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2019-05-09
Un uomo lega Consip e l’inchiesta sugli appalti calabresi
Ansa
Il museo di Alarico, la ferrovia Cosenza-Catanzaro, le tratte turistiche, il nuovo ospedale di Cosenza: sono i piccoli e grandi affari che secondo gli inquirenti stavano molto a cuore alla cricca affaristico politica calabrese targata Pd. La Procura di Catanzaro ha raccolto tutte le accuse in un unico pacchetto che ha spedito martedì ai 20 destinatari. Il loro telefono scottava da anni, visto che l'accusa di associazione a delinquere, secondo la Procura, va retrodatata al 2014 e, scrive il procuratore Nicola Gratteri, è «condotta permanente».
Da quasi cinque anni ininterrottamente, insomma, la cricca dem con a capo Nicola Adamo, già esponente del Pci, vicepresidente della Regione Calabria ai tempi di Agazio Loiero, deputato nella passata legislatura, indagato nel 2006 e nel 2012 in inchieste dalle quali poi è uscito assolto, avrebbe condizionato appalti e scelte politiche. Adamo nei capi d'accusa viene descritto come il burattinaio. Anzi, come il maestro burattinaio. Perché a muovere i fili delle marionette insieme al compagno Adamo ci sarebbe stato il governatore Mario Oliverio, anche lui del Pd e anche lui accusato di associazione a delinquere. Neanche due settimane fa la Cassazione gli ha revocato l'esilio a San Giovanni in Fiore, paesino della Sila, al quale era stato obbligato per circa tre mesi dalla Procura. In un'altra indagine, denominata Lande desolate, la Guardia di finanza l'avrebbe beccato a pasticciare con un'impresa in odore di 'ndrangheta che aveva messo le mani sui lavori per l'aviosuperficie di Scalea e sull'impianto sciistico di Lorica. Il governatore non ha fatto in tempo a scrivere su Facebook «verità e onestà non si calpestano» che la Procura gli ha spedito il secondo pacco regalo con l'accusa di associazione a delinquere. I due manovratori, stando alla ricostruzione dell'accusa, erano così potenti da riuscire a orientare le scelte politiche della Regione. Quando non ci riuscivano avrebbero messo in campo strategie per far fuori gli avversari. Nel caso di Mario Occhiuto (ironia della sorte, in questa indagine è sia indagato sia parte offesa), sindaco di Cosenza e candidato forzista alla presidenza della Regione, avrebbero tramato per togliergli la maggioranza in Consiglio. E, così, Adamo e Oliverio, sarebbero stati beccati a telefono mentre congiuravano.
Se vince il centrosinistra «lui va alla ricerca di fargli il vicesindaco, no? Se si perdono le elezioni comunali, siccome è un manager, è un ingegnere, un incarico regionale, in attesa che si candida la prossima volta alla Regione, però ci deve essere». La risposta: «Va bene, va bene, ok, ciao ciao. È meglio non parlarne al telefono».
Il dialogo fra i due è riportato nel provvedimento con cui il gip ha sospeso dai pubblici incarichi altri due indagati e si riferisce alle dimissioni di 17 consiglieri comunali di Cosenza, alcuni dei quali di maggioranza, che portarono alla decadenza di Occhiuto. Per questo episodio è indagato anche l'ex presidente del Consiglio comunale Luca Morrone. Dietro a quelle dimissioni, secondo l'accusa, ci sarebbe stata proprio la regia di Adamo. Il gip riporta anche il testo di un sms inviato da Adamo al capogruppo del Pd alla Regione Sebi Romeo (che non è indagato): «Se riusciamo a far cadere Occhiuto, dobbiamo farlo con chiarezza, non deve apparire come una congiura di Palazzo, rischieremmo un boomerang».
