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2024-09-23
Palestre, piscine o aria aperta. Dopo le ferie vietato fermarsi
(IStock)
Il ritorno alla normalità dopo le ferie è cadenzato da alcune tappe immancabili, anno dopo anno. Al rientro dalle vacanze gli adulti riprendono il lavoro, i bambini e i ragazzi ricominciano la scuola e, immancabilmente, si riprende l’attività fisica. Un po’ perché si vuole continuare a muoversi in città come quando si era in vacanza a camminare sui monti e a nuotare in mare, un po’ perché in città non riaprono soltanto le porte delle nostre case, ma anche quelle di palestre e scuole di ballo, piscine e sale spinning e chi più ne ha più ne metta. L’attività fisica da settembre in poi è un must e non sempre perché fino ad allora si sia fatta attività come dire puramente mentale, anzi. Spesso è proprio per il motivo contrario: non interrompere il ciclo virtuoso di vita più sportiva, anche perché più all’aria aperta, che ha caratterizzato il periodo estivo.
Come spiega il ministero della Salute, il concetto di attività fisica è assai ampio perché comprende, attenzione, tutte le forme di movimento realizzate nei vari ambiti di vita. Attività fisica non vuol dire per forza palestra. Per l’Oms, l’«attività fisica» è «qualunque movimento determinato dal sistema muscolo-scheletrico che si traduce in un dispendio energetico superiore a quello delle condizioni di riposo». Si capisce, dunque, come nel cappello dell’attività fisica rientrino sia lo sport in senso stretto, sia del semplice e generico fare movimento: camminare, pedalare in bicicletta, sia sulla bicicletta vera, sia sulla cyclette, ballare, giocare, magari coi propri bambini o nipotini. Rientrano nell’attività fisica anche fare giardinaggio o fare l’orto. Così come ci rientra l’esecuzione di lavori domestici di pulizia o di lavori in casa di tipo manutentivo. Queste attività sono definite «attività motoria spontanea». Attività motoria è sinonimo di attività fisica svolta in qualunque maniera, mentre per esercizio fisico si intende invece l’attività fisica in forma strutturata, pianificata ed eseguita regolarmente.
L’attività sportiva di questo tipo comprende situazioni competitive strutturate e sottoposte a regole ben precise, è una specie di gioco istituzionalizzato, un gioco codificato in modo tale da essere riconoscibile e di fatto riconosciuto da tutti per regole e meccanismi, ai quali si fa riferimento per la sua pratica in contesti ufficiali o non ufficiali: dal corso di danza del ventre al jogging, è tutto sport.
Dall’altro lato, polo negativo, come positivo è quello sportivo, è l’attività sedentaria, la quale consiste in quelle attività che ci fanno spendere ancor meno calorie della condizione di riposo. Lo stato di sedentarietà, spiega l’Iss, è uno stato di inadeguata attività fisica, che poi spesso si associa ad un’alimentazione quantitativamente e qualitativamente non corretta. Ogni attività comporta un consumo calorico al minuto: dormire 0,9, stare seduti 1,0, stare in piedi inattivi 1,1, scrivere al computer 1,3. Le cose iniziano a farsi dinamiche con altre attività non sportive: lavare la biancheria a mano 3,0-4,0, pulire i pavimenti 3,6, stirare 3,5-4,2, rifare i letti 5, pulire e battere i tappeti a mano 7,8, intonacare una parete 4,1-5,5, fare lavori agricoli 5,5-7,0. Quanto all’attività prettamente sportiva o parasportiva, si spiega il walking di molti e il gran successo delle app di conteggio dei passi, visto che camminare in piano (a 4 km/ora) fa consumare 2,5-3,5 chilocalorie al minuto, andare in bicicletta (22 km/ora) 11,1, correre a piedi (12 km/ora) 15,0, fare ginnastica 4,1, fare windsurf 4,4, ballare 5-8,5, giocare a tennis 7,5, aerobica 8,4, trekking 9,3, giocare a pallavolo 8,5, giocare a pallacanestro 14,3, giocare a calcio 11,7. L’inattività fisica, secondo dati Oms (Organizzazione mondiale della sanità), è il quarto più importante fattore di rischio di mortalità a livello globale e causa il 6% di tutti i decessi, superato solo da ipertensione arteriosa (13%) e consumo di tabacco (9%), a pari con l’iperglicemia (6%). Circa 3,2 milioni di persone muoiono ogni anno al mondo perché non abbastanza attive: il sedentarismo, che potrebbe sembrare il raggiungimento di un «traguardo dell’ozio», di una «vita senza fatica», invece costituisce un grave problema della società contemporanea, meno fisicamente faticosa ma perciò più tossica: la sedentarietà è responsabile della crescita esponenziale di sovrappeso e obesità, a loro volta fattori di rischio per gravi patologie croniche. In Italia, quasi 4 persone su 10 sono sedentarie, le donne più degli uomini.
