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2024-09-23
Palestre, piscine o aria aperta. Dopo le ferie vietato fermarsi
(IStock)
Il ritorno alla normalità dopo le ferie è cadenzato da alcune tappe immancabili, anno dopo anno. Al rientro dalle vacanze gli adulti riprendono il lavoro, i bambini e i ragazzi ricominciano la scuola e, immancabilmente, si riprende l’attività fisica. Un po’ perché si vuole continuare a muoversi in città come quando si era in vacanza a camminare sui monti e a nuotare in mare, un po’ perché in città non riaprono soltanto le porte delle nostre case, ma anche quelle di palestre e scuole di ballo, piscine e sale spinning e chi più ne ha più ne metta. L’attività fisica da settembre in poi è un must e non sempre perché fino ad allora si sia fatta attività come dire puramente mentale, anzi. Spesso è proprio per il motivo contrario: non interrompere il ciclo virtuoso di vita più sportiva, anche perché più all’aria aperta, che ha caratterizzato il periodo estivo.
Come spiega il ministero della Salute, il concetto di attività fisica è assai ampio perché comprende, attenzione, tutte le forme di movimento realizzate nei vari ambiti di vita. Attività fisica non vuol dire per forza palestra. Per l’Oms, l’«attività fisica» è «qualunque movimento determinato dal sistema muscolo-scheletrico che si traduce in un dispendio energetico superiore a quello delle condizioni di riposo». Si capisce, dunque, come nel cappello dell’attività fisica rientrino sia lo sport in senso stretto, sia del semplice e generico fare movimento: camminare, pedalare in bicicletta, sia sulla bicicletta vera, sia sulla cyclette, ballare, giocare, magari coi propri bambini o nipotini. Rientrano nell’attività fisica anche fare giardinaggio o fare l’orto. Così come ci rientra l’esecuzione di lavori domestici di pulizia o di lavori in casa di tipo manutentivo. Queste attività sono definite «attività motoria spontanea». Attività motoria è sinonimo di attività fisica svolta in qualunque maniera, mentre per esercizio fisico si intende invece l’attività fisica in forma strutturata, pianificata ed eseguita regolarmente.
L’attività sportiva di questo tipo comprende situazioni competitive strutturate e sottoposte a regole ben precise, è una specie di gioco istituzionalizzato, un gioco codificato in modo tale da essere riconoscibile e di fatto riconosciuto da tutti per regole e meccanismi, ai quali si fa riferimento per la sua pratica in contesti ufficiali o non ufficiali: dal corso di danza del ventre al jogging, è tutto sport.
Dall’altro lato, polo negativo, come positivo è quello sportivo, è l’attività sedentaria, la quale consiste in quelle attività che ci fanno spendere ancor meno calorie della condizione di riposo. Lo stato di sedentarietà, spiega l’Iss, è uno stato di inadeguata attività fisica, che poi spesso si associa ad un’alimentazione quantitativamente e qualitativamente non corretta. Ogni attività comporta un consumo calorico al minuto: dormire 0,9, stare seduti 1,0, stare in piedi inattivi 1,1, scrivere al computer 1,3. Le cose iniziano a farsi dinamiche con altre attività non sportive: lavare la biancheria a mano 3,0-4,0, pulire i pavimenti 3,6, stirare 3,5-4,2, rifare i letti 5, pulire e battere i tappeti a mano 7,8, intonacare una parete 4,1-5,5, fare lavori agricoli 5,5-7,0. Quanto all’attività prettamente sportiva o parasportiva, si spiega il walking di molti e il gran successo delle app di conteggio dei passi, visto che camminare in piano (a 4 km/ora) fa consumare 2,5-3,5 chilocalorie al minuto, andare in bicicletta (22 km/ora) 11,1, correre a piedi (12 km/ora) 15,0, fare ginnastica 4,1, fare windsurf 4,4, ballare 5-8,5, giocare a tennis 7,5, aerobica 8,4, trekking 9,3, giocare a pallavolo 8,5, giocare a pallacanestro 14,3, giocare a calcio 11,7. L’inattività fisica, secondo dati Oms (Organizzazione mondiale della sanità), è il quarto più importante fattore di rischio di mortalità a livello globale e causa il 6% di tutti i decessi, superato solo da ipertensione arteriosa (13%) e consumo di tabacco (9%), a pari con l’iperglicemia (6%). Circa 3,2 milioni di persone muoiono ogni anno al mondo perché non abbastanza attive: il sedentarismo, che potrebbe sembrare il raggiungimento di un «traguardo dell’ozio», di una «vita senza fatica», invece costituisce un grave problema della società contemporanea, meno fisicamente faticosa ma perciò più tossica: la sedentarietà è responsabile della crescita esponenziale di sovrappeso e obesità, a loro volta fattori di rischio per gravi patologie croniche. In Italia, quasi 4 persone su 10 sono sedentarie, le donne più degli uomini.
