- Il governo giapponese ha bloccato in porto la Princess diamond: in una decina di giorni le infezioni a bordo sono diventate 285. È la più alta concentrazione di malati fuori dalla Cina. Donald Trump rimpatria gli americani, per i nostri la Farnesina non ha date certe.
- Niccolò è finalmente tornato a casa. Ora è in quarantena allo Spallanzani. Tutti i test sono negativi. Il diciassettenne è sereno e può comunicare con l’esterno.
Lo speciale comprende due articoli.
Mentre si festeggia il rientro del giovane Niccolò da Wuhan, la vulgata sembra aver dimenticato che nella baia giapponese di Yokohama è ormeggiata dal 4 febbraio scorso la Diamond princess, nave da crociera con a bordo 35 italiani, 25 dei quali fanno parte dell’equipaggio, compresi il comandante Gennaro Arma e il primo ufficiale di coperta Lorenzo Lanfranco. Da 13 giorni, ovvero da quando è stato diagnosticato il primo caso di coronavirus a bordo, gli italiani sono esposti al rischio del contagio. Bloccati nelle loro cabine di pochi metri, come le altre 3.600 anime a bordo (tra passeggeri ed personale nautico). Sono costretti a frequentare gli stessi spazi di chi, giorno dopo giorno, si ammala. La blanda quarantena alla quale sono stati sottoposti sta dimostrando tutti i suoi limiti: in 11 giorni, uno dopo l’altro, calcolando i 67 nuovi casi annunciati ieri, il numero di contagiati è salito a quota 285. Otto di loro sarebbero in gravi condizioni. Agli aggiornamenti quotidiani forniti dal ministro della Salute nipponico, Katsunobu Kato, si aggiunge anche quello dell’autorità sanitaria metropolitana di Tokyo. Per fornire maggiori informazioni ai passeggeri, il governo giapponese ha rifornito la nave con 2.000 smartphone, uno per ogni cabina. La decisione è stata presa perché non tutte le persone a bordo si sono dimostrate in grado di scaricare l’app del ministero della Salute sui propri device. L’applicazione fornisce notizie utili sul coronavirus, dà la possibilità di richiedere informazioni sulle cure e connette l’utente con medici ed esperti.
La quarantena durerà almeno fino al 19 febbraio, nonostante diversi esperti ritengano che la situazione non sia sostenibile dal punto di vista scientifico. E mentre il nostro ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, sfila a Pratica di Mare per accogliere il piccolo Niccolò, per la Diamond princess attende semplicemente i report delle interviste raccolte nella giornata di ieri dall’Unità di crisi. «Stanno sentendo tutti gli italiani a bordo», ha detto Di Maio, «e nessuno di loro presenta sintomi o fa sospettare che ci possa essere un sintomo legato al coronavirus». Finora però sono state visitate solo le persone che presentavano sintomi evidenti. O quelle che erano state a contatto con chi li mostrava. A conti fatti si tratterebbe di poco più di 300 passeggeri. Un numero irrisorio. Per ora, comunque, gli italiani rimarranno a bordo della nave. Il governo americano, invece, ha deciso di evacuare i suoi cittadini a bordo della Diamond princess. La decisione – come riportato dal Wall Street Journal – sarebbe stata presa perché la preoccupazione per gli americani a bordo stava crescendo. E allora a circa 380 persone è stata offerta la possibilità di salire su due voli in partenza dal Giappone verso gli Stati Uniti. L’arrivo è atteso già per oggi, in base a quanto stabilito dal Centers for disease control and prevention. Chi presenta febbre, tosse o altri sintomi, però, non sarà ammesso sui voli. Poco dopo anche il governo di Hong Kong ha mosso il medesimo passo per i suoi 330 passeggeri a bordo della nave lazzaretto, ora attende l’ok dalle autorità giapponesi per avviare le operazioni di recupero. E gli italiani? Il ministro Di Maio liquida il tema con poche parole affidate alle agenzie di stampa: «Valuteremo tutte le possibilità ed eventuali azioni da intraprendere per proteggere i nostri connazionali».
Le autorità nipponiche hanno anche concesso a 11 anziani di lasciare l’imbarcazione. Si tratta di ultraottantenni che, anche se risultati positivi al test del coronavirus, potranno continuare a terra la quarantena. Per tutti gli altri lo sbarco è stato posticipato. La brutta notizia è stata comunicata ieri dal comandante ai passeggeri e al personale di bordo. Lo ha confermato Jan Swartz, group president della Princess cruises and carnival, armatore della nave. Invece del 19 febbraio, l’apertura dei boccaporti è prevista per il 21. Il ritardo, precisa Swartz, «è dovuto all’impossibilità di completare tutti i test entro la data prevista». Sempre che non ci siano ulteriori e gravi sviluppi che costringano a prolungare la quarantena. In questo momento, la Diamond princess ha il maggior numero di infezioni da coronavirus al di fuori della Cina. Tutte concentrate in 290 metri e spalmate tra le 1.337 cabine. Alcuni passeggeri hanno sviluppato i sintomi del morbo dopo lo sbarco di un contagiato a Hong Kong (già il 25 gennaio scorso). Da allora a bordo la situazione si è fatta sempre più complicata. E se prima si poteva usufruire di 90 minuti al giorno per stare all’aperto a passeggiare sui 18 ponti della nave, le nuove misure di sicurezza hanno ridotto a 60 minuti quella possibilità. Un’ora d’aria sulle 23 di detenzione in una cabina di quattro metri per quattro.
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