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Se il Cavaliere tira la corda per romperla, stavolta può farsi male

Se il Cavaliere tira la corda per romperla, stavolta può farsi male
ANSA


Non so chi sia il consigliere che sta suggerendo a Silvio Berlusconi le mosse in vista della formazione del nuovo governo. Mi permetto però di dire al Cavaliere che non tutte mi sembrano azzeccate. In modo particolare non mi sembra riuscitissima l'ultima, quella dell'altro giorno, quando il capo di Forza Italia ha rubato la scena a Matteo Salvini. Berlusconi si sa è un mattatore, un tipo che ama fare spettacolo e non si lascia sfuggire la battuta neanche nelle occasioni più serie. Uscito dal colloquio con Sergio Mattarella e dovendo fare la comparsa al fianco del leader della Lega, il Cavaliere non si è rassegnato a essere la damigella di compagnia del capo del Carroccio. Prima ha mimato la lettura del comunicato, distogliendo l'attenzione da Salvini e attirandola su di sé, poi acchiappato il microfono ha tirato un cazzotto in faccia a Luigi Di Maio, rimproverandogli, pur senza nominarlo, di non conoscere l'Abc della democrazia.

Se invece il disegno è un altro, ovvero far naufragare l'ipotesi di intesa fra Lega e 5 stelle, per poi ripescare l'alleanza con il Pd e magari dare vita a una sorta di unità nazionale, di cui facciano parte un po' tutti, allora in questo caso io penso che sia un'operazione rischiosa, perché potrebbe produrre effetti collaterali non previsti. Spiego subito che cosa intendo: ammettiamo pure che ad un certo punto, preso atto che la situazione si sia incartata per i troppi veti delle forze politiche, Sergio Mattarella decida di dare l'incarico ad un soggetto terzo, ossia né a Salvini né a Di Maio, e punti su un tecnico oppure su una figura che abbia ricoperto o ricopra un ruolo istituzione. Immagino un ex presidente della Corte costituzionale oppure l'attuale presidente del Senato. E ipotizziamo pure che, un po' per la situazione internazionale venutasi a creare con un intervento americano in Siria e un po' per le condizioni assai preoccupanti della nostra economia, alla fine si decida di fare un governo del presidente, appoggiato dal Pd, da Forza Italia e da chi ci sta. Gira voce che in questo caso anche i 5 stelle potrebbero dire di sì e accettare per amor di patria di fare un passo indietro, ossia di concedere la fiducia ma scegliendo l'appoggio esterno. E la Lega, ossia l'alleato del Cav, in questo caso che farebbe? Parteciperebbe all'ammucchiata in nome dell'unità nazionale? Io credo di no. Se conosco Salvini, il Carroccio se ne starebbe in disparte, lasciando fare, proprio come fece nel 2011, quando sull'onda dell'emergenza spread Giorgio Napolitano insediò il governo dei tecnici guidato da Mario Monti. In tal caso, stando all'opposizione, la Lega capitalizzerebbe il malcontento e se oggi alcuni sondaggi la danno al 23 per cento domani salirebbe ancora di più, puntando a mangiarsi Forza Italia.

Non andrebbe meglio se, oltre a Salvini, anche Di Maio si mettesse alla finestra, lasciando nascere un governo di minoranza, come ai tempi della prima Repubblica. In breve i due partiti anti sistema gonfierebbero i consensi, pronti a staccare la spina alla prima convenienza. Se invece il Cavaliere pensa che alla fine la Lega accetterà di unirsi in matrimonio con il Pd, per un governo fra centrodestra e centrosinistra, anche qui sbaglia i conti, perché ciò non avverrà e alla fine il tentativo si risolverà solo con le elezioni anticipate.

Perciò, concludendo, se Berlusconi tira la corda per alzare il prezzo e controbilanciare un esecutivo di rottura va bene, perché si ritaglia un ruolo da moderatore. Ma se tira la corda per romperla, ho la sensazione che il primo a rimetterci sarà lui e non sarà un bene né per il suo partito, né per noi.

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Addio a Cirino Pomicino, ’o ministro che svelò l’intrigo Agnelli-Cdb
Cirino Pomicino (Ansa)
Cresciuto alla scuola del «divo» Giulio, amava vivere la bella vita. Prima di darsi alla politica fece carriera come neurochirurgo. Durante Mani pulite finì nel tritacarne delle procure, ma ne uscì (quasi) indenne. E raccontò tutto con lo pseudonimo «Geronimo».

«Nella Seconda repubblica le sciabole stanno appese. Combattono i foderi». Con il lascito visivo di una lama che dondola da una parete damascata con vista sul Golfo di Napoli, Paolo Cirino Pomicino abbandona la vita terrena. Lo fa 48 ore dopo Umberto Bossi, con la gentilezza partenopea di chi lascia il passo all’avversario di sempre, quel barbaro sognante che lo considerava un simbolo di «Roma ladrona».

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Lancia «Gamma»: storia di un'ammiraglia bella e dimenticata
Lancia «Gamma» berlina del 1976 (Stellantis/Centro Storico Fiat)

Nel marzo del 1976 l'ammiraglia della casa di Chivasso fu presentata a Ginevra. Berlina e coupé dal design innovativo e dalle prestazioni sportive, non ebbe il successo sperato per problemi di affidabilità meccanica.

L'articolo contiene una gallery fotografica.

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Francesco Gianfala: «Rilancio Pignatelli grazie a Europa e Asia»
Francesco Gianfala
Il proprietario dello storico marchio: «Il rafforzamento internazionale è una priorità. Abbiamo un patrimonio identitario fortissimo però con un potenziale inespresso. La nostra linea cerimonia uomo è la iconica ma avremo pure quelle contemporanea e femminile».

Rilanciare un marchio storico senza tradirne l’identità è una sfida che richiede visione, coraggio e sensibilità. È da qui che riparte Pignatelli, oggi guidata da Francesco Gianfala, protagonista di una nuova fase che intreccia eredità sartoriale e sguardo contemporaneo. Tra radici solide e nuove ambizioni, il futuro della maison prende forma avviando un ambizioso percorso di rilancio e riposizionamento. Abbiamo incontrato Gianfala per approfondire strategie, obiettivi e prospettive di uno dei marchi più rappresentativi del made in Italy.

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Toh, ora a Ravenna 100% di idoneità per i Cpr
Ansa
Dopo l’inquietante indagine, in sole 72 ore via libera per i rimpatri di tre irregolari.

In 16 mesi, gli otto medici del reparto di Infettivologia dell’ospedale Santa Maria Croce delle Croci di Ravenna, indagati per falso ideologico continuato in concorso in atti pubblici e di interruzione di pubblico servizio, avrebbero rilasciato 34 pareri di inidoneità ritenuti falsi su 64 stranieri destinati all’espulsione, dei quali dieci avevano rifiutato di sottoporsi alla visita medica.

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