È il primo italiano ad aver creato una vera e propria agenzia di viaggio in Giappone.
Marco Ferrari, emiliano doc, vive a Osaka dal 2005. Dopo alcune esperienze lavorative nel Paese del Sol Levante ha scelto di aprire la sua agenzia di viaggi. La prima, l'unica, nata dalla volontà di un italiano residente a 10.000 chilometri dal suo Paese natio e dedicata a chi ha intenzione di scoprire il mondo nipponico dal punto di vista di chi, la vita lì, la vive ogni giorno. Marco sui social è conosciuto come MarchinoinGiappone e oggi pomeriggio, dalle 16 (orario italiano) sarà in diretta sulla pagina Instagram della Verità Per commentare l'attuale situazione in Giappone.
In quello che doveva essere il grande anno del Giappone, grazie soprattutto alla spinta data dalle Olimpiadi, le previsioni per chi lavora nel settore del turismo non sembrano essere per nulla serene. Anzi. L'Organizzazione internazionale dell'aviazione civile ha stimato che le perdite del turismo giapponese, per effetto del coronavirus, nei primi tre mesi del 2020 (con le rinunce già monitorate di marzo), si possono valutare intorno a 1,3 miliardi di dollari. Ad incidere sono stati soprattutto i mancati flussi di turisti cinesi che sul territorio nipponico rappresentano una fetta significativa del 30% dell'intero mercato del Sol Levante.
I dubbi su come si viaggerà in futuro e soprattutto su quando si potrà tornare a muoversi liberamente per il mondo, non conoscono ancora alcuna risposta certa.
Marco puoi raccontarci qualcosa di più sulla tua agenzia?
«L'agenzia è stata fondata nel 2016 ed è registrata nella provincia di Osaka siamo diventati Ltd (ovvero una S.r.l, ndr) a Marzo. In tutto siamo tre persone, io e un altro socio di maggioranza e uno di minoranza, 2 italiani e 1 giapponese. Noi fondamentalmente svolgiamo tutti i servizi che offre un'agenzia in loco: creiamo tour su misura, gestiamo le prenotazioni di alloggi tradizionali (ryokan, minshuku, shukubo, agriturismi e alberghi diffusi) e offriamo anche un servizio di guide giapponesi, con licenza, che parlano anche in italiano».
Come è stato l'impatto con il coronavirus nella tua vita lavorativa?
«Subito forte perché lavorando nel settore turistico ci siamo trovati davanti una situazione dove avevamo a che fare con clienti che stavano per venire e altri che stavano per prenotare la loro vacanza che sognavano da tanto. Abbiamo dovuto gestire tantissime domande su come era la situazione, se si poteva viaggiare, specialmente all'inizio quando ancora non si pensava che il virus arrivasse in Italia. Poi quando la Farnesina ha messo lo stop per viaggiare è stato tutto molto più facile gestire le richieste e le cancellazioni. Per quanto riguarda la mia vita di tutti i giorni ero abituato a incontrare sempre i clienti e quindi sempre in giro, ora sono sempre in ufficio e casa».
Ora anche il governo giapponese ha dichiarato lo stato di emergenza. È cambiato ancora qualcosa?
«Qui la situazione è in continua evoluzione. Fino a ora sono state prese decisione di restrizione non in tutti settori, per esempio mia figlia che è in 4 elementare non può andare a scuola ma mio figlio che è un seconda elementare si. Una contraddizione dal punto di vista mio e di mia moglie e per questo abbiamo preferito che anche lui stesse a casa con noi. Io e mia moglie invece ci alterniamo: per me lavorare da casa è complicato, quindi il pomeriggio cerco di passare qualche ora in ufficio alternandomi con mia moglie visto che l'azienda per cui lavora ha iniziato da questa settimana uno smart working parziale alternando tre giorni alla settimana di lavoro in ufficio e due a casa».
Il popolo giapponese è noto per rispettare le regole. Ma la quarantena giapponese non è una vera quarantena. È un invito a stare a casa, evitare luoghi affollati, ecc. È davvero è così? Hai notato qualche differenza prima/dopo l'annuncio dello stato di emergenza?
«C'è sicuramente meno gente in giro però essendoci libertà, se qualcuno vuole andare a tagliarsi i capelli o al supermercato non si tira indietro. Le passeggiate e le corse non sono limitate. Poi di fatto, essendoci gli uffici, gli enti pubblici e alcune attività artigianali aperte, la gente si reca al lavoro quindi sommandosi con le persone che escono a fare due passi e spesa c'è sempre qualcuno in giro. Devo dire che la situazione cambia la sera, c'è molta meno gente per strada anche perché il governo ha specificato bene di non uscite e andare per locali o feste. Tra i divieti c'è quello di riunirsi in nomikai, ovvero le cene con i colleghi dopo aver finito il lavoro, un'attività molto popolare qui in Giappone».
Nella seconda fase del pacchetto per affrontare la crisi da Covid 19, non appena l'ondata del virus si sarà attenuata, verranno attivate misure di incoraggiamento ai consumi, in particolare nel settore dei viaggi e del turismo.
