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2022-03-02
Il cineturismo muove 100 milioni di viaggiatori ogni anno
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I turismi sono tanti quanti sono le persone. Non basta spostarsi da un luogo all’altro per fare di questo spostamento un viaggio: bisogna metterci del nostro e seguire le nostre naturali inclinazioni, non solo per donarsi del piacere, ma soprattutto per approfondire la conoscenza con un luogo. Perché i luoghi sono vivi e mai andrebbero considerati come elementi statici in cui infilarsi, che sia per il classico weekend fuori porta o per un viaggio più lungo.
Con i luoghi si dialoga esattamente come con le persone: noi parliamo a loro e loro parlano a noi. Il turismo cinematografico è solo una delle tante modalità con cui instaurare questa discussione con ciò che visitiamo.
Paesi e città sono ricchi non solo di monumenti, statue celebrative e musei. Non è solo così che parlano di sé. I luoghi combaciano anche con l’idea che ce ne siamo fatta tramite film e serie televisive. Ecco quindi che Roma non è più solo Piazza Venezia, ma anche le sue terrazze, riprese da Sorrentino nel suo capolavoro, La grande bellezza. Borghi, metropoli o campagne assurgono così a fabbriche di sogni e non solo a zone in cui si è dispiegata la storia. Per questo viaggiare è così bello: ci dà la possibilità di toccare con mano le immagini che cinema e televisione hanno fabbricato e sui cui la nostra fantasia ha ricamato ulteriori immagini.
Fare turismo cinematografico significa, in un certo senso, realizzare i propri sogni: le storie che abbiamo amato e che hanno contribuito a costruire la nostra identità divengono corporee, svelando alcuni misteri e lasciandone intatti altri.
Dalla nascita del cinema, le città sono diventate teatri di posa all’aria aperta, scenografie solo in parte già pronte: anch’esse attrici, soggette al trucco e parrucco delle esigenze narrative, talvolta nude e crude nella loro verità.
Secondo una ricerca elaborata das Federturismo, nel periodo precedente alla pandemia, ogni anno oltre 100 milioni di turisti scelgono la meta dei propri viaggi con l'obiettivo e il desiderio di visitare location divenute famose sul grande schermo.
Cinema e televisione hanno contribuito a far conoscere al grande pubblico alcune zone: si pensi alla Sicilia di Montalbano, alla Puglia del giudice Mastrangelo o all’Umbria di Don Matteo. Operazioni di marketing che hanno consentito alle province di Ragusa, Lecce e Perugia di uscire dall’anonimato, a costo di rischiare una certa massificazione negli itinerari.
Quali sono le città più cinematografiche? Roma, Milano e Venezia svettano, precedendo di poco Napoli e Torino. Borghi e campagne, salvo rare eccezioni, sono invece scoperte relativamente recenti: si pensi Montepulciano, Scicli e Spoleto, per fare solo alcuni esempi. Ma anche Curon Venosta (BZ), Roccascalegna (CH) e l’isola di Procida.
Un’Italia tutta da scoprire grazie alle immagini in movimento con cui lasciamo che la nostra fantasia venga dilettata e sollecitata.
Quello che segue è il solito viaggio da Nord a Sud, alla ricerca di alcune (solo alcune) delle location più belle del nostro Paese.
Napoli, Lecce, Matera, Palermo, Cosenza, Pescara, Mestre

Una scena da "Passione", il documentario di John Turturro (Ansa)
Come si può evincere dalle città appena nominate, le location cinematografiche e televisive d’Italia non si contano, non solo per la quantità di pellicole Made in Italy, ma anche tenendo conto di quelle straniere.
La lista che segue tratteggia brevemente la lista di città più o meno grandi selezionate da registi provenienti da tutto il mondo.
Napoli
La città partenopea è una delle scelte preferite dai cineasti nazionali e internazionali.
Un film che rende omaggio al capoluogo campano è Passione, del 2010. Girato da John Turturro, regista americano di origini siculo-pugliesi, è un documentario con al centro la musica partenopea, messa in scena da diversi interpreti, tra cui Massimo Ranieri e Pietra Motecorvino.
Location: Castel dell’Ovo, Palazzo dello Spagnolo, Pozzuoli, per citarne alcune.
La serie tv per eccellenza (almeno tra le ultime girate a Napoli) è L’Amica Geniale. Per riviverne le atmosfere, basta passeggiare sul Lungomare Caracciolo, in Via dei Tribunali e in Via Toledo.
Dormire e mangiare a Napoli:
- B&B Chiaia 32, Via Chiaia, 32: centrale, comodo e moderno;
- La Campagnola Pizzeria, Via Fuori Porta S. Gennaro, 13: la pizza fritta è il top.
Lecce
Anche Lecce è una città molto amata dai registi. Un film e una serie tv su tutti: “Mine vaganti”, di Ferzan Ozpetek, e Il Giudice Mastrangelo, con protagonista Diego Abatantuono.
Il regista italo-turco ha girato il suo film, incentrato sui temi della famiglia e dell’omosessualità, sia nel bellissimo e barocco centro storico della città pugliese (vedi Piazza Sant’Oronzo e Corso Vittorio Emanuele) che a Gallipoli e a Punta della Suina.
Anche il Diego Abatantuono della serie tv si aggira sia tra i vicoli di Lecce che fuori città. Il Palazzo del Protonobilissimo di Muro Leccese, per esempio, nella serie tv è il palazzo della Procura.
Dormire e mangiare a Lecce:
- Signuria Dimora Esclusiva, Corte delle Armelline, 8: struttura tipica in pieno centro storico;
- Bistrot Il Kiodo Fisso, Viale Francesco Lo Re, 22: da provare la lasagna vegana.
Matera
Matera, oltre a essere una delle città più belle d’Italia, è stata scelta senza colpo ferire da Mel Gibson per il suo controverso film: La Passione di Cristo.
Era il 2004, quando il regista e attore americano girava tra i Sassi per raccontare le ultime 12 ore della vita di Gesù. Ore dense di pathos, dolore e violenza, rappresentate in modo crudo e veristico.
Tra le location della città lucana spiccano il Sasso Caveoso, Piazza Porta Pistola e il Belvedere di Murgia Timone. Alcune scene sono state girate anche nel borgo fantasma della vicina e poco accessibile Craco.
