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2018-07-11
Spintoni e minacce ai marinai italiani. Il grazie dei migranti a chi li ha salvati
Ansa
La Vos Thalassa è una nave battente bandiera italiana, con equipaggio tutto italiano (composto da 12 marittimi) che fa servizio di rifornimento per una piattaforma petrolifera della compagnia francese Total. Già in passato ha recuperato migranti dalle acque del Mediterraneo. A quanto sembra, domenica sera si trovava in acque Sar libiche e si è imbattuta in un barchino alla deriva che trasportava 58 uomini, 3 donne e 6 minori, tutti migranti. L'equipaggio li ha fatti salire a bordo, ed è lì che è il pasticcio è iniziato. Come ha notato il ministero dell'Interno, la Vos Thalassa «ha anticipato l'intervento della Guardia costiera libica che era già stata allertata». Non a caso, il Viminale ha subito fatto sapere che non avrebbe consentito lo sbarco in un porto italiano: stesso trattamento riservato alle navi delle Ong.
Le cose, però, sono andate in maniera diversa. Dopo il salvataggio in mare, l'equipaggio della Vos Thalassa ha contattato l'Imrcc di Roma (il centro che coordina i salvataggi nel Mediterraneo), segnalando una situazione di grave pericolo dovuta agli «atteggiamenti minacciosi nei confronti dell'equipaggio da parte di alcuni migranti all'arrivo in zona della Guardia costiera libica».
Per questo motivo, ha spiegato la Guardia costiera italiana, «si è reso necessario far intervenire la nave Diciotti a tutela dell'incolumità dell'equipaggio del rimorchiatore battente bandiera italiana, che intanto dirigeva verso nord».
Vediamo di riepilogare: la Vos Thalassa, in acque libiche, intercetta un barchino carico di migranti. Li fa salire a bordo prima che arrivi la Guardia costiera libica, poi contatta le autorità italiane descrivendo una situazione pericolosa. A quel punto, è intervenuta la nave Diciotti della Guardia costiera italiana, che - sempre in acque libiche - ha fatto salire a bordo i migranti ed è ripartita in direzione dell'Italia. Con tutta probabilità, nonostante la contrarietà del Viminale, la Diciotti sbarcherà in Italia e i migranti saranno fatti scendere qui.
Ma che cosa è davvero accaduto a bordo della Vos Thalassa? Per quale motivo l'incolumità dell'equipaggio è stata messa a rischio? Secondo il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, «la nostra Guardia costiera è stata chiamata dal comandante della nave ed è intervenuta per difendere l'equipaggio dalle minacce di morte perpetrate da alcuni dei migranti. Il Vos Thalassa è una imbarcazione italiana e, come prevedono le norme in casi di pericolo per l'equipaggio, ha allertato Roma che è intervenuta con la nave Diciotti per difendere la vita del personale di bordo. Adesso i responsabili delle gravissime minacce ne risponderanno, senza sconti, di fronte alla giustizia».
Sulla Vos Thalassa sono saliti migranti provenienti da vari Paesi: 4 dall'Algeria, 1 dal Bangladesh, 1 dal Ciad, 2 dall'Egitto, 1 dal Ghana, 10 dalla Libia, 4 dal Marocco, 1 dal Nepal, 23 dal Pakistan, 7 dalla Palestina, 12 dal Sudan e 1 dallo Yemen. A scatenare il caos sarebbero stati il ghanese e uno dei sudanesi («facinorosi», li ha definiti Toninelli), che hanno cominciato a dare in escandescenze coinvolgendo poi gli altri.
In effetti, le email inviate dalla Vos Thalassa al Centro di coordinamento dei soccorsi di Roma suonano abbastanza allarmanti. Già domenica sera, i responsabili della nave scrivono che «i migranti a bordo hanno mostrato segni di rivolta». Lunedì arrivano ulteriori chiarimenti: «Alle 22.00», dicono dalla Vos Thalassa, «la nave è partita per il punto d'incontro con la motovedetta libica. Alle 23.00 circa qualcuno dei migranti in possesso di telefoni e Gps ha accertato che la nave dirigeva verso sud. È iniziato così uno stato di agitazione. I migranti in gran numero dirigevano verso il marinaio di guardia chiedendo spiegazioni in modo molto agitato e chiedendo di poter parlare con qualche ufficiale o comandante».
In sostanza, quando i migranti recuperati dalla Vos Thalassa si sono accorti che la nave si stava dirigendo verso una motovedetta libica che li avrebbe riportati al punto di partenza, si sono infuriati. Il primo ufficiale è corso in coperta, e i migranti lo avrebbero «accerchiato [...] chiedendo spiegazioni e manifestando un forte disappunto, spintonando lo stesso e minacciandolo. [...] Per tranquillizzare la situazione abbiamo dovuto affermare che verrà una motovedetta italiana». Le richieste degli stranieri erano chiare: «Ad un possibile intervento libico ci sarebbe stata una reazione non certo pacifica», scrivono dalla Vos Thalassa.
Nel pomeriggio di lunedì, le cose si complicano. «Vi informiamo che la situazione sta degenerando a bordo», comunicano dalla Vos Thalassa al Centro di coordinamento di Roma. «Le persone danno segni di agitazione, chiedendo insistentemente quando verranno recuperati. Da parte nostra richiediamo una tempestiva soluzione a questa situazione che potrebbe degenerare ancora». Poco dopo, un'altra mail: «Siamo seriamente preoccupati per l'incolumità del nostro equipaggio e della nostra nave battente bandiera italiana. [...] Pochi minuti fa è arrivata [...] una motovedetta libica incaricata di prendere i 66 migranti e riportarli probabilmente in Libia. È evidente che, non appena i migranti se ne renderanno conto, reagiranno in malo modo e faranno di tutto per evitare di essere trasbordati. [...] Non possiamo permetterci di mettere a repentaglio la vita del nostro equipaggio, che ha il diritto sacrosanto di tornare a casa dalle proprie famiglie».
Di fronte a informazioni del genere, non intervenire era difficile. Di sicuro, tutta questa situazione non può fare piacere a Matteo Salvini, anche perché crea un pericoloso precedente. «Sono stufo che del fatto che navi italiane vadano in acque libiche mancando anche di rispetto alle autorità libiche internazionalmente riconosciute», ha detto ieri il ministro dell'Interno, parecchio irritato. «Non vedo perché una nave italiana debba entrare in acque libiche quando ci sono imbarcazioni libiche pronte a intervenire. Andrò fino in fondo. Se qualcuno scenderà, scenderà per andare in galera». Ora resta da capire perché la Vos Thalassa abbia anticipato la Guardia costiera libica procedendo al recupero dei migranti, per altro esponendosi a un rischio. Se c'è sotto qualcosa, verrà a galla.
