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2018-07-14
Cari bimbi, oggi facciamo il gay pride. Idea folle in una materna bolognese
Ansa
Con le scuole chiuse e i genitori ancora inchiodati al lavoro, la nuova frontiera delle colonizzazioni ideologiche si sposta nei centri estivi. E sì perché invece di limitarsi a offrire ai bambini svago e spensieratezza dopo le fatiche dell'anno scolastico, c'è qualcuno sempre pronto, anche durante i mesi più caldi, a rieducare i figli degli altri, allineandoli ai nuovi dogmi del pensiero unico, ovvero le «famiglie arcobaleno» con «due papà» o «due mamme».
Tutto questo succede a Casalecchio di Reno, alle porte di Bologna, dove venerdì 6 luglio, in un campo estivo per i bambini delle scuole materne, è stata organizzata una giornata per «festeggiare insieme il gay pride», come recita uno dei cartelloni dipinti dagli stessi bambini e ripreso dal Resto del Carlino. Sabato 7, infatti, per le strade del capoluogo emiliano avrebbe sfilato il Bologna pride 2018, il lungo torpedone animato da sigle e rivendicazioni della sedicente comunità Lgbtqi (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali). Le educatrici della cooperativa Dolce, che gestisce il servizio rivolto ai bambini fino ai 6 anni, hanno pensato bene, senza consultare né informare i genitori, di salutare questo evento con delle iniziative a tema, che si sono poi svolte alla vigilia del Pride.
Il cartellone composto per «festeggiare il gay pride» riportava inoltre una scritta che descriveva alcune attività: «Oggi ci siamo dipinti la faccia con i colori dell'arcobaleno… viva l'amore». Secondo quanto riferisce l'edizione locale di Repubblica, sul retro della composizione proseguiva così il racconto della giornata: «Abbiamo letto Buongiorno postino e Piccolo uovo perché esistono tanti tipi di famiglie», il tutto accompagnato dalle immagini dei bambini con la facce colorate che ascoltano l'educatrice e disegnano.
Le due suddette letture affrontano il tema della famiglie omogenitoriali, in particolare la seconda che racconta di un piccolo uovo che non vuole nascere perché non sa dove andrà a finire. Parte allora per un viaggio che lo porterà a conoscere i più diversi tipi di famiglia. Due mamme gatte con il loro cucciolo, due pinguini maschi insieme ai loro due piccoli e così via. Insomma, non solo una narrazione ideologicamente tagliata, che dà per scontata l'assenza di una delle due figure genitoriali senza spiegarne il perché, ma anche antiscientifica.
Davvero troppo perché non scoppiasse un putiferio perfino nella progressista terra emiliana. Molti genitori non hanno gradito e si sono rivolti al consigliere comunale Andrea Tonelli che ha sollevato il caso. Dal canto suo il sindaco di Casalecchio, Massimo Bosso, ha chiesto spiegazioni alla cooperativa. «Se le cose sono andate davvero così», ha detto il primo cittadino, «mi sembra che sia stata un'attività inappropriata: non ha alcun senso parlare di questi argomenti a dei bambini di due anni».
A quanto pare la cooperativa dovrebbe convocare le educatrici nei prossimi giorni, intanto il presidente, Pietro Segata, pensa che «in questo caso le educatrici abbiano interpretato male il loro ruolo, mettendo un po' troppa enfasi sulla diversità».
Nel frattempo la vicenda è arrivata fino in Parlamento con un'interrogazione del deputato di Forza Italia Galeazzo Bignami ai ministri dell'Istruzione e della Famiglia, perché, ha spiegato l'onorevole azzurro alla Verità, «in Emilia stiamo assistendo a una vera e propria deriva gender dovuta alla connivenza tra le amministrazioni locali e la comunità Lgbt, che sostiene e promuove una visione della sessualità e della famiglia di una minoranza organizzata». Anche il sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni (Lega) ha voluto dire la sua parlando di uso dei bambini per «scopi politici» e auspicando un passo indietro dell'educatrice.