Anche Cinzia Th. Torrini ha selezionato Matera per le riprese della sua fiction, Sorelle. Chiara, avvocato che lavora a Roma, torna nella sua Matera per via della sparizione della sorella Elena. Per questa serie sono stati scelti il Sasso Barisano, Piazza Vittorio Veneto e il Parco della Murgia Materana.
Dormire e mangiare a Matera:
- In & Out Matera, Via Santo Stefano, 19: camere moderne a ridosso dei Sassi;
- Trattoria Paolangelo, Via Emanuele Duni, 14: cucina tradizionale in piatti abbondanti.
Palermo
Tra i lungometraggi ambientati nel capoluogo di regione siciliano ricordiamo “La mafia uccide solo d’estate”, racconto semi-serio a opera di Pif, divenuto famoso grazie alla trasmissione Le Iene.
Il film racconta la mafia e gli eventi che hanno sconvolto la città in modo leggero, ironico, ma non per questo poco serio.
Tra i luoghi scelti figura Piazza Sant’Anna, dove vive il personaggio di Gioè. In Via Federico Pipitone 59 si trova invece la prima casa di Flora-Capotondi. Altro luogo è Palazzo Comitini, dove Arturo-Bisconti intervista il generale Dalla Chiesa.
Dormire e mangiare a Palermo
- Il Siciliano Home, Via Butera, 77: ottimo appartamento con decori siculi. In centro;
- Vecchia Trattoria Da Totò, Via Coltellieri, 6: cucina tipica e genuina.
Cosenza (provincia)
La Calabria è così ricca di storia, arte e natura che era impossibile non utilizzarla come set cinematografico. Uno dei film ambientati nel Cosentino è “Freaks out”, di Gabriele Mainetti.
Il film è incentrato su quattro amici che tentano la fuga da una Roma occupata dai nazisti. Se molte scene sono state girate nella capitale, molte altre si sono sviluppate tra Cosenza e i dintorni. La Sila, in particolare, è la vera protagonista calabrese: Camigliatello Silano, la frazione di Moccone e la stazione San Nicola Silvana Mansio fanno da scenografia per questo kolossal fantastico.
Rivivere le scene ideate da Mainetti può fungere da spunto anche per visitare la città di Cosenza, il cui centro storico trabocca bellezza. E proprio nel centro storico sono state girate alcune scene della serie tv “Fino all’ultimo battito”, di Cinzia Th. Torrini (2021).
Dormire e mangiare a Cosenza
- B&B Due Fiumi, Via Reggio Calabria, 14: appartamento accogliente nel cuore della città;
- Cacio e Pepe, Via Vincenzo Biscardi, 8: cucina romana in Calabria? Perché no!
Pescara
Non troppo conosciuta dai turisti nazionali e internazionali, Pescara è una città che merita una visita, sia per il mare e l’ottima cucina di pesce che per il felice approdo della modernità tra vicoli e piazze.
L’Abruzzo è piuttosto famoso come set cinematografico, ma non questa zona. Eppure a Pescara è stato girato un film di successo: si tratta di Pane e Tulipani, di Silvio Soldini. Il racconto si incentra su una casalinga dimenticata in autogrill: da qui prenderà il via la sua rinascita.
Di Pescara sono proprio Rosalba e Mimmo, la protagonista e suo marito. Ma c’è un ma: la maggior parte delle scene riguardanti Pescara è stata girata a Mestre, di cui si parlerà alla fine.
Riguardo alle serie tv, nel capoluogo di provincia dovrebbe essere ambientata la fiction poliziesca “Adriatica”, del pescarese Carmine Bucci, in cantiere da qualche anno.
Dormire e mangiare a Pescara
- B&B Jolie Center, Via Milano, 19: camere moderne e possibile colazione in terrazza;
- L’Angolo d’Abruzzo Trattoria, Via Napoli, 48: gli arrosticini sono imperdibili.
Mestre (VE)
Difficile andare a Mestre per motivi turistici, ma Mestre rimane pur sempre la “porta” di Venezia, oltre a essere parte integrante del comune. Mestre può comunque vantare una bella piazza (Ferretto), Via Palazzo – dall’impianto medievale – e l’affascinante Galleria Matteotti, di epoca ottocentesca.
In Via Aldo Camporese, nel quartiere Pertini, è stata girata la scena di Pane e Tulipani in cui l’investigatore (Battiston) cammina affiancato da case bianche (il film vuole illudere lo spettatore che si tratti di Pescara). In Via Don Tosatto 22, invece, si trova l’Auchan, che il film fa passare come pescarese.
Dormire e mangiare a Mestre
- Venice Apartments Dante, Via Dante, 53: begli appartamenti dotati di cucina pubblica e bagni privati;
- Osteria Da Mirco, Via Gaspare Gozzi, 14: abbondanti piatti di pesce.
Milano

Una foto di scena della seconda puntata di "Made in Italy" in onda su Canale 5 (Ansa)
Quanto al Nord Italia, quale miglior set cinematografico di Milano e provincia? Nonostante l’accento prevalente nelle opere per il grande schermo sia quello romanesco, il capoluogo lombardo ha una grande storia cinematografica alle spalle.
Si pensi ai film del dopoguerra: Il Posto, di Ermanno Olmi, racconta la ricerca del posto fisso - con tutte le contraddizioni che porta con sé - da parte di due giovani, Domenico e Antonietta. Le location della pellicola - che vinse il Premio della critica alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1961 – sono sparse tra la Brianza e la grande città.
A Meda (MB), in Via Molino 2, si trovava la cascina che fungeva da abitazione di Domenico Cantoni. La struttura è stata poi adibita ad azienda produttrice di mobili, per cui Meda è famosa. E poi, come non ricordare la stazione (da cui il protagonista parte in direzione di Milano) e la chiesa di Santa Maria Nascente?
Per quanto riguarda Milano, bisogna andare in Via San Giovanni sul Muro per ritrovare l’ufficio in cui il protagonista fece gli esami per l’assunzione; in via Francesco Hayez 1, al bar dell'Angolo, per rivivere la scena in cui Domenico offre il caffè ad Antonietta. O ancora in Piazza San Babila: nel film si trovava qui il cantiere per la metropolitana osservato dai due attori.
