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2018-04-08
Il Pd si spacca dopo l'invito di Napolitano a parlare con Di Maio
Il presidente della Repubblica e il suo predecessore coordinano con il leader M5s l'intervista che apre ai dem. Matteo Renzi tiene duro. Ma Maurizio Martina e Dario Franceschini... Dopo aver consolidato il «patto di sangue» con gli alleati, il Carroccio resta a guardare. Se i pentastellati dovessero cedere alle sirene dem, si aprirebbero praterie. Mentre la caccia ai voti di Fi può continuare. Rampelli, capogruppo alla Camera di Fratelli d'Italia: «Sergio Mattarella sa che abbiamo vinto noi: sul programma niente veti, neppure sul Pd». Lo speciale contiene tre articoli. C'è un retroscena da guerra fredda, di Stati Uniti contro la Russia, dietro le ultime mosse di avvicinamento tra il Movimento 5 stelle e il Partito democratico in vista del secondo giro di consultazioni e la possibile formazione di un nuovo governo. L'intervista che il leader pentastellato Luigi Di Maio ha concesso ieri a Repubblica, dove annuncia di voler sotterrare «l'ascia di guerra», pare sia stata particolarmente apprezzata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, come noto, continua a puntare a un governo di unità nazionale con dentro tutti i partiti. Insomma, il ramoscello d'ulivo è stato lanciato al Partito democratico con la speranza di avere presto un effetto palla di neve: ora l'obiettivo è che diventi una valanga tale da convincere anche i più riottosi - tra cui il segretario uscente Matteo Renzi - a sedersi al tavolo delle trattative con i grillini. Non è un caso che tutto avvenga sul quotidiano da sempre più vicino alle istanze del Quirinale, giornale diretto da Mario Calabresi, che da subito ha teorizzato la possibilità di un accordo tra i grillini e i democratici. E questo, sostengono alcuni spifferi dei palazzi, combacia con l'esigenza del gruppo De Benedetti di non mollare le stanze di palazzo Chigi, dove il centrosinistra alberga più o meno dal 2011, quando fu fatto fuori Silvio Berlusconi con l'arrivo di Mario Monti. Ma c'è di più. Ed è qui che spirano i venti della guerra fredda. Il discorso ruota intorno all'attivismo da parte dei due presidenti, specie quello emerito Giorgio Napolitano, ex ministro degli Esteri del Pci, particolarmente stimato dalle parti di Washington. Anche Mattarella ha uno storico rapporto di amicizia con gli americani, sin dai tempi in cui era ministro della Difesa nonché vicepremier del governo di Massimo D'Alema dal 1998 al 1999: l'esecutivo che attraversò la guerra in Kosovo, con le basi di Vicenza messe a disposizione della Nato per bombardare Belgrado. A quanto pare né Mattarella né Napolitano si fiderebbero troppo del leader della Lega Matteo Salvini, considerato troppo vicino alla Russia di Vladimir Putin, una vicinanza rimarcata negli ultimi giorni con la richiesta, da parte del segretario leghista, di togliere i dazi che penalizzano l'economia di Mosca. Caso vuole che proprio Di Maio, da alcuni commentatori e politici considerato vicino a Putin in passato, nella sua uscita dalle stanze del Quirinale abbia subito messo le cose in chiaro con una frase inequivocabile: «Abbiamo ribadito al presidente della Repubblica un punto sulla politica estera. Con noi al governo l'Italia rimarrà alleata dell'Occidente, del Patto atlantico, dell'Unione europea e monetaria. Questo è l'obiettivo che ci prefiggiamo con un governo a guida M5s». Ecco, il Patto atlantico, caro a Napolitano, vecchio amico dell'ex segretario di Stato americano Henry Kissinger, è la chiave per capire come si potrebbe sbrogliare la matassa. Nelle ultime settimane il presidente emerito ha lavorato per capire la posizione dell'ex segretario democratico Renzi, in silenzio da giorni e proprio ieri, non a caso, tornato a parlare su Facebook dopo che un altro retroscena pubblicato sulla Repubblica informava di una possibile apertura da parte dei renziani ai grillini, a condizione che Di Maio facesse un passo indietro. Le pressioni su Renzi, in particolare da parte dalle aree del Pd che si rifanno ad Andrea Orlando e Dario Franceschini, pare siano servite, anche se il segretario in una nota ha rilasciato una smentita al retroscena del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. Ma sarà così? Oppure Renzi scenderà a compromessi per «il bene del Paese»? Tutto si deciderà il prossimo 21 aprile, giorno dell'assemblea. C'è chi spinge perché