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2020-05-15
Sabotato all’estero, tradito in patria. Per il turismo non c’è più speranza
Ansa
Se Teresa Bellanova, l'agricola, piange, Enrico Francecshini, il colto con l'aria di uno che non ha fatto mai vacanze, quando parla di turismo non ride. Ha provato a spiegare che c'è una «poderosa manovra da 5 miliardi a vantaggio del settore» ma deve aver convinto pochi: dai bus per i tour cittadini - che minacciano di chiudere le aziende - ai cinque stelle (in senso di hotel) è un coro di proteste. I provvedimenti presi dal governo non servono. Tanto per avere un'idea: hanno destinato 25 milioni di euro a fondo perduto per operatori turistici e agenzie di viaggio, quando il danno stimato solo per questo settore è di almeno 15 miliardi. Gian Marco Centinaio, leghista e predecessore di Franceschini come ministro anche del Turismo, è tranchant: «Tra buoni vacanze a carico degli operatori, la goccia nel mare dei danni delle agenzie, la cassa integrazione che non incide sulle criticità verrebbe da pensare, se non fosse incompetenza da brividi, che hanno deciso di far morire il turismo». Rincara il rappresentante dei tour operator Pier Ezhaya: «Ci offrono come ristoro a fondo perduto lo 0,3% dei danni che abbiamo avuto. Stavolta però non staremo calmi. Non si capisce come un settore che conta così tanto abbia avuto così poco». Il governo pare non accorgersi che il turismo vale 13 punti di Pil, 80 miliardi di fatturato estero, 2,5 milioni di occupati. Salvarlo con un bonus vacanze da 500 euro a famiglia neppure di soldi contanti pare un po' poco. Soprattutto se si lasciano gli operatori nell'incertezza del «come e quando aprire», mentre i turisti vengono dirottati verso altri paesi europei che peraltro danno ben altri sostegni al settore. L'esempio viene della Francia. Il primo ministro Eduard Philippe ha messo sul piatto 18 miliardi per aiutare il turismo (in Francia è il 9% del Pil) e il ministro competente Jean-Baptiste Lemoyne ha costituito un fondo d'investimento partecipato dalle maggiori compagnie finanziarie per sostenere le imprese turistiche. I francesi hanno riaperto i castelli della Loira, Mont St. Michel, stanno per riaprire la Costa Azzurra e si danno molto da fare per evitare di essere tagliati fuori dai corridoi europei. Cosa sono? Sono i «turisdotti» anti-Covid che porteranno i tedeschi (sono i primi clienti d'Europa) sulle spiagge della Croazia e non solo. Franceschini se l'è giocata con una telefonata al suo collega tedesco Thomas Bareiss, che gli ha detto: tranquillo ci sarà un accordo europeo. Si era parlato del bollino verde per le destinazioni Covid-free, del passaporto sanitario per una politica comune del turismo, ma non se n'è fatto niente. Invece ieri l'Austria ha confermato che tiene chiusa la frontiera con l'Italia ma apre quelle con Svizzera, Germania e Repubblica Ceca. Lo stesso farà Berlino con Danimarca, Francia e Lussemburgo. In pratica il centro Europa comincia a far circolare liberamente i turisti. E dove vanno? Certo non in Italia. Lo ha spiegato il cancelliere austriaco, Sebastian Kurz: «In Italia i contagi sono troppo elevati e poi se per primi gli italiani non consentono la libertà di movimento tra regioni, come si può pensare di aprire il Brennero?» La ministra del turismo, Elisabeth Kostinger, che ovviamente auspica un coordinamento europeo, per ora si è messa d'accordo con Repubblica Ceca, Slovenia e Germania per mandare i turisti in Croazia. Anche la Spagna sembrava tagliata fuori dai corridoi, ma sta lavorando con i tour operator, ha riaperto Formentera e sta per far partire la stagione delle altre Baleari, Ibiza compresa. La Grecia ha fatto già accordi con Danimarca, Nuova Zelanda, Malta, Cipro, Israele, Austria, Australia, e Repubblica Ceca per il turismo. Come detto, la Croazia ha aperto tutto con Krunoslav Kapak, direttore della sanità pubblica, che tranquillizza: «Nessun divieto sulle spiagge né nelle località turistiche, solo precauzioni». Mentre l'Italia si consola con il bonus vacanze spuntato nel «decreto ritardo». È uno sconto fiscale fino a 500 euro per le famiglie con reddito inferiore a 40.000 euro (scende a 300 se si è in due, 150 per i single) che dal primo luglio al 31 dicembre spendono in