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Il Pd si spacca dopo l'invito di Napolitano a parlare con Di Maio

Il Pd si spacca dopo l'invito di Napolitano a parlare con Di Maio
ANSA
  • Il presidente della Repubblica e il suo predecessore coordinano con il leader M5s l'intervista che apre ai dem. Matteo Renzi tiene duro. Ma Maurizio Martina e Dario Franceschini...
  • Dopo aver consolidato il «patto di sangue» con gli alleati, il Carroccio resta a guardare. Se i pentastellati dovessero cedere alle sirene dem, si aprirebbero praterie. Mentre la caccia ai voti di Fi può continuare.
  • Rampelli, capogruppo alla Camera di Fratelli d'Italia: «Sergio Mattarella sa che abbiamo vinto noi: sul programma niente veti, neppure sul Pd».

Lo speciale contiene tre articoli.

Salvini: «Pd con M5s? Mamma mia». Ma l'opposizione non gli fa paura

«A forza di passi indietro si finisce per cadere dalla scogliera». Nella pancia della Lega il tempo delle trattative sta finendo. E il gesto di Matteo Salvini di imporre agli alleati la plateale passeggiata a braccetto verso il Colle per il secondo giro di consultazioni, ha proprio lo scopo di farlo sapere a chi sta vicino e a chi sta lontano. Vale a dire a Silvio Berlusconi e a Luigi Di Maio. Mentre il Movimento 5 stelle continua a invitare il Pd a ballare il tango, il centrodestra trascorre un weekend unitario e coeso, forse per la prima volta dal verdetto del 4 marzo. Giancarlo Giorgetti lo ha ribadito con una metafora apache: «Fra noi c'è un patto di sangue».

L'evoluzione delle cose è favorevole al Carroccio. Secondo gli strateghi di via Bellerio, mostrando di voler governare con chi ha platealmente perso le elezioni - mandato a casa dagli italiani «senza se e senza ma» - i grillini si stanno incartando. Il che fa dire a Salvini: «Governo Di Maio-Renzi, governo M5s-Pd? Mamma mia… Sto facendo e farò tutto il possibile per cambiare questo Paese, con coerenza, serietà e onestà, ascoltando tutti. Una cosa è certa: o nasce un governo serio, per ridare lavoro, sicurezza e speranza all'Italia, oppure si tornerà a votare, e a quel punto noi stravinciamo».

Sa che la minaccia ha il potere di complicare i processi digestivi di Sergio Mattarella e fa sommamente innervosire i colonnelli a 5 stelle, che dovrebbero convincere un intero popolo di eletti (il 72% è alla prima nomina) che la festa è già finita, i voli gratis non ci sono più e quel delizioso bilocale davanti al Pantheon va disdettato. Sarebbe un disastro. Non per Salvini, che non ha bisogno, come avrebbe detto Umberto Bossi, «di trovare una quadra». Lo ha già fatto sapere schiettamente: «Non avverto la necessità di governare a tutti i costi». Alla Lega andrebbe bene un'opposizione ancor più di rottura per gridare al tradimento, fare il pieno di consensi, continuare l'Opa su Forza Italia e depotenziare con una certa facilità i coetanei grillini, a quel punto impastoiati dal renzismo, dai giovani turchi, dalle Ong, dall'accoglienza diffusa, dagli scampanii provenienti dalle parrocchie e dall'incapacità di liberarsi dalle catene di Bruxelles. In più c'è un sondaggio Swg che piace molto a Salvini. Il 44% degli italiani è favorevole a un accordo 5 stelle-Lega (61% elettori di Salvini, 67% elettori di Di Maio), e un voltafaccia pentastellato sarebbe visto male. Anche l'umore della base berlusconiana sta cambiando: è passato dal 18% di favorevoli al 46%. Una vera conversione. E Berlusconi, maestro nelle trattative e pronto a giocare a poker con chiunque, per tenersi la golden share sul governo sarebbe pronto a una mossa da cardinal Mazzarino: sfruttare al meglio la nuova procedura (come anticipato ieri dal Foglio) approvata il 20 dicembre scorso, che prevede un ruolo attivo per chi si astiene in Senato.

