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2025-11-16
«Il condono ripara i flop del centrosinistra»
Edmondo Cirielli e Antonio Tajani (Ansa)
La sanatoria si applicherebbe solo a edifici costruiti prima del 2003 e non situati in zone a rischio idrogeologico o vincolate. Come allora, saranno le Regioni a decidere se recepire o meno la norma. In Campania, il candidato governatore del centrodestra, Edmondo Cirielli, ha già promesso che, in caso di vittoria, la sua Regione sarà la prima a adottarla. Il provvedimento si rivolge in particolare a chi, pur avendo aderito alla sanatoria con versamenti regolari, si è trovato escluso per mancanza di atti regionali. La proposta, che ricalca un disegno di legge presentato a giugno alla Camera da Imma Vietri, anch’essa di Fdi, non legittima abusi recenti né edifici realizzati in aree interdette, ma mira a regolarizzare immobili con requisiti già valutati in passato.
Il tempismo ha sollevato un’ondata di critiche. Il condono è arrivato a pochi giorni dalle elezioni regionali in Campania, scatenando accuse di clientelismo. «Non è riformismo, è il governo del voto di scambio», ha dichiarato Matteo Renzi. Giuseppe Conte ha denunciato la misura come scollegata dai reali bisogni del Paese: «Servono investimenti in sanità e assegni per le famiglie, non riaprire il condono Berlusconi». Anche il Pd ha criticato duramente: Francesco Boccia ha definito l’emendamento una promessa elettorale travestita, mentre Angelo Bonelli (Avs) ha parlato esplicitamente di «voto di scambio». Il senatore pentastellato Luigi Nave ha definito la proposta «empia», sottolineando come rischi di premiare l’illegalità urbanistica.
Fdi ha respinto le accuse, ribadendo che si tratta di un’iniziativa nata per correggere una disuguaglianza territoriale. «È un atto dovuto per famiglie che hanno pagato e sono rimaste escluse da colpe non loro», ha detto il senatore Matera. Più sfumato il vicepremier Antonio Tajani: «Bisogna valutare caso per caso. Non si può sanare tutto, ma evitare che famiglie finiscano in strada è un dovere». Tajani ha riconosciuto l’esistenza di un problema sociale, specie in Campania, e ha invitato ad affrontarlo «senza dogmatismi».
Non sono mancate nemmeno le critiche, legate al condono, da parte dei sindacati. La Cgil lo definisce «un regalo a chi ha violato le leggi» e annuncia mobilitazioni; per Landini, è un segnale inaccettabile di impunità. La Cisl denuncia l’ennesimo incentivo all’illegalità: «Così si premiano i furbi», dice il segretario generale Daniela Fumarola. La Uil attacca la filosofia dei condoni che, secondo Pierpaolo Bombardieri, scoraggia il rispetto delle regole e mina la giustizia fiscale, danneggiando anche il lavoro regolare. L’Ugl adotta, invece, un tono più prudente: pur non elogiando il condono, evita critiche dirette, preferendo concentrarsi sugli aspetti sociali della manovra come taglio del cuneo e sostegno alle famiglie.
Oltre al condono, la manovra si arricchisce di decine di proposte. La Lega vuole aumentare l’Irap per banche e assicurazioni, mentre Forza Italia punta a cancellare l’aumento della cedolare secca e la nuova tassa sui dividendi. Fdi propone l’abolizione della tassa turistica extra-Ue e una tassa sui pacchi provenienti dall’estero. Altri emendamenti minori chiedono un bonus libri scolastici e agevolazioni per gli affitti lunghi.
Sul fronte delle opposizioni, Pd, M5s, Avs e Italia viva hanno presentato emendamenti comuni su salario minimo, ripristino di Opzione donna, estensione dei congedi parentali e aumento dei fondi per la sicurezza pubblica. Avs ha, inoltre, proposto una patrimoniale sui grandi capitali.
