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2022-03-02
Il cineturismo muove 100 milioni di viaggiatori ogni anno
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I turismi sono tanti quanti sono le persone. Non basta spostarsi da un luogo all’altro per fare di questo spostamento un viaggio: bisogna metterci del nostro e seguire le nostre naturali inclinazioni, non solo per donarsi del piacere, ma soprattutto per approfondire la conoscenza con un luogo. Perché i luoghi sono vivi e mai andrebbero considerati come elementi statici in cui infilarsi, che sia per il classico weekend fuori porta o per un viaggio più lungo.
Con i luoghi si dialoga esattamente come con le persone: noi parliamo a loro e loro parlano a noi. Il turismo cinematografico è solo una delle tante modalità con cui instaurare questa discussione con ciò che visitiamo.
Paesi e città sono ricchi non solo di monumenti, statue celebrative e musei. Non è solo così che parlano di sé. I luoghi combaciano anche con l’idea che ce ne siamo fatta tramite film e serie televisive. Ecco quindi che Roma non è più solo Piazza Venezia, ma anche le sue terrazze, riprese da Sorrentino nel suo capolavoro, La grande bellezza. Borghi, metropoli o campagne assurgono così a fabbriche di sogni e non solo a zone in cui si è dispiegata la storia. Per questo viaggiare è così bello: ci dà la possibilità di toccare con mano le immagini che cinema e televisione hanno fabbricato e sui cui la nostra fantasia ha ricamato ulteriori immagini.
Fare turismo cinematografico significa, in un certo senso, realizzare i propri sogni: le storie che abbiamo amato e che hanno contribuito a costruire la nostra identità divengono corporee, svelando alcuni misteri e lasciandone intatti altri.
Dalla nascita del cinema, le città sono diventate teatri di posa all’aria aperta, scenografie solo in parte già pronte: anch’esse attrici, soggette al trucco e parrucco delle esigenze narrative, talvolta nude e crude nella loro verità.
Secondo una ricerca elaborata das Federturismo, nel periodo precedente alla pandemia, ogni anno oltre 100 milioni di turisti scelgono la meta dei propri viaggi con l'obiettivo e il desiderio di visitare location divenute famose sul grande schermo.
Cinema e televisione hanno contribuito a far conoscere al grande pubblico alcune zone: si pensi alla Sicilia di Montalbano, alla Puglia del giudice Mastrangelo o all’Umbria di Don Matteo. Operazioni di marketing che hanno consentito alle province di Ragusa, Lecce e Perugia di uscire dall’anonimato, a costo di rischiare una certa massificazione negli itinerari.
Quali sono le città più cinematografiche? Roma, Milano e Venezia svettano, precedendo di poco Napoli e Torino. Borghi e campagne, salvo rare eccezioni, sono invece scoperte relativamente recenti: si pensi Montepulciano, Scicli e Spoleto, per fare solo alcuni esempi. Ma anche Curon Venosta (BZ), Roccascalegna (CH) e l’isola di Procida.
Un’Italia tutta da scoprire grazie alle immagini in movimento con cui lasciamo che la nostra fantasia venga dilettata e sollecitata.
Quello che segue è il solito viaggio da Nord a Sud, alla ricerca di alcune (solo alcune) delle location più belle del nostro Paese.
Napoli, Lecce, Matera, Palermo, Cosenza, Pescara, Mestre

Una scena da "Passione", il documentario di John Turturro (Ansa)
Come si può evincere dalle città appena nominate, le location cinematografiche e televisive d’Italia non si contano, non solo per la quantità di pellicole Made in Italy, ma anche tenendo conto di quelle straniere.
La lista che segue tratteggia brevemente la lista di città più o meno grandi selezionate da registi provenienti da tutto il mondo.
Napoli
La città partenopea è una delle scelte preferite dai cineasti nazionali e internazionali.
Un film che rende omaggio al capoluogo campano è Passione, del 2010. Girato da John Turturro, regista americano di origini siculo-pugliesi, è un documentario con al centro la musica partenopea, messa in scena da diversi interpreti, tra cui Massimo Ranieri e Pietra Motecorvino.
Location: Castel dell’Ovo, Palazzo dello Spagnolo, Pozzuoli, per citarne alcune.
La serie tv per eccellenza (almeno tra le ultime girate a Napoli) è L’Amica Geniale. Per riviverne le atmosfere, basta passeggiare sul Lungomare Caracciolo, in Via dei Tribunali e in Via Toledo.
Dormire e mangiare a Napoli:
- B&B Chiaia 32, Via Chiaia, 32: centrale, comodo e moderno;
- La Campagnola Pizzeria, Via Fuori Porta S. Gennaro, 13: la pizza fritta è il top.
Lecce
Anche Lecce è una città molto amata dai registi. Un film e una serie tv su tutti: “Mine vaganti”, di Ferzan Ozpetek, e Il Giudice Mastrangelo, con protagonista Diego Abatantuono.
Il regista italo-turco ha girato il suo film, incentrato sui temi della famiglia e dell’omosessualità, sia nel bellissimo e barocco centro storico della città pugliese (vedi Piazza Sant’Oronzo e Corso Vittorio Emanuele) che a Gallipoli e a Punta della Suina.
Anche il Diego Abatantuono della serie tv si aggira sia tra i vicoli di Lecce che fuori città. Il Palazzo del Protonobilissimo di Muro Leccese, per esempio, nella serie tv è il palazzo della Procura.
Dormire e mangiare a Lecce:
- Signuria Dimora Esclusiva, Corte delle Armelline, 8: struttura tipica in pieno centro storico;
- Bistrot Il Kiodo Fisso, Viale Francesco Lo Re, 22: da provare la lasagna vegana.
Matera
Matera, oltre a essere una delle città più belle d’Italia, è stata scelta senza colpo ferire da Mel Gibson per il suo controverso film: La Passione di Cristo.
Era il 2004, quando il regista e attore americano girava tra i Sassi per raccontare le ultime 12 ore della vita di Gesù. Ore dense di pathos, dolore e violenza, rappresentate in modo crudo e veristico.
Tra le location della città lucana spiccano il Sasso Caveoso, Piazza Porta Pistola e il Belvedere di Murgia Timone. Alcune scene sono state girate anche nel borgo fantasma della vicina e poco accessibile Craco.
Anche Cinzia Th. Torrini ha selezionato Matera per le riprese della sua fiction, Sorelle. Chiara, avvocato che lavora a Roma, torna nella sua Matera per via della sparizione della sorella Elena. Per questa serie sono stati scelti il Sasso Barisano, Piazza Vittorio Veneto e il Parco della Murgia Materana.
Dormire e mangiare a Matera:
- In & Out Matera, Via Santo Stefano, 19: camere moderne a ridosso dei Sassi;
- Trattoria Paolangelo, Via Emanuele Duni, 14: cucina tradizionale in piatti abbondanti.
Palermo
Tra i lungometraggi ambientati nel capoluogo di regione siciliano ricordiamo “La mafia uccide solo d’estate”, racconto semi-serio a opera di Pif, divenuto famoso grazie alla trasmissione Le Iene.
Il film racconta la mafia e gli eventi che hanno sconvolto la città in modo leggero, ironico, ma non per questo poco serio.