Nel Bolognese si tratta solo dell'ultimo tentativo di rieducare i bambini a una nuova visione antropologica. Lo scorso anno alcune scolaresche della provincia sono state portate allo spettacolo Fa'afafine, incentrato su un bambino che si sente maschio o femmina a seconda delle giornate, mentre nei comuni dell'Unione Reno Galliera si tenne il festival di letture gender, sempre rivolto ai bambini e intitolato «Uscire dal guscio».
E proprio la scorsa settimana alla Camera dei deputati sono stati presentati gli esposti alle procure delle diverse Corti dei conti locali, depositati dall'associazione Difesa dei valori di Filippo Fiani (realtà vicina al Family day), con i quali si chiede di indagare come queste associazioni e iniziative possano ottenere così tanti sostegni dalle pubbliche amministrazioni.
Marco Guerra
Insulti e volantini blasfemi sui pro life in preghiera
Doveva essere un ritrovo tranquillo e pacifico, come quelli che dal 1998 in poi, ininterrottamente, il gruppo di preghiera pro life promosso dal movimento «Con Cristo per la vita» organizza a Rovereto il martedì sera davanti all'ospedale, con la recita del rosario. Un atto di pubblica professione di fede, ma anche un tentativo di sensibilizzazione sulla pratica dell'aborto volontario. Quello di del 10 luglio, però, non è stato un appuntamento come tutti gli altri. I partecipanti al gruppo di preghiera, una quindicina, si erano radunati da circa un quarto d'ora quando sono stati raggiunti da una pattuglia di disturbatori, di pari numero almeno, armati di megafono e con un grosso striscione che recitava «Né Stato né Dio, al mio corpo ci penso io». Dopo averli come accerchiati, i giovani hanno iniziato a inveire contro gli inermi pro life.
Fra questi ultimi c'erano diversi pensionati e un sacerdote. Eppure i contestatori non si sono fatti problemi: urla ravvicinate, slogan offensivi e lancio di volantini blasfemi con insulti alla Madonna. Gli antiabortisti non si sono scomposti e hanno cercato di concludere la recita del rosario. Il tutto nell'indifferenza generale. Solo un passante di una certa stazza a un certo punto è intervenuto prendendo le difese del gruppo di preghiera. L'azione squadrista è proseguita per una ventina di minuti, a suon di provocazioni e bestemmie. La polizia, chiamata da uno dei presenti, è arrivata, quando la preghiera si era già conclusa, e soprattutto gli aggressori, con ogni probabilità un gruppo anarchico, si erano dileguati.
Per i pro life presi di mira l'episodio è molto grave. Parliamo pur sempre di una città, Rovereto, dove solo qualche anno fa alcuni manifestanti delle Sentinelle in piedi sono stati aggrediti, con un'azione costata una condanna a due violenti, come raccontò il 31 marzo 2017 La Verità, la sola testata nazionale a riportare i fatti. Quanto avvenuto il 10 luglio non va in alcun modo sottovalutato. Anche se la stampa locale nulla ha scritto sull'accaduto, il blitz anarchico voleva essere evidentemente qualcosa di più di una contestazione. «Con quell'azione volevano sicuramente fermarci», racconta Andrea Marzari, referente dell'Opera Regina dell'amore, che era presente. «Hanno voluto lanciarci un avvertimento», aggiunge un altro partecipante avvicinato dalla Verità. «Prima con il camion-vela di ProVita e poi con il camper del Movimento per la vita italiano, alcuni di noi hanno fatto dei volantinaggi contro l'aborto in città. Credo quindi che martedì abbiano voluto darci un messaggio chiaro: “Smettetela, altrimenti…"». In effetti, il contenuto dei volantini lasciati dai contestatori è esplicito: «Tornatevene a casa, la vostra presenza è solo meschina e inutile».
A suffragio della gravità del fatto, c'è chi ha notato come i contestatori godessero probabilmente di un appoggio. Per la precisione, un'auto con a bordo due o tre adulti, i quali hanno osservato per tutto il tempo quanto stava accedendo. Impassibili. Forse dei semplici curiosi o forse le vere menti dell'operazione, intente a controllare che la manovalanza operasse correttamente, come da copione. Chissà. Sta di fatto che il gruppo di preghiera qualche preoccupazione ora inizia ad averla.
