Un mattone cade in testa a Sala
Beppe Sala (Ansa)
Davanti alle rivelazioni sulla «cricca dell’edilizia», il primo cittadino non può far finta di nulla. Ha difeso un sistema che ora sta crollando: si prenda le sue responsabilità.

Ma adesso che farà Beppe Sala? Continuerà a sostenere la correttezza dell’operato della sua amministrazione in materia urbanistica, rivendicando l’interpretazione «autentica della legge» o si rassegnerà di fronte all’evidenza? Insisterà a nascondersi dietro parole fumose, accusando chi indaga sulla regolarità di certe concessioni edilizie di fermare lo sviluppo di Milano, oppure prenderà atto di un fenomeno che, secondo il procuratore capo Marcello Viola, «ha assunto dimensioni di rilievo notevolissimo»? In altre parole, di fronte alla richiesta di arresto di un suo assessore e di alcuni esponenti della commissione paesaggistica, oltre che di uno dei più importanti costruttori del capoluogo lombardo, Sala prenderà atto del malaffare che regnava in Comune e rassegnerà le dimissioni oppure continuerà a fare finta di nulla?

Secondo i magistrati ci sono state «eversive degenerazioni». I pm hanno scoperto che sono stati avviati centinaia di cantieri autorizzati con una semplice Scia, ovvero una comunicazione di inizio lavori, invece di una regolare concessione edilizia. In un anno di indagini hanno appurato che interi condomini, anche di 25 piani, sono stati costruiti senza autorizzazione, trasformando garage alti pochi metri in torri con decine e decine di eleganti appartamenti. Soprattutto, le inchieste hanno fatto emergere un sistema con cui fior di professionisti e di funzionari comunali decidevano senza tener conto in alcun modo della normativa urbanistica. Un rito ambrosiano, ben sintetizzato in un’intercettazione in cui due architetti, parlando di un edificio che veniva definito una porcata che non si poteva vedere, commentavano che in nessun’altra città italiana sarebbe stato possibile fare ciò che si è fatto a Milano. Altro che interpretazione autentica della legge: quella messa in atto all’ombra della giunta rossoverde è stata una violazione autentica della legge. Peccato che Sala non solo non se ne sia accorto, ma abbia difeso gli abusi, sostenendo che non fossero tali. All’inizio si è schierato con i funzionari sotto indagine, quasi fossero vittima di un’aggressione della Procura. Poi ha accusato i pm di paralizzare l’attività del settore urbanistico del Comune e anche di bloccare lo sviluppo della città. Quindi, non essendo riuscito a fermare l’azione dei magistrati, ha provato ad aggirare l’ostacolo, ovvero a far votare dal Parlamento una sanatoria che legalizzasse gli abusi. Ovviamente non l’ha chiamata condono, come in realtà sarebbe stato, ma «interpretazione autentica della legge». Come dire, siamo noi nel giusto: è il resto d’Italia che sbaglia. Poi, quando una levata di scudi ha mandato a monte la sanatoria, Sala ha tentato la strada di un mezzo accordo con la Procura, per consentire la prosecuzione dei lavori, senza rendersi conto che il tappo ormai era saltato. Infatti, nel giro di pochi mesi, altri fronti sono stati aperti e questa volta non soltanto per il mancato rispetto della legge urbanistica (che già rappresenta un fatto grave, perché aver consentito la costruzione di nuovi palazzi come se si trattasse di ristrutturazioni ha fatto perdere a Milano circa 150 milioni di oneri urbanistici), ma anche per corruzione. Dagli atti della Procura emerge l’esistenza di una cricca di architetti e funzionari, sempre gli stessi e sempre in conflitto di interessi, che facevano e disfacevano l’edilizia nel capoluogo lombardo. Bastava rivolgersi a loro per ottenere il via libera. Ora nel mirino dei magistrati c’è l’assessore alla rigenerazione urbana, proprio l’uomo responsabile di tutti i progetti. E una richiesta di arresto ha raggiunto anche il vero protagonista della grande trasformazione cittadina, quel Manfredi Catella che ha cambiato lo skyline della capitale economica italiana. Le parole dei pm nella richiesta di arresto sono pesanti. Secondo loro c’è stata una «strumentalizzazione da parte della politica, principalmente dell’assessore Tancredi, in sintonia con il sindaco Sala ed il direttore generale Christian Malangone (servendosi del faccendiere Marinoni), per portare avanti relazioni private con gruppi della finanza immobiliare attivi a Milano e soddisfare i loro interessi».

Di fronte a questo terremoto, al pasticcio di San Siro e alle centinaia di cantieri messi sotto sequestro, all’interdizione di alcune archistar, il sindaco non può continuare a fare finta di niente. Né può cavarsela dicendo chi ha sbagliato pagherà. Perché i pm scrivono che tutto ciò è avvenuto «nella cornice di un’azione amministrativa viziata da corruzione circolare, edulcorata all’esterno». Per anni Sala ha difeso il sistema e ora che il sistema sta crollando se ne deve assumere la responsabilità politica. Un atto che comporta inevitabilmente le dimissioni. È un sindaco dimezzato, contestato per aver negato i problemi di sicurezza e per aver trasformato le piazze in aree di cemento senza un albero, ma anche per aver reso caotico il traffico con la restrizione delle strade, per aver creato piste ciclabili pericolose per cui un altro assessore è finito indagato. Ora è anche un sindaco colpevole di non aver visto il malaffare. Non dimettersi dunque è solo un atto di viltà.

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