Il Posto è solo uno dei tanti film, non solo del dopoguerra, girati a Milano. Se parliamo di serie televisive, la lista è altrettanto lunga, ma per amor di brevità ne citiamo una di tre anni fa, ambientata nella Milano degli anni Settanta: Made in Italy. Margherita Buy e Fiammetta Cicogna le protagoniste principali.
La serie parla della nascita della moda moda prêt-à-porter italiana e non poteva che farlo nel Quadrilatero della Moda. In Via Vivaio, invece, si trova la redazione del giornale Appeal (quello in cui le protagoniste lavorano).
Dormire a Milano
- Affittacamere Portaclè Suites, Via Senato, 2: camere moderne in un palazzo storico del centro città;
- Aria Boutique Apartments Farneti, Via Rodolfo Farneti, 8, Città Studi: in una delle zone più gettonate di Milano.
Mangiare a Milano
- Trattoria de la Trebia Milano, Via Trebbia, 32: da provare la tartare;
- La Vecchia Latteria, Via dell’Unione, 6: apprezzato per gli ingredienti di ottima qualità;
- Piadineria Artigianale Pascoli, Via Niccolò Paganini, 2: per mangiare al volo un’ottima piadina.
Torino

Una scena del film "Mio fratello è figlio unico" di Daniele Luchetti (Ansa)
Anche Torino è stata – ed è – set cinematografico d’eccellenza. Una delle pellicole di maggior successo degli ultimi anni? Mio fratello è figlio unico, di Daniele Luchetti.
Elio Germano e Riccardo Scamarcio, due fratelli agli antipodi, si contendono la medesima donna e sono perennemente in conflitto. Anche questo film, vincitore di 5 premi David di Donatello e 2 Nastri d’Argento, è ambientato negli anni Settanta, epoca amata dai cineasti di tutto il mondo.
Ecco un paio di location:
- Piazza XVIII Dicembre, vicino alla vecchia Stazione di Torino Porta Susa, nel centro storico. Qui Germano incontra Scamarcio;
- Via Borgo Dora, 22: qui si trova l’abitazione di Scamarcio.
Come non parlare de L’amica geniale? È il regista romano Daniele Luchetti ad aver girato qui alcune scene della terza stagione. A Torino studia Elena-Lenu’, una delle due protagoniste: la Facoltà di Chimica di Via Pietro Giuria e Palazzo Campana sono stati scelti come set di alcuni dei momenti più emozionanti.
In attesa della quarta stagione, sappiamo già che vi figureranno la Mole Antonelliana e il Parco del Valentino.
Dormire a Torino
- CX Turin Belfiore Student&Explorer Place, Via Belfiore 23, San Salvario Valentino: struttura accogliente e sostenibile in una zona gettonatissima della città;
- NH Torino Lingotto Congress, Via Nizza 262, Lingotto: situato nell’ex fabbrica automobilistica della Fiat, l’hotel offre, tra le altre cose, un’eccellente colazione.
Mangiare a Torino
- Antica Trattoria Con Calma, Strada Comunale del Cartman, 59: in collina, offre piatti tipici piemontesi e menù sostenibile;
- Ristò - La Trattoria del Buon Mangiare, Via Antonio Bertola, 57: da provare i risotti;
- Crostone.it, Via Giovanni Amendola, 10 / c: prodotti a km 0.
Roma

Una foto di scena del film "La grande bellezza" di Paolo Sorrentino (Ansa-Ufficio stampa Punto e virgola)
La quantità di film e serie tv girati a Roma è quasi imbarazzante. Difficilissimo fare una cernita. Esiste però una pellicola che ha rappresentato la città in maniera tutto meno che scontata: La Grande Bellezza, di Paolo Sorrentino.
Un film che, nonostante i vari premi – tra cui l’Oscar al miglior film in lingua straniera – ha fatto discutere moltissimo. Della capitale vengono messe in luce le grandi bellezze, ma anche le oscenità. Anzi, il regista fa di più: la bellezza storico-artistica stride in maniera netta con le brutture di una metropoli abbandonata a se stessa, dove i vizi fanno a pugni con le virtù.
Protagonista è il 65enne Jep Gambardella, giornalista introverso e depresso che si aggira tra una festa mondana e l’altra alla ricerca dell’essenziale e della vera, grande bellezza: quella spirituale.
Ecco alcune delle location più belle:
- Giardino degli Aranci: attiguo a questo bellissimo parco dell’Aventino è il celeberrimo buco della serratura della Villa del Priorato dei Cavalieri di Malta. All’interno della villa passeggiano Jep-Servillo con Viola-Ferilli;
- Parco degli Acquedotti: memorabile la scena del discutibile spettacolo teatrale in cui un’attrice, completamente nuda, va a schiantarsi contro lo splendido acquedotto romano;
- Lungotevere: qui passeggia Gambardella, osservando gli scorci grandiosi sulla Città Eterna.
Una serie tv che ha avuto molto successo, soprattutto tra gli adolescenti, è Skam Italia. Protagonisti sono gli studenti del Liceo Kennedy e le loro vicende, tutte in salsa teen.
Alcune location: la Gay Street (Via di San Giovanni in Laterano, 40), la scalinata di Viale Glorioso (dove Eleonora canta) e il Museo delle Civiltà, in Piazza Guglielmo Marconi, dove Eleonora ed Edoardo litigano.
Dormire a Roma
- B&B Emozioni Romane, Via Ostiense 38/C, Aventino: in una delle zone più belle della capitale;
- Hotel Aventino, Via di San Domenico, 10, Aventino: eleganza e centralità.
Mangiare a Roma
- La Renardiere, Viale Aventino, 31: ristorante francese dall’atmosfera vintage;
- Court Delicati Roma, Viale Aventino, 39/41/43: cucina malese, con piatti cinesi e thailandesi;
- Tantopermangiare, Lungotevere degli Inventori, 118: da provare le polpette sportive.