«Torneranno anche martedì prossimo?», si chiede una signora che pregava davanti all'ospedale. È un pensiero che ora, è comprensibile, serpeggia tra diversi componenti della compagnia, che per l'appuntamento della prossima settimana, diversamente da quanto ha fatto per due decenni, avvertirà prima le forze dell'ordine. Nel tempo della democrazia e della libertà di espressione, del pluralismo e dell'accoglienza incondizionata per chi ha religioni e patrie diverse, solo per chi si azzarda a recitare un semplice rosario contro l'aborto non c'è più da stare così tranquilli.
Giuliano Guzzo
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A Casalecchio di Reno le maestre di un centro estivo per piccolissimi inscenano un omaggio alla sfilata Lgbt usando gli alunni senza neanche informare i genitori. Troppo pure per la rossa Emilia: il caso in Parlamento.Insulti e volantini blasfemi sui pro life in preghiera. Da 20 anni dicono rosari contro l'aborto davanti all'ospedale di Rovereto. Martedì sono stati circondati. «Sembrava una minaccia».Lo speciale contiene due articoli.Con le scuole chiuse e i genitori ancora inchiodati al lavoro, la nuova frontiera delle colonizzazioni ideologiche si sposta nei centri estivi. E sì perché invece di limitarsi a offrire ai bambini svago e spensieratezza dopo le fatiche dell'anno scolastico, c'è qualcuno sempre pronto, anche durante i mesi più caldi, a rieducare i figli degli altri, allineandoli ai nuovi dogmi del pensiero unico, ovvero le «famiglie arcobaleno» con «due papà» o «due mamme».Tutto questo succede a Casalecchio di Reno, alle porte di Bologna, dove venerdì 6 luglio, in un campo estivo per i bambini delle scuole materne, è stata organizzata una giornata per «festeggiare insieme il gay pride», come recita uno dei cartelloni dipinti dagli stessi bambini e ripreso dal Resto del Carlino. Sabato 7, infatti, per le strade del capoluogo emiliano avrebbe sfilato il Bologna pride 2018, il lungo torpedone animato da sigle e rivendicazioni della sedicente comunità Lgbtqi (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali). Le educatrici della cooperativa Dolce, che gestisce il servizio rivolto ai bambini fino ai 6 anni, hanno pensato bene, senza consultare né informare i genitori, di salutare questo evento con delle iniziative a tema, che si sono poi svolte alla vigilia del Pride. Il cartellone composto per «festeggiare il gay pride» riportava inoltre una scritta che descriveva alcune attività: «Oggi ci siamo dipinti la faccia con i colori dell'arcobaleno… viva l'amore». Secondo quanto riferisce l'edizione locale di Repubblica, sul retro della composizione proseguiva così il racconto della giornata: «Abbiamo letto Buongiorno postino e Piccolo uovo perché esistono tanti tipi di famiglie», il tutto accompagnato dalle immagini dei bambini con la facce colorate che ascoltano l'educatrice e disegnano. Le due suddette letture affrontano il tema della famiglie omogenitoriali, in particolare la seconda che racconta di un piccolo uovo che non vuole nascere perché non sa dove andrà a finire. Parte allora per un viaggio che lo porterà a conoscere i più diversi tipi di famiglia. Due mamme gatte con il loro cucciolo, due pinguini maschi insieme ai loro due piccoli e così via. Insomma, non solo una narrazione ideologicamente tagliata, che dà per scontata l'assenza di una delle due figure genitoriali senza spiegarne il perché, ma anche antiscientifica. Davvero troppo perché non scoppiasse un putiferio perfino nella progressista terra emiliana. Molti genitori non hanno gradito e si sono rivolti al consigliere comunale Andrea Tonelli che ha sollevato il caso. Dal canto suo il sindaco di Casalecchio, Massimo