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2021-02-17
Calano i ricoveri ma vogliono rinchiuderci
Spinta dal timore per la diffusione delle varianti del coronavirus, prende sempre più quota nel nostro Paese l'ipotesi di un nuovo lockdown. A ribadire la necessità di una stretta per contenere l'avanzata dei contagi ci ha pensato ieri il professor Massimo Galli, infettivologo e primario dell'Ospedale Sacco di Milano. Intervenuto a Mattino 5, Galli prima si è lamentato di avere il «reparto invaso da nuove varianti», per poi lasciarsi sfuggire: «È chiaro che chi, compreso il sottoscritto, vi dice “attenzione bisogna chiudere di più" può correre il rischio di esagerare nel fare queste affermazioni, ma il rischio di esagerare, ahimè, è inferiore alla probabilità di avere purtroppo, per l'ennesima volta, ragione». Un giro di parole che in realtà suona come un endorsement a sostegno della posizione di Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute, Roberto Speranza, espressosi domenica a favore di un lockdown «breve e mirato» allo scopo di «limitare la circolazione del virus al di sotto dei 50 casi ogni 100.000 abitanti». Quello di Ricciardi, in realtà, non rappresenta un vero e proprio outing.
È dalla fine della «fase 1» che l'ex presidente dell'Istituto superiore di sanità agita con cadenza regolare lo spauracchio di una nuova serrata totale. Stavolta la proposta sembra raccogliere però più consensi del previsto. Favorevoli nei confronti di un possibile giro di vite anche i virologi Fabrizio Pregliasco e Andrea Crisanti, nonché il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartebellotta, oltre al ministro della Cultura Dario Franceschini e, allo stesso Speranza, notoriamente i «falchi» all'interno dell'esecutivo.
Certo, l'ascesa nelle quotazioni di un nuovo lockdown stride con i numeri snocciolati ieri dal direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità Tedros Adhanom Gebreyesus: «Il numero di casi segnalati a livello mondiale è diminuito per la quinta settimana consecutiva. La scorsa settimana è stato registrato il numero più basso da ottobre scorso». Buone notizie, dunque. «Finora il numero di contagi segnalati settimanalmente è diminuito di quasi la metà», ha aggiunto Gebreyesus, «passando da oltre 5 milioni nella settimana dal 4 gennaio a 2,6 milioni nella settimana che inizia l'8 febbraio». Per effetto di questo trend, cala anche il numero di casi attivi (vale a dire le persone attualmente positive), che secondo i dati forniti dal sito worldometers.info lunedì è sceso sotto quota 22,9 milioni, il valore più basso da metà gennaio a questa parte, quando però la tendenza era al rialzo. Punta verso il basso anche la curva dei casi più gravi, scesi lunedì sotto quota 100.000 unità a livello globale, come non accadeva da metà novembre.
Qualcuno potrà obiettare che l'intero globo terrestre rappresenta un campione un po' troppo ampio per trarre conclusioni. Ebbene, se si restringe il campo alla sola Europa, si scopre che l'attuale numero di casi settimanali è pari a 1,16 milioni, ovvero il 38% in meno rispetto a un mese fa, e il 44% in meno rispetto alla prima settimana di novembre. Praticamente, siamo tornati ai livelli di metà ottobre scorso.
Discorso ancora più marcato per l'Italia. Nel nostro Paese, infatti, i casi attivi sono in rapido calo dal 22 novembre 2020, giorno nel quale si è raggiunto il picco di 805.944 infetti. Dopo essersi avvicinata a fine dicembre alla fatidica cifra di mezzo milione, la curva si è stabilizzata per un paio di settimane, per poi riprendere la sua discesa a metà gennaio. Secondo l'ultimo bollettino diffuso ieri, i positivi in Italia sono poco meno di 400.000 (per la precisione 393.686 unità), valore che non si registrava dai primi di novembre, quando però il trend era in deciso aumento. Il dato che riguarda i casi attivi riveste una particolare importanza poiché, sebbene una quota importante di questi in realtà sia asintomatica o paucisintomatica, è da questo bacino che emergeranno i nuovi ricoveri e, purtroppo, i nuovi decessi. Tradotto, a parità di capacità di test, meno positivi ci sono in circolazione e meno morti e ingressi in ospedale ci dovremmo aspettare. Esattamente quello che sta avvenendo in queste settimane. Sono sempre numeri importanti, ma la media mobile a 7 giorni rivela un valore di 322 decessi, contro i circa 500 di metà gennaio e il picco di 730 dei primi di novembre.
