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2018-04-27
Tesoro e Bce, la fregatura è servita
ANSA
Pronti, via, casino. Il comitato Edufin per l'educazione finanziaria, quello che dovrebbe «rieducare» i risparmiatori italiani in modo che la smettano di perdere soldi stupidamente con le banche, rischia di dover rinunciare alla copertura delle associazioni dei consumatori a neppure dieci giorni dalla partenza del portale varato da ministero dell'Economia, Consob, Bankitalia e via vigilando.
Il rappresentante del coordinamento dei consumatori nel comitato Edufin, Antonio Tanza, nell'ultima riunione ha criticato pesantemente tutto l'impianto dell'operazione, sia dal punto di vista dell'impostazione ideologica (tutta «filo banche»), sia della trasparenza nell'uso dei fondi pubblici. E ha scritto alla ventina di associazioni che rappresenta, da Adusbef a Federconsumatori, passando per Cittadinanzattiva e Adiconsum, aprendo un dibattito che potrebbe portare all'uscita dei consumatori dall'iniziativa.
L'antefatto di questa trovata del governo Gentiloni sono le crisi bancarie di questi ultimi anni, che si sono mangiate i risparmi di oltre mezzo milione di italiani in avventure che La Verità ha raccontato fin dalla sua nascita, come Popolare di Vicenza, Veneto Banca e Banca Etruria. In un Paese normale, sarebbero stati messi sul banco degli imputati i banchieri che hanno violato la legge e, eventualmente, i vigilanti che non hanno vigilato. Da noi, invece, il centrosinistra è riuscito a far passare un messaggio subliminale ben diverso: se uno ha perso i soldi, per esempio nei bond convertibili di Banca Etruria, il problema non è che qualcuno lo ha truffato, ma che lui è ignorante.
Il comitato per l'educazione finanziaria è stato istituito ad agosto 2017 con apposito decreto del ministro Pier Carlo Padoan, che ha nominato come presidente l'economista Annamaria Lusardi e altre dieci personalità tra le quali spiccano il proprio portavoce Roberto Basso e i rappresentanti di Bankitalia, Consob, Covip (fondi pensione), Ivass (assicurazioni), Ocf (consulenti finanziari). E l'avvocato Tanza, presidente di Adusbef, su indicazione di tutta la galassia dei consumatori. Bilancio annuo: 1 milione di euro.
Lo scorso 16 aprile è finalmente partito il portale www.quellocheconta.gov.it, ma nella riunione del 13 aprile il rappresentante dei consumatori ha sollevato varie questioni che ha poi riversato in una lettera ai propri mandatari e che La Verità ha potuto leggere.
Tanza ha innanzitutto contestato l'impostazione del sito, dove «si mira esclusivamente a promuovere le magnifiche e progressive sorti del sistema bancario, nel tentativo di acquisire gli ultimi 3 o 4 milioni di cittadini non ancora bancarizzati». Quando si apre il sito, ci sono subito alcuni video che presentano in ordine alfabetico i vari strumenti bancari e di risparmio, anziché in ordine di popolarità e complessità. Nel primo modulo, ad esempio, ci si imbatte subito nel bonifico sepa, ma Tanza fa notare che non è esattamente la prima cosa con cui introdurre il cittadino al magico mondo bancario. «Le guide già presenti sul sito di Bankitalia, dai mutui per la casa al credito al consumo, sono addirittura più accattivanti di quelle sfornate dal comitato», scrive il presidente di Adusbef. Che poi definisce il sito «carente» perché «non è stato studiato tenendo conto delle ampie conoscenze dei consumatori».
Quello che dovrebbe connotare un'iniziativa del genere dovrebbe essere almeno la trasparenza, ma secondo i consumatori manca anche quella. Il bilancio 2017 non è stato ancora consegnato ai membri del comitato, anche se è stato loro detto che una copia sarebbe stata pubblicata sul sito del ministero dell'Economia. Anche qui Tanza allarga le braccia e scrive: «Pare sia nella sezione Trasparenza del sito del Mef, ma io non sono stato capace di trovarlo». A dire il vero, non è riuscito neppure a noi.
In ogni caso, si sa che circa 750.000 euro sono stati spesi per attrezzature varie e per far partire il portale, mentre il resto del milione sarebbe finito in borse di studio e consulenze.
Ma è la proposta di bilancio per il 2018 che è già ritenuta «inaccettabile» dai consumatori. Le loro associazioni, in prima fila nell'assistere decine di migliaia di truffati, sono contemplate solo in quanto riceveranno 100.000 calendari, che dovranno poi distribuire gratuitamente. «Ho lottato perché i calendari arrivassero almeno a spese del comitato presso le sedi delle associazioni: inizialmente avremmo dovuto curare noi anche il ritiro», scrive Tanza ai colleghi.
Per gestire il portale, secondo Tanza, si spenderanno invece 13.500 euro al mese, ovvero molto di più quanto spendono le associazioni per i propri siti, mentre ben 640.000 euro se ne andranno in campagne informative. Di questi, ben 400.000 euro andranno in acquisto di spazi pubblicitari. Ma non mancheranno anche 15.000 penne a sfera con il logo Edufin da regalare qua e là.
Sul budget 2018 hanno espresso perplessità anche altri quattro consiglieri, ma è con i consumatori, che si vedranno il 3 maggio, che si rischia lo strappo più doloroso.
