Con lo zuccherino dei coronabond l’Eurogruppo innesca la trappola del Mes
  • Il vertice si spacca sui titoli di debito comuni. E le condizionalità «light» sono un diversivo: dopo la pandemia saranno inasprite.
  • Claudio Borghi scrive a Mario Centeno: «Al governo manca l’ok del Parlamento al prestito». I grillini minacciano le barricate. Ma Mario Monti incolpa loro e il Carroccio per lo stallo a Bruxelles.

Lo speciale contiene due articoli.

Siamo al terzo Eurogruppo in poche settimane e il copione si ripete sempre immutato. Da una parte un gruppo di Paesi (Germania, Paesi Bassi, Austria, Finlandia) che ritengono sufficienti gli elementi già sul tavolo da alcuni giorni per affrontare la crisi; dall’altra Italia, Francia, Spagna e altri che non sono soddisfatti di quelle soluzioni e chiedono subito di lavorare all’emissione di strumenti di debito comune (eurobond).

Nei giorni scorsi abbiamo già esposto in dettaglio le caratteristiche del pacchetto su cui si sta lavorando per fronteggiare la crisi e la differenza tra numeri veri e la propaganda. Confermati ieri pomeriggio dal presidente Mario Centeno nel videomessaggio diffuso prima dell’inizio dei lavori.

Centeno riferisce di una triplice «rete di sicurezza». La prima per i lavoratori, il piano Sure, che è solo un prestito per finanziare il maggior costo sostenuto dagli Stati per strumenti come la cassa integrazione. Si tratta di raccogliere fondi per 100 miliardi emettendo obbligazioni, facendo leva su 25 miliardi di garanzie fornite dai Paesi Ue. Tale prestito è soggetto a specifiche condizioni di rimborso e di erogazione.

La seconda per le imprese. La Bei, facendo leva su 25 miliardi di garanzie fornite dai Paesi Ue, dovrebbe erogare prestiti per 75/100 miliardi che, cofinanziati da altre banche, dovrebbero fornire liquidità per circa 200 miliardi alle imprese.

La terza per gli Stati. Il Mes metterà a disposizione una linea di credito «precauzionale» per 240 miliardi per i Paesi dell’Eurozona. Questa linea dovrebbe essere soggetta a una condizionalità limitata al controllo della destinazione dei fondi ricevuti, soprattutto spese legate all’emergenza sanitaria e spese per il sostegno economico.

E i coronabond, su cui il nostro premier, Giuseppe Conte, ha eretto la sua linea del Piave? Centeno promette di «prendere impegni chiari per un piano di risanamento coordinato e considerevole». Appena qualcosa di più di quanto hanno promesso i due ministri tedeschi Olaf Scholz e Heiko Maas qualche giorno fa o di quanto ha dichiarato ieri il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, parlando di utilizzo del Mes seguito da «un grande piano per la ripresa, è essenziale un accordo rapido sul bilancio Ue e siamo aperti ad esplorare altre opzioni». In serata, le agenzie hanno potuto segnalare solo che sul bond comune «la discussione è ancora aperta», parlando però di un Eurogruppo «spaccato». La riunione, infatti, si è protratta più del previsto e il vertice è ripreso solo alle 21.

Stupisce che, in questa ansia riformatrice, Roberto Gualtieri e Conte non chiedano l’unica vera riforma dei trattati che avrebbe un senso: l’abrogazione dell’articolo 123 del Tfue che vieta alla Banca centrale il finanziamento monetario del deficit. Un solo articolo, anziché chiedere lunari eurobond.

Stufo di questo indegno balletto, a metà giornata il deputato leghista Claudio Borghi ha inviato a Centeno una lettera in cui denunciava il difetto di potere di rappresentanza di Gualtieri, che non è passato dal Parlamento per ricevere un preventivo atto di indirizzo. Di conseguenza qualsiasi accordo sarebbe non valido.

La posizione del blocco nordico è riassunto dalle parole del ministro delle Finanze austriaco, Gernot Bluemel, che ha dichiarato a Bloomberg che «considero poco serio il dibattito sugli eurobond, perché tutti sanno che si dovrebbero cambiare i trattati fondativi dell’Ue. Abbiamo già strumenti sufficienti per tutto quanto necessario». Inoltre l’Austria insiste sulla necessità di porre condizioni sul controllo dei conti pubblici dei paesi beneficiari nel medio lungo termine. Esattamente il pericolo di cui parlavamo commentando la trappola insita nel Mes: la condizionalità «light» oggi, non esclude affatto che sia rigorosa ad emergenza finita.

Sulla stessa posizione il ministro delle Finanze olandese, Wopke Hoekstra, davanti alla commissione Finanze del Parlamento dell’Aia: «No agli eurobond, sì al Meccanismo europeo di stabilità, da usare con le relative condizionalità per tutte le spese che vadano oltre quelle strettamente sanitarie a breve termine».

Fonti di Bruxelles per tutta la giornata hanno confermato che la discussione tra i ministri economici si starebbe focalizzando su:

La definizione delle condizioni per l’accesso al Mes, che dovrebbero essere così leggere da poter essere accettate dai Paesi del club Med e non finire sotto la scure della Corte di giustizia di Strasburgo, su istanza del blocco nordico, per violazione di uno dei tanti passaggi del Trattato del Mes che parla di condizioni rigorose.

Cruciale l’introduzione nel comunicato finale di qualche artificio verbale che faccia pensare che, in futuro, si possa pensare agli eurobond. La totale assenza di qualsiasi riferimento sarebbe una Caporetto per Gualtieri e Conte, ma anche un blando richiamo a un futuro indefinito sarebbe un bluff destinato a essere rapidamente svelato.

Gualtieri sarà misurato su questi due fronti dal M5s che, a questo punto, dovrà fare una definitiva scelta di campo.


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