Ridotta anche la pressione sulle strutture ospedaliere: i ricoverati in terapia intensiva e nei reparti ordinari sono tornati ai livelli di tre mesi e mezzo fa. Positivo l'ultimo bollettino diffuso ieri: 10.386 casi (+3.035), ma con 95.000 tamponi in più, e un rapporto di positività in calo dal 4,1% al 3,8%. Contenuto l'aumento dei decessi, 336 ieri contro 258 di lunedì, per un totale di 94.171 vittime dall'inizio della pandemia. Segnali incoraggianti ieri anche dai ricoveri ordinari (-52) e dalle terapie intensive (-15). Finalmente, almeno stando ai dati delle ultime settimane, il «paziente Italia» sembra vedere la luce in fondo al tunnel di questa seconda ondata. Gran parte del merito va attribuito proprio agli italiani i quali, nonostante l'accusa di praticare l'«assembramento facile» nella quasi totalità dei casi hanno scelto di seguire pedissequamente le restrizioni imposte dal governo.
Chiediamoci dunque perché, alla luce del buon andamento dei dati e degli enormi sacrifici sostenuti dai nostri concittadini, i sedicenti esperti invochino ora un nuovo lockdown. Oggi la scusa sono le varianti, e domani? Forse la politica dovrebbe interrogarsi se per la paura del virus valga davvero la pena far smettere di vivere il Paese.
Ci terrorizzano con il ceppo inglese ma Londra frena: «Non è più grave»
Chiamatelo Variant of concern (Voc) 202012/01 o variante inglese, di certo il ceppo canaglia del coronavirus con 17 mutazioni nel lignaggio B117 è diventato l'ospite indesiderato che giustificherebbe un nuovo lockdown. Vogliono tornare a rinchiuderci, ma in un mondo interconnesso le varianti circolano e non possiamo rimanere segregati a vita. Una decina di giorni fa sono stati pubblicati i risultati di un'indagine coordinata dall'Istituto superiore della sanità (Iss) sulla diffusione in Italia del B117, comparso nel Regno Unito lo scorso settembre, identificato a metà novembre e che secondo Cov-lineages.org, il monitoraggio della diffusione internazionale delle varianti Sars Cov-2, è ormai presente in 82 Paesi nel mondo.
Sul nostro territorio, quella inglese è stata identificata nell'88% delle 16 regioni (su 20) che hanno partecipato alla rilevazione, con una prevalenza nazionale del 17,8%. Non ci sono dati relativi alle fasce di età dei soggetti in cui la variante è stata trovata e il metodo di campionamento potrebbe essere stato «disomogeneo» da regione a regione, avvertono dall'Iss. Però l'allarme è crescente e si continuano a citare parziali risultati di studi condotti sul B117. Gli scienziati stimano che questa variante del coronavirus si diffonda dal 30% al 70% più velocemente del ceppo originale e che possa essere più letale. Ma hanno aggiunto che hanno bisogno di più dati sui decessi, e di studi più approfonditi. «Le ragioni di un tasso di mortalità elevato non sono del tutto chiare», scriveva qualche giorno fa il New York Times. «Alcune prove suggeriscono che le persone infettate dalla variante possono avere cariche virali più elevate, una caratteristica che potrebbe non solo rendere il virus più contagioso, ma anche potenzialmente minare l'efficacia di alcuni trattamenti. Ma gli scienziati stanno anche cercando di capire quanto dell'aumento del rischio di morte possa derivare dalla propensione della variante a diffondersi molto facilmente in contesti come le case di cura, dove le persone sono già vulnerabili». Il quotidiano statunitense comunque chiariva: «La maggior parte dei casi di Covid-19, anche quelli causati dalla nuova variante, non sono fatali». Patrick Vallance, capo consigliere scientifico del governo britannico, al Financial Times ha dichiarato: «Per i bambini sani e i giovani adulti, che è estremamente improbabile che muoiano per Covid-19, la letalità aggiuntiva di B117 avrebbe un effetto minimo sul loro rischio assoluto. Al contrario, avrebbe un grande impatto sulle persone con più di 80 anni che erano già ad alto rischio». Solo nel mese di gennaio, gli over 80 inglesi deceduti per Covid confermato in laboratorio sono stati ben 18.931, quindi l'esposizione al virus di queste persone così fragili era già particolarmente drammatica. Luciana Borio, la scienziata chiamata dal presidente Joe Biden nella task force anti coronavirus, ha ipotizzato che siano altre le cause per le quali i britannici stanno morendo. «La qualità dell'assistenza medica si deteriora quando il sistema è sottoposto a uno stress tremendo come è adesso nel Regno Unito», ha osservato, sostenendo che «non abbiamo alcuna