
Dai prestiti finanziari ai fertilizzanti, passando per il settore della Difesa: i legami tra Pechino e Islamabad restano significativi. Nonostante ad aprile sia stato estromesso dal governo l’allora premier Imran Khan (noto per le sue posizioni soft nei confronti di Russia e Cina), il Pakistan continua a mantenere solidi rapporti con la Repubblica popolare. A fine giugno, un consorzio di banche cinesi ha prestato al Paese 2,3 miliardi di dollari, per scongiurare una crisi dei pagamenti esteri: a renderlo noto, è stato il ministro delle finanze pakistano, Miftah Ismail. In particolare, secondo il Financial Times, “il prestito cinese aumenterà le riserve estere liquide del Pakistan da 8,2 miliardi di dollari a 10,5 miliardi e potrebbe aiutare a sostenere la rupia, che è crollata contro le valute occidentali”. Ma non è tutto. A fine maggio, Pechino ha deciso di esportare a Islamabad 200.000 tonnellate di fertilizzante a base di urea: una mossa molto interessante dal punto di vista geopolitico. A marzo, il Dragone aveva già siglato un accordo da 7 miliardi di dollari con l’Algeria proprio nel settore dei fertilizzanti. Il che significa che, dopo la diplomazia vaccinale dello scorso anno, i cinesi puntano adesso a una diplomazia dei fertilizzanti, facendo leva soprattutto sulla crisi alimentare innescata dall’invasione russa dell’Ucraina.È in questo quadro complessivo che, il 29 giugno, il primo ministro pakistano Shahbaz Sharif ha ricevuto a Islamabad il direttore dell'Ufficio della Commissione centrale cinese per gli affari esteri, Yang Jiechi. Un incontro finalizzato a rafforzare la cooperazione tra i due Paesi. Pechino teme del resto di perdere influenza sul Pakistan a seguito dell’estromissione di Khan: uno scenario, questo, che i cinesi vogliono scongiurare, per consolidare la propria longa manus su Kabul (non è probabilmente un caso che, il 25 giugno, il ministero degli Esteri cinese avesse annunciato 7,5 milioni di dollari in aiuti umanitari proprio all’Afghanistan). Tra l’altro, in occasione della sua visita, Yang Jiechi ha avuto un incontro anche con il capo di stato maggiore dell'esercito pakistano, Qamar Javed Bajwa. Non va d'altronde trascurato che, stando a quanto reso noto dall’Hindustan Times, nelle settimane precedenti i due Paesi avevano discusso di un rafforzamento della cooperazione militare. In secondo luogo, il Dragone punta a tutelare i suoi poderosi investimenti infrastrutturali nel quadro del China Pakistan Economic Corridor. A tal proposito, Nikkei Asia ha recentemente riferito che la Repubblica popolare vuole che i propri dipendenti e i propri asset in Pakistan vengano tutelati e difesi da compagnie di sicurezza cinesi. Per il momento, Islamabad avrebbe respinto la richiesta, ma – riporta sempre la testata – il Dragone sarebbe intenzionato ad esercitare pressioni, per essere accontentato. Non è chiaro se questo dossier sia destinato a creare fratture nei rapporti tra Pechino e Islamabad. Resta tuttavia il fatto che la Cina non può permettersi di mettere a repentaglio i suoi asset in Pakistan, mentre il Pakistan non può a sua volta permettersi di rinunciare ai significativi investimenti cinesi. Al netto dei rischi, la strategia di Pechino in loco continua quindi a rivelarsi particolarmente proattiva. Una questione, questa, rispetto a cui gli Stati Uniti dovrebbero prestare la massima attenzione.
Chiara Ferragni (Ansa)
L’influencer a processo con rito abbreviato: «Fatto tutto in buona fede, nessun lucro».
I pm Eugenio Fusco e Cristian Barilli hanno chiesto una condanna a un anno e otto mesi per Chiara Ferragni nel processo con rito abbreviato sulla presunta truffa aggravata legata al «Pandoro Pink Christmas» e alle «Uova di Pasqua-Sosteniamo i Bambini delle Fate». Per l’accusa, l’influencer avrebbe tratto un ingiusto profitto complessivo di circa 2,2 milioni di euro, tra il 2021 e il 2022, presentando come benefiche due operazioni commerciali che, secondo gli inquirenti, non prevedevano alcun collegamento tra vendite e donazioni.
Patrizia De Luise (Ansa)
La presidente della Fondazione Patrizia De Luise: «Non solo previdenza integrativa per gli agenti. Stabiliamo le priorità consultando gli interessati».
«Il mio obiettivo è farne qualcosa di più di una cassa di previdenza integrativa, che risponda davvero alle esigenze degli iscritti, che ne tuteli gli interessi. Un ente moderno, al passo con le sfide delle nuove tecnologie, compresa l’intelligenza artificiale, vicino alle nuove generazioni, alle donne poco presenti nella professione. Insomma un ente che diventi la casa di tutti i suoi iscritti». È entrata con passo felpato, Patrizia De Luise, presidente della Fondazione Enasarco (ente nazionale di assistenza per gli agenti e i rappresentanti di commercio) dallo scorso 30 giugno, ma ha già messo a terra una serie di progetti in grado di cambiare il volto dell’ente «tagliato su misura dei suoi iscritti», implementando quanto fatto dalla precedente presidenza, dice con orgoglio.
Il ministro Nordio riferisce in Parlamento sulla famiglia Trevallion. L'attacco di Rossano Sasso (Lega): ignorate le situazioni di vero degrado. Scontro sulla violenza di genere.
Ansa
Il colosso tedesco sta licenziando in Germania ma è pronto a produrre le vetture elettriche a Pechino per risparmiare su operai, batterie e materie prime. Solito Elkann: spinge sull’Ue per cambiare le regole green che ha sostenuto e sul governo per gli incentivi.
È la resa totale, definitiva, ufficiale, certificata con timbro digitale e firma elettronica avanzata. La Volkswagen – la stessa Volkswagen che per decenni ha dettato legge nell’industria dell’automobile europea, quella che faceva tremare i concorrenti solo annunciando un nuovo modello – oggi dichiara candidamente che intende spostare buona parte della produzione di auto elettriche in Cina. Motivo? Elementare: in Cina costa tutto la metà. La manodopera costa la metà. Le batterie costano la metà. Le materie prime costano la metà. Persino le illusioni costano la metà.