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Sempre più turisti scelgono le mete dei propri viaggi con l'obiettivo e il desiderio di visitare location divenute famose sul grande schermo. Fare turismo cinematografico significa realizzare i propri sogni: le storie che abbiamo amato e che hanno contribuito a costruire la nostra identità divengono corporee. Da Milano, Roma e Torino, passando per Napoli, Lecce, Matera, Palermo, Cosenza, Pescara e Mestre, il nostro Paese offre numerose opportunità suggestive.I turismi sono tanti quanti sono le persone. Non basta spostarsi da un luogo all’altro per fare di questo spostamento un viaggio: bisogna metterci del nostro e seguire le nostre naturali inclinazioni, non solo per donarsi del piacere, ma soprattutto per approfondire la conoscenza con un luogo. Perché i luoghi sono vivi e mai andrebbero considerati come elementi statici in cui infilarsi, che sia per il classico weekend fuori porta o per un viaggio più lungo.Con i luoghi si dialoga esattamente come con le persone: noi parliamo a loro e loro parlano a noi. Il turismo cinematografico è solo una delle tante modalità con cui instaurare questa discussione con ciò che visitiamo.Paesi e città sono ricchi non solo di monumenti, statue celebrative e musei. Non è solo così che parlano di sé. I luoghi combaciano anche con l’idea che ce ne siamo fatta tramite film e serie televisive. Ecco quindi che Roma non è più solo Piazza Venezia, ma anche le sue terrazze, riprese da Sorrentino nel suo capolavoro, La grande bellezza. Borghi, metropoli o campagne assurgono così a fabbriche di sogni e non solo a zone in cui si è dispiegata la storia. Per questo viaggiare è così bello: ci dà la possibilità di toccare con mano le immagini che cinema e televisione hanno fabbricato e sui cui la nostra fantasia ha ricamato ulteriori immagini.Fare turismo cinematografico significa, in un certo senso, realizzare i propri sogni: le storie che abbiamo amato e che hanno contribuito a costruire la nostra identità divengono corporee, svelando alcuni misteri e lasciandone intatti altri.Dalla nascita del cinema, le città sono diventate teatri di posa all’aria aperta, scenografie solo in parte già pronte: anch’esse attrici, soggette al trucco e parrucco delle esigenze narrative, talvolta nude e crude nella loro verità. Secondo una ricerca elaborata das Federturismo, nel periodo precedente alla pandemia, ogni anno oltre 100 milioni di turisti scelgono la meta dei propri viaggi con l'obiettivo e il desiderio di visitare location divenute famose sul grande schermo.Cinema e televisione hanno contribuito a far conoscere al grande pubblico alcune zone: si pensi alla Sicilia di Montalbano, alla Puglia del giudice Mastrangelo o all’Umbria di Don Matteo. Operazioni di marketing che hanno consentito alle province di Ragusa, Lecce e Perugia di uscire dall’anonimato, a costo di rischiare una certa massificazione negli itinerari. Quali sono le città più cinematografiche? Roma, Milano e Venezia svettano, precedendo di poco Napoli e Torino. Borghi e campagne, salvo rare eccezioni, sono invece scoperte relativamente recenti: si pensi Montepulciano, Scicli e Spoleto, per fare solo alcuni esempi. Ma anche Curon Venosta (BZ), Roccascalegna (CH) e l’isola di Procida.Un’Italia tutta da scoprire grazie alle immagini in movimento con cui lasciamo che la nostra fantasia venga dilettata e sollecitata. Quello che segue è il solito viaggio da Nord a Sud, alla ricerca di alcune (solo alcune) delle location più belle del nostro Paese.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/cineturismo-muove-100milioni-viaggiatori-anno-2656824701.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="napoli-lecce-matera-palermo-cosenza-pescara-mestre" data-post-id="2656824701" data-published-at="1646229851" data-use-pagination="False"> Napoli, Lecce, Matera, Palermo, Cosenza, Pescara, Mestre Una scena da "Passione", il documentario di John Turturro (Ansa) Come si può evincere dalle città appena nominate, le location cinematografiche e televisive d’Italia non si contano, non solo per la quantità di pellicole Made in Italy, ma anche tenendo conto di quelle straniere.La lista che segue tratteggia brevemente la lista di città più o meno grandi selezionate da registi provenienti da tutto il mondo.NapoliLa città partenopea è una delle scelte preferite dai cineasti nazionali e internazionali. Un film che rende omaggio al capoluogo campano è Passione, del 2010. Girato da John Turturro, regista americano di origini siculo-pugliesi, è un documentario con al centro la musica partenopea, messa in scena da diversi interpreti, tra cui Massimo Ranieri e Pietra Motecorvino.Location: Castel dell’Ovo, Palazzo dello Spagnolo, Pozzuoli, per citarne alcune.La serie tv per eccellenza (almeno tra le ultime girate a Napoli) è L’Amica Geniale. Per riviverne le atmosfere, basta passeggiare sul Lungomare Caracciolo, in Via dei Tribunali e in Via Toledo.Dormire e mangiare a Napoli:B&B Chiaia 32, Via Chiaia, 32: centrale, comodo e moderno;La Campagnola Pizzeria, Via Fuori Porta S. Gennaro, 13: la pizza fritta è il top.LecceAnche Lecce è una città molto amata dai registi. Un film e una serie tv su tutti: “Mine vaganti”, di Ferzan Ozpetek, e Il Giudice Mastrangelo, con protagonista Diego Abatantuono.Il regista italo-turco ha girato il suo film, incentrato sui temi della famiglia e dell’omosessualità, sia nel bellissimo e barocco centro storico della città pugliese (vedi Piazza Sant’Oronzo e Corso Vittorio Emanuele) che a Gallipoli e a Punta della Suina.Anche il Diego Abatantuono della serie tv si aggira sia tra i vicoli di Lecce che fuori città. Il Palazzo del Protonobilissimo di Muro Leccese, per esempio, nella serie tv è il palazzo della Procura.Dormire e mangiare a Lecce:Signuria Dimora Esclusiva, Corte delle Armelline, 8: struttura tipica in pieno centro storico;Bistrot Il Kiodo Fisso, Viale Francesco Lo Re, 22: da provare la lasagna vegana.MateraMatera, oltre a essere una delle città più belle d’Italia, è stata scelta senza colpo