True
2023-08-16
Serie A, si riapre la caccia allo Scudetto
True
Ansa
A poco più di 48 ore dall’inizio della nuova stagione, facciamo le carte al campionato che sarà. La Serie A 2023/2024, almeno sulla carta, parte con più di un’incognita e molto equilibrio, almeno per quel che riguarda la parte alta della classifica. Difficile come non mai quest'estate comporre una griglia di partenza. Dopo la splendida e trionfale cavalcata della scorsa stagione, mettere il Napoli in cima alla lista delle favorite sarebbe semplice, ma sui partenopei sorgono alcuni dubbi legati innanzitutto al cambio di allenatore: i giocatori erano entrati in perfetta sincronia con i dettami tecnico-tattici di Luciano Spalletti, ripetersi sotto la guida di Rudi Garcia potrebbe richiedere più tempo e non è affatto scontato che ci si possa riuscire. La garanzia, però, è rappresentata, almeno per il momento, dalla permanenza all’ombra del Vesuvio dei big in attacco: Victor Osimhen e Khvicha Kvaratskhelia. Il nigeriano, capocannoniere dello scorso campionato con 26 gol, è vicino al rinnovo di contratto con Aurelio De Laurentiis, ma il calciomercato è pazzo come non mai, soprattutto quest’estate dove a farlo da padrone sono i petrodollari provenienti dall’Arabia Saudita, il cui mercato dei trasferimenti chiude il 20 settembre, 17 giorni dopo rispetto a quello italiano. Dopo il rifiuto di un’offerta di 140 milioni di euro, però, è difficile che il Napoli lasci partire il suo bomber in questa finestra di mercato. Anche sul georgiano, vera rivelazione della Serie A 2022/2023, a inizio luglio c’erano delle sirene di mercato provenienti dalla Premier League, sponda Liverpool, con i Reds che in caso di partenza di Mohamed Salah, richiesto fortemente dall’Al Ittihad, squadra che ha già acquistato Karim Benzema, N’golo Kanté e Fabinho, potrebbero fiondarsi proprio sul numero 77 napoletano. Il Napoli, finora, è riuscito a resistere all’assalto dei suoi calciatori migliori, dovendo sacrificare «solo» il difensore centrale coreano Kim MIn-jae, andato al Bayern Monaco per 50 milioni di euro, rimpiazzato con il brasiliano 22enne Natan, prelevato dal Bragantino per 10 milioni.
Tra le pretendenti allo Scudetto, oltre al Napoli, vanno sicuramente inserite le milanesi e la Juventus. Il Milan, dopo il quinto posto dello scorso anno diventato quarto grazie alla penalizzazione inflitta alla Juventus, è la squadra che ha cambiato più di tutte. Dal licenziamento dall'area tecnica di Paolo Maldini e Ricky Massara, al parco giocatori con la cessione record di Sandro Tonali, passato agli inglesi del Newcastle per 80 milioni di euro, e l'arrivo di otto nuovi innesti: dal secondo portiere Marco Sportiello, ai centrocampisti Tijjani Reijnders, Ruben Loftus-Cheek, Yunus Musah, Christian Pulisic e agli attaccanti Luka Romero, Samuel Chukwueze e Noah Okafor. I rossoneri, a differenza del Napoli hanno mantenuto la guida tecnica ma hanno rivoluzionato la rosa. Per questo motivo Stefano Pioli ha lavorato durante il ritiro estivo a nuovi assetti: l'incognita principale del nuovo progetto del Milan, a caccia del ventesimo scudetto che significherebbe cucire la seconda stella sulla maglia, riguarda il tempo che ci vorrà per l'inserimento dei nuovi giocatori. Seconda stella ambita anche dai cugini nerazzurri: l'Inter è reduce da una stagione che l'ha vista fortemente stentare in campionato con 12 sconfitte, ma conquistare due trofei (Coppa Italia e Supercoppa italiana) e giungere fino alla finale di Champions League, persa a Istanbul 1-0 contro il Manchester City. Simone Inzaghi ha mantenuto gran parte della sua rosa, dovendo rinunciare a Romelu Lukaku, il cui ritorno dal Chelsea è saltato dopo la clamorosa rottura dovuta a una trattativa parallela con la Juventus, a Edin Dzeko trasferitosi in Turchia al Fenerbahçe, a Marcelo Brozovic andato in Arabia Saudita all'Al Nasr di Cristiano Ronaldo e agli esterni di fascia Robin Gosens, passato in Bundesliga all'Union Berlino, e Raoul Bellanova, andato al Torino dopo la fine del prestito dal Cagliari. Il dg Beppe Marotta li ha sostituiti con Marko Arnautovic preso dal Bologna, Marcus Thuram arrivato a parametro zero dopo l'esperienza con il Borussia Mönchengladbach, Davide Frattesi dal Sassuolo, Juan Cuadrado, ingaggiato a sorpresa dopo la scadenza di contratto con la Juve, e Carlos Augusto dal Monza, uno dei migliori esterni sinistri dello scorso campionato.