Maurizio Martina resti in sella un altro anno, nonostante gli attacchi da parte del cerchio renziano degli ultimi giorni. Altri spingono per Debora Serracchiani, ex governatrice del Friuli Venezia Giulia vicina a Renzi, forse più controllabile da parte dell'ex segretario. Ma Renzi avrà la forza di reagire? Ieri si è limitato a puntualizzare su Facebook: «La politica italiana da un mese è ferma al chiacchiericcio, agli accordi, ai retroscena inventati. Noi lo avevamo detto: se non passa il referendum, torneremo agli accordi vecchio stile. E purtroppo è andata così. Parleremo di questo il 21 aprile, all'assemblea del Pd». Quindi si dialoga tra dem e pentastellati. «L'autocritica nei toni è apprezzabile, l'ambiguità politica rimane evidente», ha detto Martina, noi continuiamo a pensare che la differenza la fanno i contenuti e sui contenuti abbiamo presentato anche al Quirinale il nostro percorso e la nostra agenda fondamentale per il Paese. Noi ripartiamo dai temi sociali, dall'occupazione, dal lavoro, dalle grandi questioni europee, da temi delicati come il governo dei fenomeni migratori. Da questo punto di vista non vedo grandi novità. Quel che è certo è che centrodestra e M5s devono dire chiaramente cosa intendono fare. Il tempo dell'ambiguità è finito». Una frase che Di Maio ha definito un passo in avanti. E Franceschini ha rincarato la dose pacificatrice: «Di fronte alla novità dell'intervista, serve riflettere e tenere unito il Pd nella risposta. L'opposto di quanto sta accadendo». Lo stesso Di Maio lo ha spiegato a Repubblica: «Io non sto rinnegando le nostre idee né le critiche che in più momenti abbiamo espresso anche aspramente nei confronti del Pd, e che anche il Pd non ci ha risparmiato. Credo però che ora il senso di responsabilità nei confronti del Paese ci obblighi tutti, nessuno escluso, a sotterrare l'ascia di guerra. A noi viene chiesto l'onere di dare un governo al Paese, ma tutti hanno il dovere di contribuire a risolvere i problemi della gente e di mostrare senso di responsabilità». Ci sarà tempo per ragionare e per riflettere come ha invitato a fare nei giorni scorsi Mattarella. Tanto che si parla già di un terzo giro di consultazioni, che potrebbero cadere - guardacaso - proprio dopo il 21 di aprile, quando nel Pd si sarà ritrovata una quadra. Insomma, anche al capo dello Stato un governo Pd-Movimento 5 stelle non dispiacerebbe. Alessandro Da Rold <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/salvini-pd-con-m5s-mamma-mia-ma-lopposizione-non-gli-fa-paura-2557428886.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="salvini-pd-con-m5s-mamma-mia-ma-lopposizione-non-gli-fa-paura" data-post-id="2557428886" data-published-at="1778899765" data-use-pagination="False"> Salvini: «Pd con M5s? Mamma mia». Ma l'opposizione non gli fa paura «A forza di passi indietro si finisce per cadere dalla scogliera». Nella pancia della Lega il tempo delle trattative sta finendo. E il gesto di Matteo Salvini di imporre agli alleati la plateale passeggiata a braccetto verso il Colle per il secondo giro di consultazioni, ha proprio lo scopo di farlo sapere a chi sta vicino e a chi sta lontano. Vale a dire a Silvio Berlusconi e a Luigi Di Maio. Mentre il Movimento 5 stelle continua a invitare il Pd a ballare il tango, il centrodestra trascorre un weekend unitario e coeso, forse per la prima volta dal verdetto del 4 marzo. Giancarlo Giorgetti lo ha ribadito con una metafora apache: «Fra noi c'è un patto di sangue». L'evoluzione delle cose è favorevole al Carroccio. Secondo gli strateghi di via Bellerio, mostrando di voler governare con chi ha platealmente perso le elezioni - mandato a casa dagli italiani «senza se e senza ma» - i grillini si stanno incartando. Il che fa dire a Salvini: «Governo Di Maio-Renzi, governo M5s-Pd? Mamma mia… Sto facendo e farò tutto il possibile per cambiare questo Paese, con coerenza, serietà e onestà, ascoltando tutti. Una cosa è certa: o nasce un governo serio, per ridare lavoro, sicurezza e speranza all'Italia, oppure si tornerà a votare, e a quel punto noi stravinciamo». Sa che la minaccia ha il potere di complicare i processi digestivi di Sergio Mattarella e fa sommamente innervosire i colonnelli a 5 stelle, che dovrebbero convincere un intero popolo di eletti (il 72% è alla prima nomina) che la festa è già finita, i voli gratis non ci sono più e quel delizioso bilocale davanti al Pantheon va disdettato. Sarebbe