Il tutto mentre da oltre quattro mesi si attende lo sblocco di 10 milioni di euro derivanti dalle multe Antitrust, in buona parte frutto delle denunce dei consumatori.
Francesco Bonazzi
Npl, la Bce rischia il disastro ma non sa più come fermarsi
Clamoroso dietrofront della Banca centrale europea nella politica sui crediti deteriorati. Stando alle indiscrezioni fornite da Reuters lunedì, Francoforte sarebbe sul punto di abbandonare il piano per la riduzione dello stock esistente di non performing loans (crediti deteriorati) in carico alle banche europee. Misure che nelle intenzioni della Vigilanza si sarebbero dovute affiancare a quelle sui nuovi flussi di Npl (il cosiddetto addendum) già dal primo trimestre 2018, ma slittate per la netta opposizione del Parlamento europeo. Decisivo per il cambio di rotta sarebbe stato l'esito di una valutazione d'impatto che, in caso di introduzione delle norme, avrebbe evidenziato «rischi per l'intero sistema finanziario». Voci di corridoio parlano di conseguenze sul capitale degli istituti finanziari per decine di miliardi di euro. Una vera e propria mazzata per il sistema bancario continentale, sul quale gravano oggi crediti deteriorati per l'astronomica cifra di 759 miliardi, pari al 5% del Pil dell'intera Unione europea.
Rimane in piedi l'addendum presentato lo scorso marzo, che riguarda però solamente i crediti destinati a deteriorarsi dal 1° aprile in poi. Le regole introdotte dalla Vigilanza bancaria europea prevedono la copertura totale da parte delle banche degli Npl in sette anni in caso di crediti garantiti (cioè assistiti da garanzia reale, come ad esempio un'ipoteca) e in soli due anni in caso di crediti non garantiti. Norme non vincolanti, ma che di fatto rappresentano un benchmark di riferimento quasi imprescindibile per gli istituti di dimensioni rilevanti, quelli cioè nel mirino della Vigilanza. Le regole della Bce, in ogni caso, sono destinate a essere «sovrascritte» da quelle che verranno emanate dalla Commissione europea, una volta che questa terminerà i lavori sul tema. Una situazione di totale confusione normativa che non lascia tranquille banche e governi.
La decisione finale verrà presa a giugno, ma sul verdetto pesano le forti pressioni dei Paesi più esposti, in particolare Grecia, Portogallo e Italia. Una soluzione, suggerisce la fonte di Reuters, potrebbe essere quella di rimandare l'introduzione delle regole sullo stock al termine degli stress test che si chiuderanno a novembre, una data considerata però troppo vicina alla scadenza del mandato della responsabile della Vigilanza europea, Danièle Nouy. Qualora il piano venisse definitivamente stralciato, la Bce adotterebbe l'approccio «caso per caso», valutando i progressi compiuti da parte della singola banca.
L'Italia sta provando a giocare un ruolo chiave nella partita per i crediti deteriorati. Lo scorso 19 marzo l'eurodeputato Marco Zanni (Enf) ha presentato un'interrogazione nella quale chiedeva chiarimenti sulla decisione da parte della Bce di non rendere nota la valutazione di impatto sull'addendum. Nel corso dell'audizione alla commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo svoltasi il 26 marzo, incalzata dalle domande dei nostri eurodeputati, la Nouy aveva definito l'analisi sull'addendum «inutile, se non del tutto infattibile». Qualche giorno dopo, uno studio di Mediobanca securities stimava invece un aumento del 20% nei tassi dei prestiti alle piccole e medie imprese italiane a seguito dell'introduzione delle nuove regole.
Per quanto auspicabile, ritrattare a questo punto la strategia sugli Npl equivarrebbe a minare la credibilità stessa della Vigilanza europea, che negli ultimi anni ha fatto di questo tema un vero e proprio cavallo di battaglia. Una linea durissima portata avanti in prima persona da Danièle Nouy, la quale non ha perso occasione per bacchettare gli istituti. La numero uno della supervisione europea ha ribadito più volte che gli alti volumi di Npl hanno effetti negativi sull'erogazione di nuovo credito e sull'economia in generale. Un pregiudizio smontato punto per punto da Banca d'Italia per mezzo di uno studio pubblicato recentemente a firma Paolo Angelini (vice capo della Vigilanza di via Nazionale) e nel quale si mette in dubbio l'esistenza di legame diretto tra Npl e calo dei flussi dei prestiti.
Per sapere se il voltafaccia sui crediti deteriorati ci sarà occorre dunque attendere giugno. Tuttavia i Paesi del nord Europa sono già sul piede di guerra, convinti che una linea più «soft» sugli Npl rappresenterebbe una pericolosa scappatoia per i Paesi con le esposizioni più alte, tra cui il nostro. I «falchi», Germania e Olanda in testa, chiedono che vengano applicati agli stock di Npl esistenti le stesse coperture previste per l'addendum. Considerate le premesse, quella tra i due blocchi si preannuncia dunque una battaglia molto aspra.
