2025-11-30
Ecco le contestazioni dei pm
A Milano si indaga su concerto e ostacolo alla vigilanza nella scalata a Mediobanca. Gli interessati smentiscono. Lovaglio intercettato critica l’ad di Generali Donnet.La scalata di Mps su Mediobanca continua a produrre scosse giudiziarie. La Procura di Milano indaga sull’Ops. I pm ipotizzano manipolazione del mercato e ostacolo alla vigilanza, ritenendo possibile un coordinamento occulto tra alcuni nuovi soci di Mps e il vertice allora guidato dall’ad Luigi Lovaglio. Gli indagati sono l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone; Francesco Milleri, presidente della holding Delfin; Romolo Bardin, ad di Delfin; Enrico Cavatorta, dirigente della stessa holding; e lo stesso Lovaglio.Il decreto ricostruisce come passo iniziale il collocamento del 15% di Mps effettuato nel novembre 2024 da Banca Akros, che fruttò al Tesoro 1,1 miliardi a 5,90 euro per azione, con un premio del 6,96%. Delfin e Caltagirone sottoscrissero ciascuno il 3,5%, insieme a Bpm e Anima, mentre Unicredit tentò senza successo di partecipare. Per la Procura, quella cessione fu funzionale alla scalata su Mediobanca.Tra le 240 pagine compaiono numerose intercettazioni. Il 5 luglio 2025 Lovaglio dice al dirigente Maurizio Bai: «Abbiamo il 35 in mano, abbiamo già il controllo... se volete continuare a farci problemi... regolatevi», aggiungendo di dover parlare con Bardin per evitare che Delfin fosse costretta a «vendere Monte Paschi per non andare sopra al 20». Nello stesso periodo arrivano gli esposti di Giuseppe Bivona e la segnalazione di Mediobanca alla Consob sugli acquisti anomali di Enasarco, Enpam e Cassa Forense, ritenuti in grado di pesare sull’assemblea dell’agosto 2025. Gli accertamenti mostrano che quel 5% in mano alle casse contribuì al 42% tra contrari e astenuti che affossò l’operazione difensiva di Mediobanca su Banca Generali. In questo contesto si inserisce la telefonata del 17 giugno 2025 tra Stefano Di Stefano, direttore generale delle Partecipazioni del Mef, e Alessandro Tonetti, vicedirettore generale di Cdp. Di Stefano osserva che Mediobanca «sta facendo di tutto per salvare il posto al suo amministratore delegato (Alberto Nagel ndr)» e adotta un atteggiamento «molto antigovernativo». Tonetti richiama la logica di Draghi: «tu litighi col Tesoro? Bene... litighi con tutta la galassia». Di Stefano conclude: «tu litighi col Governo... non solo col Mef». Il capitolo più delicato riguarda Generali. Il 18 aprile 2025, parlando con Caltagirone, Lovaglio definisce la telefonata ricevuta dall’ad Philippe Donnet «una telefonata da deficiente» e aggiunge che «quel cretino ha fatto la smentita... è anormale». Nella stessa conversazione afferma: «Generali è strategica fin dall’inizio», mentre per i pm in pubblico aveva finto disinteresse. Sull’Ops difensiva su Banca Generali sostiene che Nagel «poteva fare solo sta mossa» perché, se Mps avesse ammesso che Generali era strategica «lui avrebbe detto: adesso io lo frego».La convinzione dei pm che vi fosse un progetto comune emerge nella telefonata all’indomani dell’assemblea del 17 aprile 2025, quando Caltagirone chiama Lovaglio per congratularsi: «Cavaliere, allora!». Lovaglio risponde: «Abbiamo fatto una bella operazione», e poi aggiunge il passaggio ritenuto cruciale dagli inquirenti: «Il vero ingegnere è stato lei, io ho eseguito solo l’incarico... ha ingegnato una cosa perfetta». In chiusura propone: «Facciamo fase due?».I pm collocano questo scambio in una strategia che, a loro dire, parte dal 2019, quando Delfin e il gruppo Caltagirone avrebbero costruito investimenti «a scacchiera» in Mediobanca e Generali, con votazioni «sempre allineate», ritenute «irragionevoli» come semplici scelte finanziarie. Le società contestano questa ricostruzione: Delfin parla di «totale estraneità», Mps assicura piena collaborazione e Lovaglio respinge gli addebiti, mentre il gruppo Caltagirone si dice fiducioso che l’indagine chiarirà tutto.Al momento nessun dirigente del Mef è indagato e non emergono elementi che colleghino il Ministero alle condotte contestate. La vendita del novembre 2024 rientrava negli obblighi con Bruxelles e fu realizzata a un prezzo superiore alle quotazioni di mercato del periodo; la presunta “indicazione” sugli invitati, attribuita a Caltagirone, non è supportata da atti. La mancata attivazione del golden power viene ricondotta alle autorizzazioni già concesse dalla Bce e al rischio di frizioni con la Commissione europea.
Giancarlo Giorgetti (Ansa)