un disastro. Non per Salvini, che non ha bisogno, come avrebbe detto Umberto Bossi, «di trovare una quadra». Lo ha già fatto sapere schiettamente: «Non avverto la necessità di governare a tutti i costi». Alla Lega andrebbe bene un'opposizione ancor più di rottura per gridare al tradimento, fare il pieno di consensi, continuare l'Opa su Forza Italia e depotenziare con una certa facilità i coetanei grillini, a quel punto impastoiati dal renzismo, dai giovani turchi, dalle Ong, dall'accoglienza diffusa, dagli scampanii provenienti dalle parrocchie e dall'incapacità di liberarsi dalle catene di Bruxelles. In più c'è un sondaggio Swg che piace molto a Salvini. Il 44% degli italiani è favorevole a un accordo 5 stelle-Lega (61% elettori di Salvini, 67% elettori di Di Maio), e un voltafaccia pentastellato sarebbe visto male. Anche l'umore della base berlusconiana sta cambiando: è passato dal 18% di favorevoli al 46%. Una vera conversione. E Berlusconi, maestro nelle trattative e pronto a giocare a poker con chiunque, per tenersi la golden share sul governo sarebbe pronto a una mossa da cardinal Mazzarino: sfruttare al meglio la nuova procedura (come anticipato ieri dal Foglio) approvata il 20 dicembre scorso, che prevede un ruolo attivo per chi si astiene in Senato. La novità è tutt'altro che marginale. La scheda bianca non viene più equiparata a un voto perso, ma fa abbassare il quorum; quindi il partito azzurro potrebbe appoggiare un governo 5 stelle-Lega semplicemente standone fuori, senza il rischio di irritare Di Maio. Ma allo stesso modo, in via del tutto teorica, potrebbe utilizzare lo stesso metodo per tenere in piedi un governo a trazione renziana, con i 5 stelle a fare numero, il vessillo del presidente della Repubblica e una figura di garanzia a Palazzo Chigi. Per la Lega tutto ciò costituirebbe nell'immediato una immangiabile bouillabaisse in stile Emmanuel Macron, ma la garanzia di un 25% di consensi a medio termine. Dopo le feroci fibrillazioni delle scorse settimane, in Forza Italia sta tornando il sereno. Non si parla più di fronde, ma di politica. Lo hanno sancito, secondo le sublimi categorie del mai abbastanza rimpianto Edmondo Berselli, una giovane promessa come Giovanni Toti e un venerabile maestro come Gianni Letta. «Non c'è alcuna fronda in Forza Italia, se non quelle degli alberi che in primavera fioriscono, soprattutto in Liguria per il bene dei turisti e degli abitanti che se le godono», ha spiegato il governatore ligure. «Il centrodestra è, e deve rimanere, compatto. Ha vinto le elezioni, gli spetta essere il perno centrale dell'eventuale governo. Ho sempre lavorato per un centrodestra ancora più unito, per una federazione o un partito unico. Non ci sarà mai alcuna tentazione frondista». Quanto a Letta, nelle ultime settimane si è stressato non poco, qualche volta perfino stropicciandosi il doppiopetto per il coinvolgimento emotivo. Venerdì il consigliere principe ha chiarito con Berlusconi la sua posizione per nulla incline alla sottomissione nei confronti della Lega. «Se devi accettare un ruolo del genere, allora tanto vale che ti ritiri tu» avrebbe detto, «invece di farti cacciare da Salvini per conto di Di Maio, dando l'immagine di essere irrilevante sul programma e sui nomi del nuovo governo. Tu devi far capire a Salvini che se ti emargina, non è detto che quel 14% di elettorato, che alle ultime elezioni ha votato Forza Italia, alla fine vada con lui». Il leader leghista, che fra qualche giorno porgerà il braccio al Cavaliere per la passeggiata verso il Quirinale, è al contrario convinto di sì.Giorgio Gandola <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/salvini-pd-con-m5s-mamma-mia-ma-lopposizione-non-gli-fa-paura-2557428886.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="rampelli-fdi-il-centrodestra-unito-per-avere-lincarico" data-post-id="2557428886" data-published-at="1778899765" data-use-pagination="False"> Rampelli (Fdi): «Il centrodestra unito per avere l’incarico» Il centrodestra batte un colpo: andrà con una delegazione unica al Colle al prossimo giro di consultazioni con il capo dello Stato. «Siamo soddisfatti perché la nostra proposta di ricompattare la coalizione è stata accolta da Salvini e Berlusconi». Fabio Rampelli, capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, è convinto che sia arrivato il momento di accelerare sulla formazione del nuovo governo. Cosa andrete a dire a Mattarella? «Una