True
2020-02-03
Casa. Sul mattone 8 anni di stangate e 1.500 miliardi andati in fumo
iStock
Gli italiani subiscono ogni anno un prelievo di ricchezza di ben 50 miliardi. A tanto ammonta il gettito delle tasse sulla casa: se ne contano più di 15. È questo il risultato di un accanimento fiscale sul patrimonio immobiliare iniziato negli anni Novanta ma che ha raggiunto il suo massimo con il governo di Mario Monti che chiese sacrifici straordinari agli italiani. E il modo più sicuro per avere un gettito certo è colpire il mattone. Ma, passata l'emergenza, la stretta fiscale è rimasta, con effetti recessivi sull'economia. Se non c'è crescita, una delle cause è che il motore immobiliare è in panne. L'ex commissario europeo, subentrato a Silvio Berlusconi nel 2011, per prima cosa colpì la prima casa con l'Imu che sostituiva l'Ici. L'incasso fu di 23,82 miliardi. Nel 2014 è stata varata la nuova Tasi, l'imposta sui servizi, dovuta da tutti, inquilini compresi. La combinazione tra le due batoste, come ha calcolato Confcommercio sulla base dei dati del ministero dell'Economia e dell'Istat, ha fatto sborsare 23,88 miliardi. Ma siccome anche il fisco locale vuole la sua fetta di incassi, se a Imu e Tasi aggiungiamo la nuova Tari, la tassa sui rifiuti, che nel 2014 ha sostituito la Tares, l'incasso in quell'anno è salito a 31,88 miliardi. In 12 mesi, la tassazione era aumentata del 14%.
La batosta è più evidente se si considera che in quattro anni, dal 2011, quando per la vecchia Ici gli italiani pagarono 9,23 miliardi più 5,57 di Tarsu (l'imposta sui rifiuti che cambia nome a ogni governo), al 2014, le tasse sugli immobili sono cresciute del 115%. Per effetto della tassazione di Monti, secondo un'analisi del sociologo Luca Ricolfi, c'è stata una perdita di valore del patrimonio immobiliare tra i 1.000 e i 1.500 miliardi.
Con il governo Berlusconi, infatti, nel 2011 il gettito totale sugli immobili era pari a 11 miliardi l'anno (era stata abolita l'Ici sulla prima casa), diventati 24 con Monti nel 2012, e aumentati fino a oltre 30 miliardi con i governi Letta e Renzi nel 2013 e nel 2014 nonostante la scomparsa dell'imposta sull'abitazione principale. E arriviamo ai nostri giorni. Rimane la patrimoniale sugli immobili da circa 20 miliardi l'anno, nonostante le eccezioni della no tax sull'abitazione principale e la riduzione del 25% dell'imposta dovuta per gli immobili locati «a canone concordato».
Dal 2010 - appena prima dell'introduzione dell'Imu - la riduzione del valore del mattone è stata pari, secondo l'Istat, al 22,9%. A questi numeri vanno sempre aggiunti quelli dell'infinito patrimonio di immobili privi di qualsiasi valore perché nessuno li vuole acquistare né prendere in affitto. I risparmi degli italiani evaporano ma la politica continua a girarsi dall'altra parte. Anzi, la recente legge di bilancio ha addirittura concesso ai Comuni - per la prima volta dopo tre anni - la libertà di aumentare ancora le aliquote. Con la soppressione della Tasi, il gettito della tassa sui servizi sarà sostituito dalla nuova Imu, fondata su un'aliquota base incrementata, che sale dal 7,6 per mille all'8,6 per mille. Aliquota che ciascun Comune può azzerare (inutile sperarlo) o portare sino al 10,6 per mille (in alcuni Comuni fino all'11,4).
Da uno studio dell'economista Andrea Giuricin per Confedilizia, emerge che oltre all'Imu, costata nel periodo 2012-2019 al contribuente 183 miliardi di euro, c'è un gettito occulto non calcolato. La caduta dei prezzi reali degli immobili non ha fatto variare il loro valore catastale. C'è quindi un prelievo nascosto dovuto alla mancata rivalutazione (al ribasso) del valore degli immobili che nel 2012-2019 è stato di circa 41 miliardi di euro. Negli ultimi 8 anni, tra il 2011 e il 2019 il valore del mattone residenziale è sceso di circa 1.300 miliardi.
Sembra rientrato al momento il progetto di una revisione del catasto, presente nella bozza della Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (la cosiddetta Nadef) e che è stato bloccato da un intervento di Confedilizia. La riforma avrebbe portato a un aumento della tassazione fino a 5 volte. L'obiettivo era adeguarsi alle raccomandazioni della Commissione europea, che da sempre insiste sulla necessità di aumentare la tassazione sul mattone. Sembra quasi un'ossessione quella di Bruxelles per il nostro patrimonio immobiliare, vera ricchezza del Paese.
Eppure, tutti gli indicatori dicono che la crescita del settore in Italia è piatta, mentre a livello europeo i prezzi delle case continuano a salire a un ritmo del 4%. In Spagna, Germania e Portogallo il trend è addirittura di un +5% su base annua. Nel terzo trimestre del 2019 il nostro Paese ha registrato una caduta dei prezzi dello 0,3% rispetto al trimestre precedente.
Il settore è in uno stato comatoso e pensare di aumentare il peso del fisco sarebbe una operazione folle. Ogni anno dalla casa arrivano alle casse del fisco 40 miliardi tra imposte sui redditi, patrimoniali e tasse sulle compravendite. Questa cifra sale a 50 miliardi se si aggiungono gli ulteriori 10 miliardi provenienti dalla Tari.
Solo dall'Imu, in base ai dati Istat, nel 2018 il gettito è stato di 19,9 miliardi mentre dalla tassa sui servizi sono arrivati 1,1 miliardi. Quale governo saprebbe rinunciare a questa manna? Riepiloghiamo questa pioggia di imposte.
La proprietà. I tributi dovuti annualmente dal proprietario dell'abitazione principale sono la Tari, il tributo provinciale ambientale, il contributo ai consorzi di bonifica (dove è previsto), le tasse per i controlli di ascensori, impianti termici e passo carraio. Siccome l'immobile rappresenta un reddito ai fini fiscali, è soggetto a Irpef, addizionale regionale e comunale, Ires (se è intestato a società) e cedolare (se è affittato). L'abitazione principale, dal 2014, è esente dall'Imu e dal 2016 dalla Tasi (a esclusione di quelle di lusso).
Acquisto da un privato. Al momento dell'acquisto si pagano l'imposta di registro, ipotecaria e catastale.