Riccardo Torrescura
Insulti al ministro nella baraccopoli
Strette di mano, domande, insulti e qualche selfie. Il ministro dell'Interno Matteo Salvini ieri mattina ha visitato la tendopoli di San Ferdinando, nella piana di Gioia Tauro, dove ha incontrato una delegazione di migranti che prima lo ha contestato gridando «era meglio lasciarci morire in mare che vivere così» e poi gli ha esposto la situazione drammatica del campo. «Questa tendopoli è un'eredità pesante e dimostra che l'immigrazione fuori controllo porta solo il caos. Questa è la dimostrazione che i buonisti», ha detto il vicepremier, «che parlano dell'aprite i porti, dovrebbero venire a San Ferdinando. Quando non ci sono limiti, regole e numeri è un casino per tutti. Non ce la facciamo a garantire i diritti a tutto il mondo. Io posso farlo a un numero limitato di persone. Al mondo no. Chi ha diritti è giusto li chieda e che non ci siano sfruttamento, prostituzione e spaccio. Lavoreremo per dare diritti con una immigrazione controllata». Quindi ha sottolineato il suo obiettivo politico: «Arrivare alla fine del mandato senza vergogne di questo tipo».
Dopo aver chiesto che lavoro fanno, tutti per lo più impiegati nella raccolta delle arance e dei mandarini (ma non manca la droga e la prostituzione), il ministro leghista ha invitato i ragazzi a denunciare, se ci sono irregolarità, chi li sfrutta ribadendo che «la legge è legge» e soltanto chi ha i documenti, può chiedere casa e lavoro. «Nel mio Paese, nel 2018, non si sta nelle baracche. Chi ha diritto a rimanere in Italia ci deve stare con tutti i diritti e i doveri degli altri cittadini. Siccome ci sono 5 milioni di italiani in povertà vengono prima loro per casa e lavoro. Non ci sono vie privilegiate se stai in una baraccopoli di San Ferdinando». Con una certezza per il titolare del Viminale: chi scappa dalla guerra e ha diritto a vivere in Italia è il benvenuto. Chi invece non scappa dalla guerra ed è semplicemente un nuovo schiavo a disposizione della malavita organizzata non deve stare né a San Ferdinando né in Italia. Una baraccopoli dove vive un migliaio di migranti e dove «si schiatta e non so come si faccia a vivere» ha sottolineato uscendo il leader della Lega mentre un gruppo di giovani attivisti con indosso magliette rosse ha urlato «restiamo umani» e altri lo hanno insultato a suon di «Non venire qui», «Salvini vai via, lasciaci tranquilli», «Salvini figlio di p…».
Qualcuno ha invece condiviso il pensiero del ministro dicendo «Mi piace» e ha voluto farsi un selfie che Salvini non ha negato. Tutto regolarmente postato su Facebook ad uso e consumo dei «buonisti». Da sottolineare un curioso parallelo: ieri il procuratore capo di Torino, Armando Spataro, ha presentato le nuove direttive per combattere l'odio razziale, reati da trattare come una priorità, compresi i manifesti e slogan politici. Gli insulti a un ministro, però, sembrano ordinaria amministrzione.
Salvini dal canto suo ha già risposto: «Chiudere i porti è un dovere, se qualcuno la pensa diversamente si candidi alle elezioni».
Sarina Biraghi
Salvini si gioca tutto sulle frontiere. E incassa l’apertura del falco tedesco
La partita più difficile, Matteo Salvini la gioca «fuori casa», a Innsbruck, in Austria, dove oggi e domani è in programma la riunione informale dei ministri della Giustizia e degli Interni dell'Unione europea. Si parlerà di immigrazione, manco a dirlo, e l'agenda di Salvini è più fitta che mai. Oggi, alle 18 e 15, è in programma l'incontro bilaterale con il ministro dell'Interno tedesco Horst Seehofer; domani alle 7 e 30 il trilaterale con lo stesso Seehofer ed il ministro austriaco Herbert Kickl; dalle 9 alle 12 la sessione di lavoro di tutti i ministri dell'Unione; al termine, Salvini ha in programma un bilaterale con la consigliera federale Svizzera, Simonetta Sommaruga; alle 13 di domani l'ultimo appuntamento, l'incontro con il ministro dell'Interno francese Gérard Collomb (chiesto da quest'ultimo).
Salvini, che in mattinata avrà un briefing il premier Giuseppe Conte, come anticipato, farà bene a dotarsi di qualche buon amuleto anti-jella: in molti fanno il tifo per un fallimento del vertice, a partire dalla sinistra in maglietta rossa griffata e Rolex. Sono gli stessi che, al termine del Consiglio europeo dello scorso giugno, definirono «fallimentare» l'operato del premier Giuseppe Conte, salvo poi essere costretti ad ammettere che la linea dura italiana aveva prodotto effetti positivi al di là delle più rosee aspettative: da quel momento (anzi, da quando Salvini ha tenuto il punto sulla nave Aquarius) l'invasione degli immigrati è diventato non più un problema solo italiano, ma la più scottante questione europea.
Per Matteo Salvini la partita, a Innsbruck, si annuncia complicata. Il leader della Lega ha un rapporto molto saldo con il governo austriaco, guidato dal cancelliere di destra Sebastian Kurz, e affinità politiche rilevanti con il «falco» bavarese Seehofer. Eppure, proprio Austria e Germania potrebbero mettere in difficoltà Salvini, poiché al summit verrà sollevata la questione dei «movimenti secondari» degli immigrati, ovvero gli spostamenti degli stessi tra i diversi Paesi europei. Seehofer vuole che gli immigrati arrivati in Germania dopo essere stati registrati nel Paese di «primo approdo», che nella stragrande maggioranza dei casi è l'Italia, vengano rispediti indietro. In quest'ottica, le nazioni che si sono già impegnate con Berlino a riprendersi gli immigrati registrati sul proprio territorio sono Polonia, Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Lituania, Lettonia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Svezia. Seehofer e il collega austriaco Kickl chiederanno all'Italia e alla Grecia di fare altrettanto? Se lo faranno, riceveranno un secco «no grazie» dal nostro governo. «Germania e Austria», ha detto Salvini al Messaggero, «fanno il loro interesse, ovviamente. Ci incontreremo per trovare un punto di accordo. Di certo, nel dossier italiano non c'è l'ipotesi di far rientrare in Italia chi è andato all'estero. Questa è l'ultima cosa che può accadere»
«Il mio obiettivo», ha sottolineato ieri Salvini, «è che questa estate si abbiano meno sbarchi e quindi meno morti. Vedremo di raggiungere con i colleghi europei un accordo soddisfacente per tutti che preveda il controllo delle frontiere esterne. Se vogliamo aiutare la Libia a ricostruire la democrazia e i diritti dobbiamo farlo con i soldi e per questo», ha proseguito Salvini, «a Innsbruck chiederò ai colleghi europei soldi veri non soldi finti o chiacchiere. Questo riguarderà anche le missioni navali europee che dovranno essere di tutti e non solo dell'Italia. Di farmi prendere in giro a nome degli italiani non ho più voglia. Cominceremo una trattativa che probabilmente sarà lunga».
