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2020-09-09
Ufed, il sistema israeliano che può entrare in (quasi) tutti i cellulari
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C'è un business che non ha risentito dell'emergenza coronavirus e che anzi continua a crescere nel mondo come in Italia. E' quello legato al mercato dei virus informatici, in pratica la capacità di poter intercettare o bucare telefoni cellulari o smartphone, in modo legale o illegale. Le aziende produttrici di malware o trojan sono in aumento nel nostro Paese. Come sono in un aumento anche le società di investigazione che si occupano di digital forensic, quel ramo giuridico che si occupa di acquisire, analizzare e raccogliere materiale che potrebbe essere usato in processi civili e penali. I software nati per intercettare fanno spesso acqua da tutte le parti, perché per un'analisi approfondita, ovvero entrare in un telefono o in un computer, superare le password, pin e protezioni varie, serve un duplicatore forense. Certo, serve avere materialmente a disposizione l'apparecchio, per questo vengono spesso usati dalle forze dell'ordine, dopo i sequestri su ordine dell'autorità giudiziaria. Ma ci sono anche privati che si rivolgono a loro, spesso per sapere se i loro telefoni sono intercettati.
Diverso il discorso sul fronte intercettazioni. Qui tra le aziende leader nell'hackeraggio di telefoni cellulari in Italia ci sono di sicuro Hacking Team, Innova, Bea, Ips, Loquendo, Area o Rcs. Sono aziende note nel nostro Paese, balzate agli onori delle cronache in inchieste nazionali e internazionali. La più nota negli ultimi mesi è stata E Surv, società calabrese che ha prodotto Exodus, il trojan che ha permesso le intercettazioni nel caso dell'ex leader dell'Anm Luca Palamara. Alcune di loro si occupano anche di Virtual Humint, «cioè della raccolta di intelligence attraverso operatori virtuali, avatar e identità online, prodotti in grandi quantità e controllati da pochi operatori in carne e ossa tramite apposite piattaforme», come ricordava in un articolo Wired. Area, per esempio, può creare identità online fittizie per tenere sotto osservazione per anni individui o interi gruppi di persone. «Per la protezione Iphone basta mantenere sempre l'ultima versione aggiornata » spiega alla Verità un investigatore. «Per android invece ogni giorno escono nuove vulnerabilità che compromettono la sicurezza, anche tenerlo aggiornato potrebbe non servire. Android parte da un progetto open source e quindi rimane esposto»
Ma al di là delle intercettazioni o dei cosiddetti captatori, il modo migliore per analizzare a fondo un cellulare è quello tramite i duplicatori forensi. Nel settore l'azienda leader è Cellebrite - azienda israeliana nel 2007 acquisita dalla giapponese Sun Corporation - che tramite il noto Ufed (Universal Forensic Extraction Device) nato nel 2017, può permettere di sbloccare qualsiasi dispositivo iOS su cui la polizia sta indagando. Cellebrite sostiene che Ufed può estrarre file anche da quasi tutti i telefoni android, inclusi gli ultimi modelli Samsung e Huawei. Il costo di Cellebrite Ufed si aggira intorno ai 10 mila dollari, a cui vanno aggiunte le spese di licenza e aggiornamento, per un prezzo che si aggira intorno alle 5000. Non è facile da gestire, ci vuole una certa esperienza. Non a caso viene usato soprattutto da aziende, forze dell'ordine, agenzie governative, di meno da privati. La sua capacità di bucare i cellulari è incredibile. Riesce persino a ritrovare file cancellati e nascosti. Con Ufed permette di rilevare chiamate, messaggi, cronologia, file multimediali e informazioni sulla posizione. Lo scorso anno tramite il fondo di investimento Israel Growth Partners, gli israeliani hanno ripreso in mano il 25% della società dai giapponesi. Il costo dell'operazione è stato di 110 milioni di dollari, mentre Cellebrite viene valutata intorno ai 450 milioni.
L'ultima versione di Ufed, ovvero, Physical Analyzer 3.0, consente un'ampia gamma di funzioni avanzate che includono consente il recupero di file e frammenti di immagini cancellati o di visualizzare contemporaneamente tutti gli eventi del dispositivo in ordine cronologico. Non solo. Nell'ultima versione è stato previsto un nuovo strumento che consente agli utenti di condividere i risultati di estrazione e analisi con qualsiasi personale autorizzato, anche se non dispone di una licenza Ufed. Questa funzione consente una maggiore condivisione dei dati e collaborazione tra investigatori, avvocati, supervisori e altri che necessitano dei dettagli della vicenda.