Casa in affitto. Il proprietario della casa locata deve versare ogni anno la nuova Imu (comprensiva della Tasi), l'Irpef, le addizionali regionali e comunali, l'imposta di bollo e di registro. In sostituzione di queste ultime cinque è prevista la cedolare secca al 10% ma con un tetto al canone, fissato nelle fasce stabilite dagli accordi territoriali, per contratti agevolati. Per i liberi non c'è limite al canone e l'aliquota è al 21%. Dove è previsto, è dovuto anche il contributo ai consorzi di bonifica.
Passaggi di proprietà. Sono gravati da 7 tributi indiretti: Iva, imposta di registro, di bollo, ipotecaria, catastale, sulle successioni e sulle donazioni.
Gli stranieri ricchi fanno incetta di ville e castelli a prezzi stracciati
<
Non solo i gioielli imprenditoriali. Anche il patrimonio immobiliare di lusso e con valore storico-artistico sta passando in mani straniere. Magnati americani, ricchi cinesi, paperoni asiatici, inglesi pronti a fuggire a causa della Brexit, imprenditori del Nord Europa, oligarchi russi: sono tutti a caccia di dimore di pregio italiane, favoriti da una tassazione che invece penalizza i proprietari del nostro Paese. Il meccanismo fiscale è tale che gli acquirenti stranieri sono incentivati ad acquistare mentre chi possiede tali beni non vede l'ora di disfarsene perché strangolato dalle imposte e senza alcun aiuto da parte dello Stato. Negli ultimi dieci anni gli immobili di lusso hanno subito una perdita del valore pari al 30% e questo ha intensificato gli appetiti di facoltosi stranieri che anche per poche centinaia di migliaia di euro riescono ad aggiudicarsi dimore storiche.
Una corsa all'acquisto a cui il governo dà una mano. Nel 2017 è stata introdotta una tassazione forfettaria da 100.000 euro, una sorta di flat tax, proprio con l'obiettivo di attirare i miliardari stranieri e far entrare capitali. Chi ha un alto livello economico e vuole trasferire nel Bel Paese la residenza fiscale può usufruire di un'imposta sostitutiva sui redditi prodotti all'estero con un forfait di 1000.000 euro per ciascun periodo d'imposta per cui viene esercitata. Questo regime impositivo può essere trasmesso anche ai familiari che così godono di un'imposta pari a 25.000 euro. Non a caso le richieste di acquisti immobiliari, secondo gli operatori del settore, stanno crescendo a un ritmo del 30% l'anno.
Alessia Giammello, responsabile della sede di Milano dell'agenzia Dimore italiane, specializzata in real estate di lusso, dice: «La spinta a vendere è dovuta essenzialmente alla combinazione di alte tasse e alti costi di manutenzione. Anche se è un'abitazione principale, l'Imu si paga ugualmente ed è onerosa. Le spese per le ristrutturazioni sono pesanti specie se c'è un vincolo artistico e ottenere finanziamenti è complicato». E fa alcuni esempi di recenti cessioni, come una villa del 1800 con vista sul lago Maggiore acquistata da un austriaco per 700.000 euro ma «che aveva bisogno di interventi edili importanti». Le richieste, spiega Giammello, si concentrano soprattutto tra la Toscana e Milano. Per il capoluogo lombardo «non riusciamo a star dietro alle richieste. Si va da interi stabili storici, alle ville liberty del 1900».
da cortina a portofino
Francesco Tesi, responsabile del settore internazionaledi Lionard luxury real estate, con sedi a Milano, Firenze e Roma, che tratta immobili di un valore superiore ai 2 milioni di euro, spiega che gli acquisti di dimore storiche e immobili di extra lusso in locazioni uniche al mondo sono accelerati. «Riceviamo circa 5.000 richieste l'anno e una buona percentuale per beni di importante valore storico artistico. Mentre fino a qualche anno fa gli acquirenti erano soprattutto americani, russi e arabi, ora il mercato si è aperto. A noi si rivolgono ricchi australiani, africani e asiatici».
Nel sito dell'agenzia compare la vendita di uno chalet a Cortina per circa 10 milioni e recentemente è stata acquistata da una famiglia di industriali tedeschi la nota Villa Capponi a Firenze. Un imprenditore cinese si è aggiudicato per 30 milioni una villa a Portofino che domina una delle calette più desiderate d'Italia mentre un miliardario texano ha acquistato una villa nel Senese e ne ha fatto un punto d'incontro per artisti. A spingere le vendite, spiega Tesi, ci sono varie motivazioni. «Ma indubbiamente il peso delle tasse e i costi di manutenzione sono una spinta decisiva a mettere il bene sul mercato. Un tempo gli immobili storici non pagavano le tasse di proprietà, ora devono versare l'Imu anche se al 50%. Pesano poi i lavori di ristrutturazione. Mentre negli anni Settanta e Ottanta il ministero interveniva con fondi pubblici, ora, tranne piccole partecipazioni statali, è tutto a carico del proprietario. Inoltre lo Stato non è più nelle condizioni di esercitare il diritto di prelazione».
Le vendite corrono anche online. Secondo il portale Hello Italy, specializzato in vendite agli stranieri, sono circa 3 milioni i cittadini d'Oltralpe alla ricerca di immobili di pregio nel Belpaese. «Negli ultimi due anni, grazie alla flat tax, oltre 200 clienti ultra ricchi si sono rivolti a noi per acquistare una dimora di lusso. Sempre in questo arco di tempo le compravendite di fascia alta sono aumentate del 50%», dice Diletta Giorgolo, responsabile delle vendite per il Centro e Sud Italia di Italy Sotheby's international realty. «L'euro ha dimezzato i patrimoni e i giovani hanno ereditato beni che non sono più in grado di mantenere con i redditi attuali. In più le tasse sono cresciute. La Brexit sta spingendo numerosi facoltosi a lasciare Londra. Scelgono l'Italia per il life style e le meraviglie artistiche. Un olandese ha comprato un appartamento di 800 metri quadrati in un palazzo del Settecento a Roma e ha voluto restaurare la facciata per restituire qualcosa alla città, ci ha detto. Alcune località hanno avuto un vero e proprio boom dopo anni di stasi. A Capri dopo un blocco di 5 anni il mercato è ripreso. Ultimamente un francese ha acquistato una villa per 13 milioni con affaccio mozzafiato sul mare. La Sicilia è tra le più richieste».
l'avanzata araba
Navigando tra i maggiori siti internet specializzati in compravendite immobiliari di lusso, compaiono decine e decine di inserzioni. Numerose quelle sopra al milione di euro, con punte che arrivano anche a 20 milioni. A muoversi non sono solo i privati. Il mercato immobiliare italiano è al centro dell'attenzione di fondi sovrani dei Paesi arabi, private equity americani, compagnie assicurative francesi e tedesche e finanziarie cinesi. Si stima che gli investimenti effettuati da questi colossi superino i 25 miliardi di euro. I fondi del Qatar hanno comprato l'hotel Baglioni e l'Excelsior a Roma, lo Starwood a Firenze, il Gritti a Venezia, il palazzo di Piazza di Spagna dell'American Express in cui hanno piazzato la sede della maison Valentino.