cosa molto semplice. E cioè sottolineare che le ultime elezioni sono state vinte dal centrodestra. Dunque, ribadiremo la richiesta a conferire l'incarico a un esponente di questo schieramento. Se tutto ciò finora non è stato possibile, è solo per colpa di Renzi». Renzi? Cosa c'entra in questa vicenda l'ex segretario del Pd? «È stato lui a imporre al Parlamento una legge elettorale monca, priva di premio di maggioranza». Se si tornasse presto alle urne potrebbe ripresentarsi la stessa situazione di ingovernabilità? «Per evitare questo abbiamo già presentato una proposta di legge che inserisce nel Rosatellum un premio di maggioranza e abbiamo chiesto al presidente Fico di inserirla nelle materie di competenza della commissione speciale, l'organismo previsto dal nostro sistema parlamentare nel caso in cui un governo non abbia ancora preso forma». Ieri Luigi Di Maio in un'intervista a Repubblica ha esplicitamente invitato il Pd a collaborare per «dare un governo al Paese». Sorpreso? «Ogni giorno Di Maio ci propina una pillola di “saggezza". I mutamenti di scenario che provengono dal M5s sono repentini e ci lasciano perplessi. Fino a ieri il Pd era visto come il demonio mentre oggi è diventato un possibile interlocutore. Direi che le sue parole sono la risposta al ricompattamento del centrodestra». È una chiusura netta rispetto all'ipotesi di affidare la guida del governo al M5s? «Non abbiamo preclusioni personali, ma vorrei far notare che il 68% degli elettori non ha votato per i 5 stelle». Non teme che Berlusconi possa mollare il centrodestra per favorire la nascita di un governo tecnico o di un «governissimo» sostenuto anche dal Pd? «Il ricompattamento del centrodestra è un ottimo antidoto a qualsiasi soluzione alternativa. Il nostro è un discorso lineare: vogliamo attuare il programma, ma siccome non abbiamo i numeri sufficienti c'è la necessità di cercare il sostegno ad altre forze. Movimento 5 stelle e Pd pari sono. Noi non mettiamo veti, l'importante è che convergano sul nostro programma». Il vostro candidato a Palazzo Chigi resta Salvini? «Il leader della Lega ha detto di non voler impantanarsi su questa proposta. È importante ci sia un governo in grado di attuare le proposte del centrodestra. Noi vogliamo procedere a grandi passi verso la crescita del Pil, il blocco dell'immigrazione clandestina, l'attuazione di un piano sicurezza nelle periferie, il lancio di un piano straordinario per la natalità e l'abolizione della riforma Fornero e di parte della Buona scuola». Al vostro interno siete sicuri che Salvini non si farà tentare da un accordo con il M5s e senza Fdi e Fi? «Non vedo quale possa essere la convenienza per Salvini di un accordo con Di Maio. Se accettasse di fare un governo con loro si ridurrebbe a fare il junior partner». Alcuni dirigenti di primo piano del centrodestra, tra cui il governatore ligure Giovanni Toti, insistono sulla necessità di arrivare a un partito unico. Qual è la sua opinione? «Molte alchimie sui partiti unici sono state fatte e hanno portato male. Il Pdl, per esempio, non è stata un'esperienza positiva. Ogni partito in questo momento ha una sua specificità, è importante che si rimanga uniti. Poi se si vuole costruire una stagione diversa lo si dovrà fare su basi differenti, senza improvvisazioni e colpi di scena». Antonio Ricchio
Monica Montefalcone (Ansa)
Ieri le squadre di soccorso nell’arcipelago hanno recuperato il primo corpo, quello di Gianluca Benedetti. Ancora disperse, invece, le altre quattro vittime di quello che le autorità locali hanno definito il più grave incidente subacqueo nella storia del Paese. Le immersioni di soccorso, considerate di per sé ad alto rischio, sono state interrotte per il maltempo dopo l’una di ieri e riprenderanno oggi.
Dopo il ritrovamento del corpo di Benedetti, il presidente delle Maldive Mohamed Muizzu, ha espresso su X «le nostre più sentite condoglianze a Sergio Mattarella e al popolo italiano per il tragico incidente». «Siamo profondamente addolorati per questa tragedia», ha detto Muizzu, «e i nostri pensieri e le nostre preghiere sono rivolti alle famiglie del cittadino italiano deceduto, ai quattro italiani dispersi e a tutti coloro che sono stati colpiti da questo evento. La ricerca dei quattro subacquei ancora dispersi rimane la nostra massima priorità e il governo delle Maldive ringrazia l’Italia per il supporto fornito alle vaste operazioni di recupero in corso».
