- Dopo l’elezione del sindaco Anne Hidalgo, la Capitale francese è amministrata più dall’ideologia che dalla politica. Alcune zone sono diventate invivibili per i residenti, specie a Nordest, dove si incontrano Decimo, Diciottesimo, Diciannovesimo e Ventesimo arrondissement, quartieri invasi da droga, prostituzione, insicurezza, borseggiatori e sporcizia.
- La denuncia di Pierre Liscia, consigliere comunale del Diciottesimo arrondissement: «Il quartiere Porte de La Chapelle.
- Abbiamo individuato sei quartieri caduti nel degrado, vittima della sottomissione e difficili da approcciare per i turisti. Se voleste però andare a Gare du Nord, la Chapelle e Goutte d’Or potreste vedere opere di Banksy e la Chiesa dove pregava Giovanna d’Arco. Ai più coraggiosi indichiamo anche hotel e ristoranti.
Lo speciale contiene due articoli e sei approfondimenti sui posti da evitare o visitare con attenzione
«Qual è il dipartimento più giovane di Francia, che crea più impresa, che ha uno stadio di livello mondiale e due aeroporti internazionali? Seine-Saint-Denis è San Francisco! Ma solo il mare, rispetto alla California». Le parole pronunciate all’inizio di febbraio da Emmanuel Macron rendono bene l’idea dello scollamento dell’élite politica dalla realtà. La “California” di Francia, infatti, è un misto di degrado, violenza, islamismo montante, teppismo. Per un francese qualsiasi, basta il semplice codice del dipartimento, il 93, per capire che è meglio starsene alla larga.
Eppure, in questa ampia zona di Francia che già non è più Francia, c’è anche il cuore pulsante della tradizione esagonale. Nella basilica gotica di Saint-Denis, infatti, sorta lì dov’era un cimitero gallo romano, sorge la necropoli dei re di Francia, a cominciare da quel Carlo Martello che sconfisse i mori a Poitiers. Eppure chi avrebbe il coraggio, oggi, di prendere in qualche ora poco frequentata la linea 13 della metropolitana per arrivare alla Basilica, con il rischio di finire nel mirino di qualcuno dei nuovi “mori” che spadroneggiano nel quartiere (nel 2011 i minorenni di origine straniera erano il 60% del totale)?
Secondo l’inchiesta «Victimation et Sentiment d’Insécurité» in Ile de France, realizzata nel 2017 dall’Institut d’aménagement et d’urbanisme, è proprio la “California” macroniana, cioè la Seine-Saint-Denis, il dipartimento in cui il sentimento di insicurezza si è fatto maggiormente largo: 58,6%.
Ma guai a pensare che la banlieue a nord di Parigi costituisca una “riserva”, certo preoccupante, ma comunque isolata, di violenza e degrado. Anche nel cuore della Parigi turistica, all’ombra di monumenti visitati ogni anno da milioni di persone si celano insidie dello stesso tipo. È il caso del Trocadéro, l’area monumentale di Parigi situata sulla riva destra della Senna e che si estende dal Palais de Chaillot fino al Pont d’Iéna, di fronte alla Torre Eiffel. Anche qui, non mancano bande di immigrati, spacciatori, vandali e chi più ne ha più ne metta.
E che dire delle atmosfere piccanti di Pigalle, il Moulin rouge, il can can, quella Parigi festaiola e libertina che tanto ha caratterizzato l’immaginario di artisti, scrittori e registi? Chi sia rimasto fermo ai film in bianco e nero della Nouvelle Vague troverà un quartiere estremamente diverso, che poco o nulla ha a che fare con la douce France e non di rado mostra il suo volto pericoloso. Nello stesso quadrante della città, il turista cercherà invano alla Goutte d’Or le vigne di cabernet che danno il nome al quartiere (“la goccia d’oro”), ma in compenso vi potrà trovare ragazzini marocchini strafatti di crack, che derubano i passanti e la notte, non avendo alcun riparo dove andare, si infilano nelle lavatrici automatiche delle lavanderie a gettoni.
Il sogno della città del romanticismo, dell’arte, della cultura, della cucina, dei divertimenti e della gioia di vivere nasconde quindi un incubo. Per quanto tempo il brand di Parigi, ovviamente fortissimo nell’immaginario collettivo globale, riuscirà a essere più potente della realtà, in attesa di interventi strutturali sulla sicurezza che il politicamente correttissimo sindaco della città non sembra avere intenzione di fare?
Migliaia di italiani visitano Parigi ogni anno. Numerosissimi sono quelli che vi abitano, condividendo con gli altri parigini, i pregi e i difetti della Ville Lumière. Una città che, soprattutto dopo l’elezione alla carica di sindaco di Anne Hidalgo, viene amministrata più dall’ideologia che dalla politica. Così in certi arrondissement – i municipi in cui è divisa Parigi – alcune zone sono diventate invivibili per i residenti. Questo è particolarmente vero nella zona Nordest. Lì dove si incontrano Decimo, Diciottesimo, Diciannovesimo e Ventesimo arrondissement. Risse, droga, prostituzione, insicurezza, borseggiatori e sporcizia hanno invaso certi quartieri di questi arrondissement. Ad aggravare la situazione ha contribuito anche l’emergenza umanitaria dei migranti che, dopo aver risalito l’Italia si ritrovano a Parigi proprio nel Nordest, prima di ripartire per Calais dove tentano la traversata della Manica. Se i picchi di sans-papier accampati nelle strade di queste zone, risalgono a qualche anno fa, è vero che certe aree sono, ancora oggi, dei campi di clandestini a cielo aperto. Zone in cui la legge della République, cede il posto a quella di trafficanti e sfruttatori di ogni genere. Più o meno lo stesso discorso vale per certi Hlm, le case popolari. Negli anni, il clientelismo e le mire elettorali di vari politici, hanno creato delle situazioni esplosive. Fortunatamente nella capitale francese ci sono anche aree dove si può vivere serenamente. Il bello di Parigi è anche questo. Basta attraversare qualche via senza nemmeno cambiare arrondissement, e ci si lascia alle spalle un quartiere degradato, per entrare in uno pulito e ben curato. Con questo speciale de La Verità, potrete scoprire quali sono le zone da evitare la prossima volta che andrete a Parigi. Senza dimenticare che, comunque, questa città può offrire molte opportunità.
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