«Ci basta anche solo mezz’ora al giorno di attività moderata»
Paolo Praticò è psicologo della salute e dello sport, nonché esperto di psicosomatica e psiconeuroendocrinoimmunologia (Pnei).
Passate le ferie molti tornano in palestra. In che modo conviene riprendere a svolgere attività fisica? A che cosa bisogna fare attenzione?
«Per quanto riguarda la ripresa di attività specifiche dobbiamo considerare due fattori, quello fisico e quello psicologico. Sul piano fisico avremo una perdita di risposta muscolare direttamente proporzionale alla durata dello stop, fattore che si accentua per chi si allena ad alti livelli. In generale quindi si consiglia una ripresa al 50%-70% dei propri carichi standard, affiancando allenamenti cardio a media-bassa intensità dove al posto della performance si prediliga un coinvolgimento globale dei muscoli corporei. Imparare “ad ascoltarsi” torna particolarmente utile a questo proposito. Come sto? Sento particolari tensioni? Ho qualche fastidio? Come sto eseguendo il movimento? Il corpo ha una sua profonda intelligenza ma nella fretta quotidiana non abbiamo il tempo per ascoltarlo. Poi subentra il fattore psicologico. Abbiamo timore di aver preso qualche chilo in vacanza o di aver perso tono muscolare, così vogliamo compensare immediatamente, ma questo è un errore. Il vero lavoro è nella costanza e nel procedere per obiettivi graduali ma continui. Ricordiamo che l’attività fisica ha un impatto sulla salute dell’individuo, e come per ogni farmaco, è la dose che fa il veleno».
Per chi invece non può per ragioni di tempo o altro frequentare corsi o andare in palestra ci sono attività che possono aiutare nel quotidiano?
«Certo! Non bisogna focalizzarsi sul concetto di esercizio fisico in senso stretto. Anche attività ordinarie fanno bene all’organismo. Andare a lavorare a piedi o in bicicletta oppure prediligere le scale al posto dell’ascensore offrono un contributo importante per il benessere psico-fisico. Naturalmente vi sono anche attività strutturate che possono essere svolte all’aria aperta come jogging, nordic walking o sequenze di esercizi a corpo libero. Addominali, piegamenti, squat ed altri esercizi possono essere concatenati in sequenze da ripetere a circuito ed hanno il pregio di poter essere svolti anche a casa o sul posto di lavoro. In molti comuni sono presenti anche delle palestrine all’interno di parchi pubblici che offrono diversi macchinari e le relative istruzioni per allenare tutto il corpo. Non da ultimo un pizzico di creatività può tornare utile. Usare bottiglie d’acqua come pesi, sedersi e rialzarsi velocemente dalla sedia, fare squat con pesi sulle spalle, ad esempio uno zaino pesante, fare le scale in velocità… ognuno può inventarsi qualcosa. Non dimentichiamo poi la possibilità di fare anche qualche escursione fuori porta».
Non sono pochi quelli che durante l’estate si dedicano molto anche allo sport. Ha qualche consiglio per aiutare a mantenere la forma fisica anche nella stagione invernale?
«Ad oggi vi è un’offerta che spazia dalle più comuni palestre e piscine fino ad arrivare a nuove discipline che stanno emergendo in molti contesti urbani. Mi riferisco a sport come arrampicata in palestra, svariate discipline di arti marziali, corsi con esercizi a corpo libero come crosscardio, functional training, yoga, pilates, etc., altre attività più ludiche ma altrettanto stimolanti come padel ed altri giochi con la palla. Di scelta ce n’è per ogni gusto ed è utile riportare la questione al mind setting, cioè tutte quelle variabili psicologiche che potrebbero ostacolare nel compiere queste attività: il freddo, le giornate corte, il doversi spostare troppo, le resistenze che normalmente incontriamo quando dobbiamo cominciare una nuova attività, frequentare posti nuovi, relazionarci con sconosciuti…»
Per chi fosse a digiuno di movimento e volesse iniziare a darsi da fare che cosa consiglia? Qualche attività in particolare?