E poi c'è la Juve. I bianconeri non si sono quasi mossi sul mercato a causa di una situazione di bilancio da rimettere in ordine. Il colpo più importante finora non è stato messo a segno sul campo ma sulla scrivania, con l'arrivo dal Napoli del direttore sportivo Cristiano Giuntoli. A disposizione di Massimiliano Allegri per ora, rispetto all'anno scorso, c'è Timothy Weah, preso dal Lille per sostituire proprio Cuadrado. L'estate bianconera è stata caratterizzata a lungo dalla trattativa che avrebbe dovuto portare Lukaku a Torino e Dusan Vlahovic al Chelsea, ma al momento la distanza che c'è tra i due club sul conguaglio economico da corrispondere in favore della Juve, ha bloccato lo scambio. Stando così le cose, sembra difficile vedere una Juventus tanto diversa dalla passata stagione, anche se l'assenza degli impegni europei, alla lunga potrebbe favorire la squadra di Allegri, a caccia di riscatto dopo due annate molto complicate e senza trofei. E poi ci sono le due romane, l'Atalanta, la Fiorentina, pronte a inserirsi là davanti, quantomeno per un posto in Champions o in Europa. La Lazio punta molto sui meccanismi di gioco ben collaudati di Maurizio Sarri, anche se ha dovuto rinunciare a Sergej Milinkovic-Savic, andato al Al Hilal per 40 milioni di euro, e avrà l'impegno europeo infrasettimanale, la Roma ha incontrato più di una difficoltà in sede di mercato per dare a José Mourinho una rosa all'altezza, ma si sta muovendo proprio in questi giorni per rimediare le lacune di una rosa che dovrà fare a meno a lungo dell'attaccante Tammy Abraham, infortunatosi gravemente durante l'ultima partita dello scorso campionato, e al centrocampista serbo Nemanja Matic, trasferitosi in Francia al Rennes. L'Atalanta è forse la squadra che si è mossa meglio sul mercato ed è pronta a tornare a stupire come qualche anno fa: ha ceduto alla cifra record di 85 milioni il classe 2003 Rasmus Højlund al Manchester United e ha subito reinvestito su Gianluca Scamacca (30 milioni dal West Ham), El Bilal Touré (30 milioni dall'Almeria) e Charles De Ketelaere (in prestito oneroso di 3 milioni dal Milan). Anche la Fiorentina si è mossa piuttosto bene sul mercato: su tutti il colpo dall'Argentina Lucas Beltran, centrocampista offensivo classe 2001 preso dal River Plate per 25,5 milioni di euro e l'attaccante ex Spezia Mbala Nzola, oltre al centrocampista brasiliano Arthur arrivato in prestito dalla Juve.
