2024-06-07
Sánchez rimpatria persino i minori. E Biden imita Trump: confini chiusi
Pedro Sánchez e Joe Biden (Ansa)
La linea spagnola su Gaza è però un boomerang: se Madrid continua a insistere sul «genocidio» dovrà prendersi tutti i palestinesi.Stretta del presidente Usa: stop ai richiedenti asilo legali ogni volta che entreranno troppi clandestini. È lo stesso strumento usato, fra le polemiche, dal repubblicano.Lo speciale contiene due articoli.Non è una linea esattamente morbida quella portata avanti dal premier spagnolo, Pedro Sánchez, in materia di immigrazione.Era giugno del 2022, quando si verificò il cosiddetto «incidente di Melilla». Alcune centinaia di migranti subsahariani, soprattutto sudanesi, provarono a superare le recinzioni dell’enclave spagnola di Melilla, in Marocco. Ciò portò alla reazione delle forze di sicurezza iberiche e marocchine, che provocò la morte di almeno 23 migranti. A dicembre di quello stesso anno, Amnesty International accusò Madrid e Rabat di un «uso della forza illegittimo». Era inoltre lo scorso gennaio, quando il Tribunale supremo iberico ha bollato come illegale il trasferimento di massa di minori dall’enclave spagnola di Ceuta al Marocco, avvenuto nel 2021. Nel corso del contenzioso, i legali del governo iberico avevano citato un accordo del 2007 tra Madrid e Rabat, che prevedeva rimpatri assistiti nel Paese nordafricano, qualora si fossero verificate delle «circostanze eccezionali»: una linea argomentativa che è stata tuttavia respinta dai supremi giudici, secondo cui una tale intesa non avrebbe dovuto o potuto sostituirsi alla legge spagnola. In particolare, come riportato da Voice of America, la corte ha stabilito che quel rimpatrio di circa 700 minori avrebbe violato «l’integrità fisica e morale» dei migranti, oltre a contraddire la Convenzione europea dei diritti dell’uomo.Sempre lo scorso gennaio, Infomigrants ha riportato che le forze del Marocco - con cui Madrid aveva avviato una stretta cooperazione in materia migratoria nel febbraio 2023 - hanno impedito a 1.100 migranti di raggiungere Melilla e Ceuta durante la notte di Capodanno. E attenzione: il Marocco non è l’unico Paese africano con cui Madrid ha intavolato delle intese. A febbraio, Sánchez si è recato in Mauritania insieme al capo della Commissione europea, Ursula von der Leyen, per promuovere accordi sul fronte della sicurezza e della migrazione. «La Spagna e la Mauritania condividono molti obiettivi come la lotta al terrorismo, la ricerca di un’immigrazione ordinata, regolare e sicura e l’emergenza climatica», affermò Sánchez nell’occasione. «La prosperità è il maggiore investimento per la sicurezza e la stabilità di tutta la regione», aggiunse.Insomma, l’attuale premier socialista spagnolo, che è al potere dal giugno del 2018, non sembra esattamente orientato a un approccio soft sul piano del contrasto all’immigrazione clandestina. Il punto è che adesso Sánchez rischia un cortocircuito a causa della politica che sta portando avanti sulla crisi di Gaza. Ieri, Madrid si è infatti unita al Sudafrica nella sua causa presso la Corte internazionale di giustizia contro Israele: una causa in cui Pretoria sta fondamentalmente accusando lo Stato ebraico di «genocidio» ai danni dei palestinesi di Gaza. «Abbiamo preso questa decisione alla luce della continuazione dell’operazione militare a Gaza», ha dichiarato il ministro degli Esteri iberico, Jose Manuel Albares, per poi aggiungere: «Osserviamo anche con enorme preoccupazione l’estensione regionale del conflitto». Ebbene, come sottolineato da Claudio Antonelli pochi giorni fa su queste colonne, lo stesso Albares aveva recentemente ricordato che, sulla base di una sentenza del 2020 del Tribunale supremo, di fronte a situazioni di genocidio la Spagna è obbligata a portare in salvo tutti coloro che richiedono asilo. Ecco perché, al di là delle ripercussioni geopolitiche e degli assai controversi fondamenti giuridici della causa sudafricana contro Israele, quanto annunciato ieri da Madrid potrebbe innescare significativi flussi migratori. E non è affatto detto che essi verranno, in caso, assorbiti in tutto o principalmente dai Paesi arabi.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/sanchez-rimpatria-persino-minori-2668473163.