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Il Giappone stanzia metà del Pil italiano in supporto a famiglie e aziende. E la fioritura dei ciliegi diventa virtuale

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È il primo italiano ad aver creato una vera e propria agenzia di viaggio in Giappone. Marco Ferrari, emiliano doc, vive a Osaka dal 2005. Dopo alcune esperienze lavorative nel Paese del Sol Levante ha scelto di aprire la sua agenzia di viaggi. La prima, l'unica, nata dalla volontà di un italiano residente a 10.000 chilometri dal suo Paese natio e dedicata a chi ha intenzione di scoprire il mondo nipponico dal punto di vista di chi, la vita lì, la vive ogni giorno. Marco sui social è conosciuto come MarchinoinGiappone e oggi pomeriggio, dalle 16 (orario italiano) sarà in diretta sulla pagina Instagram della Verità Per commentare l'attuale situazione in Giappone.

In quello che doveva essere il grande anno del Giappone, grazie soprattutto alla spinta data dalle Olimpiadi, le previsioni per chi lavora nel settore del turismo non sembrano essere per nulla serene. Anzi. L'Organizzazione internazionale dell'aviazione civile ha stimato che le perdite del turismo giapponese, per effetto del coronavirus, nei primi tre mesi del 2020 (con le rinunce già monitorate di marzo), si possono valutare intorno a 1,3 miliardi di dollari. Ad incidere sono stati soprattutto i mancati flussi di turisti cinesi che sul territorio nipponico rappresentano una fetta significativa del 30% dell'intero mercato del Sol Levante.

I dubbi su come si viaggerà in futuro e soprattutto su quando si potrà tornare a muoversi liberamente per il mondo, non conoscono ancora alcuna risposta certa.

Marco puoi raccontarci qualcosa di più sulla tua agenzia?

«L'agenzia è stata fondata nel 2016 ed è registrata nella provincia di Osaka siamo diventati Ltd (ovvero una S.r.l, ndr) a Marzo. In tutto siamo tre persone, io e un altro socio di maggioranza e uno di minoranza, 2 italiani e 1 giapponese. Noi fondamentalmente svolgiamo tutti i servizi che offre un'agenzia in loco: creiamo tour su misura, gestiamo le prenotazioni di alloggi tradizionali (ryokan, minshuku, shukubo, agriturismi e alberghi diffusi) e offriamo anche un servizio di guide giapponesi, con licenza, che parlano anche in italiano».

Come è stato l'impatto con il coronavirus nella tua vita lavorativa?

«Subito forte perché lavorando nel settore turistico ci siamo trovati davanti una situazione dove avevamo a che fare con clienti che stavano per venire e altri che stavano per prenotare la loro vacanza che sognavano da tanto. Abbiamo dovuto gestire tantissime domande su come era la situazione, se si poteva viaggiare, specialmente all'inizio quando ancora non si pensava che il virus arrivasse in Italia. Poi quando la Farnesina ha messo lo stop per viaggiare è stato tutto molto più facile gestire le richieste e le cancellazioni. Per quanto riguarda la mia vita di tutti i giorni ero abituato a incontrare sempre i clienti e quindi sempre in giro, ora sono sempre in ufficio e casa».

Ora anche il governo giapponese ha dichiarato lo stato di emergenza. È cambiato ancora qualcosa?

«Qui la situazione è in continua evoluzione. Fino a ora sono state prese decisione di restrizione non in tutti settori, per esempio mia figlia che è in 4 elementare non può andare a scuola ma mio figlio che è un seconda elementare si. Una contraddizione dal punto di vista mio e di mia moglie e per questo abbiamo preferito che anche lui stesse a casa con noi. Io e mia moglie invece ci alterniamo: per me lavorare da casa è complicato, quindi il pomeriggio cerco di passare qualche ora in ufficio alternandomi con mia moglie visto che l'azienda per cui lavora ha iniziato da questa settimana uno smart working parziale alternando tre giorni alla settimana di lavoro in ufficio e due a casa».