Bosso, ha chiesto spiegazioni alla cooperativa. «Se le cose sono andate davvero così», ha detto il primo cittadino, «mi sembra che sia stata un'attività inappropriata: non ha alcun senso parlare di questi argomenti a dei bambini di due anni». A quanto pare la cooperativa dovrebbe convocare le educatrici nei prossimi giorni, intanto il presidente, Pietro Segata, pensa che «in questo caso le educatrici abbiano interpretato male il loro ruolo, mettendo un po' troppa enfasi sulla diversità».Nel frattempo la vicenda è arrivata fino in Parlamento con un'interrogazione del deputato di Forza Italia Galeazzo Bignami ai ministri dell'Istruzione e della Famiglia, perché, ha spiegato l'onorevole azzurro alla Verità, «in Emilia stiamo assistendo a una vera e propria deriva gender dovuta alla connivenza tra le amministrazioni locali e la comunità Lgbt, che sostiene e promuove una visione della sessualità e della famiglia di una minoranza organizzata». Anche il sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni (Lega) ha voluto dire la sua parlando di uso dei bambini per «scopi politici» e auspicando un passo indietro dell'educatrice. Nel Bolognese si tratta solo dell'ultimo tentativo di rieducare i bambini a una nuova visione antropologica. Lo scorso anno alcune scolaresche della provincia sono state portate allo spettacolo Fa'afafine, incentrato su un bambino che si sente maschio o femmina a seconda delle giornate, mentre nei comuni dell'Unione Reno Galliera si tenne il festival di letture gender, sempre rivolto ai bambini e intitolato «Uscire dal guscio».E proprio la scorsa settimana alla Camera dei deputati sono stati presentati gli esposti alle procure delle diverse Corti dei conti locali, depositati dall'associazione Difesa dei valori di Filippo Fiani (realtà vicina al Family day), con i quali si chiede di indagare come queste associazioni e iniziative possano ottenere così tanti sostegni dalle pubbliche amministrazioni. Marco Guerra<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/cari-bimbi-oggi-facciamo-il-gay-pride-idea-folle-in-una-materna-bolognese-2586429341.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="insulti-e-volantini-blasfemi-sui-pro-life-in-preghiera" data-post-id="2586429341" data-published-at="1777644923" data-use-pagination="False"> Insulti e volantini blasfemi sui pro life in preghiera Doveva essere un ritrovo tranquillo e pacifico, come quelli che dal 1998 in poi, ininterrottamente, il gruppo di preghiera pro life promosso dal movimento «Con Cristo per la vita» organizza a Rovereto il martedì sera davanti all'ospedale, con la recita del rosario. Un atto di pubblica professione di fede, ma anche un tentativo di sensibilizzazione sulla pratica dell'aborto volontario. Quello di del 10 luglio, però, non è stato un appuntamento come tutti gli altri. I partecipanti al gruppo di preghiera, una quindicina, si erano radunati da circa un quarto d'ora quando sono stati raggiunti da una pattuglia di disturbatori, di pari numero almeno, armati di megafono e con un grosso striscione che recitava «Né Stato né Dio, al mio corpo ci penso io». Dopo averli come accerchiati, i giovani hanno iniziato a inveire contro gli inermi pro life. Fra questi ultimi c'erano diversi pensionati e un sacerdote. Eppure i contestatori non si sono fatti problemi: urla ravvicinate, slogan offensivi e lancio di volantini blasfemi con insulti alla Madonna. Gli antiabortisti non si sono scomposti e hanno cercato di concludere la recita del rosario. Il tutto nell'indifferenza generale. Solo un passante di una certa stazza a un certo punto è intervenuto prendendo le difese del gruppo di preghiera. L'azione squadrista è proseguita per