L'impianto visivo è il primo elemento a dichiarare il carattere dello spettacolo. L’estetica non è un abbellimento, ma il linguaggio primario dell’evento. I visual alternano glitch digitali, motivi religiosi destrutturati, scritte sovrapposte e frammenti di pelle che scorrono come in un’installazione museale. Ogni colore è selezionato per creare un impatto più narrativo che decorativo: rossi acidi, bianchi clinici, neri saturi, campiture che accompagnano la musica senza mai soffocarla. È un concerto che sembra progettato da un team in cui designer, visual artist e musicisti hanno lo stesso peso decisionale.
Sul fronte stilistico, G-Dragon conferma perché è considerato un riferimento planetario. Gli outfit non sono “cambi di costume”, ma capitoli di un discorso visivo. Dalle silhouette oversize quasi monastiche ai capi in latex liquido, fino alle giacche dal taglio spezzato, ogni elemento contribuisce a un’idea precisa di corpo scenico: mutevole, affilato, spesso volutamente non riconciliato con il canone pop tradizionale. Non cerca di essere bello: cerca di essere significativo. E, come sempre, ci riesce.
La musica, ripensata per il live, si distacca dalle versioni da studio e diventa più cruda, più stratificata. I brani storici vengono destrutturati e ricomposti con un approccio quasi curatoriale, come se ogni pezzo dovesse trovare una collocazione esatta nell’architettura dello show. La band è discreta, quasi invisibile, lasciando spazio a un sound design che amplifica basse frequenze, percussioni metalliche e distorsioni controllate. Le hit non arrivano per nostalgia, ma per reinterpretazione: non celebrano il passato, lo aggiornano.
Il carisma dell’artista emerge in modo meno evidente rispetto ai tour precedenti, ma più incisivo. G-Dragon non punta sul coinvolgimento diretto del pubblico: preferisce un magnetismo silenzioso, costruito su micro-gesti, spostamenti minimi, improvvisi rallentamenti del corpo. È un controllo dello spazio che ricorda più la performance art che il pop mainstream, e che trasforma la venue in una camera di risonanza emotiva.
Uno dei momenti più sorprendenti arriva quando l’intero impianto sonoro si spegne e rimane soltanto la sua voce in controluce. Nessuna scenografia, nessuna sovrastruttura. Lì si manifesta il nucleo dello spettacolo: un artista che può permettersi di sottrarre tutto senza perdere intensità. È la prova che la grandiosità del concerto non dipende dall’apparato, ma dalla coerenza della visione.
Il finale segue la stessa logica: asciutto, preciso, privo di concessioni. Niente bis, niente sorprese forzate. Solo un’uscita calibrata che lascia lo spettatore con l’idea di aver assistito non a una semplice serie di canzoni, ma a una costruzione estetica completa, firmata in ogni sua parte.
Il concerto di G-Dragon, in definitiva, non è pensato per essere facile: è pensato per essere ricordato. Ed è proprio questa la sua forza.
Dall'intimo rosso italiano al «salto del nuovo anno» in Danimarca, ecco come portare fortuna e prosperità nel nuovo anno.
Il Capodanno è una celebrazione universale che segna il passaggio verso un nuovo inizio, carico di speranze, desideri e simbolismi. Le tradizioni con cui i diversi Paesi festeggiano questa transizione riflettono culture uniche, ma spesso condividono un tema comune: augurare felicità, fortuna e prosperità per l’anno a venire. Ecco alcune delle tradizioni più affascinanti e particolari che si svolgono in giro per il mondo.
In molte culture, il cibo riveste un ruolo fondamentale durante il Capodanno. In Italia, mangiare lenticchie alla mezzanotte è simbolo di abbondanza e prosperità, grazie alla loro forma rotonda che richiama le monete. In Spagna e in molti Paesi dell’America Latina, invece, si usa mangiare 12 chicchi d’uva, uno per ogni rintocco dell’orologio, per assicurarsi fortuna nei 12 mesi successivi. Anche la scelta dell’abbigliamento contribuisce ai riti propiziatori: in Italia e in Cina il rosso è considerato un colore di buon auspicio, mentre in Venezuela il giallo è associato alla prosperità e alla felicità.
In Scozia, la notte di San Silvestro è nota come «Hogmanay», e una delle tradizioni più sentite è il «first-footing». Questo rito consiste nell’accogliere la prima persona che varca la soglia di casa dopo la mezzanotte, la quale porta simbolicamente fortuna per l’anno nuovo. Tradizionalmente, il «first-footer» ideale è un uomo dai capelli castani, che porta in dono oggetti simbolici come biscotti, whiskey o carbone – quest’ultimo rappresenta calore e felicità per i mesi futuri.