Cinque applicazioni per proteggere il tuo Android
Malwarebytes
Forse l’applicazione più popolare per gli smartphone Android, Malwarebytes permette di fare la scansione di tutte le applicazioni già presenti sul dispositivo e scansione tutte le aree della memoria interna, così da verificare che non sia presente qualche virus in grado di rubare dati o spirare la vostra attività.
dnspipe
L’app perfetta per chi vuole navigare in totale sicurezza senza spendere un euro. Con dnspipe è possibile scegliere i Dns di Google o uno degli altri servizi disponibili e migliorare così drasticamente la velocità di navigazione e, in caso di accesso a siti ingannevoli o con malware, i Dns impedirà automaticamente l’accesso alla pagina, così da evitare eventuali “contagi”.
G Cloud backup
Un sistema completo e affidabile per effettuare il backup sul vostro Android. Lìapp offre uno spazio cloud di 10gb gratuito in cui salvare i dati presenti sul vostro telefono, così da riuscire a recuperarli in maniera facile e veloce in caso di rese dovuto alla presenza di un virus. Con un abbonamento di quattro dollari al mese, potrete poi accedere alla versione illimitata dell’app.
Safe Security
Sempre gratuita, l’app Safe Security offre una protezione in tempo reale, come i migliori antivirus per pc. L’antivirus si abilita infatti da solo, avviando l’applicazione, e rimane in esclusione nel background, in tempo reale, bloccando così i virus prima che possano creare problemi. Safe Security offre inoltre un localizzatore, uno strumento per proteggere le app con password, un sistema di pulizia automatica dei file inutili e un filtro per le chiamate indesiderate.
AppLock
Se volete rendere le vostre app inaccessibili, AppLock è l’applicazione che fa per voi. L’app fornisce una protezione con password a tutte le vostre app preferite, come Whatsapp, Facebook o la galleria fotografica.
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Oltre ai trojan e malware usati dalle procure per intercettare gli indagati, il migliore sistema per bucare gli smartphone è quello prodotto da Cellebrite, nata in Israele nel 2007 e con soci giapponesi. Il costo si aggira intorno ai 15.000 dollari. Viene usata soprattutto dalle forze dell'ordine e nella digital forensic. Mentre i prodotti Apple non hanno bisogno di protezione da malware, i dispositivi Android sono più perforabili. Ecco perché hanno bisogno di un ulteriore aiuto, sotto forma di app. Lo speciale contiene due articoli. C'è un business che non ha risentito dell'emergenza coronavirus e che anzi continua a crescere nel mondo come in Italia. E' quello legato al mercato dei virus informatici, in pratica la capacità di poter intercettare o bucare telefoni cellulari o smartphone, in modo legale o illegale. Le aziende produttrici di malware o trojan sono in aumento nel nostro Paese. Come sono in un aumento anche le società di investigazione che si occupano di digital forensic, quel ramo giuridico che si occupa di acquisire, analizzare e raccogliere materiale che potrebbe essere usato in processi civili e penali. I software nati per intercettare fanno spesso acqua da tutte le parti, perché per un'analisi approfondita, ovvero entrare in un telefono o in un computer, superare le password, pin e protezioni varie, serve un duplicatore forense. Certo, serve avere materialmente a disposizione l'apparecchio, per questo vengono spesso usati dalle forze dell'ordine, dopo i sequestri su ordine dell'autorità giudiziaria. Ma ci sono anche privati che si rivolgono a loro, spesso per sapere se i loro telefoni sono intercettati. Diverso il discorso sul fronte intercettazioni. Qui tra le aziende leader nell'hackeraggio di telefoni cellulari in Italia ci sono di sicuro Hacking Team, Innova, Bea, Ips, Loquendo, Area o Rcs. Sono aziende note nel nostro Paese, balzate agli onori delle cronache in inchieste nazionali e internazionali. La più nota negli ultimi mesi è stata E Surv, società calabrese che ha prodotto Exodus, il trojan che ha permesso le intercettazioni nel caso dell'ex leader dell'Anm Luca Palamara. Alcune di loro si occupano anche di Virtual Humint, «cioè della raccolta di intelligence attraverso operatori virtuali, avatar e identità online, prodotti in grandi quantità e controllati da pochi operatori in carne e ossa tramite apposite piattaforme», come ricordava in un articolo Wired. Area, per esempio, può creare identità online fittizie per tenere sotto osservazione per anni individui o interi gruppi di persone. «Per la protezione Iphone basta mantenere sempre l'ultima versione aggiornata » spiega alla Verità un investigatore. «Per android invece ogni giorno escono