Il tema del condono, va detto, è particolarmente sensibile in Campania, dove il rischio di nuove costruzioni fuori norma si scontra con la memoria di tragedie legate a frane e dissesti. Le sanatorie, secondo gli ambientalisti, danneggiano la cultura della legalità urbanistica e incoraggiano futuri abusi. Per i promotori, invece, la misura rappresenta una forma di risarcimento civile: non si tratta di favorire l’illegalità, ma di restituire certezza a chi è rimasto intrappolato da decisioni regionali arbitrarie. Secondo Antonio Iannone (Fdi), l’emendamento «salverà migliaia di case dall’abbattimento».
Intanto, in Campania, il condono è già diventato tema centrale della campagna. Il centrodestra lo propone come risarcimento ai cittadini onesti ignorati per decenni. Il centrosinistra denuncia una manovra elettorale mascherata. Il voto regionale avrà, dunque, anche il significato di un referendum politico su questa misura. Cirielli ha ringraziato i parlamentari campani del centrodestra, il governatore uscente Vincenzo De Luca, dal canto suo, ha lasciato intendere che la Regione non intende fare sconti su norme urbanistiche, rafforzando così la contrapposizione politica.
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L’emendamento alla manovra di Fdi mira a riattivare la regolarizzazione del 2003. Così si metterebbe mano a situazioni rimaste sospese soprattutto in Campania: all’epoca, il governatore dem Bassolino non recepì la legge. E migliaia di famiglie finirono beffate.Nella giornata di venerdì, la manovra di bilancio 2026 è stata travolta da un’ondata di emendamenti, circa 5.700, con 1.600 presentati dalla stessa maggioranza. Tra le modifiche che hanno attirato maggiore attenzione spicca quella di Fratelli d’Italia per riaprire i termini del condono edilizio del 2003.I senatori di Fdi Matteo Gelmetti e Domenico Matera hanno proposto di riattivare, non creare ex novo, la sanatoria introdotta durante il governo Berlusconi nel 2003. Obiettivo: sanare situazioni rimaste sospese, in particolare in Campania, dove la Regione, all’epoca guidata da Antonio Bassolino (centrosinistra), decise di non recepire la norma nazionale. Così migliaia di famiglie, pur avendo versato gli oneri, sono rimaste escluse. Fdi chiarisce che si tratta di «una misura di giustizia» per cittadini rimasti intrappolati da errori amministrativi, non di un nuovo condono. L’emendamento è tra i 400 «segnalati», quindi con buone probabilità di essere discusso in commissione Bilancio. La sanatoria si applicherebbe solo a edifici costruiti prima del 2003 e non situati in zone a rischio idrogeologico o vincolate. Come allora, saranno le Regioni a decidere se recepire o meno la norma. In Campania, il candidato governatore del centrodestra, Edmondo Cirielli, ha già promesso che, in caso di vittoria, la sua Regione sarà la prima a adottarla. Il provvedimento si rivolge in particolare a chi, pur avendo aderito alla sanatoria con versamenti regolari, si è trovato escluso per mancanza di atti regionali. La proposta, che ricalca un disegno di legge presentato a giugno alla Camera da Imma Vietri, anch’essa di Fdi, non legittima abusi recenti né edifici realizzati in aree interdette, ma mira a regolarizzare immobili con requisiti già valutati in passato.Il tempismo ha sollevato un’ondata di critiche. Il condono è arrivato a pochi giorni dalle elezioni regionali in Campania, scatenando accuse di clientelismo. «Non è riformismo, è il governo del voto di scambio», ha dichiarato Matteo Renzi. Giuseppe Conte ha denunciato la misura come scollegata dai reali bisogni del Paese: «Servono investimenti in sanità e assegni per le famiglie, non riaprire il condono Berlusconi». Anche il Pd ha criticato duramente: Francesco Boccia ha definito l’emendamento una promessa elettorale travestita, mentre Angelo Bonelli (Avs) ha parlato esplicitamente di «voto di scambio». Il senatore pentastellato Luigi Nave ha definito la proposta «empia», sottolineando come rischi di premiare l’illegalità urbanistica.Fdi ha respinto le accuse, ribadendo che si tratta di un’iniziativa nata per correggere una disuguaglianza territoriale. «È un atto dovuto per famiglie che hanno pagato e sono rimaste escluse da colpe non loro», ha detto il senatore Matera. Più sfumato il vicepremier Antonio Tajani: «Bisogna valutare caso per caso. Non si