«Agganciandomi a quanto detto prima, le possibilità sono veramente molte. È indispensabile avere una forma fisica sufficientemente buona prima di cominciare qualsiasi attività, quindi eventualmente ripartire da attività che non sottopongono l’organismo a forti stress come la camminata veloce, bicicletta, nuoto non agonistico, acqua gym, ginnastica a corpo libero secondo le proprie capacità, stretching. Quando queste attività di base vengono eseguite senza sforzi particolari allora è possibile indirizzarsi verso qualche disciplina specifica. Non è da sottovalutare anche il ruolo del piacere nella misura in cui bisogna impegnarsi in qualcosa - compatibilmente con la propria condizione fisica. Un po’ di sano divertimento non guasta mai, quindi valutare il genere di attività che si vuole svolgere: in solitaria o in compagnia? Al chiuso o all’aperto? Attività che richiedono tempi e spazi prestabiliti oppure attività meno strutturate?».
Quali sono i parametri all’interno dei quali ci si dovrebbe mantenere per avere una vita sana? Quanto movimento occorre fare in sostanza, e come?
«Secondo la Pnei (disciplina che studia proprio il rapporto tra fattori mentali e risposte fisiologiche a livello ormonale ed immunitario) l’attività fisica è uno dei tre pilastri per mantenere l’organismo in salute. Gli altri due sono l’alimentazione e la capacità di gestire lo stress. Si deduce che l’attività fisica è un elemento imprescindibile per il benessere della persona, soprattutto per chi vive in contesti urbani e/o ha una vita sedentaria. L’attività fisica agisce direttamente sul sistema ormonale ed immunitario grazie alla stimolazione di endorfine, serotonina e dopamina, nonché sulla dimensione psicologica garantendo un benessere a 360 gradi. Considerando fattori come l’età, la predisposizione fisica, la presenza o meno di patologie, in generale si può affermare che un 30/40 minuti al giorno di attività cardio a media-bassa intensità - anche frazionata e integrata in modo funzionale alla propria routine - sono sufficienti a mantenere uno stato di benessere fisico duraturo nel tempo. Bisogna poi imparare ad ascoltare i segnali del proprio corpo: ci saranno giorni in cui si è più reattivi e dinamici, altri giorni meno, l’importante è che lo sport non diventi esso stesso una fonte di stress!».
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La sedentarietà è il quarto più importante fattore di rischio di mortalità. Ecco perché muoversi è fondamentale. E vale tutto: anche giocare con i nipoti, curare l’orto, pulire la casa oppure ballare.L’esperto Paolo Praticò: «Meglio ripartire dal 50-70% dei carichi standard. E niente ossessioni: se lo sport diventa fonte di stress è inutile».Lo speciale contiene due articoli.Il ritorno alla normalità dopo le ferie è cadenzato da alcune tappe immancabili, anno dopo anno. Al rientro dalle vacanze gli adulti riprendono il lavoro, i bambini e i ragazzi ricominciano la scuola e, immancabilmente, si riprende l’attività fisica. Un po’ perché si vuole continuare a muoversi in città come quando si era in vacanza a camminare sui monti e a nuotare in mare, un po’ perché in città non riaprono soltanto le porte delle nostre case, ma anche quelle di palestre e scuole di ballo, piscine e sale spinning e chi più ne ha più ne metta. L’attività fisica da settembre in poi è un must e non sempre perché fino ad allora si sia fatta attività come dire puramente mentale, anzi. Spesso è proprio per il motivo contrario: non interrompere il ciclo virtuoso di vita più sportiva, anche perché più all’aria aperta, che ha caratterizzato il periodo estivo. Come spiega il ministero della Salute, il concetto di attività fisica è assai ampio perché comprende, attenzione, tutte le forme di movimento realizzate nei vari ambiti di vita. Attività fisica non vuol dire per forza palestra. Per l’Oms, l’«attività fisica» è «qualunque movimento determinato dal sistema muscolo-scheletrico che si traduce in un dispendio energetico superiore a quello delle condizioni di riposo». Si capisce, dunque, come nel cappello dell’attività fisica