I giapponesi «resuscitano» Amabie, la creatura soprannaturale che sconfigge le pandemie. L'ultima volta era apparsa nel periodo Edo per sconfiggere la peste. Per i meno credenti, invece, ecco Quaran: la mascotte ufficiale della quarantena realizzata dal ministero della Salute nipponico.
Dai musei cittandini all'icrocio si Shibuya passando per un tour tra i più bei sakura del Paese. Per chi ha dovuto cancellare il proprio viaggio ecco un elenco di luoghi da visitare direttamente da casa.
Olimpiadi a rischio anche nel 2021. Il presidente del Cio, Thomas Bach, boccia l'ipotesi di un ulteriore rinvio al 2022: «Impensabile. I Giochi non si possono spostare ancora».
Nella seconda fase del pacchetto per affrontare la crisi da Covid 19, non appena l'ondata del virus si sarà attenuata, verranno attivate misure di incoraggiamento ai consumi, in particolare nel settore dei viaggi e del turismo.
I giapponesi «resuscitano» Amabie, la creatura soprannaturale che sconfigge le pandemie. L'ultima volta era apparsa nel periodo Edo per sconfiggere la peste. Per i meno credenti, invece, ecco Quaran: la mascotte ufficiale della quarantena realizzata dal ministero della Salute nipponico.
Dai musei cittandini all'icrocio si Shibuya passando per un tour tra i più bei sakura del Paese. Per chi ha dovuto cancellare il proprio viaggio ecco un elenco di luoghi da visitare direttamente da casa.
L'emiliano Marco Ferrari vive dal 2005 a Osaka. È il primo italiano ad aver fondato un'agenzia di viaggi in Giappone. Con le attività ferme a causa della chiusura delle frontiere continua a far sognare il Sol Levante agli italiani attraverso i suoi social.
Olimpiadi a rischio anche nel 2021. Il presidente del Cio, Thomas Bach, boccia l'ipotesi di un ulteriore rinvio al 2022: «Impensabile. I Giochi non si possono spostare ancora».
Lo speciale comprende cinque articoli, video esclusivi e gallery fotografiche.
Quasi un trilione di dollari. Cifra impressionante: tradotta in modo meno criptico, è un uno seguito ben dodici zeri, mille miliardi, la metà del Pil annuale italiano. È quanto il Giappone ha deciso di stanziare (naturalmente in yen, ma per comodità useremo il riferimento al dollaro) per famiglie e imprese come risposta-choc all'emergenza Coronavirus, il più grande pacchetto di stimolo mai pensato e realizzato nella storia economica giapponese.
In particolare, a ciascuna famiglia il cui reddito sia sceso a causa della crisi andrà l'equivalente di 2.750 dollari. L'annuncio (insieme con il poderoso stanziamento) è venuto la scorsa settimana dal governo: ora sono in corso di definizione i criteri di assegnazione. Stanziamenti ulteriori sono previsti in generale per le famiglie con bambini, mentre in particolare per le famiglie con più bimbi, che già ricevono assegni e indennità (che in genere si aggirano sui 100 dollari mensili per ciascun bimbo sotto i 15 anni di età), saranno previsti una sola volta ulteriori 100 dollari per ogni figlio.
Quanto alle microimprese, andranno (non in prestito, ma come sussidio) l'equivalente di 18.000 dollari, più un consistente rinvio delle scadenze fiscali (solo quest'ultima voce avrà una "cubatura" superiore ai 200 miliardi di dollari, mentre per il cash alle famiglie lo stanziamento – a sua volta enorme – è circa equivalente alla metà, 100 miliardi di dollari). Alle imprese sarà in particolare richiesto, come contropartita, di non licenziare, e quindi di mantenere positivamente basso il livello di disoccupazione nel Paese. Questo per ciò che riguarda la primissima fase di emergenza.
Scatterà poi una seconda fase del pacchetto di stimolo, non appena l'ondata del virus si sarà attenuata, e che si concretizzerà in un incoraggiamento ai consumi, in particolare nel settore dei viaggi e del turismo. Sarà un'operazione di massa, con coupon di valore assai elevato (fino a 180 dollari a notte) per chi farà prenotazioni attraverso agenti di viaggio, e altre forme di incoraggiamento per chi prenoterà online. Il comparto turistico – va detto – è stato particolarmente colpito dal Coronavirus, con già 42 aziende fallite dopo l'inevitabile decisione di chiudere i confini e le conseguenti cancellazioni. Naturalmente, per questo secondo pacchetto, è incerta la tempistica: il governo vuole fare di tutto per evitare seconde ondate del virus, con i relativi effetti sanitari ed economici.
Va considerato che, oltre al turismo, è stato massicciamente colpito anche l'export giapponese, e un'altra dura mazzata (insieme economica, di immagine e psicologica) è stata rappresentata dal rinvio delle attesissime Olimpiadi.
C'è anche un aspetto di geopolitica nel complesso delle misure annunciate da Tokyo: l'equivalente di 2 miliardi di dollari sono stati infatti specificamente destinati alle aziende che avevano delocalizzato in Cina e che decideranno di riportare le produzioni in Giappone.
Conclusivamente, va detto che l'obiettivo complessivo del pacchetto di stimolo è quello di evitare che la recessione abbia i ben noti caratteri "a L" (quelli per cui il Pil crolla e resta a terra molto a lungo), ma abbia un più rassicurante andamento "a V": una rapida discesa seguita però da una risalita altrettanto veloce.
