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2022-07-04
Se la Cina consolida i rapporti col Pakistan
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Ansa
Dai prestiti finanziari ai fertilizzanti, passando per il settore della Difesa: i legami tra Pechino e Islamabad restano significativi.
Nonostante ad aprile sia stato estromesso dal governo l’allora premier Imran Khan (noto per le sue posizioni soft nei confronti di Russia e Cina), il Pakistan continua a mantenere solidi rapporti con la Repubblica popolare. A fine giugno, un consorzio di banche cinesi ha prestato al Paese 2,3 miliardi di dollari, per scongiurare una crisi dei pagamenti esteri: a renderlo noto, è stato il ministro delle finanze pakistano, Miftah Ismail. In particolare, secondo il Financial Times, “il prestito cinese aumenterà le riserve estere liquide del Pakistan da 8,2 miliardi di dollari a 10,5 miliardi e potrebbe aiutare a sostenere la rupia, che è crollata contro le valute occidentali”. Ma non è tutto. A fine maggio, Pechino ha deciso di esportare a Islamabad 200.000 tonnellate di fertilizzante a base di urea: una mossa molto interessante dal punto di vista geopolitico. A marzo, il Dragone aveva già siglato un accordo da 7 miliardi di dollari con l’Algeria proprio nel settore dei fertilizzanti. Il che significa che, dopo la diplomazia vaccinale dello scorso anno, i cinesi puntano adesso a una diplomazia dei fertilizzanti, facendo leva soprattutto sulla crisi alimentare innescata dall’invasione russa dell’Ucraina.
È in questo quadro complessivo che, il 29 giugno, il primo ministro pakistano Shahbaz Sharif ha ricevuto a Islamabad il direttore dell'Ufficio della Commissione centrale cinese per gli affari esteri, Yang Jiechi. Un incontro finalizzato a rafforzare la cooperazione tra i due Paesi. Pechino teme del resto di perdere influenza sul Pakistan a seguito dell’estromissione di Khan: uno scenario, questo, che i cinesi vogliono scongiurare, per consolidare la propria longa manus su Kabul (non è probabilmente un caso che, il 25 giugno, il ministero degli Esteri cinese avesse annunciato 7,5 milioni di dollari in aiuti umanitari proprio all’Afghanistan). Tra l’altro, in occasione della sua visita, Yang Jiechi ha avuto un incontro anche con il capo di stato maggiore dell'esercito pakistano, Qamar Javed Bajwa. Non va d'altronde trascurato che, stando a quanto reso noto dall’Hindustan Times, nelle settimane precedenti i due Paesi avevano discusso di un rafforzamento della cooperazione militare.
In secondo luogo, il Dragone punta a tutelare i suoi poderosi investimenti infrastrutturali nel quadro del China Pakistan Economic Corridor. A tal proposito, Nikkei Asia ha recentemente riferito che la Repubblica popolare vuole che i propri dipendenti e i propri asset in Pakistan vengano tutelati e difesi da compagnie di sicurezza cinesi. Per il momento, Islamabad avrebbe respinto la richiesta, ma – riporta sempre la testata – il Dragone sarebbe intenzionato ad esercitare pressioni, per essere accontentato. Non è chiaro se questo dossier sia destinato a creare fratture nei rapporti tra Pechino e Islamabad. Resta tuttavia il fatto che la Cina non può permettersi di mettere a repentaglio i suoi asset in Pakistan, mentre il Pakistan non può a sua volta permettersi di rinunciare ai significativi investimenti cinesi. Al netto dei rischi, la strategia di Pechino in loco continua quindi a rivelarsi particolarmente proattiva. Una questione, questa, rispetto a cui gli Stati Uniti dovrebbero prestare la massima attenzione.