rientrino sia lo sport in senso stretto, sia del semplice e generico fare movimento: camminare, pedalare in bicicletta, sia sulla bicicletta vera, sia sulla cyclette, ballare, giocare, magari coi propri bambini o nipotini. Rientrano nell’attività fisica anche fare giardinaggio o fare l’orto. Così come ci rientra l’esecuzione di lavori domestici di pulizia o di lavori in casa di tipo manutentivo. Queste attività sono definite «attività motoria spontanea». Attività motoria è sinonimo di attività fisica svolta in qualunque maniera, mentre per esercizio fisico si intende invece l’attività fisica in forma strutturata, pianificata ed eseguita regolarmente. L’attività sportiva di questo tipo comprende situazioni competitive strutturate e sottoposte a regole ben precise, è una specie di gioco istituzionalizzato, un gioco codificato in modo tale da essere riconoscibile e di fatto riconosciuto da tutti per regole e meccanismi, ai quali si fa riferimento per la sua pratica in contesti ufficiali o non ufficiali: dal corso di danza del ventre al jogging, è tutto sport. Dall’altro lato, polo negativo, come positivo è quello sportivo, è l’attività sedentaria, la quale consiste in quelle attività che ci fanno spendere ancor meno calorie della condizione di riposo. Lo stato di sedentarietà, spiega l’Iss, è uno stato di inadeguata attività fisica, che poi spesso si associa ad un’alimentazione quantitativamente e qualitativamente non corretta. Ogni attività comporta un consumo calorico al minuto: dormire 0,9, stare seduti 1,0, stare in piedi inattivi 1,1, scrivere al computer 1,3. Le cose iniziano a farsi dinamiche con altre attività non sportive: lavare la biancheria a mano 3,0-4,0, pulire i pavimenti 3,6, stirare 3,5-4,2, rifare i letti 5, pulire e battere i tappeti a mano 7,8, intonacare una parete 4,1-5,5, fare lavori agricoli 5,5-7,0. Quanto all’attività prettamente sportiva o parasportiva, si spiega il walking di molti e il gran successo delle app di conteggio dei passi, visto che camminare in piano (a 4 km/ora) fa consumare 2,5-3,5 chilocalorie al minuto, andare in bicicletta (22 km/ora) 11,1, correre a piedi (12 km/ora) 15,0, fare ginnastica 4,1, fare windsurf 4,4, ballare 5-8,5, giocare a tennis 7,5, aerobica 8,4, trekking 9,3, giocare a pallavolo 8,5, giocare a pallacanestro 14,3, giocare a calcio 11,7. L’inattività fisica, secondo dati Oms (Organizzazione mondiale della sanità), è il quarto più importante fattore di rischio di mortalità a livello globale e causa il 6% di tutti i decessi, superato solo da ipertensione arteriosa (13%) e consumo di tabacco (9%), a pari con l’iperglicemia (6%). Circa 3,2 milioni di persone muoiono ogni anno al mondo perché non abbastanza attive: il sedentarismo, che potrebbe sembrare il raggiungimento di un «traguardo dell’ozio», di una «vita senza fatica», invece costituisce un grave problema della società contemporanea, meno fisicamente faticosa ma perciò più tossica: la sedentarietà è responsabile della crescita esponenziale di sovrappeso e obesità, a loro volta fattori di rischio per gravi patologie croniche. In Italia, quasi 4 persone su 10 sono sedentarie, le donne più degli uomini.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/fitness-consigli-salute-2669253653.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="ci-basta-anche-solo-mezzora-al-giorno-di-attivita-moderata" data-post-id="2669253653" data-published-at="1727090395" data-use-pagination="False"> «Ci basta anche solo mezz’ora al giorno di attività moderata» Paolo Praticò è psicologo della salute e dello sport, nonché esperto di psicosomatica e psiconeuroendocrinoimmunologia (Pnei). Passate le ferie molti tornano in palestra. In che modo conviene riprendere a svolgere attività fisica? A che cosa bisogna fare attenzione? «Per quanto riguarda la ripresa di attività specifiche dobbiamo considerare due fattori, quello fisico e quello psicologico. Sul piano fisico avremo una perdita di risposta muscolare direttamente proporzionale alla durata dello stop, fattore che si accentua per chi si allena ad alti livelli. In generale