Ieri Seehofer ha presentato il masterplan sull'immigrazione, che prevede la realizzazione al confine tedesco di centri di transito per gli immigrati che da queste strutture «saranno respinti direttamente nei Paesi competenti». «Con l'Italia e la Grecia», ha commentato Seehofer, «ci saranno colloqui difficili, molto difficili, ma possono riuscire. Provo una certa simpatia per l'Italia, visto che è il paese, dentro l'Ue, che al momento assorbe il peso principale della crisi migratoria».
Dunque, è possibile che Seehofer e Salvini, quando oggi pomeriggio saranno faccia a faccia, troveranno un compromesso. Quello che è certo, è che la Germania dovrà prendere impegni molto seri sul fronte dei «movimenti primari», degli immigrati, ovvero gli sbarchi veri e propri, pilastro della strategia italiana sull'immigrazione. Rafforzare le frontiere esterne significa mettere in campo una operazione di controllo del Mediterraneo da «tolleranza zero», oltre che prevedere stanziamenti economici importanti per «aiutare» i paesi africani a stoppare gli immigrati prima che partano. La soluzione ideale, contenuta anche nella bozza di lavoro della presidenza austriaca, sarebbero i famosi «centri di rimpatrio nei Paesi terzi», da realizzare in nazioni come Albania, Kosovo, Marocco, Tunisia, Algeria. Il problema è che sono già fioccati i «no» dalla maggior parte dei governi degli stessi «Paesi terzi». Per convincerli ci vorrebbero ottimi argomenti, ovvero qualche miliardo di euro. Oggi, prima di partire per Innsbruck, Salvini metterà a punto la strategia con il premier Giuseppe Conte. Il governo italiano, come hanno fatto sapere fonti di governo, «parlerà con una voce sola».
Carlo Tarallo
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La Vos Thalassa prende a bordo 66 persone nelle acque di Tripoli. Poi la rivolta per non essere consegnati ai libici. Interviene la nostra Guardia costiera: «Problemi di sicurezza». Danilo Toninelli: «Puniremo i facinorosi».Il vicepremier leghista in visita alla maxi tendopoli di San Ferdinando, in Calabria. E subito scatta la contestazione degli irregolari aizzati dalle «magliette rosse».Matteo Salvini si gioca tutto sulle frontiere. E incassa l'apertura del falco tedesco. Oggi vertice decisivo a Innsbruck. Horst Seehofer: «Simpatia per voi, reggete il peso dell'immigrazione». Ma la trattativa sarà dura.Lo speciale contiene tre articoli e le email inviate dalla Vos Thalassa. La Vos Thalassa è una nave battente bandiera italiana, con equipaggio tutto italiano (composto da 12 marittimi) che fa servizio di rifornimento per una piattaforma petrolifera della compagnia francese Total. Già in passato ha recuperato migranti dalle acque del Mediterraneo. A quanto sembra, domenica sera si trovava in acque Sar libiche e si è imbattuta in un barchino alla deriva che trasportava 58 uomini, 3 donne e 6 minori, tutti migranti. L'equipaggio li ha fatti salire a bordo, ed è lì che è il pasticcio è iniziato. Come ha notato il ministero dell'Interno, la Vos Thalassa «ha anticipato l'intervento della Guardia costiera libica che era già stata allertata». Non a caso, il Viminale ha subito fatto sapere che non avrebbe consentito lo sbarco in un porto italiano: stesso trattamento riservato alle navi delle Ong. Le cose, però, sono andate in maniera diversa. Dopo il salvataggio in mare, l'equipaggio della Vos Thalassa ha contattato l'Imrcc di Roma (il centro che coordina i salvataggi nel Mediterraneo), segnalando una situazione di grave pericolo dovuta agli «atteggiamenti minacciosi nei confronti dell'equipaggio da parte di alcuni migranti all'arrivo in zona della Guardia costiera libica». Per questo motivo, ha spiegato la Guardia costiera italiana, «si è reso necessario far intervenire la nave Diciotti a tutela dell'incolumità dell'equipaggio del rimorchiatore battente bandiera italiana, che intanto dirigeva verso nord».Vediamo di riepilogare: la Vos Thalassa, in acque libiche, intercetta un barchino carico di migranti. Li fa salire a bordo prima che arrivi la Guardia costiera libica, poi contatta le autorità italiane descrivendo una situazione pericolosa. A quel punto, è intervenuta la nave Diciotti della Guardia costiera italiana, che - sempre in acque libiche - ha fatto salire a bordo i migranti ed è ripartita in direzione dell'Italia. Con tutta probabilità, nonostante la contrarietà del Viminale, la Diciotti sbarcherà in Italia e i migranti saranno fatti scendere qui. Ma che cosa è davvero accaduto a bordo della Vos Thalassa? Per quale motivo l'incolumità dell'equipaggio è stata messa a rischio? Secondo il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, «la nostra Guardia costiera è stata chiamata dal comandante della nave ed è intervenuta per difendere l'equipaggio dalle minacce di morte perpetrate da alcuni dei migranti. Il Vos Thalassa è una imbarcazione italiana e, come prevedono le norme in casi di pericolo per l'equipaggio, ha allertato Roma che è intervenuta con la nave Diciotti per difendere la vita del personale di bordo. Adesso i responsabili delle gravissime minacce ne risponderanno, senza sconti, di fronte alla giustizia». Sulla Vos Thalassa sono saliti migranti provenienti da vari Paesi: 4 dall'Algeria, 1 dal Bangladesh, 1 dal Ciad, 2 dall'Egitto, 1 dal Ghana, 10 dalla Libia, 4 dal Marocco, 1 dal Nepal, 23 dal Pakistan, 7 dalla Palestina, 12 dal Sudan e 1 dallo Yemen. A scatenare il caos sarebbero stati il ghanese e uno dei sudanesi («facinorosi», li ha definiti Toninelli), che hanno cominciato a dare in escandescenze coinvolgendo poi gli altri. In effetti, le email inviate dalla Vos Thalassa al Centro di coordinamento dei soccorsi di Roma suonano abbastanza allarmanti. Già domenica sera, i responsabili della nave scrivono che «i migranti a bordo hanno mostrato segni di rivolta». Lunedì arrivano ulteriori chiarimenti: «Alle 22.00», dicono dalla Vos Thalassa, «la nave è