasione per riflettere sul momento che sta vivendo il motorsport e sul fenomeno Andrea Kimi Antonelli, il giovane pilota italiano che proprio nel Principato ha firmato un'altra impresa della sua straordinaria stagione.
«Le tappe sono tutte sold out e il percepito della Formula 1 è cambiato tantissimo», spiega Tedeschi. «Quando vai a un Gran Premio trovi tribune piene di ragazzi giovani. Credo che abbiano raggiunto una fascia tra i 16 e i 35 anni che probabilmente non avevano mai raggiunto nella loro storia». Secondo la divulgatrice emiliana, una delle chiavi della crescita è stata la capacità di aprire le porte del paddock al pubblico, mostrando ciò che accade lontano dai riflettori della gara. «I piloti condividono momenti della loro vita e del dietro le quinte. Quello che prima appariva come un personaggio irraggiungibile diventa una persona nella quale i ragazzi possono identificarsi. Da lì nasce il tifo, la passione e il desiderio di seguire questo sport».
Se la Formula 1 ha trovato una nuova generazione di tifosi, l'Italia sembra aver trovato anche il suo nuovo idolo. Proprio nelle ore in cui a Milano si parlava della crescita del movimento, Andrea Kimi Antonelli conquistava il Gran Premio di Monaco, allungando ulteriormente in vetta al Mondiale e confermandosi uno dei grandi protagonisti della stagione. Tedeschi lo conosce da prima che diventasse una star internazionale. «L'ho incontrato quando aveva 17 anni durante un evento a Imola. Mi ricordo che parlava del suo sogno di arrivare in Formula 1. Oggi vedere dove è arrivato mi fa venire la pelle d'oca». Ma ciò che la colpisce maggiormente non è soltanto il talento. «Quello è evidente e non glielo toglie nessuno. La cosa straordinaria è la persona. Quando l'ho conosciuto sembrava già molto più maturo della sua età. È un ragazzo con i piedi per terra, con valori forti e una famiglia molto unita. Credo che sia anche questo uno dei motivi per cui piace tanto».
Dietro il successo mediatico del Circus, però, continua a esserci una dimensione tecnica che spesso sfugge al grande pubblico. «Ogni tanto sento dire che le gare sono noiose o troppo lunghe», osserva Tedeschi. «Ma quando scopri il lavoro che c'è dietro anche a un singolo aggiornamento tecnico ti rendi conto della quantità di ricerca, sviluppo e innovazione che stanno dietro a ogni weekend di gara». Un mondo che la giornalista ha avuto modo di conoscere da vicino visitando la sede del team Alpine di Formula 1 a Enstone. «Ho visto il lavoro degli ingegneri e tutti i processi che stanno dietro una monoposto. La cosa più affascinante è vedere come molte delle soluzioni sviluppate per le corse arrivino poi sulle vetture stradali. La Formula 1 non nasce e finisce in pista, ma lascia un'eredità concreta che ritroviamo nella vita quotidiana». Proprio questo legame tra passione, ricerca e innovazione è uno degli aspetti che l'hanno convinta ad accettare il ruolo di brand ambassador di Alpine Milano. «Quando si sceglie una collaborazione si cercano sempre valori comuni. Per me sono la passione, la ricerca e lo sviluppo. Sono valori nei quali mi riconosco da sempre».
Uno sguardo rivolto al futuro condiviso anche da Massimo Berruto, direttore marketing di Renord e investitore di Atelier Alpine Milano. Secondo il manager, la sfida del marchio francese è quella di diventare un punto di riferimento per gli appassionati di guida, puntando su una clientela che cerca emozioni al volante più che il semplice prestigio del marchio. Sul fronte dell'elettrificazione, Berruto vede un percorso ormai avviato. «In Italia esiste ancora una certa diffidenza verso l'auto elettrica, ma nel segmento delle vetture sportive si sta capendo che può offrire grandi soddisfazioni. La direzione è tracciata e il mercato sta evolvendo in quella direzione».