quindi si consiglia una ripresa al 50%-70% dei propri carichi standard, affiancando allenamenti cardio a media-bassa intensità dove al posto della performance si prediliga un coinvolgimento globale dei muscoli corporei. Imparare “ad ascoltarsi” torna particolarmente utile a questo proposito. Come sto? Sento particolari tensioni? Ho qualche fastidio? Come sto eseguendo il movimento? Il corpo ha una sua profonda intelligenza ma nella fretta quotidiana non abbiamo il tempo per ascoltarlo. Poi subentra il fattore psicologico. Abbiamo timore di aver preso qualche chilo in vacanza o di aver perso tono muscolare, così vogliamo compensare immediatamente, ma questo è un errore. Il vero lavoro è nella costanza e nel procedere per obiettivi graduali ma continui. Ricordiamo che l’attività fisica ha un impatto sulla salute dell’individuo, e come per ogni farmaco, è la dose che fa il veleno». Per chi invece non può per ragioni di tempo o altro frequentare corsi o andare in palestra ci sono attività che possono aiutare nel quotidiano? «Certo! Non bisogna focalizzarsi sul concetto di esercizio fisico in senso stretto. Anche attività ordinarie fanno bene all’organismo. Andare a lavorare a piedi o in bicicletta oppure prediligere le scale al posto dell’ascensore offrono un contributo importante per il benessere psico-fisico. Naturalmente vi sono anche attività strutturate che possono essere svolte all’aria aperta come jogging, nordic walking o sequenze di esercizi a corpo libero. Addominali, piegamenti, squat ed altri esercizi possono essere concatenati in sequenze da ripetere a circuito ed hanno il pregio di poter essere svolti anche a casa o sul posto di lavoro. In molti comuni sono presenti anche delle palestrine all’interno di parchi pubblici che offrono diversi macchinari e le relative istruzioni per allenare tutto il corpo. Non da ultimo un pizzico di creatività può tornare utile. Usare bottiglie d’acqua come pesi, sedersi e rialzarsi velocemente dalla sedia, fare squat con pesi sulle spalle, ad esempio uno zaino pesante, fare le scale in velocità… ognuno può inventarsi qualcosa. Non dimentichiamo poi la possibilità di fare anche qualche escursione fuori porta». Non sono pochi quelli che durante l’estate si dedicano molto anche allo sport. Ha qualche consiglio per aiutare a mantenere la forma fisica anche nella stagione invernale? «Ad oggi vi è un’offerta che spazia dalle più comuni palestre e piscine fino ad arrivare a nuove discipline che stanno emergendo in molti contesti urbani. Mi riferisco a sport come arrampicata in palestra, svariate discipline di arti marziali, corsi con esercizi a corpo libero come crosscardio, functional training, yoga, pilates, etc., altre attività più ludiche ma altrettanto stimolanti come padel ed altri giochi con la palla. Di scelta ce n’è per ogni gusto ed è utile riportare la questione al mind setting, cioè tutte quelle variabili psicologiche che potrebbero ostacolare nel compiere queste attività: il freddo, le giornate corte, il doversi spostare troppo, le resistenze che normalmente incontriamo quando dobbiamo cominciare una nuova attività, frequentare posti nuovi, relazionarci con sconosciuti…» Per chi fosse a digiuno di movimento e volesse iniziare a darsi da fare che cosa consiglia? Qualche attività in particolare? «Agganciandomi a quanto detto prima, le possibilità sono veramente molte. È indispensabile avere una forma fisica sufficientemente buona prima di cominciare qualsiasi attività, quindi eventualmente ripartire da attività che non sottopongono l’organismo a forti stress come la camminata veloce, bicicletta, nuoto non agonistico, acqua gym, ginnastica a corpo libero secondo le proprie capacità, stretching. Quando queste attività di base vengono eseguite senza sforzi particolari allora è possibile indirizzarsi verso qualche disciplina specifica. Non è da sottovalutare anche il ruolo del piacere nella misura in cui bisogna impegnarsi in qualcosa - compatibilmente con la propria condizione fisica. Un po’ di sano divertimento non guasta mai, quindi valutare il genere di attività che