ferire da Mel Gibson per il suo controverso film: La Passione di Cristo.Era il 2004, quando il regista e attore americano girava tra i Sassi per raccontare le ultime 12 ore della vita di Gesù. Ore dense di pathos, dolore e violenza, rappresentate in modo crudo e veristico. Tra le location della città lucana spiccano il Sasso Caveoso, Piazza Porta Pistola e il Belvedere di Murgia Timone. Alcune scene sono state girate anche nel borgo fantasma della vicina e poco accessibile Craco.Anche Cinzia Th. Torrini ha selezionato Matera per le riprese della sua fiction, Sorelle. Chiara, avvocato che lavora a Roma, torna nella sua Matera per via della sparizione della sorella Elena. Per questa serie sono stati scelti il Sasso Barisano, Piazza Vittorio Veneto e il Parco della Murgia Materana.Dormire e mangiare a Matera:In & Out Matera, Via Santo Stefano, 19: camere moderne a ridosso dei Sassi;Trattoria Paolangelo, Via Emanuele Duni, 14: cucina tradizionale in piatti abbondanti.PalermoTra i lungometraggi ambientati nel capoluogo di regione siciliano ricordiamo “La mafia uccide solo d’estate”, racconto semi-serio a opera di Pif, divenuto famoso grazie alla trasmissione Le Iene.Il film racconta la mafia e gli eventi che hanno sconvolto la città in modo leggero, ironico, ma non per questo poco serio.Tra i luoghi scelti figura Piazza Sant’Anna, dove vive il personaggio di Gioè. In Via Federico Pipitone 59 si trova invece la prima casa di Flora-Capotondi. Altro luogo è Palazzo Comitini, dove Arturo-Bisconti intervista il generale Dalla Chiesa.Dormire e mangiare a PalermoIl Siciliano Home, Via Butera, 77: ottimo appartamento con decori siculi. In centro;Vecchia Trattoria Da Totò, Via Coltellieri, 6: cucina tipica e genuina.Cosenza (provincia)La Calabria è così ricca di storia, arte e natura che era impossibile non utilizzarla come set cinematografico. Uno dei film ambientati nel Cosentino è “Freaks out”, di Gabriele Mainetti.Il film è incentrato su quattro amici che tentano la fuga da una Roma occupata dai nazisti. Se molte scene sono state girate nella capitale, molte altre si sono sviluppate tra Cosenza e i dintorni. La Sila, in particolare, è la vera protagonista calabrese: Camigliatello Silano, la frazione di Moccone e la stazione San Nicola Silvana Mansio fanno da scenografia per questo kolossal fantastico.Rivivere le scene ideate da Mainetti può fungere da spunto anche per visitare la città di Cosenza, il cui centro storico trabocca bellezza. E proprio nel centro storico sono state girate alcune scene della serie tv “Fino all’ultimo battito”, di Cinzia Th. Torrini (2021).Dormire e mangiare a CosenzaB&B Due Fiumi, Via Reggio Calabria, 14: appartamento accogliente nel cuore della città;Cacio e Pepe, Via Vincenzo Biscardi, 8: cucina romana in Calabria? Perché no!PescaraNon troppo conosciuta dai turisti nazionali e internazionali, Pescara è una città che merita una visita, sia per il mare e l’ottima cucina di pesce che per il felice approdo della modernità tra vicoli e piazze.L’Abruzzo è piuttosto famoso come set cinematografico, ma non questa zona. Eppure a Pescara è stato girato un film di successo: si tratta di Pane e Tulipani, di Silvio Soldini. Il racconto si incentra su una casalinga dimenticata in autogrill: da qui prenderà il via la sua rinascita.Di Pescara sono proprio Rosalba e Mimmo, la protagonista e suo marito. Ma c’è un ma: la maggior parte delle scene riguardanti Pescara è stata girata a Mestre, di cui si parlerà alla fine.Riguardo alle serie tv, nel capoluogo di provincia dovrebbe essere ambientata la fiction poliziesca “Adriatica”, del pescarese Carmine Bucci, in cantiere da qualche anno. Dormire e mangiare a PescaraB&B Jolie Center, Via Milano, 19: camere moderne e possibile colazione in terrazza;L’Angolo d’Abruzzo Trattoria, Via Napoli, 48: gli arrosticini sono imperdibili.Mestre (VE)Difficile andare a Mestre per motivi turistici, ma Mestre rimane pur sempre la “porta” di Venezia, oltre a essere parte integrante del comune. Mestre può comunque vantare una bella piazza (Ferretto), Via Palazzo – dall’impianto medievale – e l’affascinante Galleria Matteotti, di epoca ottocentesca.In Via Aldo Camporese, nel quartiere Pertini, è stata girata la scena di Pane e Tulipani in cui l’investigatore (Battiston) cammina affiancato da case bianche (il film vuole illudere lo spettatore che si tratti di Pescara). In Via Don Tosatto 22, invece, si trova l’Auchan, che il film fa passare come pescarese.Dormire e mangiare a MestreVenice Apartments Dante, Via Dante, 53: begli appartamenti dotati di cucina pubblica e bagni privati;Osteria Da Mirco, Via Gaspare Gozzi, 14: abbondanti piatti di pesce. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/cineturismo-muove-100milioni-viaggiatori-anno-2656824701.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="milano" data-post-id="2656824701" data-published-at="1646229851" data-use-pagination="False"> Milano Una foto di scena della seconda puntata di "Made in Italy" in onda su Canale 5 (Ansa) Quanto al Nord Italia, quale miglior set cinematografico di Milano e provincia? Nonostante l’accento prevalente nelle opere per il grande schermo sia quello romanesco, il capoluogo lombardo ha una grande storia cinematografica alle spalle.Si pensi ai film del dopoguerra: Il Posto, di Ermanno Olmi, racconta la ricerca del posto fisso - con tutte le contraddizioni che porta con sé - da parte di due giovani, Domenico e Antonietta. Le location della pellicola - che vinse il Premio della critica alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1961 – sono sparse tra la Brianza e la grande città.A Meda (MB), in Via Molino 2, si trovava la cascina che fungeva da abitazione di Domenico Cantoni. La struttura è stata poi adibita ad azienda produttrice di mobili, per cui Meda è famosa. E poi, come non ricordare la stazione (da cui il protagonista parte in direzione di Milano) e la chiesa di Santa Maria Nascente?Per quanto riguarda Milano, bisogna andare in Via San Giovanni sul Muro per ritrovare l’ufficio in cui il protagonista