La Verità - I nostri soldi
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Napoletano, botte al Nord con l’aiuto di Stato

Ansa

L'ex direttore del «Sole 24 Ore», inquisito per false comunicazioni sociali e aggiotaggio, è ora alla guida di un dorso del «Quotidiano del Sud». Accusa il Settentrione di scippare risorse alle regioni meridionali ma il suo giornale è diffuso grazie ai contributi pubblici.
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Il M5s punta sul tesoretto del reddito. Ma quel miliardo non si può toccare

Ansa

I pentastellati hanno annunciato che la minor spesa prevista sarà girata sui fondi per la famiglia. Però è solo una sparata elettorale: in manovra infatti è scritto che eventuali risparmi dovranno andare a ridurre il deficit.
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Fatto il decreto, trovato l’intoppo. Il Salva sbancati vale pure per Carige

Ansa

Il Mef approva il documento attuativo e prevede ristori in caso di «violazioni massive». Sorpresa: si scopre che riguardano anche gli azionisti dell'istituto genovese. Il Fondo interbancario: no alla conversione dei bond.
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La Protezione civile dà fondi ma non fa gare

Ansa

Cima, centro di ricerca del dipartimento che gestisce le emergenze in cui lavora il figlio del dg Agostino Miozzo, ha assegnato quasi 5 milioni dal 2013 a oggi ad Acrotec, srl trasformata in fondazione privata. Non c'è nessun bando: sono tutti affidamenti diretti.
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Mezza veneta, mezza del Nebraska. Cattolica galoppa senza fare finanza

Ansa

Warren Buffett ha il 9% delle assicurazioni veronesi che puntano su polizze danni e vita (raccolta in crescita) e non sul business del risparmio gestito. Il dg Enrico Mattioli: «Non è un caso che a Omaha piaccia la tradizione».
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Con la flat tax 196.000 partite Iva in più

Il Mef diffonde i dati di crescita (+7,9%) soprattutto per persone fisiche che cercano il risparmio fiscale. La produzione industriale resta positiva (+1%) nel trimestre, ma scende a marzo anche per colpa dell'ecotassa sulle auto che sta massacrando il settore.
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I dirigenti del fisco adesso ci costano ben 600.000 euro in più all’anno

Ansa

La fusione fra Equitalia e l'Agenzia delle entrate, voluta da Matteo Renzi, non ha portato i risparmi promessi. Questa mattina udienza al Tar per il ricorso contro l'unificazione: la riforma del Bullo può saltare.
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Diamo milioni al Consiglio d’Europa per i convegni sui rom omosessuali

L'Italia partecipa al finanziamento del Coe. Un organismo extra Ue da cui dipende la Corte dei diritti dell'uomo ma che si occupa di gay pride, stila liste nere di partiti razzisti e stipendia 2.000 dipendenti.
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La classifica dei titoli di Stato, i Btp rendono come quelli marocchini

In base agli ultimi dati di mercato, aggiornati al 3 maggio 2019, i decennali più sicuri al mondo sono quelli svizzeri e quelli giapponesi. Hanno un rendimento negativo (rispettivamente -0,276% e -0,035%). In fondo alla classifica (con ritorni altissimi e pericolosi) la Turchia, il Kenya e lo Sri Lanka.

C'è tutto un mondo intorno. È fatto di titoli di Stato decennali che rendono 3, 4, addirittura 5 volte in più di quelli italiani. E non è detto che siano per forza più rischiosi. Ovvio: quando si investe una certa dose di sangue freddo occorre averla, ma se si cercano titoli di Stato un po' più frizzanti di quelli italiani non c'è che l'imbarazzo della scelta. D'altra parte tutti i Paesi del mondo emettono titoli del debito pubblico. Quindi: la scelta è sconfinata.

In base agli ultimi dati di mercato, aggiornati al 3 maggio 2019, i titoli di Stato decennali più sicuri al mondo sono quelli svizzeri e quelli giapponesi. Sono talmente sicuri che hanno un rendimento negativo (rispettivamente -0,276% e -0,035%). Cosa vuol dire? Che gli investitori sono addirittura disposti a pagare un interesse (anziché riceverlo), pur di possederli. Sono tutti scemi? No: diciamo che i titoli con interesse negativo vengono comprati contando di rivenderli ad un prezzo più alto. Ma c'è anche chi li compra per rifugiarsi in un "porto sicuro", mettendo comunque in circolo la propria liquidità. Se siete stati su Marte nell'ultimo periodo, sappiate che questa "moda" dei titoli di Stato con rendimento negativo è scoppiata in Europa già da diversi anni.

Svizzeri e giapponesi a parte, i titoli di Stato che rendono molto poco ma sono fra i più sicuri al mondo sono quelli emessi da Germania (0,046%), Danimarca (0,136%) e Paesi Bassi (0,216%). Secondo Standard & Poor tutti e tre hanno un rating AAA e quindi, agli occhi degli investitori, sono "in una botte di ferro" anche in caso di un'eventuale nuova crisi economica. E l'Italia? Con un magro rating BBB e uno spread con i bund tedeschi di 252,2 punti base, i Btp decennali italiani garantiscono un rendimento del 2,568%. In Europa fanno meglio di noi la Croazia, Cipro, il Portogallo, persino la Bulgaria. Tutti loro (a eccezione dei portoghesi), hanno un rating peggiore dell'Italia ma i loro titoli di Stato rendono di meno.

Bisognerebbe capire quanto incidono fattori come la stabilità politica o la solidità dei conti pubblici di ciascun Paese per determinare una tale disparità sui mercati finanziari. Ad esempio: sembra incredibile, ma, come si vede dal grafico interattivo, i titoli decennali italiani rendono appena poco meno di quelli marocchini, che sono al 2,954% e poco di più di quelli (addirittura) americani, che sono al 2,556%. Strano, vero? E, se vogliamo continuare con lo "strano ma vero", si può aggiungere che i Btp decennali italiani offrono un rendimento che non è poi così distante da quello dei titoli emessi dalla Thailandia e da Singapore.

Ma dicevamo del sangue freddo. Se si cerca qualcosa di davvero eccitante bisogna andare nel Sud del mondo. Lì si trovano Paesi che pur di vendere titoli rappresentativi del proprio debito pubblico sono disposti a offrire rendimenti stellari. Tra i 70 Paesi del mondo che offrono rendimenti più bassi, quello che li offre più alti è la Turchia: 18,97%, seguita dall'Egitto, 16,33%, e dall'Uganda, 15,35%. Il Kenya, che proprio stabile stabile non è, offre un po' meno: 12,4%, circa un punto percentuale in più dello Sri Lanka.

Naturalmente guadagnare non è così facile. Ovvero: non è che siccome il titolo di Stato turco rende quasi il 19% basta comprare bond turchi per aver fatto l'affare della vita. In tutti i casi in cui si investe su titoli denominati in valuta straniera occorre considerare molti fattori (inflazione, crescita, tassi) tra i quali anche la possibilità che la moneta del Paese nel quale si è investito si svaluti. Così, per esempio: se il bond turco rende il 19% ma la lira turca si svaluta del 20%, l'investitore, a parità di altre condizioni, perde l'1%. In tutti questi casi il sangue non deve essere freddo. Deve essere gelato.