Continua a leggereRiduci
Tra tre giorni ricomincia il campionato: il Napoli affidato a Rudi Garcia cerca il bis, la Juve vuole e deve riscattare due anni senza trofei, Inter e Milan per la seconda stella. Ma non solo: le ambizioni dell’Atalanta, le possibilità di Lazio e Roma per un posto in Champions.A poco più di 48 ore dall’inizio della nuova stagione, facciamo le carte al campionato che sarà. La Serie A 2023/2024, almeno sulla carta, parte con più di un’incognita e molto equilibrio, almeno per quel che riguarda la parte alta della classifica. Difficile come non mai quest'estate comporre una griglia di partenza. Dopo la splendida e trionfale cavalcata della scorsa stagione, mettere il Napoli in cima alla lista delle favorite sarebbe semplice, ma sui partenopei sorgono alcuni dubbi legati innanzitutto al cambio di allenatore: i giocatori erano entrati in perfetta sincronia con i dettami tecnico-tattici di Luciano Spalletti, ripetersi sotto la guida di Rudi Garcia potrebbe richiedere più tempo e non è affatto scontato che ci si possa riuscire. La garanzia, però, è rappresentata, almeno per il momento, dalla permanenza all’ombra del Vesuvio dei big in attacco: Victor Osimhen e Khvicha Kvaratskhelia. Il nigeriano, capocannoniere dello scorso campionato con 26 gol, è vicino al rinnovo di contratto con Aurelio De Laurentiis, ma il calciomercato è pazzo come non mai, soprattutto quest’estate dove a farlo da padrone sono i petrodollari provenienti dall’Arabia Saudita, il cui mercato dei trasferimenti chiude il 20 settembre, 17 giorni dopo rispetto a quello italiano. Dopo il rifiuto di un’offerta di 140 milioni di euro, però, è difficile che il Napoli lasci partire il suo bomber in questa finestra di mercato. Anche sul georgiano, vera rivelazione della Serie A 2022/2023, a inizio luglio c’erano delle sirene di mercato provenienti dalla Premier League, sponda Liverpool, con i Reds che in caso di partenza di Mohamed Salah, richiesto fortemente dall’Al Ittihad, squadra che ha già acquistato Karim Benzema, N’golo Kanté e Fabinho, potrebbero fiondarsi proprio sul numero 77 napoletano. Il Napoli, finora, è riuscito a resistere all’assalto dei suoi calciatori migliori, dovendo sacrificare «solo» il difensore centrale coreano Kim MIn-jae, andato al Bayern Monaco per 50 milioni di euro, rimpiazzato con il brasiliano 22enne Natan, prelevato dal Bragantino per 10 milioni.Tra le pretendenti allo Scudetto, oltre al Napoli, vanno sicuramente inserite le milanesi e la Juventus. Il Milan, dopo il quinto posto dello scorso anno diventato quarto grazie alla penalizzazione inflitta alla Juventus, è la squadra che ha cambiato più di tutte. Dal licenziamento dall'area tecnica di Paolo Maldini e Ricky Massara, al parco giocatori con la cessione record di Sandro Tonali, passato agli inglesi del Newcastle per 80 milioni di euro, e l'arrivo di otto nuovi innesti: dal secondo portiere Marco Sportiello, ai centrocampisti Tijjani Reijnders, Ruben Loftus-Cheek, Yunus Musah, Christian Pulisic e agli attaccanti Luka Romero, Samuel Chukwueze e Noah Okafor. I rossoneri, a differenza del Napoli hanno mantenuto la guida tecnica ma hanno rivoluzionato la rosa. Per questo motivo Stefano Pioli ha lavorato durante il ritiro estivo a nuovi assetti: l'incognita principale del nuovo progetto del Milan, a caccia del ventesimo scudetto che significherebbe cucire la seconda stella sulla maglia, riguarda il tempo che ci vorrà per l'inserimento dei nuovi giocatori. Seconda stella ambita anche dai cugini nerazzurri: l'Inter è reduce da una stagione che l'ha vista fortemente stentare in campionato con 12 sconfitte, ma conquistare due trofei (Coppa Italia e Supercoppa italiana) e giungere fino alla finale di Champions League, persa a Istanbul 1-0 contro il Manchester City. Simone Inzaghi ha mantenuto gran parte della sua rosa, dovendo rinunciare a Romelu Lukaku, il cui ritorno dal Chelsea è