2025-11-29
La saudita Pif investe in Leonardo
Il fondo è pronto a entrare nella divisione aerostrutture della società della difesa. Possibile accordo già dopo l’incontro di settimana prossima tra Meloni e Bin Salman.La data da segnare con il circoletto rosso nell’agenda finanziaria è quella del 3 dicembre. Quando il presidente del consiglio, Giorgia Meloni, parteciperà al quarantaseiesimo vertice del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg), su espressa richiesta del re del Bahrein, Hamad bin Isa Al Khalifa. Una presenza assolutamente non scontata, perché nella Penisola araba sono solitamente parchi con gli inviti. Negli anni hanno fatto qualche eccezione per l’ex premier britannica Theresa May, l’ex presidente francese François Hollande e l’attuale leader cinese Xi Jinping e poco altro.Insomma, esserci al consesso annuale che riunisce Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar ha un peso e mai come in questa circostanza potrebbe essere foriero di nuovi affari per l’Italia. Stando a Bloomberg quasi sicuramente in quella circostanza il nostro premier si incontrerà con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman per mettere il sigillo su un’operazione già molto ben avviata: l’investimento del fondo sovrano dell’Arabia Saudita Pif nell’unità aerostrutture di Leonardo che in Italia conta su circa 4.000 dipendenti suddivisi in quattro stabilimenti. Le risorse servirebbero a implementare progettazione e produzione di elementi strutturali di aerei civili e militari. Parliamo di fusoliere, ali, componenti per droni ecc. E risponderebbero a una duplice esigenza. Da una parte Pif metterebbe piede in uno dei colossi della difesa europea rispondendo anche alla domanda di diversificazione rispetto al petrolio che diventa sempre più pressante. E dall’altro l’azienda italiana guidata da Roberto Cingolani guadagnerebbe nuovo sostegno finanziario in un settore che è in perenne ricerca di fondi. Dovremo probabilmente attendere la prossima settimana per capire i dettagli dell’accordo, ma secondo Bloomberg un possibile scenario prevede che l’azienda aerospaziale italiana costruisca uno sito per l’aviazione civile in Arabia Saudita. Non solo. Perché da cosa nasce cosa e non è escluso che bin Salman possa provare a entrare anche nello sviluppo del caccia da combattimento di nuova generazione che Leonardo sta progettando con i partner di Regno Unito e Giappone. Si tratta di un caccia di sesta generazione Gcap che prenderà il posto degli attuali Eurofighter. Qualche giorno fa il ministro italiano della Difesa Guido Crosetto ha avuto un importante colloquio in videoconferenza con l’omologo giapponese, Shinjiro Koizumi, e l’inglese John Healey annunciando l’arrivo imminente del primo contratto internazionale. Speriamo ce ne siano molti altri, ma il punto è che si tratta di un progetto dispendioso per il quale le risorse dei fondi sovrani sarebbero importanti. Progetto anche delicato, perché si porta dietro tutta una serie di contratti e affari che coinvolgono la filiera. Per rendersene conto basta vedere il vicolo cieco nel quale è finito un altro programma europeo parallelo a matrice franco-tedesca: il Fcas (Future Air Combat System). Un affare da circa 100 miliardi di dollari a matrice franco-tedesca. Annunciato una decina di anni fa, il piano ora paga il dazio degli interessi contrapposti tra i due apparati della difesa. Ci sono divergenze tecniche (le caratteristiche del mezzo) e politiche (alla fine chi comanda e chi ci mette i soldi), per le quali al momento è più facile pensare che il piano naufraghi. Sarebbe un flop epocale per il settore. Che garantirebbe un vantaggio per Leonardo & C. nelle commesse internazionali.
Diego Fusaro (Imagoeconomica)
Maria Rita Parsi (Imagoeconomica)
La sede di Bankitalia. Nel riquadro, Claudio Borghi (Imagoeconomica)