«L’unica via per non vendere: sposare un miliardario»
«Essere proprietario di un castello non è privilegio, piuttosto è una missione. I costi di manutenzione sono esorbitanti, per non parlare di quelli di restauro e lo Stato paga solo la metà. Quanto alle tasse, dopo Monti il beneficio di una imposta agevolata si è ridotto notevolmente. Non mi stupisco che alcuni non ce la facciano più e decidano di vendere». Donna Claudia Ruspoli gestisce con la sorella, Giada, il castello di famiglia a Vignanello, nel cuore della Tuscia, il borgo conosciuto soprattutto per il buon vino. Il castello, ricostruito intorno al 1500, voluto da Beatrice Farnese e dal genero Sforza Marescotti unico nel suo genere, con saloni ricchi di storia e di leggende, fa parte dell'Associazione dimore storiche italiane. L'attrazione principale è il giardino rinascimentale, con piante rare e una collezione di rose secolari il cui innesto risale alla bisnonna Lante della Rovere. Le tecniche di manutenzione e coltivazione fanno parte della tradizione di famiglia.
Mantenere questo splendore ha un costo, come fate?
«Ci diamo da fare come possiamo. Affittiamo i locali per eventi, matrimoni, ricorrenze, per riprese cinematografiche e organizziamo visite guidate. Ho aperto al pubblico già 25 anni fa. È bello condividere la storia di famiglia, non è esclusivamente un business. I costi di un castello sono enormi. Solo la manutenzione del giardino rinascimentale richiede oltre 50.000 euro l'anno, mentre per tutta la dimora le spese minime superano i 100.000 euro l'anno. Sarebbe necessario un intervento di restauro complessivo importante ma mancano i soldi. Così ho scelto di fare piccoli interventi di tanto in tanto».
Non avete aiuti pubblici?
«Sì, ma si fermano al 50%. Il resto dobbiamo metterlo di tasca nostra».
E i fondi europei?
«Per ottenerli c'è una burocrazia che fa perdere il sonno anche al più paziente. Io ho dovuto aspettare quasi due anni per avere i finanziamenti per il giardino rinascimentale. Parte degli aiuti sono venuti anche da fondazioni. Per questo molti preferiscono tirare la cinghia, attingendo al proprio patrimonio o rinunciare, pur di non affrontare la trafila burocratica. Tanti si sono organizzati con il bed and breakfast per guadagnare qualcosa. Chi non ce la fa, vende anche se a malincuore. E anche trovare un compratore non è facile. Intanto le residenze vanno a pezzi, perdono valore e intervenire diventa sempre più costoso. Non sono rari i casi di intere famiglie strangolate dalle spese che affondano con la loro dimora. Ci tengo a dire, che comunque vendere è un dolore, significa rinunciare alla propria storia. Io cerco di resistere».
Le tasse sulla proprietà? La vostra Imu è agevolata.
«L'ex premier Mario Monti ha ridotto notevolmente l'agevolazione. Prima pagavamo molto meno e avevamo la possibilità di mantenere queste dimore. Inoltre, gira la voce che si sta studiando di basare l'imposta patrimoniale sui metri quadrati. Allora dovremmo svendere tutti. Non siamo affatto dei privilegiati, come ci vorrebbero far apparire. Contribuiamo alla conservazione di un patrimonio storico e artistico che tutto il mondo ci invidia. I fondi pubblici, anche tramite i bandi della Regione, coprono solo in parte le spese, ma tra me e mia sorella c'è un patto di ferro: non vendiamo. Una soluzione ci sarebbe per non avere più problemi tra tasse e costi di manutenzione».
Un escamotage fiscale?
«Qualcosa di meglio: l'unica soluzione è sposare un plurimiliardario. È sempre successo. Un tempo le famiglie aristocratiche europee con beni e titoli ma senza il cash combinavano i matrimoni tra le figlie e ricchi americani».
Continua a leggereRiduci
Imu, Tari, Tasi, Irpef, addizionali varie: 15 le imposte sulle costruzioni Ogni anno il prelievo è di 50 miliardi e il governo ha appena autorizzato i Comuni ad alzare le aliquote. Ma la peggiore è l'imposta occulta che riduce il valore dei patrimoni.Le agenzie che trattano dimore di pregio subissati di richieste: il fisco tartassa gli investitori nazionali ma non quelli esteri che invece vengono favoriti. Molto attivi anche i fondi che acquistano hotel di lusso.La proprietaria della tenuta di Vignanello: «Lo Stato dovrebbe aiutare di più chi mantiene questi tesori di storia e cultura» .Lo speciale contiene tre articoliGli italiani subiscono ogni anno un prelievo di ricchezza di ben 50 miliardi. A tanto ammonta il gettito delle tasse sulla casa: se ne contano più di 15. È questo il risultato di un accanimento fiscale sul patrimonio immobiliare iniziato negli anni Novanta ma che ha raggiunto il suo massimo con il governo di Mario Monti che chiese sacrifici straordinari agli italiani. E il modo più sicuro per avere un gettito certo è colpire il mattone. Ma, passata l'emergenza, la stretta fiscale è rimasta, con effetti recessivi sull'economia. Se non c'è crescita, una delle cause è che il motore immobiliare è in panne. L'ex commissario europeo, subentrato a Silvio Berlusconi nel 2011, per prima cosa colpì la prima casa con l'Imu che sostituiva l'Ici. L'incasso fu di 23,82 miliardi. Nel 2014 è stata varata la nuova Tasi, l'imposta sui servizi, dovuta da tutti, inquilini compresi. La combinazione tra le due batoste, come ha calcolato Confcommercio sulla base dei dati del ministero dell'Economia e dell'Istat, ha fatto sborsare 23,88 miliardi. Ma siccome anche il fisco locale vuole la sua fetta di incassi, se a Imu e Tasi aggiungiamo la nuova Tari, la tassa sui rifiuti, che nel 2014 ha sostituito la Tares, l'incasso in quell'anno è salito a 31,88 miliardi. In 12 mesi, la tassazione era aumentata del 14%. La batosta è più evidente se si considera che in quattro anni, dal 2011, quando per la vecchia Ici gli italiani pagarono 9,23 miliardi più 5,57 di Tarsu (l'imposta sui rifiuti che cambia nome a ogni governo), al 2014, le tasse sugli immobili sono cresciute del 115%. Per effetto della tassazione di Monti, secondo un'analisi del sociologo Luca Ricolfi, c'è stata una perdita di valore del patrimonio immobiliare tra i 1.000 e i 1.500 miliardi.Con il governo Berlusconi, infatti, nel 2011 il gettito totale sugli immobili era pari a 11 miliardi l'anno (era stata abolita l'Ici sulla prima casa), diventati 24 con Monti nel 2012, e aumentati fino a oltre 30 miliardi con i governi Letta e Renzi nel 2013 e nel 2014 nonostante la scomparsa dell'imposta