saltato dopo la clamorosa rottura dovuta a una trattativa parallela con la Juventus, a Edin Dzeko trasferitosi in Turchia al Fenerbahçe, a Marcelo Brozovic andato in Arabia Saudita all'Al Nasr di Cristiano Ronaldo e agli esterni di fascia Robin Gosens, passato in Bundesliga all'Union Berlino, e Raoul Bellanova, andato al Torino dopo la fine del prestito dal Cagliari. Il dg Beppe Marotta li ha sostituiti con Marko Arnautovic preso dal Bologna, Marcus Thuram arrivato a parametro zero dopo l'esperienza con il Borussia Mönchengladbach, Davide Frattesi dal Sassuolo, Juan Cuadrado, ingaggiato a sorpresa dopo la scadenza di contratto con la Juve, e Carlos Augusto dal Monza, uno dei migliori esterni sinistri dello scorso campionato.E poi c'è la Juve. I bianconeri non si sono quasi mossi sul mercato a causa di una situazione di bilancio da rimettere in ordine. Il colpo più importante finora non è stato messo a segno sul campo ma sulla scrivania, con l'arrivo dal Napoli del direttore sportivo Cristiano Giuntoli. A disposizione di Massimiliano Allegri per ora, rispetto all'anno scorso, c'è Timothy Weah, preso dal Lille per sostituire proprio Cuadrado. L'estate bianconera è stata caratterizzata a lungo dalla trattativa che avrebbe dovuto portare Lukaku a Torino e Dusan Vlahovic al Chelsea, ma al momento la distanza che c'è tra i due club sul conguaglio economico da corrispondere in favore della Juve, ha bloccato lo scambio. Stando così le cose, sembra difficile vedere una Juventus tanto diversa dalla passata stagione, anche se l'assenza degli impegni europei, alla lunga potrebbe favorire la squadra di Allegri, a caccia di riscatto dopo due annate molto complicate e senza trofei. E poi ci sono le due romane, l'Atalanta, la Fiorentina, pronte a inserirsi là davanti, quantomeno per un posto in Champions o in Europa. La Lazio punta molto sui meccanismi di gioco ben collaudati di Maurizio Sarri, anche se ha dovuto rinunciare a Sergej Milinkovic-Savic, andato al Al Hilal per 40 milioni di euro, e avrà l'impegno europeo infrasettimanale, la Roma ha incontrato più di una difficoltà in sede di mercato per dare a José Mourinho una rosa all'altezza, ma si sta muovendo proprio in questi giorni per rimediare le lacune di una rosa che dovrà fare a meno a lungo dell'attaccante Tammy Abraham, infortunatosi gravemente durante l'ultima partita dello scorso campionato, e al centrocampista serbo Nemanja Matic, trasferitosi in Francia al Rennes. L'Atalanta è forse la squadra che si è mossa meglio sul mercato ed è pronta a tornare a stupire come qualche anno fa: ha ceduto alla cifra record di 85 milioni il classe 2003 Rasmus Højlund al Manchester United e ha subito reinvestito su Gianluca Scamacca (30 milioni dal West Ham), El Bilal Touré (30 milioni dall'Almeria) e Charles De Ketelaere (in prestito oneroso di 3 milioni dal Milan). Anche la Fiorentina si è mossa piuttosto bene sul mercato: su tutti il colpo dall'Argentina Lucas Beltran, centrocampista offensivo classe 2001 preso dal River Plate per 25,5 milioni di euro e l'attaccante ex Spezia Mbala Nzola, oltre al centrocampista brasiliano Arthur arrivato in prestito dalla Juve.
(Getty Images)
Il nodo ha un nome e un cognome: Sinochem. Primo azionista con il 37% del capitale, quota robusta, presenza ingombrante, nazionalità cinese. L’arrivo in Pirelli è datato 2015 quando ancora si chiamava ChemChina e l’Italia guardava a Pechino come al bancomat globale e non come al concorrente sistemico. Altri tempi. Oggi lo scenario è capovolto: l’alleato americano diffida, l’Unione europea prende appunti e Palazzo Chigi deve scegliere. In attesa, Pirelli continua a vendere negli Stati Uniti i suoi pneumatici «intelligenti», che servono a migliorare la precisione di guida con le informazioni che mandano a chi sta al volante. Ed è proprio qui che Washington ha messo il lucchetto: niente hardware e software riconducibili a interessi cinesi.
