Oltre 70 mila lavoratori dei concessionari automobilistici rischiano di finire fuoristrada. A travolgere l’occupazione (si parla del 50-60 % della forza lavoro) un regolamento della Commissione europea che dovrebbe cambiare, dal primo giugno, il ruolo dei distributori di vetture.

In sostanza i concessionari si trasformerebbero in agenti o in commissionari, soggetti che non agirebbero più in nome e conto proprio ma della casa auto, alla quale spetterebbe il compito di definire non solo le politiche commerciali ma anche il prezzo finale che oggi deriva dalla trattativa tra consumatore dealer. Questo causerebbe una rilevante riduzione del margine commerciale dei concessionari e relative ripercussioni occupazionali.

«Ma soprattutto – tiene a sottolineare Adolfo Cosentino De Stefani , presidente di Federauto – questo regolamento suona come una beffa, vista la provenienza della direttiva. Si tratta infatti di norme a tutela della concorrenza. In questo caso però il tiro è fuori bersaglio: dai cambiamenti uscirà infatti un aumento dei prezzi delle vetture ed un calo del numero dei concessionari, specie quelli più piccoli e di prossimità, che dunque saranno meno vicini agli acquirenti».

Ma in dettaglio da cosa deriveranno questi aumenti dei listini e l’emorragia di posti di lavoro? «L’introduzione della figura dell’agente in alternativa a quella del rivenditore significa avere un ruolo fortemente depotenziato – spiega De Stefani – II concessionari si trasformerebbero infatti in agenti o in commissionari e dunque avrebbero una leva pari a zero sui prezzi. Va ricordato poi che il nostro rapporto con i clienti che fanno un investimento di non poco conto è anche legato alla fiducia, alla professionalità, alla simpatia ed anche in molti casi all’amicizia che si instaura. Uno sconto è spesso legato anche alla storia del cliente insomma a tutta una serie di variabili. E c’è la bravura del venditore».

Secondo Federauto, a fronte di un miglioramento del margine dei costruttori stimato tra il 5 e l’8%, i ricavi dei concessionari diventati agenti si dimezzerebbero con ripercussioni negative sull’occupazione. «Un ridimensionamento del lavoro e dei ricavi porterebbe ad un taglio di personale compreso tra le 60milla e le 70mila unità – aggiunge De Stefani – cioè tra il 50 e il 60 percento rispetto ad oggi».

Un secondo effetto negativo, sempre secondo Federauto, sarà una ulteriore significativa rarefazione di aziende del settore, oggi presenti nell’ecosistema italiano delle PMI, spina dorsale dell’economia del Paese. «Come dicevo a pagare per queste novità sarà anche il consumatore finale – aggiunge con un sospiro il presidente di Federauto – perchè un aumento dei listini è inevitabile vista la minor possibilità negoziale dovuti a una ridotta concorrenza nella distribuzione.

Ma c’è chi dice che in questo modo si farà fronte a molti pasticci nelle vendite, come i chilometri zero…«Il fenomeno dei chilometri zero – tiene a sottolineare il presidente di Federauto – si è ingigantito negli ultimi anni. Ed è una questione molto dibattuta al nostro interno. C’è chi ne fa ricorso per dimostrare che le immatricolazioni crescono. Ma le immatricolazioni sono diverse dal venduto. E’ un po’ un gatto che si morde la coda».

In ogni caso non tutte le case automobilistiche si stanno predisponendo a cambiare i contratti. Da quanto emerge le case giapponesi giapponesi e le coreane non lo faranno. Così come non lo farà Renault mentre Stellantis pensa ad un contratto a metà. «E comunque – termina De Stefani – oggi il problema è il tempo di consegna delle vetture . Manca la componentistica e l’industria dell’auto ha rallentato la produzione. Oggi per alcuni modelli il tempo d’attesa tra l’ordine e la consegna può arrivare fino ad un anno». «Mi faccia fare un’ultima considerazione – termina il presidente Federauto – se aumentano i prezzi diminuiscono gli ordini. Si parla di transizione green. Così la si blocca».

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