Tra i luoghi scelti figura Piazza Sant’Anna, dove vive il personaggio di Gioè. In Via Federico Pipitone 59 si trova invece la prima casa di Flora-Capotondi. Altro luogo è Palazzo Comitini, dove Arturo-Bisconti intervista il generale Dalla Chiesa.
Dormire e mangiare a Palermo
- Il Siciliano Home, Via Butera, 77: ottimo appartamento con decori siculi. In centro;
- Vecchia Trattoria Da Totò, Via Coltellieri, 6: cucina tipica e genuina.
Cosenza (provincia)
La Calabria è così ricca di storia, arte e natura che era impossibile non utilizzarla come set cinematografico. Uno dei film ambientati nel Cosentino è “Freaks out”, di Gabriele Mainetti.
Il film è incentrato su quattro amici che tentano la fuga da una Roma occupata dai nazisti. Se molte scene sono state girate nella capitale, molte altre si sono sviluppate tra Cosenza e i dintorni. La Sila, in particolare, è la vera protagonista calabrese: Camigliatello Silano, la frazione di Moccone e la stazione San Nicola Silvana Mansio fanno da scenografia per questo kolossal fantastico.
Rivivere le scene ideate da Mainetti può fungere da spunto anche per visitare la città di Cosenza, il cui centro storico trabocca bellezza. E proprio nel centro storico sono state girate alcune scene della serie tv “Fino all’ultimo battito”, di Cinzia Th. Torrini (2021).
Dormire e mangiare a Cosenza
- B&B Due Fiumi, Via Reggio Calabria, 14: appartamento accogliente nel cuore della città;
- Cacio e Pepe, Via Vincenzo Biscardi, 8: cucina romana in Calabria? Perché no!
Pescara
Non troppo conosciuta dai turisti nazionali e internazionali, Pescara è una città che merita una visita, sia per il mare e l’ottima cucina di pesce che per il felice approdo della modernità tra vicoli e piazze.
L’Abruzzo è piuttosto famoso come set cinematografico, ma non questa zona. Eppure a Pescara è stato girato un film di successo: si tratta di Pane e Tulipani, di Silvio Soldini. Il racconto si incentra su una casalinga dimenticata in autogrill: da qui prenderà il via la sua rinascita.
Di Pescara sono proprio Rosalba e Mimmo, la protagonista e suo marito. Ma c’è un ma: la maggior parte delle scene riguardanti Pescara è stata girata a Mestre, di cui si parlerà alla fine.
Riguardo alle serie tv, nel capoluogo di provincia dovrebbe essere ambientata la fiction poliziesca “Adriatica”, del pescarese Carmine Bucci, in cantiere da qualche anno.
Dormire e mangiare a Pescara
- B&B Jolie Center, Via Milano, 19: camere moderne e possibile colazione in terrazza;
- L’Angolo d’Abruzzo Trattoria, Via Napoli, 48: gli arrosticini sono imperdibili.
Mestre (VE)
Difficile andare a Mestre per motivi turistici, ma Mestre rimane pur sempre la “porta” di Venezia, oltre a essere parte integrante del comune. Mestre può comunque vantare una bella piazza (Ferretto), Via Palazzo – dall’impianto medievale – e l’affascinante Galleria Matteotti, di epoca ottocentesca.
In Via Aldo Camporese, nel quartiere Pertini, è stata girata la scena di Pane e Tulipani in cui l’investigatore (Battiston) cammina affiancato da case bianche (il film vuole illudere lo spettatore che si tratti di Pescara). In Via Don Tosatto 22, invece, si trova l’Auchan, che il film fa passare come pescarese.
Dormire e mangiare a Mestre
- Venice Apartments Dante, Via Dante, 53: begli appartamenti dotati di cucina pubblica e bagni privati;
- Osteria Da Mirco, Via Gaspare Gozzi, 14: abbondanti piatti di pesce.
Milano

Una foto di scena della seconda puntata di "Made in Italy" in onda su Canale 5 (Ansa)
Quanto al Nord Italia, quale miglior set cinematografico di Milano e provincia? Nonostante l’accento prevalente nelle opere per il grande schermo sia quello romanesco, il capoluogo lombardo ha una grande storia cinematografica alle spalle.
Si pensi ai film del dopoguerra: Il Posto, di Ermanno Olmi, racconta la ricerca del posto fisso - con tutte le contraddizioni che porta con sé - da parte di due giovani, Domenico e Antonietta. Le location della pellicola - che vinse il Premio della critica alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1961 – sono sparse tra la Brianza e la grande città.
A Meda (MB), in Via Molino 2, si trovava la cascina che fungeva da abitazione di Domenico Cantoni. La struttura è stata poi adibita ad azienda produttrice di mobili, per cui Meda è famosa. E poi, come non ricordare la stazione (da cui il protagonista parte in direzione di Milano) e la chiesa di Santa Maria Nascente?
Per quanto riguarda Milano, bisogna andare in Via San Giovanni sul Muro per ritrovare l’ufficio in cui il protagonista fece gli esami per l’assunzione; in via Francesco Hayez 1, al bar dell'Angolo, per rivivere la scena in cui Domenico offre il caffè ad Antonietta. O ancora in Piazza San Babila: nel film si trovava qui il cantiere per la metropolitana osservato dai due attori.
Il Posto è solo uno dei tanti film, non solo del dopoguerra, girati a Milano. Se parliamo di serie televisive, la lista è altrettanto lunga, ma per amor di brevità ne citiamo una di tre anni fa, ambientata nella Milano degli anni Settanta: Made in Italy. Margherita Buy e Fiammetta Cicogna le protagoniste principali.
La serie parla della nascita della moda moda prêt-à-porter italiana e non poteva che farlo nel Quadrilatero della Moda. In Via Vivaio, invece, si trova la redazione del giornale Appeal (quello in cui le protagoniste lavorano).
Dormire a Milano
- Affittacamere Portaclè Suites, Via Senato, 2: camere moderne in un palazzo storico del centro città;
- Aria Boutique Apartments Farneti, Via Rodolfo Farneti, 8, Città Studi: in una delle zone più gettonate di Milano.
Mangiare a Milano
- Trattoria de la Trebia Milano, Via Trebbia, 32: da provare la tartare;
- La Vecchia Latteria, Via dell’Unione, 6: apprezzato per gli ingredienti di ottima qualità;
- Piadineria Artigianale Pascoli, Via Niccolò Paganini, 2: per mangiare al volo un’ottima piadina.
Torino

Una scena del film "Mio fratello è figlio unico" di Daniele Luchetti (Ansa)
Anche Torino è stata – ed è – set cinematografico d’eccellenza. Una delle pellicole di maggior successo degli ultimi anni? Mio fratello è figlio unico, di Daniele Luchetti.
Elio Germano e Riccardo Scamarcio, due fratelli agli antipodi, si contendono la medesima donna e sono perennemente in conflitto. Anche questo film, vincitore di 5 premi David di Donatello e 2 Nastri d’Argento, è ambientato negli anni Settanta, epoca amata dai cineasti di tutto il mondo.
Ecco un paio di location:
- Piazza XVIII Dicembre, vicino alla vecchia Stazione di Torino Porta Susa, nel centro storico. Qui Germano incontra Scamarcio;
- Via Borgo Dora, 22: qui si trova l’abitazione di Scamarcio.
