olio d'oliva

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La Ue ha spalancato le porte e adesso la Tunisia produrrà più olio d’oliva dell’Italia
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Dopo i dazi zero per aiutare i contadini di Tunisi, ecco la beffa: lo Stato nordafricano sale al secondo posto, dietro la Spagna, ed è pronto a invaderci di alimenti low cost.

Non è petrolio, ma gli assomiglia: è l’oro verde e sta scatenando una «guerra» commerciale nel Mediterraneo innescata dalla miopia dell’Ue e dalla concorrenza sleale che è tollerata dalla Commissione europea. A cui si aggiunge un cinismo di corto respiro dei nostri operatori. Nei governatorati di Sidi Buzid e Karuian dove è stata implementata sull’esempio e con capitale spagnolo la coltura iperintensiva, nella zona di Djerba e Sfax dove ancora lavorano gli antichi frantoi è tempo di raccolta delle olive. La Tunisia diventa il secondo produttore mondiale di olio d’oliva: mezzo milione di tonnellate spremute dalla raccolta di cento milioni di alberi piantati su due milioni di ettari. È olivicoltura di pianura a costi molto bassi. La Tunisia ha deciso di fare dell’olio il suo petrolio. Due settimane fa i ministri del Turismo e dell’agricoltura hanno varato un piano per creare a Chaâl, Enfidha e Biserta itinerari e ospitalità legate all’oleo-turismo. Nonostante questo boom l’Ue mantiene intatto l’accordo che consente alla Tunisia di esportare in Europa a dazio zero il 12% della sua produzione fino a 57.000 tonnellate. Ma è un limite facilmente aggirabile perché se l’olio che entra in Europa è destinato alla riesportazione non ci sono limiti.

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Nonostante i diktat dell’Ue l’olio italiano cresce ancora. E non teme i dazi degli Usa
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Chiude a Verona la fiera dedicata al prodotto simbolo del nostro Paese, che vede l’export salire a 3 miliardi. Francesco Lollobrigida: «Tariffe di Trump? Qui c’è rischio zero».
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Con la scusa della guerra manipolano gli alimenti
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In Francia sostituito l’olio di girasole senza dichiararlo in etichetta. E come in Italia, quantità ridotte a parità di confezione e di prezzo.

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La crisi dell'ulivicoltura ci ha portato a perdere la leadership produttiva e di mercato. Ormai comanda la Spagna. Responsabilità di Bruxelles: ci costringe a importare oltre metà del nostro fabbisogno alimentare.
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Adesso è clandestino persino l’olio. Una truffa da oltre 20 milioni di euro
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La grande distribuzione strozza gli agricoltori e loro si difendono con un raggiro: fingono di vendere olive italiane agli imbottigliatori, che in realtà si riforniscono all'estero. E in Europa nessuno controlla.
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