una ventina di minuti, a suon di provocazioni e bestemmie. La polizia, chiamata da uno dei presenti, è arrivata, quando la preghiera si era già conclusa, e soprattutto gli aggressori, con ogni probabilità un gruppo anarchico, si erano dileguati. Per i pro life presi di mira l'episodio è molto grave. Parliamo pur sempre di una città, Rovereto, dove solo qualche anno fa alcuni manifestanti delle Sentinelle in piedi sono stati aggrediti, con un'azione costata una condanna a due violenti, come raccontò il 31 marzo 2017 La Verità, la sola testata nazionale a riportare i fatti. Quanto avvenuto il 10 luglio non va in alcun modo sottovalutato. Anche se la stampa locale nulla ha scritto sull'accaduto, il blitz anarchico voleva essere evidentemente qualcosa di più di una contestazione. «Con quell'azione volevano sicuramente fermarci», racconta Andrea Marzari, referente dell'Opera Regina dell'amore, che era presente. «Hanno voluto lanciarci un avvertimento», aggiunge un altro partecipante avvicinato dalla Verità. «Prima con il camion-vela di ProVita e poi con il camper del Movimento per la vita italiano, alcuni di noi hanno fatto dei volantinaggi contro l'aborto in città. Credo quindi che martedì abbiano voluto darci un messaggio chiaro: “Smettetela, altrimenti…"». In effetti, il contenuto dei volantini lasciati dai contestatori è esplicito: «Tornatevene a casa, la vostra presenza è solo meschina e inutile». A suffragio della gravità del fatto, c'è chi ha notato come i contestatori godessero probabilmente di un appoggio. Per la precisione, un'auto con a bordo due o tre adulti, i quali hanno osservato per tutto il tempo quanto stava accedendo. Impassibili. Forse dei semplici curiosi o forse le vere menti dell'operazione, intente a controllare che la manovalanza operasse correttamente, come da copione. Chissà. Sta di fatto che il gruppo di preghiera qualche preoccupazione ora inizia ad averla. «Torneranno anche martedì prossimo?», si chiede una signora che pregava davanti all'ospedale. È un pensiero che ora, è comprensibile, serpeggia tra diversi componenti della compagnia, che per l'appuntamento della prossima settimana, diversamente da quanto ha fatto per due decenni, avvertirà prima le forze dell'ordine. Nel tempo della democrazia e della libertà di espressione, del pluralismo e dell'accoglienza incondizionata per chi ha religioni e patrie diverse, solo per chi si azzarda a recitare un semplice rosario contro l'aborto non c'è più da stare così tranquilli.Giuliano Guzzo
Christine Lagarde (Ansa)
Lo ammette senza troppi giri di parole Christine Lagarde: abbiamo discusso un possibile rialzo dei tassi. Discusso. Valutato. Soppesato. Poi archiviato. Per ora. Con un’aggiunta che sa più di promessa che di prudenza: se ne riparlerà a giugno. La realtà è salita sul palcoscenico e ha cambiato la scena. La guerra in Medio Oriente riapre una ferita che l’Europa conosce benissimo ma finge di dimenticare: l’energia che diventa arma. Il blocco dello Stretto di Hormuz - nome quasi astratto finché non arriva la bolletta della luce - non è solo una variabile economica. È una leva politica travestita da pompa di benzina. E infatti l’inflazione, che sembrava finalmente domata, decide di rialzare la testa. Ad aprile torna al 3%. Non un’esplosione, ma abbastanza per ricordare alla Bce che il 2% non è un suggerimento: è una linea di confine. Perché mentre i prezzi ripartono, l’economia rallenta. L’Eurozona nel primo trimestre è migliorata dello 0,1%. Tecnicamente è un miglioramento, praticamente un battito di ciglia. Definirla «bassa crescita», come fa Lagarde, è un esercizio di stile che meriterebbe un premio a parte: quello per l’ottimismo resistente.