Sui dettagli delle ricerche è intervenuto portavoce del governo, Mohamed Hussain Shareef, che ha dichiarato che le autorità hanno delimitato l’area di ricerca e che riprenderanno le operazioni non appena le condizioni meteorologiche miglioreranno. Si ritiene che le vittime siano intrappolate all’interno di una grotta a una profondità di 62 metri. «Le condizioni meteorologiche non sono ideali per le immersioni e il mare è molto agitato. Abbiamo inviato nella zona la nostra nave più grande della Guardia costiera e anche i diplomatici italiani sono sul posto», ha dichiarato Shareef. Ha aggiunto che ai turisti non è consentito immergersi al di sotto dei 30 metri. «Verrà avviata un’indagine separata per accertare come questi subacquei siano finiti al di sotto della profondità consentita, ma al momento la nostra priorità è la ricerca e il salvataggio», ha concluso Shareef.
Intanto, anche la Procura di Roma ha fatto sapere che aprirà un fascicolo di indagine in relazione al decesso di cinque cittadini italiani durante un’immersione nel mare delle Maldive. Formalmente i pm capitolini attendono la comunicazione del consolato e, a quel punto, affideranno una delega di indagine per compiere tutti gli accertamenti necessari a stabilire le cause dei decessi. «Il tempo ieri (giovedì, ndr) al momento dell’immersione era bello, il mare non era perturbato e la visibilità ottima», ha raccontato all’Ansa una delle persone a bordo della safari boat Duke of York da cui si sono tuffati i cinque italiani morti durante l’immersione alle grotte di Alimathà. «Non abbiamo idea di cosa possa essere successo in quegli antri», ha aggiunto, «è presto per fare ipotesi. Bisogna ancora recuperare quattro corpi. Stiamo bene ma sotto choc».
«Io non so cosa sia successo là sotto. Ma è davvero strano che siano morti in cinque. Mia moglie ha fatto 5.000 immersioni. È una esperta, sa cosa fare anche in caso di difficoltà»: Carlo Sommacal, marito di Monica Montefalcone, ha appena finito di parlare con l’ambasciata. La figlia Giorgia si doveva laureare tra un mese, laurea triennale di Ingegneria biomedica. Quando ieri ha ricevuto la telefonata dall’ambasciata «mi sono crollate le gambe. E da lì non mi sono fermato un attimo. Ho dovuto dirlo a mio figlio, al fidanzato di Giorgia, ai miei suoceri che abitano poco lontano da qui». Il marito spera che ritrovino i corpi anche perché «di solito Monica quando si immergeva aveva una GoPro. Non so se l’avesse anche l’altro giorno. Se la trovano magari da lì si potrà capire cosa è successo».
In una nota, la Farnesina ha rassicurato sulle condizioni degli altri 20 italiani a bordo del Duke of York che hanno partecipato alla spedizione insieme ai cinque connazionali deceduti. L’ambasciata d’Italia a Colombo sta offrendo loro assistenza e ha preso contatto con la Mezzaluna rossa che si è offerta di inviare volontari addestrati a offrire primo soccorso psicologico per gli italiani ancora a bordo del battello tra cui non si registrano feriti.
Tuttavia, a causa del maltempo, non è chiaro se i soccorritori potranno raggiungere la barca, che intanto si è spostata in cerca di un approdo sicuro, in attesa dl miglioramento delle condizioni meteo per poter fare rientro a Malè. La sede diplomatica è anche in contatto con il gruppo Dan, compagnia assicurativa specializzata in copertura dei subacquei. Dan ha in programma di coordinarsi con le autorità locali per dare supporto sia alle operazioni di recupero delle salme, sia per il rimpatrio delle stesse.
Nel frattempo, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, segue da vicino situazione connazionali alle Maldive e ha dato indicazioni all’ambasciata e al consolato di tenersi in stretto contatto con le autorità locali. L’isola Alimathà, il luogo delle Maldive dove sono morti i cinque italiani, fa parte dell’atollo di Vaavu, a circa un’ora di motoscafo o 20 minuti di idrovolante dalla capitale Malè.