Morrone, stando alla ricostruzione giudiziaria dell'intrigo politico, avrebbe accettato di firmare le dimissioni in cambio della carica di vicesindaco nella eventuale nuova maggioranza o un incarico di ingegnere alla Regione. Ed è in questo contesto che si inserisce la conversazione intercettata tra Adamo e Oliverio. La finalità sarebbe stata quella di spodestare il sindaco per piazzare i propri uomini nei posti strategici. E alcuni appalti che avrebbero fatto gola alla cricca ricadevano proprio nella città di Cosenza. Nell'intreccio si sarebbe mossa bene anche una vecchia conoscenza della Verità: Rocco Borgia da Melicuccà, paesello della provincia di Reggio Calabria. Anche lui è indagato per associazione a delinquere e viene descritto come un «intermediario» per conto di una potente coop del settore edilizio. Nel documento giudiziario è scritto: «Dispone di una complessa rete di contatti e relazioni con politici, imprenditori e amministratori pubblici che gli consente di veicolare le aggiudicazioni in favore dei gruppi imprenditoriali da lui individuati e sponsorizzati». Anche lui proviene dalla vecchia sinistra: dirigente Arci, poi esperto di cooperazione in Africa e dirigente di Ong. Infine, consulente di un colosso delle cooperative rosse: la Cmc di Ravenna (che, stando all'accusa, avrebbe sponsorizzato nell'ambito della progettazione esecutiva e della realizzazione della metropolitana tra Cosenza, Rende e l'università della Calabria). Ai tempi dell'inchiesta Consip, settembre 2016, era stato fotografato e pedinato dai carabinieri del nucleo operativo ecologico con Carlo Russo, l'apprendista faccendiere di Scandicci (che dovrà affrontare l'udienza preliminare per traffico di influenze il 28 maggio) legato a doppio filo a babbo Tiziano Renzi. In un'informativa i carabinieri definiscono Borgia «soggetto già conosciuto a questo comando» e, come aveva anticipato La Verità, gli atti erano stati trasmessi proprio a Catanzaro.
Borgia aveva giurato di aver tagliato i ponti con la sua terra d'origine. Ma con gli atti di questa inchiesta potrebbe essere nettamente smentito.
Fontana accusato di abuso d’ufficio
Per uno (il governatore Attilio Fontana) che aspetta con trepidazione di parlare con i pubblici ministeri, altri dieci che, davanti al gip, scelgono la strada del silenzio. Il giorno dopo la grande retata che ha portato a 43 misure cautelari (28 arresti e 15 obblighi) su 95 indagati in totale, la maxi inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano su appalti pilotati, mazzette e favori alla 'ndrangheta fissa i primi punti fermi.
Anzitutto, si scopre che il presidente della Regione Lombardia è indagato per abuso d'ufficio in relazione alla nomina dell'ex socio di studio ed ex consigliere regionale, l'avvocato Luca Marsico, nel Nucleo di valutazione e verifica degli investimenti pubblici dell'Wnte. Un incarico triennale - deciso con determina dirigenziale, quindi di competenza del livello burocratico e non politico del Pirellone - da 65.000 euro complessivi, partito a ottobre 2018 e con scadenza nel 2021. Secondo i pm, che lo ascolteranno lunedì, Fontana avrebbe violato il «principio di imparzialità».
Sulla base di quanto è stato ricostruito dagli inquirenti, che sono riusciti a trovare il provvedimento di nomina solo pochi giorni fa, 60 professionisti risposero all'«avviso pubblico di nomina» lanciato dalla Regione Lombardia per individuare il componente esterno della commissione. Fontana, che in un altro versante dell'inchiesta è parte lesa per un episodio di «istigazione alla corruzione» a opera di Gioacchino Caianiello, ex coordinatore provinciale di Forza Italia a Varese, avrebbe favorito l'ex socio di studio. Il quale, a sua volta, consapevole del potenziale «conflitto d'interessi», è sempre il ragionamento dell'accusa, avrebbe dovuto astenersi dal prendere parte alla selezione.