partita per il punto d'incontro con la motovedetta libica. Alle 23.00 circa qualcuno dei migranti in possesso di telefoni e Gps ha accertato che la nave dirigeva verso sud. È iniziato così uno stato di agitazione. I migranti in gran numero dirigevano verso il marinaio di guardia chiedendo spiegazioni in modo molto agitato e chiedendo di poter parlare con qualche ufficiale o comandante». In sostanza, quando i migranti recuperati dalla Vos Thalassa si sono accorti che la nave si stava dirigendo verso una motovedetta libica che li avrebbe riportati al punto di partenza, si sono infuriati. Il primo ufficiale è corso in coperta, e i migranti lo avrebbero «accerchiato [...] chiedendo spiegazioni e manifestando un forte disappunto, spintonando lo stesso e minacciandolo. [...] Per tranquillizzare la situazione abbiamo dovuto affermare che verrà una motovedetta italiana». Le richieste degli stranieri erano chiare: «Ad un possibile intervento libico ci sarebbe stata una reazione non certo pacifica», scrivono dalla Vos Thalassa. Nel pomeriggio di lunedì, le cose si complicano. «Vi informiamo che la situazione sta degenerando a bordo», comunicano dalla Vos Thalassa al Centro di coordinamento di Roma. «Le persone danno segni di agitazione, chiedendo insistentemente quando verranno recuperati. Da parte nostra richiediamo una tempestiva soluzione a questa situazione che potrebbe degenerare ancora». Poco dopo, un'altra mail: «Siamo seriamente preoccupati per l'incolumità del nostro equipaggio e della nostra nave battente bandiera italiana. [...] Pochi minuti fa è arrivata [...] una motovedetta libica incaricata di prendere i 66 migranti e riportarli probabilmente in Libia. È evidente che, non appena i migranti se ne renderanno conto, reagiranno in malo modo e faranno di tutto per evitare di essere trasbordati. [...] Non possiamo permetterci di mettere a repentaglio la vita del nostro equipaggio, che ha il diritto sacrosanto di tornare a casa dalle proprie famiglie».Di fronte a informazioni del genere, non intervenire era difficile. Di sicuro, tutta questa situazione non può fare piacere a Matteo Salvini, anche perché crea un pericoloso precedente. «Sono stufo che del fatto che navi italiane vadano in acque libiche mancando anche di rispetto alle autorità libiche internazionalmente riconosciute», ha detto ieri il ministro dell'Interno, parecchio irritato. «Non vedo perché una nave italiana debba entrare in acque libiche quando ci sono imbarcazioni libiche pronte a intervenire. Andrò fino in fondo. Se qualcuno scenderà, scenderà per andare in galera». Ora resta da capire perché la Vos Thalassa abbia anticipato la Guardia costiera libica procedendo al recupero dei migranti, per altro esponendosi a un rischio. Se c'è sotto qualcosa, verrà a galla.Riccardo Torrescura Email Vos Thalassa from La Verità <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/spintoni-e-minacce-ai-marinai-italiani-il-grazie-dei-migranti-a-chi-li-ha-salvati-2585525423.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="insulti-al-ministro-nella-baraccopoli" data-post-id="2585525423" data-published-at="1782491708" data-use-pagination="False"> Insulti al ministro nella baraccopoli Strette di mano, domande, insulti e qualche selfie. 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Quindi ha sottolineato il suo obiettivo politico: «Arrivare alla fine del mandato senza vergogne di questo tipo». Dopo aver chiesto che lavoro fanno, tutti per lo più impiegati nella raccolta delle arance e dei mandarini (ma non manca la droga e la prostituzione), il ministro leghista ha invitato i ragazzi a denunciare, se ci sono irregolarità, chi li sfrutta ribadendo che «la legge è legge» e soltanto chi ha i documenti, può chiedere casa e lavoro. «Nel mio Paese, nel 2018, non si sta nelle baracche. Chi ha diritto a rimanere in Italia ci deve stare con tutti i diritti e i doveri degli altri cittadini. Siccome ci sono 5 milioni di italiani in povertà vengono prima loro per casa e lavoro. Non ci sono vie privilegiate se stai in una baraccopoli di San Ferdinando». Con una certezza per il titolare del Viminale: chi scappa dalla guerra e ha diritto a vivere in Italia è il benvenuto. Chi invece non scappa dalla guerra ed è semplicemente un nuovo schiavo a disposizione della malavita organizzata non deve stare né a San Ferdinando né in Italia. Una baraccopoli dove vive un migliaio di migranti e dove «si schiatta e non so come si faccia a vivere» ha sottolineato uscendo il leader della Lega mentre un gruppo di giovani attivisti con indosso magliette rosse ha urlato «restiamo umani» e altri lo hanno insultato a suon di «Non venire qui», «Salvini vai via, lasciaci tranquilli», «Salvini figlio di p…». Qualcuno ha invece condiviso il pensiero del ministro dicendo «Mi piace» e ha voluto farsi un selfie che Salvini non ha negato. Tutto regolarmente postato su Facebook ad uso e consumo dei «buonisti». Da sottolineare un curioso parallelo: ieri il procuratore capo di Torino, Armando Spataro, ha presentato le nuove direttive per combattere l'odio razziale, reati da trattare come una priorità, compresi i manifesti e slogan politici. Gli insulti a un ministro, però, sembrano ordinaria amministrzione. Salvini dal canto suo ha già risposto: «Chiudere i porti è un dovere, se qualcuno la pensa diversamente si candidi alle elezioni». Sarina Biraghi <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/spintoni-e-minacce-ai-marinai-italiani-il-grazie-dei-migranti-a-chi-li-ha-salvati-2585525423.