Un'ultima ma decisiva notazione: tutto questo sforzo (a somiglianza di quanto accade in Usa con la Fed e nel Regno Unito con la Bank of England) è reso possibile dal ruolo di una vera banca centrale, la Bank of Japan, che può agire come autentica prestatrice di ultima istanza.
Daniele Capezzone
Daniela Savatteri iStock
I giapponesi «resuscitano» Amabie, la creatura soprannaturale che sconfigge le pandemie
Tra sacro e profano.
In Giappone lo stato di emergenza è stato annunciato solo poche settimane fa. Da fine marzo, però, sui social network è iniziato a comparire Amabie una creatura simile a una sirena con i capelli lunghi, un becco e tre gambe. Secondo la leggenda, nell'Ottocento, lo yokai (un qualche cosa simile a uno spettro, a un mostriciattolo, ndr.) apparve al largo delle coste di Kumamoto, in Giappone. Secondo la storia, nella metà di maggio del 1846, un funzionario della città oggi situata sull'isola di Kyushu, scese in mare per indagare sulle segnalazioni di luci incandescenti. Lì incontrò una strana creatura simile a una sirena. «Io sono Amabie che vive nel mare», disse. «Per i prossimi sei anni, ci saranno abbondanti raccolti in tutta la terra, ma ci saranno anche epidemie. Mostra la mia foto alla gente appena puoi». Poi Amabie se ne andò.
La storia circolò sui giornali, divenne una vera e propria leggenda. Amabie venne rappresentata, negli anni a seguire nelle storie del maestro Shigeru Mizuki, fumettista ed esperto di demoni e yokai. Sebbene Mizuki sia morto nel 2015, la sua casa di produzione ha twittato il 17 marzo il suo disegno di Amabie con le parole: “Che l'epidemia moderna scompaia». Questo semplice messaggio ha fatto esplodere su Twitter, Instagram e Facebook due hashtag: #amabiechallenge e #amabieforeveryone. Mentre alcuni utenti, tra cui artisti manga come Mari Okazaki, hanno condiviso dipinti e disegni di Amabie, altri utenti di Twitter sono stati più creativi, pubblicando immagini di ricami, ciotole di udon (spaghetti di grano denso) e cestini da pranzo bento, tutti ispirati dall'apparizione. Alcuni si sono persino travestiti (o hanno agghindato i loro animali domestici) come Amabie e hanno twittato le foto insieme ai loro messaggi di speranza.
Il richiamo al folklore nipponico è stato così forte che ora il Ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare giapponese ha arruolato Amabie per un volantino di sensibilizzazione in cui il demone esorta tutti a «fermare la diffusione dell'infezione».
Per i più giovani e i meno amanti delle storie di fantasmi e spettri giapponesi, il governo ha invece pensato a creare un piccolo supereroe cicciottello che invita tutti a rispettare la quarantena. Quaran, questo il nome della mascotte, è un animaletto (un misto tra un orso e un folletto) con tanto di ali, occhialoni a mascherina e uno scudo per respingere il coronavirus. La sua missione, come ha sottolineato il Ministero della Salute giapponese, sarà quello di essere presente in aree come gli arrivi degli aeroporti del Paese o le stazioni per sensibilizzare il popolo e invitarlo a rispettare le norme governative.
Marianna Baroli
I viaggi diventano virtuali: i sakura si ammirano su Google e i musei si visitano grazie alle tecnologie a 360 gradi
Tra marzo e aprile in Giappone è una vera e propria esplosione della natura. I sakura, ovvero i fiori di ciliegio, sono uno degli spettacoli della natura più apprezzati dai turisti che ogni anno si riversano in ogni angolo del Paese del Sol Levante alla ricerca della fioritura perfetta.
Quest'anno, il governo si è ritrovato costretto a chiudere, in misura cautelativa, fin dalla metà del mese di marzo, ogni tipo di attività o festa correlata alla fioritura. Con l'esplosione della pandemia, sono state migliaia le persone che hanno quindi visto svanire la possibilità di ammirare di persona questo fenomeno che dura di solito poco meno di una decina di giorni.
Per chi non è potuto partire o ha semplicemente nostalgia delle meraviglie del Giappone, una magra consolazione la si trova nella tecnologia.
Google, per esempio, ha inserito su Google Earth, nella collezione Local Guides, il tour virtuale "Cherry Blossoms Around the World" (Fiori di ciliegio in giro per il mondo) per permettere agli utenti di vedere alcuni dei siti di fiori di ciliegio più panoramici. Dieci luoghi selezionatissimi, dagli Stati Uniti alla Corea del Sud partendo, ovviamente, dal Giappone. Il viaggio inizia da dove sono nati i fiori di ciliegio in Giappone, portando direttamente sul vivace lungomare vicino al fiume Meguro a Tokyo. La strada è famosa per essere il punto migliore per godere dei sakura nella capitale giapponese perché permette di camminare sotto 800 alberi coperti di petali rosa. La seconda tappa si questo viaggio è invece pià a Nord, nella città di Miharu dove i cittadini si prendono cura di un ciliegio millenario noto con il nome di Takizakura.