La mattinata e il pomeriggio di ieri sono stati dedicati ai primi interrogatori degli indagati sottoposti a misure cautelari. Un lavoro non particolarmente impegnativo per il gip milanese Raffaella Mascarino considerato che tutti hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. Tra questi, proprio Gioacchino Caianiello, ex coordinatore provinciale di Fi a Varese, ritenuto il «burattinaio» del sistema di corruzione, nomine e appalti pilotati e finanziamenti illeciti; Piermichele Miano, un professionista a lui legato; Leonida Paggiaro, indicato come uno dei presunti corruttori in relazione a un «piano di governo del territorio»; Alessandro Crescenti, accusato di corruzione e che figura nelle imputazioni assieme a Caianiello; l'ex assessore di Gallarate Petrone che dopo l'arresto ha rimesso le deleghe; e Pietro Tatarella, candidato di Forza Italia alle europee, dimessosi da consigliere comunale del capoluogo lombardo e tratteggiato nel provvedimento del giudice come soggetto a disposizione dell'imprenditore Daniele D'Alfonso, che lo ricompensava con uno «stipendio» da 5.000 euro al mese e l'uso di una carta di credito American express con possibilità di prelievo contanti.
Nelle 700 pagine dell'ordinanza del giudice delle indagini preliminari, in due diverse intercettazioni compare anche il nome del sottosegretario alla presidenza del Consiglio e vicesegretario leghista, Giancarlo Giorgetti (non indagato ed estraneo ai fatti). Ne fanno riferimento, in una chiacchierata ascoltata dalle forze dell'ordine, Caianiello e Diego Sozzani, il deputato azzurro per il quale è pendente una richiesta d'arresto in Parlamento. I due, secondo gli atti d'indagine, incontrano l'imprenditore Claudio Milanese, socio e presidente del cda di Econord, e Sergio Bresciani, ex presidente del cda di un'altra società, Neocos. E, a proposito di alcune nomine Anas di interesse di Milanese, discutono del ruolo decisionale del sottosegretario.
I due - Sozzani e Caianiello - sarebbero legati non solo dalla comune appartenenza politica a Forza Italia, ma anche da ragioni d'affari. Secondo il gip, avrebbero infatti avuto un «accordo illecito» che prevedeva il pagamento, da Sozzani a Caianiello, di una sorta di «mazzetta» prelevata dai soldi dal deputato incassati grazie agli «incarichi ottenuti dalle società pubbliche amministrate di fatto» dall'ex coordinatore azzurro di Varese.
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Indagato, insieme al governatore del Pd Mario Oliverio, anche Rocco Borgia: fu fotografato con Carlo Russo, faccendiere vicino a babbo Renzi.Per gli inquirenti il presidente lombardo Attilio Fontana avrebbe favorito la nomina dell'ex socio. Interrogati gli arrestati per aiuti alla 'ndrangheta: tutti scelgono di non rispondere.Lo speciale contiene due articoli.Il museo di Alarico, la ferrovia Cosenza-Catanzaro, le tratte turistiche, il nuovo ospedale di Cosenza: sono i piccoli e grandi affari che secondo gli inquirenti stavano molto a cuore alla cricca affaristico politica calabrese targata Pd. La Procura di Catanzaro ha raccolto tutte le accuse in un unico pacchetto che ha spedito martedì ai 20 destinatari. Il loro telefono scottava da anni, visto che l'accusa di associazione a delinquere, secondo la Procura, va retrodatata al 2014 e, scrive il procuratore Nicola Gratteri, è «condotta permanente».Da quasi cinque anni ininterrottamente, insomma, la cricca dem con a capo Nicola Adamo, già esponente del Pci, vicepresidente della Regione Calabria ai tempi di Agazio Loiero, deputato nella passata legislatura, indagato nel 2006 e nel 2012 in inchieste dalle quali poi è uscito assolto, avrebbe condizionato appalti e scelte politiche. Adamo nei capi d'accusa viene descritto come il burattinaio. Anzi, come il maestro burattinaio. Perché a muovere i fili delle marionette insieme al compagno Adamo ci sarebbe stato il governatore Mario Oliverio, anche lui del Pd e anche lui accusato di associazione a delinquere. Neanche due settimane fa la Cassazione gli ha revocato l'esilio a San Giovanni in Fiore, paesino della Sila, al quale era stato obbligato per circa tre mesi dalla Procura. In un'altra indagine, denominata Lande desolate, la Guardia di finanza l'avrebbe beccato a pasticciare