sull'abitazione principale. E arriviamo ai nostri giorni. Rimane la patrimoniale sugli immobili da circa 20 miliardi l'anno, nonostante le eccezioni della no tax sull'abitazione principale e la riduzione del 25% dell'imposta dovuta per gli immobili locati «a canone concordato».Dal 2010 - appena prima dell'introduzione dell'Imu - la riduzione del valore del mattone è stata pari, secondo l'Istat, al 22,9%. A questi numeri vanno sempre aggiunti quelli dell'infinito patrimonio di immobili privi di qualsiasi valore perché nessuno li vuole acquistare né prendere in affitto. I risparmi degli italiani evaporano ma la politica continua a girarsi dall'altra parte. Anzi, la recente legge di bilancio ha addirittura concesso ai Comuni - per la prima volta dopo tre anni - la libertà di aumentare ancora le aliquote. Con la soppressione della Tasi, il gettito della tassa sui servizi sarà sostituito dalla nuova Imu, fondata su un'aliquota base incrementata, che sale dal 7,6 per mille all'8,6 per mille. Aliquota che ciascun Comune può azzerare (inutile sperarlo) o portare sino al 10,6 per mille (in alcuni Comuni fino all'11,4). Da uno studio dell'economista Andrea Giuricin per Confedilizia, emerge che oltre all'Imu, costata nel periodo 2012-2019 al contribuente 183 miliardi di euro, c'è un gettito occulto non calcolato. La caduta dei prezzi reali degli immobili non ha fatto variare il loro valore catastale. C'è quindi un prelievo nascosto dovuto alla mancata rivalutazione (al ribasso) del valore degli immobili che nel 2012-2019 è stato di circa 41 miliardi di euro. Negli ultimi 8 anni, tra il 2011 e il 2019 il valore del mattone residenziale è sceso di circa 1.300 miliardi.Sembra rientrato al momento il progetto di una revisione del catasto, presente nella bozza della Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (la cosiddetta Nadef) e che è stato bloccato da un intervento di Confedilizia. La riforma avrebbe portato a un aumento della tassazione fino a 5 volte. L'obiettivo era adeguarsi alle raccomandazioni della Commissione europea, che da sempre insiste sulla necessità di aumentare la tassazione sul mattone. Sembra quasi un'ossessione quella di Bruxelles per il nostro patrimonio immobiliare, vera ricchezza del Paese.Eppure, tutti gli indicatori dicono che la crescita del settore in Italia è piatta, mentre a livello europeo i prezzi delle case continuano a salire a un ritmo del 4%. In Spagna, Germania e Portogallo il trend è addirittura di un +5% su base annua. Nel terzo trimestre del 2019 il nostro Paese ha registrato una caduta dei prezzi dello 0,3% rispetto al trimestre precedente. Il settore è in uno stato comatoso e pensare di aumentare il peso del fisco sarebbe una operazione folle. Ogni anno dalla casa arrivano alle casse del fisco 40 miliardi tra imposte sui redditi, patrimoniali e tasse sulle compravendite. Questa cifra sale a 50 miliardi se si aggiungono gli ulteriori 10 miliardi provenienti dalla Tari.Solo dall'Imu, in base ai dati Istat, nel 2018 il gettito è stato di 19,9 miliardi mentre dalla tassa sui servizi sono arrivati 1,1 miliardi. Quale governo saprebbe rinunciare a questa manna? Riepiloghiamo questa pioggia di imposte.La proprietà. I tributi dovuti annualmente dal proprietario dell'abitazione principale sono la Tari, il tributo provinciale ambientale, il contributo ai consorzi di bonifica (dove è previsto), le tasse per i controlli di ascensori, impianti termici e passo carraio. Siccome l'immobile rappresenta un reddito ai fini fiscali, è soggetto a Irpef, addizionale regionale e comunale, Ires (se è intestato a società) e cedolare (se è affittato). L'abitazione principale, dal 2014, è esente dall'Imu e dal 2016 dalla Tasi (a esclusione di quelle di lusso).Acquisto da un privato. Al momento dell'acquisto si pagano l'imposta di registro, ipotecaria e catastale.Casa in affitto. Il proprietario della casa locata deve versare ogni anno la nuova Imu (comprensiva della Tasi), l'Irpef, le addizionali regionali e comunali, l'imposta di bollo e di registro. In sostituzione di queste ultime cinque è prevista la cedolare secca al 10% ma con un tetto al canone, fissato nelle fasce stabilite dagli accordi territoriali, per contratti agevolati. Per i liberi non c'è limite al canone e l'aliquota è al 21%. Dove è previsto, è dovuto anche il contributo ai consorzi di bonifica.Passaggi di proprietà. Sono gravati da 7 tributi indiretti: Iva, imposta di registro, di bollo, ipotecaria, catastale, sulle successioni e sulle donazioni.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/sul-mattone-8-anni-di-stangate-e-1-500-miliardi-andati-in-fumo-casa-2645001867.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="gli-stranieri-ricchi-fanno-incetta-di-ville-e-castelli-a-prezzi-stracciati" data-post-id="2645001867" data-published-at="1780217818" data-use-pagination="False"> Gli stranieri ricchi fanno incetta di ville e castelli a prezzi stracciati <Non solo i gioielli imprenditoriali. Anche il patrimonio immobiliare di lusso e con valore storico-artistico sta passando in mani straniere. Magnati americani, ricchi cinesi, paperoni asiatici, inglesi pronti a fuggire a causa della Brexit, imprenditori del Nord Europa, oligarchi russi: sono tutti a caccia di dimore di pregio italiane, favoriti da una tassazione che invece penalizza i proprietari del nostro Paese. Il meccanismo fiscale è tale che gli acquirenti stranieri sono incentivati ad acquistare mentre chi possiede tali beni non vede l'ora di disfarsene perché strangolato dalle imposte e senza alcun aiuto da parte dello Stato. Negli ultimi dieci anni gli immobili di lusso hanno subito una perdita del valore pari al 30% e questo ha intensificato gli appetiti di facoltosi stranieri che anche per poche centinaia di migliaia di euro riescono ad aggiudicarsi dimore storiche. Una corsa all'acquisto a cui il governo dà una mano. Nel 2017 è stata introdotta una tassazione forfettaria da 100.000 euro, una sorta di flat tax, proprio con l'obiettivo di attirare i miliardari stranieri e far entrare capitali. Chi ha un alto livello economico e vuole trasferire nel Bel Paese la residenza fiscale può usufruire di un'imposta sostitutiva sui redditi prodotti all'estero con un forfait di 1000.000 euro per ciascun periodo d'imposta per cui viene esercitata. Questo regime impositivo può essere trasmesso anche ai