Pirelli senza cervello tecnologico non è più Pirelli.
Negli ultimi mesi, raccontano fonti ben informate, i funzionari americani hanno fatto sapere a Roma che il tempo delle ambiguità è finito. Il governo italiano valuta. Valuta un nuovo intervento, valuta una stretta, valuta soprattutto quanto sia sostenibile tenere insieme tutto. Perché la partita non è solo industriale, è politica. Sinochem non è un’azienda qualsiasi. È un gruppo controllato dallo Stato cinese, figlio della fusione con ChemChina avvenuta nel 2021. Ogni mossa ha inevitabilmente un riflesso diplomatico.
Ed è qui che il gioco si fa delicato. Roma non vuole uno scontro con Pechino, ma non può permettersi di perdere Washington. Un equilibrio delicato, quasi da funamboli, mentre sotto c’è il vuoto del mercato globale. Il management di Pirelli ha provato a chiudere la questione in modo ordinato. Ha presentato opzioni, ha suggerito vie d’uscita, ha lasciato intendere che una cessione sarebbe la soluzione più indolore. Dall’altra parte, però, nessuna fretta. Per mesi. Poi qualcosa si è mosso. Sinochem ha incaricato Bnp Paribas di esplorare possibili opzioni di vendita. Un segnale. Non una resa, ma nemmeno un muro. Un modo per dire: ascoltiamo.
Ma il calendario non è elegante. Marzo incombe. E se non arriva un compromesso, il governo ha già pronto il copione dell’ultimo atto: sospensione dei diritti di voto. Il Golden power nella sua versione più muscolare. Quella che non toglie le azioni, ma toglie la voce. Adolfo Urso prova a raccontarla come una storia di dialogo ritrovato. Dice che è positivo che le parti siano tornate a parlarsi. Ricorda che l’Italia farà la sua parte per evitare l’esclusione di Pirelli dal mercato Usa. È il linguaggio necessario quando si cammina sulle uova, ma sotto quelle uova c’è già il brontolare della crepa.
Perché le tensioni tra Pirelli e Sinochem non nascono oggi. Esplodono quando l’azionista cinese tenta di rafforzare il controllo dopo la fusione, quando la governance diventa un campo minato, quando Marco Tronchetti Provera vice presidente esecutivo, lancia l’allarme sui rischi della presenza cinese.
Da lì parte l’intervento del 2023: limiti all’accesso alle informazioni, protezione della tecnologia, maggioranze qualificate blindate nel consiglio di amministrazione. Nell’aprile 2025 arriva lo strappo vero: Sinochem perde il controllo della governance. Un colpo secco, che aumenta la tensione e costringe il governo a un lavoro diplomatico sotterraneo per evitare l’incidente internazionale. L’indagine archiviata a settembre sulla China National Rubber Company è il classico ramoscello d’ulivo: non risolve, ma calma.
Perché il rischio non è teorico. È scritto nero su bianco: senza una soluzione, Pirelli è tagliata fuori dal mercato Usa. E nessun comunicato stampa, nessuna formula di compromesso lessicale, potrà compensare un colpo del genere. Alla fine, la questione è semplice quanto brutale: chi comanda davvero. Se l’azionariato resta cinese, Washington chiude la porta. Se Roma interviene, Pechino prende nota. Se si tergiversa, il mercato decide. Per questo Palazzo Chgi ha messo sul tavolo l’aut aut: fuori dal controllo di Pirelli o tagliamo i diritti di voto utilizzando i poteri speciali del «golden power» . Non è una minaccia, è una constatazione. La geopolitica non fa sconti.
Continua a leggereRiduci
Berlino durante il blackout del 3 gennaio 2026 (Ansa)
Decine di migliaia di case sono rimaste improvvisamente senza riscaldamento, Internet e telefono, a temperature sotto lo zero e di notte anche sotto i 10 gradi. Ma l’incendio doloso appiccato nel distretto di Steglitz-Zehlendorf è stato già rivendicato dal gruppo di estrema sinistra «Vulkangruppe», la cui denominazione è ispirata all’eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajokull che nel 2010 ha disturbato il traffico aereo in Europa per settimane. «Stanotte abbiamo sabotato con successo la centrale a gas di Berlino-Lichterfelde», si legge nel documento. Gli autori definiscono l’azione un «atto di autodifesa e di solidarietà internazionale verso tutti coloro che proteggono la terra e la vita» nonché «un’azione orientata al bene comune».
