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Codice azzurro per uomini maltrattati

Codice azzurro per uomini maltrattati
Getty Images
  • Quasi nessuna statistica si occupa di loro, eppure i maschi che subiscono aggressioni e persino abusi dal «gentil sesso» in Italia sono quasi 4 milioni. L'ultimo caso ieri a Milano: un ragazzo sfregiato con l'acido dalla sua ex fidanzata. E dopo i divorzi, in tanti perdono casa e agevolazioni fiscali.
  • «Papà, lottate per i vostri diritti». La testimonianza di un maestro bolognese: «Avevo una famiglia da Mulino bianco, poi di colpo ho vissuto dieci anni d'inferno: mi salvarono tre giudici donne. Chi patisce angherie non si vergogni di denunciare».
  • Le ex mogli straniere si portano via i figli. Delle 90 fuggite all'estero, sono ritornate in 3. E i centri antiviolenza accolgono solamente ospiti femminili.
  • «Mariti calunniati con false accuse. E le madri manipolano i bambini». Il celebre avvocato Annamaria Bernardini de Pace, in passato, considerava compagne e mamme la parte più debole delle coppie: «Oggi hanno meno bisogno di tutele, sono diventate scaltre e smaliziate».

Lo speciale comprende quattro articoli.

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La Flotilla prova a speronare l’Italia: «Doveva proteggere i due attivisti»
Flotilla (Ansa)
Ricorso alla Cedu e presidio davanti alla Farnesina per far rilasciare il palestinese Saif Abukeshek Abdelrahim e il brasiliano Thiago Avila, accusati di terrorismo. I naviganti accusano Israele: «Legati e presi a calci e pugni dall’esercito».

La Flotilla naviga in cattive acque. Da giorni bloccata a Cipro, dopo il blitz della Marina israeliana, non dà segni di resa e scatena un caso diplomatico internazionale. I legali degli attivisti depositano un ricorso lampo alla Corte europea dei diritti dell’uomo contro lo Stato italiano. Al centro della questione, la detenzione di due uomini, il palestinese Saif Abukeshek Abdelrahim, con passaporti spagnolo e svedese, e il brasiliano Thiago Avila, accusati rispettivamente di «terrorismo» e «attività illegali sospette».

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Davanti al blocco di Hormuz l’Iran tiene duro e taglia la sua produzione di petrolio
Un soldato iraniano passa davanti a un enorme cartellone pubblicitario anti-americano che fa riferimento al presidente degli Stati Uniti Donald Trump e allo Stretto di Hormuz in piazza Valiasr a Teheran (Ansa)
Teheran: «La guerra può riprendere». Pechino: «Ignoreremo le sanzioni americane». Trump rifiuta le proposte nemiche sul nucleare: «Finito con loro, mi prendo Cuba».

La crisi tra Stati Uniti e Iran continua a muoversi su un equilibrio sempre più instabile, sospeso tra tentativi di riavviare i negoziati e segnali concreti di una possibile escalation militare. Al centro dello scontro resta lo Stretto di Hormuz, nodo strategico per il traffico energetico globale e terreno di confronto diretto tra Washington e Teheran, da cui transita una quota significativa delle esportazioni mondiali di petrolio.

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I capi di Askatasuna: «La polizia non ci picchia: dobbiamo provocarla noi»
Un gruppo di autonomisti che si era staccato dalla marcia del Primo maggio a Torino ha tentato di forzare il cordone di polizia davanti all'ex edificio Askatasuna occupato in Corso Regina Margherita (Ansa)
Nelle intercettazioni la cinica strategia del centro sociale torinese: «L’ultima delle idee degli agenti è darci una manganellata, perché poi li licenziano, dobbiamo muoverci noi. Basta filmare qualcuno che ci colpisce. Se ci sgomberano ci torna solo in tasca».

«Non hai capito che non vogliono fare un cazzo? Siamo noi che dobbiamo fare... siamo noi... non sono loro... l’ultima delle idee loro è darci una manganellata hai capito?».

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Ossessione Mussolini, ode a Re Sergio. Il Primo maggio è un rito spompato
Piero Pelù (Ansa)
Il Concertone ormai è una parodia di sé stesso: antifascismo un tanto al chilo, Che Guevara e baci omosex. Nessuno ha colto l’occasione per una domandina a Mattarella sulla grazia alla «terza M»: Nicole Minetti.

«Questa è una festa, dobbiamo ballare». Filippo Uttinacci detto Fulminacci avrebbe pure ragione ma con quella desinenza sospetta da Farinacci non se lo fila nessuno. Per due motivi: al rave da Rsa del 1º maggio la musica è un optional (sennò un vecchio arnese come Piero Pelù verrebbe utilizzato per accordare le chitarre), in più il cantautore romano non ha colto il tema dominante del Concertone, un originale e sfavillante Benito Mussolini. Ottantuno anni dopo il duce rimane l’unico collante, eterna ossessione della sinistra gruppettara riunita a san Giovanni in Laterano per contare le rughe e sentirsi ripetere vecchi slogan di un mondo fake tutto suo.

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