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2024-08-05
«Salva Milano» è irrinunciabile. Fermi 150 cantieri e 38 miliardi
Lo skyline di Milano (IStock)
Una serie di norme che si accavallano nel tempo, un guazzabuglio di interpretazioni per tentare di superare i colli di bottiglia che ostacolano l’espansione e la riqualificazione immobiliare delle città, l’intervento della magistratura che accende un semaforo rosso sull’applicazione delle leggi e i funzionari comunali che si astengono dal firmare qualsiasi progetto nel timore di essere travolti dalle indagini.
È il succo della vicenda della norma «Salva Milano», storia di ordinaria follia italiana che sta provocando effetti disastrosi sullo sviluppo edilizio del capoluogo lombardo. Ovvero fuga degli investitori internazionali, progetti di riqualificazione urbanistica che si accumulano negli uffici comunali, nuovi proprietari di casa rimasti col cerino in mano, senza un nuovo appartamento e privi del vecchio, venduto per pagare il mutuo e, dulcis in fundo, i prezzi delle compravendite che continuano a salire.
Il blocco della norma «Salva Milano», dopo che è tramontata la possibilità di agganciarla al decreto Infrastrutture e al «Salva Casa», ha gettato nello sconcerto i costruttori e apre per la città una sorta di situazione di limbo con cantieri fermi e cittadini appesi a un filo. Una situazione che rischia di impattare sul mercato immobiliare del capoluogo lombardo e, a cascata, su tutto il territorio nazionale per la situazione normativa di incertezza che determina. Altra benzina sul fuoco di un settore messo sotto stress recentemente da rincari abnormi e dalle prospettive dei vincoli ecologici legati al Green deal.
«Salva Milano» è fortemente voluta dal ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, e dovrebbe dare una soluzione al problema dello stallo dell’edilizia a Milano dopo le inchieste della Procura che hanno coinvolto diversi cantieri. Per superare l’impasse, il centrodestra ha preparato un disegno di legge parlamentare a cui applicare la procedura d’urgenza per l’approvazione. L’iter verrebbe avviato subito dopo la pausa di agosto, alla ripresa dei lavori a Montecitorio: le commissioni dovrebbero riunirsi già a inizio settembre. E la commissione Ambiente se lo ritroverebbe tra i primi punti in discussione. A quel punto, la proposta di legge per riaprire i cantieri a Milano potrebbe arrivare in Aula a fine settembre e ricevere il via libera alla Camera a inizio autunno. La proposta «mira all’obiettivo di salvaguardare la pianificazione urbanistica generale dei Comuni e di tenere in considerazione i naturali e costanti mutamenti del tessuto urbano, nonché di dettare disposizioni in materia di ristrutturazione edilizia», si legge nel testo.
Il problema ha origine nella primavera del 2023, quando la Procura di Milano apre un’inchiesta su «Hidden Garden», un nuovo edificio di piazza Aspromonte, ma presto l’indagine si allarga a decine di altre costruzioni e progettazioni. Secondo gli inquirenti, quegli edifici non possono essere fatti passare come semplici ristrutturazioni e necessitano di autorizzazioni superiori alla Scia. Sono interventi edilizi ben più radicali, che hanno bisogno di un «piano attuativo». I fascicoli aperti dalla Procura di Milano hanno mandato in tilt l’urbanistica milanese, con i dipendenti del Comune che si rifiutano di firmare nuovi permessi per paura di finire nelle indagini. Al momento risultano bloccati 150 cantieri. Tra questi, la Torre Milano di via Stresa: un grattacielo di 24 piani e 82 metri di altezza; Park Towers di Bluestone al Parco Lambro con una serie di torri residenziali; il Bosconavigli di Stefano Boeri, un progetto di rigenerazione urbana.
Scenari immobiliari ha stimato il potenziale di investimento della «Salva Milano» in oltre 12 miliardi di euro per il solo settore residenziale al 2035 (19,5 miliardi di euro considerando anche tutte le altre asset class), a cui si devono aggiungere altri 26 miliardi di euro come ricadute sul sistema economico milanese (dai mobili ai servizi), senza considerare le conseguenze per l’occupazione nel settore edile e incassi per il Comune - stimati come oneri e contributi - tra i 60 e gli 80 milioni di euro l’anno. Quindi, se non si sblocca la situazione, rischiano di sparire 38 miliardi di investimenti.
Secondo l’istituto di ricerche sui mercati immobiliari, «il sostanziale blocco delle nuove iniziative a Milano sta avendo già effetti sulle tante iniziative di rigenerazione urbana in corso e previste per la città».
Francesca Zirnstein, direttore generale di Scenari immobiliari, dice che questa situazione impatta anche sulle aspettative degli investitori internazionali che hanno «fatto shopping» a Milano per 40 miliardi di euro circa negli ultimi dieci anni. «Ora sono più cauti sul nuovo e iniziano a guardare investimenti fuori città o altrove. E non dimentichiamo che la carenza di offerta sul mercato residenziale porta a un ulteriore innalzamento dei prezzi dell’esistente».
Il capoluogo lombardo, come emerge dal «Secondo osservatorio sull’abitare, Le città vincenti: mercato e quartieri per la domanda residenziale delle famiglie», realizzato proprio da Scenari immobiliari e Abitare Co, ha consolidato «il suo ruolo di attrattore del mercato delle nuove costruzioni residenziali nonostante l’incertezza amministrativa che, in maniera evidente, ha interessato e rallentato, fino a fermare, dalla seconda metà del 2023, i maggiori interventi di sviluppo immobiliare della città». Giuseppe Crupi, ceo di Abitare Co, ha riportato un fenomeno allarmante, ovvero che «oggi alcuni operatori non investono più su Milano o, nella migliore delle ipotesi, registriamo un progressivo ricorso ad approcci più cauti da parte degli sviluppatori, con una ulteriore limitazione della futura offerta abitativa nel breve e medio periodo, a fronte di una domanda che, fortunatamente, rimane sempre vivace».
Questo significa che, in assenza di un quadro di certezze, nessun investitore apre un cantiere. Un danno enorme per chi cerca casa. Le nuove costruzioni avrebbero anche una funzione calmieratrice dei prezzi che, negli ultimi anni, sono schizzati alle stelle. La norma Salva Milano si pone, quindi, come un rimedio per chiarire le normative e rilanciare i progetti.