con un'impresa in odore di 'ndrangheta che aveva messo le mani sui lavori per l'aviosuperficie di Scalea e sull'impianto sciistico di Lorica. Il governatore non ha fatto in tempo a scrivere su Facebook «verità e onestà non si calpestano» che la Procura gli ha spedito il secondo pacco regalo con l'accusa di associazione a delinquere. I due manovratori, stando alla ricostruzione dell'accusa, erano così potenti da riuscire a orientare le scelte politiche della Regione. Quando non ci riuscivano avrebbero messo in campo strategie per far fuori gli avversari. Nel caso di Mario Occhiuto (ironia della sorte, in questa indagine è sia indagato sia parte offesa), sindaco di Cosenza e candidato forzista alla presidenza della Regione, avrebbero tramato per togliergli la maggioranza in Consiglio. E, così, Adamo e Oliverio, sarebbero stati beccati a telefono mentre congiuravano. Se vince il centrosinistra «lui va alla ricerca di fargli il vicesindaco, no? Se si perdono le elezioni comunali, siccome è un manager, è un ingegnere, un incarico regionale, in attesa che si candida la prossima volta alla Regione, però ci deve essere». La risposta: «Va bene, va bene, ok, ciao ciao. È meglio non parlarne al telefono». Il dialogo fra i due è riportato nel provvedimento con cui il gip ha sospeso dai pubblici incarichi altri due indagati e si riferisce alle dimissioni di 17 consiglieri comunali di Cosenza, alcuni dei quali di maggioranza, che portarono alla decadenza di Occhiuto. Per questo episodio è indagato anche l'ex presidente del Consiglio comunale Luca Morrone. Dietro a quelle dimissioni, secondo l'accusa, ci sarebbe stata proprio la regia di Adamo. Il gip riporta anche il testo di un sms inviato da Adamo al capogruppo del Pd alla Regione Sebi Romeo (che non è indagato): «Se riusciamo a far cadere Occhiuto, dobbiamo farlo con chiarezza, non deve apparire come una congiura di Palazzo, rischieremmo un boomerang».Morrone, stando alla ricostruzione giudiziaria dell'intrigo politico, avrebbe accettato di firmare le dimissioni in cambio della carica di vicesindaco nella eventuale nuova maggioranza o un incarico di ingegnere alla Regione. Ed è in questo contesto che si inserisce la conversazione intercettata tra Adamo e Oliverio. La finalità sarebbe stata quella di spodestare il sindaco per piazzare i propri uomini nei posti strategici. E alcuni appalti che avrebbero fatto gola alla cricca ricadevano proprio nella città di Cosenza. Nell'intreccio si sarebbe mossa bene anche una vecchia conoscenza della Verità: Rocco Borgia da Melicuccà, paesello della provincia di Reggio Calabria. Anche lui è indagato per associazione a delinquere e viene descritto come un «intermediario» per conto di una potente coop del settore edilizio. Nel documento giudiziario è scritto: «Dispone di una complessa rete di contatti e relazioni con politici, imprenditori e amministratori pubblici che gli consente di veicolare le aggiudicazioni in favore dei gruppi imprenditoriali da lui individuati e sponsorizzati». Anche lui proviene dalla vecchia sinistra: dirigente Arci, poi esperto di cooperazione in Africa e dirigente di Ong. Infine, consulente di un colosso delle cooperative rosse: la Cmc di Ravenna (che, stando all'accusa, avrebbe sponsorizzato nell'ambito della progettazione esecutiva e della realizzazione della metropolitana tra Cosenza, Rende e l'università della Calabria). Ai tempi dell'inchiesta Consip, settembre 2016, era stato fotografato e pedinato dai carabinieri del nucleo operativo ecologico con Carlo Russo, l'apprendista faccendiere di Scandicci (che dovrà affrontare l'udienza preliminare per traffico di influenze il 28 maggio) legato a doppio filo a babbo Tiziano Renzi. In un'informativa i carabinieri definiscono Borgia «soggetto già conosciuto a questo comando» e, come aveva anticipato La Verità, gli atti erano stati trasmessi proprio a Catanzaro. Borgia aveva giurato di aver tagliato i ponti con la sua terra d'origine. Ma con gli atti di questa inchiesta potrebbe essere nettamente smentito.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/un-uomo-lega-consip-e-linchiesta-sugli-appalti-calabresi-2636635049.