Come non parlare de L’amica geniale? È il regista romano Daniele Luchetti ad aver girato qui alcune scene della terza stagione. A Torino studia Elena-Lenu’, una delle due protagoniste: la Facoltà di Chimica di Via Pietro Giuria e Palazzo Campana sono stati scelti come set di alcuni dei momenti più emozionanti.
In attesa della quarta stagione, sappiamo già che vi figureranno la Mole Antonelliana e il Parco del Valentino.
Dormire a Torino
- CX Turin Belfiore Student&Explorer Place, Via Belfiore 23, San Salvario Valentino: struttura accogliente e sostenibile in una zona gettonatissima della città;
- NH Torino Lingotto Congress, Via Nizza 262, Lingotto: situato nell’ex fabbrica automobilistica della Fiat, l’hotel offre, tra le altre cose, un’eccellente colazione.
Mangiare a Torino
- Antica Trattoria Con Calma, Strada Comunale del Cartman, 59: in collina, offre piatti tipici piemontesi e menù sostenibile;
- Ristò - La Trattoria del Buon Mangiare, Via Antonio Bertola, 57: da provare i risotti;
- Crostone.it, Via Giovanni Amendola, 10 / c: prodotti a km 0.
Roma

Una foto di scena del film "La grande bellezza" di Paolo Sorrentino (Ansa-Ufficio stampa Punto e virgola)
La quantità di film e serie tv girati a Roma è quasi imbarazzante. Difficilissimo fare una cernita. Esiste però una pellicola che ha rappresentato la città in maniera tutto meno che scontata: La Grande Bellezza, di Paolo Sorrentino.
Un film che, nonostante i vari premi – tra cui l’Oscar al miglior film in lingua straniera – ha fatto discutere moltissimo. Della capitale vengono messe in luce le grandi bellezze, ma anche le oscenità. Anzi, il regista fa di più: la bellezza storico-artistica stride in maniera netta con le brutture di una metropoli abbandonata a se stessa, dove i vizi fanno a pugni con le virtù.
Protagonista è il 65enne Jep Gambardella, giornalista introverso e depresso che si aggira tra una festa mondana e l’altra alla ricerca dell’essenziale e della vera, grande bellezza: quella spirituale.
Ecco alcune delle location più belle:
- Giardino degli Aranci: attiguo a questo bellissimo parco dell’Aventino è il celeberrimo buco della serratura della Villa del Priorato dei Cavalieri di Malta. All’interno della villa passeggiano Jep-Servillo con Viola-Ferilli;
- Parco degli Acquedotti: memorabile la scena del discutibile spettacolo teatrale in cui un’attrice, completamente nuda, va a schiantarsi contro lo splendido acquedotto romano;
- Lungotevere: qui passeggia Gambardella, osservando gli scorci grandiosi sulla Città Eterna.
Una serie tv che ha avuto molto successo, soprattutto tra gli adolescenti, è Skam Italia. Protagonisti sono gli studenti del Liceo Kennedy e le loro vicende, tutte in salsa teen.
Alcune location: la Gay Street (Via di San Giovanni in Laterano, 40), la scalinata di Viale Glorioso (dove Eleonora canta) e il Museo delle Civiltà, in Piazza Guglielmo Marconi, dove Eleonora ed Edoardo litigano.
Dormire a Roma
- B&B Emozioni Romane, Via Ostiense 38/C, Aventino: in una delle zone più belle della capitale;
- Hotel Aventino, Via di San Domenico, 10, Aventino: eleganza e centralità.
Mangiare a Roma
- La Renardiere, Viale Aventino, 31: ristorante francese dall’atmosfera vintage;
- Court Delicati Roma, Viale Aventino, 39/41/43: cucina malese, con piatti cinesi e thailandesi;
- Tantopermangiare, Lungotevere degli Inventori, 118: da provare le polpette sportive.
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Sempre più turisti scelgono le mete dei propri viaggi con l'obiettivo e il desiderio di visitare location divenute famose sul grande schermo. Fare turismo cinematografico significa realizzare i propri sogni: le storie che abbiamo amato e che hanno contribuito a costruire la nostra identità divengono corporee. Da Milano, Roma e Torino, passando per Napoli, Lecce, Matera, Palermo, Cosenza, Pescara e Mestre, il nostro Paese offre numerose opportunità suggestive.I turismi sono tanti quanti sono le persone. Non basta spostarsi da un luogo all’altro per fare di questo spostamento un viaggio: bisogna metterci del nostro e seguire le nostre naturali inclinazioni, non solo per donarsi del piacere, ma soprattutto per approfondire la conoscenza con un luogo. Perché i luoghi sono vivi e mai andrebbero considerati come elementi statici in cui infilarsi, che sia per il classico weekend fuori porta o per un viaggio più lungo.Con i luoghi si dialoga esattamente come con le persone: noi parliamo a loro e loro parlano a noi. Il turismo cinematografico è solo una delle tante modalità con cui instaurare questa discussione con ciò che visitiamo.Paesi e città sono ricchi non solo di monumenti, statue celebrative e musei. Non è solo così che parlano di sé. I luoghi combaciano anche con l’idea che ce ne siamo fatta tramite film e serie televisive. Ecco quindi che Roma non è più solo Piazza Venezia, ma anche le sue terrazze, riprese da Sorrentino nel suo capolavoro, La grande bellezza. Borghi, metropoli o campagne assurgono così a fabbriche di sogni e non solo a zone in cui si è dispiegata la storia. Per questo viaggiare è così bello: ci dà la possibilità di toccare con mano le immagini che cinema e televisione hanno fabbricato e sui cui la nostra fantasia ha ricamato ulteriori immagini.Fare turismo cinematografico significa, in un certo senso, realizzare i propri sogni: le storie che abbiamo amato e che hanno contribuito a costruire la nostra identità divengono corporee, svelando alcuni misteri e lasciandone intatti altri.Dalla nascita del cinema, le città sono diventate teatri di posa all’aria aperta, scenografie solo in parte già pronte: anch’esse attrici, soggette al trucco e parrucco delle esigenze narrative, talvolta nude e crude nella loro verità. Secondo una ricerca elaborata das Federturismo, nel periodo precedente alla pandemia, ogni anno oltre 100 milioni di turisti scelgono la meta dei propri viaggi con l'obiettivo e il desiderio di visitare location divenute famose sul grande schermo.Cinema e televisione hanno contribuito a far conoscere al grande pubblico alcune zone: si pensi alla Sicilia di Montalbano, alla Puglia del giudice Mastrangelo o all’Umbria di Don Matteo. Operazioni di marketing che hanno consentito alle province di Ragusa, Lecce e Perugia di uscire dall’anonimato, a costo di rischiare una certa massificazione negli itinerari. Quali sono le città più cinematografiche? Roma, Milano e Venezia svettano, precedendo di poco Napoli e Torino. Borghi e campagne, salvo rare eccezioni, sono invece scoperte relativamente recenti: si pensi Montepulciano, Scicli e Spoleto, per fare solo alcuni esempi. Ma anche Curon Venosta (BZ), Roccascalegna (CH) e l’isola di Procida.Un’Italia tutta da scoprire grazie alle immagini in movimento con cui lasciamo che la nostra fantasia venga dilettata e sollecitata. Quello che segue è il solito viaggio da Nord a Sud, alla ricerca di alcune (solo alcune) delle location più belle del nostro Paese.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/cineturismo-muove-100milioni-viaggiatori-anno-2656824701.