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I Trevallion tolti dal bosco per finire allo zoo

I Trevallion tolti dal bosco per finire allo zoo
La famiglia Trevallion
La famiglia anglo-australiana è stata separata quasi un mese fa, ma i giudici ancora non hanno deciso sulla sorte dei bimbi. Osservati da «esperti» come animali in gabbia, mentre le loro informazioni, pure le più riservate, continuano a essere date in pasto ai media.

Viene da domandarsi da chi siano davvero danneggiati i bambini del bosco. Dalla famiglia, da papà Nathan e mamma Catherine che li facevano vivere in una antica casa di campagna con bagno esterno? Oppure dalle solerti istituzioni che da qualche tempo li stanno trattenendo in una casa famiglia per il loro «migliore interesse»? La domanda a questo punto è più che lecita. I piccoli Trevallion stanno in una struttura protetta da circa un mese. Sono stati portati via da casa il 20 novembre, con un robusto dispiegamento di forze e solo grazie all’intervento dell’allora avvocato della famiglia, Giovanni Angelucci, si ottenne che la madre potesse seguirli. Da allora vivono sotto osservazione, vedono il padre molto poco e in orari prestabiliti, incontrano la mamma in occasione dei pasti. Il tribunale dei minori dell’Aquila continua a rinviare la decisione sulla loro sorte: potranno tornare a casa per Natale?

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Caro Fontana, ora la applaude pure Fratoianni
Il presidente della Camera Lorenzo Fontana (Ansa)

Caro Lorenzo Fontana, caro presidente della Camera, le scrivo questa cartolina per farle i complimenti. Finalmente ce l’ha fatta: ha avuto gli applausi di Nicola Fratoianni. Dice che lei ha «evitato lo sfregio delle istituzioni». Anche i giornaloni, dopo averla infamata per anni, hanno compreso il suo valore: «Fontana fa argine al Far West di Montecitorio», ha titolato trionfale il Messaggero.

Il suo merito: aver tappato la bocca a chi voleva (democraticamente) proporre una legge per il rimpatrio dei clandestini, chiudendo loro in faccia le porte della Camera dei Deputati. Dove, anche sotto la sua presidenza, evidentemente la linea resta quella di sempre: tutte le opinioni sono libere, purché piacciano a Boldrini&Bonelli. Avanti popolo alla riscossa, Fontana rossa la trionferà.

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Tommy Robinson: «Ma quale neonazista. Lotto per un futuro senza più clandestini»
Tommy Robinson (Ansa)
Il britannico: «Voglio proteggere i nostri confini con muri e droni. È estremista? Allora lo sono. Salvini è uno dei pochi che ha capito».

La sua visita romana ha suscitato un’ondata di polemiche. Tommy Robinson è stupito di questa accoglienza e alla fine dell’intervista scherza: questo colloquio lo dedico ai miei detrattori.

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Lucio Malan: «O con lo Stato o con i violenti. Non esiste una via di mezzo»
Lucio Malan (Imagoeconomica)
Il capogruppo di Fdi al Senato: «L’assalto al poliziotto è tentato omicidio. Il sindaco dem di Torino considera Askatasuna un luogo di arricchimento culturale. Ma fa guerriglia».

«L’assalto a quel poliziotto è tentato omicidio e mi aspetto che questo sia il capo di accusa. Calci, pugni e martelli: quel ragazzo lo volevano morto». Lucio Malan, presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, dopo il caos di Torino analizza l’allarme sicurezza e allarga le braccia: «Ha ragione il procuratore di Torino: c’è una buona borghesia che ancora tollera e giustifica».

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La sinistra condanna le violenze. Poi però se la piglia con il governo
Ansa
All’inizio hanno taciuto. Dopo il video, però, i «coraggiosi» progressisti non potevano più e hanno denunciato il fatto sproloquiando sulla destra che strumentalizza. Avs: «Se non avessero sgomberato il centro sociale...».

Chi siano e quale sia la loro provenienza ideologica è più che chiaro a tutti, compresi i loro sponsor. Del resto, i metodi parlano per loro: attacchi dieci contro uno, calci a un agente a terra senza casco e, soprattutto, le martellate che fanno vero antifascista. Sono antagonisti dei centri sociali, caricatura del comunismo che fu, residui bellicosi di un passato sconfitto. Gente che accetta e alimenta il conflitto sociale solo se può stravincere giocando sporco, consapevole di avere le spalle politicamente coperte. Chi siano lo sanno tutti, ma indovinate a chi danno la colpa? Ai fascisti, alla destra. Sulle prime, come sempre, i coraggiosi progressisti hanno taciuto, sperando che le imprese dei loro protetti passassero sotto silenzio: dopo tutto il più delle volte finisce così.

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