spiegazione biologica del motivo per cui la variante dovrebbe essere più letale» del Sars Cov-2. Anche la nuova variante inglese B1525, rilevata tramite sequenziamento del genoma e di cui, in Europa, sono stati individuati 32 casi nel Regno Unito, 35 in Danimarca, 5 in Francia, e un solo caso in Spagna, Belgio, Finlandia, presenta diverse mutazioni compresa quella della proteina Spike, che gioca un ruolo importante nell'aiutare il virus a entrare nelle cellule. Se alcuni scienziati, come Simon Clarke, professore associato di microbiologia cellulare presso l'Università di Reading, hanno ricordato che contiene pure la mutazione E484K della variante sudafricana e brasiliana che conferisce resistenza ad alcuni vaccini, più positivo è stato l'approccio al problema da parte della dottoressa Lucy van Dorp, del Genetics institute presso l'University college di Londra.
La studiosa ha infatti affermato che il rilevamento rapido di nuove varianti è fondamentale anche per modificare i vaccini. In ogni caso, la Public health england (Phe), l'agenzia nazionale di salute pubblica inglese ha dichiarato che attualmente non ci sono prove che suggeriscano che «questo insieme di mutazioni provoca malattie più gravi o una maggiore trasmissibilità». Nell'ultima indagine sull'infezione da Covid datata 12 febbraio e condotta dall'agenzia governativa britannica, risulta che in Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord «la percentuale di persone risultate positive a tutte le varianti del virus ha continuato a diminuire nella settimana terminata il 6 febbraio». Certo, nel Regno di Sua Maestà le dosi di vaccino somministrate sono 16 milioni, contro i 3 milioni in Italia. A noi serve un vero piano vaccinale, non la paralisi dell'intero Paese. «La tesi di un nuovo lockdown per arrivare ad «azzerare» la malattia Covid non tiene conto di come il virus, che la causa, non smetta di esistere, e neppure di mutare, se se ne circoscrive la circolazione», scrivono sul Foglio Alberto Mingardi, direttore generale dell'Istituto Bruno Leoni e l'epistemologo Gilberto Corbellini. Aggiungono: «Che alla strategia dell'eradicazione - della malattia o del virus? - credano persone che non hanno che vaghi ricordi delle lezioni di biologia al liceo è comprensibile, ma che la difendano dei microbiologi, virologi, epidemiologi, eccetera, è preoccupante».
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I virologi spingono per un altro lockdown, eppure anche l'Oms ammette: «Casi dimezzati». In Europa calo del 38% in un mese.Mentre da noi si invocano le serrate, l'Agenzia della salute britannica chiarisce: «Nessuna prova su maggiore trasmissibilità e letalità». Il consigliere scientifico di Boris Johnson: «Alto impatto solo su pazienti già a rischio».Lo speciale contiene due articoli.Spinta dal timore per la diffusione delle varianti del coronavirus, prende sempre più quota nel nostro Paese l'ipotesi di un nuovo lockdown. A ribadire la necessità di una stretta per contenere l'avanzata dei contagi ci ha pensato ieri il professor Massimo Galli, infettivologo e primario dell'Ospedale Sacco di Milano. Intervenuto a Mattino 5, Galli prima si è lamentato di avere il «reparto invaso da nuove varianti», per poi lasciarsi sfuggire: «È chiaro che chi, compreso il sottoscritto, vi dice “attenzione bisogna chiudere di più" può correre il rischio di esagerare nel fare queste affermazioni, ma il rischio di esagerare, ahimè, è inferiore alla probabilità di avere purtroppo, per l'ennesima volta, ragione». Un giro di parole che in realtà suona come un endorsement a sostegno della posizione di Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute, Roberto Speranza, espressosi domenica a favore di un lockdown «breve e mirato» allo scopo di «limitare la circolazione del virus al di sotto dei 50 casi ogni 100.000 abitanti». Quello di Ricciardi, in realtà, non rappresenta un vero e proprio outing. È dalla fine della «fase 1» che l'ex presidente dell'Istituto superiore di sanità agita con cadenza regolare lo spauracchio di una nuova serrata totale. Stavolta la proposta sembra raccogliere però più consensi del previsto. Favorevoli nei confronti di un possibile giro di vite anche i virologi Fabrizio Pregliasco e Andrea Crisanti, nonché il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartebellotta, oltre al ministro della Cultura Dario Franceschini e, allo stesso Speranza, notoriamente i «falchi» all'interno dell'esecutivo.Certo, l'ascesa nelle quotazioni di un nuovo