La novità è tutt'altro che marginale. La scheda bianca non viene più equiparata a un voto perso, ma fa abbassare il quorum; quindi il partito azzurro potrebbe appoggiare un governo 5 stelle-Lega semplicemente standone fuori, senza il rischio di irritare Di Maio. Ma allo stesso modo, in via del tutto teorica, potrebbe utilizzare lo stesso metodo per tenere in piedi un governo a trazione renziana, con i 5 stelle a fare numero, il vessillo del presidente della Repubblica e una figura di garanzia a Palazzo Chigi. Per la Lega tutto ciò costituirebbe nell'immediato una immangiabile bouillabaisse in stile Emmanuel Macron, ma la garanzia di un 25% di consensi a medio termine.

Dopo le feroci fibrillazioni delle scorse settimane, in Forza Italia sta tornando il sereno. Non si parla più di fronde, ma di politica. Lo hanno sancito, secondo le sublimi categorie del mai abbastanza rimpianto Edmondo Berselli, una giovane promessa come Giovanni Toti e un venerabile maestro come Gianni Letta. «Non c'è alcuna fronda in Forza Italia, se non quelle degli alberi che in primavera fioriscono, soprattutto in Liguria per il bene dei turisti e degli abitanti che se le godono», ha spiegato il governatore ligure. «Il centrodestra è, e deve rimanere, compatto. Ha vinto le elezioni, gli spetta essere il perno centrale dell'eventuale governo. Ho sempre lavorato per un centrodestra ancora più unito, per una federazione o un partito unico. Non ci sarà mai alcuna tentazione frondista».

Quanto a Letta, nelle ultime settimane si è stressato non poco, qualche volta perfino stropicciandosi il doppiopetto per il coinvolgimento emotivo. Venerdì il consigliere principe ha chiarito con Berlusconi la sua posizione per nulla incline alla sottomissione nei confronti della Lega. «Se devi accettare un ruolo del genere, allora tanto vale che ti ritiri tu» avrebbe detto, «invece di farti cacciare da Salvini per conto di Di Maio, dando l'immagine di essere irrilevante sul programma e sui nomi del nuovo governo. Tu devi far capire a Salvini che se ti emargina, non è detto che quel 14% di elettorato, che alle ultime elezioni ha votato Forza Italia, alla fine vada con lui». Il leader leghista, che fra qualche giorno porgerà il braccio al Cavaliere per la passeggiata verso il Quirinale, è al contrario convinto di sì.

Giorgio Gandola


Rampelli (Fdi): «Il centrodestra unito per avere l’incarico»

Il centrodestra batte un colpo: andrà con una delegazione unica al Colle al prossimo giro di consultazioni con il capo dello Stato.

«Siamo soddisfatti perché la nostra proposta di ricompattare la coalizione è stata accolta da Salvini e Berlusconi».

Fabio Rampelli, capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, è convinto che sia arrivato il momento di accelerare sulla formazione del nuovo governo.

Cosa andrete a dire a Mattarella?

«Una cosa molto semplice. E cioè sottolineare che le ultime elezioni sono state vinte dal centrodestra. Dunque, ribadiremo la richiesta a conferire l'incarico a un esponente di questo schieramento. Se tutto ciò finora non è stato possibile, è solo per colpa di Renzi».

Renzi? Cosa c'entra in questa vicenda l'ex segretario del Pd?

«È stato lui a imporre al Parlamento una legge elettorale monca, priva di premio di maggioranza».

Se si tornasse presto alle urne potrebbe ripresentarsi la stessa situazione di ingovernabilità?

«Per evitare questo abbiamo già presentato una proposta di legge che inserisce nel Rosatellum un premio di maggioranza e abbiamo chiesto al presidente Fico di inserirla nelle materie di competenza della commissione speciale, l'organismo previsto dal nostro sistema parlamentare nel caso in cui un governo non abbia ancora preso forma».

Ieri Luigi Di Maio in un'intervista a Repubblica ha esplicitamente invitato il Pd a collaborare per «dare un governo al Paese». Sorpreso?