familiari che così godono di un'imposta pari a 25.000 euro. Non a caso le richieste di acquisti immobiliari, secondo gli operatori del settore, stanno crescendo a un ritmo del 30% l'anno. Alessia Giammello, responsabile della sede di Milano dell'agenzia Dimore italiane, specializzata in real estate di lusso, dice: «La spinta a vendere è dovuta essenzialmente alla combinazione di alte tasse e alti costi di manutenzione. Anche se è un'abitazione principale, l'Imu si paga ugualmente ed è onerosa. Le spese per le ristrutturazioni sono pesanti specie se c'è un vincolo artistico e ottenere finanziamenti è complicato». E fa alcuni esempi di recenti cessioni, come una villa del 1800 con vista sul lago Maggiore acquistata da un austriaco per 700.000 euro ma «che aveva bisogno di interventi edili importanti». Le richieste, spiega Giammello, si concentrano soprattutto tra la Toscana e Milano. Per il capoluogo lombardo «non riusciamo a star dietro alle richieste. Si va da interi stabili storici, alle ville liberty del 1900». da cortina a portofino Francesco Tesi, responsabile del settore internazionaledi Lionard luxury real estate, con sedi a Milano, Firenze e Roma, che tratta immobili di un valore superiore ai 2 milioni di euro, spiega che gli acquisti di dimore storiche e immobili di extra lusso in locazioni uniche al mondo sono accelerati. «Riceviamo circa 5.000 richieste l'anno e una buona percentuale per beni di importante valore storico artistico. Mentre fino a qualche anno fa gli acquirenti erano soprattutto americani, russi e arabi, ora il mercato si è aperto. A noi si rivolgono ricchi australiani, africani e asiatici». Nel sito dell'agenzia compare la vendita di uno chalet a Cortina per circa 10 milioni e recentemente è stata acquistata da una famiglia di industriali tedeschi la nota Villa Capponi a Firenze. Un imprenditore cinese si è aggiudicato per 30 milioni una villa a Portofino che domina una delle calette più desiderate d'Italia mentre un miliardario texano ha acquistato una villa nel Senese e ne ha fatto un punto d'incontro per artisti. A spingere le vendite, spiega Tesi, ci sono varie motivazioni. «Ma indubbiamente il peso delle tasse e i costi di manutenzione sono una spinta decisiva a mettere il bene sul mercato. Un tempo gli immobili storici non pagavano le tasse di proprietà, ora devono versare l'Imu anche se al 50%. Pesano poi i lavori di ristrutturazione. Mentre negli anni Settanta e Ottanta il ministero interveniva con fondi pubblici, ora, tranne piccole partecipazioni statali, è tutto a carico del proprietario. Inoltre lo Stato non è più nelle condizioni di esercitare il diritto di prelazione». Le vendite corrono anche online. Secondo il portale Hello Italy, specializzato in vendite agli stranieri, sono circa 3 milioni i cittadini d'Oltralpe alla ricerca di immobili di pregio nel Belpaese. «Negli ultimi due anni, grazie alla flat tax, oltre 200 clienti ultra ricchi si sono rivolti a noi per acquistare una dimora di lusso. Sempre in questo arco di tempo le compravendite di fascia alta sono aumentate del 50%», dice Diletta Giorgolo, responsabile delle vendite per il Centro e Sud Italia di Italy Sotheby's international realty. «L'euro ha dimezzato i patrimoni e i giovani hanno ereditato beni che non sono più in grado di mantenere con i redditi attuali. In più le tasse sono cresciute. La Brexit sta spingendo numerosi facoltosi a lasciare Londra. Scelgono l'Italia per il life style e le meraviglie artistiche. Un olandese ha comprato un appartamento di 800 metri quadrati in un palazzo del Settecento a Roma e ha voluto restaurare la facciata per restituire qualcosa alla città, ci ha detto. Alcune località hanno avuto un vero e proprio boom dopo anni di stasi. A Capri dopo un blocco di 5 anni il mercato è ripreso. Ultimamente un francese ha acquistato una villa per 13 milioni con affaccio mozzafiato sul mare. La Sicilia è tra le più richieste». l'avanzata araba Navigando tra i maggiori siti internet specializzati in compravendite immobiliari di lusso, compaiono decine e decine di inserzioni. Numerose quelle sopra al milione di euro, con punte che arrivano anche a 20 milioni. A muoversi non sono solo i privati. Il mercato immobiliare italiano è al centro dell'attenzione di fondi sovrani dei Paesi arabi, private equity americani, compagnie assicurative francesi e tedesche e finanziarie cinesi. Si stima che gli investimenti effettuati da questi colossi superino i 25 miliardi di euro. I fondi del Qatar hanno comprato l'hotel Baglioni e l'Excelsior a Roma, lo Starwood a Firenze, il Gritti a Venezia, il palazzo di Piazza di Spagna dell'American Express in cui hanno piazzato la sede della maison Valentino. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/sul-mattone-8-anni-di-stangate-e-1-500-miliardi-andati-in-fumo-casa-2645001867.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="lunica-via-per-non-vendere-sposare-un-miliardario" data-post-id="2645001867" data-published-at="1780217818" data-use-pagination="False"> «L’unica via per non vendere: sposare un miliardario» «Essere proprietario di un castello non è privilegio, piuttosto è una missione. I costi di manutenzione sono esorbitanti, per non parlare di quelli di restauro e lo Stato paga solo la metà. Quanto alle tasse, dopo Monti il beneficio di una imposta agevolata si è ridotto notevolmente. Non mi stupisco che alcuni non ce la facciano più e decidano di vendere». Donna Claudia Ruspoli gestisce con la sorella, Giada, il castello di famiglia a Vignanello, nel cuore della Tuscia, il borgo conosciuto soprattutto per il buon vino. Il castello, ricostruito intorno al 1500, voluto da Beatrice Farnese e dal genero Sforza Marescotti unico nel suo genere, con saloni ricchi di storia e di leggende, fa parte dell'Associazione dimore storiche italiane. L'attrazione principale è il giardino rinascimentale, con piante rare e una collezione di rose secolari il cui innesto risale alla bisnonna Lante della Rovere. Le tecniche di manutenzione e coltivazione fanno parte della tradizione di famiglia. Mantenere questo splendore ha un costo, come fate? «Ci diamo da fare come possiamo. Affittiamo i locali per eventi, matrimoni, ricorrenze, per riprese cinematografiche e organizziamo visite guidate. Ho aperto al pubblico già 25 anni fa. È bello condividere la storia di famiglia, non è esclusivamente