Il tesoro di Bashar al-Assad
Il leader decaduto può contare su un paracadute da 34 miliardi di dollari, tra contanti nei paradisi fiscali e lingotti d’oro, ottenuti frodando gli aiuti Onu ma soprattutto trafficando Captagon, la «droga della jihad».
Il leader decaduto può contare su un paracadute da 34 miliardi di dollari, tra contanti nei paradisi fiscali e lingotti d’oro, ottenuti frodando gli aiuti Onu ma soprattutto trafficando Captagon, la «droga della jihad».
Il jihadista in cravatta acclamato dall’Occidente per la caduta di Assad ora imbarazza Bruxelles, che resta muta davanti al massacro di civili alawiti (dopo averne attribuito la responsabilità alle vittime). Forte condanna invece dalla Casa Bianca.
Tra le mosse del nuovo leader siriano, Abu Mohammad al-Jolani, c'è la distruzione dei magazzini di droghe sintetiche, ritrovate in uno dei laboratori del vecchio regime di Bashar al-Assad. E intanto cresce la paura tra i cristiani per attacchi a…
I dati del penultimo trimestre 2024: +35% di espulsioni rispetto al 2023. Persino verso la Siria ancora retta da Assad e la Georgia filorussa: alla faccia dei «Paesi sicuri». Le più severe: Francia, Germania e Spagna.
Assad parla via social. The Donald: «Un macellaio, in Siria presa del potere ostile da parte dei turchi». Fonti arabe: i russi lasciano Tartus. Raid israeliani, gli Usa colpiscono l’Isis. L’Iran: «Riapriamo l’ambasciata».
Il giornalista: «Jolani spaventa anche gli altri Paesi arabi. Erdogan è spregiudicato, è nella Nato ma spinge le sue milizie contro i curdi».
Il jihadista in un video: «Tutti seguano la legge islamica, pena il bastone». Si disfa dell’influenza iraniana e caccia i palestinesi.
Nel primo mandato il tycoon non fu affatto tenero con l’organizzazione islamista «amica» dei dem, che ha sfruttato la transizione negli Usa e la debolezza iraniana per agire in Siria. Uno sgambetto che rischia di complicare il ripristino degli Accordi…
Il presidente turco chiama il premier italiano: «Via il terrorismo dalla Siria». Poi sente von der Leyen e Rutte. Venerdì riunione virtuale del G7. Parolin: «C’è molta preoccupazione per un cambio di regime così rapido».
I nuovi padroni del Paese si sforzano di mostrare un volto umano: «Nessun limite alle libertà individuali». Transizione apparentemente pacifica con l’ex premier. Svuotata la prigione di Sednaya: «Era un mattatoio».
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