fece gli esami per l’assunzione; in via Francesco Hayez 1, al bar dell'Angolo, per rivivere la scena in cui Domenico offre il caffè ad Antonietta. O ancora in Piazza San Babila: nel film si trovava qui il cantiere per la metropolitana osservato dai due attori.Il Posto è solo uno dei tanti film, non solo del dopoguerra, girati a Milano. Se parliamo di serie televisive, la lista è altrettanto lunga, ma per amor di brevità ne citiamo una di tre anni fa, ambientata nella Milano degli anni Settanta: Made in Italy. Margherita Buy e Fiammetta Cicogna le protagoniste principali. La serie parla della nascita della moda moda prêt-à-porter italiana e non poteva che farlo nel Quadrilatero della Moda. In Via Vivaio, invece, si trova la redazione del giornale Appeal (quello in cui le protagoniste lavorano). Dormire a MilanoAffittacamere Portaclè Suites, Via Senato, 2: camere moderne in un palazzo storico del centro città;Aria Boutique Apartments Farneti, Via Rodolfo Farneti, 8, Città Studi: in una delle zone più gettonate di Milano.Mangiare a MilanoTrattoria de la Trebia Milano, Via Trebbia, 32: da provare la tartare;La Vecchia Latteria, Via dell’Unione, 6: apprezzato per gli ingredienti di ottima qualità;Piadineria Artigianale Pascoli, Via Niccolò Paganini, 2: per mangiare al volo un’ottima piadina. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/cineturismo-muove-100milioni-viaggiatori-anno-2656824701.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="torino" data-post-id="2656824701" data-published-at="1646229851" data-use-pagination="False"> Torino Una scena del film "Mio fratello è figlio unico" di Daniele Luchetti (Ansa) Anche Torino è stata – ed è – set cinematografico d’eccellenza. Una delle pellicole di maggior successo degli ultimi anni? Mio fratello è figlio unico, di Daniele Luchetti.Elio Germano e Riccardo Scamarcio, due fratelli agli antipodi, si contendono la medesima donna e sono perennemente in conflitto. Anche questo film, vincitore di 5 premi David di Donatello e 2 Nastri d’Argento, è ambientato negli anni Settanta, epoca amata dai cineasti di tutto il mondo.Ecco un paio di location:Piazza XVIII Dicembre, vicino alla vecchia Stazione di Torino Porta Susa, nel centro storico. Qui Germano incontra Scamarcio;Via Borgo Dora, 22: qui si trova l’abitazione di Scamarcio.Come non parlare de L’amica geniale? È il regista romano Daniele Luchetti ad aver girato qui alcune scene della terza stagione. A Torino studia Elena-Lenu’, una delle due protagoniste: la Facoltà di Chimica di Via Pietro Giuria e Palazzo Campana sono stati scelti come set di alcuni dei momenti più emozionanti.In attesa della quarta stagione, sappiamo già che vi figureranno la Mole Antonelliana e il Parco del Valentino.Dormire a TorinoCX Turin Belfiore Student&Explorer Place, Via Belfiore 23, San Salvario Valentino: struttura accogliente e sostenibile in una zona gettonatissima della città;NH Torino Lingotto Congress, Via Nizza 262, Lingotto: situato nell’ex fabbrica automobilistica della Fiat, l’hotel offre, tra le altre cose, un’eccellente colazione.Mangiare a TorinoAntica Trattoria Con Calma, Strada Comunale del Cartman, 59: in collina, offre piatti tipici piemontesi e menù sostenibile;Ristò - La Trattoria del Buon Mangiare, Via Antonio Bertola, 57: da provare i risotti;Crostone.it, Via Giovanni Amendola, 10 / c: prodotti a km 0. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/cineturismo-muove-100milioni-viaggiatori-anno-2656824701.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="roma" data-post-id="2656824701" data-published-at="1646229851" data-use-pagination="False"> Roma Una foto di scena del film "La grande bellezza" di Paolo Sorrentino (Ansa-Ufficio stampa Punto e virgola) La quantità di film e serie tv girati a Roma è quasi imbarazzante. Difficilissimo fare una cernita. Esiste però una pellicola che ha rappresentato la città in maniera tutto meno che scontata: La Grande Bellezza, di Paolo Sorrentino.Un film che, nonostante i vari premi – tra cui l’Oscar al miglior film in lingua straniera – ha fatto discutere moltissimo. Della capitale vengono messe in luce le grandi bellezze, ma anche le oscenità. Anzi, il regista fa di più: la bellezza storico-artistica stride in maniera netta con le brutture di una metropoli abbandonata a se stessa, dove i vizi fanno a pugni con le virtù.Protagonista è il 65enne Jep Gambardella, giornalista introverso e depresso che si aggira tra una festa mondana e l’altra alla ricerca dell’essenziale e della vera, grande bellezza: quella spirituale.Ecco alcune delle location più belle:Giardino degli Aranci: attiguo a questo bellissimo parco dell’Aventino è il celeberrimo buco della serratura della Villa del Priorato dei Cavalieri di Malta. All’interno della villa passeggiano Jep-Servillo con Viola-Ferilli;Parco degli Acquedotti: memorabile la scena del discutibile spettacolo teatrale in cui un’attrice, completamente nuda, va a schiantarsi contro lo splendido acquedotto romano;Lungotevere: qui passeggia Gambardella, osservando gli scorci grandiosi sulla Città Eterna.Una serie tv che ha avuto molto successo, soprattutto tra gli adolescenti, è Skam Italia. Protagonisti sono gli studenti del Liceo Kennedy e le loro vicende, tutte in salsa teen.Alcune location: la Gay Street (Via di San Giovanni in Laterano, 40), la scalinata di Viale Glorioso (dove Eleonora canta) e il Museo delle Civiltà, in Piazza Guglielmo Marconi, dove Eleonora ed Edoardo litigano.Dormire a RomaB&B Emozioni Romane, Via Ostiense 38/C, Aventino: in una delle zone più belle della capitale;Hotel Aventino, Via di San Domenico, 10, Aventino: eleganza e centralità.Mangiare a RomaLa Renardiere, Viale Aventino, 31: ristorante francese dall’atmosfera vintage;Court Delicati Roma, Viale Aventino, 39/41/43: cucina malese, con piatti cinesi e thailandesi;Tantopermangiare, Lungotevere degli Inventori, 118: da provare le polpette sportive.
Simone Venturini, nuovo sindaco di Venezia (Ansa)
Sindaco Simone Veturini, una grande vittoria al primo turno se la aspettava?
