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2025-10-16
Moda e pubblicità in mostra alla Fondazione Magnani Rocca
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Giovanni Gastel, 4 colori almeno! copertina per rivista Donna, marzo 1982/Archivio Giovanni Gastel
E’ un viaggio attraverso cinquant'anni di Storia Italiana l’originale mostra in corso alla Villa delle Meraviglie di Mamiano di Traversetolo, un’esposizione che prende il via dal secondo dopoguerra e arriva fino alla fine degli anni Novanta, evidenziando come il potente connubio di moda e pubblicità abbia influenzato la cultura e la società del nostro Bel Paese, attraversando insieme epocali cambiamenti economici, sociali e culturali. Con il suo linguaggio forte e « invasivo», la pubblicità ha accompagnato negli anni l’evoluzione della moda, un’evoluzione che – al pari di quella pubblicitaria – è stata lenta e graduale, ma che, con lo straordinario boom degli anni ‘80/90 e il trionfo del Prêt-à-Porter , ha visto trionfare il Made in Italy nel mondo.
Passo dopo passo, spaziando dalla cartellonistica pubblicitaria degli anni ‘50/’60 alle foto di Giovanni Gastel e Gian Palo Barbieri , di Alfa Castaldi e di Maria Vittoria Backhaus , questa mostra ci accompagna in questa evoluzione, ci parla di grandi stilisti e di grandi campagne pubblicitarie, di Carosello e dei lavori destabilizzanti di Oliviero Toscani (indimenticabile - e per i tempi scandaloso - il suo « Chi mi ama mi segua» ideato per la Jesus Jeans…), passando per le iconiche illustrazioni di Guido Crepax e Lora Lamm, di Roberto Carboni e Franco Grignani. E ci parla anche del ruolo della televisione e della svolta portata dal colore e dalle tv private, che chiedono alla pubblicità una nuova forma di arte visiva, un linguaggio pop e trasversale capace di arrivare ovunque, di creare spot capaci di entrare nell’immaginario collettivo. Di diventare icone senza tempo, esattamente come i nostri grandi stilisti: a partire da Re Giorgio, per continuare - tanto per citarne alcuni - con Valentino, Versace, Gucci, Dolce & Gabbana, Emilio Pucci e Fendi. Senza dimenticare Fiorucci, Coveri , Gian Franco Ferrè e Krizia, fra i Grandi nomi degli anni ’90, epoca in cui la moda italiana smette di essere solo industria e comunica storie, personaggi, esperienze creando nuovi immaginari.
Una mostra che è un vero gioiello e che vede nella straordinaria Villa delle Meraviglie la sua cornice ideale
Villa delle Meraviglie
Immersa nella campagna di Parma, la Villa, appartenuta al collezionista e mecenate Luigi Magnani, conserva il fascino senza tempo degli ospiti illustri che l’hanno frequentata, con i suoi arredi di epoca neoclassica e impero, circondata dal Parco Romantico, un grande giardino all’inglese con piante esotiche, alberi monumentali e gli splendidi pavoni bianchi e colorati. Il Parco storico è stato recentemente restaurato grazie ai fondi del PNRR. Si tratta di un unicum per la sua eccezionale stratificazione: pochi luoghi in Italia possono vantare una testimonianza altrettanto completa dell’evoluzione dell’arte del giardino. Nel parco coesistono armoniosamente tre visioni del paesaggio: il giardino formale ottocentesco voluto nel 1819 dal generale Filippo Paulucci delle Roncole, il parco all’inglese romantico realizzato da Marianna Panciatichi tra il 1850 e il 1860, e il giardino all’italiana progettato dallo stesso Luigi Magnani negli anni ’60 del Novecento. A completare questa sintesi di tre secoli di paesaggismo, un giardino contemporaneo ispirato al “New Perennial Movement”, che reinterpreta in chiave ecologica e sensibile il rapporto tra natura, estetica e cultura. All’interno, una straordinaria collezione di capolavori di i Monet, Renoir, Cézanne, Goya, Tiziano, Dürer, de Chirico, Rubens, Van Dyck, Filippo Lippi, Carpaccio, Burri, de Pisis, Tiepolo, Canova e la più significativa raccolta di lavori di Giorgio Morandi, grande amico di Luigi Magnani.