Il sottosegretario al ministero delle Infrastrutture, Alessandro Morelli, ha più volte sottolineato «la necessità di tutelare i proprietari di casa che, incolpevolmente, si ritrovano in situazioni impreviste e, in parallelo, i dipendenti dell’amministrazione che hanno attuato determine non coerenti, secondo la Procura di Milano, con il quadro legislativo vigente». Anche il sindaco Giuseppe Sala è d’accordo a risolvere il problema prima possibile e, a suo tempo, non aveva fatto mistero di condividere le norme proposte, che avrebbero dato la conformità urbanistica ai nuovi sviluppi immobiliari.
Non aspettano altro che una soluzione rapida al problema, i costruttori di Assimpredil Ance, «per superare lo stallo di tutta la filiera dell’edilizia».
«Serve una scossa per riqualificare aree usate da clandestini»
«Per superare lo stallo nel settore immobiliare serve una legge che sia l’interpretazione definitiva delle normative uscite fino ad ora. Altrimenti non si va da nessuna parte e il settore rischia di tornare indietro di vent’anni». Federico Oriana, è il presidente di Aspesi, l’Associazione delle società di investimento immobiliare che è in prima linea nel denunciare i danni che sta provocando l’intervento della magistratura con il blocco dei cantieri.
Quale è la situazione, ci fa il punto?
«Prima un passo indietro. Per favorire la rigenerazione urbana, a partire dal 2001 sono state emanate quattro leggi, nel 2002, nel 2013, nel 2020 e nel 2022, volte ad accelerare le procedure di demolizione e ricostruzione. Regione Lombardia ha dato attuazione, con legislazione regionale, alla normativa nazionale mentre altre Regioni non l’hanno fatto. Questo spiega la concentrazione della casistica a Milano».
Però questo meccanismo si è inceppato con l’intervento della magistratura.
«Ci sono vari equivoci che vanno chiariti. Innanzitutto non si fa una “semplice” Scia, come ho letto ovunque, cioè una comunicazione al Comune come quando si fa un bagno. Si chiama sì Scia ma è un documento diverso, è una Scia urbanistica, detta anche “pesante”, che prevede procedura e documentazione complesse. Per farla ci vogliono anche quattro anni. Ogni passaggio deve essere autorizzato da un funzionario comunale. Sono tempi biblici. L’altro equivoco è sul termine di ristrutturazione».
Buttare giù un palazzo e ricostruirlo è qualcosa di diverso da una ristrutturazione, non le pare?
«Qui sta l’equivoco. Il legislatore ha fatto l’errore di chiamare ristrutturazione una demolizione-ricostruzione. In realtà, quando si usa la Scia “pesante”, non è una ristrutturazione come la si intende comunemente. Questa confusione lessicale sta provocando danni infiniti».
Che tipo di danni?
«Gli investimenti sono bloccati. Milano ha circa 200 aree degradate, Roma anche di più, pericolose per i residenti, lasciate in mano alla malavita e agli immigrati clandestini, che devono essere assolutamente recuperate. Ma gli interventi di rigenerazione urbana hanno bisogno di capitali internazionali. Però quale investitore straniero viene a mettere i soldi in un Paese che cambia sempre le regole in corso d’opera? Tra i nostri associati abbiamo due grandi multinazionali dell’immobiliare che stanno pensando seriamente di lasciare l’Italia. Per fare le operazioni immobiliari, l’investimento si fa prima, con l’acquisto del terreno, ma se c’è la prospettiva che un intervento legittimo diventi, poi, abusivo e venga addirittura attenzionato dalla magistratura, nessuno si assume questo rischio. Si fa un investimento in funzione di una normativa ma che poi, all’improvviso, non è più valida, anzi fa finire bloccati nella realizzazione e addirittura inquisiti? Direi di no».
Quali sono i danni che questo caos provoca a chi aveva deciso di comprare casa?
«Quando è saltato l’emendamento al decreto Salva casa, chi doveva fare il rogito si è visto respinto dal notaio che, come è noto, non può stipulare un atto se solo c’è il sospetto di un abuso edilizio. E magari quell’acquirente aveva già venduto la propria casa per avere i soldi necessari al nuovo appartamento. Così non solo si è trovato per strada ma potrebbe anche perdere i benefici fiscali, validi fino a 18 mesi dalla vendita, per acquistare un’altra prima abitazione. Un disastro. Viene colpita tutta la filiera dell’immobiliare. Non bisogna dimenticare che ne risente, a cascata, tutta l’industria legata al settore come i produttori di infissi, di materiali da costruzione, di sistemi di condizionamento».
Come mai il caso non è scoppiato anche nelle altre Regioni?
«Nelle altre Regioni non sono state fatte le leggi regionali di attuazione della nuova normativa nazionale. Quindi nulla è stato costruito con queste procedure agevolate partite con la legge del 2001 e le quattro successive. Ma alcune amministrazioni volevano far proprio il modello Milano. La nuova giunta regionale del Lazio voleva fare una legge come quella lombarda ma ora è ferma. Se non c’è una interpretazione autentica della normativa da parte del Parlamento, non si va avanti. La vecchia Fiera di Roma e i Mercati generali sulla via Ostiense, entrambi abbandonati da anni, dovevano rientrare in un piano di recupero ma, dopo l’annuncio, tutto si è fermato. Il rischio vero è che, invece di andare avanti nel resto di Italia, si torni indietro di 25 anni in Lombardia».
Quindi come si potrebbe superare questa impasse?
«Bisogna stare attenti che, data l’urgenza, il rimedio non sia peggiore del male. La soluzione è quella annunciata, di una legge di iniziativa parlamentare con procedura accelerata. Il testo sana il passato e dice che entro sei mesi bisogna fare una nuova normativa. Nel frattempo, in attesa di un accordo tra Stato, Comuni e Regioni, si continua a usare le procedure come fatto finora. Ma dice anche che per andare avanti con i nuovi progetti, va deciso se è necessario che questi contengano un piano di servizi. Ma chi lo decide? Figurarsi se i funzionari comunali si assumono l’onere di andare a verificare e dichiarare caso per caso. Così, nell’incertezza, si crea un’altra impasse. La soluzione, quindi, è di una legge che sia l’interpretazione definitiva della legge del 2001 e delle successive e basta».