Sullo sfondo la partita per la successione di Danièle Nouy, che dovrà cedere lo scranno più alto della Vigilanza il 31 dicembre 2018. Senza dimenticare che entro il 2019 scadranno altri quattro importanti mandati: quello della sua vice Sabine Lautenschläger (febbraio), di Peter Praet (membro consiglio direttivo Bce, maggio), Mario Draghi (ottobre) e Benoit Cœuré (membro consiglio direttivo Bce, dicembre). Il pronostico è difficile da azzeccare, considerata anche la situazione attuale e gli inevitabili incastri politici. Volendo provare a fare qualche ipotesi, risulta verosimile la candidatura dell'irlandese Philip Lane, «trombato» a febbraio per la vicepresidenza della Bce andata poi allo spagnolo Luis De Guindos. Quella della Vigilanza potrebbe essere una buona poltrona per un paese dell'Est, magari con il lettone Peters Putnins che a marzo ha guidato la liquidazione della banca Ablv. Difficile ma non impossibile, infine, uno scambio tra Berlino e Roma, con Jens Weidmann a capo della Bce e l'Italia a occupare la Vigilanza. Papabili a quel punto i nomi di Fabio Panetta, vice direttore generale di Banca d'Italia e già membro del Consiglio di Vigilanza, Carmelo Barbagallo (capo dipartimento di Vigilanza bancaria e finanziaria di via Nazionale) oppure lo stesso Paolo Angelini.
Antonio Grizzuti
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Antonio Tanza, rappresentante dei consumatori nel comitato Edufin, responsabile del portale creato dal governo per dire agli italiani come usare i loro risparmi, minaccia l'addio: «Strumento per convincere tutti ad aprire un conto corrente» Francoforte in una morsa: le nuove regole sui crediti deteriorati penalizzano le nostre banche. Fare retromarcia, però, azzererebbe la credibilità della Vigilanza europea. Lo speciale contiene due articoli. Pronti, via, casino. Il comitato Edufin per l'educazione finanziaria, quello che dovrebbe «rieducare» i risparmiatori italiani in modo che la smettano di perdere soldi stupidamente con le banche, rischia di dover rinunciare alla copertura delle associazioni dei consumatori a neppure dieci giorni dalla partenza del portale varato da ministero dell'Economia, Consob, Bankitalia e via vigilando. Il rappresentante del coordinamento dei consumatori nel comitato Edufin, Antonio Tanza, nell'ultima riunione ha criticato pesantemente tutto l'impianto dell'operazione, sia dal punto di vista dell'impostazione ideologica (tutta «filo banche»), sia della trasparenza nell'uso dei fondi pubblici. E ha scritto alla ventina di associazioni che rappresenta, da Adusbef a Federconsumatori, passando per Cittadinanzattiva e Adiconsum, aprendo un dibattito che potrebbe portare all'uscita dei consumatori dall'iniziativa. L'antefatto di questa trovata del governo Gentiloni sono le crisi bancarie di questi ultimi anni, che si sono mangiate i risparmi di oltre mezzo milione di italiani in avventure che La Verità ha raccontato fin dalla sua nascita, come Popolare di Vicenza, Veneto Banca e Banca Etruria. In un Paese normale, sarebbero stati messi sul banco degli imputati i banchieri che hanno violato la legge e, eventualmente, i vigilanti che non hanno vigilato. Da noi, invece, il centrosinistra è riuscito a far passare un messaggio subliminale ben diverso: se uno ha perso i soldi, per esempio nei bond convertibili di Banca Etruria, il problema non è che qualcuno lo ha truffato, ma che lui è ignorante. Il comitato per l'educazione finanziaria è stato istituito ad agosto 2017 con apposito decreto del ministro Pier Carlo Padoan, che ha nominato come presidente l'economista Annamaria Lusardi e altre dieci personalità tra le quali spiccano il proprio portavoce Roberto Basso e i rappresentanti di Bankitalia, Consob, Covip (fondi pensione), Ivass (assicurazioni), Ocf (consulenti finanziari). E l'avvocato Tanza, presidente di Adusbef, su indicazione di tutta la galassia dei consumatori. Bilancio annuo: 1 milione di euro. 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Nel primo modulo, ad esempio, ci si imbatte subito nel bonifico sepa, ma Tanza fa notare che non è esattamente la prima cosa con cui introdurre il cittadino al magico mondo bancario. «Le guide già presenti sul sito di Bankitalia, dai mutui per la casa al credito al consumo, sono addirittura più accattivanti di quelle sfornate dal comitato», scrive il presidente di Adusbef. Che poi definisce il sito «carente» perché «non è stato studiato tenendo conto delle ampie conoscenze dei consumatori». Quello che dovrebbe connotare un'iniziativa del genere dovrebbe essere almeno la trasparenza, ma secondo i consumatori manca anche quella. Il bilancio 2017 non è stato ancora consegnato ai membri del comitato, anche se è stato loro detto che una copia sarebbe stata pubblicata sul sito del ministero dell'Economia. Anche qui Tanza allarga le braccia e scrive: «Pare sia nella sezione Trasparenza del sito del Mef, ma io non sono stato capace di trovarlo». A dire il vero, non è riuscito neppure a noi. In ogni caso, si sa che circa 750.000 euro sono stati spesi per attrezzature varie e per far partire il portale, mentre il resto del milione sarebbe finito in borse di studio e