si vuole svolgere: in solitaria o in compagnia? Al chiuso o all’aperto? Attività che richiedono tempi e spazi prestabiliti oppure attività meno strutturate?». Quali sono i parametri all’interno dei quali ci si dovrebbe mantenere per avere una vita sana? Quanto movimento occorre fare in sostanza, e come? «Secondo la Pnei (disciplina che studia proprio il rapporto tra fattori mentali e risposte fisiologiche a livello ormonale ed immunitario) l’attività fisica è uno dei tre pilastri per mantenere l’organismo in salute. Gli altri due sono l’alimentazione e la capacità di gestire lo stress. Si deduce che l’attività fisica è un elemento imprescindibile per il benessere della persona, soprattutto per chi vive in contesti urbani e/o ha una vita sedentaria. L’attività fisica agisce direttamente sul sistema ormonale ed immunitario grazie alla stimolazione di endorfine, serotonina e dopamina, nonché sulla dimensione psicologica garantendo un benessere a 360 gradi. Considerando fattori come l’età, la predisposizione fisica, la presenza o meno di patologie, in generale si può affermare che un 30/40 minuti al giorno di attività cardio a media-bassa intensità - anche frazionata e integrata in modo funzionale alla propria routine - sono sufficienti a mantenere uno stato di benessere fisico duraturo nel tempo. Bisogna poi imparare ad ascoltare i segnali del proprio corpo: ci saranno giorni in cui si è più reattivi e dinamici, altri giorni meno, l’importante è che lo sport non diventi esso stesso una fonte di stress!».
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Trump vola da Xi mentre la guerra in Iran pesa su economia e politica USA tra rincari, debiti, tensioni con la Cina e sfida elettorale.
Guido Guidesi (Ansa)
I numeri che accompagnano questa ambizione sono solidi. Con oltre il 23% del Pil nazionale e più di un quarto dell'export italiano, la Lombardia è già il principale motore economico del Paese. Dal 2021 al 2025 ha attratto 448 progetti su 1.158 complessivi in Italia, mantenendo una quota costante tra il 35% e il 45% del totale nazionale, con una crescita di 85-90 investimenti diretti esteri all’anno - il 35% in più rispetto al quinquennio precedente (lo dice il Financial Times). Dati ancora più significativi se confrontati con lo scenario globale: tra il 2023 e il 2024 i flussi internazionali di investimenti sono calati dell’11% e quelli europei del 5%, mentre la Lombardia ha segnato un +6%.
Nel periodo 2020-2025, grazie al progetto “Invest in Lombardy” – sviluppato in collaborazione con Milano & Partners – la Regione ha supportato oltre 1.400 aziende estere interessate a insediarsi sul territorio. Solo nel 2025, 34 di queste hanno già avviato o annunciato progetti concreti, con un impatto stimato di 2,8 miliardi di indotto e 6.200 nuovi posti di lavoro. Attualmente sono 428 i progetti in gestione attiva, concentrati nei settori a più alto valore aggiunto: manifattura avanzata (semiconduttori, Industria 4.0), Scienze della Vita (biotecnologie, farmaceutico), Clean Tech e IT/ICT.
«I numeri confermano il nostro primato italiano rispetto all’attrazione investimenti esteri: valiamo il 40% degli investimenti esteri che arrivano in Italia. Ma non possiamo però fermarci al primato nazionale, possiamo e dobbiamo migliorarci», ha dichiarato l’assessore allo Sviluppo economico Guido Guidesi, presentando la nuova strategia regionale.
«Questo è l’obiettivo della nuova strategia di attrazione degli investimenti in cui si evidenzia un ruolo più da protagonista e attivo di Regione Lombardia al fine di cogliere opportunità di nuovi investimenti presentandoci con ecosistemi completi: dalla ricerca, ai fornitori, alle competenze. Proviamo a giocarci la partita dell’attrazione in un campionato più difficile e maggiormente competitivo; alziamo il livello, proviamo a migliorarci; vogliamo essere meta internazionale e hub europeo», ha aggiunto Guidesi, sottolineando che con la nuova direttiva «andremo anche a cercarci gli investitori rispetto alle esigenze che abbiamo dal punto di vista della partecipazione ai nostri ecosistemi».
