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2024-02-09
Urso convoca un Tavolo per le micro, piccole e medie imprese
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Adolfo Urso (Ansa)
È in arrivo la Legge per le micro, piccole e medie imprese (MPMI). Il ministero delle Imprese e del Made in Italy è già al lavoro per «la valorizzazione, la promozione e la tutela del patrimonio di eccellenze che caratterizzano il nostro Paese». Il Ministro Adolfo Urso ha predisposto un Tavolo di Lavoro convocando tra le altre, anche Valore Impresa, che si occupa proprio di valorizzare queste realtà.
A nome delle Imprese e dei professionisti aderenti alla confederazione, esprime apprezzamento il presidente, Gianni Cicero, dichiarando che «occorre leggere questa iniziativa come un’occasione di confronto non tanto e soltanto istituzionale ma soprattutto operativo per far comprendere come il modello proposto da Valore Impresa abbia straordinaria valenza strutturale», sottolinea Cicero, «per intervenire e dare forza alla stragrande maggioranza delle piccole e medie Imprese italiane che intendono reagire alle difficoltà oggettive ed anzi ambiscono a diventare più competitive, a proporsi su mercati interni ed internazionali dai quali invece rischiano di essere escluse definitivamente, in assenza di una riforma profonda e di sistema».
La prima riunione con il Ministro, è prevista il 14 febbraio alle ore 12.00, presso il Salone degli Arazzi del Mimit e darà l’avvio al Tavolo di Lavoro con l’obiettivo, si legge nella comunicazione, «di un confronto costruttivo con le maggiori associazioni di categoria, così da condividere riflessioni e raccogliere proposte in grado di offrire un contributo alla crescita del Paese. Al fine di dare continuità al piano organico di politica industriale del Governo, nell’anno in corso, dedicato al Made in Italy, è intenzione del Ministro rivolgere particolare attenzione al mondo delle piccole e medie imprese dando attuazione, per la prima volta, all’art. 18 della legge 180/2011 attraverso l’adozione della Legge annuale per le micro, piccole e medie imprese (MPMI)».
Secondo il presidente di Valore Impresa «proprio il riferimento all’articolo 18 della legge 180, che riguarda la tutela della libertà d’impresa, pone chiaramente la sfida enorme di garantire l’iniziativa economica privata in conformità agli articoli 35 e 41 della Costituzione, al contempo avendo ben presente la necessità di assicurare lo sviluppo attraverso la valorizzazione del lavoro, sia esso svolto in forma autonoma che d’impresa. Le aspettative sull’iniziativa del ministro Urso ovviamente sono alte ma la situazione di partenza è tragica», sottolinea Cicero, «dato che ogni anno chiudono migliaia di aziende, con tutte le conseguenze in termini di perdita economica, di conoscenza, di occupazione e tenuta sociale».
Tra le altre associazioni invitate a partecipare, insieme a Valore Impresa, Alleanza delle Cooperative Italiane, ANCE, Assoprofessioni, Casartigiani, CNA, Compagnia delle Opere, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti, Confindustria, Federmanager, Unimpresa, Unioncamere.
«Valore Impresa è pronta a dare un concreto contributo al Tavolo di lavoro» conclude Cicero «poiché è quanto mai urgente un cambio di paradigma che premi il fare sistema nel senso di un valore aggiunto tangibile per le persone e il territorio, con il superamento strutturale della piccola dimensione delle nostre imprese e della sottocapitalizzazione, promuovendo un minimo comune denominatore di digitalizzazione e aprendo la via ai mercati più ambiti da protagonisti».
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Gianni Cicero, presidente Valore Impresa: «Occorre un cambio di paradigma e noi rappresentiamo un modello strutturale per la crescita delle Imprese italiane». È in arrivo la Legge per le micro, piccole e medie imprese (MPMI). Il ministero delle Imprese e del Made in Italy è già al lavoro per «la valorizzazione, la promozione e la tutela del patrimonio di eccellenze che caratterizzano il nostro Paese». Il Ministro Adolfo Urso ha predisposto un Tavolo di Lavoro convocando tra le altre, anche Valore Impresa, che si occupa proprio di valorizzare queste realtà.A nome delle Imprese e dei professionisti aderenti alla confederazione, esprime apprezzamento il presidente, Gianni Cicero, dichiarando che «occorre leggere questa iniziativa come un’occasione di confronto non tanto e soltanto istituzionale ma soprattutto operativo per far comprendere come il modello proposto da Valore Impresa abbia straordinaria valenza strutturale», sottolinea Cicero, «per intervenire e dare forza alla stragrande maggioranza delle piccole e medie Imprese italiane che intendono reagire alle difficoltà oggettive ed anzi ambiscono a diventare più competitive, a proporsi su mercati interni ed internazionali dai quali invece rischiano di essere escluse definitivamente, in assenza di una riforma profonda e di sistema».La prima riunione con il Ministro, è prevista il 14 febbraio alle ore 12.00, presso il Salone degli Arazzi del Mimit e darà l’avvio al Tavolo di Lavoro con l’obiettivo, si legge nella comunicazione, «di un confronto costruttivo con le maggiori associazioni di categoria, così da condividere riflessioni e raccogliere proposte in grado di offrire un contributo alla crescita del Paese. Al fine di dare continuità al piano organico di politica industriale del Governo, nell’anno in corso, dedicato al Made in Italy, è intenzione del Ministro rivolgere particolare attenzione al mondo delle piccole e medie imprese dando attuazione, per la prima volta, all’art. 18 della legge 180/2011 attraverso l’adozione della Legge annuale per le micro, piccole e medie imprese (MPMI)».Secondo il presidente di Valore Impresa «proprio il riferimento all’articolo 18 della legge 180, che riguarda la tutela della libertà d’impresa, pone chiaramente la sfida enorme di garantire l’iniziativa economica privata in conformità agli articoli 35 e 41 della Costituzione, al contempo avendo ben presente la necessità di assicurare lo sviluppo attraverso la valorizzazione del lavoro, sia esso svolto in forma autonoma che d’impresa. Le aspettative sull’iniziativa del ministro Urso ovviamente sono alte ma la situazione di partenza è tragica», sottolinea Cicero, «dato che ogni anno chiudono migliaia di aziende, con tutte le conseguenze in termini di perdita economica, di conoscenza, di occupazione e tenuta sociale».Tra le altre associazioni invitate a partecipare, insieme a Valore Impresa, Alleanza delle Cooperative Italiane, ANCE, Assoprofessioni, Casartigiani, CNA, Compagnia delle Opere, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti, Confindustria, Federmanager, Unimpresa, Unioncamere.«Valore Impresa è pronta a dare un concreto contributo al Tavolo di lavoro» conclude Cicero «poiché è quanto mai urgente un cambio di paradigma che premi il fare sistema nel senso di un valore aggiunto tangibile per le persone e il territorio, con il superamento strutturale della piccola dimensione delle nostre imprese e della sottocapitalizzazione, promuovendo un minimo comune denominatore di digitalizzazione e aprendo la via ai mercati più ambiti da protagonisti».
