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Volkswagen in Cina: un’auto ci costa la metà

Volkswagen in Cina: un’auto ci costa la metà
Ansa
Il colosso tedesco sta licenziando in Germania ma è pronto a produrre le vetture elettriche a Pechino per risparmiare su operai, batterie e materie prime. Solito Elkann: spinge sull’Ue per cambiare le regole green che ha sostenuto e sul governo per gli incentivi.


È la resa totale, definitiva, ufficiale, certificata con timbro digitale e firma elettronica avanzata. La Volkswagen – la stessa Volkswagen che per decenni ha dettato legge nell’industria dell’automobile europea, quella che faceva tremare i concorrenti solo annunciando un nuovo modello – oggi dichiara candidamente che intende spostare buona parte della produzione di auto elettriche in Cina. Motivo? Elementare: in Cina costa tutto la metà. La manodopera costa la metà. Le batterie costano la metà. Le materie prime costano la metà. Persino le illusioni costano la metà.

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Ungheria al voto, Orbán cerca la riconferma contro Bruxelles e Kiev
Il premier ungherese Viktor Orbán (Ansa)
Il 12 aprile sfida decisiva tra Orbán e Magyar: in gioco i rapporti con Ue, Russia e Ucraina. Dalla visita di JD Vance a sostegno del premier al caso delle telefonate Szijjártó-Lavrov, tra accuse di interferenze straniere, scandali e sondaggi opposti, il voto ungherese diventa un test per gli equilibri europei e per i finanziamenti a Kiev.
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Hormuz, nuovo scontro tra Usa e Iran: Trump rilancia, Teheran accusa
Donald Trump (Ansa)
Donald Trump rilancia la pressione su Teheran minacciando nuove azioni in caso di mancato accordo e lasciando aperta l’ipotesi di una breve proroga dell’ultimatum legato allo Stretto di Hormuz. L’Iran replica duramente, accusando Washington di «crimini di guerra» e respingendo ogni ultimatum. Sullo sfondo, l’Opec+ aumenta le quote di produzione di petrolio di 206.000 barili al giorno.
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K.I.S.S. | Smirnov Beach

Un aereo, la guerra, un tesoro e un uomo misterioso. Un giallo che oggi potrebbe vivere in un film. Una storia due minuti più lunga del solito ma che vale la pena conoscere.

Dopo la vittoria del No i magistrati contabili provano a fermare la riforma Foti
Ansa

La riforma della Corte dei conti non piace ai magistrati. Parte la campagna per riscriverla.

L'associazione dei magistrati contabili ha convocato una conferenza stampa per denunciare che anche la loro «autonomia e indipendenza» è a rischio con le regole dettate dalla riforma che porta il nome del ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione,

Tommaso Foti.
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