Italia negli alberghi, campeggi, villaggi e b&b. Non sono soldi veri. Per l'80% sono una detrazione d'imposta che gli albergatori faranno, l'altro 20% è uno sconto fiscale per le famiglie. Come dire a chi gestisce un hotel: non hai incassato nulla, ora offri la vacanza e quando dovrai pagare le tasse rientri del bonus. Per Dario Franceschini è questo il poderoso contributo da 2,5 miliardi agli operatori ai quali hanno però tolto anche la prima rata dell'Imu, hanno dato una nuova Cig per i dipendenti e «ben 20 milioni d'investimento in promozione». Per spingere il turismo che ha già perso a conti fatti una cinquantina di miliardi e che non sa se e come ripartire. Di certo non ci saranno i voucher per reclutare personale secondo l'andamento stagionale: o contratti stabili o niente. E così nessuno assume. Così come nessuno ancora conosce le famose regole dell'Inail per gli ombrelloni a 5 metri di distanza; lo stesso vale per i ristoranti e per gli alberghi che non sanno come devono comportarsi a 48 ore dalla ripresa delle attività. Le regioni in gran parte (Luca Zaia in Veneto, Stefano Bonaccini in Emilia Romagna, Luca Ceriscioli nelle Marche, Giovanni Toti in Liguria) lunedì riaprono le spiagge. Con regole tutte loro che - dice Bonaccini - «speriamo non vengano troppo smentite dalle linee guida nazionali». Nessuno le ha viste, ma probabilmente in pochi le applicheranno perché come sentenzia Antonio Capacchione presidente del sindacato balneari: «Così non riapriamo, è inutile».
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Il resto d'Europa si accorda sui flussi vacanzieri con accordi fra nazioni, Italia completamente estromessa. Il governo non fa i voucher, dispone rimborsi miseri e 5 miliardi di aiuti. I concorrenti francesi ne avranno 18. Se Teresa Bellanova, l'agricola, piange, Enrico Francecshini, il colto con l'aria di uno che non ha fatto mai vacanze, quando parla di turismo non ride. Ha provato a spiegare che c'è una «poderosa manovra da 5 miliardi a vantaggio del settore» ma deve aver convinto pochi: dai bus per i tour cittadini - che minacciano di chiudere le aziende - ai cinque stelle (in senso di hotel) è un coro di proteste. I provvedimenti presi dal governo non servono. Tanto per avere un'idea: hanno destinato 25 milioni di euro a fondo perduto per operatori turistici e agenzie di viaggio, quando il danno stimato solo per questo settore è di almeno 15 miliardi. Gian Marco Centinaio, leghista e predecessore di Franceschini come ministro anche del Turismo, è tranchant: «Tra buoni vacanze a carico degli operatori, la goccia nel mare dei danni delle agenzie, la cassa integrazione che non incide sulle criticità verrebbe da pensare, se non fosse incompetenza da brividi, che hanno deciso di far morire il turismo». Rincara il rappresentante dei tour operator Pier Ezhaya: «Ci offrono come ristoro a fondo perduto lo 0,3% dei danni che abbiamo avuto. Stavolta però non staremo calmi. Non si capisce come un settore che conta così tanto abbia avuto così poco». Il governo pare non accorgersi che il turismo vale 13 punti di Pil, 80 miliardi di fatturato estero, 2,5 milioni di occupati. Salvarlo con un bonus vacanze da 500 euro a famiglia neppure di soldi contanti pare un po' poco. Soprattutto se si lasciano gli operatori nell'incertezza del «come e quando aprire», mentre i turisti vengono dirottati verso altri paesi europei che peraltro danno ben altri sostegni al settore. L'esempio viene della Francia. Il primo ministro Eduard Philippe ha messo sul piatto 18 miliardi per aiutare il turismo (in Francia è il 9% del Pil) e il ministro competente Jean-Baptiste Lemoyne ha costituito un fondo d'investimento partecipato dalle maggiori compagnie finanziarie per sostenere le imprese turistiche. I francesi hanno riaperto i castelli della Loira, Mont St. Michel, stanno per riaprire la Costa Azzurra e si danno molto da fare per evitare di essere tagliati fuori dai corridoi europei. Cosa sono? Sono i «turisdotti» anti-Covid che porteranno i tedeschi (sono i primi clienti d'Europa) sulle spiagge della Croazia e non solo. Franceschini se l'è giocata con una telefonata al suo collega tedesco Thomas Bareiss, che gli ha detto: tranquillo ci sarà un accordo europeo. Si era parlato del bollino verde