Il popolo giapponese è noto per rispettare le regole. Ma la quarantena giapponese non è una vera quarantena. È un invito a stare a casa, evitare luoghi affollati, ecc. È davvero è così? Hai notato qualche differenza prima/dopo l'annuncio dello stato di emergenza?

«C'è sicuramente meno gente in giro però essendoci libertà, se qualcuno vuole andare a tagliarsi i capelli o al supermercato non si tira indietro. Le passeggiate e le corse non sono limitate. Poi di fatto, essendoci gli uffici, gli enti pubblici e alcune attività artigianali aperte, la gente si reca al lavoro quindi sommandosi con le persone che escono a fare due passi e spesa c'è sempre qualcuno in giro. Devo dire che la situazione cambia la sera, c'è molta meno gente per strada anche perché il governo ha specificato bene di non uscite e andare per locali o feste. Tra i divieti c'è quello di riunirsi in nomikai, ovvero le cene con i colleghi dopo aver finito il lavoro, un'attività molto popolare qui in Giappone».


Leggi lo speciale su «La Verità»


  • Nella seconda fase del pacchetto per affrontare la crisi da Covid 19, non appena l'ondata del virus si sarà attenuata, verranno attivate misure di incoraggiamento ai consumi, in particolare nel settore dei viaggi e del turismo.
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  • Dai musei cittandini all'icrocio si Shibuya passando per un tour tra i più bei sakura del Paese. Per chi ha dovuto cancellare il proprio viaggio ecco un elenco di luoghi da visitare direttamente da casa.
  • Olimpiadi a rischio anche nel 2021. Il presidente del Cio, Thomas Bach, boccia l'ipotesi di un ulteriore rinvio al 2022: «Impensabile. I Giochi non si possono spostare ancora».
  • Addio a Cirino Pomicino, ’o ministro che svelò l’intrigo Agnelli-Cdb
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    Francesco Gianfala: «Rilancio Pignatelli grazie a Europa e Asia»
    Francesco Gianfala
    Il proprietario dello storico marchio: «Il rafforzamento internazionale è una priorità. Abbiamo un patrimonio identitario fortissimo però con un potenziale inespresso. La nostra linea cerimonia uomo è la iconica ma avremo pure quelle contemporanea e femminile».

    Rilanciare un marchio storico senza tradirne l’identità è una sfida che richiede visione, coraggio e sensibilità. È da qui che riparte Pignatelli, oggi guidata da Francesco Gianfala, protagonista di una nuova fase che intreccia eredità sartoriale e sguardo contemporaneo. Tra radici solide e nuove ambizioni, il futuro della maison prende forma avviando un ambizioso percorso di rilancio e riposizionamento. Abbiamo incontrato Gianfala per approfondire strategie, obiettivi e prospettive di uno dei marchi più rappresentativi del made in Italy.

    Nel 2025 ha acquisito il 100% di Carlo Pignatelli: cosa l’ha spinta a investire in questo storico marchio e quale visione aveva fin dall’inizio?

    «Tutto nasce da una convinzione molto chiara: ci trovavamo di fronte a un marchio con un patrimonio identitario fortissimo, riconosciuto e radicato nella tradizione sartoriale italiana, ma con un potenziale ancora inespresso sul piano contemporaneo e internazionale. Fin dall’inizio, la mia visione è stata quella di preservare questa eredità, rafforzandola però attraverso un’evoluzione strutturata, capace di dialogare con nuovi linguaggi estetici e nuovi mercati».

    L’inaugurazione del nuovo headquarter di Milano rappresenta un momento chiave: che valore strategico ha questa nuova sede per il futuro del brand?

    «Un valore fondamentale. Non è solo un ampliamento fisico, ma un vero centro nevralgico in cui convergono creatività, sviluppo prodotto e direzione aziendale. Essere nel cuore dei Navigli significa posizionarsi all’interno del principale ecosistema della moda italiana, favorendo connessioni, visibilità e velocità decisionale. È un investimento sulla crescita e sull’efficienza futura del brand».

    Con il lancio di Pignatelli Atelier si apre un nuovo capitolo creativo: quali sono gli elementi distintivi di questa linea rispetto alla tradizione della maison?