lockdown stride con i numeri snocciolati ieri dal direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità Tedros Adhanom Gebreyesus: «Il numero di casi segnalati a livello mondiale è diminuito per la quinta settimana consecutiva. La scorsa settimana è stato registrato il numero più basso da ottobre scorso». Buone notizie, dunque. «Finora il numero di contagi segnalati settimanalmente è diminuito di quasi la metà», ha aggiunto Gebreyesus, «passando da oltre 5 milioni nella settimana dal 4 gennaio a 2,6 milioni nella settimana che inizia l'8 febbraio». Per effetto di questo trend, cala anche il numero di casi attivi (vale a dire le persone attualmente positive), che secondo i dati forniti dal sito worldometers.info lunedì è sceso sotto quota 22,9 milioni, il valore più basso da metà gennaio a questa parte, quando però la tendenza era al rialzo. Punta verso il basso anche la curva dei casi più gravi, scesi lunedì sotto quota 100.000 unità a livello globale, come non accadeva da metà novembre.Qualcuno potrà obiettare che l'intero globo terrestre rappresenta un campione un po' troppo ampio per trarre conclusioni. Ebbene, se si restringe il campo alla sola Europa, si scopre che l'attuale numero di casi settimanali è pari a 1,16 milioni, ovvero il 38% in meno rispetto a un mese fa, e il 44% in meno rispetto alla prima settimana di novembre. Praticamente, siamo tornati ai livelli di metà ottobre scorso.Discorso ancora più marcato per l'Italia. Nel nostro Paese, infatti, i casi attivi sono in rapido calo dal 22 novembre 2020, giorno nel quale si è raggiunto il picco di 805.944 infetti. Dopo essersi avvicinata a fine dicembre alla fatidica cifra di mezzo milione, la curva si è stabilizzata per un paio di settimane, per poi riprendere la sua discesa a metà gennaio. Secondo l'ultimo bollettino diffuso ieri, i positivi in Italia sono poco meno di 400.000 (per la precisione 393.686 unità), valore che non si registrava dai primi di novembre, quando però il trend era in deciso aumento. Il dato che riguarda i casi attivi riveste una particolare importanza poiché, sebbene una quota importante di questi in realtà sia asintomatica o paucisintomatica, è da questo bacino che emergeranno i nuovi ricoveri e, purtroppo, i nuovi decessi. Tradotto, a parità di capacità di test, meno positivi ci sono in circolazione e meno morti e ingressi in ospedale ci dovremmo aspettare. Esattamente quello che sta avvenendo in queste settimane. Sono sempre numeri importanti, ma la media mobile a 7 giorni rivela un valore di 322 decessi, contro i circa 500 di metà gennaio e il picco di 730 dei primi di novembre. Ridotta anche la pressione sulle strutture ospedaliere: i ricoverati in terapia intensiva e nei reparti ordinari sono tornati ai livelli di tre mesi e mezzo fa. Positivo l'ultimo bollettino diffuso ieri: 10.386 casi (+3.035), ma con 95.000 tamponi in più, e un rapporto di positività in calo dal 4,1% al 3,8%. Contenuto l'aumento dei decessi, 336 ieri contro 258 di lunedì, per un totale di 94.171 vittime dall'inizio della pandemia. Segnali incoraggianti ieri anche dai ricoveri ordinari (-52) e dalle terapie intensive (-15). Finalmente, almeno stando ai dati delle ultime settimane, il «paziente Italia» sembra vedere la luce in fondo al tunnel di questa seconda ondata. Gran parte del merito va attribuito proprio agli italiani i quali, nonostante l'accusa di praticare l'«assembramento facile» nella quasi totalità dei casi hanno scelto di seguire pedissequamente le restrizioni imposte dal governo.Chiediamoci dunque perché, alla luce del buon andamento dei dati e degli enormi sacrifici sostenuti dai nostri concittadini, i sedicenti esperti invochino ora un nuovo lockdown. Oggi la scusa sono le varianti, e domani? 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Una decina di giorni fa sono stati pubblicati i risultati di un'indagine coordinata dall'Istituto superiore della sanità (Iss) sulla diffusione in Italia del B117, comparso nel Regno Unito lo scorso settembre, identificato a metà novembre e che secondo Cov-lineages.org, il monitoraggio della diffusione internazionale delle varianti Sars Cov-2, è ormai presente in 82 Paesi nel mondo. Sul nostro territorio, quella inglese è stata identificata nell'88% delle 16 regioni (su 20) che hanno partecipato alla rilevazione, con una prevalenza nazionale del 17,8%. Non ci sono dati relativi alle fasce di età dei soggetti in cui la variante è stata trovata e il metodo di campionamento potrebbe