- Il voto sulla mozione antirazzista fa discutere la coalizione. La forzista (che medita l’addio): «Tradiamo i nostri valori».
- Per Antonio Spadaro e Pietro Parolin, l’astensione in Senato sulla proposta «contro l’odio» rischia di legittimare gli atti di antisemitismo.
Lo speciale contiene due articoli
Amarezza. Profonda amarezza. È questo il sentimento che, stando a chi ha avuto modo di parlarle, ha provato Mara Carfagna, quando ieri pomeriggio ha letto il durissimo intervento di Silvio Berlusconi, che ha attaccato in maniera durissima la «sua» vicepresidente della Camera. Alla base del dissidio , l’astensione del centrodestra sulla commissione «contro l’odio» voluta dalla senatrice a vita Liliana Segre.
Una astensione che il leader della Lega, Matteo Salvini, ha spiegato così: «Siamo contro razzismo, violenza, odio e antisemitismo», ha detto Salvini, «senza se e senza ma. Tuttavia non vorremmo che qualcuno a sinistra spacciasse per razzismo quello che per noi è convinzione e diritto ovvero il prima gli italiani. Siamo al fianco di chi vuole combattere pacificamente idee fuori dal mondo, però non vogliamo bavagli e stato di polizia che ci riportano a Orwell». La «Commissione straordinaria per il contrasto ai fenomeni dell’intolleranza, del razzismo, dell’antisemitismo e dell’istigazione all’odio e alla violenza» è stata istituita, approvata dal Senato con 151 voti favorevoli, nessun contrario e 98 astensioni, quelle appunto di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Astensioni motivate in particolare dall’introduzione del nazionalismo tra le espressioni di odio: un concetto che fa rabbrividire qualunque storico.
Immediate, e inevitabili, le polemiche, con la sinistra che si è scagliata contro il centrodestra. All’interno di Forza Italia, moltissimi malumori: «La mia Forza Italia», ha scritto su Twitter Mara Carfagna, «la mia casa, non si sarebbe mai astenuta in un voto sull’antisemitismo. Stiamo tradendo i nostri valori e cambiando pelle. Intendo questo quando dico che nell’alleanza di centrodestra andiamo a rimorchio senza rivendicare la nostra identità. Se l’unità della coalizione», ha aggiunto la Carfagna, «in politica è un valore aggiunto, essa non può compromettere i valori veri, quelli che fanno parte della nostra storia».
Sulla stessa lunghezza d’onda della Carfagna, attraverso comunicati e dichiarazioni, si sono schierati i deputati di Fi Deborah Bergamini, Renata Polverini e Alessandro Cattaneo, e otto senatori: Andrea Cangini, Andrea Causin, Barbara Masini, Laura Stabile, Sandra Lonardo, Massimo Mallegni, Franco Dal Mas e Roberto Berardi. Una crepa vistosa, all’interno di Forza Italia, che ha spinto Silvio Berlusconi a diffondere un comunicato durissimo: «Da liberali siamo contrari all’eccesso di legislazione sui reati di opinione e la mozione sottoposta al voto del Senato, sulla quale Forza Italia si è astenuta, prospettava, su richiesta della sinistra, l’istituzione di un nuovo reato di opinione», ha detto. Per poi proseguire: «Mi aspetto che nel movimento che ho fondato nessuno si permetta di avanzare dei dubbi sul nostro impegno a fianco di Israele e del popolo ebraico, contro l’antisemitismo e ogni forma di razzismo. Prese di posizione e distinguo posti in essere ai soli fini di alimentare sterili polemiche, soprattutto su un tema così delicato, favoriscono chi vorrebbe dipingerci come quello che non siamo e che ci fa addirittura orrore. Le discussioni, sempre legittime», ha aggiunto Berlusconi, «si fanno all’interno e non a colpi d’agenzia: se qualcuno vuole invece seguire strade già percorse da altri, ne ha naturalmente la libertà, ma senza danneggiare ulteriormente Forza Italia sollevando dubbi sui nostri valori e sui nostri comportamenti».
Il comunicato di Berlusconi ha letteralmente gelato le truppe forziste, ormai convinte che la Carfagna sia in procinto di uscire dal partito. Ieri, Mara ha incontrato Giovanni Toti, che preme per convincere la vicepresidente della Camera a uscire da Fi per fondare, insieme a lui, la «quarta gamba» del centrodestra. «Ho visto», ha detto Toti al termine dell’incontro, «che c’è un po’ di malumore. Da una parte mi sembra un po’ delusa; dall’altra non a suo agio. A me non ha detto che strappa».
Al di là delle dichiarazioni ufficiali, dall’entourage della Carfagna trapela che la vicepresidente della Camera sia convinta che il cerchio magico di Berlusconi stia facendo di tutto per farle lasciare il partito. Rispetto a pochi giorni fa, Mara non escluderebbe più questa ipotesi. Con Toti o no, la nuova forza politica guidata dalla Carfagna sarebbe saldamente ancorata nel centrodestra, rappresentandone i valori moderati, europeisti e liberali. Nessuna tentazione renziana, insomma.
Per quanto riguarda Fratelli d’Italia, il capogruppo di alla Camera, Francesco Lollobrigida, ha annunciato una querela nei confronti del deputato del Pd Andrea Romano, che su Twitter ha scritto: «A proposito di antisemitismo e destra italiana: i deputati di Fratelli d’ItaIia gridano: “sionista, sionista!” contro Emanuele Fiano che interveniva in aula contro di loro. Ormai siamo all’odio razziale rivendicato dentro il parlamento della Repubblica Italiana». «Il gruppo di Fratelli d’Italia», sottolinea Lollobrigida, «querelerà Andrea Romano e chiunque insista nel dire che da parte del nostro movimento vi sia qualsivoglia genere di atteggiamenti razzisti o antisemiti».
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