consulenze. Ma è la proposta di bilancio per il 2018 che è già ritenuta «inaccettabile» dai consumatori. Le loro associazioni, in prima fila nell'assistere decine di migliaia di truffati, sono contemplate solo in quanto riceveranno 100.000 calendari, che dovranno poi distribuire gratuitamente. «Ho lottato perché i calendari arrivassero almeno a spese del comitato presso le sedi delle associazioni: inizialmente avremmo dovuto curare noi anche il ritiro», scrive Tanza ai colleghi. Per gestire il portale, secondo Tanza, si spenderanno invece 13.500 euro al mese, ovvero molto di più quanto spendono le associazioni per i propri siti, mentre ben 640.000 euro se ne andranno in campagne informative. Di questi, ben 400.000 euro andranno in acquisto di spazi pubblicitari. Ma non mancheranno anche 15.000 penne a sfera con il logo Edufin da regalare qua e là. Sul budget 2018 hanno espresso perplessità anche altri quattro consiglieri, ma è con i consumatori, che si vedranno il 3 maggio, che si rischia lo strappo più doloroso. Il tutto mentre da oltre quattro mesi si attende lo sblocco di 10 milioni di euro derivanti dalle multe Antitrust, in buona parte frutto delle denunce dei consumatori. Francesco Bonazzi <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/tesoro-bce-fregata-servita-2563766174.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="npl-la-bce-rischia-il-disastro-ma-non-sa-piu-come-fermarsi" data-post-id="2563766174" data-published-at="1778893027" data-use-pagination="False"> Npl, la Bce rischia il disastro ma non sa più come fermarsi Clamoroso dietrofront della Banca centrale europea nella politica sui crediti deteriorati. Stando alle indiscrezioni fornite da Reuters lunedì, Francoforte sarebbe sul punto di abbandonare il piano per la riduzione dello stock esistente di non performing loans (crediti deteriorati) in carico alle banche europee. Misure che nelle intenzioni della Vigilanza si sarebbero dovute affiancare a quelle sui nuovi flussi di Npl (il cosiddetto addendum) già dal primo trimestre 2018, ma slittate per la netta opposizione del Parlamento europeo. Decisivo per il cambio di rotta sarebbe stato l'esito di una valutazione d'impatto che, in caso di introduzione delle norme, avrebbe evidenziato «rischi per l'intero sistema finanziario». Voci di corridoio parlano di conseguenze sul capitale degli istituti finanziari per decine di miliardi di euro. Una vera e propria mazzata per il sistema bancario continentale, sul quale gravano oggi crediti deteriorati per l'astronomica cifra di 759 miliardi, pari al 5% del Pil dell'intera Unione europea. Rimane in piedi l'addendum presentato lo scorso marzo, che riguarda però solamente i crediti destinati a deteriorarsi dal 1° aprile in poi. Le regole introdotte dalla Vigilanza bancaria europea prevedono la copertura totale da parte delle banche degli Npl in sette anni in caso di crediti garantiti (cioè assistiti da garanzia reale, come ad esempio un'ipoteca) e in soli due anni in caso di crediti non garantiti. Norme non vincolanti, ma che di fatto rappresentano un benchmark di riferimento quasi imprescindibile per gli istituti di dimensioni rilevanti, quelli cioè nel mirino della Vigilanza. Le regole della Bce, in ogni caso, sono destinate a essere «sovrascritte» da quelle che verranno emanate dalla Commissione europea, una volta che questa terminerà i lavori sul tema. Una situazione di totale confusione normativa che non lascia tranquille banche e governi. La decisione finale verrà presa a giugno, ma sul verdetto pesano le forti pressioni dei Paesi più esposti, in particolare Grecia, Portogallo e Italia. Una soluzione, suggerisce la fonte di Reuters, potrebbe essere quella di rimandare l'introduzione delle regole sullo stock al termine degli stress test che si chiuderanno a novembre, una data considerata però troppo vicina alla scadenza del mandato della responsabile della Vigilanza europea, Danièle Nouy. Qualora il piano venisse definitivamente stralciato, la Bce adotterebbe l'approccio «caso per caso», valutando i progressi compiuti da parte della singola banca. L'Italia sta provando a giocare un ruolo chiave nella partita per i crediti deteriorati. Lo scorso 19 marzo l'eurodeputato Marco Zanni (Enf) ha presentato un'interrogazione nella quale chiedeva chiarimenti sulla decisione da parte della Bce di non rendere nota la valutazione di impatto sull'addendum. Nel corso dell'audizione alla commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo svoltasi il 26 marzo, incalzata dalle domande dei nostri eurodeputati, la Nouy aveva definito l'analisi sull'addendum «inutile, se non del tutto infattibile». Qualche giorno dopo, uno studio di Mediobanca securities stimava invece un aumento del 20% nei tassi dei prestiti alle piccole e medie imprese italiane a seguito dell'introduzione delle nuove regole. Per quanto auspicabile, ritrattare a questo punto la strategia sugli Npl equivarrebbe a minare la credibilità stessa della Vigilanza europea, che negli ultimi anni ha fatto di questo tema un vero e proprio cavallo di battaglia. Una linea durissima portata avanti in prima persona da Danièle Nouy, la quale non ha perso occasione per