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="salvini-si-gioca-tutto-sulle-frontiere-e-incassa-lapertura-del-falco-tedesco" data-post-id="2585525423" data-published-at="1782491708" data-use-pagination="False"> Salvini si gioca tutto sulle frontiere. E incassa l’apertura del falco tedesco La partita più difficile, Matteo Salvini la gioca «fuori casa», a Innsbruck, in Austria, dove oggi e domani è in programma la riunione informale dei ministri della Giustizia e degli Interni dell'Unione europea. Si parlerà di immigrazione, manco a dirlo, e l'agenda di Salvini è più fitta che mai. Oggi, alle 18 e 15, è in programma l'incontro bilaterale con il ministro dell'Interno tedesco Horst Seehofer; domani alle 7 e 30 il trilaterale con lo stesso Seehofer ed il ministro austriaco Herbert Kickl; dalle 9 alle 12 la sessione di lavoro di tutti i ministri dell'Unione; al termine, Salvini ha in programma un bilaterale con la consigliera federale Svizzera, Simonetta Sommaruga; alle 13 di domani l'ultimo appuntamento, l'incontro con il ministro dell'Interno francese Gérard Collomb (chiesto da quest'ultimo). Salvini, che in mattinata avrà un briefing il premier Giuseppe Conte, come anticipato, farà bene a dotarsi di qualche buon amuleto anti-jella: in molti fanno il tifo per un fallimento del vertice, a partire dalla sinistra in maglietta rossa griffata e Rolex. Sono gli stessi che, al termine del Consiglio europeo dello scorso giugno, definirono «fallimentare» l'operato del premier Giuseppe Conte, salvo poi essere costretti ad ammettere che la linea dura italiana aveva prodotto effetti positivi al di là delle più rosee aspettative: da quel momento (anzi, da quando Salvini ha tenuto il punto sulla nave Aquarius) l'invasione degli immigrati è diventato non più un problema solo italiano, ma la più scottante questione europea. Per Matteo Salvini la partita, a Innsbruck, si annuncia complicata. Il leader della Lega ha un rapporto molto saldo con il governo austriaco, guidato dal cancelliere di destra Sebastian Kurz, e affinità politiche rilevanti con il «falco» bavarese Seehofer. Eppure, proprio Austria e Germania potrebbero mettere in difficoltà Salvini, poiché al summit verrà sollevata la questione dei «movimenti secondari» degli immigrati, ovvero gli spostamenti degli stessi tra i diversi Paesi europei. Seehofer vuole che gli immigrati arrivati in Germania dopo essere stati registrati nel Paese di «primo approdo», che nella stragrande maggioranza dei casi è l'Italia, vengano rispediti indietro. In quest'ottica, le nazioni che si sono già impegnate con Berlino a riprendersi gli immigrati registrati sul proprio territorio sono Polonia, Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Lituania, Lettonia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Svezia. Seehofer e il collega austriaco Kickl chiederanno all'Italia e alla Grecia di fare altrettanto? Se lo faranno, riceveranno un secco «no grazie» dal nostro governo. «Germania e Austria», ha detto Salvini al Messaggero, «fanno il loro interesse, ovviamente. Ci incontreremo per trovare un punto di accordo. Di certo, nel dossier italiano non c'è l'ipotesi di far rientrare in Italia chi è andato all'estero. Questa è l'ultima cosa che può accadere» «Il mio obiettivo», ha sottolineato ieri Salvini, «è che questa estate si abbiano meno sbarchi e quindi meno morti. Vedremo di raggiungere con i colleghi europei un accordo soddisfacente per tutti che preveda il controllo delle frontiere esterne. Se vogliamo aiutare la Libia a ricostruire la democrazia e i diritti dobbiamo farlo con i soldi e per questo», ha proseguito Salvini, «a Innsbruck chiederò ai colleghi europei soldi veri non soldi finti o chiacchiere. Questo riguarderà anche le missioni navali europee che dovranno essere di tutti e non solo dell'Italia. Di farmi prendere in giro a nome degli italiani non ho più voglia. Cominceremo una trattativa che probabilmente sarà lunga». Ieri Seehofer ha presentato il masterplan sull'immigrazione, che prevede la realizzazione al confine tedesco di centri di transito per gli immigrati che da queste strutture «saranno respinti direttamente nei Paesi competenti». «Con l'Italia e la Grecia», ha commentato Seehofer, «ci saranno colloqui difficili, molto difficili, ma possono riuscire. Provo una certa simpatia per l'Italia, visto che è il paese, dentro l'Ue, che al momento assorbe il peso principale della crisi migratoria». Dunque, è possibile che Seehofer e Salvini, quando oggi pomeriggio saranno faccia a faccia, troveranno un compromesso. Quello che è certo, è che la Germania dovrà prendere impegni molto seri sul fronte dei «movimenti primari», degli immigrati, ovvero gli sbarchi veri e propri, pilastro della strategia italiana sull'immigrazione. Rafforzare le frontiere esterne significa mettere in campo una operazione di controllo del Mediterraneo da «tolleranza zero», oltre che prevedere stanziamenti economici importanti per «aiutare» i paesi africani a stoppare gli immigrati prima che partano. La soluzione ideale, contenuta anche nella bozza di lavoro della presidenza austriaca, sarebbero i famosi «centri di rimpatrio nei Paesi terzi», da realizzare in nazioni come Albania, Kosovo, Marocco, Tunisia, Algeria. Il problema è che sono già fioccati i «no» dalla maggior parte dei governi degli stessi «Paesi terzi». Per convincerli ci vorrebbero ottimi argomenti, ovvero qualche miliardo di euro. Oggi, prima di partire per Innsbruck, Salvini metterà a punto la strategia con il premier Giuseppe Conte. Il governo italiano, come hanno fatto sapere fonti di governo, «parlerà con una voce sola». Carlo Tarallo
Ansa
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha comunicato che almeno tre italovenezuelani sarebbero rimasti uccisi nel sisma, cinque sarebbero feriti e altri 35 sicuramente dispersi, ma, come ha aggiunto, la comunità degli italiani iscritti all’Aire, cioè censiti come italiani in Venezuela, è composta da circa 150.000 persone e per questo motivo il nostro ministero sta monitorando con grande attenzione quello che accade. L’area colpita vede la presenza di oltre 65.000 italiani che rappresentano la spina dorsale economica del Venezuela e che sono membri attivi sia a livello politico che sociale nella società sudamericana.