Per gli amanti dei viaggi, la Colombia offre una tradizione perfetta: portare una valigia vuota in giro per casa o nel quartiere a mezzanotte. Questo rito, diffuso anche in altri Paesi dell’America Latina, simboleggia il desiderio di un anno ricco di avventure, viaggi e scoperte. Una valigia in mano diventa dunque un augurio di libertà e opportunità.
In Finlandia, un’antica tradizione predittiva aggiunge un tocco di mistero alla notte di Capodanno. Conosciuta come «tinanvalanta», consiste nel fondere piccoli ferri di cavallo di latta e gettarli in acqua fredda per osservare le forme che si creano. Ogni figura è interpretata come un presagio per l’anno nuovo: un’ancora può significare stabilità, mentre una forma minacciosa, come uno squalo, può rappresentare pericoli in arrivo. Questo rituale è un esempio di «molibdomanzia», un’arte divinatoria che affonda le sue radici nell’antica Grecia.
In Catalogna, il folklore di fine anno ruota attorno all'«Home dels Nassos», o «l’uomo dei nasi». Questa figura mitica ha tanti nasi quanti sono i giorni dell’anno, perdendone uno ogni giorno fino al 31 dicembre. I bambini vengono incoraggiati a cercarlo l’ultimo giorno dell’anno, immaginando di trovare qualcuno con centinaia di nasi, quando invece l’«uomo dei nasi» potrebbe essere qualsiasi passante – un gioco che unisce magia e divertimento.
In Danimarca, si celebra il Capodanno con il «salto nel nuovo anno» (hoppe ind i det nye år), un gesto scaramantico e gioioso. Allo scoccare della mezzanotte, le persone si posizionano su sedie o divani per poi saltare giù, simboleggiando il passaggio verso l’anno nuovo. Questo gesto rappresenta un modo simbolico per abbandonare il passato e accogliere il futuro con entusiasmo.
Gesto di cura indispensabile, specialmente durante l'inverno, quando la pelle è più soggetta a rossori e screpolature.
Lo speciale contiene gallery fotografiche.
L’inverno porta con sé un’atmosfera incantata fatta di paesaggi innevati, luci calde e momenti di convivialità, ma è anche una stagione che mette a dura prova la nostra pelle.
Le mani, in particolare, sono tra le prime a risentire degli effetti del freddo e del vento. Secchezza, screpolature e rossori sono solo alcune delle conseguenze di temperature rigide e di frequenti sbalzi termici. Ecco perché la crema mani diventa un alleato indispensabile per la cura e la protezione della pelle durante i mesi più freddi.
Le mani, essendo costantemente esposte agli agenti atmosferici, tendono a perdere più facilmente l’idratazione naturale. In inverno, la combinazione di aria fredda all’esterno e riscaldamento all’interno aggrava la situazione, causando una disidratazione che può portare non solo a fastidi estetici ma anche a problemi come taglietti e irritazioni. Inoltre, l’uso frequente di detergenti e gel igienizzanti, ormai entrato nella nostra routine quotidiana, contribuisce a indebolire la barriera cutanea.
Una buona crema mani non è solo una coccola, ma un vero trattamento di bellezza e salute per la pelle. Grazie a ingredienti come glicerina, burro di karité e oli naturali, ripristina il livello di idratazione, crea una barriera protettiva contro gli agenti esterni, favorisce il recupero della pelle danneggiata e allevia istantaneamente la sensazione di pelle che tira o screpolata.
Ogni pelle ha esigenze diverse, quindi è importante scegliere una crema adatta. Le formule leggere e a rapido assorbimento sono ideali per un uso quotidiano, mentre quelle più ricche sono perfette per la notte. Scegliere prodotti con principi attivi naturali e senza parabeni o siliconi garantisce inoltre una cura delicata ma efficace, mentre per le pelli sensibili è meglio optare per creme prive di profumi.
Applicare la crema mani dovrebbe diventare un rituale quotidiano, soprattutto in inverno. Portarne sempre una in borsa e utilizzarla più volte al giorno, soprattutto dopo aver lavato le mani, è il segreto per una pelle morbida e protetta. La sera, dedicarsi un momento di relax con un massaggio alle mani, applicando una crema nutriente, aiuterà non solo la pelle ma anche il benessere generale.
Abbiamo selezionato una serie di creme mani ideali per l’inverno: dalle formule idratanti più leggere a quelle ultra-nutrienti per pelli particolarmente secche. Scopri la nostra gallery e scegli la tua alleata per mani sempre morbide e curate.