bacchettare gli istituti. La numero uno della supervisione europea ha ribadito più volte che gli alti volumi di Npl hanno effetti negativi sull'erogazione di nuovo credito e sull'economia in generale. Un pregiudizio smontato punto per punto da Banca d'Italia per mezzo di uno studio pubblicato recentemente a firma Paolo Angelini (vice capo della Vigilanza di via Nazionale) e nel quale si mette in dubbio l'esistenza di legame diretto tra Npl e calo dei flussi dei prestiti. Per sapere se il voltafaccia sui crediti deteriorati ci sarà occorre dunque attendere giugno. Tuttavia i Paesi del nord Europa sono già sul piede di guerra, convinti che una linea più «soft» sugli Npl rappresenterebbe una pericolosa scappatoia per i Paesi con le esposizioni più alte, tra cui il nostro. I «falchi», Germania e Olanda in testa, chiedono che vengano applicati agli stock di Npl esistenti le stesse coperture previste per l'addendum. Considerate le premesse, quella tra i due blocchi si preannuncia dunque una battaglia molto aspra. Sullo sfondo la partita per la successione di Danièle Nouy, che dovrà cedere lo scranno più alto della Vigilanza il 31 dicembre 2018. Senza dimenticare che entro il 2019 scadranno altri quattro importanti mandati: quello della sua vice Sabine Lautenschläger (febbraio), di Peter Praet (membro consiglio direttivo Bce, maggio), Mario Draghi (ottobre) e Benoit Cœuré (membro consiglio direttivo Bce, dicembre). Il pronostico è difficile da azzeccare, considerata anche la situazione attuale e gli inevitabili incastri politici. Volendo provare a fare qualche ipotesi, risulta verosimile la candidatura dell'irlandese Philip Lane, «trombato» a febbraio per la vicepresidenza della Bce andata poi allo spagnolo Luis De Guindos. Quella della Vigilanza potrebbe essere una buona poltrona per un paese dell'Est, magari con il lettone Peters Putnins che a marzo ha guidato la liquidazione della banca Ablv. Difficile ma non impossibile, infine, uno scambio tra Berlino e Roma, con Jens Weidmann a capo della Bce e l'Italia a occupare la Vigilanza. Papabili a quel punto i nomi di Fabio Panetta, vice direttore generale di Banca d'Italia e già membro del Consiglio di Vigilanza, Carmelo Barbagallo (capo dipartimento di Vigilanza bancaria e finanziaria di via Nazionale) oppure lo stesso Paolo Angelini. Antonio Grizzuti
Monica Montefalcone (Ansa)
Ieri le squadre di soccorso nell’arcipelago hanno recuperato il primo corpo, quello di Gianluca Benedetti. Ancora disperse, invece, le altre quattro vittime di quello che le autorità locali hanno definito il più grave incidente subacqueo nella storia del Paese. Le immersioni di soccorso, considerate di per sé ad alto rischio, sono state interrotte per il maltempo dopo l’una di ieri e riprenderanno oggi.
Dopo il ritrovamento del corpo di Benedetti, il presidente delle Maldive Mohamed Muizzu, ha espresso su X «le nostre più sentite condoglianze a Sergio Mattarella e al popolo italiano per il tragico incidente». «Siamo profondamente addolorati per questa tragedia», ha detto Muizzu, «e i nostri pensieri e le nostre preghiere sono rivolti alle famiglie del cittadino italiano deceduto, ai quattro italiani dispersi e a tutti coloro che sono stati colpiti da questo evento. La ricerca dei quattro subacquei ancora dispersi rimane la nostra massima priorità e il governo delle Maldive ringrazia l’Italia per il supporto fornito alle vaste operazioni di recupero in corso».
Sui dettagli delle ricerche è intervenuto portavoce del governo, Mohamed Hussain Shareef, che ha dichiarato che le autorità hanno delimitato l’area di ricerca e che riprenderanno le operazioni non appena le condizioni meteorologiche miglioreranno. Si ritiene che le vittime siano intrappolate all’interno di una grotta a una profondità di 62 metri. «Le condizioni meteorologiche non sono ideali per le immersioni e il mare è molto agitato. Abbiamo inviato nella zona la nostra nave più grande della Guardia costiera e anche i diplomatici italiani sono sul posto», ha dichiarato Shareef. Ha aggiunto che ai turisti non è consentito immergersi al di sotto dei 30 metri. «Verrà avviata un’indagine separata per accertare come questi subacquei siano finiti al di sotto della profondità consentita, ma al momento la nostra priorità è la ricerca e il salvataggio», ha concluso Shareef.
Intanto, anche la Procura di Roma ha fatto sapere che aprirà un fascicolo di indagine in relazione al decesso di cinque cittadini italiani durante un’immersione nel mare delle Maldive. Formalmente i pm capitolini attendono la comunicazione del consolato e, a quel punto, affideranno una delega di indagine per compiere tutti gli accertamenti necessari a stabilire le cause dei decessi. «Il tempo ieri (giovedì, ndr) al momento dell’immersione era bello, il mare non era perturbato e la visibilità ottima», ha raccontato all’Ansa una delle persone a bordo della safari boat Duke of York da cui si sono tuffati i cinque italiani morti durante l’immersione alle grotte di Alimathà. «Non abbiamo idea di cosa possa essere successo in quegli antri», ha aggiunto, «è presto per fare ipotesi. Bisogna ancora recuperare quattro corpi. Stiamo bene ma sotto choc».