Se invece siete curiosi di vedere come è cambiata la vita nel cuore di Tokyo potete collegarvi, a qualsiasi ora del giorno e della notte, con la webcam puntata sull'incrocio più famoso del mondo: il Shibuya crossing. Noto per le sue strisce pedonali, una delle quali attraversa in diagonale il centro stesso dell'incrocio, è uno dei luoghi più caotici della città. Basti pensare che da qui, si stima, passino ogni giorno circa 2 milioni di persone. Le immagini (che potete osservare anche nel video in diretta in apertura di questo articolo, ndr.) mostrano oggi un'area più tranquilla. Il confronto con le foto che pubblichiamo qui sotto è senza dubbio incredibile.
Per chi avesse voglia di fare una passeggiata, basta accendere il pc e connettersi al sito di Hokuriku X Tokyo: qui è possibile trascorre ore alla scoperta delle bellezze di Tokyo e di Hokuriku, la regione a nord del Giappone, scegliendo tra varie angolature e diverse stagioni. I video panoramici a 360 gradi in realtà virtuale offrono un'esperienza visiva senza precedenti, che trasporta gli utenti tra le strade e gli scorci più belli della capitale del Sol Levante. L'emozione di ammirare la fioritura dei ciliegi da una barca sul fiume Meguro o dal giardino giapponese dell'Hotel New Otani Tokyo è assicurata. Per conoscere un lato più insolito della città, un'altra esperienza immersiva è disponibile QUI, su un portale dedicato alla zona di Tama e alle isole di Tokyo: un traghetto virtuale conduce i viaggiatori all scoperta di un paesaggio tropicale inaspettato, in cui l'intenso blu dell'oceano si unisce a una leggera brezza marina. I video presenti sul sito rappresentano l'evasione perfetta per chi sogna già l'estate.
Per chi vuole invece visitare i musei tokyoti, Google Arts & Culture offre l'opportunità di ammirare le collezioni d'arte di alcuni dei più importanti musei della città, scegliendo tra diverse epoche e correnti artistiche. Tra questi, imperdibili il Tokyo National Museum, il più antico museo del Giappone situato all'interno del suggestivo parco di Ueno, che offre una vasta collezione di opere d'arte e reperti archeologici giapponesi e di altri paesi asiatici e il National Museum of Modern Art, conosciuto anche come MOMAT, che non si rivolge solo agli appassionati di arte, ma offre anche un'immersione nella cultura giapponese. Tra le sue esposizioni si trovano le opere dei principali pittori e artisti giapponesi da fine Ottocento ai giorni nostri, a cui si affiancano grandi nomi internazionali da Picasso a Mirò e da Kandinsky a Modigliani.
Marianna Baroli
L'ìincrocio di Shibuya
Parla Marco Ferrari, il primo italiano ad aver fondato un'agenzia di viaggi in Giappone. Alle 16 la diretta su Instagram per parlare della situazione attuale nel Paese del Sol Levante
È il primo italiano ad aver creato una vera e propria agenzia di viaggio in Giappone. Marco Ferrari, emiliano doc, vive a Osaka dal 2005. Dopo alcune esperienze lavorative nel Paese del Sol Levante ha scelto di aprire la sua agenzia di viaggi. La prima, l'unica, nata dalla volontà di un italiano residente a 10.000 chilometri dal suo Paese natio e dedicata a chi ha intenzione di scoprire il mondo nipponico dal punto di vista di chi, la vita lì, la vive ogni giorno. Marco sui social è conosciuto come MarchinoinGiappone e oggi pomeriggio, dalle 16 (orario italiano) sarà in diretta sulla pagina Instagram della Verità Per commentare l'attuale situazione in Giappone.
In quello che doveva essere il grande anno del Giappone, grazie soprattutto alla spinta data dalle Olimpiadi, le previsioni per chi lavora nel settore del turismo non sembrano essere per nulla serene. Anzi. L'Organizzazione internazionale dell'aviazione civile ha stimato che le perdite del turismo giapponese, per effetto del coronavirus, nei primi tre mesi del 2020 (con le rinunce già monitorate di marzo), si possono valutare intorno a 1,3 miliardi di dollari. Ad incidere sono stati soprattutto i mancati flussi di turisti cinesi che sul territorio nipponico rappresentano una fetta significativa del 30% dell'intero mercato del Sol Levante.
I dubbi su come si viaggerà in futuro e soprattutto su quando si potrà tornare a muoversi liberamente per il mondo, non conoscono ancora alcuna risposta certa.
Marco puoi raccontarci qualcosa di più sulla tua agenzia?
«L'agenzia è stata fondata nel 2016 ed è registrata nella provincia di Osaka siamo diventati Ltd (ovvero una S.r.l, ndr) a Marzo. In tutto siamo tre persone, io e un altro socio di maggioranza e uno di minoranza, 2 italiani e 1 giapponese. Noi fondamentalmente svolgiamo tutti i servizi che offre un'agenzia in loco: creiamo tour su misura, gestiamo le prenotazioni di alloggi tradizionali (ryokan, minshuku, shukubo, agriturismi e alberghi diffusi) e offriamo anche un servizio di guide giapponesi, con licenza, che parlano anche in italiano».