può sanare tutto, ma evitare che famiglie finiscano in strada è un dovere». Tajani ha riconosciuto l’esistenza di un problema sociale, specie in Campania, e ha invitato ad affrontarlo «senza dogmatismi».Non sono mancate nemmeno le critiche, legate al condono, da parte dei sindacati. La Cgil lo definisce «un regalo a chi ha violato le leggi» e annuncia mobilitazioni; per Landini, è un segnale inaccettabile di impunità. La Cisl denuncia l’ennesimo incentivo all’illegalità: «Così si premiano i furbi», dice il segretario generale Daniela Fumarola. La Uil attacca la filosofia dei condoni che, secondo Pierpaolo Bombardieri, scoraggia il rispetto delle regole e mina la giustizia fiscale, danneggiando anche il lavoro regolare. L’Ugl adotta, invece, un tono più prudente: pur non elogiando il condono, evita critiche dirette, preferendo concentrarsi sugli aspetti sociali della manovra come taglio del cuneo e sostegno alle famiglie.Oltre al condono, la manovra si arricchisce di decine di proposte. La Lega vuole aumentare l’Irap per banche e assicurazioni, mentre Forza Italia punta a cancellare l’aumento della cedolare secca e la nuova tassa sui dividendi. Fdi propone l’abolizione della tassa turistica extra-Ue e una tassa sui pacchi provenienti dall’estero. Altri emendamenti minori chiedono un bonus libri scolastici e agevolazioni per gli affitti lunghi.Sul fronte delle opposizioni, Pd, M5s, Avs e Italia viva hanno presentato emendamenti comuni su salario minimo, ripristino di Opzione donna, estensione dei congedi parentali e aumento dei fondi per la sicurezza pubblica. Avs ha, inoltre, proposto una patrimoniale sui grandi capitali.Il tema del condono, va detto, è particolarmente sensibile in Campania, dove il rischio di nuove costruzioni fuori norma si scontra con la memoria di tragedie legate a frane e dissesti. Le sanatorie, secondo gli ambientalisti, danneggiano la cultura della legalità urbanistica e incoraggiano futuri abusi. Per i promotori, invece, la misura rappresenta una forma di risarcimento civile: non si tratta di favorire l’illegalità, ma di restituire certezza a chi è rimasto intrappolato da decisioni regionali arbitrarie. Secondo Antonio Iannone (Fdi), l’emendamento «salverà migliaia di case dall’abbattimento».Intanto, in Campania, il condono è già diventato tema centrale della campagna. Il centrodestra lo propone come risarcimento ai cittadini onesti ignorati per decenni. Il centrosinistra denuncia una manovra elettorale mascherata. Il voto regionale avrà, dunque, anche il significato di un referendum politico su questa misura. Cirielli ha ringraziato i parlamentari campani del centrodestra, il governatore uscente Vincenzo De Luca, dal canto suo, ha lasciato intendere che la Regione non intende fare sconti su norme urbanistiche, rafforzando così la contrapposizione politica.
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Le storie del tredicenne di Bergamo che accoltella la professoressa di francese tentando di ucciderla e del diciassettenne di Pescara trasferitosi a Perugia che progettava una strage in stile Columbine High School, se analizzate con lucidità, demoliscono abbastanza velocemente tutte le banalità e gli stereotipi che vengono ribaditi in queste ore a proposito della fragilità e della sofferenza dei minorenni. I due ragazzini in questione, soprattutto il secondo, hanno affrontato un percorso abbastanza simile a quello percorso anni fa da europei di origine mediorientale che si sono arruolati nelle file dello Stato islamico e sono andati a morire in Siria come se si trattasse di partecipare a un gigantesco videogioco. Si sono isolati e distaccati completamente dalla realtà, immergendosi in un mondo digitale pieno di manipolatori feroci e di coetanei rabbiosi con cui fomentarsi a vicenda. L’armamentario ideologico di cui dispongono ha ben poco a che fare con il radicalismo destrorso: il nazismo, per costoro, è qualcosa di prepolitico, è una sorta di codice utilizzato per indirizzare l’odio. Ma nella libreria digitale ci sono testi anarco insurrezionalisti e tutto ciò che possa contribuire a sostenere «atti casuali di violenza insensata». Paradossalmente sono molto più centrati e solidi i riferimenti al satanismo, perché la volontà esplicita è quella di sovvertire ogni ordine attraverso la brutalità imprevedibile e fine a sé stessa.