essere stato «disomogeneo» da regione a regione, avvertono dall'Iss. Però l'allarme è crescente e si continuano a citare parziali risultati di studi condotti sul B117. Gli scienziati stimano che questa variante del coronavirus si diffonda dal 30% al 70% più velocemente del ceppo originale e che possa essere più letale. Ma hanno aggiunto che hanno bisogno di più dati sui decessi, e di studi più approfonditi. «Le ragioni di un tasso di mortalità elevato non sono del tutto chiare», scriveva qualche giorno fa il New York Times. «Alcune prove suggeriscono che le persone infettate dalla variante possono avere cariche virali più elevate, una caratteristica che potrebbe non solo rendere il virus più contagioso, ma anche potenzialmente minare l'efficacia di alcuni trattamenti. Ma gli scienziati stanno anche cercando di capire quanto dell'aumento del rischio di morte possa derivare dalla propensione della variante a diffondersi molto facilmente in contesti come le case di cura, dove le persone sono già vulnerabili». Il quotidiano statunitense comunque chiariva: «La maggior parte dei casi di Covid-19, anche quelli causati dalla nuova variante, non sono fatali». Patrick Vallance, capo consigliere scientifico del governo britannico, al Financial Times ha dichiarato: «Per i bambini sani e i giovani adulti, che è estremamente improbabile che muoiano per Covid-19, la letalità aggiuntiva di B117 avrebbe un effetto minimo sul loro rischio assoluto. Al contrario, avrebbe un grande impatto sulle persone con più di 80 anni che erano già ad alto rischio». Solo nel mese di gennaio, gli over 80 inglesi deceduti per Covid confermato in laboratorio sono stati ben 18.931, quindi l'esposizione al virus di queste persone così fragili era già particolarmente drammatica. Luciana Borio, la scienziata chiamata dal presidente Joe Biden nella task force anti coronavirus, ha ipotizzato che siano altre le cause per le quali i britannici stanno morendo. «La qualità dell'assistenza medica si deteriora quando il sistema è sottoposto a uno stress tremendo come è adesso nel Regno Unito», ha osservato, sostenendo che «non abbiamo alcuna spiegazione biologica del motivo per cui la variante dovrebbe essere più letale» del Sars Cov-2. Anche la nuova variante inglese B1525, rilevata tramite sequenziamento del genoma e di cui, in Europa, sono stati individuati 32 casi nel Regno Unito, 35 in Danimarca, 5 in Francia, e un solo caso in Spagna, Belgio, Finlandia, presenta diverse mutazioni compresa quella della proteina Spike, che gioca un ruolo importante nell'aiutare il virus a entrare nelle cellule. Se alcuni scienziati, come Simon Clarke, professore associato di microbiologia cellulare presso l'Università di Reading, hanno ricordato che contiene pure la mutazione E484K della variante sudafricana e brasiliana che conferisce resistenza ad alcuni vaccini, più positivo è stato l'approccio al problema da parte della dottoressa Lucy van Dorp, del Genetics institute presso l'University college di Londra. La studiosa ha infatti affermato che il rilevamento rapido di nuove varianti è fondamentale anche per modificare i vaccini. In ogni caso, la Public health england (Phe), l'agenzia nazionale di salute pubblica inglese ha dichiarato che attualmente non ci sono prove che suggeriscano che «questo insieme di mutazioni provoca malattie più gravi o una maggiore trasmissibilità». Nell'ultima indagine sull'infezione da Covid datata 12 febbraio e condotta dall'agenzia governativa britannica, risulta che in Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord «la percentuale di persone risultate positive a tutte le varianti del virus ha continuato a diminuire nella settimana terminata il 6 febbraio». Certo, nel Regno di Sua Maestà le dosi di vaccino somministrate sono 16 milioni, contro i 3 milioni in Italia. A noi serve un vero piano vaccinale, non la paralisi dell'intero Paese. «La tesi di un nuovo lockdown per arrivare ad «azzerare» la malattia Covid non tiene conto di come il virus, che la causa, non smetta di esistere, e neppure di mutare, se se ne circoscrive la circolazione», scrivono sul Foglio Alberto Mingardi, direttore generale dell'Istituto Bruno Leoni e l'epistemologo Gilberto Corbellini. Aggiungono: «Che alla strategia dell'eradicazione - della malattia o del virus? - credano persone che non hanno che vaghi ricordi delle lezioni di biologia al liceo è comprensibile, ma che la difendano dei microbiologi, virologi, epidemiologi, eccetera, è preoccupante».