Come è stato l'impatto con il coronavirus nella tua vita lavorativa?
«Subito forte perché lavorando nel settore turistico ci siamo trovati davanti una situazione dove avevamo a che fare con clienti che stavano per venire e altri che stavano per prenotare la loro vacanza che sognavano da tanto. Abbiamo dovuto gestire tantissime domande su come era la situazione, se si poteva viaggiare, specialmente all'inizio quando ancora non si pensava che il virus arrivasse in Italia. Poi quando la Farnesina ha messo lo stop per viaggiare è stato tutto molto più facile gestire le richieste e le cancellazioni. Per quanto riguarda la mia vita di tutti i giorni ero abituato a incontrare sempre i clienti e quindi sempre in giro, ora sono sempre in ufficio e casa».
Ora anche il governo giapponese ha dichiarato lo stato di emergenza. È cambiato ancora qualcosa?
«Qui la situazione è in continua evoluzione. Fino a ora sono state prese decisione di restrizione non in tutti settori, per esempio mia figlia che è in 4 elementare non può andare a scuola ma mio figlio che è un seconda elementare si. Una contraddizione dal punto di vista mio e di mia moglie e per questo abbiamo preferito che anche lui stesse a casa con noi. Io e mia moglie invece ci alterniamo: per me lavorare da casa è complicato, quindi il pomeriggio cerco di passare qualche ora in ufficio alternandomi con mia moglie visto che l'azienda per cui lavora ha iniziato da questa settimana uno smart working parziale alternando tre giorni alla settimana di lavoro in ufficio e due a casa».
Il popolo giapponese è noto per rispettare le regole. Ma la quarantena giapponese non è una vera quarantena. È un invito a stare a casa, evitare luoghi affollati, ecc. È davvero è così? Hai notato qualche differenza prima/dopo l'annuncio dello stato di emergenza?
«C'è sicuramente meno gente in giro però essendoci libertà, se qualcuno vuole andare a tagliarsi i capelli o al supermercato non si tira indietro. Le passeggiate e le corse non sono limitate. Poi di fatto, essendoci gli uffici, gli enti pubblici e alcune attività artigianali aperte, la gente si reca al lavoro quindi sommandosi con le persone che escono a fare due passi e spesa c'è sempre qualcuno in giro. Devo dire che la situazione cambia la sera, c'è molta meno gente per strada anche perché il governo ha specificato bene di non uscite e andare per locali o feste. Tra i divieti c'è quello di riunirsi in nomikai, ovvero le cene con i colleghi dopo aver finito il lavoro, un'attività molto popolare qui in Giappone».
Marianna Baroli
I Giochi di Tokyo sono a rischio anche per il 2021
Ansa
L'ultima indiscrezione, più che notizia, riguardo i Giochi della trentaduesima edizione delle Olimpiadi, che si sarebbero dovuti svolgere a Tokyo dal 24 luglio al 9 agosto 2020, prima del rinvio al 2021 a causa dell'emergenza coronavirus, è la possibilità di un ulteriore slittamento all'anno successivo, ovvero al 2022.
Un'eventualità immediatamente affrontata e smentita categoricamente dal numero uno del Comitato olimpico internazionale, Thomas Bach, che in un'intervista rilasciata il giorno di Pasqua al quotidiano tedesco Die Welt ha detto: «I nostri partner giapponesi e il Primo ministro mi hanno chiarito che il Giappone non può gestire un rinvio oltre la prossima estate. La disponibilità del villaggio olimpico deve essere garantita, così come tutti gli impianti sportivi. Non si può posticipare tutto ciò indefinitamente come si può fare con un torneo di tennis o una partita di calcio. Non esiste un piano di rinvio, ma sono molto fiducioso. L'Oms sostiene che la nostra scelta di rinviare tutto all'estate 2021 sia stata la migliore».
L'ipotesi dello spostamento al 2022 era già stata presa in considerazione un mese fa, quando ancora il Cio stava cercando di capire il da farsi e prendeva tempo, prima della decisione ufficiale del 24 marzo, giorno in cui è stato comunicato il rinvio al 2021. «Annullare o sospendere, c'erano solo queste due opzioni da prendere in considerazione. Alcuni hanno chiesto di annullare i Giochi, ma arrendersi a queste richieste emotive e cancellare le Olimpiadi avrebbe significato distruggere il sogno olimpico per 11.000 atleti provenienti da 206 comitati olimpici nazionali e dalla squadra olimpica» ha spiegato sempre Bach al Die Welt. Il presidente del Cio ha poi aggiunto: «La nostra squadra e l'Oms ci stanno guidando. L'Oms ha sostenuto la scelta dell'estate del 2021 come nuova data e ha assicurato al Primo ministro giapponese il suo aiuto nel rendere i Giochi un successo. La nostra priorità numero uno, ovviamente, rimane la salute degli atleti e di tutti gli altri coinvolti nei Giochi, oltre a contenere il virus».
Primo caso di recidiva al mondo. Nel Sol Levante la situazione è critica, Olimpiadi ad altissimo rischio. Donald Trump stanzia 2,5 miliardi e attacca la sinistra allarmista. L'Ue: «Stati membri non chiuderanno i confini».