Gli studi d’architettura tagliano posti
Il mercato immobiliare di Milano fa da traino a quello nazionale. Più che di «Salva Milano» bisognerebbe parlare di «Salva Italia», nel senso che si tratta di armonizzare la normativa delle singole Regioni con quella nazionale. Il blocco dei cantieri nel capoluogo milanese rischia di ripresentarsi altrove e questa situazione di incertezza fa da freno agli investimenti. Peraltro mai come in questo momento, con le nuove regole imposte da Bruxelles per la transizione ecologica, il settore vive una fase di stress. Eppure le sue potenziali di crescita e di spinta dell’economia non possono essere ignorate.
Secondo una proiezione di Scenari immobiliari, nel 2050 l’industria «delle case» potrebbe arrivare a produrre il 31% del Pil, applicando le nuove tecnologie. Nel 2030 il settore arriverebbe a generare ricchezza per 610 miliardi di euro, dai 510 del 2023. Prevedendo una crescita economica cauta e una progressiva riduzione della popolazione (54,3 milioni di abitanti al 2050), è possibile ipotizzare un prodotto interno lordo al 2050 di circa 2.500 miliardi di euro, con distribuzione pro-capite di circa 46.000 euro. Il peso dell’industria immobiliare (servizi, costruzioni, sviluppo) nel 2023 è stato del 21,6% sul Pil, con poco meno di un milione di addetti. Nel 2030 potrebbe salire al 23,5% per arrivare al 26,1% nel 2050.
Questo è lo scenario che delinea il presidente dell’Ordine degli architetti di Milano, Federico Aldini: «Il problema non riguarda solo la Lombardia, ma tutte le Regioni. Il settore delle costruzioni è regolamentato da una legge urbanistica che risale nientemeno che al 1942. Allora, nel momento della ricostruzione post bellica, il legislatore temeva che gli sviluppi immobiliari andassero avanti senza controllo e, per questo motivo, furono introdotti parametri molto rigidi come l’altezza massima dei fabbricati a 25 metri e il limite dei 3 metri cubi al metro quadro da non superare. Successivamente tra il 1967 ed il 1969 il legislatore, con delle circolari ministeriali, ha chiarito che tali norme non erano da applicare in ambiti già costruiti. La riforma del Titolo V della Costituzione ha trasferito alle Regioni la potestà legislativa in materia di governo del territorio e, conseguentemente, i Comuni hanno proceduto a elaborare i piani urbanistici comunali conformi alle leggi regionali. Negli anni, le leggi regionali e i piani dei Comuni si sono modificati ed evoluti perseguendo gli obiettivi di semplificazione, della sostenibilità ambientale, della rigenerazione urbana e il non consumo di suolo. Per raggiungere questi obiettivi sono stati previste premialità volumetriche o riduzioni degli oneri di urbanizzazione per rendere più vantaggiosi gli interventi sul costruito rispetto alle nuove costruzioni. La Procura, con la sua indagine, si basa su interpretazioni differenti rispetto a quelle utilizzate negli ultimi 13 anni a Milano, mettendo in discussione leggi regionali e contraddicendo quanto riportato nel Piano di governo del territorio meneghino».
Cosa è accaduto ai professionisti? «Siamo rimasti spiazzati. Non abbiamo più certezza delle norme sulle quali ci siamo basati per anni. Gli uffici comunali, al momento, sono totalmente bloccati. Ai ministri Matteo Salvini e Carlo Nordio a inizio anno abbiamo manifestato, con gli ingegneri e i geometri, l’urgenza di avere una interpretazione autentica della normativa. Al momento non abbiamo ottenuto nulla. Questa condizione di stallo ha conseguenze negative molto preoccupanti sul nostro lavoro, alcuni studi iniziano a essere in difficoltà e si stanno riorganizzano riducendo organico e collaboratori».
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L’attesa norma slitta all’autunno: ridarebbe linfa agli investimenti paralizzati dalle indagini della Procura e dalla conseguente burocrazia impaurita. Concorrerebbe, inoltre, a calmierare i prezzi di compravendita.Il presidente di Aspesi Federico Oriana: «I quartieri degradati sono centinaia. Per sistemarli c’è bisogno di capitali stranieri. A rischio fuga».Le difficoltà si stanno già riverberando sull’occupazione. Il presidente dell’Ordine degli architetti meneghino Federico Aldini: «Non abbiamo più certezza delle leggi che abbiamo seguito per anni».Lo speciale contiene tre articoli.Una serie di norme che si accavallano nel tempo, un guazzabuglio di interpretazioni per tentare di superare i colli di bottiglia che ostacolano l’espansione e la riqualificazione immobiliare delle città, l’intervento della magistratura che accende un semaforo rosso sull’applicazione delle leggi e i funzionari comunali che si astengono dal firmare qualsiasi progetto nel timore di essere travolti dalle indagini.È il succo della vicenda della norma «Salva Milano», storia di ordinaria follia italiana che sta provocando effetti disastrosi sullo sviluppo edilizio del capoluogo lombardo. Ovvero fuga degli investitori internazionali, progetti di riqualificazione urbanistica che si accumulano negli uffici comunali, nuovi proprietari di casa rimasti col cerino in mano, senza un nuovo appartamento e privi del vecchio, venduto per pagare il mutuo e, dulcis in fundo, i prezzi delle compravendite che continuano a salire.Il blocco della norma «Salva Milano», dopo che è tramontata la possibilità di agganciarla al decreto Infrastrutture e al «Salva Casa», ha gettato nello sconcerto i costruttori e apre per la città una sorta di situazione di limbo con cantieri fermi e cittadini appesi a un filo. Una situazione che rischia di impattare sul mercato immobiliare del capoluogo lombardo e, a cascata, su tutto il territorio nazionale per la situazione normativa di incertezza che determina. Altra benzina sul fuoco di un settore messo sotto stress recentemente da rincari abnormi e dalle prospettive dei vincoli ecologici legati al Green deal.«Salva Milano» è fortemente voluta dal ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, e dovrebbe dare una soluzione al problema dello stallo dell’edilizia a Milano dopo le inchieste della Procura che hanno coinvolto diversi cantieri. Per superare l’impasse, il centrodestra ha preparato un disegno di legge parlamentare a cui applicare la procedura d’urgenza per l’approvazione. L’iter verrebbe avviato subito dopo la pausa di agosto, alla ripresa dei lavori a Montecitorio: le commissioni dovrebbero riunirsi già a inizio settembre. E la commissione Ambiente se lo ritroverebbe tra i primi punti in discussione. A quel punto, la proposta di legge per riaprire i cantieri a Milano potrebbe arrivare in Aula a fine settembre e ricevere il via libera alla Camera a inizio autunno. La proposta «mira all’obiettivo di salvaguardare la pianificazione urbanistica generale dei Comuni e di tenere in considerazione i naturali e costanti mutamenti del tessuto urbano, nonché di dettare disposizioni in materia di ristrutturazione edilizia», si legge nel testo.Il problema ha origine nella primavera