L’obiettivo, insomma, non è l’instaurazione di chissà quale regime totalitario: è la distruzione totale, il nichilismo profondo privo di qualsivoglia pars construens.
La verità è che questi ragazzi non hanno bisogno di essere ascoltati. Anzi, probabilmente - come generazione - lo sono stati fin troppo. Alla loro espressione di sé è stato concesso ogni spazio possibile, cosa che ha contribuito a far esplodere il loro narcisismo. Avrebbero, piuttosto, bisogno di ascoltare e, soprattutto, bisogno di ricevere limiti e regole da parte degli adulti. È mancato - ma è storia vecchia - il padre simbolico, cioè quello che pone divieti e stabilisce i confini. Le tirate, pure in buona fede, sull’educazione affettiva, la decostruzione della mascolinità tossica e il buonismo a varie gradazioni hanno probabilmente alimentato la ferocia e il risentimento di questi adolescenti, invece che convertirli a una presunta buona condotta. Di nuovo, era facile prevederlo: smantellare la mascolinità non produce un nuovo ordine basato su valori femminili di dolcezza e accoglienza. Al contrario, produce il ritorno del rimosso sotto più terribile forma. Ecco dunque le caricature del maschile che vanno dalla volgarità cialtronesca della cosiddetta manosfera alla spietatezza dei gruppi che inneggiano allo stupro come arma politica. È, questa, la cattiveria viscida dei deboli, non l’oppressione dei forti.
E allora non serve invocare ancora più tenerezza, ancora più comprensione. Serve favorire con ogni mezzo un’uscita dall’inferno artificiale della Rete e un ritorno prepotente alla realtà, da mettere in atto prima di subito, con tutti gli strumenti a disposizione. Serve dunque una legge simile a quelle già applicate in altre nazioni per interdire l’uso delle piattaforme ai minori di 14 o addirittura 16 anni. Esistono proposte in discussione proprio in questi giorni, una delle quali avanzata dalla Lega, che andrebbero seriamente considerate. Prevedono verifiche serie sull’età, superamento dell’autocertificazione, barriere non facilissime da superare.
Chiaro: non è piacevole vietare, perché si andrebbe a colpire anche i minori che non fanno nulla di male online. Ma il beneficio è superiore, in questo caso, a ogni possibile danno. Poi lo sappiamo tutti: le norme da sole non bastano affatto. I più abili possono trovare modi per aggirarle, e a tale riguardo sarebbe fondamentale insistere sulla responsabilità delle aziende digitali, affinché controllino e agiscano per impedire che si aggirino le restrizioni.
Non si può in ogni caso prescindere, tuttavia, da una forte presenza dei genitori, delle famiglie. È emblematica, a tale proposito, l’intervista concessa a Repubblica dalla madre del diciassettenne pescarese arrestato per terrorismo: «Colpa anche mia, dovevo controllarlo sui social, ho sbagliato a fidarmi troppo», dice. Insiste a difendere il suo ragazzo, spiega che aveva paura di essere arrestato, che non avrebbe fatto male a nessuno e addirittura che aveva finto di essere uno del gruppo estremista per timore di ritorsioni. In realtà, stando all’inchiesta, pare che non solo il diciassettenne fosse animatore di gruppi, ma pure che abbia cercato di manipolare un altro minore più giovane. Eppure eccolo lì che, scoperto, cerca la consolazione della mamma, l’abbraccio protettivo. E la mamma, straziata, glielo offre. Sembra davvero di rivedere quel che accade ai genitori della serie televisiva Adolescence, i quali - scoperto il crimine orribile del figlio - si guardano fra loro disperati in cerca di reciproca assoluzione, e si dicono: «Pensavamo che nella sua stanza fosse al sicuro». Era vero l’esatto contrario. Se le famiglie non controllano e si assentano, e se le norme di contrasto sono blande, ecco che può accadere l’impensabile. Nel caso di questo ragazzo le forze dell’ordine sono intervenute prima che accadesse qualcosa di terribile, ma chissà che potrebbe accadere in futuro: le lezioni che vengono specialmente dagli Stati Uniti non sono incoraggianti.
