
Piove su Pavia mentre Andrea Sempio entra in Procura. Guida lui. Accanto c’è l’avvocato Liborio Cataliotti. Dietro, Angela Taccia. Mancano 15 minuti alle 10. Poco dopo arriva anche Marco Poggi. Quando Sempio esce, quasi 4 ore dopo, c’è un’auto civetta dei carabinieri a proteggerlo dall’assalto di telecamere e microfoni.
Dopo l’interrogatorio, in cui l’indagato si è avvalso della facoltà di non rispondere, sono diventate di pubblico dominio, almeno in parte, le prove che i pm gli avrebbero squadernato davanti nel lungo faccia a faccia. L’asso in mano ai magistrati sarebbe un’intercettazione ambientale. Sempio, come aveva già fatto decine di volte nel 2017, parla da solo in macchina. Una cimice nell’abitacolo capta una serie di frasi che, secondo la Procura di Pavia e i carabinieri di Milano, smentirebbero la versione delle telefonate fatte a casa Poggi alla vigilia dell’omicidio per cercare Marco (che era in vacanza e Sempio lo sapeva). La data della captazione è 14 aprile 2025. Poco più di un anno fa. Sempio sa già di essere nuovamente indagato. Lo sa da circa un mese. E questo diventa un elemento che rende l’intercettazione un importante spunto investigativo, sebbene da chiarire. «Ho visto il video di Chiara e Alberto» è la frase rilanciata dal Tg1 sui suoi canali social.
Ma c’è un passaggio ancora più delicato: quello sul presunto approccio. Sempio avrebbe detto di aver chiamato Chiara prima del delitto e lei avrebbe risposto: «Non ci voglio parlare con te». Poi avrebbe attaccato il telefono. Ed è qui che gli inquirenti ritengono di aver trovato la crepa nella difesa di Sempio. Che per anni aveva assicurato che quelle chiamate sarebbero state fatte «per sbaglio». Una in particolare, rapidissima. Pochi secondi. E aveva aggiunto di non avere avuto nessun rapporto particolare con la ragazza. Ma le parole registrate sembrano raccontare altro. «Lei ha detto... “non ci voglio parlare con te”». Sempio, stando a quanto riportato da alcune agenzie, in questo passaggio avrebbe imitato una voce femminile. Per poi aggiungere: «Era tipo… io ho detto “riusciamo a vederci?”». Un possibile approccio che rappresenterebbe il movente dell’omicidio. Anche perché lei, apprendiamo dal monologo, avrebbe tagliato corto, suscitando il risentimento del respinto («Mi ha messo giù… e ha messo giù il telefono… ah ecco che fai la dura…»). Accanto a quella che appare come una confessione c’è anche una frase che sembra confermare il (tragico) rifiuto: «Ma io non l’ho mai vista in questo modo, l’interesse non era reciproco, cazzo». Un rapporto sbilanciato, un interesse non contraccambiato che sarebbe stato confermato anche dalle testimonianze delle gemelle Paola e Stefania Cappa.
L’intercettazione sembra incastonarsi a perfezione nel capo d’imputazione stampigliato sull’invito a comparire per rendere interrogatorio che la Procura ha fatto notificare a Sempio qualche giorno fa. Perché sembra dimostrare che la relazione tra i due sarebbe stata diversa da quella raccontata fino a ieri. Non una semplice conoscenza indiretta attraverso Marco, con il quale nella narrazione ufficiale giocava alla playstation. La chiave del giallo, a questo punto, sarebbe tutta nel pc di Chiara (ma in uso a tutta la famiglia, Marco compreso e, quindi, probabilmente anche Sempio). Collegata direttamente al mistero dei video intimi di Chiara contenuti nel computer e protetti solo dopo che, probabilmente, era già stati visionati da più persone. Il filmato che potrebbe avere scatenato la fantasia e incoraggiato Sempio a provarci con Chiara è citato più volte nel soliloquio dell’indagato, quando, avrebbe inscenato una specie di botta e risposta: «Lei dice “non l’ho più trovato” il video. Io ho portato il video». E ancora: «Anche lui lo sa… perché ho visto… dal suo cellulare… perché Chiara non… con quel video e io ce l’ho dentro la penna, va bene un cazzo». Frasi spezzate. Piene di interruzioni. Di vuoti. Di parole incomprensibili. Ma il dato investigativo resta. E queste intercettazioni sarebbero state fatte ascoltare anche a Marco Poggi, forse per convincerlo a cercare nei ricordi qualche altro elemento utile alle indagini. Se cercavano conferme da Marco, però, potrebbero non averle trovate. Il fratello di Chiara avrebbe, infatti, ribadito di non aver mai visto insieme a Sempio video della sorella con Alberto Stasi.