del 2023, quando la Procura di Milano apre un’inchiesta su «Hidden Garden», un nuovo edificio di piazza Aspromonte, ma presto l’indagine si allarga a decine di altre costruzioni e progettazioni. Secondo gli inquirenti, quegli edifici non possono essere fatti passare come semplici ristrutturazioni e necessitano di autorizzazioni superiori alla Scia. Sono interventi edilizi ben più radicali, che hanno bisogno di un «piano attuativo». I fascicoli aperti dalla Procura di Milano hanno mandato in tilt l’urbanistica milanese, con i dipendenti del Comune che si rifiutano di firmare nuovi permessi per paura di finire nelle indagini. Al momento risultano bloccati 150 cantieri. Tra questi, la Torre Milano di via Stresa: un grattacielo di 24 piani e 82 metri di altezza; Park Towers di Bluestone al Parco Lambro con una serie di torri residenziali; il Bosconavigli di Stefano Boeri, un progetto di rigenerazione urbana.Scenari immobiliari ha stimato il potenziale di investimento della «Salva Milano» in oltre 12 miliardi di euro per il solo settore residenziale al 2035 (19,5 miliardi di euro considerando anche tutte le altre asset class), a cui si devono aggiungere altri 26 miliardi di euro come ricadute sul sistema economico milanese (dai mobili ai servizi), senza considerare le conseguenze per l’occupazione nel settore edile e incassi per il Comune - stimati come oneri e contributi - tra i 60 e gli 80 milioni di euro l’anno. Quindi, se non si sblocca la situazione, rischiano di sparire 38 miliardi di investimenti.Secondo l’istituto di ricerche sui mercati immobiliari, «il sostanziale blocco delle nuove iniziative a Milano sta avendo già effetti sulle tante iniziative di rigenerazione urbana in corso e previste per la città».Francesca Zirnstein, direttore generale di Scenari immobiliari, dice che questa situazione impatta anche sulle aspettative degli investitori internazionali che hanno «fatto shopping» a Milano per 40 miliardi di euro circa negli ultimi dieci anni. «Ora sono più cauti sul nuovo e iniziano a guardare investimenti fuori città o altrove. E non dimentichiamo che la carenza di offerta sul mercato residenziale porta a un ulteriore innalzamento dei prezzi dell’esistente».Il capoluogo lombardo, come emerge dal «Secondo osservatorio sull’abitare, Le città vincenti: mercato e quartieri per la domanda residenziale delle famiglie», realizzato proprio da Scenari immobiliari e Abitare Co, ha consolidato «il suo ruolo di attrattore del mercato delle nuove costruzioni residenziali nonostante l’incertezza amministrativa che, in maniera evidente, ha interessato e rallentato, fino a fermare, dalla seconda metà del 2023, i maggiori interventi di sviluppo immobiliare della città». Giuseppe Crupi, ceo di Abitare Co, ha riportato un fenomeno allarmante, ovvero che «oggi alcuni operatori non investono più su Milano o, nella migliore delle ipotesi, registriamo un progressivo ricorso ad approcci più cauti da parte degli sviluppatori, con una ulteriore limitazione della futura offerta abitativa nel breve e medio periodo, a fronte di una domanda che, fortunatamente, rimane sempre vivace».Questo significa che, in assenza di un quadro di certezze, nessun investitore apre un cantiere. Un danno enorme per chi cerca casa. Le nuove costruzioni avrebbero anche una funzione calmieratrice dei prezzi che, negli ultimi anni, sono schizzati alle stelle. La norma Salva Milano si pone, quindi, come un rimedio per chiarire le normative e rilanciare i progetti.Il sottosegretario al ministero delle Infrastrutture, Alessandro Morelli, ha più volte sottolineato «la necessità di tutelare i proprietari di casa che, incolpevolmente, si ritrovano in situazioni impreviste e, in parallelo, i dipendenti dell’amministrazione che hanno attuato determine non coerenti, secondo la Procura di Milano, con il quadro legislativo vigente». Anche il sindaco Giuseppe Sala è d’accordo a risolvere il problema prima possibile e, a suo tempo, non aveva fatto mistero di condividere le norme proposte, che avrebbero dato la conformità urbanistica ai nuovi sviluppi immobiliari.Non aspettano altro che una soluzione rapida al problema, i costruttori di Assimpredil Ance, «per superare lo stallo di tutta la filiera dell’edilizia».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/salva-milano-mercato-immobiliare-2668895466.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="serve-una-scossa-per-riqualificare-aree-usate-da-clandestini" data-post-id="2668895466" data-published-at="1722849647" data-use-pagination="False"> «Serve una scossa per riqualificare aree usate da clandestini» «Per superare lo stallo nel settore immobiliare serve una legge che sia l’interpretazione definitiva delle normative uscite fino ad ora. Altrimenti non si va da nessuna parte e il settore rischia di tornare indietro di vent’anni». Federico Oriana, è il presidente di Aspesi, l’Associazione delle società di investimento immobiliare che è in prima linea nel denunciare i danni che sta provocando l’intervento della magistratura con il blocco dei cantieri. Quale è la situazione, ci fa il punto? «Prima un passo indietro. Per favorire la rigenerazione urbana, a partire dal 2001 sono state emanate quattro leggi, nel 2002, nel 2013, nel 2020 e nel 2022, volte ad accelerare le procedure di demolizione e ricostruzione. Regione Lombardia ha dato attuazione, con legislazione regionale, alla normativa nazionale mentre altre Regioni non l’hanno fatto. Questo spiega la concentrazione della casistica a Milano». Però questo meccanismo si è inceppato con l’intervento della magistratura. «Ci sono vari equivoci che vanno chiariti. Innanzitutto non si fa una “semplice” Scia, come ho letto ovunque, cioè una comunicazione al Comune come quando si fa un bagno. Si chiama sì Scia ma è un documento diverso, è una Scia urbanistica, detta anche “pesante”, che prevede procedura e documentazione complesse. Per farla ci vogliono anche quattro anni. Ogni passaggio deve essere autorizzato da un funzionario comunale. Sono tempi biblici. L’altro equivoco è sul termine di ristrutturazione». Buttare giù un palazzo e ricostruirlo è qualcosa di diverso da una ristrutturazione, non le pare? «Qui sta l’equivoco. Il legislatore ha fatto l’errore di chiamare ristrutturazione una demolizione-ricostruzione. In realtà, quando si usa la Scia “pesante”, non è una ristrutturazione come la si intende comunemente. Questa confusione lessicale sta provocando danni infiniti». Che tipo di danni? «Gli investimenti sono bloccati. Milano ha circa 200 aree degradate, Roma anche di più, pericolose per i residenti, lasciate in mano alla malavita e agli immigrati clandestini, che devono essere assolutamente recuperate. Ma gli interventi di rigenerazione urbana hanno bisogno di capitali internazionali. Però quale investitore straniero viene a mettere i soldi in un Paese che cambia sempre le regole in corso d’opera? Tra i nostri associati abbiamo due grandi multinazionali