Jacques Moretti (Ansa)
A restituire la libertà al titolare del locale e a far cadere le braccia al mondo è bastata una cauzione di 200.000 franchi, 215.000 euro, grazie alla quale è tornato a casa il principale accusato per omicidio plurimo, lesioni e incendio colposo. Secondo i giudici svizzeri, l’obbligo di firma sarebbe sufficiente a evitare il pericolo di fuga. Soldi (pure pochi) che ancora una volta contano più dei sentimenti nella scala gerarchica dei valori; un affronto alle 40 vittime, 6 italiane più 11 feriti, arrivato come uno schiaffo fino a palazzo Chigi e alla Farnesina.
Per questo ieri il premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, hanno preso una decisione di sensibilità: richiamare l’ambasciatore a Berna, Gian Lorenzo Corrado, per «rappresentare alla procuratrice generale del Canton Vallese, Béatrice Pilloud, la viva indignazione del governo e dell’Italia di fronte alla decisione del Tribunale delle misure coercitive di Sion di scarcerare Moretti nonostante l’estrema gravità del reato di cui è sospettato, le pesanti responsabilità che incombono su di lui, il persistente pericolo di fuga e l’evidente rischio di ulteriore inquinamento delle prove a suo carico».
L’iniziativa italiana ha un valore diplomatico di prim’ordine e costituisce un precedente, anche se non ha effetti concreti sui rapporti istituzionali fra i due Paesi. Arriva al culmine di un’escalation emotiva contro lungaggini e tecnicismi che inducono a scambiare il garantismo per sottovalutazione d’una strage. «L’Italia tutta chiede a gran voce verità e giustizia», prosegue la nota. «E chiede che a ridosso di questa sciagura vengano adottati provvedimenti rispettosi che tengano pienamente conto delle sofferenze e delle aspettative delle famiglie. La decisione di scarcerare Jacques Moretti rappresenta una grave offesa e un’ulteriore ferita inferta alle famiglie delle vittime della tragedia di Crans-Montana e di coloro che sono tuttora ricoverati in ospedale». Il ministro Tajani ha aggiunto: «Siamo molto indignati, come rappresentanti delle istituzioni e come genitori. Per 200.000 franchi si è venduta la giustizia del Canton Vallese. Vogliamo sapere chi ha pagato la cauzione e se ci sono complicità in quanto avvenuto la notte di Capodanno a Le Constellation. È inaccettabile quello che è accaduto ed è inaccettabile la lentezza». Allude al misterioso amico dei coniugi Moretti e ai buchi riguardanti autopsie superficiali, responsabilità comunali, documentazione carente e modalità nebulose nei controlli relativi all’agibilità e alle misure di sicurezza del locale.
