«Non vi è mai stata alterazione dei contenuti della discussione rispetto a quanto veniva riportato nel verbale» del Cts del 12 maggio 2021. Con la protervia di sempre, Franco Locatelli, direttore del Dipartimento di oncoematologia pediatrica dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, ex presidente del Consiglio superiore di sanità (Css) e del Comitato tecnico scientifico (Cts), lo scorso 16 settembre ha negato l’evidenza durante la seconda parte della sua audizione, appena desecretata, in commissione parlamentare d’inchiesta sull’emergenza Covid.
Eppure, il resoconto della seduta che diede il via libera agli open day per i giovanissimi in uno dei quali, pochi giorni dopo (il 15 maggio 2021), fu somministrata la dose di Astrazeneca risultata fatale per la diciottenne ligure Camilla Canepa, non corrisponde alla videoregistrazione della riunione del Comitato tecnico scientifico, acquisita assieme ad altre dai carabinieri del Nas di Genova e messa agli atti.
Anche i nostri lettori hanno potuto ascoltare gli audio pubblicati dalla Verità, nei quali risultava chiaro che, dopo due ore di discussione, non si era arrivati ad alcuna conclusione circa il quesito, posto dall’allora ministro della Salute Roberto Speranza, di estensione della raccomandazione a uso preferenziale dei vaccini a vettore adenovirale nella fascia di età 50-59. Per molti esperti erano «pericolosi», sulla decisione da prendere erano su posizioni diverse. Risultavano divisi.
Invece, l’ultimo capoverso del verbale riportava «l’aggiunta» fatta da Locatelli sui vaccination day. «Alla luce di tutte le considerazioni sopra esposte, il Cts non rileva motivi ostativi a che vengano organizzate dalle differenti realtà regionali o legate a provincie autonome, iniziative, quali i vaccination day, mirate a offrire, in seguito ad adesione/richiesta volontaria, i vaccini a vettore adenovirale (Astrazeneca e Johnson & Johnson, ndr) a tutti i soggetti di età superiore ai 18 anni».
Era il sì alle Regioni per i vaccino party ai giovanissimi, nonostante Astrazeneca fosse indicato per gli over 60, dopo i casi in Europa di trombosi cerebrale associata a livelli di piastrine basse, come la sindrome Vitt che provocò la morte di Camilla. Ai carabinieri dei Nas e alla Procura di Genova, che indagavano sul decesso della giovane (i cinque medici imputati sono stati prosciolti da tutte le accuse), il professore aveva più volte risposto: «Non ricordo».
La memoria non l’aveva aiutato nel ricostruire il perché di quella «aggiunta» al verbale. O forse era la formula meno compromettente, davanti a magistrati e forze dell’ordine. A settembre, invece, Locatelli non teme di affermare una cosa chiaramente non vera. Incalzato dal presidente della commissione d’inchiesta, il senatore di Fdi Marco Lisei, il pediatra svicola. «Siamo già alla seconda fase, abbiamo spostato il focus. Quello è un periodo successivo, un anno e tre mesi dopo», si schermisce il professore accampando la scusa che le audizioni sono solo sulla prima fase della pandemia.
«Sì, non c’è bisogno che me lo insegni lei. So che insegna tutto, ma non mi insegni a fare il presidente, perché le ho fatte io le regole», lo rintuzza Lisei. Ribadisce che la sua domanda non è sul vaccino day, ma su come avveniva il processo decisionale all’interno del Cts, se le decisioni «le prendeva la politica, se la politica ne parlava, se ne parlava fuori dal Cts».
Come aveva ricordato il deputato della Lega, Alberto Bagnai, l’allora presidente dell’Aifa Giorgio Palù in un fuori onda della seduta del Cts dell’11 giugno 2021 aveva parlato chiaramente di pressioni, di desiderata ministeriali. Locatelli nega pressioni: «Non a me». Lisei non lo molla, ripescando una frase pronunciata all’interno di una riunione del Comitato tecnico scientifico dall’ex capo del Css: «Le evidenze non supportano una decisione come questa ma, siccome mi hanno insegnato che le istituzioni si servono e non ci si serve delle istituzioni, per evitare lacerazioni do una mia approvazione, non convinta». Un’espressione chiaramente ambigua, ma il professore tergiversa, dice che era «fuori di dubbio che nel Paese ci fosse la voglia di arrivare a una copertura vaccinale importante, perché serviva per mettere in sicurezza il più possibile e il prima possibile il maggior numero di soggetti, ma se il professor Palù ha ricevuto delle pressioni a me non le ha mai raccontate».
È sui resoconti delle sedute del Cts, dunque, che il presidente Lisei mette all’angolo Locatelli. La versione finale del verbale della riunione del 12 maggio 2021 era stata inviata infatti via mail dall’allora presidente al segretario Fiorentino anticipando: «In allegato trovi il verbale da me accuratamente rivisto». Il professore conferma che interveniva per «coadiuvare nella stesura dei verbali».
In riferimento alla seduta del 12 maggio 2021 Lisei spiega di avere delle perplessità, di non aver «percepito una perfetta corrispondenza dei pareri espressi verbalmente all’interno del consesso con la sintesi che è stata fatta nel verbale». Chiede «se questo può essere avvenuto anche in altre circostanze», ma Locatelli nega. Sostiene che ogni volta si riportava «fedelmente» quanto emergeva dalla discussione, parla di «compiuta sintesi», lo ribadisce anche per la seduta del Cts del 12 maggio. «Come linea di principio, insisto: non vi è mai stata alterazione dei contenuti della discussione rispetto a quanto veniva riportato nel verbale».
Le registrazioni invece smentiscono l’ex presidente del Cts. Solo con «l’aggiunta», il verbale rapidamente approvato da Speranza rese possibili gli open day. E prende sempre più corpo l’idea che fosse l’allora governo Conte a voler raccomandare gli inoculi Astrazeneca ai giovanissimi anche per smaltire dosi di un vaccino «già sotterrato», come l’aveva definito lo stesso Locatelli.
Un’ultima considerazione. Accennando ai vaccini Covid, il pediatra ha affermato che «il meccanismo della farmacovigilanza è attivo nel nostro Paese, quindi è in grado di intercettare eventuali segnali di allarme». Nulla di più lontano dalla realtà dei danneggiati dagli inoculi Covid.







