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Giuseppe Conte (Dursun Aydemir/Anadolu Agency via Getty Images)

Altro che pioggia di miliardi: nel 2021 rischiamo la siccità. Perché la liquidità che con il Recovery fund doveva annaffiare e far rifiorire il nostro Paese, come nella tradizione delle previsioni meteorologiche, è rinviata a data da destinarsi. Sì, come purtroppo avevamo scritto, i finanziamenti a fondo perduto e i prestiti che avrebbero dovuto arrivare da Bruxelles non sono dietro l'angolo. A differenza di ciò che ci hanno raccontato fino a ieri, sia il governo che i principali commentatori, quella dei soldi Ue non è una partita chiusa, perché in Europa sono ancora molte le perplessità sul meccanismo che dovrebbe aiutare i Paesi in difficoltà. Non parliamo di Spagna e Portogallo, che già hanno fatto sapere di non avere intenzione di usare il denaro messo a disposizione dall'Unione in quanto, visti i tassi d'interesse sul mercato, sia Madrid che Lisbona non ritengono convenienti le condizioni. Ci riferiamo piuttosto a quei Paesi frugali che sembravano essersi accontentati dell'accordo raggiunto in estate dopo una lunga trattativa e invece non si sono accontentati affatto, ma sono riusciti prima a far slittare il piano, ora a bloccare tutto.

Nicola Zingaretti (Ansa)
Al premier fa comodo prolungare lo stallo, ma dopo gli attacchi di Matteo Renzi e Zinga corregge il tiro: «La faccenda non è chiusa».
Enrico Letta (Ansa)
L'ex premier e il titolare della Salute spingono per accedere al Fondo: «Non perdiamo questa occasione». Roberto Gualtieri, però, ha iniziato a frenare: l'Italia ha la liquidità necessaria e si può finanziare con titoli di Stato.
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