«Ci basta anche solo mezz’ora al giorno di attività moderata»
Paolo Praticò è psicologo della salute e dello sport, nonché esperto di psicosomatica e psiconeuroendocrinoimmunologia (Pnei).
Passate le ferie molti tornano in palestra. In che modo conviene riprendere a svolgere attività fisica? A che cosa bisogna fare attenzione?
«Per quanto riguarda la ripresa di attività specifiche dobbiamo considerare due fattori, quello fisico e quello psicologico. Sul piano fisico avremo una perdita di risposta muscolare direttamente proporzionale alla durata dello stop, fattore che si accentua per chi si allena ad alti livelli. In generale quindi si consiglia una ripresa al 50%-70% dei propri carichi standard, affiancando allenamenti cardio a media-bassa intensità dove al posto della performance si prediliga un coinvolgimento globale dei muscoli corporei. Imparare “ad ascoltarsi” torna particolarmente utile a questo proposito. Come sto? Sento particolari tensioni? Ho qualche fastidio? Come sto eseguendo il movimento? Il corpo ha una sua profonda intelligenza ma nella fretta quotidiana non abbiamo il tempo per ascoltarlo. Poi subentra il fattore psicologico. Abbiamo timore di aver preso qualche chilo in vacanza o di aver perso tono muscolare, così vogliamo compensare immediatamente, ma questo è un errore. Il vero lavoro è nella costanza e nel procedere per obiettivi graduali ma continui. Ricordiamo che l’attività fisica ha un impatto sulla salute dell’individuo, e come per ogni farmaco, è la dose che fa il veleno».
Per chi invece non può per ragioni di tempo o altro frequentare corsi o andare in palestra ci sono attività che possono aiutare nel quotidiano?
«Certo! Non bisogna focalizzarsi sul concetto di esercizio fisico in senso stretto. Anche attività ordinarie fanno bene all’organismo. Andare a lavorare a piedi o in bicicletta oppure prediligere le scale al posto dell’ascensore offrono un contributo importante per il benessere psico-fisico. Naturalmente vi sono anche attività strutturate che possono essere svolte all’aria aperta come jogging, nordic walking o sequenze di esercizi a corpo libero. Addominali, piegamenti, squat ed altri esercizi possono essere concatenati in sequenze da ripetere a circuito ed hanno il pregio di poter essere svolti anche a casa o sul posto di lavoro. In molti comuni sono presenti anche delle palestrine all’interno di parchi pubblici che offrono diversi macchinari e le relative istruzioni per allenare tutto il corpo. Non da ultimo un pizzico di creatività può tornare utile. Usare bottiglie d’acqua come pesi, sedersi e rialzarsi velocemente dalla sedia, fare squat con pesi sulle spalle, ad esempio uno zaino pesante, fare le scale in velocità… ognuno può inventarsi qualcosa. Non dimentichiamo poi la possibilità di fare anche qualche escursione fuori porta».
Non sono pochi quelli che durante l’estate si dedicano molto anche allo sport. Ha qualche consiglio per aiutare a mantenere la forma fisica anche nella stagione invernale?
