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2021-11-12
Prossima mossa: niente card con il tampone
«Il tampone è l'anello debole del green pass, prima o poi dovremo ragionare sulla sua abolizione»: Donato Greco, epidemiologo, componente del Comitato tecnico scientifico, rilancia una notizia estremamente importante. Intervistato da Rai Radio 1, Greco ammette candidamente quello che molti prevedevano: «Prima o poi» non sarà più possibile ottenere il green pass anche con un tampone negativo, ma il certificato verde sarà rilasciato solo ai vaccinati e ai guariti dal Covid. Più prima che poi: a quanto apprende La Verità da fonti bene informate, ai comitati regionali del nuoto sarebbe stato comunicato dai vertici nazionali che già dal prossimo gennaio occorre prepararsi alle nuove regole, ovvero al green pass tarato sul modello 2G e non più al 3G.
Il significato di 3G, ricordiamolo, deriva dal tedesco geimpft, genesen, getestet (vaccinato, guarito, testato), ed è il green pass così come lo utilizziamo oggi in Italia, ovvero attraverso la vaccinazione, un certificato di guarigione dal Covid o un tampone negativo. Il certificato 2G, soprannominato anche super green pass, invece, può essere ottenuto solo dai vaccinati e dai guariti: il tampone negativo non vale più. È questa la strada che sta prendendo l'Italia: naturalmente, come è ben comprensibile, abolire il tampone negativo, come ipotizzato da Greco e come riferito dalle nostre fonti, significa introdurre di fatto un obbligo vaccinale, ma ancora una volta senza avere il coraggio politico di farlo esplicitamente.
L'altro ieri, l'idea di introdurre anche in Italia la regola del 2G è stata esplicitamente suggerita al governo dal governatore del Trentino Alto Adige, Arno Kompatscher: «Abbiamo chiesto a Roma», ha detto Kompatscher, «di consentire vantaggi per i vaccinati, come già avviene in alcuni paesi europei con la regola 2G». Anche Walter Ricciardi, consigliere del ministero della Salute, ha proposto di introdurre in Italia il green pass 2G: «Finora i green pass hanno funzionato», ha detto Ricciardi al Messaggero, «ma sono convinto che, per la stagione invernale che ci costringe più al chiuso e a contatto con gli altri, bisognerebbe rivederne la concessione limitando la libertà solo ai vaccinati e ai guariti dal Covid. Chi non è vaccinato può accedere ad alcuni luoghi o usare alcuni servizi come i trasporti a lunga percorrenza anche mostrando il tampone effettuato 48 ore prima. Sono dell'idea, invece, che il tampone sia il punto debole del sistema. Non assicura la protezione e la non trasmissione del virus, se non al 30%. Ecco perché», ha aggiunto Ricciardi, «gli accessi ai luoghi pubblici o a quelli di lavoro andrebbero limitati solo ai vaccinati con green pass, escludendo la possibilità a chi ha un tampone valido».
Sguaina il super green pass anche Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova. «Per andare al cinema, teatro, stadio, palestra», dice Bassetti a La 7, «bisogna essere vaccinato o guarito. Le altre attività si possono fare con un green pass normale: prendere un aereo, un treno, andare a lavorare. Sono convinto che questo spingerebbe moltissimo la vaccinazione, per recuperare quel 4-5% che ci manca per arrivare ad un'immunità di sicurezza. Mentre austriaci e tedeschi hanno introdotto il 2G», aggiunge Bassetti, «noi aspettiamo. Cosa aspettiamo, di vedere gli ospedali pieni?».
Ieri a Berlino il probabile futuro cancelliere tedesco, Olaf Scholz, in procinto di guidare la coalizione composta da Spd, Verdi e Liberali, in un discorso al Bundestag si è detto favorevole alla regola del 2G per l'accesso ai locali pubblici, ai musei e alle palestre, consentendo l'ingresso solo a vaccinati e guariti. La capogruppo dei Verdi, Katrin Goering-Eckardt, ha argomentato che «abbiamo bisogno delle regole del 2G».
La Sassonia, è stato il primo Länder tedesco a introdurre, domenica scorsa, l'obbligo del green pass rafforzato, il 2G, per accedere a ristoranti, bar, eventi culturali. In Austria, da lunedì scorso, è in vigore l'obbligo del green pass 2G, quindi rilasciato solo a vaccinati e guariti, per accedere a ristoranti, bar, pasticcerie, strutture ricettive come hotel ostelli e bed and breakfast, per recarsi dal parrucchiere, dall'estetista, e per partecipare a eventi, culturali o sportivi, con 25 o più persone. Lasciapassare sanitario 2G anche per accedere a ospedali e case di cura. Per un mese, a partire da lunedì scorso, in Austria è in vigore un periodo di transizione per consentire ai cittadini di adeguarsi alle nuove regole. Per quattro settimane, un vaccinato con la prima dose e un tampone molecolare negativo potrà infatti accedere alle zone e ai locali riservati ai vaccinati, per avere il tempo di farsi inoculare la seconda dose e ricevere così il 2G. Il 3G, ovvero il certificato rilasciato anche a chi ha il tampone negativo, continua a essere valido per recarsi al lavoro.