dell’immobiliare che stanno pensando seriamente di lasciare l’Italia. Per fare le operazioni immobiliari, l’investimento si fa prima, con l’acquisto del terreno, ma se c’è la prospettiva che un intervento legittimo diventi, poi, abusivo e venga addirittura attenzionato dalla magistratura, nessuno si assume questo rischio. Si fa un investimento in funzione di una normativa ma che poi, all’improvviso, non è più valida, anzi fa finire bloccati nella realizzazione e addirittura inquisiti? Direi di no». Quali sono i danni che questo caos provoca a chi aveva deciso di comprare casa? «Quando è saltato l’emendamento al decreto Salva casa, chi doveva fare il rogito si è visto respinto dal notaio che, come è noto, non può stipulare un atto se solo c’è il sospetto di un abuso edilizio. E magari quell’acquirente aveva già venduto la propria casa per avere i soldi necessari al nuovo appartamento. Così non solo si è trovato per strada ma potrebbe anche perdere i benefici fiscali, validi fino a 18 mesi dalla vendita, per acquistare un’altra prima abitazione. Un disastro. Viene colpita tutta la filiera dell’immobiliare. Non bisogna dimenticare che ne risente, a cascata, tutta l’industria legata al settore come i produttori di infissi, di materiali da costruzione, di sistemi di condizionamento». Come mai il caso non è scoppiato anche nelle altre Regioni? «Nelle altre Regioni non sono state fatte le leggi regionali di attuazione della nuova normativa nazionale. Quindi nulla è stato costruito con queste procedure agevolate partite con la legge del 2001 e le quattro successive. Ma alcune amministrazioni volevano far proprio il modello Milano. La nuova giunta regionale del Lazio voleva fare una legge come quella lombarda ma ora è ferma. Se non c’è una interpretazione autentica della normativa da parte del Parlamento, non si va avanti. La vecchia Fiera di Roma e i Mercati generali sulla via Ostiense, entrambi abbandonati da anni, dovevano rientrare in un piano di recupero ma, dopo l’annuncio, tutto si è fermato. Il rischio vero è che, invece di andare avanti nel resto di Italia, si torni indietro di 25 anni in Lombardia». Quindi come si potrebbe superare questa impasse? «Bisogna stare attenti che, data l’urgenza, il rimedio non sia peggiore del male. La soluzione è quella annunciata, di una legge di iniziativa parlamentare con procedura accelerata. Il testo sana il passato e dice che entro sei mesi bisogna fare una nuova normativa. Nel frattempo, in attesa di un accordo tra Stato, Comuni e Regioni, si continua a usare le procedure come fatto finora. Ma dice anche che per andare avanti con i nuovi progetti, va deciso se è necessario che questi contengano un piano di servizi. Ma chi lo decide? Figurarsi se i funzionari comunali si assumono l’onere di andare a verificare e dichiarare caso per caso. Così, nell’incertezza, si crea un’altra impasse. La soluzione, quindi, è di una legge che sia l’interpretazione definitiva della legge del 2001 e delle successive e basta». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/salva-milano-mercato-immobiliare-2668895466.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="gli-studi-darchitettura-tagliano-posti" data-post-id="2668895466" data-published-at="1722849647" data-use-pagination="False"> Gli studi d’architettura tagliano posti Il mercato immobiliare di Milano fa da traino a quello nazionale. Più che di «Salva Milano» bisognerebbe parlare di «Salva Italia», nel senso che si tratta di armonizzare la normativa delle singole Regioni con quella nazionale. Il blocco dei cantieri nel capoluogo milanese rischia di ripresentarsi altrove e questa situazione di incertezza fa da freno agli investimenti. Peraltro mai come in questo momento, con le nuove regole imposte da Bruxelles per la transizione ecologica, il settore vive una fase di stress. Eppure le sue potenziali di crescita e di spinta dell’economia non possono essere ignorate. Secondo una proiezione di Scenari immobiliari, nel 2050 l’industria «delle case» potrebbe arrivare a produrre il 31% del Pil, applicando le nuove tecnologie. Nel 2030 il settore arriverebbe a generare ricchezza per 610 miliardi di euro, dai 510 del 2023. Prevedendo una crescita economica cauta e una progressiva riduzione della popolazione (54,3 milioni di abitanti al 2050), è possibile ipotizzare un prodotto interno lordo al 2050 di circa 2.500 miliardi di euro, con distribuzione pro-capite di circa 46.000 euro. Il peso dell’industria immobiliare (servizi, costruzioni, sviluppo) nel 2023 è stato del 21,6% sul Pil, con poco meno di un milione di addetti. Nel 2030 potrebbe salire al 23,5% per arrivare al 26,1% nel 2050. Questo è lo scenario che delinea il presidente dell’Ordine degli architetti di Milano, Federico Aldini: «Il problema non riguarda solo la Lombardia, ma tutte le Regioni. Il settore delle costruzioni è regolamentato da una legge urbanistica che risale nientemeno che al 1942. Allora, nel momento della ricostruzione post bellica, il legislatore temeva che gli sviluppi immobiliari andassero avanti senza controllo e, per questo motivo, furono introdotti parametri molto rigidi come l’altezza massima dei fabbricati a 25 metri e il limite dei 3 metri cubi al metro quadro da non superare. Successivamente tra il 1967 ed il 1969 il legislatore, con delle circolari ministeriali, ha chiarito che tali norme non erano da applicare in ambiti già costruiti. La riforma del Titolo V della Costituzione ha trasferito alle Regioni la potestà legislativa in materia di governo del territorio e, conseguentemente, i Comuni hanno proceduto a elaborare i piani urbanistici comunali conformi alle leggi regionali. Negli anni, le leggi regionali e i piani dei Comuni si sono modificati ed evoluti perseguendo gli obiettivi di semplificazione, della sostenibilità ambientale, della rigenerazione urbana e il non consumo di suolo. Per raggiungere questi obiettivi sono stati previste premialità volumetriche o riduzioni degli oneri di urbanizzazione per rendere più vantaggiosi gli interventi sul costruito rispetto alle nuove costruzioni. La Procura, con la sua indagine, si basa su interpretazioni differenti rispetto a quelle utilizzate negli ultimi 13 anni a Milano, mettendo in discussione leggi regionali e contraddicendo quanto riportato nel Piano di governo del territorio meneghino». Cosa è accaduto ai professionisti? «Siamo rimasti spiazzati. Non abbiamo più certezza delle norme sulle quali ci siamo basati per anni. Gli uffici comunali, al momento, sono totalmente bloccati. Ai ministri Matteo Salvini e Carlo Nordio a inizio anno abbiamo manifestato, con gli ingegneri e i geometri, l’urgenza di avere una interpretazione autentica della normativa. Al momento non abbiamo ottenuto nulla. Questa condizione di stallo ha conseguenze negative molto preoccupanti sul nostro lavoro, alcuni studi iniziano a essere in difficoltà e si stanno riorganizzano riducendo organico e collaboratori».