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Dai prestiti finanziari ai fertilizzanti, passando per il settore della Difesa: i legami tra Pechino e Islamabad restano significativi. Nonostante ad aprile sia stato estromesso dal governo l’allora premier Imran Khan (noto per le sue posizioni soft nei confronti di Russia e Cina), il Pakistan continua a mantenere solidi rapporti con la Repubblica popolare. A fine giugno, un consorzio di banche cinesi ha prestato al Paese 2,3 miliardi di dollari, per scongiurare una crisi dei pagamenti esteri: a renderlo noto, è stato il ministro delle finanze pakistano, Miftah Ismail. In particolare, secondo il Financial Times, “il prestito cinese aumenterà le riserve estere liquide del Pakistan da 8,2 miliardi di dollari a 10,5 miliardi e potrebbe aiutare a sostenere la rupia, che è crollata contro le valute occidentali”. Ma non è tutto. A fine maggio, Pechino ha deciso di esportare a Islamabad 200.000 tonnellate di fertilizzante a base di urea: una mossa molto interessante dal punto di vista geopolitico. A marzo, il Dragone aveva già siglato un accordo da 7 miliardi di dollari con l’Algeria proprio nel settore dei fertilizzanti. Il che significa che, dopo la diplomazia vaccinale dello scorso anno, i cinesi puntano adesso a una diplomazia dei fertilizzanti, facendo leva soprattutto sulla crisi alimentare innescata dall’invasione russa dell’Ucraina.È in questo quadro complessivo che, il 29 giugno, il primo ministro pakistano Shahbaz Sharif ha ricevuto a Islamabad il direttore dell'Ufficio della Commissione centrale cinese per gli affari esteri, Yang Jiechi. Un incontro finalizzato a rafforzare la cooperazione tra i due Paesi. Pechino teme del resto di perdere influenza sul Pakistan a seguito dell’estromissione di Khan: uno scenario, questo, che i cinesi vogliono scongiurare, per consolidare la propria longa manus su Kabul (non è probabilmente un caso che, il 25 giugno, il ministero degli Esteri cinese avesse annunciato 7,5 milioni di dollari in aiuti umanitari proprio all’Afghanistan). Tra l’altro, in occasione della sua visita, Yang Jiechi ha avuto un incontro anche con il capo di stato maggiore dell'esercito pakistano, Qamar Javed Bajwa. Non va d'altronde trascurato che, stando a quanto reso noto dall’Hindustan Times, nelle settimane precedenti i due Paesi avevano discusso di un rafforzamento della cooperazione militare. In secondo luogo, il Dragone punta a tutelare i suoi poderosi investimenti infrastrutturali nel quadro del China Pakistan Economic Corridor. A tal proposito, Nikkei Asia ha recentemente riferito che la Repubblica popolare vuole che i propri dipendenti e i propri asset in Pakistan vengano tutelati e difesi da compagnie di sicurezza cinesi. Per il momento, Islamabad avrebbe respinto la richiesta, ma – riporta sempre la testata – il Dragone sarebbe intenzionato ad esercitare pressioni, per essere accontentato. Non è chiaro se questo dossier sia destinato a creare fratture nei rapporti tra Pechino e Islamabad. Resta tuttavia il fatto che la Cina non può permettersi di mettere a repentaglio i suoi asset in Pakistan, mentre il Pakistan non può a sua volta permettersi di rinunciare ai significativi investimenti cinesi. Al netto dei rischi, la strategia di Pechino in loco continua quindi a rivelarsi particolarmente proattiva. Una questione, questa, rispetto a cui gli Stati Uniti dovrebbero prestare la massima attenzione.
In occasione della Giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali che ricorre ogni 17 gennaio, oltre alla versione in italiano, il numero 3660 – in edicola (e su Panini.it) da mercoledì 14 gennaio – è disponibile in Emilia-Romagna, Liguria, Calabria e Valle d'Aosta in 4 versioni speciali, con la storia Paperino lucidatore a domicilio, scritta da Vito Stabile per i disegni di Francesco D'Ippolito, tradotta in bolognese, genovese, catanzarese e francoprovenzale valdostano. Le copie con la storia in dialetto saranno distribuite unicamente nelle edicole della zona regionale di competenza linguistica, mentre nelle altre regioni verrà distribuita la versione in italiano. Sarà però possibile trovare tutte le versioni in fumetteria, su Panini.it, e dal proprio edicolante su Primaedicola.it.
Per declinare Paperino lucidatore a domicilio in bolognese, genovese, catanzarese e francoprovenzale valdostano, Panini Comics si è avvalsa nuovamente della collaborazione di Riccardo Regis – Professore ordinario di Linguistica italiana dell'Università degli Studi di Torino, esperto di dialettologia italiana – che ha coordinato un team di linguisti composto da Daniele Vitali e Roberto Serra (bolognese), Stefano Lusito (genovese), Michele Cosentino (catanzarese) e Fabio Armand (francoprovenzale valdostano).
«Quando un anno fa varammo l' “Operazione dialetti“ non avevamo la minima idea di quello che sarebbe accaduto. Eravamo partiti dal semplice proposito di valorizzare su Topolino la straordinaria varietà linguistica del nostro Paese. La complessità dell'impresa spaventava. Abbiamo lavorato per mesi dietro le quinte e chiesto supporto ad alcuni tra i più riconosciuti esperti in materia. Il successo è stato debordante. Siamo stati assediati dalle richieste di chi non era riuscito ad accaparrarsi la propria copia. Siamo dovuti correre ai ripari andando in ristampa. L'iniziativa è diventata un esempio concreto e paradigmatico di come a volte il fumetto e la cultura pop in genere, col loro linguaggio diretto e immediato e la loro facilità di dialogare coi giovani possano diventare importanti vettori di trasmissione del nostro patrimonio culturale», racconta il direttore editoriale di Topolino Alex Bertani.
La versione valdostana di Paperino lucidatore a domicilio (Disney)
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L’attivista Eva Vlaardingerbroek racconta il bando imposto dal governo Starmer, denuncia la repressione della libertà di espressione e avverte l’Europa: immigrazione, sicurezza e controllo statale stanno cambiando il volto delle nostre democrazie.