Il punto è proprio questo: se verranno confermate le indiscrezioni e le ipotesi sull'introduzione anche in Italia del super green pass, il 2G, rilasciato solo a vaccinati e guariti, e quindi abolendo il tampone, con quali modalità procederà il governo? È prevedibile che la eventuale introduzione del 2G obbligatorio partirà dai locali pubblici, dalle palestre e così via, come è stato per il primo certificato. Il nodo da sciogliere riguarderà i luoghi di lavoro: abolire il tampone per i dipendenti pubblici e privati sarebbe un cambiamento epocale, destinato a scatenare una vera e propria ondata, è il caso di dirlo, di proteste.
Nel dl green pass spunta la norma che sopprime la privacy sul lavoro
Controlli più veloci in cambio di zero privacy. Tra le novità introdotte dal decreto green pass, votato al Senato mercoledì sera (con la fiducia posta dal governo: 199 voti a favore, 38 contrari), c'è la semplificazione delle verifiche che scatterebbe per i lavoratori del settore privato, che possono chiedere di consegnare al proprio datore di lavoro una copia della certificazione verde. Così facendo, «sono esonerati dai controlli da parte dei datori di lavoro», per tutta la durata della validità della certificazione vaccinale. La novità è contenuta in un emendamento al decreto legge 127 del 21 settembre 2021, quello sull'obbligo del green pass per andare a lavorare. L'emendamento del Pd, con prima firmataria la senatrice Valeria Fedeli, è stato condiviso da gran parte dei gruppi di maggioranza, è stato riformulato dal governo e approvato dalla commissione Affari costituzionali del Senato.
In teoria, si tratta di una semplificazione importante, considerando che se il datore di lavoro manca il controllo, rischia una sanzione tra i 400 e i 1.000 euro. Tuttavia, questa è una mossa che contrasta con quanto stabilito finora dal Garante della privacy sul trattamento delle informazioni contenute nel green pass del lavoratore. Infatti, potrà consegnare la certificazione verde chi è vaccinato quindi in possesso di un green pass valido da 9 a 12 mesi. Chi invece non è vaccinato ed effettua tamponi un paio di volte a settimana, non può consegnare la card, perché d ogni tampone il Qr code cambia: il ministero invia un sms al lavoratore che scarica un nuovo green pass. A questo punto il datore di lavoro sa perfettamente chi è vaccinato e chi no, informazione finora «protetta». Quindi, giuridicamente si consente di violare la privacy di un cittadino su dati sensibili come quelli sanitari.
La semplificazione, inoltre, pare preludere allo sbandierato super green pass per vaccinati e guariti, sul modello del 2G in vigore in Austria, che prevede la frequentazione di bar, hotel e ristoranti solo per i vaccinati e un lockdown mascherato per i no vax. A lanciare per primo l'idea di istituirlo anche in Italia è stato il governatore altoatesino Arno Kompatscher e ieri lo ha ribadito convintamente il professor Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova: «Cosa aspettiamo, di vedere gli ospedali pieni?».
Tra le novità anche la rassicurazione ai dipendenti ai quali scade la tessera durante il turno lavorativo: viene stabilito che il dipendente può continuare a svolgere le sue mansioni fino al termine dell'orario senza incappare nella sanzione (si va dai 600 ai 1.500 euro) prevista per chi lavora con green pass scaduto. Inoltre c'è un cambiamento anche per i lavoratori in aziende con meno di 15 dipendenti: finora, dopo il quinto giorno di assenza ingiustificata, questi dipendenti venivano sospesi e il datore di lavoro poteva rimpiazzarli con un contratto di sostituzione di durata massima di 10 giorni e rinnovabile una sola volta. Ora viene precisato che i 10 giorni sono tutti lavorativi, e che il contratto può essere rinnovato più volte purché entro il 31 dicembre 2021.