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Alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo (PR) una mostra che racconta l'Italian Style dal 1950 agli anni 2000. In un intreccio di moda, fotografia e pubblicità, esposte (sino al 14 dicembre 2025 ) oltre 300 opere, fra cui iconiche campagne pubblicitarie di Armando Testa e Olivieri Toscani e straordinari scatti di Giovanni Gastel e Gian Paolo Barbieri.E’ un viaggio attraverso cinquant'anni di Storia Italiana l’originale mostra in corso alla Villa delle Meraviglie di Mamiano di Traversetolo, un’esposizione che prende il via dal secondo dopoguerra e arriva fino alla fine degli anni Novanta, evidenziando come il potente connubio di moda e pubblicità abbia influenzato la cultura e la società del nostro Bel Paese, attraversando insieme epocali cambiamenti economici, sociali e culturali. Con il suo linguaggio forte e « invasivo», la pubblicità ha accompagnato negli anni l’evoluzione della moda, un’evoluzione che – al pari di quella pubblicitaria – è stata lenta e graduale, ma che, con lo straordinario boom degli anni ‘80/90 e il trionfo del Prêt-à-Porter , ha visto trionfare il Made in Italy nel mondo. Passo dopo passo, spaziando dalla cartellonistica pubblicitaria degli anni ‘50/’60 alle foto di Giovanni Gastel e Gian Palo Barbieri , di Alfa Castaldi e di Maria Vittoria Backhaus , questa mostra ci accompagna in questa evoluzione, ci parla di grandi stilisti e di grandi campagne pubblicitarie, di Carosello e dei lavori destabilizzanti di Oliviero Toscani (indimenticabile - e per i tempi scandaloso - il suo « Chi mi ama mi segua» ideato per la Jesus Jeans…), passando per le iconiche illustrazioni di Guido Crepax e Lora Lamm, di Roberto Carboni e Franco Grignani. E ci parla anche del ruolo della televisione e della svolta portata dal colore e dalle tv private, che chiedono alla pubblicità una nuova forma di arte visiva, un linguaggio pop e trasversale capace di arrivare ovunque, di creare spot capaci di entrare nell’immaginario collettivo. Di diventare icone senza tempo, esattamente come i nostri grandi stilisti: a partire da Re Giorgio, per continuare - tanto per citarne alcuni - con Valentino, Versace, Gucci, Dolce & Gabbana, Emilio Pucci e Fendi. Senza dimenticare Fiorucci, Coveri , Gian Franco Ferrè e Krizia, fra i Grandi nomi degli anni ’90, epoca in cui la moda italiana smette di essere solo industria e comunica storie, personaggi, esperienze creando nuovi immaginari. Una mostra che è un vero gioiello e che vede nella straordinaria Villa delle Meraviglie la sua cornice idealeVilla delle MeraviglieImmersa nella campagna di Parma, la Villa, appartenuta al collezionista e mecenate Luigi Magnani, conserva il fascino senza tempo degli ospiti illustri che l’hanno frequentata, con i suoi arredi di epoca neoclassica e impero, circondata dal Parco Romantico, un grande giardino all’inglese con piante esotiche, alberi monumentali e gli splendidi pavoni bianchi e colorati. Il Parco storico è stato recentemente restaurato grazie ai fondi del PNRR. Si tratta di un unicum per la sua eccezionale stratificazione: pochi luoghi in Italia possono vantare una testimonianza altrettanto completa dell’evoluzione dell’arte del giardino. Nel parco coesistono armoniosamente tre visioni del paesaggio: il giardino formale ottocentesco voluto nel 1819 dal generale Filippo Paulucci delle Roncole, il parco all’inglese romantico realizzato da Marianna Panciatichi tra il 1850 e il 1860, e il giardino all’italiana progettato dallo stesso Luigi Magnani negli anni ’60 del Novecento. A completare questa sintesi di tre secoli di paesaggismo, un giardino contemporaneo ispirato al “New Perennial Movement”, che reinterpreta in chiave ecologica e sensibile il rapporto tra natura, estetica e cultura. All’interno, una straordinaria collezione di capolavori di i Monet, Renoir, Cézanne, Goya, Tiziano, Dürer, de Chirico, Rubens, Van Dyck, Filippo Lippi, Carpaccio, Burri, de Pisis, Tiepolo, Canova e la più significativa raccolta di lavori di Giorgio Morandi, grande amico di Luigi Magnani.