Fuori dalla Procura la difesa di Sempio ha provato a contenere l’onda d’urto delle nuove rivelazioni: «Non c’è sostanzialmente nulla di nuovo, è tutto spiegabilissimo. Siamo calmi e lucidi», afferma la Taccia. Ma è soprattutto Cataliotti a mostrare irritazione: «Alla faccia del segreto istruttorio, mi viene da dire». Poi argomenta: «Io ho appena lasciato il mio cliente e avevamo tutti il telefono spento, non può essere trasudato da noi quanto si sta dicendo, tra l’altro in modo non aderente alla realtà». E aggiunge un dettaglio importante: la difesa non ha ancora ascoltato direttamente gli audio. Ieri a Pavia sono state illustrate agli avvocati di Sempio le fonti di prova solo oralmente e senza che sia stata data loro la possibilità di ascoltare le captazioni ambientali e telefoniche. «La Procura», ha spiegato il legale, «ha ritenuto che rappresentare fonti di prova non pregiudichi le indagini, noi non commentiamo». E ha aggiunto: «Ci confronteremo con queste stesse fonti di prova non appena il supporto che le riassume ci verrà consegnato». Cataliotti conclude: «Io non ho sentito le intercettazioni del soliloquio, pieno di nc, cioè di "non comprensibile”». È il punto con il quale la difesa prova a rallentare la corsa dell’accusa. Un uomo che parla da solo in auto non produce automaticamente una confessione. E non produce automaticamente nemmeno una verità lineare. Infatti il legale offre immediatamente più scenari interpretativi: «Vedremo se Sempio commentava il racconto di qualcun altro, se parlava con se stesso o interloquiva con altri».
La permanenza in Procura di Sempio era apparsa subito «incongrua» per un interrogatorio senza risposte. Adesso Cataliotti conferma che il motivo è dovuto solo al lungo rosario di prove snocciolato dagli inquirenti: «L’interrogatorio è durato 2 ore e 40 minuti, noi abbiamo ascoltato passivamente la narrazione che verrà condensata in uno scritto su cui punteremo la nostra attenzione per replicare laddove possibile fin da subito, laddove non possibile più avanti». La Procura, insomma, ha esposto il proprio impianto accusatorio. Di certo gli avvocati qualche valutazione devono averla fatta. Se i magistrati avessero avuto in mano gravi indizi concordanti e precisi avrebbero chiesto una misura cautelare. La convocazione per l’interrogatorio con molta probabilità fa parte di una strategia che mira a mettere Sempio con le spalle al muro. A fargli fare un ultimo passo falso. Magari crollando davanti ai pm.
Di certo il giorno prima dell’interrogatorio la difesa aveva fatto sapere di avere «conferito incarico a uno psicoterapeuta di redigere una consulenza personologica» su Sempio. Un atto che Cataliotti definisce uno dei «presupposti opportuni prima dell’eventuale sottoposizione» del suo assistito a interrogatorio. E, così, 19 anni dopo il delitto di Garlasco, si stringe attorno a tre telefonate, a un’intercettazione ambientale, a un presunto approccio e a un rifiuto. Mentre l’alibi, quello confortato dal ticket del parcheggio di Vigevano, non regge. Soprattutto di fronte a questa frase che ora pesa come un macigno: «L’interesse non era reciproco, cazzo».