Se c’è educazione da fare, oggi, deve riguardare soprattutto gli adulti. Sono loro che devono essere istruiti sui meccanismi della manipolazione digitale, loro che debbono essere aiutati a comprendere le nuove necessità educative e protettive, qualora non riescano o non vogliano farlo da soli. E poi, a corredo, sono necessarie le leggi. Anche i divieti, sì. Non saranno risolutivi ma sono un inizio, un segnale. Serve un approccio realmente maschile, paterno, per combattere questa mascolinità debole e deviata che assume forme diverse ma in fondo affini, che si tratti delle bravate dei maranza, dell’esibizione di falsa ricchezza di alcuni influencer o delle psicosi mortifere dell’accelerazionismo satanico. Altro che ascolto: di queste stupidaggini ne abbiamo ascoltate pure troppe. Adesso è tempo di metterle a freno, e sul serio.
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I lavori in corso in numerosi cantieri, tutti attivi nel Burgraviato, procedevano a pieno ritmo nonostante una forza lavoro che, almeno stando ai libri contabili, poteva contare su un esiguo numero di operai.
La circostanza ha insospettivo i finanzieri del Comando Provinciale di Bolzano che, con gli ispettori dell’Inps, hanno deciso di approfondire la posizione di due aziende edili, una società e una ditta individuale, riconducibili alla medesima compagine gestionale.
L’attività di controllo, condotta dalla Compagnia di Merano, ha consentito l’identificazione delle maestranze effettivamente impiegate e l’acquisizione di documentazione utile a riscontrare la regolarità della loro assunzione e le modalità di corresponsione delle retribuzioni.
Gli approfondimenti hanno fatto emergere come, accanto a un esiguo numero di personale regolarmente assunto, vi fossero ben 62 lavoratori che venivano impiegati per alcuni periodi totalmente in nero e, per altri, in modo irregolare.
Per 14 di loro, le Fiamme gialle hanno accertato l’impiego lavorativo pur risultando formalmente inoccupati e per questa ragione destinatari della Naspi, l’indennità di disoccupazione. In un caso è stato identificato un operaio regolarmente al lavoro, nonostante risultasse in malattia.
Il sistema si reggeva su un vorticoso giro di contanti, utilizzati per corrispondere le paghe ai lavoratori non regolarmente assunti, in violazione dell’obbligo di tracciabilità dei pagamenti, oltre che sul sistematico aggiramento degli obblighi di versamento degli oneri previdenziali e contributivi: la Guardia di finanza ha accertato l’omesso versamento di contributi per oltre 270 mila euro.
A conclusione dell’attività ispettiva, sono state comminate sanzioni amministrative per un importo di oltre 130 mila euro ed è stato adottato il provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale, come previsto dal Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro.
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Ansa
Il «grimaldello» giuridico usato dalla Commissione e invocato dall’Italia, per ritenere ammissibile tale aiuto, è quello dell’articolo 107, paragrafo 3, lettera c dei Trattati (Tfeu) che considera compatibili col mercato interno gli «aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività o di talune regioni economiche». Nel caso specifico Teresa Ribera, commissario e vicepresidente esecutivo, ha ritenuto che questa spesa sia necessaria e appropriata per de-carbonizzare i settori difficili da elettrificare come trasporti e alcuni settori industriali; ha un effetto incentivante (senza aiuto i produttori non realizzerebbero gli investimenti); è proporzionata, in quanto l’importo dell’aiuto è determinato tramite gara competitiva sul solo prezzo di esercizio; genera effetti positivi per l’ambiente superiori agli effetti distorsivi sulla concorrenza.