Tre le direttrici del piano di Guidesi. La prima è la qualità degli investimenti: la Regione punta sui settori ad alto valore aggiunto: ICT, scienze della vita, elettronica, aerospazio, chimica e agroalimentare avanzato. La seconda è la valorizzazione degli ecosistemi territoriali e in questo quadro si inseriscono le Zone di Innovazione e Sviluppo (ZIS), la Zona Logistica Semplificata di Cremona e Mantova, e l'iniziativa “Talenti – Trasferimento delle conoscenze”, che favorisce l’ingresso di dottori di ricerca e professionisti altamente qualificati nelle pmi lombarde. La terza direttrice è la semplificazione e la velocità dei processi, attraverso il rafforzamento del modello one-stop-shop per rendere più rapidi e prevedibili i percorsi di insediamento.
Per Giovanni Rossi, direttore generale di Promos Italia, «l'approccio internazionale è rafforzato da attività promozionali e roadshow nei principali mercati esteri, con “value proposition” focalizzate su settori ad alto valore aggiunto. La “business intelligence” permette di intercettare investitori qualificati e accompagnarli efficacemente nel percorso di insediamento. L'aftercare è considerato strategico per valorizzare le imprese già insediate e favorirne la crescita”, ha concluso Rossi.
Centrale nella strategia è il potenziamento di «Invest in Lombardy» come punto unico di accesso per gli investitori internazionali, capace di accompagnare le imprese lungo l'intero ciclo dell'investimento: dalla valutazione iniziale all'insediamento, fino ai servizi di aftercare.
Un riconoscimento al valore dell’ecosistema lombardo arriva dalle testimonianze delle imprese internazionali già presenti sul territorio. «Regione Lombardia ha accompagnato il nostro percorso di insediamento, supportandoci nel dialogo con il territorio e nello sviluppo delle competenze necessarie. La Lombardia si distingue per un ecosistema industriale solido e collaborativo, favorevole allo sviluppo di nuovi investimenti», ha evidenziato Carina Solsona Garriga, Coo di Affinity Petcare.
«Abbiamo scelto la Lombardia per la sua posizione strategica, la qualità delle infrastrutture e un ecosistema industriale unico a livello europeo, che consente di ottimizzare efficienza, sostenibilità e sviluppo produttivo», ha aggiunto Federico Castelli, amministratore delegato di Rockwool Italia.
«La Lombardia è più attrattiva di molte regioni europee grazie a una filiera industriale avanzata, competenze di altissimo livello e un forte orientamento all’export. Qui troviamo un luogo dove produrre, innovare e costruire valore nel lungo periodo», ha concluso Paolo Bertuzzi, Ceo & Managing Director di Turboden.
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Il primo dato da leggere con attenzione è la distribuzione dei sequestri. Circa la metà dei Paesi dell’America Latina e dei Caraibi registra un aumento, mentre l’altra metà segna una diminuzione. Non è una contraddizione, ma la prova di una trasformazione strutturale: il traffico non si riduce, si sposta. Ogni operazione di contrasto genera un effetto elastico che spinge le organizzazioni criminali verso aree meno controllate. È una dinamica ormai consolidata, che rende inefficace una risposta basata esclusivamente sulla repressione.
In questo scenario, la Colombia resta il cuore del sistema. Nel 2025 le autorità hanno sequestrato 445,9 tonnellate di cocaina, con un incremento del 59,4% rispetto alle 279,7 tonnellate dell’anno precedente. A queste si aggiungono altre 633 tonnellate sequestrate a livello internazionale con il supporto colombiano. Numeri che, più che indicare un successo, segnalano la scala del fenomeno. Il sequestro di 14 tonnellate in un solo container nel porto di Buenaventura rappresenta il più grande degli ultimi dieci anni e conferma la centralità della logistica marittima. Ancora più significativo è l’intercettazione di un narco-sottomarino telecomandato: un segnale che il traffico sta entrando in una fase di innovazione tecnologica avanzata, con l’obiettivo di ridurre i rischi e aumentare l’efficienza. Anche negli altri Paesi produttori emergono criticità profonde. In Perù sono state distrutte 55,6 tonnellate di droga, ma il fatto che il 70% sia classificato come «sostanze simili alla cocaina» solleva dubbi sulla qualità dei dati. L’eradicazione delle coltivazioni è salita a 34.200 ettari, rispetto ai 26.500 del 2024, con un’espansione significativa in aree sensibili come Ucayali e Huanuco. In Bolivia, i sequestri sono scesi a 17,1 tonnellate, ma il calo è in parte spiegato da un’anomalia statistica dell’anno precedente. In Venezuela, invece, i dati ufficiali parlano di 42,6 tonnellate sequestrate, ma la scarsa trasparenza impone cautela, mentre il controllo del traffico sembra passare sempre più nelle mani di gruppi locali.