L’ambasciatore Italiano alle Maldive, Damiano Francovigh, intervistato dalla trasmissione di Rete 4 Diario del giorno, ha spiegato: «La grotta consiste in tre ambienti successivi: sono riusciti (i soccorritori, ndr) a raggiungere i primi due ma non il terzo. Nei primi due non sono riusciti a intravedere i corpi dei connazionali. Anche domani (oggi, ndr) cercheranno di fare un’ulteriore immersione, hanno garantito che domani dovrebbero riuscire a raggiungere l’ultimo degli ambienti quindi verosimilmente vedere i corpi dei nostri connazionali».
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Impossibile quindi? Non proprio. Ed è qui che entra in gioco, anche se sarebbe meglio dire in scena, la nuova Sv Ultra, che rappresenta l’apice del lusso e della distinzione Range Rover, fondendo con eleganza finiture di altissimo livello con tecnologie audio uniche al mondo, per arricchire il legame tra comfort, benessere ed esperienza d’ascolto.
Quest’auto, nella storia di Range Rover, rappresenta un vero e proprio primato visto che si tratta dell’auto più lussuosa e tecnologicamente avanzata di sempre realizzata da questa casa automobilistica. La gamma di tecnologie audio coinvolgenti della Range Rover Sv Ultra, infatti, include il rivoluzionario sistema Sv Electrostatic Sound, che trasforma l’abitacolo in una sala da concerto, affiancato dai Body and Soul Seats (Bass) e dal Sensory Haptic Floor.
Uno dei tanti punti forti di quest’auto è il design. La carrozzeria della Range Rover SV Ultra è disponibile in una vasta scelta di colori e introduce il Titan Silver, esclusivo della Sv Ultra, grazie alla sua formulazione dedicata. Come spiega la casa automobilistica, «questa nuova tinta incarna una rappresentazione sofisticata dell’autentico metallo in forma liquida». Ma come si realizza questo colore così particolare? Il Titan Silver utilizza fini lamelle di alluminio reale e una tecnologia avanzata dei pigmenti per creare una superficie luminosa e altamente riflettente, con una qualità iridescente e simile a uno specchio. Il risultato? Una finitura che si distingue per la sua unicità e la sua lavorazione meticolosa. Gli accenti Satin Platinum Atlas e Silver Chrome valorizzano poi la finitura esterna Titan Silver, esaltando la griglia e la grafica laterale, mentre i cerchi in lega da 23" sono rifiniti con inserti Satin Platinum e nuovi coprimozzi Range Rover.
C’è poi l’interno, dove la Sv Ultra svela un nuovo ed esclusivo abitacolo bicolore nelle tonalità chiare in Ultrafabrics™ Orchid White e Cinder Grey, che coniuga l’innovazione avanzata dei materiali con un’atmosfera serena e improntata al design. I sedili presentano per la prima volta un intricato nuovo motivo a mosaico lavorato al laser, applicato sulle sezioni superiori sagomate e ripreso negli inserti e negli schienali per creare un trattamento superficiale unitario e altamente dettagliato.
Un nuovo intarsio in palma di rattan introduce nell’abitacolo una texture delicata e una profondità materica attraverso la sua naturale armonia strutturale. Grazie poi a una tecnica brevettata che ne preserva le caratteristiche naturali, la venatura unica dell’intarsio è valorizzata da una tinta Orchid White che ne esalta la texture a poro aperto e la forma lineare. La sua struttura cellulare tubolare consente tagli precisi in sezione trasversale che assorbono il colorante, creando una tonalità calda derivata dalle resine naturali del materiale. Per la SV Ultra, l’intarsio è rifinito in una tonalità più chiara per conferire un aspetto più contemporaneo. Si estende sotto il singolo touchscreen e prosegue nell’abitacolo fino al Club Table elettrico nella parte posteriore, nonché allo sportello motorizzato del vano refrigerante integrato.
La caratteristica finitura in ceramica bianco lucido di Range Rover SV prosegue il tema chiaro, affiancata da altoparlanti SV Orchid Pearl abbinati al colore, cinture di sicurezza Orchid White e pedane con marchio SV Ultra.
Un nuovo cuscino decorativo allungato incorpora il tessile Kvadrat remix, un’alternativa alla pelle realizzata con un mix durevole di lana e poliestere riciclato, che offre una forma morbida e contemporanea accuratamente ottimizzata per il comfort.
Phoebe Lindsay, Range Rover Materiality Manager, ha dichiarato: «Sv Ultra rappresenta la nostra interpretazione più modernista della materialità, coniugando linee pulite con una palette neutra attentamente bilanciata e un uso disciplinato dei materiali naturali. La scelta di Ultrafabrics™ rispetto alla pelle è stata intenzionale: la sua morbidezza ingegnerizzata consente il raffinato motivo lavorato al laser e la complessa perforazione che caratterizzano l’interno. L’intarsio in palma di rattan introduce nell’abitacolo un’espressione materica completamente nuova, con il suo poro aperto naturale e il rivestimento chiaro che aumentano la luminosità visiva e rafforzano un senso di design calmo e coerente».