«Jo Nesbø's Detective Hole» (Netflix)
Dopo il film con Michael Fassbender, il personaggio di Jo Nesbø arriva su Netflix con una serie che ne esplora fragilità e ossessioni. Basata su «La stella del diavolo», segue un’unica indagine tra i demoni personali del protagonista.
Harry Hole, al cinema, ha avuto il volto cupo di Michael Fassbender, i capelli ramati e un accenno di barba. Quando si è deciso di far delle sue gesta un film, si è scelto avesse le fattezze massicce dell'attore, così simile a quelle immaginate da Jo Nesbø. Poi, però, ci si è fermati. Harry Hole non ha avuto seguiti né adattamenti ulteriori. Eppure, Nesbø ha continuato a scrivere. E tanto ha prodotto da aver - finalmente - convinto una piattaforma a fare del suo detective il centro di una serie crime.
Jo Nesbø's Detective Hole, disponibile su Netflix da giovedì 26 marzo, prova a mettere insieme tutti i romanzi dello scrittore norvegese, costruendo su quel suo investigatore una narrazione capace di ricostruirne la complessità.Harry Hole, non più interpretato da Fassbender ma da Tobias Santelmann, è la copia carbone di quello che tanti detective prima di lui sono stati. Un genio preda di fantasmi e tormenti, l'intuitivo fuori scala inversamente proporzionale all'abilità di intessere relazioni umane soddisfacenti. Hole, pur noto ad Oslo come il più talentuoso fra gli investigatori, è vittima di una depressione cronica che, negli anni, lo ha indotto a sviluppare una forma altrettanto cronica di alcolismo. Beve fino a perdere conoscenza, Jim Beam, whiskey per lo più.
Eppure, il vizio non ha mai intaccato le sue capacità deduttive. Si è preso altro: il privato, le relazioni di Hole, monche e lacunose. Il detective, pur temuto e rispettato, ha amato una sola donna, senza riuscire a tenersela accanto. Rachel, un tempo amore, si è trasformata in tormento: tossica quanto e più del whiskey. Harry Hole non è mai riuscito a dirle addio. Rachel è sempre tornata, ondivaga e insicura. E con lei, puntuali, si sono fatti avanti i demoni. Gli stessi che l'investigatore sta goffamente cercando di combattere quando il candore di Oslo, sua città natale, si tinge di rosso. Una ragazza è stata trovata morta nel proprio appartamento, un dito le è stato reciso e, dietro una palpebra, il killer si è premurato di lasciarle un piccolo diamante a forma di stella. Una firma, un indizio, un peccato di vanità che, nella letteratura, ha dato il titolo ad uno dei romanzi di Nesbø.
Benché la serie Netflix ambisca ad essere un compendio di quanto prodotto dallo scrittore, Jo Nesbø's Detective Hole è basata per lo più su uno dei suoi tanti romanzi, il quinto, La stella del diavolo. Così ha voluto Nesbø, che per Netflix ha curato parte della sceneggiatura. Lo show, dunque, si trova a riavvolgere il filo per raccontare, intimamente, chi sia quest'uomo complesso. Poi, però, entra nel merito di un suo solo caso, un solo serial killer e una sola indagine, condotta - come da libro - insieme all'odiato e corretto collega Tom Waaler.
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Ford introduce le versioni BlueCruise Edition su Kuga e Puma, portando la guida assistita di livello 2 su modelli più diffusi. Il sistema è utilizzabile su oltre 135.000 chilometri di strade europee ed è incluso senza abbonamento.
Ford accelera sulla democratizzazione della guida assistita e introduce le nuove BlueCruise Edition su due dei modelli più apprezzati della gamma europea, Kuga e Puma. Le nuove versioni rappresentano un passo concreto verso una mobilità sempre più tecnologica e accessibile, portando su larga scala il sistema di assistenza alla guida di livello 2 che consente la modalità «mani libere, occhi puntati sulla strada».
Dopo il debutto europeo su Mustang Mach-E, primo sistema di questo tipo a ottenere l’approvazione normativa nel continente, BlueCruise amplia ora il proprio raggio d’azione. L’obiettivo è chiaro: offrire un’esperienza di guida più rilassata e sicura anche a un pubblico più ampio, andando oltre il segmento premium e integrandosi su modelli ad alta diffusione.
Le nuove Kuga e Puma BlueCruise Edition nascono infatti con una vocazione precisa: ridurre lo stress nei lunghi viaggi, soprattutto in autostrada. Grazie al Co-Pilot Pack di serie, il sistema consente la guida a mani libere su oltre 135.000 chilometri di arterie europee, le cosiddette «Blue Zones», distribuite in 16 Paesi. Un’estensione significativa che rende la tecnologia concretamente utilizzabile nella quotidianità.