«È stato un errore aver guardato per così tanti anni, unilateralmente, all’estremismo politico di destra (che ha criminalizzato il primo partito tedesco Afd, guidato da Alice Weidel, ndr) trascurando l’islamismo e l’estremismo di sinistra», ha dichiarato a Die Welt il ricercatore Hendrik Hansen. In effetti, secondo l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione, dal 2011 gli incendi dolosi alle linee elettriche e alle infrastrutture pubbliche si sono moltiplicati, soprattutto a Berlino e Brandeburgo. Nel 2024, le autorità hanno contato undici sabotaggi criminali da quando il gruppo si è manifestato nel 2011, bruciando un ponte alla stazione di Berlino Ostkreuz. Nel marzo 2018, il distaccamento del «Vulkangruppe» a Berlino-Charlottenburg ha rivendicato un incendio doloso alle linee elettriche ad alta tensione. Circa 6.500 appartamenti e 400 aziende sono rimasti senza elettricità per ore, con danni per milioni di euro. Nel 2021, il «Vulkangruppe» ha appiccato un incendio doloso all’alimentazione elettrica dello stabilimento Tesla di Elon Musk a Grünheide. Lo stesso anno, Tesla ha subito altri atti di sabotaggio. Nel marzo 2024, un gruppo appartenente alla rete del Vulcano ha dato fuoco, sempre a Grünheide, a un grande palo dell’elettricità necessario all’approvvigionamento di Tesla: la produzione è stata interrotta per giorni a causa del sabotaggio. La Procura federale ha avviato indagini per sospetto terrorismo e l'Ufficio federale di polizia criminale ha anche indagato per sabotaggio incostituzionale. A maggio 2025, il gruppo ha confessato inoltre un incendio doloso a un impianto di trasformazione e a un impianto di tralicci radio a Berlino-Dahlem. Il messaggio di rivendicazione dell’attacco recitava: «Paralizza i quartieri delle ville. (...) Non possiamo più permetterci questi ricchi». Altri attacchi incendiari, non ultimi quello di febbraio 2025 ai cavi della ferrovia vicino a Tesla e quello di settembre 2025 all’alimentazione elettrica del parco tecnologico berlinese Adlershof, che ha coinvolto decine di migliaia di famiglie, non sono stati ufficialmente attribuiti al gruppo, nonostante le lettere di rivendicazione siano molto simili e riportino sempre la stessa firma degli «anarchici».
Hansen non circoscrive gli attacchi a Berlino: «Ovviamente abbiamo un problema nella capitale, dove si rifugiano gli anarchici. Ma abbiamo sempre più attacchi gravi in tutta la Germania». Lo studioso ha citato il gruppo radicale di sinistra «Angry Birds Kommando», che l’anno scorso ha rivendicato un attacco alla linea ferroviaria tra Duisburg e Düsseldorf. Anche a Monaco di Baviera, nel 2025 sono stati accesi diversi incendi. Pur non escludendo «collegamenti con la Russia», anche il portavoce del sindacato di polizia (GdP) Benjamin Jendro ha osservato una banalizzazione dell’estremismo di sinistra: «Nel nostro Paese lo abbiamo minimizzato per decenni».
Attivi e noti alle forze di sicurezza tedesche da molto tempo, la polizia li inquadra nell’ambiente degli anarchici della scena estremista di sinistra, orientata alla violenza. Nelle lettere di rivendicazione, i gruppi usano nomi diversi ma tutti ispirati a vulcani islandesi come Grimsvötn, Katla o Ok. I target dei gruppi sono quasi sempre i cavi delle linee ferroviarie, le torri radio, le linee dati e i mezzi di trasporto pubblici; l’obiettivo è mostrare la vulnerabilità delle infrastrutture di mobilità e comunicazione, disturbare l’ordine pubblico e causare gravi danni materiali. La matrice climatica è ostentata: il gruppo denuncia la «sete di energia» che distrugge le risorse naturali attraverso il riscaldamento globale. «Intere regioni stanno diventando inabitabili a causa del riscaldamento», dicono gli attivisti, «l’entità di questa devastazione è ignorata».