Apprendiamo così, purtroppo non per la prima volta, che nel mercato in cui si venera da anni il mantra della concorrenza, quando un bene non ha mercato perché ha costi di produzione relativamente alti rispetto ad altri beni sostitutivi, la soluzione è quella di incentivare i produttori, gettando denaro pubblico in un pozzo potenzialmente senza fondo. Perché non è affatto detto che dopo il 2029 quella produzione di idrogeno potrà stare sul mercato senza sussidi.
Sono proprio le modalità di erogazione di questo sostegno (contratti bilaterali per differenza) che costituiranno l’albero della cuccagna per i produttori attuali e potenziali, tra cui ci sono giganti come Snam, Eni, Enel Green Power, Italgas, A2a e Iren. Aziende a cui certo non mancano le risorse finanziarie e manageriali per investire e rischiare in proprio.
Il meccanismo prevede infatti gare competitive sul prezzo di esercizio (strike price), in modo da favorire i progetti più efficienti e basso costo di produzione. Una volta fissato questo prezzo, se il prezzo di mercato del combustibile alternativo (in genere combustibile fossile più economico ma più inquinante) a disposizione degli utilizzatori di idrogeno verde fosse più basso, lo Stato rimborserà ai produttori la differenza. Colmando così lo svantaggio di costo dell’idrogeno e offrendo a produttori e utilizzatori un prezzo stabile, fissato pari al prezzo di esercizio, e un indubbio incentivo a tenere in vita la produzione di un bene che altrimenti non avrebbe clienti. Se il prezzo di mercato dei combustibili alternativi superasse lo strike price, i produttori restituirebbero la differenza allo Stato.
Si tratta di un’iniziativa che parte da lontano, i cui primi passi sono stati finanziati con il Pnrr, e che si inquadra nella Strategia Ue sull’idrogeno del luglio 2020 e del Clean Industrial Deal. Come si vede, strumenti concepiti in un’altra era geologica per quanto riguarda l’assetto dell’economia e delle priorità verso cui destinare le risorse pubbliche. Strumenti che sono il risultato di un furore ideologico a favore della transizione verde che oggi - dopo Covid, guerra e inflazione a doppia cifra del 2022 - è in forte discussione.
Invece la Commissione procede spedita come se fossimo ancora nel 2020 con i soldi dei contribuenti italiani al traino.
Ma tutto ciò non può passare inosservato nei giorni in cui al governo faticano a trovare risorse per contenere il caro carburanti o, volendo andare indietro a dicembre, quando il taglio dell’Irpef avrebbe potuto essere più generoso.
A questo proposito è illuminante la frase pronunciata dal ministro Giancarlo Giorgetti a Cernobbio nell’ultimo fine settimana: «Dobbiamo fare delle riflessioni rispetto a quello che dobbiamo fare, chi dobbiamo aiutare e chi dobbiamo incentivare, ma sempre tenendo a mente i nostri limiti di finanza pubblica».
Ecco, poiché le risorse sono limitate e le priorità sono evidentemente cambiate rispetto al 2020, va proprio colto l’invito del ministro a fare una seria riflessione su 6 miliardi di denaro pubblico destinati a tenere in vita la produzione di un bene che altrimenti non avrebbe mercato, impedendo utilizzi alternativi di quel denaro. D’altronde, se si ritiene che l’idrogeno verde sia la terra promessa, potrebbero essere i produttori a sostenere i costi e le perdite per tenerlo sul mercato, in attesa di un futuro profittevole. Negli Usa, OpenAi, tra i più grandi produttori di intelligenza artificiale, nel 2026 fatturerà circa 30 miliardi e ne perderà 14, con i profitti attesi non prima del 2029. E non riceve sussidi pubblici.
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