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="napoli-lecce-matera-palermo-cosenza-pescara-mestre" data-post-id="2656824701" data-published-at="1646229851" data-use-pagination="False"> Napoli, Lecce, Matera, Palermo, Cosenza, Pescara, Mestre Una scena da "Passione", il documentario di John Turturro (Ansa) Come si può evincere dalle città appena nominate, le location cinematografiche e televisive d’Italia non si contano, non solo per la quantità di pellicole Made in Italy, ma anche tenendo conto di quelle straniere.La lista che segue tratteggia brevemente la lista di città più o meno grandi selezionate da registi provenienti da tutto il mondo.NapoliLa città partenopea è una delle scelte preferite dai cineasti nazionali e internazionali. Un film che rende omaggio al capoluogo campano è Passione, del 2010. Girato da John Turturro, regista americano di origini siculo-pugliesi, è un documentario con al centro la musica partenopea, messa in scena da diversi interpreti, tra cui Massimo Ranieri e Pietra Motecorvino.Location: Castel dell’Ovo, Palazzo dello Spagnolo, Pozzuoli, per citarne alcune.La serie tv per eccellenza (almeno tra le ultime girate a Napoli) è L’Amica Geniale. Per riviverne le atmosfere, basta passeggiare sul Lungomare Caracciolo, in Via dei Tribunali e in Via Toledo.Dormire e mangiare a Napoli:B&B Chiaia 32, Via Chiaia, 32: centrale, comodo e moderno;La Campagnola Pizzeria, Via Fuori Porta S. Gennaro, 13: la pizza fritta è il top.LecceAnche Lecce è una città molto amata dai registi. Un film e una serie tv su tutti: “Mine vaganti”, di Ferzan Ozpetek, e Il Giudice Mastrangelo, con protagonista Diego Abatantuono.Il regista italo-turco ha girato il suo film, incentrato sui temi della famiglia e dell’omosessualità, sia nel bellissimo e barocco centro storico della città pugliese (vedi Piazza Sant’Oronzo e Corso Vittorio Emanuele) che a Gallipoli e a Punta della Suina.Anche il Diego Abatantuono della serie tv si aggira sia tra i vicoli di Lecce che fuori città. Il Palazzo del Protonobilissimo di Muro Leccese, per esempio, nella serie tv è il palazzo della Procura.Dormire e mangiare a Lecce:Signuria Dimora Esclusiva, Corte delle Armelline, 8: struttura tipica in pieno centro storico;Bistrot Il Kiodo Fisso, Viale Francesco Lo Re, 22: da provare la lasagna vegana.MateraMatera, oltre a essere una delle città più belle d’Italia, è stata scelta senza colpo ferire da Mel Gibson per il suo controverso film: La Passione di Cristo.Era il 2004, quando il regista e attore americano girava tra i Sassi per raccontare le ultime 12 ore della vita di Gesù. Ore dense di pathos, dolore e violenza, rappresentate in modo crudo e veristico. Tra le location della città lucana spiccano il Sasso Caveoso, Piazza Porta Pistola e il Belvedere di Murgia Timone. Alcune scene sono state girate anche nel borgo fantasma della vicina e poco accessibile Craco.Anche Cinzia Th. Torrini ha selezionato Matera per le riprese della sua fiction, Sorelle. Chiara, avvocato che lavora a Roma, torna nella sua Matera per via della sparizione della sorella Elena. Per questa serie sono stati scelti il Sasso Barisano, Piazza Vittorio Veneto e il Parco della Murgia Materana.Dormire e mangiare a Matera:In & Out Matera, Via Santo Stefano, 19: camere moderne a ridosso dei Sassi;Trattoria Paolangelo, Via Emanuele Duni, 14: cucina tradizionale in piatti abbondanti.PalermoTra i lungometraggi ambientati nel capoluogo di regione siciliano ricordiamo “La mafia uccide solo d’estate”, racconto semi-serio a opera di Pif, divenuto famoso grazie alla trasmissione Le Iene.Il film racconta la mafia e gli eventi che hanno sconvolto la città in modo leggero, ironico, ma non per questo poco serio.Tra i luoghi scelti figura Piazza Sant’Anna, dove vive il personaggio di Gioè. In Via Federico Pipitone 59 si trova invece la prima casa di Flora-Capotondi. Altro luogo è Palazzo Comitini, dove Arturo-Bisconti intervista il generale Dalla Chiesa.Dormire e mangiare a PalermoIl Siciliano Home, Via Butera, 77: ottimo appartamento con decori siculi. In centro;Vecchia Trattoria Da Totò, Via Coltellieri, 6: cucina tipica e genuina.Cosenza (provincia)La Calabria è così ricca di storia, arte e natura che era impossibile non utilizzarla come set cinematografico. Uno dei film ambientati nel Cosentino è “Freaks out”, di Gabriele Mainetti.Il film è incentrato su quattro amici che tentano la fuga da una Roma occupata dai nazisti. Se molte scene sono state girate nella capitale, molte altre si sono sviluppate tra Cosenza e i dintorni. La Sila, in particolare, è la vera protagonista calabrese: Camigliatello Silano, la frazione di Moccone e la stazione San Nicola Silvana Mansio fanno da scenografia per questo kolossal fantastico.Rivivere le scene ideate da Mainetti può fungere da spunto anche per visitare la città di Cosenza, il cui centro storico trabocca bellezza. E proprio nel centro storico sono state girate alcune scene della serie tv “Fino all’ultimo battito”, di Cinzia Th. Torrini (2021).Dormire e mangiare a CosenzaB&B Due Fiumi, Via Reggio Calabria, 14: appartamento accogliente nel cuore della città;Cacio e Pepe, Via Vincenzo Biscardi, 8: cucina romana in Calabria? Perché no!PescaraNon troppo conosciuta dai turisti nazionali e internazionali, Pescara è una città che merita una visita, sia per il mare e l’ottima cucina di pesce che per il felice approdo della modernità tra vicoli e piazze.L’Abruzzo è piuttosto famoso come set cinematografico, ma non questa zona. Eppure a Pescara è stato girato un film di successo: si tratta di Pane e Tulipani, di Silvio Soldini. Il racconto si incentra su una casalinga dimenticata in autogrill: da qui prenderà il via la sua rinascita.Di Pescara sono proprio Rosalba e Mimmo, la protagonista e suo marito. Ma c’è un ma: la maggior parte delle scene riguardanti Pescara è stata girata a Mestre, di cui si parlerà alla fine.Riguardo alle serie tv, nel capoluogo di provincia dovrebbe essere ambientata la fiction poliziesca “Adriatica”, del pescarese Carmine Bucci, in cantiere da qualche anno. Dormire e mangiare a PescaraB&B Jolie Center, Via Milano, 19: camere moderne e possibile colazione in terrazza;L’Angolo d’Abruzzo Trattoria, Via Napoli, 48: gli arrosticini sono imperdibili.Mestre (VE)Difficile andare a Mestre per motivi turistici, ma Mestre rimane pur sempre la “porta” di Venezia, oltre a essere parte integrante del comune. Mestre può comunque vantare una bella piazza (Ferretto), Via Palazzo – dall’impianto medievale – e l’affascinante Galleria Matteotti, di epoca ottocentesca.In Via Aldo Camporese, nel quartiere Pertini, è stata girata la scena di Pane e Tulipani in cui l’investigatore (Battiston) cammina affiancato da case bianche (il film vuole illudere lo spettatore che si tratti di Pescara). In Via Don Tosatto 22, invece, si trova l’Auchan, che il film fa passare come pescarese.Dormire e mangiare a MestreVenice Apartments Dante, Via Dante, 53: begli appartamenti dotati di cucina pubblica e bagni privati;Osteria Da Mirco, Via Gaspare Gozzi, 14: abbondanti piatti di pesce. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/cineturismo-muove-100milioni-viaggiatori-anno-2656824701.