Uno degli elementi più rilevanti dell’offerta è l’assenza di abbonamenti: BlueCruise è incluso senza costi aggiuntivi, insieme alla navigazione connessa basata su cloud, che fornisce aggiornamenti sul traffico in tempo reale e suggerisce percorsi ottimizzati. Una scelta strategica che punta a semplificare l’esperienza d’uso e a rafforzare il valore percepito del prodotto.
Non manca un’attenzione particolare al design. Le BlueCruise Edition si distinguono per dettagli esclusivi, a partire dalla livrea Vapor Blue abbinata al tetto a contrasto nero e agli specchietti coordinati. Completano il look i cerchi in lega dedicati, da 18 pollici su Puma e da 19 su Kuga. All’interno, l’ambiente si caratterizza per finiture Nordic Blue e inserti dei sedili lavorati, che conferiscono un tocco distintivo senza rinunciare alla sobrietà.
Ampia anche la gamma di motorizzazioni. Kuga è proposta in versione full hybrid e plug-in hybrid, mentre Puma affianca alle unità EcoBoost hybrid con cambio automatico anche la nuova declinazione completamente elettrica Gen-E. Una varietà che riflette la strategia multienergia del costruttore, orientata a soddisfare esigenze diverse in termini di utilizzo e sostenibilità.
Con le BlueCruise Edition, Ford compie dunque un passo deciso verso la diffusione capillare della guida assistita avanzata. Non si tratta solo di un’evoluzione tecnologica, ma di un cambio di paradigma: la comodità e il supporto alla guida diventano elementi centrali dell’esperienza automobilistica, accessibili a un pubblico sempre più vasto.
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Ansa
La parabola di Plotino si rispecchia nel bacino Mediterraneo, è l’erede di quei mondi antichi, il maestro di quel passaggio e il crocevia del pensiero, dal Medio Oriente a Roma. Dopo di lui verrà Sant’Agostino, con la Patristica. Nel suo tempo cresce la Gnosi e si diffonde il Manicheismo. A lui si deve il platonismo a Roma, con una scuola frequentata anche dai politici e dalle donne. A lui si deve il grande sogno della città governata dai filosofi, Platonopoli, che sarebbe sorta a due passi da Napoli. A lui si deve il primo, grande pensiero che supera il dualismo, con la teoria dell’emanazione e la nostalgia del Ritorno: l’Uno emana il mondo, come i raggi del sole, e le anime avvertono il conato di tornare alle origini. In Plotino la vita come il pensiero sono percorsi dalla nostalgia dell’origine. Emanazione e Ritorno sono il respiro del mondo, L’Uno espira e dà fiato al mondo, il mondo inspira e torna all’Uno. A lui si deve la prima grande filosofia della bellezza che dal corpo scorre verso l’anima e dall’anima risale a Dio.
Il suo pensiero fecondò la dottrina cristiana e il pensiero arabo, soffiò nel platonismo medioevale e nell’alchimia, poi nell’Umanesimo e nel Rinascimento, l’idealismo e il romanticismo, da Marsilio Ficino a Pico della Mirandola fino a Schelling, e poi a raggiungere nel Novecento personalità eminenti di ambiti differenti come Jung e Florenskij, Yeats e Bergson, Hillmann e Hadot, Eliade e Sestov. Pure Leopardi s’innamorò di lui e a lui dedicò un dialogo, uno dei suoi pochi scritti in difesa della vita, quando Plotino riesce a dissuadere il suo allievo Porfirio, che sarà poi il suo biografo, dal desiderio di suicidarsi.
A lui si riferirono anche scrittori e poeti del secolo scorso: da Albert Camus, che scrisse la tesi di laurea su di lui a Ezra Pound che gli dedicò una poesia giovanile in A lume spento, fino a Borges che ne parlò agli esorti della sua Storia dell’eternità.
Sarebbe un esercizio curioso e intrigante rileggere alcune teorie di Plotino alla luce della tecno-scienza di oggi e della fisica quantica: il nesso tra microcosmo e macrocosmo, la connessione di ogni parte al tutto, la convinzione che ogni particella del cosmo, come una miniatura dell’universo, abbia in sé la totalità del mondo. Tutto ciò precorre su altri versanti le più recenti teorie della fisica, le particelle di Dio, le onde elettromagnetiche e gravitazionali, le vibrazioni cosmiche...
Per tutte queste ragioni, dopo tanti anni di passione per il pensiero di Plotino nel fatidico anno 2000, mi dedicai a lui, autore sommo nel mio pantheon personale. Lo scrissi in forma di autobiografia, in prima persona, riferendomi agli ultimi anni vissuti da Plotino nella campagna di Minturno, dove morì. Al testo letterario ho aggiunto un saggio su di lui e sul suo pensiero. Il testo è un bilancio della sua vita e del suo pensiero, attraverso i luoghi e i temi che li avevano scanditi. Gli impliciti modelli di scrittura erano Così parlò Zarathustra di Nietzsche e le Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar.
Dietro l’apparenza di una fictio, i dettagli storici e teorici combaciavano con la realtà storica e col suo pensiero, con le fonti, i nomi e i luoghi. Dalla sua nascita e poi la sua infanzia sulle rive del basso Nilo - nei pressi dell’odierna Asyut - alla sua prima maturità ad Alessandria d’Egitto dove fu iniziato alla filosofia, poi il suo soggiorno ad Antiochia e la sua partecipazione in Siria alla guerra con i persiani, dove rischiò di essere ucciso, nel suo tentativo di spingersi verso Oriente fino a vagheggiare la meta dell’India per conoscere i sapienti. Quindi il suo viaggio verso Roma, dove fondò la sua scuola frequentata anche da senatori e patrizi, che tenne per vent’anni, le sue commemorazioni di Platone, Socrate e Aristotele, il suo sogno di fondare una città ideale a sud di Roma, Platonopoli e di convincere all’impresa l’imperatore Gallieno; il suo dialogo con l’allievo Porfirio per dissuaderlo dal proposito di togliersi la vita, quindi il suo ritiro nella campagna di Minturno, infine la sua morte intorno ai 68 anni.
È solo una congettura, invece, l’incontro con Mani e con Origene il cristiano, suoi contemporanei; autentico è invece il suo incontro fatale con Ammonio Sacca che lo iniziò alla sapienza. L’amore per Gemina è invece un’amorosa illazione su una amicizia effettiva del filosofo con una donna e con sua figlia che aveva lo stesso nome della madre, assidue della sua scuola e appartenenti al ceto nobiliare romano. Plotino aveva ritrosia a parlare e a scrivere di sé. Si vergognava di avere un corpo, fermò il suo allievo Amerio che voleva farlo ritrarre dal pittore Carterio; aveva perfino pudore di mangiare in presenza d’altri. Coltivava la vita incorporea del corpo.