Formula 1, innovazione e nuovi linguaggi. Mentre Antonelli continua a collezionare vittorie e ad alimentare l'entusiasmo dei tifosi italiani, il mondo dei motori prova a costruire il proprio futuro parlando a un pubblico sempre più ampio, senza rinunciare a quella passione che continua a rappresentarne il motore principale.
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Alexander Zverev e Flavio Cobolli dopo la finale del Roland Garros (Getty Images)
«Comunque vada Flavio ha già vinto» si diceva alla vigilia del match. Un italiano diverso da Jannik Sinner a giocarsi la finale di uno Slam era addirittura impensabile soltanto fino a pochi giorni fa. Soprattutto se lo Slam in questione è il Roland Garros e l'ultimo italiano a vincerlo è stato Adriano Panatta nel 1976.
Flavio Cobolli ha comunque vinto perché è arrivato a tanto così dal compiere un'impresa che avrebbe scritto un'altra pagina indelebile del tennis azzurro. E se è vero che nello sport arrivarci vicino conta relativamente, è altrettanto vero che sulla terra rossa del Court Philippe-Chatrier il tennista romano ha gettato il cuore oltre l'ostacolo rendendo la vita complicatissima ad Alexander Zverev, numero 3 al mondo con tutto da perdere visto che a 29 anni, dopo 3 finali perse, non era ancora riuscito a vincere uno Slam e per riuscirci ha dovuto faticare non poco. Significative le lacrime del tedesco al momento del secondo match point concretizzato che ha sancito una vittoria inseguita per anni e sempre sfuggita. Una vittoria tanto desiderata quanto sofferta. Merito di un Cobolli a tratti leggendario, rimasto in partita fino all'inizio del quinto set. Poi la partita ha preso la direzione definitiva. Zverev è partito forte nel parziale decisivo, salendo rapidamente 3-0 con due break di vantaggio. Cobolli ha provato a restare agganciato, ma la distanza si è allargata subito e il tedesco ha trovato anche il terzo break nel settimo game, chiudendo di fatto i conti. L’azzurro ha comunque continuato a giocare ogni punto, provando a restare dentro la finale fino all’ultimo scambio.
Il punteggio finale è stato 6-1 4-6 6-4 6-7 (5) 6-1 dopo 4 ore e 16 minuti di gioco. Nel quinto set Cobolli ha avuto anche qualche occasione in risposta, senza però riuscire a concretizzare le palle break. Zverev ha gestito con maggiore solidità i propri turni di servizio, mentre l’italiano ha iniziato a perdere brillantezza negli spostamenti laterali, pagando la fatica di una partita giocata ad altissima intensità.
La finale si era aperta nel segno del tedesco. Primo set a senso unico, con Zverev subito avanti di un break e poi capace di allungare fino al 6-1, approfittando delle difficoltà di Cobolli negli scambi prolungati e al servizio. Il secondo parziale ha invece raccontato un’altra partita: più equilibrio, più lotta, e un Cobolli cresciuto soprattutto nella gestione dei punti importanti. Il break decisivo è arrivato nel settimo game e ha riportato la sfida in parità. Nel terzo set Zverev ha ritrovato ordine nei propri turni di battuta, mentre Cobolli ha avuto due palle break nel quarto game senza sfruttarle. Il tedesco ha poi colpito nel momento chiave, strappando il servizio nel decimo game e portandosi avanti due set a uno. Il quarto parziale è stato il più equilibrato e il più lungo sul piano emotivo. Cobolli ha avuto un primo break di vantaggio, poi è stato ripreso e superato, quindi ha nuovamente ribaltato l’andamento del set fino al 5-3. Zverev ha reagito ancora e si è arrivati al tie-break. Qui l’azzurro ha tenuto meglio la tensione: avanti 6-4, ha chiuso alla seconda occasione utile con un passante di dritto che ha portato il match al quinto set. Nel set decisivo però la partita si è spostata subito verso il tedesco. Zverev ha preso il controllo con un avvio aggressivo e ha sfruttato gli errori di Cobolli nei momenti chiave. L’italiano ha avuto alcune chance in risposta, ma non è riuscito a trasformarle e il divario si è ampliato fino al 6-1 finale.