Per la cronaca, la moglie del proprietario, Jessica Maric, non è stata incarcerata anche se deve firmare ogni giorno in gendarmeria. Moretti libero è un nuovo colpo alla credibilità - nella prevenzione, nell’organizzazione, nella tradizione di rigore procedurale - della Confederazione, da sempre punto di riferimento per chi vive a Sud delle Alpi e viene deriso, spesso con ragione, per lassismo e maneggi del sistema. Ora, è pur vero che alle nostre latitudini e con il ponte Morandi sulle spalle non possiamo impancarci a dare lezioni di efficienza agli svizzeri, ma l’intera gestione della vicenda (a meno di un mese dallo choc determinato dal rogo maledetto) appare rivedibile soprattutto nella declinazione delle parole «umanità» e «opportunità».
Colto di sorpresa dall’iniziativa di Meloni e Tajani, il governo di Berna ha inteso replicare ai massimi livelli con una dichiarazione del presidente Guy Parmelin in un video pubblicato da Blick, con la quale di fatto giustifica la liberazione del principale presunto responsabile della strage. «Possiamo comprendere l’indignazione ma in Svizzera abbiamo procedure diverse da quelle italiane e i due sistemi giuridici non vanno sovrapposti. Dobbiamo rispettare la separazione dei poteri e la politica non deve interferire. La giustizia deve svolgere le indagini in modo trasparente e pagare eventuali errori. La stessa cosa sul piano politico».
Una posizione legittima ma fredda come un ghiacciaio, peraltro non condivisa da una parte della società civile di quel Paese. Lo dimostra la decisione di tagliare un buon numero degli eventi organizzati per le Olimpiadi di Milano-Cortina. Alexandre Edelmann, capo di Presenza Svizzera, nei giorni scorsi ha spiegato che «il contesto che si è creato, l’ampiezza mediatica e la dimensione politica ci hanno spinti a ridimensionare tutto», soprattutto a Milano. Concretezza e profilo basso sono indispensabili in questa delicata fase di elaborazione del lutto. Una sensibilità che non si può chiedere al magistrato che ha accettato la cauzione. «Ci sono state omissioni gravi, pecche scandalose», scuote il capo Andrea Costanzo, papà di Chiara, davanti alla foto della figlia. «Sono trascorse tre settimane e lassù c’è chi continua a fare la bella vita».
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E’ cominciato il periodo più “dolce” dell’anno: Carnevale! Le ricette di dolcetti sono infinite, ma la caratteristica gastronomica del “carnem levare” è sicuramente il fritto. Noi allora ci siamo rivolti a una preparazione che accontenta tutti, che risolve una cena o un pranzo, che è una base per un ottimo aperitivo e fa felici i bambini. La mozzarella in carrozza! Non è difficile da fare però dovete avere l’ accortezza di sigillare bene le fette di pane. Per questo potete anche pensare di usare il pane morbido da tramezzini che si sigilla meglio, ma non sarà mai un problema insormontabile. Dunque in carrozza.
Ingredienti – 400 gr di pane in cassetta (o da tramezzini) 400 gr di mozzarella fiordilatte (abbiate cura di scolarla bene) 150 gr di prosciutto cotto, 8 filetti di acciughe sott’olio, 5 uova grandi o 6 medie, farina, pangrattato, sale q.b., 1 litro di olio per friggere (noi usiamo il girasole alto oleico italiano). Se serve un mezzo bicchiere di latte.
Preparazione – Tagliate sottilmente la mozzarella, adagiatene un po’ su una fetta di pancarrè a cui avrete eliminato la crosta (tenete però i ritagli da parte: potete farci dell’ottimo pangrattato), aggiungete o un po’ di prosciutto cotto o un’acciuga, e ricoprite con un’altra fretta di pane. Per far aderire bene potete bagnare con un po’ di latte il perimetro delle fette di pane. Una volta esaurite le fette di pane, sbattete ben bene le uova con un po’ di sale e nel frattempo mettete a scaldare in una padella di generoso diametro l’olio di semi. Ora passate le fette di mozzarella in carrozza prima nella farina, poi nell’uovo e nel pangrattato e di nuovo nell’uovo e nel pangrattato facendo attenzione che il “portafoglio” non vi si apra. Controllate la temperatura dell’olio e friggete un po’ alla volta le mozzarelle in carrozza (ci vorranno circa due minuti per lato).
Come fa divertire i bambini – Date a loro il compito di sistemare gli ingredienti sulle fette di pane.
Abbinamento – Abbiamo scelto una Passerina spumante metodo Charmat, ottima scelta Prosecco, Cartizze o Lugana, volendo andare su una bollicina metodo classico va benissimo il Lessini Durello.
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