Infine, la Range Rover Sv Ultra porta alla perfezione acustica dei migliori posti di una sala da concerto, introducendo per la prima volta in assoluto la tecnologia audio elettrostatica ad alta fedeltà a bordo di un veicolo. Il nuovo sistema SV Electrostatic Sound (disponibile come optional esclusivamente sui modelli SV) garantisce che ogni nota armoniosa e ogni dettaglio nitido pongano l’occupante al cuore di ogni performance, riproducendo la musica fedelmente come l’artista aveva concepito.
La Range Rover Sv Ultra sarà disponibile con una scelta tra la motorizzazione ibrida plug-in P550e e il V8 P540”. Una versione completamente elettrica arriverà entro la fine dell’anno.
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Alla fiera di Rho del 19 e 20 maggio Compagnia delle Opere presenterà l’Innovation Hub, area dedicata al confronto tra aziende e professionisti sull’uso concreto dell’intelligenza artificiale. Al centro del dibattito etica, scuola, lavoro e gestione aziendale.
Compagnia delle Opere torna all’AI Week di Rho Fiera, il grande evento europeo dedicato all’intelligenza artificiale in programma il 19 e 20 maggio, e lo fa portando al centro della manifestazione un nuovo spazio dedicato alle aziende. Si chiama Innovation Hub ed è un’area di oltre 200 metri quadrati pensata per favorire l’incontro tra imprese, professionisti e innovatori attraverso casi concreti, confronto operativo e networking.
All’interno dell’hub saranno presenti 23 aziende associate a Cdo, chiamate a raccontare esperienze e applicazioni pratiche dell’intelligenza artificiale nei diversi settori produttivi. Attesi in fiera anche circa 500 associati, segno di una partecipazione che l’associazione interpreta come la costruzione di un ecosistema capace di accompagnare le imprese nella trasformazione tecnologica.
L’AI Week, giunta alla settima edizione, ogni anno richiama migliaia di imprenditori, manager e professionisti, oltre a centinaia di speaker internazionali, attraverso incontri, masterclass e sessioni formative dedicate ai nuovi scenari dell’intelligenza artificiale. Nel programma promosso da Cdo troveranno spazio anche alcuni dei temi oggi più discussi nel dibattito pubblico. Una delle direttrici principali riguarderà il rapporto tra etica e intelligenza artificiale, con l’intervento di Padre Natale Brescianini, mentre un altro focus sarà dedicato al ruolo dell’AI nelle piccole e medie imprese italiane grazie al contributo di Emanuele Frontoni, presidente di Cdo Marche Sud e co-director del VRAI Lab. «L’intelligenza artificiale rappresenta una delle grandi sfide del nostro tempo, perché non ci chiede soltanto di imparare a utilizzare nuove tecnologie, ma ci interroga sul modo in cui comprendiamo l’esperienza umana, il lavoro, la conoscenza e il futuro della società», ha dichiarato Andrea Dellabianca, presidente nazionale di Compagnia delle Opere. «Ogni giorno emergono opportunità straordinarie insieme a interrogativi profondi: per questo è necessario costruire luoghi di confronto in cui imprese, professionisti, ricercatori ed esperti possano condividere competenze, esperienze e soluzioni concrete».
Tra gli appuntamenti previsti ci sarà anche un approfondimento sul rapporto tra scuola e intelligenza artificiale dal titolo «Essere uomini nell’Era dell’IA: la Scuola come laboratorio di libertà e conoscenza». Al centro dell’incontro il ruolo della tecnologia nella didattica, nei sistemi di valutazione e nei percorsi di inclusione degli studenti con bisogni educativi speciali. Un confronto che partirà dall’idea che l’intelligenza artificiale possa affiancare il lavoro dell’insegnante senza sostituirlo, rafforzando il pensiero critico e la relazione educativa.
Spazio poi ai cambiamenti che l’AI sta introducendo nella gestione aziendale, nelle risorse umane e nel settore immobiliare, fino al rapporto tra innovazione tecnologica e transizione ecologica. Non mancherà infine una riflessione sul mondo del non profit con l’evento Agent Coding for Good, dedicato all’utilizzo dell’intelligenza artificiale per aumentare l’efficacia e l’impatto delle organizzazioni sociali. «L’innovazione è davvero tale quando resta al servizio della persona e contribuisce a far crescere una comunità più consapevole», ha aggiunto Dellabianca. «Per questo Cdo vuole scommettere su spazi d’avanguardia come l’Innovation Hub: luoghi di dialogo, ma anche laboratori di pensiero e di ricerca».