«Ad oggi vi è un’offerta che spazia dalle più comuni palestre e piscine fino ad arrivare a nuove discipline che stanno emergendo in molti contesti urbani. Mi riferisco a sport come arrampicata in palestra, svariate discipline di arti marziali, corsi con esercizi a corpo libero come crosscardio, functional training, yoga, pilates, etc., altre attività più ludiche ma altrettanto stimolanti come padel ed altri giochi con la palla. Di scelta ce n’è per ogni gusto ed è utile riportare la questione al mind setting, cioè tutte quelle variabili psicologiche che potrebbero ostacolare nel compiere queste attività: il freddo, le giornate corte, il doversi spostare troppo, le resistenze che normalmente incontriamo quando dobbiamo cominciare una nuova attività, frequentare posti nuovi, relazionarci con sconosciuti…»
Per chi fosse a digiuno di movimento e volesse iniziare a darsi da fare che cosa consiglia? Qualche attività in particolare?
«Agganciandomi a quanto detto prima, le possibilità sono veramente molte. È indispensabile avere una forma fisica sufficientemente buona prima di cominciare qualsiasi attività, quindi eventualmente ripartire da attività che non sottopongono l’organismo a forti stress come la camminata veloce, bicicletta, nuoto non agonistico, acqua gym, ginnastica a corpo libero secondo le proprie capacità, stretching. Quando queste attività di base vengono eseguite senza sforzi particolari allora è possibile indirizzarsi verso qualche disciplina specifica. Non è da sottovalutare anche il ruolo del piacere nella misura in cui bisogna impegnarsi in qualcosa - compatibilmente con la propria condizione fisica. Un po’ di sano divertimento non guasta mai, quindi valutare il genere di attività che si vuole svolgere: in solitaria o in compagnia? Al chiuso o all’aperto? Attività che richiedono tempi e spazi prestabiliti oppure attività meno strutturate?».
Quali sono i parametri all’interno dei quali ci si dovrebbe mantenere per avere una vita sana? Quanto movimento occorre fare in sostanza, e come?
«Secondo la Pnei (disciplina che studia proprio il rapporto tra fattori mentali e risposte fisiologiche a livello ormonale ed immunitario) l’attività fisica è uno dei tre pilastri per mantenere l’organismo in salute. Gli altri due sono l’alimentazione e la capacità di gestire lo stress. Si deduce che l’attività fisica è un elemento imprescindibile per il benessere della persona, soprattutto per chi vive in contesti urbani e/o ha una vita sedentaria. L’attività fisica agisce direttamente sul sistema ormonale ed immunitario grazie alla stimolazione di endorfine, serotonina e dopamina, nonché sulla dimensione psicologica garantendo un benessere a 360 gradi. Considerando fattori come l’età, la predisposizione fisica, la presenza o meno di patologie, in generale si può affermare che un 30/40 minuti al giorno di attività cardio a media-bassa intensità - anche frazionata e integrata in modo funzionale alla propria routine - sono sufficienti a mantenere uno stato di benessere fisico duraturo nel tempo. Bisogna poi imparare ad ascoltare i segnali del proprio corpo: ci saranno giorni in cui si è più reattivi e dinamici, altri giorni meno, l’importante è che lo sport non diventi esso stesso una fonte di stress!».
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La sedentarietà è il quarto più importante fattore di rischio di mortalità. Ecco perché muoversi è fondamentale. E vale tutto: anche giocare con i nipoti, curare l’orto, pulire la casa oppure ballare.L’esperto Paolo Praticò: «Meglio ripartire dal 50-70% dei carichi standard. E niente ossessioni: se lo sport diventa fonte di stress è inutile».Lo speciale contiene due articoli.Il ritorno alla normalità dopo le ferie è cadenzato da alcune tappe immancabili, anno dopo anno. Al rientro dalle vacanze gli adulti riprendono il lavoro, i bambini e i ragazzi ricominciano la scuola e, immancabilmente, si riprende l’attività fisica. Un po’ perché si vuole continuare a muoversi in città come quando si era in vacanza a camminare sui monti e a nuotare in mare, un po’ perché in città non riaprono soltanto le porte delle nostre case, ma anche quelle di palestre e scuole di ballo, piscine e sale spinning e chi più ne ha più ne metta. L’attività fisica da settembre in poi è un must e non sempre perché fino ad allora si sia fatta attività come dire puramente mentale, anzi. Spesso è proprio per il motivo contrario: non interrompere il ciclo virtuoso di vita più sportiva, anche perché più all’aria aperta, che ha caratterizzato il periodo estivo. Come spiega il ministero della Salute, il concetto di attività fisica è assai ampio perché comprende, attenzione, tutte le forme di movimento realizzate nei vari ambiti di vita. Attività fisica non vuol dire per forza palestra. Per l’Oms, l’«attività fisica» è «qualunque movimento determinato dal sistema muscolo-scheletrico che si traduce in un dispendio energetico superiore a quello delle condizioni di riposo». Si capisce, dunque, come nel cappello dell’attività fisica rientrino sia lo sport in senso stretto, sia del semplice e generico fare movimento: camminare, pedalare in bicicletta, sia sulla bicicletta vera, sia sulla cyclette, ballare, giocare, magari coi propri bambini o nipotini. Rientrano nell’attività fisica anche fare giardinaggio o fare l’orto. Così come ci rientra l’esecuzione di lavori domestici di pulizia o di lavori in casa di tipo manutentivo. Queste attività sono definite «attività motoria spontanea». Attività motoria è sinonimo di attività fisica svolta in qualunque maniera, mentre per esercizio fisico si intende invece l’attività fisica in forma strutturata, pianificata ed eseguita regolarmente. L’attività sportiva di questo tipo comprende situazioni competitive strutturate e sottoposte a regole ben precise, è una specie di gioco istituzionalizzato, un gioco codificato in modo tale da essere riconoscibile e di fatto riconosciuto da tutti per regole e meccanismi, ai quali si fa riferimento per la sua pratica in contesti ufficiali o non ufficiali: dal corso di danza del ventre al jogging, è tutto sport. Dall’altro lato, polo negativo, come positivo è quello sportivo, è l’attività sedentaria, la quale consiste in quelle attività che ci fanno spendere ancor meno calorie della condizione di riposo. Lo stato di sedentarietà, spiega l’Iss, è uno stato di inadeguata attività fisica, che poi spesso si associa ad un’alimentazione quantitativamente e qualitativamente non corretta. Ogni attività comporta un consumo calorico al minuto: dormire 0,9, stare seduti 1,0, stare in piedi inattivi 1,1, scrivere al computer 1,3. Le cose iniziano a farsi dinamiche con altre attività non sportive: lavare la biancheria a mano 3,0-4,0, pulire i pavimenti 3,6, stirare 3,5-4,2, rifare i letti 5, pulire e battere i tappeti a mano 7,8, intonacare una parete 4,1-5,5, fare lavori agricoli 5,5-7,0. Quanto all’attività prettamente sportiva o parasportiva, si spiega il walking di molti e il gran successo delle app di conteggio dei passi, visto che camminare in piano (a 4 km/ora) fa consumare 2,5-3,5 chilocalorie al minuto, andare in bicicletta (22 km/ora) 11,1, correre a piedi (12 km/ora) 15,0, fare ginnastica 4,1, fare windsurf 4,4, ballare 5-8,5, giocare a tennis 7,5, aerobica 8,4, trekking 9,3, giocare a pallavolo 8,5, giocare a pallacanestro 14,3, giocare a calcio 11,7. L’inattività fisica, secondo dati Oms (Organizzazione mondiale della sanità), è il quarto più importante fattore di rischio di mortalità a livello globale e causa il 6% di tutti i decessi, superato solo da ipertensione arteriosa (13%) e consumo di tabacco (9%), a pari con l’iperglicemia (6%). Circa 3,2 milioni di persone muoiono ogni anno al mondo perché non abbastanza attive: il sedentarismo, che potrebbe sembrare il raggiungimento di un «traguardo dell’ozio», di una «vita senza fatica», invece costituisce un grave problema della società contemporanea, meno fisicamente faticosa ma perciò più tossica: la sedentarietà è responsabile della crescita esponenziale di sovrappeso e obesità, a loro volta fattori di rischio per gravi patologie croniche. In Italia, quasi 4 persone su 10 sono sedentarie, le donne più degli uomini.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/fitness-consigli-salute-2669253653.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="ci-basta-anche-solo-mezzora-al-giorno-di-attivita-moderata" data-post-id="2669253653" data-published-at="1727090395" data-use-pagination="False"> «Ci basta anche solo mezz’ora al giorno di attività moderata» Paolo Praticò è psicologo della salute e dello sport, nonché esperto di psicosomatica e psiconeuroendocrinoimmunologia (Pnei). Passate le ferie molti tornano in palestra. In che modo conviene riprendere a svolgere attività fisica? A che cosa bisogna fare attenzione? «Per quanto riguarda la ripresa di attività specifiche dobbiamo considerare due fattori, quello fisico e quello psicologico. Sul piano fisico avremo una perdita di risposta muscolare direttamente proporzionale alla durata dello stop, fattore che si accentua per chi si allena ad alti livelli. In generale quindi si consiglia una ripresa al 50%-70% dei propri carichi standard, affiancando allenamenti cardio a media-bassa intensità dove al posto della performance si prediliga un coinvolgimento globale dei muscoli corporei. Imparare “ad ascoltarsi” torna particolarmente utile a questo proposito. Come sto? Sento particolari tensioni? Ho qualche fastidio? Come sto eseguendo il movimento? Il corpo ha una sua profonda intelligenza ma nella fretta quotidiana non abbiamo il tempo per ascoltarlo. Poi subentra il fattore psicologico. Abbiamo timore di aver preso qualche chilo in vacanza o di aver perso tono muscolare, così vogliamo compensare immediatamente, ma questo è un errore. Il vero lavoro è nella costanza e nel procedere per obiettivi graduali ma continui. Ricordiamo che l’attività fisica ha un impatto sulla salute dell’individuo, e come per ogni farmaco, è la dose che fa il veleno». Per chi invece non può per ragioni di tempo o altro frequentare corsi o andare in palestra ci sono attività che possono aiutare nel quotidiano? «Certo! Non bisogna focalizzarsi sul concetto di esercizio fisico in senso stretto. Anche attività ordinarie fanno bene all’organismo. Andare a lavorare a piedi o in bicicletta oppure prediligere le scale al posto dell’ascensore offrono un contributo importante per il benessere psico-fisico. Naturalmente vi sono anche attività strutturate che possono essere svolte all’aria aperta come jogging, nordic walking o sequenze di esercizi a corpo libero. Addominali, piegamenti, squat ed altri esercizi possono essere concatenati in sequenze da ripetere a circuito ed hanno il pregio di poter essere svolti anche a casa o sul posto di lavoro. In molti comuni sono presenti anche delle palestrine all’interno di parchi pubblici che offrono diversi macchinari e le relative istruzioni per allenare tutto il corpo. Non da ultimo un pizzico di creatività può tornare utile. Usare bottiglie d’acqua come pesi, sedersi e rialzarsi velocemente dalla sedia, fare squat con pesi sulle spalle, ad esempio uno zaino pesante, fare le scale in velocità… ognuno può inventarsi qualcosa. Non dimentichiamo poi la possibilità di fare anche qualche escursione fuori porta». Non sono pochi quelli che durante l’estate si dedicano molto anche allo sport. Ha qualche consiglio per aiutare a mantenere la forma fisica anche nella stagione invernale? «Ad oggi vi è un’offerta che spazia dalle più comuni palestre e piscine fino ad arrivare a nuove discipline che stanno emergendo in molti contesti urbani. Mi riferisco a sport come arrampicata in palestra, svariate