I due eventi sismici, distanti meno di un minuto, hanno devastato il Nord-ovest venezuelano colpendo sia sulla costa che nell’interno. Il fenomeno sarebbe avvenuto fra i 10 e i 20 chilometri di profondità, ma nonostante questo gli edifici colpiti non hanno retto, soprattutto la seconda scossa dopo che la prima aveva messo a dura prova costruzioni vecchie e con poca manutenzione. Il bilancio è arrivato a 920 vittime, al momento in cui stiamo scrivendo, oltre 4.000 feriti e almeno 50.000 dispersi, ma sui media locali e su Internet appaiono continuamente foto di persone scomparse che si aggiungono alle migliaia già segnalate.
Da Caracas arrivano storie sempre più drammatiche e i cittadini della capitale e dello Stato di La Guaira raccontano di scavare con le mani fra le macerie alla ricerca dei propri cari. A Caracas stanno arrivando un centinaio di esperti in soccorso in caso di calamità naturali fra vigili del fuoco, protezione civile e l’unità di crisi, ma il governo italiano è intenzionato a sostenere con forza la popolazione venezuelana in questo momento di difficoltà. Le Nazioni unite hanno dichiarato che le persone colpite dal sisma sono 6,8 milioni, in crescita costante anche per le scosse di assestamento che non danno tregua. La presidente ad interim Delcy Rodriguez ha annunciato la militarizzazione dello Stato di La Guaira, con l’obiettivo di facilitare le operazioni di soccorso nella zona più disastrata del Paese.
Le famiglie rimaste senza casa che dovranno essere accolte in campi profughi sono già più di 70.000, ma arrivano anche buone notizie come quella di un neonato estratto vivo dalle macerie e di una donna salvata dopo 36 ore dal crollo della propria abitazione a La Guaira. L’Unione europea ha già attivato il suo meccanismo di protezione civile, ma oltre all’Italia, altre nazioni si stanno muovendo anche autonomamente. La Spagna ha messo a disposizione 54 militari esperti in operazioni di soccorso, la Francia ha annunciato che attiverà un team di 85 soccorritori, mentre dalla Germania arriveranno sei aerei da trasporto con materiale tecnico. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha reso disponibile un secondo velivolo dell’Aeronautica militare che trasporterà personale specializzato e attrezzature dei Vigili del fuoco. Nell’annunciare l’iniziativa ha dichiarato: «Un impegno concreto che conferma la vocazione dell’Italia all’aiuto» verso «chi soffre».
Ma la situazione sanitaria del Paese appare drammatica per la carenza di materiale negli ospedali, soprattutto in alcune zone che risultano addirittura irraggiungibili. Il primo a lanciare l’allarme è stato il presidente della Federazione medica che due giorni prima del sisma aveva chiesto trasparenza riguardo alla distribuzione di 71 tonnellate di medicinali consegnate dagli Stati Uniti. Un appello all’Italia arriva anche da Maria Andreina De Grazia, figlia dell’ex deputato italiano Americo De Grazia a lungo incarcerato dal regime di Maduro, che chiede al nostro Paese di restare accanto al Venezuela e soprattutto di non dimenticare i prigionieri i politici italovenezuelani ancora nelle carceri del regime.
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La nuova Audi A6 allroad
Audi rinnova la A6 allroad quattro, giunta alla quinta generazione, facendo così evolvere uno dei modelli più iconici della gamma di questo marchio. Più larga, tecnologica ed elettrificata, la nuova allroad conferma la propria doppia vocazione: grande viaggiatrice su strada e compagna affidabile lontano dall’asfalto. Per la prima volta nella storia del modello, accanto al tradizionale V6 TDI arriva infatti una variante plug-in hybrid da 367 CV.
«Audi A6 allroad è un’icona dei quattro anelli e da sempre è caratterizzata da una doppia anima: eccezionalmente confortevole nell’utilizzo quotidiano e al tempo stesso in grado di spingersi agevolmente dove finisce l’asfalto», ha dichiarato Rouven Mohr, Chief Technical Officer di Audi AG, sottolineando il ruolo della trazione integrale quattro e delle sospensioni pneumatiche adattive. Sul piano stilistico, la nuova A6 allroad si distingue per un corpo vettura più muscoloso. Per la prima volta è più larga di oltre 11 centimetri rispetto alla A6 Avant da cui deriva, con carreggiate maggiorate e una presenza su strada ancora più marcata. Il look all terrain è enfatizzato da passaruota dedicati, protezioni sottoscocca, mancorrenti specifici e un’altezza da terra superiore. La gamma prevede cerchi fino a 21 pollici e otto colori per la carrozzeria.
Tra gli elementi tecnici più caratterizzanti figurano le sospensioni pneumatiche adattive di serie, sviluppate appositamente per questo modello. L’escursione massima raggiunge i 55 millimetri e consente di modificare l’assetto in funzione della velocità e della modalità di guida selezionata. In autostrada la vettura si abbassa per migliorare efficienza e stabilità, mentre nelle modalità dedicate all’off-road aumenta sensibilmente la distanza dal suolo per affrontare terreni difficili.La nuova A6 allroad è basata sulla piattaforma Premium Platform Combustion (PPC) e beneficia di una scocca più rigida, sospensioni multilink a cinque bracci e sterzo progressivo evoluto. È inoltre disponibile lo sterzo integrale, che migliora agilità alle basse velocità e stabilità alle andature più elevate.
La principale novità riguarda la gamma motori. Debutta infatti la prima Audi A6 allroad e-hybrid quattro, che abbina il quattro cilindri 2.0 TFSI da 252 CV a un motore elettrico da 143 CV per una potenza complessiva di 367 CV e 500 Nm di coppia. Le prestazioni sono brillanti, con uno 0-100 km/h coperto in 5,5 secondi, mentre la batteria da 25,9 kWh garantisce fino a 95 chilometri di autonomia elettrica WLTP. La ricarica in corrente alternata fino a 11 kW permette di completare il pieno di energia in circa due ore e mezza. Accanto alla versione plug-in viene proposta la motorizzazione V6 3.0 TDI da 299 CV, dotata della tecnologia mild hybrid plus a 48 Volt. Il sistema integra un powertrain generator capace di fornire fino a 24 CV e 230 Nm supplementari, migliorando efficienza e risposta all’acceleratore. Il motore beneficia inoltre di una sofisticata sovralimentazione a due stadi che combina turbocompressore tradizionale e compressore elettrico, garantendo prestazioni elevate e una risposta immediata. La vettura accelera da 0 a 100 km/h in 5,4 secondi. Entrambe le motorizzazioni sono abbinate alla trazione integrale quattro ultra, che gestisce in modo predittivo la distribuzione della coppia tra avantreno e retrotreno, privilegiando l’efficienza senza rinunciare alla motricità.
