Uccisi due capi Isis. Biden teme attentati sul suolo americano
L'arrivo all'aeroporto internazionale di Washington Dulles a Chantilly in Virginia di alcuni profughi afghani (Ansa)
  • Uno dei bersagli sarebbe la «mente» del raid all’aeroporto. Il timore degli 007: possibili terroristi infiltrati tra i profughi.
  • A giugno 17 organizzazioni sollecitarono una via d’uscita per i collaboratori Nato. La richiesta di intervento inoltrata alle cancellerie continentali e anche al Quirinale.
  • I massimi vertici militari di Cina e Stati Uniti hanno ripreso a parlarsi per gestire la crisi. Il premier italiano sentirà Xi Jinping, attesa per la decisione di Pechino sul summit.

Lo speciale contiene tre articoli.

«Non perdoneremo, non dimenticheremo, vi daremo la caccia e ve la faremo pagare», aveva promesso giovedì sera il presidente statunitense Joe Biden in mondovisione. Parole che, come ha notato il New York Times, ricordavano quelle pronunciate dall’allora presidente George W. Bush dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001.

La vendetta degli Stati Uniti per l’attentato che giovedì ha causato la morte di circa 200 persone tra cui 13 soldati americani nei pressi dell’aeroporto di Kabul, in Afghanistan, è arrivata a poco più di 36 ore di distanza. «Due obiettivi di alto profilo dello Stato islamico sono stati uccisi e uno è stato ferito», ha spiegato ieri il maggior generale William Taylor, numero due dello Stato maggiore congiunto americano, aggiungendo alcuni dettagli rispetto alle iniziali informazioni fornite dal Pentagono. «Non siamo a conoscenza di vittime civili», ha aggiunto.

L’attacco con un drone, un MQ-9 Reaper, è avvenuto nelle prime ore di ieri mattina contro un compound nell’area di Jalalabad, non lontano dal confine con il Pakistan, lì dove lo Stato islamico nel Khorasan era più radicato prima di essere cacciato dall’offensiva dell’esercito afgano prima e dei talebani poi. È la stessa area in cui Osama Bin Laden aveva aperto le prime basi della sua organizzazione terroristica, Al Qaeda, quella che pianificò gli attentati contro l’America l’11 settembre di vent’anni fa.

Uno degli obiettivi, di cui non sono state diffuse le generalità, era già noto da tempo all’intelligence statunitense, hanno riferito le forze americane. Ma a seguito dell’attentato a Kabul (su cui su servirà far chiarezza anche alla luce di quanto raccontato ieri dalla Bbc, secondo cui «molte» delle persone morte «sono state uccise dai soldati americani» nella calca e nella confusione seguita alle esplosioni) sarebbero state raccolte nuove informazioni che avrebbero giustificato il blitz: sarebbe lui la «mente» dell’attacco.

Gli Stati Uniti avrebbero aspettato che moglie e figli del soggetto uscissero dal compound per entrare in azione, hanno riferito fonti alla Cnn. Secondo alcune ricostruzioni l’uomo sarebbe stato colpito dal drone mentre si trovava a bordo di un veicolo con un altro terrorista, in una zona isolata. L’obiettivo era anche «associato al pericolo di nuovi attacchi all’aeroporto» di Kabul, dove sono ancora in corso le operazioni di evacuazione in vista del ritiro del 31 agosto, hanno aggiunto le stesse fonti.

Gli Stati Uniti continuano a temere un nuovo attentato contro lo scalo. Ma a questi timori si aggiungono anche quelli su suolo americano. Il dipartimento per la Sicurezza interna degli Stati Uniti sta monitorando tre minacce principali, incluso il rischio che individui associati allo Stato islamico o ad Al Qaeda possano sfruttare il processo di ricollocazione dall’Afghanistan per infiltrarsi nel Paese. «È in corso un approfondito screening di chi entra», ha detto in una riunione tra i vertici della Sicurezza interna il capo dell’intelligence, John Cohen, secondo quanto riportato dalla Cnn.

Ma la vendetta americana potrebbe non essere finita qui. Politico ha rivelato che il presidente Biden ha dato luce verde al Pentagono per attacchi contro obiettivi legati allo Stato islamico nel Khorasan senza dover attendere l’approvazione della Casa Bianca. L’indicazione del presidente «è di farlo e basta», ha detto una fonte. «Quando ne prendi uno, diventano maldestri, e questo ti permette di trovarne altri», ha aggiunto. Ieri un portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca ha ricordato quanto dichiarato nei giorni scorsi dal maggior generale William Taylor: «Abbiamo risorse e capacità per eseguire qualsiasi tipo di operazione come richiesto».

Intanto, venerdì sera, poco dopo l’Italia, anche la Francia ha concluso le operazioni di evacuazione che hanno portato in salvo circa 3.000 persone in due settimane, da quando cioè anche la capitale afgana è caduta nelle mani dei talebani. Ieri, invece, è partito da Kabul l’ultimo volo militare britannico dedicato all’evacuazione dei civili. Le ultime ore, ha spiegato il generale Nick Carter, capo delle forze armate del Regno Unito, a Bbc Radio 4, serviranno per «far uscire le nostre truppe con gli aerei rimanenti». Su quei voli, hanno riferito fonti della Difesa britannica ai media internazionali, potrebbe essere imbarcato anche un piccolo numero di civili. In totale il Regno Unito ha messo in salvo quasi 15.000 persone da Kabul.

Ma il tempo sta per scadere anche per gli Stati Uniti. Martedì è fissata la deadline per il ritiro delle truppe, ribadita più volte negli ultimi giorni sia dall’amministrazione Biden sia, a mo’ di avvertimento, dai talebani. E così venerdì le forze americane hanno distrutto la l Eagle Base, ex fabbrica di mattoni trasformata in ultimo quartier generale della Cia a Kabul. Obiettivo: evitare che informazioni e apparecchiature finiscano in mano ai talebani o ai gruppi terroristici. Ieri, invece, le truppe americane hanno iniziato a lasciare Kabul, come ha confermato il portavoce del Pentagono, John Kirby, senza però fornire cifre.


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