un business. I costi di un castello sono enormi. Solo la manutenzione del giardino rinascimentale richiede oltre 50.000 euro l'anno, mentre per tutta la dimora le spese minime superano i 100.000 euro l'anno. Sarebbe necessario un intervento di restauro complessivo importante ma mancano i soldi. Così ho scelto di fare piccoli interventi di tanto in tanto». Non avete aiuti pubblici? «Sì, ma si fermano al 50%. Il resto dobbiamo metterlo di tasca nostra». E i fondi europei? «Per ottenerli c'è una burocrazia che fa perdere il sonno anche al più paziente. Io ho dovuto aspettare quasi due anni per avere i finanziamenti per il giardino rinascimentale. Parte degli aiuti sono venuti anche da fondazioni. Per questo molti preferiscono tirare la cinghia, attingendo al proprio patrimonio o rinunciare, pur di non affrontare la trafila burocratica. Tanti si sono organizzati con il bed and breakfast per guadagnare qualcosa. Chi non ce la fa, vende anche se a malincuore. E anche trovare un compratore non è facile. Intanto le residenze vanno a pezzi, perdono valore e intervenire diventa sempre più costoso. Non sono rari i casi di intere famiglie strangolate dalle spese che affondano con la loro dimora. Ci tengo a dire, che comunque vendere è un dolore, significa rinunciare alla propria storia. Io cerco di resistere». Le tasse sulla proprietà? La vostra Imu è agevolata. «L'ex premier Mario Monti ha ridotto notevolmente l'agevolazione. Prima pagavamo molto meno e avevamo la possibilità di mantenere queste dimore. Inoltre, gira la voce che si sta studiando di basare l'imposta patrimoniale sui metri quadrati. Allora dovremmo svendere tutti. Non siamo affatto dei privilegiati, come ci vorrebbero far apparire. Contribuiamo alla conservazione di un patrimonio storico e artistico che tutto il mondo ci invidia. I fondi pubblici, anche tramite i bandi della Regione, coprono solo in parte le spese, ma tra me e mia sorella c'è un patto di ferro: non vendiamo. Una soluzione ci sarebbe per non avere più problemi tra tasse e costi di manutenzione». Un escamotage fiscale? «Qualcosa di meglio: l'unica soluzione è sposare un plurimiliardario. È sempre successo. Un tempo le famiglie aristocratiche europee con beni e titoli ma senza il cash combinavano i matrimoni tra le figlie e ricchi americani».
Nel riquadro la vittima Pietro Alberto Paolo Signor. Sullo sfondo i Giardini di Villetta Di Negro (iStock)
In questi anni, mentre era in attesa di regolarizzare la propria posizione, il senegalese ha deciso di segnalarsi per una condotta non proprio modello. È stato denunciato per rapina, furto, spaccio, ricettazione oltraggio, resistenza e violenza nei confronti di pubblici ufficiali. Un curriculum criminale di tutto rispetto che, però, non è bastato a farlo espellere.
Risultato? La morte di Signor, il quale, a sua volta, in passato era stato denunciato per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. Al momento della richiesta, a Cissé era stato rilasciato un permesso temporaneo, rinnovabile fino alla conclusione della procedura. Che, nel caso del quarantaduenne africano, è diventata interminabile. Durante l’attesa, molti richiedenti vengono inseriti nel sistema di accoglienza, mentre Cissé è diventato un balordo di strada.
Davanti alla commissione territoriale, come tutti gli stranieri nella sua posizione, aveva dovuto raccontare la propria storia, spiegare le ragioni della fuga e rispondere alle domande dei commissari. Che, però, alla fine, hanno respinto la sua richiesta. Cissé ha impugnato il provvedimento davanti alla sezione specializzata del Tribunale competente, che in questo caso dovrebbe essere Milano. Quando il giudice conferma il rigetto, è possibile ricorrere in Cassazione (ma solo per contestare errori di procedura o di diritto). Per quanto riguarda Cissé, non è chiaro in quale fase si trovi il suo ricorso. L’unica cosa certa è che questa volta, come è già accaduto in passato, ci è scappato il morto. La vittima, la scorsa estate, aveva usufruito della mensa di Sant’Egidio, ma i volontari dell’associazione non lo ricordano come uno dei volti che si incontrano nei giri serali per la distribuzione di cibo e indumenti. Ancora ieri aveva pubblicato sul suo profilo Facebook un video musicale, una cosa che faceva pressoché ogni giorno: rapper americano o cantanti italiani. E fino a qualche tempo fa scriveva un blog di poesie e riflessioni a sfondo religioso ed esistenziale. Al momento, però, gli investigatori dell’Arma non sono riusciti a scoprire dove abbia passato le ultime notti. Infatti risulta residente in via alla Casa comunale 1, l’indirizzo virtuale istituito dal Comune di Genova per permettere l’iscrizione anagrafica alle persone senza fissa dimora.
Oltre ad amare la musica, Signor era appassionato di poesia, tanto da cimentarsi in sonetti che ha raccolto in una pubblicazione - il titolo è L’anima in poesia di Paps - che si può ancora trovare in diversi siti. Aveva anche studiato alla facoltà di Lettere e filosofia, a Trieste. Poi aveva cominciato a girare l’Italia. Ultima tappa a Genova, dove ieri mattina ha trovato la morte per mano di Cissé. Secondo la prima ricostruzione dei carabinieri del Comando provinciale di Genova, guidato dal colonnello Alessandro Magro, il cittadino senegalese, al culmine di una lite per futili motivi, ha colpito ripetutamente alla testa l’italiano, procurandogli una forte botta al volto e varie ferite che bisognerà accertare se siano state causate da cocci di bottiglia o da una lama. Quindi gli ha legato polsi e caviglie con indumenti che aveva nello zaino e lo ha trascinato in strada. Una ragazza ha visto la scena e ha chiamato il 112. Gli uomini dell’Arma, dopo la segnalazione, sono intervenuti in pochissimi minuti riuscendo a bloccare il presunto responsabile dell’aggressione mentre era ancora sul posto. Nelle telecamere di sorveglianza sono state trovate immagini che riprendono la lite e l’aggressione. Anche l’indagato, a chi lo ha fermato, non ha voluto spiegare il suo gesto. Cissé, alla vista dei militari, ha dato in escandescenza e si è scagliato contro di loro e, in stato di agitazione, è stato ricoverato presso l’ospedale San Martino, dove è stato piantonato in attesa del trasferimento nel carcere di Marassi. In serata, dopo il fermo, la polizia giudiziaria ha proceduto all’arresto e ha inviato gli atti in Procura.