Ansa
Mentre l’Europa sembrava piegata sotto il peso della barbarie, emerse una forza che univa coraggio, identità e speranza: la Brigata ebraica. Nata ufficialmente nel 1944 sotto l’egida dell’esercito britannico, essa rappresentò molto più di una semplice unità militare. Fu il simbolo vivente di un popolo disperso che, pur ferito e perseguitato, trovò la forza di combattere a testa alta per la libertà e la dignità. Composta da volontari ebrei provenienti principalmente dalla Palestina mandataria, la Brigata portava sul proprio vessillo la stella di David, che sventolava accanto alle insegne alleate. Molti di questi uomini lasciarono le proprie case affrontando viaggi difficili e, in diversi casi, sostenendo personalmente parte delle spese necessarie per raggiungere i centri di arruolamento o contribuire al proprio equipaggiamento iniziale. Quel gesto, concreto e gravoso, era già di per sé una dichiarazione di volontà: non attendere la storia, ma entrarvi da protagonisti. Il loro battesimo del fuoco avvenne in Italia, lungo il fronte adriatico, dove parteciparono alle operazioni dell’Offensiva della primavera del 1945.
Nelle dure battaglie sul fiume Senio e nelle azioni attorno ad Alfonsine, la Brigata contribuì allo sfondamento delle linee tedesche, distinguendosi per disciplina e tenacia. Inseriti nel più ampio quadro della Campagna d’Italia, i loro reparti presero parte alle fasi finali che portarono al collasso delle difese naziste nel Nord, consolidando posizioni chiave e sostenendo l’avanzata alleata nei momenti decisivi. E tuttavia, dietro quel contingente valoroso, aleggia anche la storia di ciò che avrebbe potuto essere. Nei decenni precedenti, le restrizioni imposte dal mandato britannico - culminate in provvedimenti come il Libro Bianco del 1939 - limitarono severamente l’immigrazione ebraica verso la Palestina.
Tali politiche, adottate in un contesto di crescenti tensioni locali con i movimenti palestinesi e pressioni politiche, impedirono a molti di trovare rifugio e di contribuire anni dopo alla lotta armata contro il nazifascismo. Se quelle porte fossero rimaste aperte, se l’approdo fosse stato consentito a un numero maggiore di uomini e donne in fuga dall’Europa, la Brigata ebraica avrebbe potuto contare su ranghi ben più ampi, diventando una forza ancora più imponente sul campo di battaglia, e soprattutto innumerevoli vite sarebbero state salvate dallo sterminio nazista. La presenza della Brigata ebraica ebbe un valore che trascendeva il piano militare. In un mondo in cui gli ebrei venivano disumanizzati e annientati, la Brigata incarnava la rinascita dell’orgoglio e della capacità di autodifesa. I suoi soldati non combattevano solo per liberare territori, ma per riaffermare un’identità che il nazismo aveva cercato di cancellare. Alla fine del conflitto, quando le armi tacquero, la missione della Brigata non si concluse. Molti dei suoi membri si dedicarono ad aiutare i sopravvissuti della Shoah, fornendo assistenza, protezione e facilitando il loro viaggio verso una nuova vita. In quel momento, la Brigata divenne ponte tra distruzione e rinascita, tra dolore e speranza. La sua eredità è profonda e duratura. Essa contribuì non solo alla vittoria contro il nazifascismo, ma anche alla formazione di una coscienza collettiva che avrebbe positivamente influenzato la nascita dello Stato di Israele. I suoi veterani portarono con sé esperienza militare, spirito di sacrificio e un senso incrollabile di unità.
Raccontare la storia della Brigata Ebraica significa celebrare una pagina luminosa in uno dei capitoli più oscuri della storia umana. È il racconto di uomini e donne che, di fronte all’abisso, scelsero di combattere, di resistere e di costruire. È un’epopea di dignità che continua a risuonare nel tempo, ricordandoci che anche nei momenti più bui può nascere una luce capace di guidare il futuro.
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Ancora una volta l'Italia è ostaggio delle assurde direttive europee. Il deficit italiano nel 2025 si attesta al 3,1%, superando dello 0,1% la soglia limite del 3% del rapporto deficit/Pil prevista dal Patto di stabilità e crescita dell'Ue, impedendo l'uscita anticipata dalla procedura di infrazione fino al 2027. Un vero e proprio «eurosuicidio». Seguiamo regole che ignorano la realtà sociale del Paese, comprimendo la crescita anziché favorirla.