«Ogni giorno Di Maio ci propina una pillola di “saggezza". I mutamenti di scenario che provengono dal M5s sono repentini e ci lasciano perplessi. Fino a ieri il Pd era visto come il demonio mentre oggi è diventato un possibile interlocutore. Direi che le sue parole sono la risposta al ricompattamento del centrodestra».

È una chiusura netta rispetto all'ipotesi di affidare la guida del governo al M5s?

«Non abbiamo preclusioni personali, ma vorrei far notare che il 68% degli elettori non ha votato per i 5 stelle».

Non teme che Berlusconi possa mollare il centrodestra per favorire la nascita di un governo tecnico o di un «governissimo» sostenuto anche dal Pd?

«Il ricompattamento del centrodestra è un ottimo antidoto a qualsiasi soluzione alternativa. Il nostro è un discorso lineare: vogliamo attuare il programma, ma siccome non abbiamo i numeri sufficienti c'è la necessità di cercare il sostegno ad altre forze. Movimento 5 stelle e Pd pari sono. Noi non mettiamo veti, l'importante è che convergano sul nostro programma».

Il vostro candidato a Palazzo Chigi resta Salvini?

«Il leader della Lega ha detto di non voler impantanarsi su questa proposta. È importante ci sia un governo in grado di attuare le proposte del centrodestra. Noi vogliamo procedere a grandi passi verso la crescita del Pil, il blocco dell'immigrazione clandestina, l'attuazione di un piano sicurezza nelle periferie, il lancio di un piano straordinario per la natalità e l'abolizione della riforma Fornero e di parte della Buona scuola».

Al vostro interno siete sicuri che Salvini non si farà tentare da un accordo con il M5s e senza Fdi e Fi?

«Non vedo quale possa essere la convenienza per Salvini di un accordo con Di Maio. Se accettasse di fare un governo con loro si ridurrebbe a fare il junior partner».

Alcuni dirigenti di primo piano del centrodestra, tra cui il governatore ligure Giovanni Toti, insistono sulla necessità di arrivare a un partito unico. Qual è la sua opinione?

«Molte alchimie sui partiti unici sono state fatte e hanno portato male. Il Pdl, per esempio, non è stata un'esperienza positiva. Ogni partito in questo momento ha una sua specificità, è importante che si rimanga uniti. Poi se si vuole costruire una stagione diversa lo si dovrà fare su basi differenti, senza improvvisazioni e colpi di scena».

Antonio Ricchio

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«Mia moglie era esperta, cos’è successo?»
Monica Montefalcone (Ansa)
Il marito di Monica Montefalcone non si dà pace: «Ha fatto 5.000 immersioni. Forse aveva un GoPro e capiremo qualcosa». I soccorritori hanno recuperato solo il cadavere di Gianluca Benedetti. La Procura di Roma indaga sulle cause dei decessi.

Riprenderanno domani le ricerche dei corpi dei sub italiani che hanno perso la vita in una grotta a oltre 50 metri di profondità nell’atollo di Vaavu, alle Maldive.

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Tecnologia e lusso si incontrano nella nuova Range Rover Sv Ultra
Rappresenta l’apice della distinzione dell’azienda britannica. Tra le colorazioni disponibili c’è anche il Titan Silver, che utilizza fini lamelle di alluminio reale per creare una superficie luminosa e riflettente.

Sulla carta, la strategia è semplice: aumentare sempre di più lusso e tecnologia. La pratica, sempre sulla carta, è apparentemente più complessa visto che Range Rover ha già standard parecchi alti.

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Intelligenza artificiale, Cdo porta all’AI Week uno spazio dedicato alle imprese
iStock
Alla fiera di Rho del 19 e 20 maggio Compagnia delle Opere presenterà l’Innovation Hub, area dedicata al confronto tra aziende e professionisti sull’uso concreto dell’intelligenza artificiale. Al centro del dibattito etica, scuola, lavoro e gestione aziendale.
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Simest stanzia 800 milioni per le imprese
Regina Corradini D’Arienzo (Ansa)
Risorse a tassi agevolati e contributi a fondo perduto fino al 30% per contrastare il caro energia e il blocco dello Stretto di Hormuz. La misura, operativa dal 25 maggio, protegge le aziende esportatrici e le filiere strategiche dagli choc del conflitto nel Golfo Persico.

