La Verità - I nostri soldi
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Di Maio chiede «un po’ di deficit» per placare la base del Movimento

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  • Il vicepremier dalla Cina: «Si può rientrare dal debito in due o tre anni». Su Giovanni Tria la tensione, sotto traccia, resta. Giuseppe Conte ai capigruppo M5s: «Reddito di cittadinanza in manovra». Pensioni, nel nuovo testo tagli sopra i 4.500 euro.
  • Dopo aver tifato spread, Europa ed Emmanuel Macron, i dem contestano la pace fiscale promessa. L'ennesimo scollamento dalla realtà in nome di un principio: stangare il contribuente.

Lo speciale contiene due articoli.

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Con i sacchettini bio imposti dal Pd raddoppiati i costi per le famiglie

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Gli italiani, che già spendevano 40 euro all'anno per le borse eco alle casse, ora ne devono sborsare altri 50 per le buste, prima gratuite, per frutta e verdura sfuse. Ed è una balla che sia stato un diktat dell'Europa.
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Corsi Lgbt per medici e infermieri: paga l’Unar con il denaro pubblico

Associazioni arcobaleno tra cui il circolo Mario Mieli organizzano corsi per psicologi, operatori sanitari e assistenti sociali. Con il supporto della Regione Lazio e 75.000 euro forniti dal dipartimento Pari opportunità.
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Lo Stato non sa dire a cosa servano 117 miliardi di sconti fiscali. Con interventi mirati un punto di Pil da usare per ridurre le tasse

  • A luglio sono cresciuti sia il debito sia la pressione fiscale: i gialloblù non possono più temporeggiare. Eliminare le deduzioni inutili permetterebbe di dare una vera svolta e recuperare almeno 23 miliardi per l'economia.
  • Il Mef vuole sforbiciare le detrazioni per la flat tax. Gli sconti valgono 175,7 miliardi ma per il 67% mancano dati sui beneficiari e sui reali impatti sul bilancio.
  • In decine di casi le voci di spesa pur riferite a categoria diverse riportano i medesimi calcoli: giallo sul copia incolla.
  • Le 19 sottocategorie, in cui sono state suddivise le tax expenditure, hanno stratificazioni decennali. Il caso del settore Energia dove 28 voci su 29 non sono tracciate.

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Il taglio Irpef mette d’accordo Tria e la Lega

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  • Dal summit economico del partito esce rafforzata la rotta principale: la rivoluzione fiscale. Per cominciare, però, si punta sull'alleggerimento delle imposte a dipendenti e liberi professionisti. Una linea prudente sposata anche da via XX settembre.
  • Il viceministro Massimo Garavaglia promette: «Il prelievo al 15% esteso fino ai 65.000 euro».

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Siri: «Si può superare il 2 per cento. Stop Ue? È solo suggestione»

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Il sottosegretario leghista: «Bruxelles guarda con favore il nostro piano di rilancio. Subito flat tax al 15 per cento per le partite Iva. E taglio dello scaglione Irpef più basso».
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Gli iscritti alla pensione integrativa sono ormai 8,3 milioni. Guida ai fondi più redditizi

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  • Il numero complessivo di iscritti a forme pensionistiche complementari, incluse le duplicazioni relative a coloro che aderiscono contemporaneamente a più forme, è di 8,3 milioni; al netto delle uscite, la crescita dall'inizio dell'anno è stata di 554 .000 unità ( 7,1%). Chi vuole ottenere il meglio dalla propria pensione complementare deve puntare sull'azionario o su una linea bilanciata, soluzione quest'ultima meno redditizia, ma che permette di dormire sonni più tranquilli.
  • Nella classifica di chi fornisce i servizi integrativi spicca Intesa che da sola rappresenta un terzo delle quote di mercato. Seguono Arca previdenza e le Bcc.

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Salvini conferma quota 100 e blocca i 5 Stelle sulle pensioni

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  • Per il Carroccio accettabili modifiche solo sugli assegni sopra i 5.000 euro netti e calcolati con il metodo retributivo. La Fornero verrà cambiata introducendo quota 100. Possibili la flessibilità per i disoccupati oppure condizioni ad hoc per alcune categorie.
  • Trattative e metodo più morbido per rassicurare i mercati. Lo spread giù a 267 punti.

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Puntare tutto su uno choc fiscale può rompere l’assedio dei mercati

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L'esecutivo si concentri su un solo obiettivo: abbattere le tasse. Donald Trump l'ha fatto e i risultati si sono visti. L'alternativa è rassicurare gli speculatori restando sotto il 3%. Ma così la crescita resterà uno «zero virgola».

È iniziato il cammino verso il 27 settembre, data entro cui il governo deve presentare la nota di aggiornamento al Def, antipasto della successiva legge di Bilancio. «Non ci saranno anticipazioni sulla tabella di marcia per tranquillizzare i mercati», ha fatto sapere ieri l'esecutivo: il 21 settembre l'Istat pubblicherà i conti economici aziendali da inglobare nel NaDef, che a questo punto non vedrà la luce prima del 24 settembre.