Ursula von der Leyen (Getty Images)
Il Parmesan, che loro producono a imitazione del Grana Padano e del Parmigiano Reggiano, possono continuare a venderlo in giro per il mondo, e così il loro «Prosecco». Esiste il Prosecco della King Valley, dove fin dagli anni Novanta viene spumantizzata l’uva glera importata lì da alcuni italoaustraliani. La cantina più nota è la Otto Dal Zotto che a imitazione della strada del Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene (sito Unesco) ha anche tracciato la Prosecco-road.
Questo spumante soddisfa al 78% il mercato interno australiano e viene esportato anche in Cina, dove noi facciamo grande fatica a vendere.
Il fatturato del Prosecco dei canguri è attorno ai 300 milioni di dollari australiani, pari a circa 130 milioni di euro, circa il 5% del fatturato dello spumante italiano. L’accordo che la Von der Leyen presenta come epocale prevede che per i prossimi dieci anni i vignaioli di Victoria possano continuare a mandare il loro Prosecco in giro per il mondo senza che nessuno possa dir loro nulla. Lo stesso vale per il Parmesan e per tutti i formaggi australiani tra cui un ottimo Gorgonzola, un saporito Romano e una Feta che è un’offesa nazionale alla Grecia. La cosa curiosa è che questi formaggi potranno essere esportati a dazio zero e così tutti gli altri prodotti a imitazione di quelli tricolore che sono in gran parte fatti da emigranti italiani.
L’Ue, come contentino agli agricoltori, ha previsto un contingentamento all’export di carne di agnello, di manzo, un tetto per lo zucchero, per il riso. Ma quello che non torna è che, come già col Mercosur, si mettono in discussione i criteri dell’etichettatura a marchio europeo. Si accetta di separare il prodotto dal luogo di produzione e il nome dalla storicità del processo. Il presidente del Consorzio del Prosecco Doc (è quello che costa meno) Giancarlo Guidolin prova a fare buon viso a cattivo gioco: «Li costringiamo a scriverci australian in etichetta, è un passo avanti». Ciò che Guidolin non dice è che gli australiani sono liberi di vendere il loro Prosecco su tutti i mercati dove la tutela del nostro Doc non vale e cioè in tutto il mondo tranne che in Europa dove però arriverà egualmente. E lo stesso vale per i formaggi. Questo accordo, che Ursula von der Leyen magnifica perché «consente agli australiani di entrare in contatto con i prodotti europei e offre anche una platea di 450 milioni di consumatori ci dà un risparmio di un miliardo sulle tariffe doganali» in realtà all’Ue interessa per due ragioni: il rafforzamento delle intese militari sulla sicurezza soprattutto in mare e progetti di ricerca comuni.
La Von der Leyen dice che in dieci anni l’interscambio crescerà del 33% e quasi a sfiorare i 18 miliardi di export. E a questo guardano i nostri produttori convinti che l’Australia sia il nuovo Eldorado (lo dice Assolatte) ma devono non aver fatto i conti con la concorrenza di ritorno e sull’esiguità del vantaggio: in fine dei conti i dazi in ingresso in Australia delle nostre merci era tra il 5 e il 15%, ma oggi gli australiani avranno via libera in Europa anche perché, come nel caso del Mercosur, non ci sono le clausole di salvaguardia. La butta in politica il capo del Ppe Manfred Weber che parla di un protagonismo europeo nell’area del Pacifico: «Approfondire i legami con un partner fidato dall’altra parte del mondo è particolarmente importante in questo periodo geopolitico, in quanto garantisce maggiore stabilità e prevedibilità per tutti noi». Gli risponde indirettamente l’eurodeputata dei 5 Stelle, Carolina Morace che nota: «L’accordo commerciale Ue-Australia è un insulto all’Italia perché autorizza vini australiani a utilizzare il termine Prosecco. Con questa decisione la Commissione europea legalizza l’Italian sounding e cioè l’imitazione delle nostre eccellenze agroalimentari nel mondo». A darle torto si fa davvero fatica.
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(Totaleu)
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