2023-10-09
È partita la caccia all’ebreo. L’Iran in campo
Il presidente Raisi telefona al capo di Hamas, dopo che il portavoce dei miliziani aveva rivelato il sostegno di Teheran all’attacco. Hezbollah lancia colpi di mortaio da nord e Israele si prepara a evacuare l’area. In Egitto un poliziotto uccide due turisti israeliani.Due turisti israeliani sono stati uccisi ieri mattina ad Alessandria d’Egitto da un agente di polizia in servizio nella zona dell’antico sito romano noto come «Colonna di Pompeo» nella zona di El Manshiyya. Insieme a loro è morta anche un guida turistica egiziana mentre un’altra è rimasta ferita. Secondo l’emittente televisiva Extra News l’aggressore ha sparato «a casaccio» con la sua arma personale. È stato arrestato sul posto. Israele ha chiesto ai propri connazionali di lasciare il Paese. Non è la prima volta che un agente di polizia spara contro dei cittadini israeliani: nel giugno scorso un agente della polizia egiziana ha ucciso tre soldati israeliani vicino al confine tra i due Paesi. L’Egitto ha detto di aver avuto uno scontro a fuoco con i soldati mentre inseguiva i trafficanti di droga, tuttavia Israele ha detto che si è trattato di un attacco terroristico. Visto quanto sta accadendo in queste ore il rischio che inizi «la caccia all’ebreo» in giro per il mondo è molto concreta ed in particolare in Paesi come la Germania, la Francia e l’Inghilterra, l’Olanda, il Belgio e la Svezia dove da tempo si registra una continua crescita dell’antisemitismo di matrice arabo-islamica. Si moltiplicano infatti in tutta l’Unione europea i casi di ebrei insultati, minacciati e aggrediti per le strade solo perché indossano la kippah, il tradizionale copricapo che indossano gli ebrei mentre gli ebrei ortodossi facilmente riconoscibili per il loro abbigliamento e per i loro shtreimel (un cappello di pelo) sono quelli più a rischio. Ora la possibilità che sinagoghe, scuole ebraiche e le ambasciate di Israele vengano attaccate dagli islamisti è molto concreta e per questo in tutta l’Ue si stanno alzando i protocolli di sicurezza. Mentre scriviamo in Medio Oriente, così come a Gaza, si festeggiano le azioni di Hamas che continua a diffondere sui propri social i video delle uccisioni di donne e bambini che fanno esultare le piazze anche nello Yemen e in Kuwait. Ma tutto questo non deve stupire perché, come scrive Davide Cavaliere su L’Informale, «i rapimenti di donne, bambini e anziani messi in atto da Hamas ne rivelano, ancora una volta, la vocazione genocida e totalitaria, che pone l’organizzazione terroristica e i suoi sostenitori in continuità col nazismo». I jihadisti di Hamas in piena esaltazione hanno fatto subito sapere che dietro agli attacchi ci sono gli iraniani che nelle scorse ore hanno elogiato apertamente a più riprese Hamas, tanto che i parlamentari iraniani hanno cantato «Morte a Israele» durante la sessione serale. Il consigliere del leader supremo dell’Iran, il generale Rahim Safavi, ha dichiarato: «Staremo con i combattenti palestinesi finché la Palestina e Gerusalemme non saranno liberate». Mentre il portavoce di Hamas, Ghazi Hamad, alla Bbc ha affermato che «l’Iran ci ha dato sostegno per lanciare l’attacco a sorpresa». L’agenzia iraniana Isna ha diffuso un comunicato nel quale si racconta che presidente iraniano Ebrahim Raisi, noto torturatore di prigionieri nelle carceri, ha parlato al telefono con Ziyad al-Nakhale, segretario generale del Movimento della Jihad Islamica, e Ismail Haniyeh, capo dei jihadisti di Hamas. Il Qatar, grande sponsor della fratellanza musulmana della quale Hamas è il braccio armato e che finanzia versando ogni mese 15 milioni di dollari, si è subito schierato attraverso il ministero degli Esteri: «Israele è l’unico responsabile dell’escalation in corso a causa delle sue continue violazioni dei diritti del popolo palestinese, comprese le recenti ripetute incursioni nella moschea di al-Aqsa sotto la protezione della polizia israeliana». Anche la Tunisia di Kaïs Saïed si schiera: il presidente ha espresso «il suo pieno e incondizionato sostegno al popolo palestinese» e oggi nelle scuole verranno issati insieme «vessilli della Palestina e della Tunisia». L’attacco lanciato da Hamas aveva come scopo indiretto quello di mandare un chiaro messaggio all’Arabia Saudita che da mesi stava lavorando con Israele per definire la fine delle ostilità e il rispettivo riconoscimento. I sauditi si sono certamente spaventati visto che in una nota si legge: «Il Regno ricorda i suoi ripetuti avvertimenti sui pericoli dell’esplosione della situazione a seguito delle continue occupazioni, della privazione del popolo palestinese dei suoi diritti legittimi e del ripetersi di provocazioni sistematiche contro i suoi luoghi santi». E così gli Accordi di Abramo, almeno per il momento, tornano nel cassetto della storia. E ora cosa accadrà? Molto dipenderà dalla riposta armata israeliana e dalle sue tempistiche senza dimenticare gli oltre cento ostaggi nelle mani di Hamas che potrebbero influenzare le mosse di Gerusalemme. Oltre ai jihadisti di Hamas e della jihad islamica e degli altri gruppi che operano nell’area, Israele deve guardarsi anche dagli Hezbollah che ieri mattina hanno lanciato colpi di mortaio contro siti militari israeliani al confine con il Libano. Il capo del Consiglio esecutivo degli Hezbollah (finanziati a loro volta dall’Iran), durante una conferenza stampa ha lanciato un avvertimento agli Stati Uniti e a Israele affermando che «l’intera nazione islamica si unirà alla tempesta se persisteranno nella loro follia e nel superamento di tutte le linee». Il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant ha annunciato possibili evacuazioni a nord di Israele. Intanto anche il gruppo di hacker russi «Killnet» ha annunciato tramite il suo profilo Telegram attacchi contro Israele.
Donald Trump (Getty Images)
Giuseppe Culicchia (Getty Images). Nel riquadro il suo libro Uccidere un fascista. Sergio Ramelli, una vita spezzata dall’odio pubblicato da Mondadori
Fiori e un camioncino giocattolo dei pompieri sono stati messi sotto il portone della casa dove una donna ha ucciso il figlio, di nove anni, tagliandogli la gola, a Muggia, in provincia di Trieste (Ansa). Nel riquadro Olena Stasiuk