nuove vulnerabilità che compromettono la sicurezza, anche tenerlo aggiornato potrebbe non servire. Android parte da un progetto open source e quindi rimane esposto» Ma al di là delle intercettazioni o dei cosiddetti captatori, il modo migliore per analizzare a fondo un cellulare è quello tramite i duplicatori forensi. Nel settore l'azienda leader è Cellebrite - azienda israeliana nel 2007 acquisita dalla giapponese Sun Corporation - che tramite il noto Ufed (Universal Forensic Extraction Device) nato nel 2017, può permettere di sbloccare qualsiasi dispositivo iOS su cui la polizia sta indagando. Cellebrite sostiene che Ufed può estrarre file anche da quasi tutti i telefoni android, inclusi gli ultimi modelli Samsung e Huawei. Il costo di Cellebrite Ufed si aggira intorno ai 10 mila dollari, a cui vanno aggiunte le spese di licenza e aggiornamento, per un prezzo che si aggira intorno alle 5000. Non è facile da gestire, ci vuole una certa esperienza. Non a caso viene usato soprattutto da aziende, forze dell'ordine, agenzie governative, di meno da privati. La sua capacità di bucare i cellulari è incredibile. Riesce persino a ritrovare file cancellati e nascosti. Con Ufed permette di rilevare chiamate, messaggi, cronologia, file multimediali e informazioni sulla posizione. Lo scorso anno tramite il fondo di investimento Israel Growth Partners, gli israeliani hanno ripreso in mano il 25% della società dai giapponesi. Il costo dell'operazione è stato di 110 milioni di dollari, mentre Cellebrite viene valutata intorno ai 450 milioni. L'ultima versione di Ufed, ovvero, Physical Analyzer 3.0, consente un'ampia gamma di funzioni avanzate che includono consente il recupero di file e frammenti di immagini cancellati o di visualizzare contemporaneamente tutti gli eventi del dispositivo in ordine cronologico. Non solo. Nell'ultima versione è stato previsto un nuovo strumento che consente agli utenti di condividere i risultati di estrazione e analisi con qualsiasi personale autorizzato, anche se non dispone di una licenza Ufed. Questa funzione consente una maggiore condivisione dei dati e collaborazione tra investigatori, avvocati, supervisori e altri che necessitano dei dettagli della vicenda. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/ufed-il-sistema-israeliano-che-puo-entrare-in-quasi-tutti-i-cellulari-2647535620.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="cinque-applicazioni-per-proteggere-il-tuo-android" data-post-id="2647535620" data-published-at="1599668178" data-use-pagination="False"> Cinque applicazioni per proteggere il tuo Android MalwarebytesForse l’applicazione più popolare per gli smartphone Android, Malwarebytes permette di fare la scansione di tutte le applicazioni già presenti sul dispositivo e scansione tutte le aree della memoria interna, così da verificare che non sia presente qualche virus in grado di rubare dati o spirare la vostra attività.dnspipeL’app perfetta per chi vuole navigare in totale sicurezza senza spendere un euro. Con dnspipe è possibile scegliere i Dns di Google o uno degli altri servizi disponibili e migliorare così drasticamente la velocità di navigazione e, in caso di accesso a siti ingannevoli o con malware, i Dns impedirà automaticamente l’accesso alla pagina, così da evitare eventuali “contagi”.G Cloud backupUn sistema completo e affidabile per effettuare il backup sul vostro Android. Lìapp offre uno spazio cloud di 10gb gratuito in cui salvare i dati presenti sul vostro telefono, così da riuscire a recuperarli in maniera facile e veloce in caso di rese dovuto alla presenza di un virus. Con un abbonamento di quattro dollari al mese, potrete poi accedere alla versione illimitata dell’app.Safe SecuritySempre gratuita, l’app Safe Security offre una protezione in tempo reale, come i migliori antivirus per pc. L’antivirus si abilita infatti da solo, avviando l’applicazione, e rimane in esclusione nel background, in tempo reale, bloccando così i virus prima che possano creare problemi. Safe Security offre inoltre un localizzatore, uno strumento per proteggere le app con password, un sistema di pulizia automatica dei file inutili e un filtro per le chiamate indesiderate.AppLockSe volete rendere le vostre app inaccessibili, AppLock è l’applicazione che fa per voi. L’app fornisce una protezione con password a tutte le vostre app preferite, come Whatsapp, Facebook o la galleria fotografica.
Getty Images
Dal diritto di Israele a esistere alla repressione dei dissidenti iraniani, fino alla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz: le contraddizioni dell’Occidente e l’ambiguità europea davanti a Teheran.
