L’ascensore sociale si è fermato perché tanti non vogliono più salirci
(IStock)
Riparte l’allarme sulle difficoltà di migliorare la propria condizione. Eppure il dato rivela una tendenza positiva: il superamento dell’ossessione della carriera, dei soldi e della superiorità, specie tra le nuove generazioni.

Ahi, ahi, ahi, c’è un nuovo rischio in Italia. Gli editorialisti più rinomati spiegano che per ragioni complesse, a noi retrogradi, l’ascensore sociale, mito sociologico di passato successo, ormai si è bloccato e la gente per pregiudizi conservatori non crede più che il futuro possa essere meglio. Le persone faticano a migliorare la propria posizione economica e sociale. Anche i più coraggiosi che osano fare figli, comunque credono che ai figli andrà peggio che a loro. L’attenzione e preoccupazione per l’ascensore sociale è interessante perché ripropone una delle immagini più fragili e usurate della società tardomoderna, nella quale certamente ci troviamo, ma dalla quale – altrettanto certamente – moltissima gente vorrebbe anche uscire, e non soltanto i giovanissimi.

Chi l’ha detto infatti che il successo economico e quello simbolico, ma soprattutto il sentirsi bene, venga da quel trovarsi sopra la testa degli altri che ci viene assicurato nell’ormai oltre un secolo di società industriale e di consumo, soprattutto occidentale con i suoi luccicanti ascensori? Perché il cittadino della tarda modernità deve rimanere a tutti costi uno scalatore sociale, come è diventato dopo essersi ripreso dai due massacri delle guerre mondiali?

È vero che nelle aziende la carriera si accompagna al numero del piano dell’ufficio, ma forse è vero che l’essere umano non può restare inchiodato lì. La dea Azienda non fa più miracoli e l’arma Denaro se vuole combinare qualcosa di significativo per gli esseri umani dovrà studiare un po’ di antropologia, come dimostra la condizione umanamente penosa della maggior parte dei miliardari.

Il fatto è che star bene dipende anche dal tuo fare stare bene gli altri, come ogni visione religiosa richiede, e quella cristiana più di tutte le altre. È naturale che la torre, il simbolo più eclatante della società industriale dei consumi, abbia gli ascensori in panne. Non puoi diventare felice rendendo gli altri dipendenti dai tuoi prodotti. Il tuo è un potere malsano, come quello dei mercanti di droga. Ma sopra tutto, a un livello un po’ più profondo, è solo alla Pentecoste, dopo la discesa dello Spirito Santo fra gli uomini, che si comprendono le lingue degli altri in una dimensione di pace e collaborazione. Se non c’è lo Spirito, tutte le torri di Babele con la loro verticalità non hanno comunque mai guadagnato l’indiscutibile primato cui aspiravano. È lo stesso Signore a distruggerle. Per essere felici sulla terra è indispensabile rimanerci sopra, senza fantasie di grandezze artificiali che sono solo salti da circo, abitarla senza ansiogene manie di grandezza e superiorità, ancora oggi molto spinte dalla cultura dominante, ossessivamente materialistica ma poco realista. E da questo punto di vista il rifiuto dell’ascensore sociale di molti giovani oggi va sicuramente capito: le forme, i modi e i contenuti dell’affermazione umana nella società industriale dei consumi sono poverissime, non solo dal punto di vista economico e formale, ma contenutistico, culturale, fisico. E purtroppo sono gli stessi giovani ad ammalarsi per le molteplici droghe artificiali in circolazione, e a morirne.

Come dimostra anche l’esperienza del lavoro psicologico con le persone, l’ossessione vanesia del venire promossi nella vita dai formalismi meccanici dell’attuale ascensore sociale non è più produttiva. Mentre invece lo è l’entrare in contatto e aprirsi ai fenomeni ed esperienze dove «entra in gioco l’energia libera, ossia quella frazione di energia che può essere trasformata in lavoro utile e che quindi alimenta tanto i processi vitali quanto i fenomeni naturali e le nostre tecnologie». (Roberto Battiston Energia Una storia di creazione e distruzione. Raffaello Cortina Editore).

È una fase difficile ed emozionante, in cui si ha a che fare con le parti di energia non ancora «disperse in forme di calore uniforme» per farne forze costruttive: di società, personalità, città, boschi, culture. Sono in molti, ora, che si trovano ad averci a che fare: fisici, psicoanalisti, neuroscienziati, filosofi, insegnanti. Politici per ora pochini. L’importante è partire da energie libere e non da scenari costosi, ingombranti e inutilizzabili.

Da non perdere

Pensiero forte

La Roccella e quella «fede» per il suo Luigi

Il ritrovamento del corpo del marito, scomparso lo scorso 27 giugno dopo essersi tuffato nel lago, aggiunge un doloroso tassello all’esistenza del ministro. Una vita già segnata da numerose ferite personali e familiari. Questa mattina le esequie.

L’idea di de Benoist: un’Europa sovranista
Pensiero forte

L’idea di de Benoist: un’Europa sovranista

Nel suo nuovo saggio, il francese sposa molte delle critiche all’Ue («Viola la democrazia, sottrae poteri agli Stati senza dare nulla in cambio»), ma avverte: per far fronte alla globalizzazione una diversa integrazione continentale è fondamentale.

Il marxismo cerca la sua rivincita con le Ong
Pensiero forte

Il marxismo cerca la sua rivincita con le Ong

Dopo la fine dell’Urss, i comunisti capirono che costruire l’umanità «nuova» è impossibile. Da allora puntano soltanto a distruggere il nemico storico: la civiltà cristiana. Per farlo hanno messo in piedi un «parastato» invasivo e potentissimo.