Kyrylo Horbenko, 18 anni, si è arruolato nell’esercito ucraino dopo essersi assicurato dalle autorità un mutuo senza interessi, la possibilità di una vacanza all’estero e una prima tranche di un bonus da 24.000 dollari. È l’offerta che il governo di Kiev fa ai giovani della generazione Z per reclutarli nell’esercito sempre più ricco di disertori. Il programma, però, conosciuto come Contract 18-24, da febbraio a oggi non ha avuto un grande successo: sono solo 500 i giovani che ne hanno approfittato. Il Wall Street Journal spiega che l’Ucraina ha adottato varie modalità per ricostruire le sue file al fronte, fra le quali il rilascio anticipato dei detenuti. L’anno scorso ha abbassato l’età del servizio militare obbligatorio a 27-25 anni. Gli alleati occidentali da tempo chiedono di ridurre ulteriormente l’età, ma finora il presidente Volodymyr Zelensky ha rifiutato sostenendo che l’Ucraina ha bisogno dei giovani per ricostruire il Paese.
Le difficoltà, insomma, sono sempre più evidenti, ma la guerra continua. Ieri i raid russi hanno provocato almeno 12 morti tra i civili. «Il presidente russo Vladimir Putin considera la guerra in Ucraina una lotta esistenziale contro l’Occidente che determinerà il posto della Russia nel mondo, la presa del potere di Putin e la sua eredità storica. Putin rimane fiducioso nella vittoria finale della Russia in Ucraina ed è pronto a ricorrere alla forza militare almeno fino al 2025». Lo dice l’americana Defense intelligence agency (Dia) in un rapporto presentato giovedì scorso alla sottocommissione per l’intelligence e le operazioni speciali della Camera dei rappresentanti. Mosca prevedrebbe di spendere almeno 150 miliardi di dollari nel 2025, con un aumento del 19%, al netto dell’inflazione, rispetto al 2024: circa il 40% del bilancio federale. Difficile credere che Putin accetti soluzioni che non riconoscano una sua conclamata vittoria.
Mosca tuttavia teme uno scontro diretto con l’Occidente, motivo per cui cerca di dare l’impressione di voler arrivare a una soluzione pacifica. Sono 2.000 i prigionieri scambiati tra le due nazioni in conflitto, 1.000 per parte, come previsto dagli accordi conclusi a Istanbul. Altri «303 difensori ucraini sono tornati a casa», ha annunciato Zelensky. Il capo dello Stato ha ringraziato la squadra che ha lavorato «giorno e notte» per portare a termine l’operazione e ha promesso di continuare gli sforzi fino a liberare tutti i cittadini ucraini ancora detenuti: «Riporteremo a casa dal carcere russo ognuno e ognuna!».
Uno scambio che, per Mosca, crea le condizioni favorevoli per il negoziato. «Ci aspettiamo che lo scambio di prigionieri su larga scala, effettuato su iniziativa della Russia, faciliti la creazione di un clima favorevole per la discussione delle condizioni di risoluzione pacifica della crisi ucraina» ha commentato il vice ministro della Difesa russo Alexander Fomin.
Il prossimo tavolo di negoziati dovrebbe tenersi a Istanbul secondo la Tass, però continuano le tensioni diplomatiche. Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, ha accusato la delegazione ucraina di mentire riguardo alla lingua utilizzata durante i negoziati. «Hanno letto il testo introduttivo in inglese, poi sono passati al russo», definendoli «patetici». Zelensky condanna i bombardamenti russi. «La Russia sta prolungando questa guerra e continua a uccidere ogni giorno. Questo non può essere ignorato. Il silenzio dell’America e il silenzio di altri nel mondo non fanno che incoraggiare Putin». Ha proseguito chiedendo nuovamente maggiori sanzioni: «Questa crudeltà non potrà essere fermata senza una pressione davvero forte sulla leadership russa», ha aggiunto, accusando il Cremlino di aver colpito «deliberatamente obiettivi civili». Infine: «Le sanzioni saranno sicuramente d’aiuto. Ora ciò che conta è la determinazione: la determinazione degli Stati Uniti, la determinazione dei paesi europei, la determinazione di tutti coloro che nel mondo vogliono la pace». Gli ha fatto eco l’Alto rappresentate Ue, Kaja Kallas: «È devastante vedere bambini tra le vittime innocenti ferite e uccise. I miei pensieri oggi sono rivolti alle famiglie. Abbiamo bisogno della più forte pressione internazionale sulla Russia affinché fermi questa guerra». Gli alleati di Kiev «devono reagire con determinazione. Putin sta calpestando i diritti umani, questo è un affronto, anche contro il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha cercato con tutte le sue forze di portare Putin al tavolo delle trattative»: così il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul. In serata, comunque, l’America ha rotto quel «silenzio»: l’inviato di The Donald per l’Ucraina, Keith Kellogg, ha detto che «l’indiscriminata uccisione di donne e bambini nella notte nelle loro case è una chiara violazione dei protocolli di pace di Ginevra del 1977 che proteggono gli innocenti. Questi attacchi sono vergognosi. Basta morti. Cessate il fuoco ora». Ma a Mosca non mollano: ieri sono state diffuse delle notizie circa un attacco aereo ucraino dello scorso 20 maggio nella regione di Kursk, nel momento i cui cieli venivano sorvolati da un elicottero su cui si trovava Putin.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >