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2024-09-23
Palestre, piscine o aria aperta. Dopo le ferie vietato fermarsi
(IStock)
Il ritorno alla normalità dopo le ferie è cadenzato da alcune tappe immancabili, anno dopo anno. Al rientro dalle vacanze gli adulti riprendono il lavoro, i bambini e i ragazzi ricominciano la scuola e, immancabilmente, si riprende l’attività fisica. Un po’ perché si vuole continuare a muoversi in città come quando si era in vacanza a camminare sui monti e a nuotare in mare, un po’ perché in città non riaprono soltanto le porte delle nostre case, ma anche quelle di palestre e scuole di ballo, piscine e sale spinning e chi più ne ha più ne metta. L’attività fisica da settembre in poi è un must e non sempre perché fino ad allora si sia fatta attività come dire puramente mentale, anzi. Spesso è proprio per il motivo contrario: non interrompere il ciclo virtuoso di vita più sportiva, anche perché più all’aria aperta, che ha caratterizzato il periodo estivo.
Come spiega il ministero della Salute, il concetto di attività fisica è assai ampio perché comprende, attenzione, tutte le forme di movimento realizzate nei vari ambiti di vita. Attività fisica non vuol dire per forza palestra. Per l’Oms, l’«attività fisica» è «qualunque movimento determinato dal sistema muscolo-scheletrico che si traduce in un dispendio energetico superiore a quello delle condizioni di riposo». Si capisce, dunque, come nel cappello dell’attività fisica rientrino sia lo sport in senso stretto, sia del semplice e generico fare movimento: camminare, pedalare in bicicletta, sia sulla bicicletta vera, sia sulla cyclette, ballare, giocare, magari coi propri bambini o nipotini. Rientrano nell’attività fisica anche fare giardinaggio o fare l’orto. Così come ci rientra l’esecuzione di lavori domestici di pulizia o di lavori in casa di tipo manutentivo. Queste attività sono definite «attività motoria spontanea». Attività motoria è sinonimo di attività fisica svolta in qualunque maniera, mentre per esercizio fisico si intende invece l’attività fisica in forma strutturata, pianificata ed eseguita regolarmente.
L’attività sportiva di questo tipo comprende situazioni competitive strutturate e sottoposte a regole ben precise, è una specie di gioco istituzionalizzato, un gioco codificato in modo tale da essere riconoscibile e di fatto riconosciuto da tutti per regole e meccanismi, ai quali si fa riferimento per la sua pratica in contesti ufficiali o non ufficiali: dal corso di danza del ventre al jogging, è tutto sport.
Dall’altro lato, polo negativo, come positivo è quello sportivo, è l’attività sedentaria, la quale consiste in quelle attività che ci fanno spendere ancor meno calorie della condizione di riposo. Lo stato di sedentarietà, spiega l’Iss, è uno stato di inadeguata attività fisica, che poi spesso si associa ad un’alimentazione quantitativamente e qualitativamente non corretta. Ogni attività comporta un consumo calorico al minuto: dormire 0,9, stare seduti 1,0, stare in piedi inattivi 1,1, scrivere al computer 1,3. Le cose iniziano a farsi dinamiche con altre attività non sportive: lavare la biancheria a mano 3,0-4,0, pulire i pavimenti 3,6, stirare 3,5-4,2, rifare i letti 5, pulire e battere i tappeti a mano 7,8, intonacare una parete 4,1-5,5, fare lavori agricoli 5,5-7,0. Quanto all’attività prettamente sportiva o parasportiva, si spiega il walking di molti e il gran successo delle app di conteggio dei passi, visto che camminare in piano (a 4 km/ora) fa consumare 2,5-3,5 chilocalorie al minuto, andare in bicicletta (22 km/ora) 11,1, correre a piedi (12 km/ora) 15,0, fare ginnastica 4,1, fare windsurf 4,4, ballare 5-8,5, giocare a tennis 7,5, aerobica 8,4, trekking 9,3, giocare a pallavolo 8,5, giocare a pallacanestro 14,3, giocare a calcio 11,7. L’inattività fisica, secondo dati Oms (Organizzazione mondiale della sanità), è il quarto più importante fattore di rischio di mortalità a livello globale e causa il 6% di tutti i decessi, superato solo da ipertensione arteriosa (13%) e consumo di tabacco (9%), a pari con l’iperglicemia (6%). Circa 3,2 milioni di persone muoiono ogni anno al mondo perché non abbastanza attive: il sedentarismo, che potrebbe sembrare il raggiungimento di un «traguardo dell’ozio», di una «vita senza fatica», invece costituisce un grave problema della società contemporanea, meno fisicamente faticosa ma perciò più tossica: la sedentarietà è responsabile della crescita esponenziale di sovrappeso e obesità, a loro volta fattori di rischio per gravi patologie croniche. In Italia, quasi 4 persone su 10 sono sedentarie, le donne più degli uomini.
«Ci basta anche solo mezz’ora al giorno di attività moderata»
Paolo Praticò è psicologo della salute e dello sport, nonché esperto di psicosomatica e psiconeuroendocrinoimmunologia (Pnei).
Passate le ferie molti tornano in palestra. In che modo conviene riprendere a svolgere attività fisica? A che cosa bisogna fare attenzione?
«Per quanto riguarda la ripresa di attività specifiche dobbiamo considerare due fattori, quello fisico e quello psicologico. Sul piano fisico avremo una perdita di risposta muscolare direttamente proporzionale alla durata dello stop, fattore che si accentua per chi si allena ad alti livelli. In generale quindi si consiglia una ripresa al 50%-70% dei propri carichi standard, affiancando allenamenti cardio a media-bassa intensità dove al posto della performance si prediliga un coinvolgimento globale dei muscoli corporei. Imparare “ad ascoltarsi” torna particolarmente utile a questo proposito. Come sto? Sento particolari tensioni? Ho qualche fastidio? Come sto eseguendo il movimento? Il corpo ha una sua profonda intelligenza ma nella fretta quotidiana non abbiamo il tempo per ascoltarlo. Poi subentra il fattore psicologico. Abbiamo timore di aver preso qualche chilo in vacanza o di aver perso tono muscolare, così vogliamo compensare immediatamente, ma questo è un errore. Il vero lavoro è nella costanza e nel procedere per obiettivi graduali ma continui. Ricordiamo che l’attività fisica ha un impatto sulla salute dell’individuo, e come per ogni farmaco, è la dose che fa il veleno».
Per chi invece non può per ragioni di tempo o altro frequentare corsi o andare in palestra ci sono attività che possono aiutare nel quotidiano?
«Certo! Non bisogna focalizzarsi sul concetto di esercizio fisico in senso stretto. Anche attività ordinarie fanno bene all’organismo. Andare a lavorare a piedi o in bicicletta oppure prediligere le scale al posto dell’ascensore offrono un contributo importante per il benessere psico-fisico. Naturalmente vi sono anche attività strutturate che possono essere svolte all’aria aperta come jogging, nordic walking o sequenze di esercizi a corpo libero. Addominali, piegamenti, squat ed altri esercizi possono essere concatenati in sequenze da ripetere a circuito ed hanno il pregio di poter essere svolti anche a casa o sul posto di lavoro. In molti comuni sono presenti anche delle palestrine all’interno di parchi pubblici che offrono diversi macchinari e le relative istruzioni per allenare tutto il corpo. Non da ultimo un pizzico di creatività può tornare utile. Usare bottiglie d’acqua come pesi, sedersi e rialzarsi velocemente dalla sedia, fare squat con pesi sulle spalle, ad esempio uno zaino pesante, fare le scale in velocità… ognuno può inventarsi qualcosa. Non dimentichiamo poi la possibilità di fare anche qualche escursione fuori porta».
Non sono pochi quelli che durante l’estate si dedicano molto anche allo sport. Ha qualche consiglio per aiutare a mantenere la forma fisica anche nella stagione invernale?
«Ad oggi vi è un’offerta che spazia dalle più comuni palestre e piscine fino ad arrivare a nuove discipline che stanno emergendo in molti contesti urbani. Mi riferisco a sport come arrampicata in palestra, svariate discipline di arti marziali, corsi con esercizi a corpo libero come crosscardio, functional training, yoga, pilates, etc., altre attività più ludiche ma altrettanto stimolanti come padel ed altri giochi con la palla. Di scelta ce n’è per ogni gusto ed è utile riportare la questione al mind setting, cioè tutte quelle variabili psicologiche che potrebbero ostacolare nel compiere queste attività: il freddo, le giornate corte, il doversi spostare troppo, le resistenze che normalmente incontriamo quando dobbiamo cominciare una nuova attività, frequentare posti nuovi, relazionarci con sconosciuti…»
Per chi fosse a digiuno di movimento e volesse iniziare a darsi da fare che cosa consiglia? Qualche attività in particolare?
«Agganciandomi a quanto detto prima, le possibilità sono veramente molte. È indispensabile avere una forma fisica sufficientemente buona prima di cominciare qualsiasi attività, quindi eventualmente ripartire da attività che non sottopongono l’organismo a forti stress come la camminata veloce, bicicletta, nuoto non agonistico, acqua gym, ginnastica a corpo libero secondo le proprie capacità, stretching. Quando queste attività di base vengono eseguite senza sforzi particolari allora è possibile indirizzarsi verso qualche disciplina specifica. Non è da sottovalutare anche il ruolo del piacere nella misura in cui bisogna impegnarsi in qualcosa - compatibilmente con la propria condizione fisica. Un po’ di sano divertimento non guasta mai, quindi valutare il genere di attività che si vuole svolgere: in solitaria o in compagnia? Al chiuso o all’aperto? Attività che richiedono tempi e spazi prestabiliti oppure attività meno strutturate?».
Quali sono i parametri all’interno dei quali ci si dovrebbe mantenere per avere una vita sana? Quanto movimento occorre fare in sostanza, e come?
«Secondo la Pnei (disciplina che studia proprio il rapporto tra fattori mentali e risposte fisiologiche a livello ormonale ed immunitario) l’attività fisica è uno dei tre pilastri per mantenere l’organismo in salute. Gli altri due sono l’alimentazione e la capacità di gestire lo stress. Si deduce che l’attività fisica è un elemento imprescindibile per il benessere della persona, soprattutto per chi vive in contesti urbani e/o ha una vita sedentaria. L’attività fisica agisce direttamente sul sistema ormonale ed immunitario grazie alla stimolazione di endorfine, serotonina e dopamina, nonché sulla dimensione psicologica garantendo un benessere a 360 gradi. Considerando fattori come l’età, la predisposizione fisica, la presenza o meno di patologie, in generale si può affermare che un 30/40 minuti al giorno di attività cardio a media-bassa intensità - anche frazionata e integrata in modo funzionale alla propria routine - sono sufficienti a mantenere uno stato di benessere fisico duraturo nel tempo. Bisogna poi imparare ad ascoltare i segnali del proprio corpo: ci saranno giorni in cui si è più reattivi e dinamici, altri giorni meno, l’importante è che lo sport non diventi esso stesso una fonte di stress!».
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La sedentarietà è il quarto più importante fattore di rischio di mortalità. Ecco perché muoversi è fondamentale. E vale tutto: anche giocare con i nipoti, curare l’orto, pulire la casa oppure ballare.L’esperto Paolo Praticò: «Meglio ripartire dal 50-70% dei carichi standard. E niente ossessioni: se lo sport diventa fonte di stress è inutile».Lo speciale contiene due articoli.Il ritorno alla normalità dopo le ferie è cadenzato da alcune tappe immancabili, anno dopo anno. Al rientro dalle vacanze gli adulti riprendono il lavoro, i bambini e i ragazzi ricominciano la scuola e, immancabilmente, si riprende l’attività fisica. Un po’ perché si vuole continuare a muoversi in città come quando si era in vacanza a camminare sui monti e a nuotare in mare, un po’ perché in città non riaprono soltanto le porte delle nostre case, ma anche quelle di palestre e scuole di ballo, piscine e sale spinning e chi più ne ha più ne metta. L’attività fisica da settembre in poi è un must e non sempre perché fino ad allora si sia fatta attività come dire puramente mentale, anzi. Spesso è proprio per il motivo contrario: non interrompere il ciclo virtuoso di vita più sportiva, anche perché più all’aria aperta, che ha caratterizzato il periodo estivo. Come spiega il ministero della Salute, il concetto di attività fisica è assai ampio perché comprende, attenzione, tutte le forme di movimento realizzate nei vari ambiti di vita. Attività fisica non vuol dire per forza palestra. Per l’Oms, l’«attività fisica» è «qualunque movimento determinato dal sistema muscolo-scheletrico che si traduce in un dispendio energetico superiore a quello delle condizioni di riposo». Si capisce, dunque, come nel cappello dell’attività fisica rientrino sia lo sport in senso stretto, sia del semplice e generico fare movimento: camminare, pedalare in bicicletta, sia sulla bicicletta vera, sia sulla cyclette, ballare, giocare, magari coi propri bambini o nipotini. Rientrano nell’attività fisica anche fare giardinaggio o fare l’orto. Così come ci rientra l’esecuzione di lavori domestici di pulizia o di lavori in casa di tipo manutentivo. Queste attività sono definite «attività motoria spontanea». Attività motoria è sinonimo di attività fisica svolta in qualunque maniera, mentre per esercizio fisico si intende invece l’attività fisica in forma strutturata, pianificata ed eseguita regolarmente. L’attività sportiva di questo tipo comprende situazioni competitive strutturate e sottoposte a regole ben precise, è una specie di gioco istituzionalizzato, un gioco codificato in modo tale da essere riconoscibile e di fatto riconosciuto da tutti per regole e meccanismi, ai quali si fa riferimento per la sua pratica in contesti ufficiali o non ufficiali: dal corso di danza del ventre al jogging, è tutto sport. Dall’altro lato, polo negativo, come positivo è quello sportivo, è l’attività sedentaria, la quale consiste in quelle attività che ci fanno spendere ancor meno calorie della condizione di riposo. Lo stato di sedentarietà, spiega l’Iss, è uno stato di inadeguata attività fisica, che poi spesso si associa ad un’alimentazione quantitativamente e qualitativamente non corretta. Ogni attività comporta un consumo calorico al minuto: dormire 0,9, stare seduti 1,0, stare in piedi inattivi 1,1, scrivere al computer 1,3. Le cose iniziano a farsi dinamiche con altre attività non sportive: lavare la biancheria a mano 3,0-4,0, pulire i pavimenti 3,6, stirare 3,5-4,2, rifare i letti 5, pulire e battere i tappeti a mano 7,8, intonacare una parete 4,1-5,5, fare lavori agricoli 5,5-7,0. Quanto all’attività prettamente sportiva o parasportiva, si spiega il walking di molti e il gran successo delle app di conteggio dei passi, visto che camminare in piano (a 4 km/ora) fa consumare 2,5-3,5 chilocalorie al minuto, andare in bicicletta (22 km/ora) 11,1, correre a piedi (12 km/ora) 15,0, fare ginnastica 4,1, fare windsurf 4,4, ballare 5-8,5, giocare a tennis 7,5, aerobica 8,4, trekking 9,3, giocare a pallavolo 8,5, giocare a pallacanestro 14,3, giocare a calcio 11,7. L’inattività fisica, secondo dati Oms (Organizzazione mondiale della sanità), è il quarto più importante fattore di rischio di mortalità a livello globale e causa il 6% di tutti i decessi, superato solo da ipertensione arteriosa (13%) e consumo di tabacco (9%), a pari con l’iperglicemia (6%). Circa 3,2 milioni di persone muoiono ogni anno al mondo perché non abbastanza attive: il sedentarismo, che potrebbe sembrare il raggiungimento di un «traguardo dell’ozio», di una «vita senza fatica», invece costituisce un grave problema della società contemporanea, meno fisicamente faticosa ma perciò più tossica: la sedentarietà è responsabile della crescita esponenziale di sovrappeso e obesità, a loro volta fattori di rischio per gravi patologie croniche. In Italia, quasi 4 persone su 10 sono sedentarie, le donne più degli uomini.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/fitness-consigli-salute-2669253653.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="ci-basta-anche-solo-mezzora-al-giorno-di-attivita-moderata" data-post-id="2669253653" data-published-at="1727090395" data-use-pagination="False"> «Ci basta anche solo mezz’ora al giorno di attività moderata» Paolo Praticò è psicologo della salute e dello sport, nonché esperto di psicosomatica e psiconeuroendocrinoimmunologia (Pnei). Passate le ferie molti tornano in palestra. In che modo conviene riprendere a svolgere attività fisica? A che cosa bisogna fare attenzione? «Per quanto riguarda la ripresa di attività specifiche dobbiamo considerare due fattori, quello fisico e quello psicologico. Sul piano fisico avremo una perdita di risposta muscolare direttamente proporzionale alla durata dello stop, fattore che si accentua per chi si allena ad alti livelli. In generale quindi si consiglia una ripresa al 50%-70% dei propri carichi standard, affiancando allenamenti cardio a media-bassa intensità dove al posto della performance si prediliga un coinvolgimento globale dei muscoli corporei. Imparare “ad ascoltarsi” torna particolarmente utile a questo proposito. Come sto? Sento particolari tensioni? Ho qualche fastidio? Come sto eseguendo il movimento? Il corpo ha una sua profonda intelligenza ma nella fretta quotidiana non abbiamo il tempo per ascoltarlo. Poi subentra il fattore psicologico. Abbiamo timore di aver preso qualche chilo in vacanza o di aver perso tono muscolare, così vogliamo compensare immediatamente, ma questo è un errore. Il vero lavoro è nella costanza e nel procedere per obiettivi graduali ma continui. Ricordiamo che l’attività fisica ha un impatto sulla salute dell’individuo, e come per ogni farmaco, è la dose che fa il veleno». Per chi invece non può per ragioni di tempo o altro frequentare corsi o andare in palestra ci sono attività che possono aiutare nel quotidiano? «Certo! Non bisogna focalizzarsi sul concetto di esercizio fisico in senso stretto. Anche attività ordinarie fanno bene all’organismo. Andare a lavorare a piedi o in bicicletta oppure prediligere le scale al posto dell’ascensore offrono un contributo importante per il benessere psico-fisico. Naturalmente vi sono anche attività strutturate che possono essere svolte all’aria aperta come jogging, nordic walking o sequenze di esercizi a corpo libero. Addominali, piegamenti, squat ed altri esercizi possono essere concatenati in sequenze da ripetere a circuito ed hanno il pregio di poter essere svolti anche a casa o sul posto di lavoro. In molti comuni sono presenti anche delle palestrine all’interno di parchi pubblici che offrono diversi macchinari e le relative istruzioni per allenare tutto il corpo. Non da ultimo un pizzico di creatività può tornare utile. Usare bottiglie d’acqua come pesi, sedersi e rialzarsi velocemente dalla sedia, fare squat con pesi sulle spalle, ad esempio uno zaino pesante, fare le scale in velocità… ognuno può inventarsi qualcosa. Non dimentichiamo poi la possibilità di fare anche qualche escursione fuori porta». Non sono pochi quelli che durante l’estate si dedicano molto anche allo sport. Ha qualche consiglio per aiutare a mantenere la forma fisica anche nella stagione invernale? «Ad oggi vi è un’offerta che spazia dalle più comuni palestre e piscine fino ad arrivare a nuove discipline che stanno emergendo in molti contesti urbani. Mi riferisco a sport come arrampicata in palestra, svariate discipline di arti marziali, corsi con esercizi a corpo libero come crosscardio, functional training, yoga, pilates, etc., altre attività più ludiche ma altrettanto stimolanti come padel ed altri giochi con la palla. Di scelta ce n’è per ogni gusto ed è utile riportare la questione al mind setting, cioè tutte quelle variabili psicologiche che potrebbero ostacolare nel compiere queste attività: il freddo, le giornate corte, il doversi spostare troppo, le resistenze che normalmente incontriamo quando dobbiamo cominciare una nuova attività, frequentare posti nuovi, relazionarci con sconosciuti…» Per chi fosse a digiuno di movimento e volesse iniziare a darsi da fare che cosa consiglia? Qualche attività in particolare? «Agganciandomi a quanto detto prima, le possibilità sono veramente molte. È indispensabile avere una forma fisica sufficientemente buona prima di cominciare qualsiasi attività, quindi eventualmente ripartire da attività che non sottopongono l’organismo a forti stress come la camminata veloce, bicicletta, nuoto non agonistico, acqua gym, ginnastica a corpo libero secondo le proprie capacità, stretching. Quando queste attività di base vengono eseguite senza sforzi particolari allora è possibile indirizzarsi verso qualche disciplina specifica. Non è da sottovalutare anche il ruolo del piacere nella misura in cui bisogna impegnarsi in qualcosa - compatibilmente con la propria condizione fisica. Un po’ di sano divertimento non guasta mai, quindi valutare il genere di attività che si vuole svolgere: in solitaria o in compagnia? Al chiuso o all’aperto? Attività che richiedono tempi e spazi prestabiliti oppure attività meno strutturate?». Quali sono i parametri all’interno dei quali ci si dovrebbe mantenere per avere una vita sana? Quanto movimento occorre fare in sostanza, e come? «Secondo la Pnei (disciplina che studia proprio il rapporto tra fattori mentali e risposte fisiologiche a livello ormonale ed immunitario) l’attività fisica è uno dei tre pilastri per mantenere l’organismo in salute. Gli altri due sono l’alimentazione e la capacità di gestire lo stress. Si deduce che l’attività fisica è un elemento imprescindibile per il benessere della persona, soprattutto per chi vive in contesti urbani e/o ha una vita sedentaria. L’attività fisica agisce direttamente sul sistema ormonale ed immunitario grazie alla stimolazione di endorfine, serotonina e dopamina, nonché sulla dimensione psicologica garantendo un benessere a 360 gradi. Considerando fattori come l’età, la predisposizione fisica, la presenza o meno di patologie, in generale si può affermare che un 30/40 minuti al giorno di attività cardio a media-bassa intensità - anche frazionata e integrata in modo funzionale alla propria routine - sono sufficienti a mantenere uno stato di benessere fisico duraturo nel tempo. Bisogna poi imparare ad ascoltare i segnali del proprio corpo: ci saranno giorni in cui si è più reattivi e dinamici, altri giorni meno, l’importante è che lo sport non diventi esso stesso una fonte di stress!».
Byung-Chul Han (Getty Images)
Grazie alla quale, dice subito di potere «a quasi cento anni di distanza, fare buon uso dei suoi pensieri per dimostrare che, al di là dell’immanenza della produzione e del consumo, e dell’informazione e comunicazione, vi è un’altra realtà più elevata, una trascendenza, in grado di portarci via, lontano da una vita priva di significato, da una straziante carenza di essere, dalla mera sopravvivenza, offrendoci invece la gioiosa pienezza dell’essere».
Così, tanto per non rendere l’impresa troppo facile, Han, sceglie subito di affrontarla con il tema dell’attenzione, che Simone Weil riteneva fosse «nel suo grado più elevato, la stessa cosa della preghiera». Ricavandone che «la crisi della religione è quindi anche una crisi dell’attenzione, dello scrutare e dell’udire». Dunque: «Dio non è morto. È morto l’uomo al quale Dio si rivelò». Il fatto è che: «la percezione è estremamente ingorda. Le manca qualsiasi ampiezza contemplativa. Non fa che mangiare: il consumo è il suo atteggiamento di base. L’abbuffata di video (binge watching) esprime efficacemente questa ingordigia, binge è: divorare senza freni». Se mangi in continuazione però non puoi più vedere, come appunto diceva Simone Weil, magra come una canna dei marais d’Occitania, specificando: «quaggiù, guardare e mangiare sono due. Bisogna scegliere l’uno o l’altro ma entrambi sono chiamati: amare. Tuttavia solo coloro cui talvolta capita di restare per qualche tempo a guardare invece di mangiare hanno qualche speranza di salvezza». (Simone Weil, Quaderni 4, Adelphi).
«L’anima che continua a mangiare senza scrutare finisce col perdere la capacità di contemplare. Invece dell’autofagia, sviluppa obesità. La sua parte mortale, s’allarga e ingrassa, mentre la parte divina si atrofizza e rimpicciolisce». In Simone Weil, racconta Byung-Chul Han, è l’immaginazione che al servizio dell’Io continua a sognare cibo. Il resto della personalità attivo nel Processo di individuazione viene soffocato dal grasso e da tutti gli elementi di ciò che Simone Weil chiamava «pésanteur» - pesantezza -, che impedisce all’anima di muoversi nella dimensione trascendente. Questo indebolimento degli aspetti spirituali della personalità lacera in profondità l’anima, come ha raccontato Simone Weil in L’ombra e la grazia, tradotto in italiano da Franco Fortini. Solo la pienezza assicurata dall’attenzione dell’intera personalità consente all’essere umano di assicurare la guida agli aspetti più spirituali. «L’attenzione profonda, contemplativa, è rivolta a ciò che persiste, permane tiene il punto. Il vero perdura. Chi è incapace di attenzione contemplativa, incapace di scrutare non ha invece accesso alla verità, al vero, all’ordine perdurante delle cose.
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Loperazione chiamata «Luxury Sky» trae origine da mirate analisi di rischio e da un’approfondita valorizzazione del patrimonio informativo disponibile al Corpo, sviluppata attraverso l’incrocio dei dati del traffico aereo con le risultanze delle banche dati istituzionali e con la documentazione fiscale acquisita nel corso degli accertamenti.
Grazie a un accurato lavoro di ricostruzione e analisi, i finanzieri del Comando Provinciale di Firenze hanno esaminato oltre 20.700 movimenti aerei potenzialmente rilevanti sotto il profilo tributario, individuando diffuse irregolarità nel versamento dell’imposta dovuta per i voli privati operati tra il 2020 e il 2023 da oltre 1.000 compagnie aeree estere.
L’attività ispettiva ha consentito di ricostruire nel dettaglio gli spostamenti di oltre 12.900 voli privati transitati sullo scalo fiorentino e di oltre 42.100 passeggeri trasportati, facendo emergere il mancato assolvimento degli obblighi fiscali da parte di numerosi operatori internazionali.
Le verifiche eseguite hanno portato all’individuazione di un’evasione complessiva pari a 4.388.657 euro, riconducibile a 1.052 società risultate irregolari, corrispondenti al 62,32% dei vettori sottoposti a controllo.
Particolarmente significativo il risultato conseguito in termini di recupero delle risorse pubbliche: a seguito degli interventi della Guardia di Finanza, numerose compagnie hanno già provveduto a regolarizzare la propria posizione, consentendo l’effettivo versamento nelle casse dello Stato di oltre 2,6 milioni di euro. Per la quota residua sono in corso le attività di monitoraggio e riscossione previste dalla normativa vigente.
Gli approfondimenti investigativi hanno inoltre evidenziato il frequente ricorso a strutture societarie localizzate in giurisdizioni caratterizzate da elevata opacità fiscale. In numerosi casi, aerei di grande valore economico risultavano formalmente intestati a società domiciliate in territori a fiscalità privilegiata, rendendo particolarmente complessa l’individuazione dei soggetti effettivamente responsabili degli adempimenti tributari.
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Ansa
Il Pontefice ha ricordato ai membri della Fondazione Jérôme Lejeune che la scienza «non può decidere sul destino delle persone». Un intervento frontale nel dibattito in corso sulla legge per il suicidio assistito.
In un’epoca in cui l’efficienza tecnica sembra voler dettare le coordinate dell’esistenza umana, le parole pronunciate ieri da papa Leone XIV sono un chiaro antidoto contro la tentazione di trasformare l’arte medica in uno strumento di selezione: «nessun medico dovrebbe mai presumere, basandosi su algoritmi di laboratorio, di decidere il destino di un embrione o di una persona anziana!
La medicina non può mai diventare serva di una morte programmata!». Ricevendo i membri della Fondazione Jérôme Lejeune in occasione del centenario della nascita del suo fondatore, il pontefice ha voluto ribadire che il valore di una persona non dipende mai da ciò che produce o realizza, ma dalla sua intrinseca dignità.
La Fondazione Jérôme Lejeune, nata negli anni Novanta in Francia, è l’erede diretta dell’opera del Venerabile Jérôme Lejeune, scienziato di fama mondiale che nel 1958 scoprì l’anomalia cromosomica all’origine della trisomia 21. Lejeune non fu solo un grande scienziato; fu un medico che vedeva nei suoi pazienti i «poveri tra i poveri», dedicando la vita a cercare una cura che potesse alleviare la loro condizione. Egli comprese precocemente come la sua scoperta potesse essere strumentalizzata per eliminare i nascituri affetti da disabilità, un «eugenismo nuovo» che definì «razzismo cromosomico». Per questo impegno incondizionato a favore della vita, che gli costò ostilità in certi ambienti scientifici, fu chiamato da Giovanni Paolo II a presiedere la neonata Pontificia Accademia per la Vita. Oggi la Fondazione prosegue questa missione attraverso la ricerca scientifica, la cura presso l’Istituto Jérôme Lejeune di Parigi e la difesa dei più fragili nel dibattito pubblico.
Un dibattito che in Francia ha raggiunto un punto di rottura. Proprio in queste ore, l’Assemblea nazionale affronta la terza lettura del disegno di legge che mira a legalizzare l’eutanasia e il suicidio assistito. Di fronte a quella che viene percepita come una deriva etica, i vescovi francesi hanno indetto una novena di preghiera dal 21 al 29 giugno (in vista appunto del voto del 30 giugno), invitando i fedeli a chiedere che lo Spirito Santo «illumini le coscienze» dei legislatori. L’episcopato transalpino ha ricordato che non si protegge la vita mettendovi fine, ma accompagnandola fino al termine naturale. Nel lanciare questo appello, i vescovi d’oltralpe hanno richiamato anche, e non a caso, le parole fondamentali pronunciate dal Papa al Parlamento spagnolo durante il suo recente viaggio apostolico a Madrid. In quell’occasione, il Santo Padre aveva chiarito che «ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto, in ogni circostanza della sua esistenza». Aggiungendo che «la difesa della vita umana non è una questione di interesse particolare né confessionale: è una meta di civiltà». Si tratta di un richiamo diretto al ruolo della politica: le leggi approvate devono essere verificate sulla loro capacità di rispettare la dignità della persona per capire se stiano davvero perseguendo il bene comune.
Queste riflessioni scavalcano le Alpi e arrivano in Italia, dove il Parlamento si trova in una fase di stallo riguardo alla legge sul suicidio assistito. La discussione in Senato, ripresa il 3 giugno, ha mostrato una maggioranza divisa e una situazione di profonda mutazione politica. Al centro di questo cambiamento c’è la nuova fisionomia di Forza Italia, ora guidata in Senato da Stefania Craxi. Il partito ha intrapreso una netta svolta «liberal» sotto l’influenza di Marina Berlusconi, la quale ha dichiarato apertamente di sentirsi più in sintonia con la sinistra su temi come il fine vita, i diritti Lgbt e l’aborto. Nonostante le resistenze interne nella maggioranza (in particolare Fratelli d’Italia e parte della Lega), Forza Italia sta di fatto spingendo per un accordo con le opposizioni, cercando una mediazione che sblocchi l’impasse. Gli emendamenti proposti dalla Craxi e dalla senatrice Daniela Ternullo riflettono questo nuovo corso: puntano ad ampliare i requisiti per l’accesso al suicidio assistito, in particolare la neo proposta azzurra prevede che l’assistenza al suicidio possa essere resa da medici ospedalieri o di medicina generale su base volontaria in regime di intramoenia, con l’impegno del Cnr nel reperimento dei farmaci letali.
Stefania Craxi ha dichiarato di voler «discutere di una norma di civiltà». Eppure, questa visione appare diametralmente opposta a quanto affermato dal Papa a Madrid e ribadito ieri alla Fondazione Lejeune: se per la Craxi la «civiltà» sembra risiedere nella regolamentazione della morte assistita, per il Pontefice la vera «meta di civiltà» risiede esclusivamente nella difesa della vita senza eccezioni. Questa trasformazione di Forza Italia appare ancora più stridente se confrontata con il pensiero del suo fondatore. È solo del 2021 la lettera di Silvio Berlusconi a Il Giornale: «La vita di ogni essere umano è sacra dal momento del concepimento fino alla morte biologica». A cui aggiungeva una sottolineatura riferita proprio al ruolo della Chiesa. «La Chiesa cattolica», scriveva Berlusconi padre, «ha esercitato ed esercita oggi in Italia e nel mondo una funzione essenziale a difesa dei diritti delle persone, di ogni persona e soprattutto dei più deboli». Oggi la Craxi, spinge per una legge che la Chiesa e i movimenti pro-life considerano una «norma di morte». La sfida lanciata da papa Leone XIV è chiara: la civiltà non si costruisce programmando la morte, ma servendo la vita, specialmente quando essa è più fragile e indifesa. I vescovi francesi hanno risposto «presente», ci sarà qualcuno al di qua delle Alpi pronto a fare altrettanto?