Non si arresta la diffusione del coronavirus in giro per il mondo. Ieri, il Giappone ha annunciato 16 nuovi casi, portando il numero totale dei contagiati a 907. Per il momento, le vittime del morbo sul territorio risulterebbero almeno otto, mentre una donna di quarant'anni ha avuto una ricaduta: ammalatasi a gennaio, era stata dimessa a inizio febbraio, fin quando ieri è stata trovata positiva per una seconda volta. È il primo caso di recidiva al mondo. Il governo nipponico ha decretato la chiusura delle scuole a partire da lunedì per un periodo di almeno due settimane. Del resto, la crisi del coronavirus costituisce una spada di Damocle anche per le Olimpiadi di Tokyo del 2020: Olimpiadi sul cui destino l'Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato ieri di non aver ancora preso una decisione. Tutto questo, mentre il Canada ha annunciato un nuovo caso, portando il numero complessivo dei propri contagi a 13.
Preoccupazione si registra anche da parte di Parigi, con il presidente francese, Emmanuel Macron, che ha dichiarato: «Siamo davanti a un'epidemia» che bisogna «affrontare al meglio». L'inquilino dell'Eliseo ha comunque escluso ieri l'intenzione di bloccare le frontiere con l'Italia (come invece chiesto da Marine Le Pen). La situazione resta poi difficoltosa in Iran, dove - nelle ultime ore - anche svariati esponenti delle istituzioni hanno contratto il virus. Se il Libano ha inoltre reso noto il suo terzo caso di contagio, l'Oman ha annunciato ieri il quinto. Nel frattempo, sempre ieri sono stati rimpatriati cinque cittadini spagnoli dalla città di Wuhan (epicentro dell'epidemia). Il numero dei contagiati in Svizzera nelle ultime ore è invece salito a cinque, mentre si sono registrati due ulteriori casi in Gran Bretagna.
Gli Stati Uniti stanno frattanto prendendo le loro contromisure. Mercoledì scorso, Donald Trump ha nominato il vicepresidente Mike Pence coordinatore nella gestione della crisi e ha annunciato uno stanziamento di 2,5 miliardi di dollari per fronteggiare il problema, pur non escludendo la possibilità di un incremento delle risorse (come auspicato dai senatori democratici). L'inquilino della Casa Bianca ha comunque accusato l'opposizione di diffondere inutile allarmismo, definendo in tal senso la Speaker della Camera Nancy Pelosi una «incompetente». Il presidente ha inoltre escluso (almeno per il momento) di imporre restrizioni ai viaggi in Italia e Corea del Sud.
Ieri, il segretario alla Sanità statunitense, Alex Azar, ha difeso la linea di Trump sul coronavirus. «Il rischio immediato per il popolo americano rimane basso, in buona parte per le decisive misure prese dal presidente finora», ha non a caso dichiarato. Nelle stesse ore, Nancy Pelosi ha annunciato sforzi bipartisan al Congresso, per cercare di fornire una risposta organica al problema: una linea fatta sostanzialmente propria anche dal capogruppo repubblicano al Senato, Mitch McConnell. Non è comunque chiaro se questi tentativi di azione bipartisan andranno a buon fine, visto che - sempre ieri- la Pelosi non ha perso occasione per esprimente pubblicamente severe riserve sull'adeguatezza di Pence nell'affrontare la diffusione del morbo.
La questione del coronavirus rischia di produrre significative conseguenze anche sulla campagna elettorale per le presidenziali americane del prossimo novembre. Trump teme impatti negativi per l'economia, soprattutto alla luce del fatto che Wall Street appaia ormai sempre più in affanno. E, negli ultimissimi giorni, svariati candidati alla nomination democratica hanno criticato il presidente per la gestione dell'emergenza: da Mike Bloomberg a Bernie Sanders, passando per Joe Biden. Trump, dal canto suo, ha difeso il proprio operato, mentre - stando a quanto riportato alcuni giorni fa da Politico - il suo consigliere al Commercio, il colbertista anticinese Peter Navarro, vorrebbe approfittare della situazione per spingere le aziende americane ad abbandonare la Cina e far così tornare svariati posti di lavoro sul suolo statunitense.
Al di là della polemica politica contingente, è chiaro che il presidente si giochi molto sul coronavirus. Non solo dovrà fronteggiare adeguatamente un'eventuale crisi ma è anche per lui impellente che l'economia - da sempre suo fiore all'occhiello sul fronte elettorale - non subisca scossoni troppo forti. Ciò detto - nonostante i rischi - questa situazione potrebbe paradossalmente avere anche dei risvolti positivi per Trump. La questione del coronavirus rischia infatti di rappresentare un ulteriore duro colpo, in termini di immagine, alla globalizzazione e alle sue dinamiche.
Sul fronte europeo, invece, fonti Ue spiegano che «è vero che in Italia sono stati effettuati moltissimi test, ma questo è successo anche in altri Stati membri, quindi il numero dei controlli non è sufficiente a spiegare l'aumento dei casi. Inoltre, non stiamo avendo molti falsi positivi». Le stesse fonti aggiungono che «non abbiamo indicazioni che gli Stati membri europei abbiano intenzione di introdurre controlli alle frontiere per il coronavirus». La portavoce della Commissione Ue, Dana Spinant, ha poi precisato che non è arrivata «alcuna richiesta ufficiale» per mobilitare il Fondo europeo di solidarietà a favore dell'Italia».