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="biden-imita-trump-e-chiude-i-confini" data-post-id="2668473163" data-published-at="1717720195" data-use-pagination="False"> Biden imita Trump e chiude i confini Stretta della Casa Bianca sull’immigrazione clandestina. Joe Biden ha firmato un’azione esecutiva, in base a cui saranno temporaneamente respinti i richiedenti asilo ogniqualvolta il numero di ingressi irregolari alla frontiera supererà la soglia delle 2.500 unità al giorno nell’arco di una settimana. Ricordiamo che, nel mese di aprile, gli ingressi irregolari sono stati oltre 4.000 su base giornaliera. Secondo la Cnn, con questa mossa Biden avrebbe fatto riferimento alla medesima autorità esecutiva che invocò Donald Trump, quando nel 2017 proclamò il divieto di entrare negli Stati Uniti ai cittadini di vari Paesi a maggioranza musulmana. Guarda caso, l’American Civil Liberties Union ha già annunciato l’intenzione di intentare un ricorso contro l’attuale Casa Bianca. «Era illegale quando lo fece Trump, e non è meno illegale adesso», ha tuonato l’organizzazione progressista. A irritarsi per il provvedimento è stata anche la commissione Immigrazione della Conferenza episcopale statunitense. «Siamo profondamente turbati da questo disprezzo per le protezioni umanitarie fondamentali e la legge statunitense sull’asilo», ha dichiarato il suo presidente, il vescovo di El Paso Mark J. Seitz. «Esortiamo fortemente il presidente a invertire la rotta e a impegnare nuovamente la sua amministrazione verso politiche che rispettino la vita umana e la dignità dei migranti, sia dentro e fuori i nostri confini», ha aggiunto. Insomma, dopo l’aborto, Biden si ritrova con un secondo fronte di scontro con i vescovi americani: quello dell’immigrazione. Come se non bastasse, a infuriarsi per la mossa del presidente è stata anche la sinistra dem: le deputate radicali Alexandria Ocasio-Cortez e Ilhan Omar hanno infatti criticato Biden, arrivando a parlare di «tradimento». Strali al presidente, per quanto caratterizzati da motivazioni opposte, sono arrivati infine dal Partito repubblicano. «Dopo quasi quattro anni della sua leadership fallita, debole e patetica, il disonesto Joe Biden sta fingendo di fare finalmente qualcosa per la frontiera», ha affermato Trump, accusando il rivale di aver inscenato uno spot elettorale in vista del dibattito televisivo del 27 giugno. Critiche sono arrivate anche dallo Speaker della Camera, Mike Johnson. È pur vero che, a febbraio, i senatori repubblicani affossarono un accordo parlamentare dedicato alla frontiera. Ma è altrettanto vero che, secondo un’analisi del think tank conservatore Heritage Foundation, si trattava di un compromesso del tutto inefficace all’atto pratico. Dall’altra parte, è abbastanza evidente come Biden abbia deciso di agire ora a causa delle crescenti difficoltà elettorali. Il confine è sempre più sotto pressione, mentre - secondo un sondaggio dell’Associated Press di marzo - solo il 31% degli americani approverebbe la linea finora tenuta dal presidente sulla questione migratoria. D’altronde, questo dossier ha sempre rappresentato una spina nel fianco di Biden. Durante la campagna elettorale del 2020, pur di accattivarsi le simpatie di una sinistra dem che non si fidava di lui, lasciò intendere che avrebbe promosso politiche aperturiste. Poi, arrivato alla Casa Bianca, ha cercato tardivamente di correggere il tiro. A marzo 2021, esortò in televisione i migranti a non venire alla frontiera: una posizione ribadita pochi mesi dopo dalla stessa Kamala Harris. Ciò irritò profondamente la Ocasio-Cortez e portò quindi Biden a tentare di controbilanciare la sua linea, mandando i repubblicani su tutte le furie. Risultato: a forza di mostrarsi ondivago, il presidente ha scontentato tutti, attirandosi le critiche sia dei progressisti sia dei conservatori. La domanda adesso è: riuscirà il presidente a recuperare elettoralmente terreno con questo nuovo provvedimento? C’è da dubitarne. Al di là del fatto che si tratta di una mossa piuttosto tardiva, va anche rilevato che, a quanto si apprende da Nbc News, Biden ha usato una «azione esecutiva»: uno strumento meno vincolante, dal punto di vista legale, rispetto all’«ordine esecutivo». Uno strumento, cioè, che risulta più facilmente impugnabile.