Al momento del punto decisivo Zverev si è lasciato andare in lacrime, disteso sulla terra rossa del Philippe-Chatrier. Per lui è il primo titolo Slam della carriera, dopo tre finali perse. Cobolli, invece, lascia Parigi con una finale che segna comunque un passaggio importante: il primo grande appuntamento giocato fino in fondo e la sensazione di poter stare stabilmente ad alto livello.
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Orazio Schillaci (Ansa)
Poi, con noncuranza mette in discussione una scelta del governo Meloni. «L’astensione sull’accordo pandemico dell’Oms non è un no definitivo. Il piano pandemico non è stato approvato, è ancora sotto discussione perché mancano tutti quanti gli allegati, che sono la parte essenziale. È stato rinviato nell’ultima seduta dell’Oms e verrà credo riproposto nel prossimo maggio. Quindi c’è tempo per vedere cosa ci sarà all’interno del piano pandemico», ha fatto sapere durante il suo intervento.
Ma che cosa fa il ministro del centrodestra, apre all’accordo adottato dall’Assemblea mondiale della sanità? Dopo che nel maggio dello scorso anno l’Italia si era astenuta, intendendo così «ribadire la propria posizione in merito alla necessità di riaffermare la sovranità degli Stati nell’affrontare le questioni di salute pubblica». Quale altra posizione contraria all’esecutivo intende prendere, il professor Schillaci?
Il decreto, sul quale a Lungotevere Ripa stava lavorando d’intesa con le Regioni si è arenato: sono le stesse associazioni di categoria dei medici di medicina generale a parlare di fallimento annunciato, eppure il ministro della Salute deve dimostrare di tenere la barra dritta.
«La quadra va trovata nell’interesse dei cittadini, io difendo solo la salute pubblica e i cittadini e in particolare difendo le persone più deboli e più fragili. Questa è una rivoluzione dalla quale noi non possiamo tirarci indietro e credo che nessuno si tirerà indietro capendo quanto sia importante la salute pubblica per tutti e quanto sia importante dotare il Servizio sanitario nazionale di una visione più moderna che è quella della medicina territoriale», ha detto tutto d’un fiato.
Schillaci sa bene che, in base al Pnrr, a fine giugno devono aprire almeno 1.038 Case di comunità, per la cui organizzazione sono arrivati dall’Europa 2 miliardi di euro. Devono entrare a regime, ci saranno i controlli di Bruxelles, ma senza personale medico come possono funzionare? Perché diventino operative, la riforma Schillaci ridisegna la medicina del territorio intervenendo sulle norme che regolano il rapporto dei medici di medicina generale e il Servizio sanitario nazionale (Ssn).
I medici di famiglia però non vogliono saperne che si metta mano sulla loro convenzione con il Ssn di cui alcuni diventerebbero dipendenti con il cosiddetto doppio binario dell’assistenza primaria. I sindacati avevano osteggiato la riforma e minacciato scioperi, quindi la trattativa resta impossibile se non c’è «negoziato», come continua a chiedere Silvestro Scotti, segretario della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg). «No alla retribuzione per obiettivi. Sì al rilancio della medicina dei servizi», sostiene Pina Onotri, segretario generale del sindacato medici italiani (Smi).
Il flop della riforma viene attribuito a Schillaci. «Dopo quasi quattro anni di governo Meloni sembra di ascoltare un ministro appena arrivato, non chi ha avuto il compito di guidare per quasi quattro anni il Servizio sanitario nazionale», ha commentato ironico Francesco Boccia, presidente dei senatori del Pd. «Oggi il ministro parla di una rivoluzione indispensabile. Ma quella rivoluzione avrebbe dovuto essere già in corso».
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