Le autorità hanno bloccato il gigante del mare in porto senza prendere contromisure: a bordo l'epidemia è dilagata fino a creare il più grande focolaio extracinese. Gli esperti: «Gestione del tutto inadeguata».
Se la nave da crociera Diamond Princess non è più un lazzaretto galleggiante lo si deve a tanti Paesi fuorché quello nel quale si trova tuttora all'àncora. Il Giappone. L'impero del Sol Levante ha gestito l'emergenza come peggio non poteva. La nazione che è sinonimo di tecnologia, rigore, rispetto, ha isolato per due settimane la nave come se non esistesse. Ha costretto a bordo le 3.700 persone che vi si trovavano, tra passeggeri ed equipaggio, tutti chiusi nelle cabine con il divieto di mettere il naso nelle aree comuni e la proibizione assoluta di toccare terra nel porto di Yokohama, una megalopoli di oltre 3 milioni e mezzo di abitanti con una delle più estese Chinatown del Giappone, ad appena 30 chilometri da Tokyo.
Un sequestro in piena regola, in attesa che terminasse il periodo di quarantena, che ha finito per trasformare la crociera dei sogni nel maggiore incubatore del coronavirus fuori dai confini cinesi. Almeno 621 sono i contagiati (1 persona ogni 6), tra cui un italiano di 73 anni: in nessun altro Paese del mondo si sono registrati i numeri della Diamond Princess. Due persone sono morte, due anziani originari proprio del Giappone. L'Italia è stata travolta dalle critiche internazionali per avere chiuso, primo Paese europeo, gli aeroporti ai voli provenienti dalla Cina. Ma contro l'incredibile gestione della Diamond Princess soltanto adesso, dopo lunghi giorni di immobilità, si leva qualche sopracciglio contro il governo nipponico. A cominciare dagli Stati Uniti, che sono stati i primi a mandare gli aerei per rimpatriare i connazionali da Yokohama.
Anche gli infettivologi giapponesi saliti a bordo hanno messo in dubbio l'efficacia delle misure di quarantena messe in atto senza che giungessero direttive dalle autorità sanitarie. Kentaro Iwata, professore della divisione malattie infettive dell'università di Kobe, ha descritto la situazione a bordo come «caotica» e «completamente inadeguata in termini di controllo delle infezioni» dopo un sopralluogo durato poche ore. Iwata ha riassunto le sue critiche in un video su Youtube. Ha detto che i passeggeri e i membri dell'equipaggio, nonostante i divieti, si potevano muovere senza limitazioni tra la zona verde, presumibilmente priva di infezione, e la zona rossa. A bordo non si trovavano né indumenti protettivi e nemmeno le mascherine: ne era privo perfino il personale medico.
I passeggeri, incredibilmente, potevano mangiare insieme. «Molto probabilmente il virus non si è diffuso attraverso tosse e starnuti, ma dai vassoi di cibo trasportati ai passeggeri da un membro dell'equipaggio infetto», ha confermato Shigeru Sakurai, professore della Iwate medical university, che ha ispezionato la situazione a bordo l'11 e 12 febbraio. Fino a quel momento nessuno specialista di controllo delle infezioni era potuto salire sulla nave.
Iwata ha confessato di avere avuto più paura di contrarre il virus sulla Diamond Princess di quando aveva lavorato in Africa durante l'epidemia di Ebola e in Cina durante la precedente epidemia di Sars. E Sakurai ha rincarato la dose: ha detto che i passeggeri avrebbero dovuto essere rilasciati dalla nave prima, e i componenti dell'equipaggio messi in quarantena in stanze vuote per gestire la loro salute. Forse i sudditi del nuovo imperatore giapponese Naruhito temevano di guastargli le feste per i suoi 60 anni. Ma il patatrac è avvenuto lo stesso: le celebrazioni del compleanno imperiale, previste nel fine settimana, sono state cancellate.
«Tenere a bordo circa 3.700 persone era appropriato, perché a terra non era disponibile un centro di quarantena abbastanza grande da accoglierle», ha tentato di spiegare un altro infettivologo giapponese. Sarebbe una carenza incredibile in uno dei Paesi più avanzati del mondo, ricco di industrie tecnologicamente all'avanguardia, con una disoccupazione al minimo (2,4% alla fine dell'anno scorso) e infrastrutture avveniristiche. Una nazione capace di organizzarsi alla perfezione per gestire la vita quotidiana di milioni di persone ma non in grado di affrontare le emergenze. Ieri alcuni ministri hanno disertato il più importante summit della task force dedicata al coronavirus. I titolari di Esteri, Difesa, Istruzione, Ambiente hanno delegato i rispettivi vice o segretari. Non si sa mai.
L'unico malato verrà curato a Yokohama, gli altri 30 tornano oggi. Mentre per i 55 della Cecchignola è finita la quarantena.