Il parco dove è avvenuto il delitto, Villetta Di Negro, è stato chiuso per consentire al personale della scientifica dell’Arma di svolgere i rilievi. La ragazza che ha chiamato il 112 è stata portata in caserma e interrogata. È anche merito suo se l’omicida non è riuscito a nascondere il corpo senza vita di Signor. Gli inquirenti dovranno capire come mai, invece di scappare, l’africano abbia perso tempo a legare la vittima. Un errore che probabilmente gli ha impedito di far perdere le proprie tracce, anche se le telecamere del parco avevano ripreso l’omicidio. Villetta Di Negro è un piccolo gioiello ottocentesco con una scenografica cascata e il Museo d’arte orientale Chiossonem in stile razionalista, il tutto affacciato sulla Place de l’Etoile genovese, piazza Corvetto. Nonostante queste bellezze, da tempo il giardino pubblico è abbandonato al degrado e, nonostante la chiusura notturna, accoglie numerosi sbandati. «Sono più di due settimane che chiediamo, come minoranza del Municipio 1 Centro-Est, una commissione su Villetta Di Negro, perché la situazione di pericolo, tra spaccio e tossici, era già evidente e le preoccupazioni dei cittadini erano sotto gli occhi di tutti. In due settimane la risposta del presidente Simona Cosso è stata insufficiente. Oggi ci troviamo a commentare un omicidio nel pieno centro della città. Davvero bisognava arrivare a un morto per sperare di essere ascoltati?», hanno dichiarato i consiglieri di Vince Genova, lista civica di centrodestra. Il sindaco Silvia Salis ha risposto da una delle sue tante trasferte, questa volta in Puglia: «L’amministrazione comunale sta seguendo con grande attenzione gli sviluppi della tragica aggressione avvenuta questa mattina a Villetta Di Negro. In questi momenti, il mio pensiero va alla vittima e il mio ringraziamento va alle forze dell’ordine che, grazie al loro immediato intervento, hanno individuato e fermato subito il presunto responsabile e stanno ricostruendo la dinamica di una vicenda che ci colpisce profondamente».
Pochi mesi fa, per la prima volta in Italia, è stato realizzato un censimento nazionale delle persone senza fissa dimora in 14 grandi città. Genova si è segnalata per un non invidiabile record: qui la percentuale di persone costrette a dormire all’aperto ha raggiunto il 65,9%. Nel capoluogo ligure, guidato dalla prima cittadina che piace alla gente che piace, quasi due terzi dei senza dimora non trovano posto in una struttura. Uno di questi sfortunati ha trovato la morte in una mattina di fine maggio su una collinetta che quasi si affaccia su Palazzo Tursi, la nobile dimora dove ha la sua sede il Comune di Genova.
Continua a leggereRiduci
Nel riquadro Manuel Iannuzzi, accusato di maltrattamenti alla piccola Beatrice (Ansa)
La madre della piccola si trova in carcere dal 9 febbraio, inizialmente accusata di omicidio preterintenzionale, ma le indagini hanno portato a modificare la contestazione e adesso la donna è accusata dello stesso reato che ha portato all’arresto del compagno. La bambina era stata trovata morta nella casa della madre la mattina del 9 febbraio dai soccorritori chiamati dalla donna che sosteneva che la piccola aveva difficoltà a respirare. Gli operatori del 118 avevano, però, notato alcuni lividi e macchie sul corpicino e deciso di chiamare i carabinieri e il medico legale che, dopo l’esame esterno, aveva ipotizzato che la morte fosse avvenuta qualche ora prima, ovvero durante la notte.
La donna, interrogata in caserma, aveva sostenuto che i segni sul corpo della bambina erano dovuti a una caduta dalle scale di qualche giorno prima e di aver passato la notte tra l’8 e il 9 febbraio assieme alle tre figlie in casa del suo nuovo compagno, a Perinaldo. Al risveglio, avrebbe preso le tre bambine e sarebbe tornata a casa in macchina.
Le contraddizioni della donna e la comparazione del racconto con l’analisi delle telecamere di sorveglianza e le parole di alcuni testimoni avevano, però, portato all’arresto della donna. L’esame autoptico aveva rivelato la presenza di numerose lesioni e un trauma cranico come cause del decesso. I carabinieri del Ris di Parma, incaricati di eseguire rilievi e sequestri, avevano trovato tracce di sangue nell’auto della donna e nell’abitazione del compagno a Perinaldo. Nell’ordinanza di custodia cautelare, 33 pagine nelle quali si ripercorrono le indagini fin qui svolte e ancora aperte, si utilizzano parole come «sevizie» e «crudeltà» per spiegare quanto subito dalla bambina. A smentire la versione fornita dalla madre, che aveva chiamato il 118 dalla sua casa di Bordighera, non solo immagini delle telecamere della zona, ma anche tabulati telefonici.
La bambina era già morta quando, quella mattina, era stata riportata in macchina a casa, insieme alle due sorelline, dopo un fine settimana trascorso nella casa del compagno della madre a Perinaldo. Le bambine, già sentite dagli inquirenti in forma protetta, hanno delineato non solo il quadro dell’accaduto ma raccontato anche che madre e compagno avevano dato indicazioni di non raccontare cos’era successo, altrimenti sarebbero stati guai. La loro sorellina due sere prima era stata picchiata, non un maltrattamento occasionale ma una violenza che andava avanti da mesi. Il contesto è la casa del compagno della mamma, ma dagli elementi di indagine raccolti si evidenzia come le bambine venissero spesso lasciate sole a casa, in contesto di abbandono, anche tutta la notte.
La bimba dopo essere stata picchiata, comincia a stare male. Dopo un’apparente ripresa, la situazione peggiora e i due adulti tentano di farla riprendere sotto l’acqua. Persino le sorelline provano a dire «mamma, andiamo all’ospedale». Ma la bambina muore. Troppo profondi i traumi, che degenerano e che non sono compatibili con la «caduta dalle scale» accampata dalla madre, ma piuttosto con colpi da un oggetto contundente. La madre simulerà, una volta tornata a casa, un malore dell’ultimo momento ma fin dalle risultanze del primo esame sul corpo della bimba, lividi e traumi smentiscono, così come l’orario della morte che risale a ore prima rispetto alla chiamata di soccorso.
A dare una svolta alle indagini, come detto, sono state le sorelle della vittima, che hanno svelato particolari agghiaccianti raccontati ieri dal procuratore di Imperia, Sergio Lari, in una conferenza stampa: «Quella mattina per farla riprendere l’hanno tenuta sott’acqua, poi le hanno dato dello zucchero», ma non si sono rivolti ai medici e la piccola non si è mai ripresa.