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="milano" data-post-id="2656824701" data-published-at="1646229851" data-use-pagination="False"> Milano Una foto di scena della seconda puntata di "Made in Italy" in onda su Canale 5 (Ansa) Quanto al Nord Italia, quale miglior set cinematografico di Milano e provincia? Nonostante l’accento prevalente nelle opere per il grande schermo sia quello romanesco, il capoluogo lombardo ha una grande storia cinematografica alle spalle.Si pensi ai film del dopoguerra: Il Posto, di Ermanno Olmi, racconta la ricerca del posto fisso - con tutte le contraddizioni che porta con sé - da parte di due giovani, Domenico e Antonietta. Le location della pellicola - che vinse il Premio della critica alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1961 – sono sparse tra la Brianza e la grande città.A Meda (MB), in Via Molino 2, si trovava la cascina che fungeva da abitazione di Domenico Cantoni. La struttura è stata poi adibita ad azienda produttrice di mobili, per cui Meda è famosa. E poi, come non ricordare la stazione (da cui il protagonista parte in direzione di Milano) e la chiesa di Santa Maria Nascente?Per quanto riguarda Milano, bisogna andare in Via San Giovanni sul Muro per ritrovare l’ufficio in cui il protagonista fece gli esami per l’assunzione; in via Francesco Hayez 1, al bar dell'Angolo, per rivivere la scena in cui Domenico offre il caffè ad Antonietta. O ancora in Piazza San Babila: nel film si trovava qui il cantiere per la metropolitana osservato dai due attori.Il Posto è solo uno dei tanti film, non solo del dopoguerra, girati a Milano. Se parliamo di serie televisive, la lista è altrettanto lunga, ma per amor di brevità ne citiamo una di tre anni fa, ambientata nella Milano degli anni Settanta: Made in Italy. Margherita Buy e Fiammetta Cicogna le protagoniste principali. La serie parla della nascita della moda moda prêt-à-porter italiana e non poteva che farlo nel Quadrilatero della Moda. In Via Vivaio, invece, si trova la redazione del giornale Appeal (quello in cui le protagoniste lavorano). Dormire a MilanoAffittacamere Portaclè Suites, Via Senato, 2: camere moderne in un palazzo storico del centro città;Aria Boutique Apartments Farneti, Via Rodolfo Farneti, 8, Città Studi: in una delle zone più gettonate di Milano.Mangiare a MilanoTrattoria de la Trebia Milano, Via Trebbia, 32: da provare la tartare;La Vecchia Latteria, Via dell’Unione, 6: apprezzato per gli ingredienti di ottima qualità;Piadineria Artigianale Pascoli, Via Niccolò Paganini, 2: per mangiare al volo un’ottima piadina. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/cineturismo-muove-100milioni-viaggiatori-anno-2656824701.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="torino" data-post-id="2656824701" data-published-at="1646229851" data-use-pagination="False"> Torino Una scena del film "Mio fratello è figlio unico" di Daniele Luchetti (Ansa) Anche Torino è stata – ed è – set cinematografico d’eccellenza. Una delle pellicole di maggior successo degli ultimi anni? Mio fratello è figlio unico, di Daniele Luchetti.Elio Germano e Riccardo Scamarcio, due fratelli agli antipodi, si contendono la medesima donna e sono perennemente in conflitto. Anche questo film, vincitore di 5 premi David di Donatello e 2 Nastri d’Argento, è ambientato negli anni Settanta, epoca amata dai cineasti di tutto il mondo.Ecco un paio di location:Piazza XVIII Dicembre, vicino alla vecchia Stazione di Torino Porta Susa, nel centro storico. Qui Germano incontra Scamarcio;Via Borgo Dora, 22: qui si trova l’abitazione di Scamarcio.Come non parlare de L’amica geniale? È il regista romano Daniele Luchetti ad aver girato qui alcune scene della terza stagione. A Torino studia Elena-Lenu’, una delle due protagoniste: la Facoltà di Chimica di Via Pietro Giuria e Palazzo Campana sono stati scelti come set di alcuni dei momenti più emozionanti.In attesa della quarta stagione, sappiamo già che vi figureranno la Mole Antonelliana e il Parco del Valentino.Dormire a TorinoCX Turin Belfiore Student&Explorer Place, Via Belfiore 23, San Salvario Valentino: struttura accogliente e sostenibile in una zona gettonatissima della città;NH Torino Lingotto Congress, Via Nizza 262, Lingotto: situato nell’ex fabbrica automobilistica della Fiat, l’hotel offre, tra le altre cose, un’eccellente colazione.Mangiare a TorinoAntica Trattoria Con Calma, Strada Comunale del Cartman, 59: in collina, offre piatti tipici piemontesi e menù sostenibile;Ristò - La Trattoria del Buon Mangiare, Via Antonio Bertola, 57: da provare i risotti;Crostone.it, Via Giovanni Amendola, 10 / c: prodotti a km 0. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/cineturismo-muove-100milioni-viaggiatori-anno-2656824701.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="roma" data-post-id="2656824701" data-published-at="1646229851" data-use-pagination="False"> Roma Una foto di scena del film "La grande bellezza" di Paolo Sorrentino (Ansa-Ufficio stampa Punto e virgola) La quantità di film e serie tv girati a Roma è quasi imbarazzante. Difficilissimo fare una cernita. Esiste però una pellicola che ha rappresentato la città in maniera tutto meno che scontata: La Grande Bellezza, di Paolo Sorrentino.Un film che, nonostante i vari premi – tra cui l’Oscar al miglior film in lingua straniera – ha fatto discutere moltissimo. Della capitale vengono messe in luce le grandi bellezze, ma anche le oscenità. Anzi, il regista fa di più: la bellezza storico-artistica stride in maniera netta con le brutture di una metropoli abbandonata a se stessa, dove i vizi fanno a pugni con le virtù.Protagonista è il 65enne Jep Gambardella, giornalista introverso e depresso che si aggira tra una festa mondana e l’altra alla ricerca dell’essenziale e della vera, grande bellezza: quella spirituale.Ecco alcune delle location più belle:Giardino degli Aranci: attiguo a questo bellissimo parco dell’Aventino è il celeberrimo buco della serratura della Villa del Priorato dei Cavalieri di Malta. All’interno della villa passeggiano Jep-Servillo con Viola-Ferilli;Parco degli Acquedotti: memorabile la scena del discutibile spettacolo teatrale in cui un’attrice, completamente nuda, va a schiantarsi contro lo splendido acquedotto romano;Lungotevere: qui passeggia Gambardella, osservando gli scorci grandiosi sulla Città Eterna.Una serie tv che ha avuto molto successo, soprattutto tra gli adolescenti, è Skam Italia. Protagonisti sono gli studenti del Liceo Kennedy e le loro vicende, tutte in salsa teen.Alcune location: la Gay Street (Via di San Giovanni in Laterano, 40), la scalinata di Viale Glorioso (dove Eleonora canta) e il Museo delle Civiltà, in Piazza Guglielmo Marconi, dove Eleonora ed Edoardo litigano.Dormire a RomaB&B Emozioni Romane, Via Ostiense 38/C, Aventino: in una delle zone più belle della capitale;Hotel Aventino, Via di San Domenico, 10, Aventino: eleganza e centralità.Mangiare a RomaLa Renardiere, Viale Aventino, 31: ristorante francese dall’atmosfera vintage;Court Delicati Roma, Viale Aventino, 39/41/43: cucina malese, con piatti cinesi e thailandesi;Tantopermangiare, Lungotevere degli Inventori, 118: da provare le polpette sportive.