Gli autori del documento criticano particolarmente lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, per il suo elevato fabbisogno energetico e i pericoli sociali che comporta, per poi chiosare: «Un giorno moriremo di sete e di fame seduti davanti agli schermi luminosi o ai dispositivi spenti».
Continua a leggereRiduci
Ursula von der Leyen (Ansa)
Il presidente del consiglio dà il via libera all’accordo con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay più altri sei Paesi latinoamericani «associati» lo ha annunciato commentando: «Esprimo soddisfazione per la decisione della Commissione europea di modificare, come richiesto dall’Italia, la proposta di nuovo quadro finanziario pluriennale». La Von der Leyen è stata sicuramente indotta a mollare i cordoni della borsa dal blitz americano in Uruguay. Era desiderosa di riguadagnare almeno una finestra sul cortile di casa di Donald Trump per far vedere che l’Europa (forse) c’è e la firma dell’accordo col Mercosur è prevista per il 12 gennaio in Paraguay.
In una lettera inviata ieri alla presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola (l’Europarlamento aveva bocciato i tagli alla Pac e l’abolizione, che comunque è confermata, del fondo per lo sviluppo rurale accorpato a quello di coesione) e al governo cipriota (ha la presidenza di turno dell’Europa) Ursula von der Leyen annuncia la disponibilità a utilizzare due terzi dei fondi accantonati per le spese non immediatamente disponibili nel bilancio 2028-2034 pari a circa 45 miliardi per aumentare gli stanziamenti per la Pac. In più vengono confermati altri 6,3 miliardi immediatamente attivabili.
Nulla però si dice sulla clausola di salvaguardia per i prodotti agricoli importati dal Sudamerica per quanto attiene pesticidi, salubrità e qualità paragonabili a quelli Ue. Su questo punto resta il no della Francia e la forte perplessità degli agricoltori italiani. Anche se il ministro per l’Agricoltura Francesco Lollobrigida in partenza per Bruxelles dove stamani si tiene - ospitata dalla Commissione - una sessione straordinaria di Agrifish, la riunione dei 27 ministri agricoli, proprio per sbloccare il sì al Mercosur, ha affermato: «La mossa della Von der Leyen è una bona notizia; non solo è stato annullato il taglio del 22% delle risorse destinate all’agricoltura per il periodo 2028-2034, ma la dotazione finanziaria è stata addirittura aumentata di 1 miliardo di euro». Forte perplessità su questi fondi aggiuntivi viene però dall’Istituto Jaques Delors che monitora i conti di Bruxelles.
A giudizio di Eulalia Rubio analista del centro studi «così si sta erodendo ancor prima di aver approvato il bilancio il fondo di riserva; utilizzare i soldi Ue per compensare i risultati degli accordi commerciali ha senso, ma se si vuole farlo bisogna creare uno strumento aggiuntivo, come è stato fatto dopo la Brexit, altrimenti i conti non tornano». La Francia comunque resta contraria al trattato. Gli agricoltori sono in marcia con i trattori verso Parigi. Fnsea e la Confederation Paysanne sono state ricevute ieri da Sébastien Lecornu, ma non sono soddisfatte. Il primo ministro e il ministro dell’Agricoltura Annie Genevard hanno promesso per oggi un decreto per impedire l’importazione in Francia di prodotti agricoli sudamericani trattati con sostanze chimiche vietate in Europa. È di fatto la clausola di salvaguardia che anche l’Italia chiedeva all’Ue e che Parigi ha deciso di farsi da sola anche perché gli agricoltori transalpini restano mobilitati sia per la crisi della zootecnia derivante dall’epidemia di dermatite bollosa che sta decimando le mandrie sia per la minaccia della concorrenza derivante dall’accordo Ue-Mercosur.
Continua a leggereRiduci
Lo ha detto il ministro dell'Agricoltura nella conferenza stampa tenutasi a Bruxelles.