    «Pignatelli Atelier rappresenta un’estensione evolutiva della maison che nasce in modo naturale per volontà della nuova proprietà che, insieme a Jean Luc Amsler, ha trovato il giusto interprete per questo nuovo capitolo. Gli elementi distintivi sono una maggiore libertà espressiva, l’introduzione di codici più contemporanei e una ricerca stilistica che va oltre la cerimonia tradizionale. Sartorialità, upcycling e costruzioni innovative convivono in una proposta che include il womenswear, mantenendo però una coerenza profonda con il Dna del marchio».

    Quanto è stato importante il dialogo con l’archivio storico nel processo di rebranding e innovazione stilistica?

    «È stato centrale. Non lo abbiamo considerato come un elemento statico, ma come una fonte viva di ispirazione. Ogni intervento di rebranding è partito da lì: dallo studio delle linee, delle costruzioni, dei dettagli sartoriali. Questo ci ha permesso di innovare senza perdere autenticità, mantenendo un filo diretto con la storia della maison».

    La direzione creativa è affidata a Jean Luc Amsler: come si è sviluppata la vostra collaborazione?

    «Con Jean Luc condividiamo la stessa visione: quella di portare Pignatelli verso una dimensione più internazionale e contemporanea, senza snaturarne l’identità. Amsler porta una sensibilità couture, una grande esperienza e una capacità di reinterpretare i codici classici in chiave moderna. Il suo contributo è stato determinante nel definire il nuovo linguaggio creativo».

    Pignatelli è storicamente leader nella cerimonia uomo: come si integra questa identità con l’ampliamento verso una proposta più contemporanea e anche femminile?

    
«La cerimonia uomo resta il nostro core business e un pilastro identitario, sotto la direzione creativa di Francesco Pignatelli. L’ampliamento verso una proposta più contemporanea e femminile non è una rottura, ma un’evoluzione naturale. I valori fondanti - eleganza, qualità, sartorialità - vengono declinati in nuove forme e nuovi segmenti, mantenendo coerenza e riconoscibilità».

    Il tema dell’upcycling (il riutilizzo di materiali di scarto, ndr) è centrale nella nuova collezione: come si inserisce nella vostra visione di sostenibilità e innovazione?

    «L’upcycling è una scelta sia etica che creativa. Si inserisce nella nostra visione di sostenibilità come un approccio concreto alla riduzione degli sprechi, ma anche come opportunità progettuale. Recuperare materiali e basi sartoriali per trasformarli in nuovi capi significa dare valore al passato e reinterpretarlo in chiave innovativa».

    Parla di rafforzamento del posizionamento internazionale: quali mercati considera prioritari per la crescita futura?

    «Il rafforzamento internazionale è una priorità. Guardiamo con grande attenzione all’Europa, al Medio Oriente e ad alcuni mercati asiatici, dove il valore della sartorialità italiana è particolarmente apprezzato. Allo stesso tempo, vogliamo consolidare la presenza nei mercati in cui siamo già riconosciuti, costruendo una distribuzione più strutturata».

    Guardando ai prossimi anni, come immagina l’evoluzione di Pignatelli nel panorama della moda globale?

    «Vedo Pignatelli come un brand sempre più solido, riconoscibile e internazionale, capace di essere un punto di riferimento non solo nella cerimonia, ma in un’idea più ampia di eleganza contemporanea. Un marchio che evolve, ma che resta fedele alla propria essenza: il made in Italy, la qualità e la cultura sartoriale».



    Toh, ora a Ravenna 100% di idoneità per i Cpr
    Ansa
    Dopo l’inquietante indagine, in sole 72 ore via libera per i rimpatri di tre irregolari.

    In 16 mesi, gli otto medici del reparto di Infettivologia dell’ospedale Santa Maria Croce delle Croci di Ravenna, indagati per falso ideologico continuato in concorso in atti pubblici e di interruzione di pubblico servizio, avrebbero rilasciato 34 pareri di inidoneità ritenuti falsi su 64 stranieri destinati all’espulsione, dei quali dieci avevano rifiutato di sottoporsi alla visita medica.

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