Ci sono alcune scomode verità che raramente sono evocate nelle discussioni pubbliche nei salotti televisivi. La prima. La pace in Medio Oriente, cioè, non potrà essere raggiunta finché una parte continuerà a negare all’altra il diritto stesso di esistere. Finché insomma l’Iran e le sue articolazioni armate all’estero — Hamas, Hezbollah, Houthi — continueranno a proclamare, ufficialmente e pubblicamente, la distruzione dello Stato di Israele, ogni trattativa sarà destinata a produrre non la pace, ma solo una pausa, non una soluzione del conflitto, ma un semplice rinvio delle ostilità.
La seconda. La voce sofferente del popolo iraniano sembra essere svanita nel nulla! Un grido di dolore che è stato progressivamente soffocato, ignorato, archiviato. Un mare di lutti dimenticato. In Europa ci si mobilita — giustamente! — per la libertà dell’Ucraina. S’invocano principi sacrosanti e intangibili: democrazia, libertà, diritti umani. Ma quegli stessi principi sembrano improvvisamente diventare negoziabili quando si tratta dell’Iran, quando si mercanteggia con i Pasdaran. È una contraddizione che non può non colpire: si finisce per essere, di fatto, più indulgenti verso i Guardiani della Rivoluzione che verso un popolo assetato di libertà e terrorizzato da una repressione sanguinaria.
La terza. Lo Stretto di Hormuz è spesso considerato come se fosse una proprietà iraniana. Sappiamo invece che non lo è. Il diritto internazionale — sia convenzionale sia consuetudinario — è chiarissimo: nelle acque internazionali degli Stretti vige il principio del passaggio inoffensivo. Le navi di tutti i Paesi hanno diritto a transitare liberamente, salvo ovviamente le unità nemiche dei Paesi costieri in caso di conflitto. Teheran non può, dunque, imporre un blocco generalizzato. Farlo significa violare norme fondamentali su cui si regge l’intero sistema della navigazione globale.
Ma se quello Stretto è essenziale, vitale, per l’economia mondiale — e certamente lo è — perché la sua sicurezza dovrebbe essere garantita solo dopo la crisi, e magari con il consenso del Paese che pretende (senza basi giuridiche) di esercitarvi la propria sovranità? E se la crisi durasse anni? La presenza militare internazionale, in quell’area, non sarebbe in definitiva una provocazione. Sarebbe un sostegno all’economia globale del pianeta.
A questo punto tuttavia, l’obiezione arriva inevitabile: questo discorso non tiene, perché alla radice di tutto c’è l’intervento americano, da molti considerato illegittimo. È stato dunque Washington ad aver acceso la miccia e ad aver provocato una situazione dagli sviluppi imprevedibili. Si stava tanto bene prima! Prima che gli americani intervenissero. Con il governo iraniano che aveva ripreso i suoi progetti atomici, che eliminava migliaia di oppositori pacifici, che inviava regolarmente centinaia di missili sulla testa degli israeliani. Lo Stretto di Hormuz però era aperto! Gli iraniani, bontà loro, facevano passare il loro petrolio destinato ai nostri porti. Gli affari andavano bene. Insomma questi americani di che cosa s’impicciano?
È questa una lettura diffusa, prevalente, ma è anche una lettura parziale. Gli Stati Uniti — piaccia o no — non sono intervenuti nel vuoto, né per un capriccio geopolitico, né perché Trump sia pazzo. Il loro obiettivo dichiarato era impedire all’Iran di dotarsi dell’arma nucleare. E qui il ragionamento si fa meno ideologico e più concreto. Un Iran nucleare, con la sua permanente minaccia contro Israele, non rappresenta un pericolo solo teorico, ma un rischio reale per la pace mondiale.
Il paradosso è tutto qui: si condanna l’intervento americano perché «illegittimo», ma si tende a ignorare lo scenario che quell’intervento mirava a evitare. Si contesta il mezzo, senza interrogarsi troppo sul fine.
E l’Europa in tutto questo? Divisa, esitante, spesso è apparsa più incline a prendere le distanze che a condividere responsabilità. Non solo non ha sostenuto politicamente le posizioni americane, ma in alcuni casi è apparsa addirittura ostile, più vicina alle ragioni di Teheran. Alla fine, tutto si riduce a una sola parola: coerenza! Non si può difendere la libertà a Kiev e ignorarla a Teheran. Non si può invocare il diritto internazionale (contro gli Usa) e poi relativizzarlo (in favore di Teheran) quando si parla dello Stretto di Hormuz. Non si può infine parlare seriamente di pace senza affrontare la questione pregiudiziale evocata all’inizio: il riconoscimento reciproco Iran/Israele. Senza questo passaggio, tutto il resto rischia di essere retorica.
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