Ma ad incastrare la coppia ci sarebbero anche le chat recuperate dagli investigatori sul cellulare dell’uomo: «Abbiamo sequestrato il telefono di Iannuzzi», ha spiegato ancora il procuratore, «e c’erano tanti messaggi Whatsapp in cui vengono descritti i maltrattamenti». E in un’intervista alla Tgr Liguria, Lari ha aggiunto ulteriori dettagli: «Nelle immagini trovate sul telefonino sequestrato ci sono diverse fotografie che ritraggono» la piccola «subito dopo le violenze subite. Vi sono più fotografie che ritraggono una situazione in cui la bambina presenta dei lividi molto importanti sul viso». Il procuratore, poi, precisa: «Abbiamo accelerato i tempi ma le indagini proseguono e devono arrivare la relazione dei Ris e la perizia autoptica completa. Ma il quadro era così chiaro che abbiamo potuto chiedere già da adesso la misura e il giudice l’ha applicata».
Il blitz di ieri mattina ha, inoltre, portato all’apertura di un nuovo filone d’indagine e all’arresto di Franco Iannuzzi, il padre di Manuel. Durante la perquisizione svolta dai carabinieri nella casa di Vallecrosia sono stati rinvenuti circa due chili di tritolo e la relativa miccia. Franco Iannuzzi è stato arrestato con l’accusa di detenzione di materiale esplodente. Secondo quanto appreso, il tritolo e la relativa miccia sono stati trovati nella cantina dell’immobile. Manuel Iannuzzi, dopo il sequestro dell’abitazione di Perinaldo dove, secondo gli inquirenti, sarebbe morta la figlia della sua compagna, si era dovuto trasferire a casa dei genitori, a Vallecrosia. Il materiale esplosivo è stato prelevato dal nucleo artificieri antisabotaggio dei carabinieri.
Continua a leggereRiduci
Nel riquadro una delle cabine bruciate. Sullo sfondo la manifestazione ambientalista sull’autostrada (A22) che ha provocato il blocco del valico dall’Austria (Ansa)
All’interno, ciò che resta degli impianti appare come un ammasso nero, sciolto dalle temperature sviluppate dall’incendio innescato, valutano gli investigatori, da «liquido infiammabile».
È la scena lasciata dal rogo che la scorsa notte ha colpito due centraline elettriche lungo la linea ferroviaria Brennero-Verona Porta Nuova, nel tratto compreso tra Peri e Dolcè, al confine tra le province di Verona e Trento. Un incendio che i tecnici hanno subito definito come «di origine dolosa» e che ha paralizzato la circolazione ferroviaria. Per questo motivo il gesto, fino a ieri sera non rivendicato, viene letto dagli investigatori come un possibile tassello di una giornata molto più ampia di mobilitazione sull’asse del Brennero. Le indagini, dopo i rilievi della polizia scientifica, sono state affidate alla Digos della Questura di Verona. La pista privilegiata porta verso gli ambienti dell’ambientalismo radicale o dell’orbita anarco-insurrezionalista (che in passato sulla linea del Brennero ha colpito più volte). L’elemento che orienta gli investigatori è soprattutto la coincidenza temporale. Il sabotaggio è stato infatti compiuto poche ore prima della manifestazione ambientalista organizzata in Austria contro il traffico pesante e il transito dei tir attraverso il corridoio del Brennero (un valico strategico per il commercio). Una protesta annunciata da tempo e culminata con il blocco dell’autostrada del Brennero sul versante tirolese. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il rogo avrebbe colpito proprio l’unico sistema di collegamento nei trasporti rimasto operativo mentre l’attenzione era concentrata sulla protesta stradale. Dal punto di vista investigativo, quindi, la tempistica sembra rappresentare al momento uno degli elementi più significativi. Chi ha agito conosceva con precisione il calendario della protesta e ha scelto una finestra temporale in grado di amplificare l’impatto dell’azione.
Un secondo elemento che gli investigatori starebbero valutando riguarda la scelta dell’obiettivo. Le centraline elettriche non sono un bersaglio scelto a caso: colpire strutture essenziali consente di interrompere la circolazione senza intervenire direttamente sui binari.
Una modalità che presuppone la conoscenza del funzionamento della linea ferroviaria e dei suoi punti più vulnerabili. E infatti il risultato è stato immediato. La circolazione dei treni è stata subito interrotta, con ritardi e cancellazioni che si sono trascinati per ore.
Soltanto dalle 12.30 il traffico ferroviario ha ripreso a muoversi, anche se lentamente. E mentre la ferrovia veniva bloccata, in Austria andava in scena la manifestazione contro il traffico di transito. Alle 13, come previsto dagli organizzatori, centinaia di manifestanti hanno occupato l’autostrada del Brennero, a Matrei. Sugli striscioni comparivano slogan come: «L’Ue, il transito e il profitto distruggono la nostra salute» e «via il traffico pesante dalle nostre strade».
La manifestazione si è comunque svolta senza incidenti. I partecipanti rivendicano ragioni ambientali e sanitarie: «I motivi della protesta riguardano il traffico di transito in costante aumento», che causerebbe, secondo i manifestanti, ricadute «soprattutto di natura sanitaria per la popolazione». «Il flusso deve essere ridotto, non si può più andare avanti così», ha dichiarato Karl Mühlsteiger, sindaco di Gries am Brenner e promotore dell’iniziativa, ricordando gli oltre 14 milioni di passaggi di veicoli registrati ogni anno. Proprio la concomitanza tra la manifestazione annunciata e il sabotaggio, però, costituisce quindi uno dei nodi centrali dell’inchiesta.
Gli investigatori dovranno accertare se vi sia stato un collegamento diretto tra gli autori del rogo e gli ambienti della protesta oppure se qualcuno abbia sfruttato la mobilitazione come copertura ideale per compiere un’azione autonoma destinata ad avere un forte impatto.
Paradossalmente, però, proprio la viabilità stradale è stata l’aspetto che ha creato meno problemi. L’uscita obbligatoria al casello di Vipiteno e i percorsi alternativi predisposti tra Val Pusteria e Val Venosta hanno retto. Anche sul versante italiano non si sono registrate particolari criticità. Molti autotrasportatori e viaggiatori avevano infatti scelto di modificare in anticipo i programmi di viaggio. Al termine della manifestazione a Matrei, in Tirolo, il traffico è tornato regolare. Sul versante italiano, è stato riaperto lo snodo viario di Vipiteno. La vera emergenza si è spostata sui binari. Con Digos e Polfer al lavoro, in stretto contatto con l’Antiterrorismo, per capire chi abbia deciso di colpire le infrastrutture ferroviarie e se esista un collegamento tra il sabotaggio e la mobilitazione ambientalista.
Continua a leggereRiduci