I fattori esterni sono noti. Spread in forte rialzo e agenzie di rating (l'ultima è stata Fitch) che si sono messe in posizione di attesa critica: rivedendo in negativo l'outlook e riservandosi un giudizio definitivo quando le carte della finanziaria saranno sul tavolo. E in effetti, con 400 miliardi di titoli da rinnovare nei prossimi mesi, più che il negoziato politico con una Commissione europea ormai al capolinea (in vista delle elezioni europee 2019), il confronto vero sarà proprio con i mercati.

In questo scenario, ci sono tre attori sulla scena. Il primo è il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, il quale nei giorni scorsi ha affermato che «tra poco non ci sarà più il problema di convincere su azioni future, ma ci saranno le azioni future». Insomma, un invito a giudicare i fatti, quando ci saranno. Il secondo è il M5s: il vicepremier Luigi Di Maio è tornato a parlare di un reddito di cittadinanza che dovrebbe riguardare già in partenza una platea di «5 milioni di poveri». Più barricadero di lui e in tenuta simil guevarista, si è rifatto vivo dal Guatemala Alessandro Di Battista che, in collegamento con la festa del Fatto Quotidiano, si è tolto lo sfizio di provocare la Lega: «Su Autostrade e sul reddito di cittadinanza si vedrà se la Lega è diversa o è ancora la Lega maroniana camuffata». Il che, sgradevolezza verso gli alleati a parte, non vuol dire molto, se non un'ennesima sottolineatura del fatto che per i 5 stelle il reddito di cittadinanza debba partire subito.

L'ultimo attore, ma non certo per importanza, è il leader leghista Matteo Salvini, che è stato anche il più prudente («Il 3%? Lo sfioreremo dolcemente»), alludendo non a uno sfondamento dei vincoli, ma a un avvicinamento al limite oltre cui potrebbe scattare una procedura d'infrazione Ue. In ogni caso, oggi la Lega riunirà i suoi esperti economici e lo stesso faranno i grillini.

In questo momento si possono fare due scenari: il primo più probabile, il secondo - a nostro avviso - più desiderabile. La prima ipotesi è un compromesso ragionevole per tenere insieme tutto: restare ben al di sotto del 3% per non rompere con Tria e la componente rigorista del governo; evitare lo showdown con il Quirinale; rinviare gli interventi più corposi all'anno successivo, quando l'attuale Commissione europea sarà un ricordo e gli equilibri in Europa saranno cambiati; e consentire a ciascuno dei due alleati di poter rivendicare l'avvio dei temi loro cari.

In questa ipotesi, gli interventi principali potrebbero essere quattro. Il primo sulle pensioni: una correzione della legge Fornero attraverso «quota 100» (quindi si potrebbe andare in pensione non più a 67 anni, ma anche a 64 con 36 anni di contributi): il costo iniziale sarebbe di 4 miliardi e di 8 miliardi annui a regime.

Secondo: sulla parte fiscale la vera flat tax sarebbe rinviata, mentre il segnale di partenza consisterebbe nell'allargamento della platea delle partite Iva ammesse all'aliquota agevolata del 15% (ma non è chiaro fino a quale soglia si possa salire: chi dice 60.000 euro annui di ricavo, chi si spinge oltre).

Terzo: l'avvio del reddito di cittadinanza avverrebbe riordinando (cioè sopprimendole e facendole confluire nel nuovo strumento) una serie di misure esistenti, dall'indennità Naspi al reddito di inclusione: anche se somme ben più corpose (9-10 miliardi) potrebbero arrivare abolendo e riutilizzando gli stanziamenti per gli 80 euro renziani (ma non è chiaro se i grillini vogliano aprire questa polemica, ridando fiato alla propaganda Pd).

Quarto: resterebbero infine da trovare (e su questo si confida nel negoziato con l'Ue) gli oltre 12 miliardi necessari a disinnescare gli aumenti Iva per onorare la promessa solenne fatta da Lega e M5s a Confcommercio. Fare tutte e quattro queste cose potrebbe rappresentare un buon compromesso per Lega, M5s e anche per i ministri più sensibili alle sirene di Bruxelles. Resta solo da capire se si tratti di un intervento adeguato al rilancio della domanda interna, se si tratti cioè dello «choc fiscale» in positivo in grado di dare una frustata all'economia italiana. Non tutti ne sono convinti.

E allora entra in campo il secondo scenario, politicamente meno facile, ma assai più desiderabile. Fermo restando il disinnesco degli aumenti Iva, si tratterebbe di concentrare tutte le risorse esistenti in tagli di tasse, adattando all'Italia la «Trumpnomics», cioè i mega tagli fiscali di Donald Trump. Avvicinarsi al 3% (o addirittura valicare quella soglia) per un'operazione del genere sarebbe magari politicamente controverso, e foriero di una contesa con Bruxelles, ma al tempo stesso avrebbe maggiori chance di far impennare un Pil altrimenti destinato a rimanere anemico. Tanto i mercati quanto gli elettori, alla fine della fiera, sono interessati a una sola cosa: a una crescita vibrante e robusta, ben più che agli «zero virgola» o al formale rispetto dei parametri Ue.