«Mi aspettavo che il centrodestra avrebbe vinto, ma non in queste dimensioni, soprattutto mi ha stupito il risultato della mia lista. Sapevo però che i sondaggi che faceva girare il centrosinistra che ci davano perdenti senza chances di vittoria non erano aderenti alla realtà. Io sentivo altro girando per la città, parlando con le persone. Infatti, poi i risultati hanno dimostrato che quello che sentivo era vero».
Lei quindi in campagna elettorale aveva capito che tutti i dibattiti e le polemiche cresciute intorno alla Biennale e alla Fenice non stavano influenzando il voto in alcun modo?
«Sentivo che i veneziani volevano scegliere un sindaco vicino a loro, simile a loro, figlio di questa città, che la conoscesse, che avesse esperienza di governo qui, ed effettivamente così poi è stato. L’altro candidato invece era un profilo completamente diverso dal mio».
Per quanto riguarda gli stranieri, ha detto che hanno votato per lei alla fine. Perché?
«Non c’è stato un voto monolitico degli stranieri per il Pd solo perché ha candidato dei bengalesi. Loro speravano che con questa operazione avrebbero ottenuto i 3.000 voti dei bengalesi. Un’operazione semplicistica che evidentemente non ha funzionato e anche offensiva per l’intelligenza delle persone. La cosa che mi ha inquietato di più è stata questa sorta di accordo elettorale che non mi è chiaro in cosa consistesse. Prendiamo i vostri voti e poi? Cosa avrebbero dato in cambio? Questi aspetti non sono mai stati chiariti, nonostante io abbia incalzato il mio avversario più volte su questo punto».
Il centrodestra cosa offre invece agli stranieri?
«Integrazione, che secondo me presuppone la volontà delle persone di voler aderire ai principi, al nostro modo di vivere. Altrimenti non si può parlare di integrazione, ma di creazione di un sottoinsieme di persone che vivono separatamente con regole diverse. Oggi la comunità bengalese ha ancora molta strada da fare in tal senso. L’operazione del Pd, per altro, non ha fatto che acuire tensioni e non ha fatto un regalo al processo di integrazione della città, anzi lo ha danneggiato. Molti voti li avranno ottenuti, ma evidentemente ne hanno persi altrettanti perché l’elettorato ha capito l’operazione e si è sentito preso in giro. Tutti, come me, si sono chiesti: cosa ha barattato il Pd in cambio di questi voti? Ha barattato sui diritti delle donne? Ha offerto nuove moschee in cambio? Qual era la contropartita? E su questo secondo me non hanno ricevuto risposte».
Esiste un tema sulla città di Mestre: insicurezza, degrado. Che piani ha?
«Io prevedo una realizzazione di una mappa delle opportunità come le aree di sviluppo e riqualificazione, Progetti che possano partire velocemente grazie a una serie di investimenti da fare».
Pubblici o privati?
«Di privati, io non sono per fare solamente investimenti pubblici, perché non viviamo in un Paese socialista. Certo che questi investimenti vanno attirati».
E qual è la strategia?
«Prevedo la realizzazione di un board internazionale composto da personalità importanti che vivono a Venezia o che ci passano che, opportunamente motivate, potrebbero mettere al servizio della città una rete importante di relazioni capace di attirare grandi investitori».
Ha in mente una squadra per la sua giunta?
«Fra pochi giorni mi insedierò ufficialmente e sarò eletto ufficialmente. Poi mi incontrerò con le forze politiche della coalizione, sicuramente chiederò a tutti competenza e dedizione. Quindi chiederò una rosa di nomi e farò una valutazione che sarà molto incentrata sul merito».
Qual è la prima cosa che conta di fare appena insediato? Il primo atto politico.
«Sarò un sindaco presente sulla strada, conto di esserlo fin da subito anche nei quartieri difficili, sia per dare un segnale di attenzione sia per dimostrare la volontà di voler risolvere i problemi».
Sul piano della cultura quali sono i suoi progetti?
«Vorrei coordinare e mettere a terra una sorta di regia per coordinare tutte le realtà associative e fondazioni culturali che stanno nascendo. Rafforzare la sinergia con la Biennale che sta facendo un grandissimo lavoro e d’altra parte chiedere alla Fondazione musei civici di effettuare un grande investimento per i giovani che scelgono di vivere a Venezia per un periodo per produrre qui la loro creazione artistica».
Prima di lasciarla: qual è stato il più grave errore del centrosinistra in questa campagna elettorale?
«La tracotanza. Sono partiti con l’idea di essere superiori moralmente, convinti di vincere. E poi la scelta del candidato. Un nome calato dall’alto estraneo alla città».
E tutti quei big dei partiti nazionali secondo lei non hanno aiutato?
«Conte, Schlein e Fratoianni alla fine venendo a Venezia hanno aiutato me. Volevano entusiasmare i loro, ma la gente fuori dai partiti li ha guardati un po’ stralunata. Insomma, effetto opposto a quello desiderato».
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Imagoeconomica
Il suo estremismo religioso è diventato centrale nell’ordinanza di custodia cautelare con cui il gip l’ha privato della libertà. L’indagato, dopo aver gridato per anni «al lupo al lupo» in Germania, con falsi allarmi bomba, minacce di attentati nelle stazioni ferroviarie, lettere dal carcere con riferimenti ad Hamas e Isis, fantasie di ostaggi e martirio e minacce deliranti che gli sono costati l’espulsione verso l’Italia, secondo il giudice avrebbe superato il confine della semplice provocazione entrando in contatto con ambienti capaci di accompagnarlo verso un possibile attentato. Un quadro molto cupo rispetto alla sua radicalizzazione viene segnalato il 26 dicembre 2023. Naggay è nel penitenziario di Adelsheim, in Germania. Parlando con un operatore della struttura, è riportato nel suo curriculum giudiziario, «aveva auspicato la morte per le persone omosessuali, ribadendo che presto il territorio tedesco sarebbe stato occupato dallo Stato islamico». In quello stesso episodio affermò «che era pronto a morire come martire». E anche che «la violenza è un mezzo legittimo per manifestare le sue convinzioni religiose».