Ed è in questo equilibrio instabile che la Bce si ritrova intrappolata. Da una parte l’inflazione che rialza la voce, dall’altra una crescita che ha perso le corde vocali. In mezzo, la politica monetaria che tenta di non scegliere per non sbagliare. O meglio sceglie di aspettare perché qualsiasi scelta avrebbe un costo. «Abbiamo preso la decisione di non toccare i tassi perché le informazioni sono ancora insufficienti», dice Lagarde. Onesta, ma inquietante. Il tempo che passa, in economia, non è mai neutrale. Poi arriva la frase chiave che fa alzare qualche sopracciglio: «Ci stiamo allontanando dal nostro scenario di base». Come dire: le stime su cui pensavamo di basarci - guerra breve, energia sotto controllo, inflazione in discesa - si stanno sgretolando. Non crollano, certo. Ma si incrinano abbastanza da rendere ogni previsione una scommessa. E qui la lettura diventa inevitabilmente più critica. Perché la sensazione è che la Bce, ancora una volta, si trova a inseguire gli eventi invece di anticiparli. Un thriller già visto: nel 2011, con il rialzo dei tassi che alimentò la crisi del debito. Nel 2022, sottovalutando l’inflazione fino a farla diventare un problema strutturale. Due errori opposti, ma figli dello stesso difetto: arrivare sempre un attimo dopo. È proprio questo l’incubo che incombe sulle riunioni di Francoforte. Non tanto cosa fare, ma cosa non fare. E in economia, come in politica, la paura di sbagliare diventa strategia: quella del rinvio permanente. Nel frattempo, il resto del mondo fa coro. La Federal Reserve per la terza volta di fila resta ferma, la Bank of England pure. Tutti prudenti, tutti immobili, tutti in attesa che qualcun altro faccia il primo passo. È la globalizzazione della cautela: nessuno vuole essere ricordato come quello che ha mosso la pedina sbagliata nel momento sbagliato. Sotto questa calma apparente, il sistema si muove. Le aspettative di inflazione risalgono, la fiducia di imprese e famiglie si incrina, la guerra non ha ancora scaricato tutto il suo impatto sull’economia reale. La quiete che precede non il temporale ma la revisione del meteo. E così il quadro finale è quasi sospeso: tassi fermi, dibattito acceso; inflazione in salita, ma non fuori controllo; crescita debole, ma non assente. Una sorta di equilibrio instabile in cui tutto sembra tenere finché non precipita. Ed è qui che la narrazione di Lagarde diventa più fragile, quasi difensiva. La prudenza viene presentata come virtù, ma rischia di diventare una postura permanente. E il mercato, si sa, non premia chi aspetta troppo a lungo di decidere: premia chi arriva prima di essere costretto a rincorrere. La conclusione, allora, è meno rassicurante di quanto sembri. La Bce non è immobile: è semplicemente in attesa del momento in cui muoversi sarà inevitabile. Ha scelto la pausa. Ma è una pausa che somiglia sempre di più a una sospensione carica di tensione. E quando il sipario si rialzerà non basterà più raccontare che «si è discusso il rialzo». Il pubblico chiederà spiegazioni.
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Gianluigi Paragone smaschera il paradosso del fronte del No: un giorno difende l'autonomia dei giudici come fosse sacra e il giorno dopo, sul caso di Nicole Minetti, si arrabbia perché il Ministero non ha dato ordini ai magistrati o non ha inseguito i colpevoli in Uruguay.
Non accontentatevi del «mala tempora currunt», perché ora «sed peiora parantur». Non bisogna essere il mago Otelma per accorgersi che non c’è da stare allegri se il petrolio e il gas sono raddoppiati, se la Cina ci invade con prodotti in dumping perché è in iperproduzione e se la guerra dei dazi blocca la nostra merce alle frontiere. Che i tempi sono pessimi lo sanno tutti tranne la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, convinta che giocando con i carri armatini e rafforzando il Green deal ci si salva. Ha detto: «Non ci sono le condizioni per sospendere il Patto di stabilità». Al massimo due aiutini di Stato. E, mentre studia un piano per rinchiuderci in casa, mandarci a piedi e bloccarci i condizionatori causa mancanza di energia, risponde: «Non siamo ai tempi del Covid». Come dire: con il lockdown energetico mica dovete vaccinarvi.