discipline di arti marziali, corsi con esercizi a corpo libero come crosscardio, functional training, yoga, pilates, etc., altre attività più ludiche ma altrettanto stimolanti come padel ed altri giochi con la palla. Di scelta ce n’è per ogni gusto ed è utile riportare la questione al mind setting, cioè tutte quelle variabili psicologiche che potrebbero ostacolare nel compiere queste attività: il freddo, le giornate corte, il doversi spostare troppo, le resistenze che normalmente incontriamo quando dobbiamo cominciare una nuova attività, frequentare posti nuovi, relazionarci con sconosciuti…» Per chi fosse a digiuno di movimento e volesse iniziare a darsi da fare che cosa consiglia? Qualche attività in particolare? «Agganciandomi a quanto detto prima, le possibilità sono veramente molte. È indispensabile avere una forma fisica sufficientemente buona prima di cominciare qualsiasi attività, quindi eventualmente ripartire da attività che non sottopongono l’organismo a forti stress come la camminata veloce, bicicletta, nuoto non agonistico, acqua gym, ginnastica a corpo libero secondo le proprie capacità, stretching. Quando queste attività di base vengono eseguite senza sforzi particolari allora è possibile indirizzarsi verso qualche disciplina specifica. Non è da sottovalutare anche il ruolo del piacere nella misura in cui bisogna impegnarsi in qualcosa - compatibilmente con la propria condizione fisica. Un po’ di sano divertimento non guasta mai, quindi valutare il genere di attività che si vuole svolgere: in solitaria o in compagnia? Al chiuso o all’aperto? Attività che richiedono tempi e spazi prestabiliti oppure attività meno strutturate?». Quali sono i parametri all’interno dei quali ci si dovrebbe mantenere per avere una vita sana? Quanto movimento occorre fare in sostanza, e come? «Secondo la Pnei (disciplina che studia proprio il rapporto tra fattori mentali e risposte fisiologiche a livello ormonale ed immunitario) l’attività fisica è uno dei tre pilastri per mantenere l’organismo in salute. Gli altri due sono l’alimentazione e la capacità di gestire lo stress. Si deduce che l’attività fisica è un elemento imprescindibile per il benessere della persona, soprattutto per chi vive in contesti urbani e/o ha una vita sedentaria. L’attività fisica agisce direttamente sul sistema ormonale ed immunitario grazie alla stimolazione di endorfine, serotonina e dopamina, nonché sulla dimensione psicologica garantendo un benessere a 360 gradi. Considerando fattori come l’età, la predisposizione fisica, la presenza o meno di patologie, in generale si può affermare che un 30/40 minuti al giorno di attività cardio a media-bassa intensità - anche frazionata e integrata in modo funzionale alla propria routine - sono sufficienti a mantenere uno stato di benessere fisico duraturo nel tempo. Bisogna poi imparare ad ascoltare i segnali del proprio corpo: ci saranno giorni in cui si è più reattivi e dinamici, altri giorni meno, l’importante è che lo sport non diventi esso stesso una fonte di stress!».
George Soros (Ansa)
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump lo aveva già annunciato a fine agosto, accusando Soros e suo figlio Alex di sostenere proteste violente negli Stati Uniti. «Non permetteremo più a questi lunatici di fare a pezzi l’America, Soros e il suo gruppo di psicopatici hanno causato gravi danni al nostro Paese. Fate attenzione, vi stiamo osservando!», aveva avvisato Trump. A fine settembre 2025, il presidente Usa ha firmato un memorandum presidenziale che esortava le agenzie federali a «identificare e smantellare» le reti finanziarie presumibilmente a sostegno della violenza politica. Oggi, la lotta al «filantropo» che sostiene attivamente molti gruppi di protesta ha fatto un salto di qualità: secondo quanto annunciato da Jeanine Pirro, procuratore degli Stati Uniti nel distretto di Columbia, la Osf potrebbe essere equiparata a un’organizzazione terroristica ai sensi del Rico Act (Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act) e i conti correnti collegati a Soros potrebbero essere congelati, innescando un feroce dibattito sui finanziamenti alle attività politiche, la libertà di parola e la sicurezza nazionale.
