I Trevallion cedono Gli assistenti sociali sono vicini alla meta: rieducare la famiglia

standard. Lo confermano le dichiarazioni sconsolate che Nathan Trevallion, il padre dei tre bambini sottratti, ha rilasciato a Repubblica. I suoi figli, spiega indicando la sua vecchia dimora ai limiti del bosco, «dal primo giorno mi dicono che vogliono venire a casa, questa casa. È il posto della nostra anima, per tutti e cinque. È stato il nostro paradiso per tre anni e non riesco ancora a capire perché ce l’hanno tolto». Poi arriva ciò che le autorità evidentemente volevano sentirsi dire: «Abbiamo deciso che accetteremo gli standard italiani. Lo farò, che ne sia convinto o no. Allargheremo il nostro casolare qui a Palmoli, ingloberemo un bagno a secco, rifaremo gli infissi. Un progetto di bioedilizia. Ci collegheremo alla rete elettrica, a quella idrica. In Italia per vivere in cinque devi avere almeno 66 metri quadrati di alloggio, in Inghilterra basta la metà. E in Australia i bagni a secco sono la normalità da vent’anni, là manca acqua. Avvieremo, comunque, la ristrutturazione, come chiede il Tribunale dei minorenni». E ancora: «Chiuderemo con l’unschooling, l’insegnamento diretto dei genitori. Ho capito che qui non si può fare, al contrario del mio Paese, la Gran Bretagna. Manterremo la scuola a casa, l’homeschooling, scegliendo un istituto che la offre online». Infine, l’ammissione: «Il cuore non è cambiato, penso sempre allo stesso modo, vogliamo tutti vivere in stretto rapporto con la natura. La mia testa, però, è cambiata, è stato necessario».
Ecco che cosa volevano gli assistenti sociali, i tutori, il tribunale: che in quella famiglia cambiassero le teste. In verità, nelle parole di Nathan riportate da Repubblica non c’è nulla di nuovo. I Trevallion da mesi dimostrano la volontà di trattare e hanno accettato qualunque condizione gli sia stata posta. La verità è che tutti i loro gesti non sono bastati. Il tribunale non ne ha tenuto conto e così il servizio sociale. Che, a differenza di Nathan, non solo non hanno cambiato la propria testa, ma nemmeno hanno avuto il più piccolo dei ripensamenti. Anzi, come abbiamo documentato ieri il servizio sociale ha addirittura assunto un avvocato per tutelare la propria immagine.
Il legale in questione è Maria Pina Benedetti, nominata il 19 febbraio. Non ha perso tempo: ha subito diffuso un comunicato per ribadire che tutte le azioni degli assistenti sociali sono state impeccabili. L’avvocato spiega che l’Ente d’ambito sociale Alto Vastese (l’organismo da chi dipendono i servizi) «non ha mai assunto alcun atteggiamento autoritario o ostile verso i genitori né giudicante verso le loro convinzioni e scelte di vita, tantomeno è indifferente alla condizione dei bambini. Al contrario, è nel loro interesse che ha cercato a lungo un possibile terreno di mediazione che potesse assicurare il rispetto dei diritti fondamentali dei bambini alla casa, all’istruzione e alla socializzazione».
Secondo la Benedetti, «il personale che opera nei servizi dell’Ente d’ambito sociale Alto Vastese, Ecad 14, è altamente qualificato». E «anche in occasione dell’esecuzione dell’allontanamento dei bambini (dei Trevallion, ndr) ha cercato di tutelare il rapporto familiare dei minori, nei limiti del possibile, scegliendo di consentire alla madre di entrare anch’essa nella struttura di accoglienza, cosa non prescritta dal Tribunale, confidando in una possibile collaborazione con lei per favorire l’adattamento dei bambini al nuovo ambiente e alle sue regole». Chiaro no? Gli assistenti sociali non hanno nulla da rimproverarsi e guai a chi osa scrivere qualcosa di storto.
In realtà, sul conto dei servizi gli avvocati dei Trevallion nelle scorse settimane hanno espresso più di un legittimo dubbio. E qui c’è una piccola storia che merita di essere raccontata. I legali della famiglia nel bosco hanno accusato l’assistente sociale Maruska D’Angelo di essere ostile ai Trevallion, di avere dei pregiudizi nei loro confronti e di mirare sostanzialmente alla loro rieducazione. Ed ecco l’aspetto curioso: la richiesta di cambiare assistente sociale doveva essere girata non al Tribunale, ma all’ente che gestisce i servizi, ovvero l’Ecad che abbiamo citato prima. E questo Ecad - a cui partecipano i sindaci di vari Comuni della zona - ha risposto prontamente che la D’Angelo non andava rimossa. In aggiunta, tanto per non farsi mancare niente, ha deciso di assoldare un avvocato per tutelare la propria immagine.
Non solo le istituzioni non hanno avuto il minimo ripensamento, ma hanno anche rafforzato le proprie difese. Quindi tutto torna: nonostante la montagna di errori marchiani che hanno segnato indelebilmente la relazione fra i Trevallion e lo Stato, si continua a battere sullo stesso tasto: o la famiglia si piega o niente. Tonino Cantelmi, consulente di Nathan e Catherine, continua a offrire e chiedere collaborazione, ma a quanto sembra nessuno ha intenzione di ascoltarlo. L’obiettivo è chiaro, sempre lo stesso: la rieducazione.