Sono attesi in Italia entro sabato i 30 connazionali che per due settimane sono stati intrappolati nella nave da crociera Diamond Princess. Messa in quarantena dal governo giapponese al porto di Yokohama per contenere la diffusione del nuovo coronavirus (Covid-19), il colosso del mare, con oltre 600 casi, è diventato il focolaio più grande del virus dopo la città cinese di Wuhan, epicentro dell'epidemia. Sbarcati ieri dal lazzaretto galleggiante, prima di lasciare il Giappone, i nostri connazionali hanno dovuto provare di essere negativi al test del Covid-19. Proprio in attesa dei risultati definitivi di questi esami, effettuati dal personale medico arrivato dall'Italia, è slittato a questa mattina il decollo del volo speciale dell'Aeronautica. Salvo il caso risultato positivo nei giorni scorsi, in base ai risultati dei primi esami, tutti i 34 italiani avrebbero il via libera per rientrare. Il crocerista settantatreenne contagiato verrà probabilmente curato in Giappone. Inizialmente era previsto per lui il rientro con un volo speciale in «alto biocontenimento» come è stato per Niccolò, il minore arrivato da Wuhan la settimana scorsa, dopo due tentativi falliti per la presenza di alcune linee di febbre. Sulla Diamond Princess si sono intanto registrati anche i primi due decessi, entrambi cittadini giapponesi, un uomo di 87 anni e una donna di 84 con patologie preesistenti, di cui i media nipponici hanno annunciato la morte ieri mattina. Sugli oltre 3.700 passeggeri, 634 sono risultati positivi, 13 solo nella giornata di ieri. Sono stati portati in ospedale, tra loro c'è anche l'italiano. Al momento 29 risultano in gravi condizioni. Oltre ai connazionali, dalla Diamond Princess sono sbarcati ormai circa un migliaio di croceristi risultati negativi ai test. I primi gruppi di turisti sono già arrivati nei rispettivi Paesi dove dovrebbero essere messi in quarantena. Solo nella giornata di ieri sono scesi in 500. A coordinare le operazioni di sbarco c'è il capitano, Gennaro Arma, uno dei quattro italiani membri dell'equipaggio che non tornerà con gli altri 30. Al termine delle operazioni rimarranno a bordo per mantenere la nave in sicurezza. Una volta sbarcati tutti i passeggeri - che dovrebbero finire la quarantena entro sabato 22 - l'equipaggio entrerà nuovamente in isolamento per le consuete due settimane. I 30 connazionali pronti a rientrare, insieme a una ventina di altri cittadini europei, sono invece stati accompagnati ieri al vicino aeroporto di Yokohama. Il prolungarsi dell'attesa li ha costretti a passare un'altra notte in Giappone, non all'interno della nave, come inizialmente prospettato - perché l'ambiente è troppo a rischio - ma nella struttura ospedaliera dell'aeroporto. Il volo dell'Aeronautica militare che decolla oggi, dice Sky Tg24, farà tappa in Germania prima di atterrare all'aeroporto di Pratica di Mare. Per i primi giorni della quarantena prevista, gli ex croceristi saranno trattenuti nella stessa struttura militare, poi saranno trasferiti alla Cecchignola, previa bonifica degli ambienti dove sono stati finora i 55 italiani rientrati il 3 febbraio da Wuhan. È finito infatti ieri per loro l'isolamento nella città militare romana. I primi 19 ospiti del centro sportivo sono usciti ieri sera per tornare a casa dalle loro famiglie. Mentre i restanti 36 reduci dall'inferno cinese partono oggi a bordo di navette dirette all'aeroporto di Fiumicino e alla stazione Termini. Si è quindi conclusa per loro la quarantena di 17 giorni - dato che le due settimane sono ripartite il secondo giorno, dopo la scoperta del primo connazionale positivo al test e attualmente ricoverato allo Spallanzani. A salutare i primi italiani dichiarati liberi dalla Covid-19, finalmente liberi di tornare alla vita normale, c'erano ieri anche i ministri della Difesa Lorenzo Guerini e della Sanità e Roberto Speranza. «Lo Stato ha fatto la sua parte», ha detto il responsabile della Salute, «grazie anche al supporto logistico e specialistico del personale militare e medico militare». In molti, fra i connazionali rientrati da Wuhan, temono di non poter tornare, almeno subito, alla vita di tutti i giorni per quanto riguarda i rapporti con familiari, amici e colleghi per la paura, non scientificamente provata, di essere ancora contagiosi. Guerini e Speranza, così come le altre autorità militari e civili alla Cecchignola, non hanno indossato mascherine e hanno salutato ogni ospite della caserma. Due degli ormai ex ospiti del centro dell'esercito hanno anche girato un video selfie, diffuso da SkyTg24. Indossando la mascherina e i guanti di lattice hanno detto di non vedere l'ora di non dovere usare più queste precauzioni e di tornare alla vita di tutti i giorni. «Siamo i primi italiani virus free», hanno esultato poco prima di uscire. «Vi chiediamo di non riprenderci con le telecamere, perché da domani torneremo alle nostre vite e non vogliamo essere guardati come persone potenzialmente nocive agli altri. Stiamo bene, lo attestano tutti i controlli e lo stesso certificato che ci hanno rilasciato, vogliamo proteggerci dai pregiudizi». Con un piede già fuori dalla cancellata, Fabio non ha dubbi: «Ho solo voglia di riabbracciare i miei cari. La Cina? Non credo ci tornerò».