per le destinazioni Covid-free, del passaporto sanitario per una politica comune del turismo, ma non se n'è fatto niente. Invece ieri l'Austria ha confermato che tiene chiusa la frontiera con l'Italia ma apre quelle con Svizzera, Germania e Repubblica Ceca. Lo stesso farà Berlino con Danimarca, Francia e Lussemburgo. In pratica il centro Europa comincia a far circolare liberamente i turisti. E dove vanno? Certo non in Italia. Lo ha spiegato il cancelliere austriaco, Sebastian Kurz: «In Italia i contagi sono troppo elevati e poi se per primi gli italiani non consentono la libertà di movimento tra regioni, come si può pensare di aprire il Brennero?» La ministra del turismo, Elisabeth Kostinger, che ovviamente auspica un coordinamento europeo, per ora si è messa d'accordo con Repubblica Ceca, Slovenia e Germania per mandare i turisti in Croazia. Anche la Spagna sembrava tagliata fuori dai corridoi, ma sta lavorando con i tour operator, ha riaperto Formentera e sta per far partire la stagione delle altre Baleari, Ibiza compresa. La Grecia ha fatto già accordi con Danimarca, Nuova Zelanda, Malta, Cipro, Israele, Austria, Australia, e Repubblica Ceca per il turismo. Come detto, la Croazia ha aperto tutto con Krunoslav Kapak, direttore della sanità pubblica, che tranquillizza: «Nessun divieto sulle spiagge né nelle località turistiche, solo precauzioni». Mentre l'Italia si consola con il bonus vacanze spuntato nel «decreto ritardo». È uno sconto fiscale fino a 500 euro per le famiglie con reddito inferiore a 40.000 euro (scende a 300 se si è in due, 150 per i single) che dal primo luglio al 31 dicembre spendono in Italia negli alberghi, campeggi, villaggi e b&b. Non sono soldi veri. Per l'80% sono una detrazione d'imposta che gli albergatori faranno, l'altro 20% è uno sconto fiscale per le famiglie. Come dire a chi gestisce un hotel: non hai incassato nulla, ora offri la vacanza e quando dovrai pagare le tasse rientri del bonus. Per Dario Franceschini è questo il poderoso contributo da 2,5 miliardi agli operatori ai quali hanno però tolto anche la prima rata dell'Imu, hanno dato una nuova Cig per i dipendenti e «ben 20 milioni d'investimento in promozione». Per spingere il turismo che ha già perso a conti fatti una cinquantina di miliardi e che non sa se e come ripartire. Di certo non ci saranno i voucher per reclutare personale secondo l'andamento stagionale: o contratti stabili o niente. E così nessuno assume. Così come nessuno ancora conosce le famose regole dell'Inail per gli ombrelloni a 5 metri di distanza; lo stesso vale per i ristoranti e per gli alberghi che non sanno come devono comportarsi a 48 ore dalla ripresa delle attività. Le regioni in gran parte (Luca Zaia in Veneto, Stefano Bonaccini in Emilia Romagna, Luca Ceriscioli nelle Marche, Giovanni Toti in Liguria) lunedì riaprono le spiagge. Con regole tutte loro che - dice Bonaccini - «speriamo non vengano troppo smentite dalle linee guida nazionali». Nessuno le ha viste, ma probabilmente in pochi le applicheranno perché come sentenzia Antonio Capacchione presidente del sindacato balneari: «Così non riapriamo, è inutile».
Brigitte Macron (Ansa)
Dei commenti malevoli nei confronti della first lady transalpina circolavano già poco tempo dopo la prima elezione di Emmanuel Macron all’Eliseo, nel 2017. Poi, nel 2021, su Youtube, è stato pubblicato un video che faceva insinuazioni nei confronti di Brigitte Macron. L’autrice del video, della durata di quattro ore, è Delphine J., conosciuta sui social con lo pseudonimo di Amandine Roy. Il video, successivamente cancellato, insinuava che Brigitte Macron non sarebbe mai esistita. Al suo posto ci sarebbe stato invece il fratello, Jean-Michel Trogneux. Sempre secondo queste illazioni, l’uomo avrebbe cambiato sesso e dato vita all’identità della première dame. Come riportato dalla tv pubblica France info, Delphine J. aveva dichiarato in un’udienza precedente che «in quanto donna anatomica» si era sentita «attaccata» dalla presunta identità transgender della moglie del presidente francese. Ieri, dopo la lettura della sentenza, la youtuber non ha rilasciato dichiarazioni ai giornalisti, ma ha preferito lasciar parlare una delle sue sostenitrici che ha dichiarato: «Siamo in un sistema monarchico».