Il baricentro operativo si sposta però nei Paesi di transito e nei grandi snodi logistici. L’Ecuador, con 75,9 tonnellate sequestrate sul territorio e 124 tonnellate in mare, conferma il suo ruolo strategico nelle rotte globali. Panama resta un passaggio obbligato, con 97 tonnellate sequestrate e operazioni di rilievo nelle acque del Pacifico. In Costa Rica, i sequestri sono aumentati del 72,4%, arrivando a 46,5 tonnellate, segno di un coinvolgimento crescente nelle catene del traffico. La logistica del narcotraffico si è ormai integrata con quella legale: container contaminati, rotte commerciali ibride e carichi mimetizzati tra merci regolari rendono sempre più difficile distinguere tra economia legittima e illegale. Un elemento trasversale è la corruzione. In diversi Paesi, dalle istituzioni locali fino ai livelli politici, emergono segnali di infiltrazione profonda. In Paraguay, casi giudiziari hanno coinvolto esponenti del potere politico; in Guatemala le organizzazioni criminali godono della protezione di funzionari pubblici; in Costa Rica un ex ministro della Sicurezza è stato arrestato per traffico di droga. Il narcotraffico non si limita a operare nei vuoti dello Stato: in molti casi riesce a condizionarne il funzionamento.
Sul fronte dei mercati di consumo, l’Europa si conferma il principale punto di arrivo. Il Belgio ha sequestrato 55 tonnellate di cocaina nel 2025, con un aumento del 25%, mentre la Francia ha registrato 31,3 tonnellate (+49%) e il Portogallo ha raggiunto un record di 25,6 tonnellate. Il porto di Anversa resta il principale hub, ma la pressione delle autorità sta spingendo i trafficanti a diversificare le rotte, puntando su scali minori e nuovi punti di ingresso. Le conseguenze sono visibili nelle città europee, dove la competizione tra gruppi criminali alimenta un’escalation di violenza.
Parallelamente, si rafforza l’espansione verso nuovi mercati. In Asia orientale e in Oceania si registrano sequestri record: 2,6 tonnellate in Corea del Sud e 7,8 tonnellate in Australia, con un aumento del 40%. Le rotte si allungano fino a 13.000 chilometri, collegando direttamente il Sud America a regioni finora marginali. È una scelta strategica: i cartelli cercano mercati meno saturi e più remunerativi rispetto a quello statunitense, dove i consumi restano stabili e i prezzi tendono a scendere. Proprio negli Stati Uniti si manifesta il paradosso più evidente. Nel 2025 sono state sequestrate 20,8 tonnellate di cocaina, in aumento rispetto alle 14,7 del 2024, nonostante l’intensificazione delle operazioni militari e dei raid navali. Il risultato è chiaro: la pressione aumenta, ma il flusso non si interrompe. Le organizzazioni criminali reagiscono spostando le rotte e adattando le modalità operative, dimostrando una capacità di resilienza superiore a quella degli apparati statali. Il quadro che emerge è quello di un sistema globale altamente efficiente. Il narcotraffico funziona come un mercato integrato, capace di innovare e di reagire in tempo reale. Gli Stati, invece, restano vincolati a logiche nazionali e strumenti spesso rigidi. Non è più solo una questione di sicurezza, ma uno scontro tra modelli organizzativi: da un lato strutture istituzionali lente e frammentate, dall’altro reti criminali flessibili, globali e tecnologicamente avanzate. La vera domanda, allora, non è quanta droga venga sequestrata. Ma quanta continui a passare.
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