Grande attenzione è stata dedicata anche alla digitalizzazione. L’abitacolo adotta la nuova architettura elettronica Audi con integrazione di ChatGPT nell’assistente vocale e sistema operativo Android Automotive OS. Il cosiddetto Audi Digital Stage comprende il quadro strumenti digitale da 11,9 pollici e il display OLED curvo da 14,5 pollici, cui può aggiungersi uno schermo dedicato al passeggero.Completano il quadro i proiettori Matrix LED digitali di nuova generazione, i gruppi ottici OLED 2.0 e numerosi sistemi di assistenza alla guida e di comunicazione con l’ambiente circostante. Lunga 5,02 metri e con una capacità di carico fino a 1.497 litri, la nuova Audi A6 allroad quattro arriverà nelle concessionarie italiane nel quarto trimestre del 2026, con prezzi a partire da 82.350 euro per la versione V6 TDI e da 88.650 euro per la variante plug-in hybrid.
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I nuovi modelli di Maserati, Grecale, GranTurismo e GranCabrio, sfilano in Piazza Unità d'Italia a Trieste
Maserati rinnova la propria gamma con il debutto di Nuova Grecale, Nuova GranTurismo e Nuova GranCabrio, tre modelli che rappresentano un importante aggiornamento strategico per il marchio nell’anno del centenario del Tridente. Le novità puntano a rafforzare il posizionamento del brand nel segmento luxury attraverso una proposta che unisce design, eleganza, prestazioni, artigianalità e innovazione tecnologica, nel solco della tradizione Maserati.
«Con la nuova gamma del Tridente rafforziamo la peculiarità che da sempre ci definisce: il Gran Turismo italiano, in cui design, eleganza, prestazioni e maestria artigianale si fondono in un equilibrio di eleganza mai ostentata, ma sempre orientata alla performance», ha dichiarato Santo Ficili, Ceo di Alfa Romeo e Coo di Maserati. Ficili ha inoltre sottolineato la volontà del marchio di continuare a crescere nel segmento del lusso attraverso l’ampliamento dell’offerta e lo sviluppo delle tecnologie che meglio esprimono il carattere del brand, «dallo sviluppo di motorizzazioni iconiche come il V6 Nettuno all’evoluzione delle performance della gamma Folgore».
Il rinnovamento stilistico completa un percorso avviato dal Centro Stile Maserati con la MCXtrema, la vettura da pista che ha introdotto un nuovo linguaggio formale caratterizzato da frontali più orizzontali, netti e aggressivi. Un’impostazione successivamente sviluppata sulla GT2 Stradale e sulla MCPURA e oggi applicata alle nuove GranTurismo, GranCabrio e Grecale.
Le nuove GranTurismo e GranCabrio si presentano con un design aggiornato, interni ulteriormente raffinati e contenuti tecnici evoluti. Al centro dell’offerta rimane il motore V6 Nettuno 3.0 biturbo, disponibile fino a 590 CV nella versione Trofeo, capace di spingere la GranTurismo oltre i 320 km/h. Il propulsore sfrutta la tecnologia di combustione a precamera derivata dal motorsport e condivisa con la MCPURA, confermando il trasferimento tecnologico tra competizioni e produzione stradale. Tutta la gamma dispone di serie della trazione integrale e delle sospensioni pneumatiche regolabili, soluzioni che consentono di coniugare comfort e dinamica di guida. Le due granturismo mantengono inoltre quattro veri posti, una caratteristica distintiva che permette di unire sportività e praticità nell’utilizzo quotidiano. Le nuove GranTurismo e GranCabrio sono disponibili in tre configurazioni. Le versioni da 490 CV privilegiano comfort ed eleganza, mentre le Trofeo da 590 CV esaltano il carattere sportivo grazie a scarico dedicato, assetto specifico e dettagli in fibra di carbonio. Al vertice si collocano le varianti Folgore, dotate di una tecnologia elettrica a 800 Volt con tre motori, oltre 1.200 CV installati e 760 CV disponibili alle ruote. La GranTurismo Folgore raggiunge i 325 km/h, mentre la GranCabrio Folgore, prima cabriolet completamente elettrica del segmento, arriva a 290 km/h. Importanti anche gli interventi sul piano aerodinamico e stilistico. Il frontale è stato completamente riprogettato con nuove prese d’aria, air curtain e splitter ottimizzati per incrementare l’efficienza aerodinamica e la deportanza. All’interno debuttano un nuovo volante ispirato al mondo delle corse, un Maserati Digital Clock ridisegnato, un’interfaccia grafica aggiornata e un sistema di monitoraggio che rileva distrazione e affaticamento del conducente. Ampio spazio viene dedicato alla personalizzazione attraverso il programma BOTTEGAFUORISERIE, che introduce nuove colorazioni esterne, finiture dedicate e inedite combinazioni per gli interni. Per la prima volta, anche la capote della GranCabrio può essere completamente personalizzata nell’ambito delle configurazioni Bespoke.
Accanto alle due granturismo, la nuova Grecale rafforza il proprio ruolo all’interno della gamma Maserati. Il D-SUV luxury della Casa modenese evolve con aggiornamenti estetici e tecnici che ne accentuano il carattere sportivo senza rinunciare a comfort e versatilità. Il nuovo frontale presenta una fascia più marcata e ribassata che accentua la percezione di larghezza, mentre paraurti e griglie ridisegnati migliorano l’efficienza aerodinamica. L’abitacolo viene aggiornato con un nuovo volante, un orologio digitale rivisitato e un selettore PRND con tecnologia aptica. Materiali autentici come pelle, legno e fibra di carbonio contribuiscono a elevare la qualità percepita, mentre il sistema MIA con display Ultra HD da 12,3 pollici, l’head-up display e l’impianto audio Sonus faber completano una dotazione tecnologica di alto livello.