Ursula von der Leyen (Ansa)
In una intervista del 2012 a Le Parisien, Abeille affermò di aver inventato il limite del 3 per cento al rapporto deficit/Pil «senza un’analisi teorica. Mitterrand aveva bisogno di una regola facile da opporre ai ministri che si presentavano nel suo ufficio a chiedere denaro […]. Avevamo bisogno di qualcosa di semplice». Quella regola nata per la Francia fu poi adottata sic et simpliciter anche per Maastricht, diventando così un totem «intoccabile». Come se ciò non bastasse, sempre per volere francese, ci siamo impiccati con una riforma che a medio termine è persino peggiorativa della formulazione precedente.
Gabriele Guzzi, studioso serio e appassionato, ha scritto un libro che dati alla mano verbalizza il fallimento delle politiche europeiste tanto da parlare di «Eurosuicidio», nel momento in cui il vincolo esterno europeo ha sottratto alle istituzioni democraticamente elette le leve fondamentali della politica monetaria, fiscale e di bilancio. Insomma, l’Europa è la causa delle crisi che stiamo vivendo.
Ecco perché tocca alla politica avere il coraggio di rompere l’incantesimo malefico. La politica non può limitarsi a fare i conti solo con i mercati, seppur titolari di un pezzo del nostro debito pubblico, ma deve fare i conti con le famiglie, le imprese che vivono nell’economia reale, coi lavoratori… Insomma deve preoccuparsi del popolo sovrano, di quel popolo che ha iniziato a capire che il conto delle crisi è quantomeno ingiusto e asimmetrico perché premia banchieri e gente d’affari e penalizza le persone.
Negli anni del Covid la gente è rimasta quasi bloccata per paura e si è bevuta ciò che era nascosto nei giochi anche sporchi di Bruxelles: le spese spropositate per i vaccini che celavano intrallazzi con Pfizer (ci sono fior di processi e persino sentenze avverse alla signora Von der Leyen, che però continuano a essere silenziate: per chi volesse c’è un bel libro - boicottato - che si intitola Ursula Gates scritto da Frédéric Baldan, un lobbista che vuota il sacco anche su Big Pharma); o i vari piani di rilancio ben confezionati con nomi dalle belle intenzioni ma infettate dal trucco mefistofelico di impigliare sempre più i governi alle regole Ue. Ripeto, il grosso della gente si era bevuto tutto questo: «Andrà tutto bene», scriveva sui balconi.
Oggi, quella manipolazione non c’è più e il realismo indotto dalle guerre emerge nelle rivendicazioni: se avete i soldi per le armi, allora li tirate fuori anche per noi. Ecco cos’è cambiato da allora: la gente stavolta sa e vede che si stornano voci di spesa per produrre e piazzare armi di ogni risma; la gente vede e legge di bilanci floridi per le imprese del settore militare. E poi c’è tutto il mondo dell’hi-tech, di quella intelligenza artificiale per cui ci si svena: oggi serve - dicono - ai fini della difesa, domani per… mettere gli umani fuori dai processi produttivi. E allora? Allora perché l’Europa dovrebbe allargare generosamente i cordoni della borsa per finanziare armi, droni e Ia, e non essere altrettanto generosa per consentire ai governi di incentivare e aiutare le famiglie, le imprese che non brigano con le guerre?
Oggi c’è un grande problema dell’energia (che l’Ia assorbe in quantità inimmaginabili) e domani ce ne saranno altri legati ai rincari scatenati sempre dalle guerre, come denuncia il comparto agricolo: se la Ue si svena per la guerra, lo può fare perché non è eletta da nessuno! Ma i governi no! E allora, perché mai il governo italiano dovrebbe impiccarsi nel rispettare una regola che non ha valore matematico e men che meno ne ha uno politico? La sinistra ha deciso di votarsi ai santi europei da sempre, e attraverso le regole di Bruxelles ci ha propinato i peggiori scenari; ma il centrodestra (che tra l’altro già con Berlusconi e Bossi aveva capito come sarebbero andate le cose) non deve cadere nell’ipnosi contabile, deve far valere la forza dell’interesse nazionale rispetto all’interesse Ue, che poi coincide con la convenienza dei mercati.
La Meloni abbia il coraggio di andare avanti nel rompere la liturgia del 3 per cento; non abbia paura. Vada in deficit per salvaguardare le famiglie, gli imprenditori, i lavoratori. Guardi al tessuto sociale e non agli operatori dei mercati finanziari. Nessun elettore rinfaccerà mai a lei e al governo di essersi occupati di lui; lasci pure la sinistra starnazzare come suo solito a difesa del bidone Ue. Dai migranti alle regole di bilancio, questa maggioranza prese i voti per tutelare gli italiani.
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Vittorio Messori, nato a Sassuolo, è stato tra i principali autori cattolici (Imagoeconomica)
Messori, l’uomo che ha riportato il dibattito su Cristo nelle case di milioni di persone in tutto il mondo, ha varcato la soglia definitiva proprio nel giorno in cui la Chiesa fa memoria della Passione, quasi a voler apporre il sigillo della sua stessa esistenza su quella «speranza che non si consuma» che aveva difeso con la penna per oltre mezzo secolo.
La parabola di Vittorio Messori è, in primo luogo, il racconto di una trasformazione intellettuale straordinaria. Nato a Sassuolo il 16 aprile 1941 in una famiglia di orientamento anticlericale, la sua formazione avvenne nella Torino del dopoguerra, un ambiente dominato da correnti laiche e razionaliste. Allievo del liceo classico D’Azeglio e poi della facoltà di Scienze Politiche, Messori crebbe alla scuola di giganti del pensiero laico come Norberto Bobbio e Luigi Firpo. Laureatosi con Galante Garrone, egli era il «perfetto prodotto» della cultura agnostica e razionalista di quegli anni, destinato apparentemente a una carriera nelle file dell’intellettualità laica.