«Io non so cosa sia successo là sotto. Ma è davvero strano che siano morti in cinque. Mia moglie ha fatto 5.000 immersioni. È una esperta, sa cosa fare anche in caso di difficoltà»: Carlo Sommacal, marito di Monica Montefalcone, ha appena finito di parlare con l’ambasciata. La figlia Giorgia si doveva laureare tra un mese, laurea triennale di Ingegneria biomedica. Quando ieri ha ricevuto la telefonata dall’ambasciata «mi sono crollate le gambe. E da lì non mi sono fermato un attimo. Ho dovuto dirlo a mio figlio, al fidanzato di Giorgia, ai miei suoceri che abitano poco lontano da qui». Il marito spera che ritrovino i corpi anche perché «di solito Monica quando si immergeva aveva una GoPro. Non so se l’avesse anche l’altro giorno. Se la trovano magari da lì si potrà capire cosa è successo».
In una nota, la Farnesina ha rassicurato sulle condizioni degli altri 20 italiani a bordo del Duke of York che hanno partecipato alla spedizione insieme ai cinque connazionali deceduti. L’ambasciata d’Italia a Colombo sta offrendo loro assistenza e ha preso contatto con la Mezzaluna rossa che si è offerta di inviare volontari addestrati a offrire primo soccorso psicologico per gli italiani ancora a bordo del battello tra cui non si registrano feriti.
Tuttavia, a causa del maltempo, non è chiaro se i soccorritori potranno raggiungere la barca, che intanto si è spostata in cerca di un approdo sicuro, in attesa dl miglioramento delle condizioni meteo per poter fare rientro a Malè. La sede diplomatica è anche in contatto con il gruppo Dan, compagnia assicurativa specializzata in copertura dei subacquei. Dan ha in programma di coordinarsi con le autorità locali per dare supporto sia alle operazioni di recupero delle salme, sia per il rimpatrio delle stesse.
Nel frattempo, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, segue da vicino situazione connazionali alle Maldive e ha dato indicazioni all’ambasciata e al consolato di tenersi in stretto contatto con le autorità locali. L’isola Alimathà, il luogo delle Maldive dove sono morti i cinque italiani, fa parte dell’atollo di Vaavu, a circa un’ora di motoscafo o 20 minuti di idrovolante dalla capitale Malè.
L’ambasciatore Italiano alle Maldive, Damiano Francovigh, intervistato dalla trasmissione di Rete 4 Diario del giorno, ha spiegato: «La grotta consiste in tre ambienti successivi: sono riusciti (i soccorritori, ndr) a raggiungere i primi due ma non il terzo. Nei primi due non sono riusciti a intravedere i corpi dei connazionali. Anche domani (oggi, ndr) cercheranno di fare un’ulteriore immersione, hanno garantito che domani dovrebbero riuscire a raggiungere l’ultimo degli ambienti quindi verosimilmente vedere i corpi dei nostri connazionali».
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Impossibile quindi? Non proprio. Ed è qui che entra in gioco, anche se sarebbe meglio dire in scena, la nuova Sv Ultra, che rappresenta l’apice del lusso e della distinzione Range Rover, fondendo con eleganza finiture di altissimo livello con tecnologie audio uniche al mondo, per arricchire il legame tra comfort, benessere ed esperienza d’ascolto.
Quest’auto, nella storia di Range Rover, rappresenta un vero e proprio primato visto che si tratta dell’auto più lussuosa e tecnologicamente avanzata di sempre realizzata da questa casa automobilistica. La gamma di tecnologie audio coinvolgenti della Range Rover Sv Ultra, infatti, include il rivoluzionario sistema Sv Electrostatic Sound, che trasforma l’abitacolo in una sala da concerto, affiancato dai Body and Soul Seats (Bass) e dal Sensory Haptic Floor.
Uno dei tanti punti forti di quest’auto è il design. La carrozzeria della Range Rover SV Ultra è disponibile in una vasta scelta di colori e introduce il Titan Silver, esclusivo della Sv Ultra, grazie alla sua formulazione dedicata. Come spiega la casa automobilistica, «questa nuova tinta incarna una rappresentazione sofisticata dell’autentico metallo in forma liquida». Ma come si realizza questo colore così particolare? Il Titan Silver utilizza fini lamelle di alluminio reale e una tecnologia avanzata dei pigmenti per creare una superficie luminosa e altamente riflettente, con una qualità iridescente e simile a uno specchio. Il risultato? Una finitura che si distingue per la sua unicità e la sua lavorazione meticolosa. Gli accenti Satin Platinum Atlas e Silver Chrome valorizzano poi la finitura esterna Titan Silver, esaltando la griglia e la grafica laterale, mentre i cerchi in lega da 23" sono rifiniti con inserti Satin Platinum e nuovi coprimozzi Range Rover.
C’è poi l’interno, dove la Sv Ultra svela un nuovo ed esclusivo abitacolo bicolore nelle tonalità chiare in Ultrafabrics™ Orchid White e Cinder Grey, che coniuga l’innovazione avanzata dei materiali con un’atmosfera serena e improntata al design. I sedili presentano per la prima volta un intricato nuovo motivo a mosaico lavorato al laser, applicato sulle sezioni superiori sagomate e ripreso negli inserti e negli schienali per creare un trattamento superficiale unitario e altamente dettagliato.