Bertrand Scholler, presentato come «gallerista» da vari media transalpini, tra i quali Bfm tv e Le Monde, è stato condannato a sei mesi di carcere con la condizionale per un fotomontaggio di Brigitte Macron, realizzato nel 2024. La reazione del condannato non si è fatta attendere. Uscendo dall’aula del tribunale Scholler ha dichiarato che «se ciò che dite non piace» allora «sarete condannati. È un fatto del principe!». E ancora che «in Francia non si ha più il diritto di pensare!»
Delphine J. e Scholler erano i soli imputati presenti ieri in tribunale. Mancava invece Aurélien Poirson-Atlan, noto sui social come Zoé Sagan e ritenuto colpevole per aver pubblicato dei testi su X riguardanti la moglie del presidente francese. Nelle fasi precedenti del processo, ha ricordato ancora il canale pubblico, Poirson-Atlan aveva affermato che esisteva un «segreto di Stato scioccante» che implicava «una pedofilia tollerata dallo Stato».
Come Poirson-Atlan mancavano dall’aula anche tutti gli altri imputati. In primo luogo Jean-Christophe P., condannato a sei mesi di carcere «puri» anche in relazione alla sua assenza all’udienza. Un quasi omonimo, Jean-Christophe D., è stato invece condannato semplicemente a partecipare ad uno stage di sensibilizzazione sui comportamenti da tenere su internet. Quest’ultimo era stato l’unico a presentare delle scuse a Brigitte Macron. Gli altri imputati, che hanno ottenuto la condizionale, erano Christelle L., Philippe D., Jean-Luc M., Jérôme A. e Jérôme C.
Come ricordato da Le Monde, il processo conclusosi con la sentenza di ieri non ha riguardato il giornalista Xavier Poussard, il cui caso è stato separato perché risiede a Milano. Il quotidiano francese ha scritto che Poussard, autore del best seller Becoming Brigitte (che tradotto in italiano significa «diventando Brigitte») è «l’altro grande istigatore della fake news di portata mondiale» contro la première dame. Tra l’altro, alcuni dei condannati di ieri avevano ripreso delle pubblicazioni di Poussard. I media francesi hanno ricordato anche la denuncia presentata da Macron e dalla moglie negli Stati Uniti contro l’influencer americana Candace Owens.
Domenica sera, Brigitte Macron era intervenuta al tg della prima rete privata francese, Tf1, per parlare di un’iniziativa solidale. La conduttrice le ha però posto delle domande sul processo, alle quali la première dame ha risposto: «mi batto costantemente. Voglio aiutare gli adolescenti a battersi contro il bullismo». La moglie del presidente ha anche detto che nessuno «toccherà la mia genealogia» perché «con questo non si scherza».
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Ecco #DimmiLaVerità del 6 gennaio 2026. Il deputato della Lega Giampiero Zinzi commenta la falsa partenza di Fico in Campania tra incompatibilità e conflitti di interesse.
In questa puntata di Segreti si ricostruisce il delitto di Aurora a Milano: un omicidio brutale, preceduto da aggressioni, segnali ignorati e una lunga scia di precedenti. Un’analisi che mette al centro il profilo dell’assassino, le falle del sistema e una domanda che resta aperta: come è stato possibile che un soggetto così pericoloso fosse ancora libero di colpire?
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La piccola exclave per decenni ha avuto un’economia particolarmente florida, basata sugli introiti del locale casinò, gestito da una società interamente partecipata dal Comune. Fino al 2018, quando il fallimento della casa da gioco (riaperta nel 2021 dopo l’omologa del concordato) ha trascinato l’ente locale in un dissesto milionario, come detto tuttora gestito da un organismo straordinario di liquidazione che affianca il lavoro dell’attuale primo cittadino, eletto nel 2020 dopo due anni di commissariamento.