La diplomazia non ha ancora trovato una via d’uscita al conflitto con l’Iran e la crisi energetica legata al blocco del canale di Hormuz si aggrava.


Gli analisti stimano che anche a fronte di una risoluzione a breve, per rimettere in moto il meccanismo dei rapporti con quell’area a cominciare dagli approvvigionamenti, serviranno mesi. Alla luce di questo scenario la Simest, la società per l’internazionalizzazione delle imprese del gruppo Cdp (Cassa depositi e prestiti) lancia un nuovo intervento strategico da 800 milioni di euro a sostegno delle imprese colpite dagli effetti del conflitto nel Golfo Persico e dal perdurare delle tensioni sui costi energetici. Le risorse sono destinate alle aziende esportatrici e a quelle che, pur non vendendo direttamente direttamente all’estero i propri prodotti, fanno parte di filiere produttive strategiche. Cuore del pacchetto, attivato nell’ambito dello strumento «Transizione digitale ed ecologica», è la nuova linea «Energia per la competitività internazionale», concepita per offrire una risposta mirata per fronteggiare gli effetti della crisi sui costi energetici e sul fatturato, in modo da salvaguardare la solidità finanziaria e la capacità di continuare a investire all’estero delle imprese.

Potranno accedere al sostegno le realtà imprenditoriali che, nel primo trimestre o quadrimestre del 2026, abbiano registrato un incremento dei costi energetici o una riduzione del fatturato pari ad almeno il 10% rispetto allo stesso periodo del 2025, a causa del conflitto. Il sostegno avverrà attraverso la concessione di finanziamenti agevolati accompagnati da una quota a fondo perduto fino al 30% per le Pmi e fino al 20% per le altre imprese.

Le risorse sono finalizzate a essere utilizzate principalmente per operazioni di rafforzamento patrimoniale (fino al 90% del finanziamento) oppure per finanziamenti di soci, con possibilità di destinare fino a 1,5 milioni di euro a incrementi di capitale e supporto alle società controllate. L’anticipo può arrivare a coprire fino al 50% della somma richiesta mentre la durata del finanziamento sarà di otto anni. Parallelamente, viene ulteriormente rafforzata la misura dedicata alle imprese energivore, cioè a favore dei comparti più esposti al caro energia, con condizioni migliorative affinché possano continuare ad operare e a investire. Si prevede un contributo a fondo perduto fino al 20%, l’esenzione dalla presentazione delle garanzie; poi finanziamenti fino al 90% per il rafforzamento patrimoniale, l’incremento fino a 1,5 milioni di euro della quota da destinare alla capitalizzazione delle controllate e l’innalzamento dell’anticipo fino al 50%. Infine l’estensione della durata dei finanziamenti fino a otto anni.

Le domande potranno essere presentate a partire dal 25 maggio fino al 31 dicembre 2026. Per garantire una gestione ordinata delle richieste, nei primi cinque giorni di apertura della misura, sarà attivato un sistema di «coda virtuale» nel caso di accessi simultanei elevati alla piattaforma.

«Vogliamo dare una risposta concreta e tempestiva alle imprese che stanno affrontando gli effetti di un quadro internazionale sempre più instabile, segnato dalle tensioni geopolitiche e dal forte aumento dei costi energetici, che rischiano di incidere sulla competitività del nostro sistema produttivo. L’obiettivo è sostenere non solo le aziende esportatrici, ma anche tutte le filiere strategiche del Made in Italy, rafforzandone la capacità di continuare a investire e crescere sui mercati internazionali», ha affermato l’amministratore delegato di Simest, Regina Corradini D’Arienzo.

Il Fondo monetario internazionale ha segnalato che, insieme al Regno Unito, l’Italia è fra i Paesi europei più esposti a causa della forte dipendenza dalle centrali a gas. Le importazioni italiane di beni energetici dal Medio Oriente nel 2025 hanno superato i 15 miliardi di euro. L’intervento di Simest quindi vuole accompagnare le imprese non solo nella gestione della fase emergenziale, ma anche nella gestione del periodo successivo, contribuendo al rafforzamento strutturale.

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