Tuttavia, nell’estate del 1964, accadde l’imprevisto: l’irruzione di quella che lui stesso definì una «evidenza del cuore». Non fu il risultato di un’elaborazione ideologica, ma un incontro travolgente nato dalla lettura dei Vangeli. Quei testi «scarni ed essenziali» lo colpirono al punto da trasformarlo in un instancabile indagatore delle ragioni del credere. Tecnicamente non una trasformazione quindi, ma una conversione. Da quel momento, la sua missione divenne quella di coniugare fede e ragione, intuizione e argomentazione, in un corpo a corpo costante con la modernità.
Nel 1976, dopo dodici anni di lavoro, Messori diede alle stampe Ipotesi su Gesù. Fu un terremoto culturale, anche all’interno del mondo cattolico. In un’epoca in cui, come scriveva nell’incipit del libro, di Gesù non si parlava tra persone educate - essendo considerato un argomento che metteva a disagio al pari del sesso, del denaro o della morte - Messori ebbe l’audacia di riproporre il Nazareno come un argomento per tutti. Con lo stile incalzante del giornalista e il rigore dell’intellettuale laico, egli dimostrò che era possibile difendere razionalmente il cristianesimo senza rinunciare al metodo critico.
Il successo fu planetario, trasformando il libro in un best-seller. La sua cifra distintiva emerse prepotentemente: un’apologetica paziente e documentata, capace di rispondere alle obiezioni dei critici senza mai scadere nella polemica sterile. Per Messori, non si trattava di fare moralismo - ambito che non amava particolarmente - ma di concentrarsi sui grandi misteri della fede, convinto che l’etica segua naturalmente l’incontro con Cristo.
La carriera di Messori lo ha visto collaborare con varie testate, da La Stampa (dove lavorò per dieci anni) al Corriere della Sera e Avvenire. Ma è nel rapporto con i vertici della Chiesa che ha segnato tappe storiche per la comunicazione religiosa. Nel 1984, il libro-intervista con l’allora cardinale Joseph Ratzinger, intitolato Rapporto sulla fede, denunciò coraggiosamente le derive post-conciliari, attirandogli simpatie e forti critiche. Messori ebbe la capacità unica di porsi come mediatore tra il magistero ecclesiale e il grande pubblico, offrendo strumenti di comprensione profondi ma accessibili.
Ancor più eclatante fu nel 1994 la pubblicazione di Varcare la soglia della speranza, in cui per la prima volta un pontefice, Giovanni Paolo II, rispondeva direttamente alle domande di un giornalista. Messori seppe porre a Karol Wojtyla le domande essenziali dell’uomo contemporaneo, creando un ponte tra la domanda di senso del mondo e la risposta della Chiesa.
Oltre ai grandi palcoscenici, lo possiamo testimoniare in prima persona, Messori ha coltivato con amore e fedeltà realtà editoriali più piccole ma che condividevano in pieno il suo spirito di guardare la realtà con fede e ragione. È stato, insieme a Eugenio Corti, uno dei «padri nobili» del Timone, il mensile di fede e ragione. Rispose con entusiasmo all’invito del fondatore Gianpaolo Barra, portando la sua storica rubrica «Vivaio» sulle pagine della rivista dopo essere stata su quelle del periodico dei paolini Jesus e sul quotidiano Avvenire.
Negli ultimi anni, il suo interesse si era rivolto sempre più alla dimensione mariana e ai segni concreti di Dio nella storia, come dimostrano opere quali Il miracolo e Ipotesi su Maria. Viveva accanto al suo buen retiro dell’Abbazia di Maguzzano, sul lago di Garda, affrontando gli acciacchi dell’età con quel gusto «messoriano» per l’indagine che non lo ha mai abbandonato.
La scomparsa di Vittorio Messori lascia un vuoto incolmabile nel panorama intellettuale cattolico. Con la sua morte, avvenuta mentre il mondo cristiano si ferma davanti alla Croce, si chiude un’avventura terrena dedicata interamente alla ricerca della Verità. Gli ha reso omaggio anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano: «Ha saputo descrivere la fede come qualcosa di concreto, di vivo, lontano da astrattismi e da ideologismi».
Lascia in eredità una biblioteca di domande coraggiose e risposte documentate, un invito perenne a non aver paura di indagare il mistero di quel Gesù che, anche grazie a lui, è tornato a essere un argomento per tutti. Perché un cristiano, diceva, non è un cretino.
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Per i voli di Pasqua e dei giorni successivi non ci sono problemi. Ma con l’ultima nave cisterna carica di cherosene, partita dal Golfo Persico e in arrivo in Europa il 9 aprile, la situazione, a livello europeo, potrebbe degenerare.
È quello che emerge dai «Notam», i bollettini aeronautici relativi agli aeroporti di Milano-Linate, Venezia, Treviso e Bologna. Negli avvisi relativi agli scali di Bologna e Venezia, si precisa che «la priorità sarà data ai voli di ambulanza, ai voli di Stato e ai voli con durata superiore a tre ore». Nei restanti collegamenti in partenza dai quattro scali, l’erogazione del carburante procederà in forma contingentata. All’aeroporto dell’Umbria, invece, ci sono scorte di carburanti per un mese. «Nessun problema previsto al momento», assicura il direttore. L’Ue importa la metà del carburante che consuma dal Medio Oriente. Oltre ai Paesi del Golfo, i maggiori produttori mondiali di cherosene sono l’India e la Cina ma, a fronte della crisi, stanno riservando le scorte per il proprio mercato interno. C’è aria di austerità. Il primo Paese europeo ad aver introdotto restrizioni ai consumi è la Slovenia. In Egitto è stato imposto un consumo minore di energia elettrica. In Corea del Sud l’uso dell’auto è stato limitato per i dipendenti pubblici. Le Filippine hanno accorciato la settimana lavorativa (a quattro giorni) per i dipendenti pubblici. In Myanmar, sono in vigore le targhe alterne per i privati. In teoria, l’Italia potrebbe non essere toccata dal problema perché ha le raffinerie, però inevitabilmente sconterà le ricadute della guerra.
La chiusura dello Stretto di Hormuz ha azzerato le partenze dei carichi di cherosene dal Golfo. Il commissario Ue all’Energia, Dan Jorgensen, in un’intervista al Financial Times di qualche giorno fa, aveva già messo in guarda: «Dobbiamo prepararci a una crisi energetica di lunga durata. Stiamo valutando tutte le possibilità per affrontarla, compreso il razionamento del carburante e il rilascio di ulteriori riserve di petrolio. Per il carburante di aerei o diesel le cose potrebbero peggiorare nelle prossime settimane».
Il prezzo del carburante per gli aerei è più che raddoppiato dall’inizio del conflitto, ma il rialzo non si riflette ancora nei prezzi dei voli perché le compagnie aeree tendono ad acquistare il cherosene con largo anticipo, proprio per proteggersi dalle fluttuazioni. Ryanair sostiene che le forniture ci saranno fino a metà-fine maggio. «Non prevediamo carenze di carburante nel breve termine, ma la situazione è in evoluzione», dicono dalla compagnia low cost irlandese. «Se la guerra in Iran dovesse concludersi presto, l’approvvigionamento non verrà interrotto. Se, invece, la chiusura dello Stretto di Hormuz dovesse protrarsi fino a maggio o giugno, non possiamo escludere rischi per le forniture di carburante in alcuni aeroporti europei». Tuttavia, avvertono: «Prevediamo che tutte le compagnie aeree trasferiranno questi costi sotto forma di tariffe aeree più alte dopo Pasqua e nel corso dell’estate».