Prima del tracollo di otto anni fa, i dipendenti comunali erano circa 120 (poco meno del 10% della popolazione), di cui una quarantina deputati ai controlli all’interno del casinò; adesso, il drastico taglio al budget comunale ha falcidiato il personale, ridotto a 15 unità, di cui due part-time. Ma gli stipendi d’oro, derivanti da una norma risalente agli anni Ottanta, basata sul fatto che la «particolare situazione geografica e il contesto economico svizzero in cui è inserito il Comune di Campione d’Italia ove la valuta corrente è il franco svizzero», stabiliva trattamento un economico dei dipendenti comunali con decorrenza 1° gennaio 1986, prevedendo un assegno ad personam da 4.000 a 5.000 franchi svizzeri, e assegno di exclave da 5.000 a 6.000 franchi per un totale mensile netto a dipendente fra gli 8.000 e i 13.000 franchi. A oggi una cifra che spazia all’incirca tra gli 8.000 e i 13.000 euro netti mensili.
Sulle nuove assunzioni Verda e Marchesini, hanno prodotto un’interrogazione a risposta scritta diretta al sindaco Roberto Canesi: «In un momento dove non si pagano gli arretrati degli ex dipendenti, dei pensionati, dei carabinieri, si cerca solo di favorire figure singole senza a nostro avviso una strategia, basti pensare che la pianta organica dal 1° gennaio 2026 passerà da 15 a 21, con cinque di loro componenti della polizia locale, tra cui addirittura marito e moglie, e la spesa passa da 2 milioni e 700.000 euro a 4 milioni e 700.000».
Secondo quanto risulta a La Verità tra i nuovi assunti ci sarebbe anche una persona che si era licenziata dopo il dissesto e che è stata riassunta direttamente, grazie a una norma che permette di far tornare nel posto di lavoro chi si era dimesso nei cinque anni precedenti. Anche su questo caso i due consiglieri di Campione 2.0 hanno presentato un’interrogazione. Anche perché, in virtù della procedura di dissesto, il Comune di Campione d’Italia, come prevede la normativa, riceve fondi da Roma. «Il contributo dello Stato a Campione d’Italia è di 10 milioni di euro, la metà viene spesa per tutti i dipendenti», spiega a La Verità il consigliere Verda. In passato i maxi stipendi venivano coperti dai proventi che generava il casinò, che riempivano le casse del Comune, con cifre che oscillavano, prima del 2018, tra i 40 e i 50 milioni di euro.
L’ente locale è tuttora l’azionista unico della società partecipata che gestisce la casa da gioco. Ma con l’entrata in vigore del concordato, indispensabile per sanare il debito da circa 132 milioni di euro della casa da gioco, quest’ultima paga al Comune una somma fissa per tutta la durata della procedura. Si parte dai 500.000 euro del 2022, per arrivare ai 2,5 milioni che la casa da gioco verserà nel 2026 e 2027. Detto in parole povere, senza il contributo di Stato, il Comune probabilmente farebbe fatica a pagare gli stipendi. Ma c’è di più. Il dissesto di un Comune impone vincoli che rendono pressoché impossibile assumere nuovo personale. E anche su questo argomento la tensione tra la maggioranza e l’opposizione è alle stelle. Per quest’ultima, infatti, se da un lato è vero che esiste il decreto ministeriale del 24 dicembre 2021 di approvazione dell’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato 2018-2022, dall’altro c’è stato in seguito l’esito negativo del controllo della Corte dei Conti e la decisione delle Sezioni riunite che porterebbero a escludere che il Comune possa qualificarsi come dotato di un bilancio stabilmente riequilibrato.
Di conseguenza, l’ente sarebbe ancora in dissesto. A rafforzare la teoria degli esponenti di Campione 2.0 anche il fatto che l’Osl sia ancora attivo, tanto che l’ultima delibera firmata dal commissario porta la data del 17 dicembre 2025.
I due consiglieri di opposizione chiedono all’amministrazione chiarezza anche sulle conseguenze delle assunzioni, convinti che, per espressa giurisprudenza contabile, l’ente non possa disporre di un numero di dipendenti superiore al rapporto massimo previsto dalla legge in relazione agli abitanti, che sarebbe di 15 posizioni professionali. Un tetto che, già con la prima assunzione, verrebbe sforato. Secondo quanto risulta a La Verità, Verda e Marchesini, per fare chiarezza sulla vicenda, starebbero anche valutando di presentare una denuncia alla magistratura.
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