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Regina Corradini D’Arienzo (Ansa)
Risorse a tassi agevolati e contributi a fondo perduto fino al 30% per contrastare il caro energia e il blocco dello Stretto di Hormuz. La misura, operativa dal 25 maggio, protegge le aziende esportatrici e le filiere strategiche dagli choc del conflitto nel Golfo Persico.
La diplomazia non ha ancora trovato una via d’uscita al conflitto con l’Iran e la crisi energetica legata al blocco del canale di Hormuz si aggrava.
Gli analisti stimano che anche a fronte di una risoluzione a breve, per rimettere in moto il meccanismo dei rapporti con quell’area a cominciare dagli approvvigionamenti, serviranno mesi. Alla luce di questo scenario la Simest, la società per l’internazionalizzazione delle imprese del gruppo Cdp (Cassa depositi e prestiti) lancia un nuovo intervento strategico da 800 milioni di euro a sostegno delle imprese colpite dagli effetti del conflitto nel Golfo Persico e dal perdurare delle tensioni sui costi energetici. Le risorse sono destinate alle aziende esportatrici e a quelle che, pur non vendendo direttamente direttamente all’estero i propri prodotti, fanno parte di filiere produttive strategiche. Cuore del pacchetto, attivato nell’ambito dello strumento «Transizione digitale ed ecologica», è la nuova linea «Energia per la competitività internazionale», concepita per offrire una risposta mirata per fronteggiare gli effetti della crisi sui costi energetici e sul fatturato, in modo da salvaguardare la solidità finanziaria e la capacità di continuare a investire all’estero delle imprese.
Potranno accedere al sostegno le realtà imprenditoriali che, nel primo trimestre o quadrimestre del 2026, abbiano registrato un incremento dei costi energetici o una riduzione del fatturato pari ad almeno il 10% rispetto allo stesso periodo del 2025, a causa del conflitto. Il sostegno avverrà attraverso la concessione di finanziamenti agevolati accompagnati da una quota a fondo perduto fino al 30% per le Pmi e fino al 20% per le altre imprese.
Le risorse sono finalizzate a essere utilizzate principalmente per operazioni di rafforzamento patrimoniale (fino al 90% del finanziamento) oppure per finanziamenti di soci, con possibilità di destinare fino a 1,5 milioni di euro a incrementi di capitale e supporto alle società controllate. L’anticipo può arrivare a coprire fino al 50% della somma richiesta mentre la durata del finanziamento sarà di otto anni. Parallelamente, viene ulteriormente rafforzata la misura dedicata alle imprese energivore, cioè a favore dei comparti più esposti al caro energia, con condizioni migliorative affinché possano continuare ad operare e a investire. Si prevede un contributo a fondo perduto fino al 20%, l’esenzione dalla presentazione delle garanzie; poi finanziamenti fino al 90% per il rafforzamento patrimoniale, l’incremento fino a 1,5 milioni di euro della quota da destinare alla capitalizzazione delle controllate e l’innalzamento dell’anticipo fino al 50%. Infine l’estensione della durata dei finanziamenti fino a otto anni.
Le domande potranno essere presentate a partire dal 25 maggio fino al 31 dicembre 2026. Per garantire una gestione ordinata delle richieste, nei primi cinque giorni di apertura della misura, sarà attivato un sistema di «coda virtuale» nel caso di accessi simultanei elevati alla piattaforma.
«Vogliamo dare una risposta concreta e tempestiva alle imprese che stanno affrontando gli effetti di un quadro internazionale sempre più instabile, segnato dalle tensioni geopolitiche e dal forte aumento dei costi energetici, che rischiano di incidere sulla competitività del nostro sistema produttivo. L’obiettivo è sostenere non solo le aziende esportatrici, ma anche tutte le filiere strategiche del Made in Italy, rafforzandone la capacità di continuare a investire e crescere sui mercati internazionali», ha affermato l’amministratore delegato di Simest, Regina Corradini D’Arienzo.
Il Fondo monetario internazionale ha segnalato che, insieme al Regno Unito, l’Italia è fra i Paesi europei più esposti a causa della forte dipendenza dalle centrali a gas. Le importazioni italiane di beni energetici dal Medio Oriente nel 2025 hanno superato i 15 miliardi di euro. L’intervento di Simest quindi vuole accompagnare le imprese non solo nella gestione della fase emergenziale, ma anche nella gestione del periodo successivo, contribuendo al rafforzamento strutturale.