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="fontana-accusato-di-abuso-dufficio" data-post-id="2636635049" data-published-at="1775859961" data-use-pagination="False"> Fontana accusato di abuso d’ufficio Per uno (il governatore Attilio Fontana) che aspetta con trepidazione di parlare con i pubblici ministeri, altri dieci che, davanti al gip, scelgono la strada del silenzio. Il giorno dopo la grande retata che ha portato a 43 misure cautelari (28 arresti e 15 obblighi) su 95 indagati in totale, la maxi inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano su appalti pilotati, mazzette e favori alla 'ndrangheta fissa i primi punti fermi. Anzitutto, si scopre che il presidente della Regione Lombardia è indagato per abuso d'ufficio in relazione alla nomina dell'ex socio di studio ed ex consigliere regionale, l'avvocato Luca Marsico, nel Nucleo di valutazione e verifica degli investimenti pubblici dell'Wnte. Un incarico triennale - deciso con determina dirigenziale, quindi di competenza del livello burocratico e non politico del Pirellone - da 65.000 euro complessivi, partito a ottobre 2018 e con scadenza nel 2021. Secondo i pm, che lo ascolteranno lunedì, Fontana avrebbe violato il «principio di imparzialità». Sulla base di quanto è stato ricostruito dagli inquirenti, che sono riusciti a trovare il provvedimento di nomina solo pochi giorni fa, 60 professionisti risposero all'«avviso pubblico di nomina» lanciato dalla Regione Lombardia per individuare il componente esterno della commissione. Fontana, che in un altro versante dell'inchiesta è parte lesa per un episodio di «istigazione alla corruzione» a opera di Gioacchino Caianiello, ex coordinatore provinciale di Forza Italia a Varese, avrebbe favorito l'ex socio di studio. Il quale, a sua volta, consapevole del potenziale «conflitto d'interessi», è sempre il ragionamento dell'accusa, avrebbe dovuto astenersi dal prendere parte alla selezione. La mattinata e il pomeriggio di ieri sono stati dedicati ai primi interrogatori degli indagati sottoposti a misure cautelari. Un lavoro non particolarmente impegnativo per il gip milanese Raffaella Mascarino considerato che tutti hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. Tra questi, proprio Gioacchino Caianiello, ex coordinatore provinciale di Fi a Varese, ritenuto il «burattinaio» del sistema di corruzione, nomine e appalti pilotati e finanziamenti illeciti; Piermichele Miano, un professionista a lui legato; Leonida Paggiaro, indicato come uno dei presunti corruttori in relazione a un «piano di governo del territorio»; Alessandro Crescenti, accusato di corruzione e che figura nelle imputazioni assieme a Caianiello; l'ex assessore di Gallarate Petrone che dopo l'arresto ha rimesso le deleghe; e Pietro Tatarella, candidato di Forza Italia alle europee, dimessosi da consigliere comunale del capoluogo lombardo e tratteggiato nel provvedimento del giudice come soggetto a disposizione dell'imprenditore Daniele D'Alfonso, che lo ricompensava con uno «stipendio» da 5.000 euro al mese e l'uso di una carta di credito American express con possibilità di prelievo contanti. Nelle 700 pagine dell'ordinanza del giudice delle indagini preliminari, in due diverse intercettazioni compare anche il nome del sottosegretario alla presidenza del Consiglio e vicesegretario leghista, Giancarlo Giorgetti (non indagato ed estraneo ai fatti). Ne fanno riferimento, in una chiacchierata ascoltata dalle forze dell'ordine, Caianiello e Diego Sozzani, il deputato azzurro per il quale è pendente una richiesta d'arresto in Parlamento. I due, secondo gli atti d'indagine, incontrano l'imprenditore Claudio Milanese, socio e presidente del cda di Econord, e Sergio Bresciani, ex presidente del cda di un'altra società, Neocos. E, a proposito di alcune nomine Anas di interesse di Milanese, discutono del ruolo decisionale del sottosegretario. I due - Sozzani e Caianiello - sarebbero legati non solo dalla comune appartenenza politica a Forza Italia, ma anche da ragioni d'affari. Secondo il gip, avrebbero infatti avuto un «accordo illecito» che prevedeva il pagamento, da Sozzani a Caianiello, di una sorta di «mazzetta» prelevata dai soldi dal deputato incassati grazie agli «incarichi ottenuti dalle società pubbliche amministrate di fatto» dall'ex coordinatore azzurro di Varese.