Un nuovo intarsio in palma di rattan introduce nell’abitacolo una texture delicata e una profondità materica attraverso la sua naturale armonia strutturale. Grazie poi a una tecnica brevettata che ne preserva le caratteristiche naturali, la venatura unica dell’intarsio è valorizzata da una tinta Orchid White che ne esalta la texture a poro aperto e la forma lineare. La sua struttura cellulare tubolare consente tagli precisi in sezione trasversale che assorbono il colorante, creando una tonalità calda derivata dalle resine naturali del materiale. Per la SV Ultra, l’intarsio è rifinito in una tonalità più chiara per conferire un aspetto più contemporaneo. Si estende sotto il singolo touchscreen e prosegue nell’abitacolo fino al Club Table elettrico nella parte posteriore, nonché allo sportello motorizzato del vano refrigerante integrato.
La caratteristica finitura in ceramica bianco lucido di Range Rover SV prosegue il tema chiaro, affiancata da altoparlanti SV Orchid Pearl abbinati al colore, cinture di sicurezza Orchid White e pedane con marchio SV Ultra.
Un nuovo cuscino decorativo allungato incorpora il tessile Kvadrat remix, un’alternativa alla pelle realizzata con un mix durevole di lana e poliestere riciclato, che offre una forma morbida e contemporanea accuratamente ottimizzata per il comfort.
Phoebe Lindsay, Range Rover Materiality Manager, ha dichiarato: «Sv Ultra rappresenta la nostra interpretazione più modernista della materialità, coniugando linee pulite con una palette neutra attentamente bilanciata e un uso disciplinato dei materiali naturali. La scelta di Ultrafabrics™ rispetto alla pelle è stata intenzionale: la sua morbidezza ingegnerizzata consente il raffinato motivo lavorato al laser e la complessa perforazione che caratterizzano l’interno. L’intarsio in palma di rattan introduce nell’abitacolo un’espressione materica completamente nuova, con il suo poro aperto naturale e il rivestimento chiaro che aumentano la luminosità visiva e rafforzano un senso di design calmo e coerente».
Infine, la Range Rover Sv Ultra porta alla perfezione acustica dei migliori posti di una sala da concerto, introducendo per la prima volta in assoluto la tecnologia audio elettrostatica ad alta fedeltà a bordo di un veicolo. Il nuovo sistema SV Electrostatic Sound (disponibile come optional esclusivamente sui modelli SV) garantisce che ogni nota armoniosa e ogni dettaglio nitido pongano l’occupante al cuore di ogni performance, riproducendo la musica fedelmente come l’artista aveva concepito.
La Range Rover Sv Ultra sarà disponibile con una scelta tra la motorizzazione ibrida plug-in P550e e il V8 P540”. Una versione completamente elettrica arriverà entro la fine dell’anno.
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Alla fiera di Rho del 19 e 20 maggio Compagnia delle Opere presenterà l’Innovation Hub, area dedicata al confronto tra aziende e professionisti sull’uso concreto dell’intelligenza artificiale. Al centro del dibattito etica, scuola, lavoro e gestione aziendale.
Compagnia delle Opere torna all’AI Week di Rho Fiera, il grande evento europeo dedicato all’intelligenza artificiale in programma il 19 e 20 maggio, e lo fa portando al centro della manifestazione un nuovo spazio dedicato alle aziende. Si chiama Innovation Hub ed è un’area di oltre 200 metri quadrati pensata per favorire l’incontro tra imprese, professionisti e innovatori attraverso casi concreti, confronto operativo e networking.
All’interno dell’hub saranno presenti 23 aziende associate a Cdo, chiamate a raccontare esperienze e applicazioni pratiche dell’intelligenza artificiale nei diversi settori produttivi. Attesi in fiera anche circa 500 associati, segno di una partecipazione che l’associazione interpreta come la costruzione di un ecosistema capace di accompagnare le imprese nella trasformazione tecnologica.
L’AI Week, giunta alla settima edizione, ogni anno richiama migliaia di imprenditori, manager e professionisti, oltre a centinaia di speaker internazionali, attraverso incontri, masterclass e sessioni formative dedicate ai nuovi scenari dell’intelligenza artificiale. Nel programma promosso da Cdo troveranno spazio anche alcuni dei temi oggi più discussi nel dibattito pubblico. Una delle direttrici principali riguarderà il rapporto tra etica e intelligenza artificiale, con l’intervento di Padre Natale Brescianini, mentre un altro focus sarà dedicato al ruolo dell’AI nelle piccole e medie imprese italiane grazie al contributo di Emanuele Frontoni, presidente di Cdo Marche Sud e co-director del VRAI Lab. «L’intelligenza artificiale rappresenta una delle grandi sfide del nostro tempo, perché non ci chiede soltanto di imparare a utilizzare nuove tecnologie, ma ci interroga sul modo in cui comprendiamo l’esperienza umana, il lavoro, la conoscenza e il futuro della società», ha dichiarato Andrea Dellabianca, presidente nazionale di Compagnia delle Opere. «Ogni giorno emergono opportunità straordinarie insieme a interrogativi profondi: per questo è necessario costruire luoghi di confronto in cui imprese, professionisti, ricercatori ed esperti possano condividere competenze, esperienze e soluzioni concrete».
Tra gli appuntamenti previsti ci sarà anche un approfondimento sul rapporto tra scuola e intelligenza artificiale dal titolo «Essere uomini nell’Era dell’IA: la Scuola come laboratorio di libertà e conoscenza». Al centro dell’incontro il ruolo della tecnologia nella didattica, nei sistemi di valutazione e nei percorsi di inclusione degli studenti con bisogni educativi speciali. Un confronto che partirà dall’idea che l’intelligenza artificiale possa affiancare il lavoro dell’insegnante senza sostituirlo, rafforzando il pensiero critico e la relazione educativa.