Trump ha citato esplicitamente George Soros e Reid Hoffman (co-fondatore di LinkedIn e PayPal, attivista democratico e assiduo frequentatore delle riunioni del Gruppo Bildeberg) come «potenziali sostenitori finanziari dei disordini che hanno preso di mira l’applicazione federale delle politiche migratorie americane (“Ice operations”)». L’accusa principale di Trump è che le reti di potere che fanno capo a ricchi donatori allineati ai democratici stiano indirettamente finanziando gruppi «antifa» e soggetti coinvolti a vario titolo in scontri, danni alla proprietà privata e attacchi mirati alle operazioni contro l’immigrazione clandestina. L’obiettivo del governo non sarebbero, dunque, soltanto i cittadini che commettono crimini, ma anche l’infrastruttura a monte: donatori, organizzazioni, sponsor fiscali e qualsiasi entità che si presume stia foraggiando la violenza politica organizzata.
L’ipotesi di Trump, in effetti, non è così peregrina: da anni in America e in Europa piccoli gruppi di anonimi attivisti del clima (in Italia, Ultima Generazione, che blocca autostrade e imbratta opere d’arte e monumenti), sono in realtà strutturati all’interno di una rete internazionale (la A22), coordinata e sovvenzionata da una «holding» globale, il Cef (Climate Emergency Fund, organizzazione non-profit con sede nell’esclusiva Beverly Hills), che finanzia gli attivisti protagonisti di azioni di protesta radicale ed è a sua volta sostenuta da donatori privati, il 90% dei quali sono miliardari come Soros o Bill Gates. E se è questo il sistema che ruota intorno al Cef per il clima, lo stesso schema delle «matrioske» è stato adottato anche da altre organizzazioni che, sulla carta, oggi difendono «i diritti civili» o «la disinformazione e le fake news» (la cupola dei cosiddetti fact-checker che fa capo al Poynter Institute, ad esempio, orienta l’opinione pubblica e i legislatori in maniera spesso confacente ai propri interessi ed è finanziata anche da Soros), domani chissà.
Secondo gli oppositori di Trump, trattare gli «Antifa» come un gruppo terroristico convenzionale solleva ostacoli costituzionali che toccano la libertà di espressione tutelata dal Primo emendamento e l’attività di protesta. Ma il presidente tira dritto e intende coinvolgere tutto il governo: Dipartimento di Giustizia, Dhs (Dipartimento di sicurezza interna), Fbi, Tesoro e Irs (Internal Revenue Service), l’agenzia federale responsabile della riscossione delle tasse negli Stati Uniti. Sì, perché spesso dietro questi piccoli gruppi ci sono macchine da soldi, che ufficialmente raccolgono donazioni dai privati cittadini, ma per poche migliaia di dollari: il grosso dei finanziamenti proviene dai cosiddetti «filantropi» ed è disciplinato ai sensi della Section 501(c) che esenta dalle tasse le presunte «charitable contributions», ovvero le donazioni fatte dai miliardari progressisti a organizzazioni non profit qualificate. Per le azioni di disobbedienza civile contro le politiche climatiche, ad esempio, si sono mobilitati Trevor Neilson, ex strettissimo collaboratore di Bill Gates, ma anche Aileen Getty, figlia di John Paul Getty II dell’omonima compagnia petrolifera, e Rory Kennedy, figlia di Bob Kennedy: tutti, inesorabilmente, schierati con il Partito democratico americano.
In Italia, le azioni annunciate contro Soros sarebbero un brutto colpo per Bonino, Magi & Co., che sono legittimamente riusciti - chiedendo e ricevendo i contributi direttamente sui conti dei mandatari elettorali - a schivare il divieto ai partiti politici, stabilito dalla legge italiana, di ricevere finanziamenti da «persone giuridiche aventi sede in uno Stato estero non assoggettate a obblighi fiscali in Italia» e di accettare donazioni superiori ai 100.000 euro.