Ford Puma Gen-E
Il modello è equipaggiato con una serie avanzata di Adas (Advanced driver assistance systems) abbastanza affidabile: pre-collision assist per intervenire in situazioni critiche; lane keeping system per mantenere la traiettoria; cruise control adattivo con riconoscimento dei segnali stradali; camera a 360°. Il motore promette, secondo la Casa, 523 km di autonomia nel ciclo urbano e 376 km in quello combinato. Dalle prove fatte, se nel ciclo urbano più o meno ci siamo, per quello misto il valore è leggermente inferiore al dichiarato. Onesta la velocità di ricarica: il produttore dichiara dal 10 all’80% in soli 23 minuti, a patto che si utilizzi una stazione di ricarica da 100 kW.
I PRO
Innanzitutto, la linea: la Puma è un’auto che piace agli italiani: lo scorso anno ha venduto, in tutte le sue motorizzazioni, oltre 25.000 esemplari. Non ci sono parti in plastica non verniciata all’esterno e questo, se da un lato rende più filante la linea, dall’altro espone le zone più critiche, come passaruota e fascioni anteriori e posteriori, a rischio di grattata. L’abitacolo è fatto bene: comodi ed esteticamente belli i sedili, gradevole il rivestimento in finta pelle di parte del cruscotto. Molto luminose le luci a led per illuminare l’abitacolo. Sorprende la capacità di carico: tra bagagliaio, profondissimo box immediatamente sotto (basta alzare il pianale per accedervi) e box ricavato nella parte anteriore, si raggiungono oltre 550 litri di spazio. Abbattendo i sedili posteriori (nella configurazione 60-40) si possono superare i 1.300 litri. Comodo e completo il grande quadro strumenti digitale da 12,8 pollici dietro al volante: tutte le informazioni sono al posto giusto e facilmente adocchiabili. Buona l’abitabilità: gli ingegneri Ford hanno saputo realizzare un piccolo capolavoro sfruttando ogni centimetro di spazio per rendere gradevole il soggiorno a bordo. Fanno egregiamente il loro lavoro i fari a led. Comodo il tunnel centrale a due piani, con tanti spazi dove riporre oggetti pure voluminosi e l’ormai immancabile piastra per la ricarica wireless dello smartphone.
I CONTRO
I tasti fisici sono ridotti al lumicino: ce ne sono soltanto quattro, il più utilizzabile è quello delle frecce d’emergenza. Per il resto, ci si deve affidare al grande display touch da 12 pollici centrale che non è immediatamente intuitivo: per trovare i vari comandi, ci si deve distrarre un po’ troppo dalla guida. Scomoda anche la manopola per la gestione delle luci: troppo nascosta dietro al volante e alla leva dei tergicristalli. Se si è un po’ alti, vedere che comando è impostato è un’impresa. Croccanti, come dicono gli esperti di auto, alcune plastiche all’interno. Divertente, ma forse troppo a rischio «deposito di polvere» la grande soundbar integrata sopra il cruscotto del sistema audio firmato da Bang & Olufsen da 575 watt. Altra pecca, l’utilizzo del nero lucido sul tunnel centrale: troppo a rischio graffio.