Spazio poi ai cambiamenti che l’AI sta introducendo nella gestione aziendale, nelle risorse umane e nel settore immobiliare, fino al rapporto tra innovazione tecnologica e transizione ecologica. Non mancherà infine una riflessione sul mondo del non profit con l’evento Agent Coding for Good, dedicato all’utilizzo dell’intelligenza artificiale per aumentare l’efficacia e l’impatto delle organizzazioni sociali. «L’innovazione è davvero tale quando resta al servizio della persona e contribuisce a far crescere una comunità più consapevole», ha aggiunto Dellabianca. «Per questo Cdo vuole scommettere su spazi d’avanguardia come l’Innovation Hub: luoghi di dialogo, ma anche laboratori di pensiero e di ricerca».
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Regina Corradini D’Arienzo (Ansa)
Risorse a tassi agevolati e contributi a fondo perduto fino al 30% per contrastare il caro energia e il blocco dello Stretto di Hormuz. La misura, operativa dal 25 maggio, protegge le aziende esportatrici e le filiere strategiche dagli choc del conflitto nel Golfo Persico.
La diplomazia non ha ancora trovato una via d’uscita al conflitto con l’Iran e la crisi energetica legata al blocco del canale di Hormuz si aggrava.
Gli analisti stimano che anche a fronte di una risoluzione a breve, per rimettere in moto il meccanismo dei rapporti con quell’area a cominciare dagli approvvigionamenti, serviranno mesi. Alla luce di questo scenario la Simest, la società per l’internazionalizzazione delle imprese del gruppo Cdp (Cassa depositi e prestiti) lancia un nuovo intervento strategico da 800 milioni di euro a sostegno delle imprese colpite dagli effetti del conflitto nel Golfo Persico e dal perdurare delle tensioni sui costi energetici. Le risorse sono destinate alle aziende esportatrici e a quelle che, pur non vendendo direttamente direttamente all’estero i propri prodotti, fanno parte di filiere produttive strategiche. Cuore del pacchetto, attivato nell’ambito dello strumento «Transizione digitale ed ecologica», è la nuova linea «Energia per la competitività internazionale», concepita per offrire una risposta mirata per fronteggiare gli effetti della crisi sui costi energetici e sul fatturato, in modo da salvaguardare la solidità finanziaria e la capacità di continuare a investire all’estero delle imprese.
Potranno accedere al sostegno le realtà imprenditoriali che, nel primo trimestre o quadrimestre del 2026, abbiano registrato un incremento dei costi energetici o una riduzione del fatturato pari ad almeno il 10% rispetto allo stesso periodo del 2025, a causa del conflitto. Il sostegno avverrà attraverso la concessione di finanziamenti agevolati accompagnati da una quota a fondo perduto fino al 30% per le Pmi e fino al 20% per le altre imprese.
Le risorse sono finalizzate a essere utilizzate principalmente per operazioni di rafforzamento patrimoniale (fino al 90% del finanziamento) oppure per finanziamenti di soci, con possibilità di destinare fino a 1,5 milioni di euro a incrementi di capitale e supporto alle società controllate. L’anticipo può arrivare a coprire fino al 50% della somma richiesta mentre la durata del finanziamento sarà di otto anni. Parallelamente, viene ulteriormente rafforzata la misura dedicata alle imprese energivore, cioè a favore dei comparti più esposti al caro energia, con condizioni migliorative affinché possano continuare ad operare e a investire. Si prevede un contributo a fondo perduto fino al 20%, l’esenzione dalla presentazione delle garanzie; poi finanziamenti fino al 90% per il rafforzamento patrimoniale, l’incremento fino a 1,5 milioni di euro della quota da destinare alla capitalizzazione delle controllate e l’innalzamento dell’anticipo fino al 50%. Infine l’estensione della durata dei finanziamenti fino a otto anni.
Le domande potranno essere presentate a partire dal 25 maggio fino al 31 dicembre 2026. Per garantire una gestione ordinata delle richieste, nei primi cinque giorni di apertura della misura, sarà attivato un sistema di «coda virtuale» nel caso di accessi simultanei elevati alla piattaforma.
«Vogliamo dare una risposta concreta e tempestiva alle imprese che stanno affrontando gli effetti di un quadro internazionale sempre più instabile, segnato dalle tensioni geopolitiche e dal forte aumento dei costi energetici, che rischiano di incidere sulla competitività del nostro sistema produttivo. L’obiettivo è sostenere non solo le aziende esportatrici, ma anche tutte le filiere strategiche del Made in Italy, rafforzandone la capacità di continuare a investire e crescere sui mercati internazionali», ha affermato l’amministratore delegato di Simest, Regina Corradini D’Arienzo.
Il Fondo monetario internazionale ha segnalato che, insieme al Regno Unito, l’Italia è fra i Paesi europei più esposti a causa della forte dipendenza dalle centrali a gas. Le importazioni italiane di beni energetici dal Medio Oriente nel 2025 hanno superato i 15 miliardi di euro. L’intervento di Simest quindi vuole accompagnare le imprese non solo nella gestione della fase emergenziale, ma anche nella gestione del periodo successivo, contribuendo al rafforzamento strutturale.