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Domenico Pianese, segretario del COISP, spiega perché, anche quando pericolosi, gli immigrati irregolare non vengono espulsi dal nostro Paese, partendo dai casi di Aurora Livoli e del capotreno ucciso a Bologna. Tra decreti di espulsione inefficaci, burocrazia, accordi internazionali e decisioni giudiziarie, emerge un sistema che lascia liberi soggetti pericolosi e scarica il peso sulle forze dell’ordine.
John Logie Baird (a destra) durante una dimostrazione del suo apparecchio televisivo (Getty Images)
Baird, nato nel 1888 in Scozia, era un inventore per passione. Estroso sin dall’infanzia pur minato da una salute cagionevole, si specializzò nel campo dell’ingegneria elettrica. Dopo l’interruzione degli studi a causa della Grande Guerra, lavorò per la locale società elettrica «Clyde Valley Electrical Company» prima di diventare piccolo imprenditore nello stesso settore. Il sogno di trasmettere suoni e immagini a distanza per mezzo di cavi elettrici era il sogno di molti ricercatori dell’epoca, che anche Baird perseguì fin da giovanissimo, quando realizzò da solo una linea telefonica per comunicare con le camerette degli amici che abitavano nella sua via. La chiave di volta per l’invenzione del primo televisore arrivò nei primi anni Venti, quando l’inventore scozzese sfruttò a sua volta un dispositivo nato quarant’anni prima. Si trattava dell’apparecchio noto come «disco di Nipkow», dal nome del suo inventore Paul Gottlieb Nipkow che lo brevettò nel 1883. Questo consisteva in un disco rotante ligneo dove erano praticati fori disposti a spirale che, girando rapidamente di fronte ad un’immagine illuminata, la scomponevano in linee come un rudimentale scanner. La rotazione del disco generava un segnale luminoso variabile, che Baird fu in grado di tradurre in una serie di impulsi elettrici differenziati a seconda dell’intensità luminosa generata dall’effetto dei fori. La trasmissione degli impulsi avveniva per mezzo di una cellula fotoelettrica, che traduceva il segnale e lo inviava ad una linea elettrica, al termine della quale stava un apparecchio ricevente del tutto simile a quello trasmittente dove il disco di Nipkow, ricevuto l’impulso, girava allo stesso modo di quello del televisore che aveva catturato l’immagine. L’apparecchio ricevente era dotato di un vetro temperato che, colpito dagli impulsi luminosi del disco rotante, riproduceva l’immagine trasmessa elettricamente con una definizione di 30 linee. John Logie Baird riuscì per la prima volta a riprodurre l’immagine tra due apparecchi nel suo laboratorio nel 1924 utilizzando la maschera di un burattino ventriloquo truccata e fortemente illuminata, condizione necessaria per la trasmissione di un’immagine minimamente leggibile. La prima televisione elettromeccanica a distanza fu presentata da Baird il 26 gennaio 1926 a Londra di fronte ad un comitato di scienziati. Gli apparecchi furono sistemati in due stanze separate e Baird mosse la testa del manichino «Stooky Bill», che comparve simultaneamente sul vetro retroilluminato dell’apparecchio ricevente riproducendo fedelmente i movimenti. Anche se poco definita, quella primissima trasmissione televisiva segnò un punto di svolta. L’esperimento fece molta impressione negli ambienti scientifici inglesi, che nei mesi successivi assistettero ad altre dimostrazioni durante le quali fu usato per la prima volta un uomo in carne ed ossa, il fattorino di Baird William Edward Taynton, che può essere considerato il primo attore televisivo della storia.
Tra il 1926 e la fine del decennio l’invenzione di Baird ebbe larga eco, ed il suo sistema fu alla base delle prime trasmissioni della BBC iniziate nel 1929. Il sistema elettromeccanico tuttavia aveva grandi limiti. Il disco di Nipkow impediva la crescita della definizione e la meccanica era rumorosa e fragile. Il sistema Baird fu abbandonato negli anni Trenta con la nascita della televisione elettronica basata sull’utilizzo del tubo catodico.
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