Lufthansa si associa all’allarme e avvisa di possibili colli di bottiglia nella disponibilità di carburante. La compagnia tedesca ha preparato un piano d’emergenza che prevede di tenere fermo il 30-40% della sua flotta. «La questione della disponibilità di carburante per l’aviazione è già problematica in alcuni aeroporti asiatici», afferma la consigliera di Lufthansa, Grazia Vittadini, in un’intervista a Die Welt. «Più a lungo lo Stretto di Hormuz rimarrà bloccato, più critica potrà diventare la sicurezza dell’approvvigionamento di cherosene. Cherosene aumentato di oltre il 100%. Per le nostre compagnie aeree, l’aumento del prezzo del petrolio sarà, in parte, attenuato da un tasso di copertura dell’80% del fabbisogno di carburante nell’anno in corso. Ma naturalmente l’aumento dei prezzi del cherosene sta interessando anche noi». Air France-KLM ha già introdotto un supplemento di 50 euro per ogni biglietto.
Il gruppo Save, la società che gestisce Venezia, Treviso e Verona, in una nota cerca di ridimensionare il problema dicendo che «le limitazioni di carburante non sono significative. Il problema è relativo a un solo fornitore e negli scali del gruppo ne sono presenti altri che riforniscono la gran parte dei vettori. Comunque, nessuna limitazione è posta per i voli intercontinentali e per l’area Schengen ed è garantita l’operatività senza alcun allarmismo».
Anche il presidente dell’Enac, l’Ente nazionale per l’aviazione civile, Pierluigi Di Palma, è ottimista: «Le difficoltà sono legate al periodo pasquale di traffico intenso e non al blocco di Hormuz».
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Ansa
«Sono qui per difendere gli interessi dell’Italia. Se la produzione e il transito nel Golfo si fermano, la situazione peggiora per tutti. E ne risente il potere d’acquisto delle famiglie». In cima alle preoccupazioni del capo del governo c’è lo Stretto di Hormuz. «Per me la politica estera non è una materia lontana, ma il modo più concreto per difendere l’Italia e il futuro della nazione».
Meloni, al contrario di quanto fatto dall’ex presidente della Camera, Laura Boldrini, e dall’ex ministro degli Esteri, Emma Bonino, ha inteso presentarsi ai capi di stato dei Paesi del Golfo senza indossare il velo, rivendicando senza timore le sue radici occidentali. Con questo punto di forza ha incontrato il principe ereditario e primo ministro dell’Arabia Saudita, Mohammed Bin Salman. Con lui ha discusso dell’assistenza militare difensiva fornita dall’Italia nelle zone di conflitto confrontandosi sulle prospettive e sugli sforzi in corso per una soluzione diplomatica e, più ampiamente, su come promuovere un quadro regionale che possa uscire dall’attuale ciclo di conflittualità. Il focus per Meloni resta quello degli approvvigionamenti energetici. L’obiettivo è ridurre l’impatto della crisi su imprese e cittadini. I due leader hanno anche concordato sull’importanza di assicurare al più presto la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Sviluppare una cooperazione ad ampio raggio su economia, investimenti, infrastrutture strategiche, sicurezza e difesa, l’obiettivo condiviso al termine del vertice.
Lasciata Gedda, Meloni ha fatto tappa a Doha dove è stata ricevuta dall’Emiro del Qatar, Sheikh Tamim bin Hamad Al-Thani. A lui ha rivolto i suoi ringraziamenti per aver fornito assistenza per l’evacuazione degli italiani in Qatar al momento dell’esplosione del conflitto. Insieme hanno discusso degli sforzi diplomatici in corso per l’uscita dalla crisi e hanno quindi approfondito le questioni energetiche, anche alla luce del rapporto consolidato tra Italia e Qatar in questo ambito, confrontandosi sulle possibili azioni di mitigazione per gli choc subiti. Meloni ha assicurato la disponibilità dell’Italia a contribuire alla riabilitazione delle infrastrutture energetiche qatarine, fondamentali per la sicurezza energetica su scala globale. La libertà di navigazione attraverso Hormuz resta obiettivo comune e infine si è stabilito di lavorare per sviluppare ulteriormente la cooperazione e gli investimenti congiunti, per rafforzare ogni dimensione della sicurezza, soprattutto negli ambiti strategici della difesa, delle infrastrutture critiche, della sicurezza alimentare e della cooperazione multilaterale per la gestione dei fenomeni migratori nelle rotte mediterranee.
La terza tappa l’ha vista recarsi ad Al Ain, negli Emirati Arabi Uniti, dove ha incontrato il presidente, Mohamed bin Zayed Al-Nahyan. Anche in questo caso il premier ha espresso la «forte vicinanza dell’Italia a una nazione amica, vittima di continui attacchi dell’Iran». Meloni ha inoltre tenuto a «manifestare profonda gratitudine per il sostegno ricevuto alle operazioni di rimpatrio dei turisti in transito e delle migliaia di cittadini italiani presenti negli Emirati all’inizio del conflitto». E anche in questo caso il colloquio ha focalizzato l’attenzione sulle prospettive del conflitto e sulle condizioni necessarie per la cessazione delle ostilità, a partire dalla necessità di assicurare la libertà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz. La conversazione ha infine permesso di fare il punto sulla cooperazione bilaterale, con particolare riferimento a un ulteriore rafforzamento degli investimenti reciproci nei settori strategici dell’energia, della difesa e della sicurezza.
La missione che molti hanno definito un «blitz» era prevista ma è stata tenuta segreta per evidenti ragioni di sicurezza. Il territorio è infatti molto rischioso per chiunque in questo momento per via dei bombardamenti. Ma lo è soprattutto per un leader di governo di un Paese che fa parte della Nato. Eventuali comunicazioni avrebbero potuto mettere a rischio l’incolumità del premier e di tutto il suo staff.
Nonostante le difficoltà, Meloni ha voluto essere in presenza nei tre Paesi del Golfo per dare un segnale e per provare a mettere in sicurezza l’approvvigionamento energetico italiano. La missione è stata lodata dalla maggioranza e criticata dalle opposizioni che l’hanno accusata di fare una passerella. Eppure il valore della due giorni è oggettivamente grande, lo ha ammesso anche il leader di Italia viva ed ex premier, Matteo Renzi, che ha parlato di «scelta politicamente intelligente anche se occorre allacciarsi le cinture perché ci attendono mesi difficili». Meloni lo sa, per questo ha inteso recarsi di persona nel Golfo. La partita per la riapertura dello Stretto di Hormuz è diventata una delle priorità. La strategia è quella di evitare lo scontro frontale che altri Paesi invece suggeriscono per scongiurare la pericolosa escalation dei prezzi e il razionamento delle materie prime. Un’emergenza che viaggia sopra le teste degli italiani ma che ha ricadute nella vita quotidiana di tutti. Di questo parlerà il premier giovedì prossimo quando interverrà in Parlamento per la sua informativa sul rilancio dell’azione di governo.
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