Magari ci fosse un vaccino contro la miseria! Perché l’Europa è un malato grave e servirebbe subito la sospensione delle regole fiscali. Forse avendo dato gli ultimi, necessari, 90 miliardi a Volodymir Zelensky, avendo in testa di portare il bilancio Ue a 2.000 miliardi ammazzando di altre tasse imprese e contribuenti, volendo varare un riarmo da 800 miliardi, i soldi per lanciare un nuovo «recovery» non ci sono, ma di certo non è tempo di fare sottigliezze sugli zero virgola di bilancio. Va scritto a lettere cubitali: l’Europa, e l’eurozona ancora più gravemente, è in stagflazione. Ci sono impietosi i numeri: l’inflazione nei Paesi che hanno adottato l’euro ad aprile è salita al 3% (rispetto al 2,6% annuo fino a marzo e all’1,9% di febbraio), ma il tasso di crescita è inchiodato allo 0,1%, certificato da Eurostat, che stima ancora un +0,8% a fine anno. È la peggiore patologia economica che possa capitare: vuol dire che il volume economico arretra, ma l’inflazione sale. Stiamo importando energia a un costo spropositato ma, siccome per pagare le bollette aziende e famiglie spendono di più, la domanda aggregata frena; se poi si blocca l’export perché la Cina fa dumping e perché, ad esempio, a Dubai il lusso made in Italy non lo consuma più nessuno causa paura, ecco la tempesta perfetta. Con in più una sciagura: al timone della nave c’è una baronessa tutta chiacchiere e distintivo. Fuor di metafora: anche chi, come il vicepremier Antonio Tajani, dice che non si deve derogare dai vincoli di bilancio ma semmai accedere al Mes, oggi è di fronte al baratro economico annunciato. Che si materializza nelle parole di un’altra signora d’Europa. Christine Lagarde presidente della Bce.
L’inflazione ha accelerato ben sopra il target dell’Eurotower, ma ieri hanno deciso di lasciare i tassi invariati al 2% (anche quelli sul rifinanziamento restano al 2,15% e al 2,4%). La ragione? Pare che l’inflazione di fondo stia ancora al 2,2 e, quindi, l’impennata dei prezzi energetici oltre il 5% può essere interpretata per un po’ come una fiammata dovuta all’imbuto di Hormuz. Alle Borse è bastato che non ci sia stata la stretta immediata per pigliare fiato (la migliore è Milano, col +0,9 nonostante un tonfo di Stellantis che perde quasi il 6,4 mentre il petrolio arretra di 3 punti). La Lagarde però è stata chiara: non fateci la bocca. «Abbiamo discusso molto sulla possibilità di alzare, ma all’unanimità abbiamo deciso di stare fermi. La Bce non intende reagire immediatamente a uno shock di offerta», ha commentato. A giugno però potrebbe esserci la stretta: «Le prossime sei settimane», ha detto Lagarde, saranno il momento opportuno per valutare l’economia al fine di prendere una decisione ponderata sulla base di informazioni verificate e riesaminate».
La verità è che tutte le banche centrali - da Londra alla Fed - sono rimaste ferme. In Europa un combinato disposto di stagflazione conclamata e aumento dei tassi sarebbe mortale. Soprattutto per l’Italia, che deve spesare un enorme debito pubblico che l’inflazione erode nominalmente ma i tassi fanno diventare più caro. Chi sta peggio è la Francia (zero crescita, inflazione mensile all’1,2% e su base annua al 2,5%), ma la «locomotiva» Germania è al minimo (0,3% di crescita su base trimestrale, 0,5% di aumento mensile dei prezzi e annuale del 2,9%) e pure la Spagna dei presunti miracoli paga dazio: cresce dello 0,6%, ha però il più alto tasso d’inflazione, al 3,6%. Da noi i numeri non consolano: crescita allo 0,2%, inflazione annua al 2,9% secondo Eurostat, ma balzo ad aprile dell’1,7% con l’energia a +5,1% e carrello della spesa pesante (+2,5 con gli alimentari non lavorati, frutta e verdura per intenderci, che vanno su del 6% e i beni di frequente acquisto che schizzano a +4,3%). L’inflazione di fondo cala pero di uno 0,3, all’1,6%, ma non si vede nelle tasche. In proiezione di spesa ogni famiglia, se le cose continuano così, sborserà 1.000 euro in più a fine anno. Il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti due giorni fa ha detto: «No all’immagine del Paese al disastro: non è tutto oro, ma neppure stagflazione». Purtroppo dall’Europa sono arrivate pessime notizie: sed peiora parantur!
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Per il Primo Maggio, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha fatto visita a PizzAut, la pizzeria di Monza nota per l’inserimento lavorativo di persone con disturbo dello spettro autistico. All’arrivo, la premier è stata accolta nel piazzale davanti al locale dai ragazzi del team insieme al fondatore Nino Acampora. «Per il Primo Maggio volevo venire a trovare i lavoratori più straordinari di tutti», ha dichiarato Meloni, rivolgendosi ai presenti.
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