CONCLUSIONI
Le conclusioni si traggono sempre guardando il prezzo. La Puma Gen-E parte, con il modello base, da 27.250 euro (prezzo in promozione, il listino schizza a 33.250 euro) con già una buona dotazione di serie (fari proiettori e luci diurne a led, cerchi in lega da 17 pollici, gigabox posteriore, climatizzatore automatico). Per il modello definito «Premium» si spendono 2.000 euro in più. Grazie al cumulo tra incentivo statale (fino a 11.000 euro con rottamazione e Isee basso) e lo sconto Ford, il prezzo d’attacco può scendere sotto i 18.000 euro. Una quota che rende l’acquisto molto, molto interessante.
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Cassa Depositi e Prestiti archivia il 2025 con risultati senza precedenti, consolidando il suo ruolo di pilastro strategico per l’economia italiana. Nel primo anno del Piano Strategico 2025-2027, la Cassa ha raggiunto l’utile netto più alto della sua storia, toccando quota 3,4 miliardi di euro, in crescita del 3% rispetto all’anno precedente.
Un dato che non è solo un record finanziario, ma il motore di una potenza di fuoco che ha permesso di impegnare risorse per circa 29,5 miliardi di euro, attivando investimenti complessivi per oltre 73 miliardi grazie a un effetto leva di 2,5 volte.
«Il primo anno del nuovo Piano si chiude con un risultato storico che conferma l’efficacia della nostra strategia», ha sottolineato l’amministratore delegato Dario Scannapieco, in conferenza stampa durante la presentazione dei dati 2025 a Roma.
«Euphoria» (Sky)
Dopo quattro anni torna Euphoria con otto nuovi episodi su Sky. La terza stagione segue Rue cinque anni dopo, tra dipendenze e tentativi di rinascita, mentre i personaggi affrontano il passaggio all’età adulta e la possibilità di un futuro diverso.
Dopo quattro anni di silenzio, il gran ritorno. Euphoria, venticinque nomination agli Emmy e nove vittorie, è pronta a debuttare su Sky, con otto episodi inediti. La terza stagione dello show, incensato unanimemente per la capacità di esporre la realtà dei giovani, quella scomoda e poco patinata, sarà disponibile a partire dalla prima serata di lunedì 13 aprile. Giorno storico che, per chi abbia seguito lo show fin dal principio, legandosi a personaggi che poco hanno di iperbolico o cinematografico.
Rue Bennett, personaggio che ha eletto Zendaya icona globale, è un'adolescente tossica. Sulla carta, dovrebbe rappresentare un'eccezione, diversa dalla miriade di adolescenti che cerca di imbroccare la strada giusta per il mondo dei grandi. Eppure, nelle sue fragilità, opportunamente romanzate per tener viva la narrazione televisiva, riesce a ricalcare le difficoltà dei ragazzi di oggi: la fatica nel costruire un'identità propria, estranea alle pressioni della società e al bisogno quasi epidermico di sentirsi parte di un tutto, le insicurezze, la scarsa fiducia nel domani. Rue Bennett è una tossicodipendente dei sobborghi californiani, figlia di una madre che non ha granché da offrirle. Ed è, però, quel che tanti, tantissimi adolescenti sono.
Euphoria l'ha trovata così, la sua forza: ricalcando con mano pesante la vita vera, le difficoltà comuni a tanti, quelle che, spesso, vengono derubricate a facezie. Ha individuato i problemi dei giovani e, su questi, ha costruito un impianto narrativo che potesse farli sentire visti, ascoltati, capiti. Dunque, mai soli. Anche in età semi-adulta.La terza stagione dello show, difatti, prosegue oltre l'adolescenza, e Rue la trova in Messico, cinque anni più tardi rispetto ai fatti narrati nelle prime stagioni. Cresciuta, ma non cambiata, ha ancora problemi di droga e dipendenza. Ha debiti e una vita segnata dall'improvvisazione, quella che di romantico ha poco. I suoi amici sono cresciuti. Qualcuno sembra avercela fatta, qualcun altro no. Uno è a un passo dalle nozze, un altro iscritto ad una scuola d'arte. Sono distanti, ma chiamati, tutti, a confrontarsi con la fede: non quella religiosa, ma quella che porta a credere che un domani migliore sia cosa possibile e che le risorse per attuarlo siano intrinseche all'essere umano. Anche a Rue, chiamata a scegliere fra paura e coraggio.
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