Ma c’è anche una frase che sembra uscita da un proclama jihadista: «In nome di Allah il misericordioso. Voglio solo mettervi in guardia, poiché così è scritto nel Corano. Che mettiate in guardia o no i miscredenti, essi non crederanno comunque a nulla». Infine, durante il colloquio con uno psicologo avrebbe manifestato «ammirazione per l’attentatore di Wurzburg (un somalo che il 25 giugno 2021 accoltellò passanti nel centro della città bavarese, provocando tre morti e diversi feriti, ndr)» e spiegato di voler uccidere gli infedeli. Per poi commentare: «Così si può essere grandi come Dio e raggiungere Dio». I tedeschi, a quel punto, gli hanno messo in mano un foglio di via. Lui è quindi tornato dai genitori a Montecchio Emilia. E dalla sua cameretta ha ricominciato a fantasticare. È finito in una chat di Telegram. Lì dentro un contatto (al momento non identificato) dal nome «ForDm» ha cominciato a prendergli le misure. Finché Naggay si propone per «un’operazione». Due parole che gli inquirenti traducono con «un attentato». Naggay in quella chat avrebbe cercato legittimazione, dimostrando di essere pronto. E annunciando: «Registrerò un video in cui confesserò di essere un sostenitore del Daesh». E un attimo dopo: «Organizzerò un’operazione con ostaggi per te». Il tono della conversazione cambia rapidamente. Si parla di soldi, di aiuti, di preparazione tecnica. Naggay chiede denaro: «Mi servono dei soldi». L’interlocutore continua a verificare quanto sia disposto ad andare avanti. A un certo punto usa una definizione che accende un campanello d’allarme: «Lupo solitario». La formula con cui il terrorismo jihadista definisce chi colpisce da solo, usando mezzi rudimentali: coltelli, auto o esplosivi artigianali. Solo un attimo prima l’uomo misterioso si era reso disponibile a fornire a Naggay «dei file su produzione di tossine» e a farlo «entrare» in un «gruppo specializzato». Secondo il gip, Naggay non è più il ragazzo che in Germania telefonava annunciando falsi attentati per vedere le stazioni evacuate e per finire sui giornali. Qui, scrive il giudice, emerge «la concreta disponibilità» dell’indagato «al compimento di atti terroristici». Tutta la conversazione si intreccia con i messaggi mandati alla madre solo poche ore prima del fermo: «Sto veramente male, chiama la polizia, vado a fare una cosa in centro con un coltello». A quel punto gli inquirenti l’hanno preso sul serio. E l’hanno fermato.
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Ansa
Non so quanti musulmani abbiano messo la croce sul nome di Andrea Martella, il senatore del Partito democratico che il campo largo aveva schierato per riuscire a conquistare il capoluogo veneto, strappandolo dopo 11 anni al centrodestra. Tuttavia, è evidente che la mossa non ha funzionato. Non soltanto perché a quanto pare non tutti gli stranieri hanno scelto di appoggiare l’ex funzionario del Pci ed ex sottosegretario del governo Conte, ma anche perché giocare la carta islamica probabilmente ha fatto scappare molti elettori, spingendoli a votare per il centrodestra.
Venezia da questo punto di vista si è rivelata un esperimento interessante. Infatti, per la prima volta abbiamo visto all’opera non soltanto il tentativo di utilizzare e strumentalizzare il voto degli stranieri, ma anche gli effetti che questo può avere sul resto dell’elettorato. I musulmani in Italia sono una delle comunità più consistenti e anche più organizzate che ci siano. Le ultime stime parlano di un milione e 700.000 persone e quasi l’80 per cento di queste ha la cittadinanza italiana. Un bacino di elettori enorme che fa gola alla sinistra, la quale infatti non perde occasione per abbracciarne la causa. Il gruppo più consistente è quello che ha nazionalità marocchina, poi seguono i bengalesi, i pakistani e gli albanesi. Ed è sulla seconda comunità, quella proveniente dal Bangladesh, che ha puntato il Pd, cercando di intercettare il voto degli immigrati che vivono a Mestre. Nel Comune di Venezia i musulmani sono circa 40.000 e di questi 12.000 sono bengalesi. In pratica, un residente su cinque.
Non ci vuole molto a capire che il Pd, candidando sette musulmani, strizzava l’occhio a costoro, nel tentativo di ingrossare i propri consensi. Purtroppo per Schlein e compagni il calcolo è risultato sbagliato, perché l’operazione non è stata a somma positiva. Forse il partito ha ottenuto il voto di una parte degli stranieri di origine bengalese, ma altri elettori si sono ben guardati dallo scegliere il campo largo. E anche a Venezia, come ormai capita in quasi tutte le città, il candidato della sinistra ha vinto nel centro della città, ma ha perso nelle aree più periferiche, confermando l’idea che i progressisti trionfano solo nelle Ztl, là dove abitano i radical chic che certo sono distanti dai problemi concreti del resto della popolazione.
Tuttavia, il risultato di Venezia, oltre a smentire la narrazione di una sinistra in grande ascesa, a proposito di Schlein e compagni ci fa capire perché insistano tanto sull’accoglienza. Essendo ormai da tempo in calo di consensi, sperano prima o poi di compensare con il voto degli stranieri ed è per questo che l’altro giorno il capogruppo del Pd Francesco Boccia se l’è presa con il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, reo di aver detto che se gli italiani facessero più figli non ci sarebbe bisogno di immigrati.
Ma il gioco della sinistra, come si è visto a Venezia, oltre a essere perdente, è anche pericoloso. Infatti, ci sono comunità islamiche particolarmente chiuse e dove non di rado invece della legge del Paese che le ospita si applica la sharia. La Gran Bretagna insegna. Londra viene chiama Londonistan, a Birmingham la popolazione musulmana ha raggiunto il 30 per cento e non tutti sembrano convinti di essere sudditi di Sua Maestà, preferendo rispondere più alla legge di Allah che a quella del Regno Unito. In tal caso, se la storia si ripete in Italia, che si fa? È la domanda a cui i grandi strateghi del Pd non sanno rispondere. Parlano tanto di accoglienza, ma a dover accogliere le leggi del nostro Paese sono innanzitutto gli stranieri, ai quali prima di chiedere il voto bisognerebbe domandare di rispettare la Costituzione più della legge islamica.
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Stefano Zenni, musicologo jazz, ricorda Sonny Rollins, leggendario sassofonista scomparso a 95 anni e a poche ore dal centenario di Miles Davis. La sua inesauribile fantasia, unita a generose dosi di ironia e sarcasmo, lo ha reso un colosso assoluto dell’arte dell’improvvisazione.