Nella copertina dell’autobiografia appare il ritratto che ne fece Raffaello nella Scuola d’Atene. Immaginai che quella presunta autobiografia Plotino l’avesse poi gettata nel fiume del tempo, inabissandola nelle acque del fiume Lyris, come facevano coloro che attraversavano il fiume e per ingraziarsi l’impervio corso fluviale gettavano una moneta nelle sue acque. La moneta gettata da Plotino per ingraziarsi gli dei era la sua vita raccolta in uno scritto «sacrificale». Quel fiume Liri, oggi noto nella sua parte terminale come Garigliano, si ricongiungeva in una geografia poetica - avrebbe detto Vico - al fiume Nilo delle sue origini, ai fiumi Ilisso e Celari di Socrate, dei suoi allievi e dei suoi dialoghi platonici, poi ai fiumi della sua maturità, il Tigri e l’Eufrate, crinali d’Oriente e Occidente, e infine al Tevere alle cui sponde Plotino rimase per oltre un ventennio. Il libro finisce nei fondali del fiume e si perde ogni sua traccia; e dunque quel che i lettori hanno tra le mani in realtà non può esistere. Vissi la scrittura di quel libro nella primavera del 2000 in uno stato di grazia, felice di scrivere e di vivere in compagnia di Plotino. Spero che altrettanta gioia possa scaturire nella lettura di questo libro in compagnia di quel maestro di luce e di bellezza. Plotino ci indica la via del ritorno all’Uno, alla Casa, all’Origine e la bellezza divina dell’Essere. Come scrive Porfirio nella Vita di Plotino: «Io mi sforzo di ricondurre il divino che è in me al divino che è nell’universo».
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Päivi Räsänen (Ansa)
Poi le indagini a carico della politica cristiana si sono allargate a un opuscolo parrocchiale risalente al 2004, scritto sempre dalla Räsänen intitolato Maschio e femmina li creò - le relazioni omosessuali sfidano il concetto cristiano di umanità. Per quel documento è finito sotto indagine anche il vescovo luterano Juhana Pohjola, in quanto responsabile della sua pubblicazione e della sua diffusione. L’opuscolo è diventato materia processuale dopo l’avvio delle indagini preliminari nel 2019, dato che la Räsänen - indagata anche per delle affermazioni fatte lo stesso anno in un dibattito radiofonico - ha continuato a condividerlo sulle proprie pagine internet e sui social media tra il 2019 e il 2020, quando, appunto, era già sotto inchiesta.
Conseguentemente, la dottoressa e nonna di 12 nipoti è andata a processo prima all’inizio del 2022 poi nuovamente nel 2023. Nel 2022, il tribunale distrettuale di Helsinki aveva assolto da tutte le accuse sia l’ex ministro sia il vescovo Pohjola; nel 2023, la Corte d’Appello aveva poi confermato l’assoluzione. Tuttavia la faccenda si era nuovamente riaperta nel 2024 con la Corte Suprema che, dopo il ricorso della Procura di Stato - ricorso che aveva evitato di impugnare solo la citata accusa sul dibattito radiofonico -, aveva accettato di riesaminare il caso. Per la precisione, il riesame del caso, su due delle tre accuse originarie, da parte della Corte risale all’ottobre 2025. Si è così arrivati al giudizio di ieri, che come si diceva è risultato duplice: in parte assolutorio, in parte di condanna. L’assoluzione ha riguardato il citato tweet del 2019, con la Corte Suprema che ha assolto l’ex ministro all’unanimità.
Diverso, purtroppo, è stato l’esito relativamente all’opuscolo che, con una decisione di scarto minimo - tre voti a favore contro due di segno opposto -, ha visto la magistratura nordica dichiarare la Räsänen colpevole di «incitamento all’odio». L’ex ministro è stata condannata con Pohjola per aver, attraverso l’opuscolo, «messo a disposizione di tutti e mantenuto disponibili opinioni che insultano gli omosessuali come gruppo sulla base del loro orientamento sessuale». Va tuttavia detto che la Corte, pur infliggendo una sanzione di 1.800 euro alla donna e al vescovo e di 5.000 alla Fondazione di Lutero che aveva pubblicato l’opuscolo sul suo sito - e pur ordinando la rimozione e distruzione delle dichiarazioni incriminate nel documento - ha riconosciuto che il testo non conteneva incitamenti alla violenza o minacce dirette, concludendo che la condotta non era «particolarmente grave» in termini di natura del reato.
Questo però non dà alcun sollievo alla parlamentare. «Sono scioccata e profondamente delusa dal fatto che la corte non abbia riconosciuto il mio diritto umano fondamentale alla libertà di espressione», ha dichiarato, aggiungendo: «Rimango fedele agli insegnamenti della mia fede cristiana e continuerò a difendere il mio diritto e quello di ogni persona di condividere le proprie convinzioni nella sfera pubblica». Proprio per continuare ad affermare le sue ragioni, Räsänen ha fatto sapere di voler dare ancora battaglia rispetto alla condanna inflittale: «Mi sto consultando con un legale per valutare un possibile ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo». «Non si tratta», ha concluso, «solo della mia libertà di espressione, ma di quella di ogni persona in Finlandia. Una sentenza favorevole contribuirebbe a impedire che altre persone innocenti subiscano la stessa sorte per il semplice fatto di aver espresso le proprie opinioni».
Parole non diverse son giunte dal team legale che assiste l’ex parlamentare, coordinato da Adf International. «La libertà di parola è un pilastro della democrazia. È giusto che la Corte abbia assolto Päivi Räsänen per il suo tweet del 2019 contenente un versetto biblico», ha dichiarato Paul Coleman, direttore esecutivo di Adf, secondo cui, «tuttavia, la condanna per un semplice opuscolo religioso pubblicato decenni fa è un esempio oltraggioso di censura di Stato». Indignato dalla condanna è pure Markku Ruotsila, docente di storia della Chiesa, che ha parlato di «giornata vergognosa. Per molti versi, i peggiori timori si sono avverati. In questo Paese, ora esistono parole chiaramente proibite e reati di pensiero». Siamo nel 2026 ma sembra il 1984. Quello di Orwell ovviamente.
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