Tra le principali novità tecniche figura il debutto del V6 Nettuno da 390 CV, disponibile nelle versioni Grecale V6 e Modena V6. Al vertice resta la Trofeo V6 da 530 CV, che accelera da 0 a 100 km/h in 3,8 secondi e raggiunge i 285 km/h. La Grecale Folgore conferma invece la proposta elettrica del modello, migliorando ulteriormente autonomia ed efficienza grazie a interventi aerodinamici e a nuovi algoritmi di gestione energetica. Le tre novità sono sviluppate e prodotte in Italia, tra Modena e Cassino, a testimonianza del forte legame tra Maserati e il territorio nazionale. Il lancio assume inoltre un valore simbolico nell’anno in cui il marchio celebra sia il centenario del Tridente sia il centenario della prima vittoria sportiva ottenuta da Alfieri Maserati alla Targa Florio del 1926, ribadendo il legame storico tra le vetture da competizione e quelle stradali.
Particolare attenzione è stata dedicata anche alla sostenibilità. Gli interni in pelle provengono da fornitori certificati secondo gli standard del Leather Working Group, di cui Maserati è membro attivo, confermando l’impegno verso una visione sempre più responsabile del lusso. Contestualmente al lancio debutta anche il nuovo Web Configurator Maserati, una piattaforma fotorealistica che consente ai clienti di visualizzare in tempo reale la propria vettura in ambientazioni tridimensionali immersive. Il nuovo strumento rappresenta un ulteriore passo nell’evoluzione del customer journey del marchio, integrando in un’unica esperienza showroom fisico e ambiente digitale con una qualità visiva di livello cinematografico.
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Giuseppe Valditara (Imagoeconomica)
Il ministro dell’Istruzione e del merito l’aveva già annunciato in altre occasioni: il recupero della tradizione e della memoria storica della civiltà occidentale è essenziale nella formazione delle generazioni future. Non si tratta di un ritorno al passato, di un orgoglio vagamente nostalgico, quanto della ripresa di un patrimonio essenziale oggi più che mai capace di affrontare le sfide del futuro. Riguardo alle quali torna utile anche l’apertura all’Intelligenza artificiale, adottata non certo in maniera selvaggia, bensì come strumento di lavoro da usare con spirito critico e finalizzato a funzioni all’interno di discipline precise. Quanto ai chiacchierati Promessi sposi, che fine fanno? Restano invariabilmente al secondo anno del percorso per l’importanza che questo libro ha nella «storia linguistica, culturale e civile» italiana. «Proprio in ragione di tale importanza», si legge nelle note del ministro, «è questo l’unico libro, oltre alla Commedia di Dante, la cui lettura sia (e debba restare) obbligatoria, in forma integrale o per ampi brani».
Le nuove Indicazioni nazionali per i licei, che modificano quelle del ministro Maria Stella Gelmini risalenti al 2010, sono state elaborate da una commissione ministeriale e sottoposte «a un lungo lavoro di ascolto, a decine di audizioni con il mondo associativo, scientifico e sindacale, comprese le associazioni delle famiglie» e sono giunte alla «stesura definitiva dopo un confronto con chi la scuola la vive ogni giorno». Per la prima volta hanno contribuito a questo lavoro anche le rappresentanze studentesche con un impegno costruttivo e proposte puntuali. La riforma Valditara si prefigge un rafforzamento dell’identità sul piano della formazione degli studenti e un’accelerazione nell’innovazione delle materie tecnico scientifiche, le cosiddette Stem (Scienza, tecnologia, ingegneria e matematica).
Al centro del nuovo impianto pedagogico e didattico c’è la persona. La formazione del giovane avviene attraverso quella che il ministro chiama «la rivoluzione del buon senso». Il liceo nelle sue diverse declinazioni è la scuola dell’adolescenza, ovvero «il tempo delle cose che accadono per la prima volta». Per la costruzione di una corretta soggettività giovanile, capace di relazioni emotive consapevoli e non discriminatorie, è necessario favorire rapporti con figure adulte autorevoli e coinvolgere in modo sistematico le famiglie degli studenti in una corresponsabilità che riguarda l’orientamento, la valutazione e il lavoro quotidiano in classe. L’obiettivo dei licei è valorizzare i talenti, promuovendo il merito in un corretto rapporto tra libertà e norma all’interno del quale lo spirito critico è la capacità di esprimere anche il dissenso, purché in modo argomentato.
Consistenti le novità didattiche definite e auspicate. Nel biennio di letteratura è consigliato l’approfondimento dei poemi classici della civiltà europea (Odissea ed Eneide) e, superando certe proteste pregiudiziali, «di alcune pagine della Bibbia, “grande codice” di ispirazione delle letterature». Detto del mantenimento dei Promessi sposi, la maggiore apertura agli autori contemporanei non sostituisce il canone, ma si aggiunge a esso. Nei primi due anni è raccomandata la lettura integrale di almeno sei autori contemporanei, italiani o stranieri. In filosofia si suggerisce un insegnamento comparato e, nell’ambito dell’educazione alla cittadinanza, l’approfondimento dei principi che hanno ispirato la Costituzione. Insieme alla letteratura e alla filosofia, anche la storia e la storia dell’arte si concentreranno sul recupero dell’identità occidentale. Ma lo studente, sottolinea il testo del ministro, «dovrà altresì essere in grado di riconoscere le caratteristiche delle civiltà più significative collocandone i percorsi storici entro un quadro comparativo di lungo periodo». La matematica, non più proposta come tecnica ma come percorso di crescita all’interno del quale anche l’errore sarà «un’opportunità di apprendimento e di confronto», è sottoposta a profonda revisione. In particolare, insegnando concetti e linguaggi che sono alla base dell’Intelligenza artificiale, al quinto anno se ne favorisce un uso consapevole per sviluppare una comprensione critica e responsabile del funzionamento di questi sistemi per imparare a «valutarne l’affidabilità e le implicazioni». Lo stesso uso vigile dell’IA è suggerito per gli ultimi anni di latino e greco, materie nelle quali la traduzione automatica, di cui si registra l’enorme espansione, non deve sostituire le strategie di problem solving.
La riforma del liceo punta a formare studenti che sappiano da dove vengono e dove vanno. Che siano, perciò più occidentali, usino l’intelligenza artificiale con giudizio e leggano con disinvoltura i testi della letteratura italiana ed europea. E i docenti? Non basta che si aggiornino, devono studiare anche loro, auspica Valditara. Giusto. Magari, sia detto sommessamente, facendo in modo che possano ritrovare l’orgoglio di una professione fondamentale ma, in realtà, fortemente mortificata.
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