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Donato Greco (Cts) all'attacco dei test anti Covid: «Sono l'anello debole, aboliamoli». C'è già la velina per i comitati regionali di nuoto: da gennaio, foglio verde solo per vaccinati e guariti. Il governo deciderà se applicare da subito la stretta anche a fabbriche e ufficiSi potrà lasciare una copia della tessera al datore, che così saprà chi ha avuto gli «shot»Lo speciale contiene due articoli«Il tampone è l'anello debole del green pass, prima o poi dovremo ragionare sulla sua abolizione»: Donato Greco, epidemiologo, componente del Comitato tecnico scientifico, rilancia una notizia estremamente importante. Intervistato da Rai Radio 1, Greco ammette candidamente quello che molti prevedevano: «Prima o poi» non sarà più possibile ottenere il green pass anche con un tampone negativo, ma il certificato verde sarà rilasciato solo ai vaccinati e ai guariti dal Covid. Più prima che poi: a quanto apprende La Verità da fonti bene informate, ai comitati regionali del nuoto sarebbe stato comunicato dai vertici nazionali che già dal prossimo gennaio occorre prepararsi alle nuove regole, ovvero al green pass tarato sul modello 2G e non più al 3G. Il significato di 3G, ricordiamolo, deriva dal tedesco geimpft, genesen, getestet (vaccinato, guarito, testato), ed è il green pass così come lo utilizziamo oggi in Italia, ovvero attraverso la vaccinazione, un certificato di guarigione dal Covid o un tampone negativo. Il certificato 2G, soprannominato anche super green pass, invece, può essere ottenuto solo dai vaccinati e dai guariti: il tampone negativo non vale più. È questa la strada che sta prendendo l'Italia: naturalmente, come è ben comprensibile, abolire il tampone negativo, come ipotizzato da Greco e come riferito dalle nostre fonti, significa introdurre di fatto un obbligo vaccinale, ma ancora una volta senza avere il coraggio politico di farlo esplicitamente. L'altro ieri, l'idea di introdurre anche in Italia la regola del 2G è stata esplicitamente suggerita al governo dal governatore del Trentino Alto Adige, Arno Kompatscher: «Abbiamo chiesto a Roma», ha detto Kompatscher, «di consentire vantaggi per i vaccinati, come già avviene in alcuni paesi europei con la regola 2G». Anche Walter Ricciardi, consigliere del ministero della Salute, ha proposto di introdurre in Italia il green pass 2G: «Finora i green pass hanno funzionato», ha detto Ricciardi al Messaggero, «ma sono convinto che, per la stagione invernale che ci costringe più al chiuso e a contatto con gli altri, bisognerebbe rivederne la concessione limitando la libertà solo ai vaccinati e ai guariti dal Covid. Chi non è vaccinato può accedere ad alcuni luoghi o usare alcuni servizi come i trasporti a lunga percorrenza anche mostrando il tampone effettuato 48 ore prima. Sono dell'idea, invece, che il tampone sia il punto debole del sistema. Non assicura la protezione e la non trasmissione del virus, se non al 30%. Ecco perché», ha aggiunto Ricciardi, «gli accessi ai luoghi pubblici o a quelli di lavoro andrebbero limitati solo ai vaccinati con green pass, escludendo la possibilità a chi ha un tampone valido». Sguaina il super green pass anche Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova. «Per andare al cinema, teatro, stadio, palestra», dice Bassetti a La 7, «bisogna essere vaccinato o guarito. Le altre attività si possono fare con un green pass normale: prendere un aereo, un treno, andare a lavorare. Sono convinto che questo spingerebbe moltissimo la vaccinazione, per recuperare quel 4-5% che ci manca per arrivare ad un'immunità di sicurezza. Mentre austriaci e tedeschi hanno introdotto il 2G», aggiunge Bassetti, «noi aspettiamo. Cosa aspettiamo, di vedere gli ospedali pieni?». Ieri a Berlino il probabile futuro cancelliere tedesco, Olaf Scholz, in procinto di guidare la coalizione composta da Spd, Verdi e Liberali, in un discorso al Bundestag si è detto favorevole alla regola del 2G per l'accesso ai locali pubblici, ai musei e alle palestre, consentendo l'ingresso solo a vaccinati e guariti. La capogruppo dei Verdi, Katrin Goering-Eckardt, ha argomentato che «abbiamo bisogno delle regole del 2G». La Sassonia, è stato il primo Länder tedesco a introdurre, domenica scorsa, l'obbligo del green pass rafforzato, il 2G, per accedere a ristoranti, bar, eventi culturali. In Austria, da lunedì scorso, è in vigore l'obbligo del green pass 2G, quindi rilasciato solo a vaccinati e guariti, per accedere a ristoranti, bar, pasticcerie, strutture ricettive come hotel ostelli e bed and breakfast, per recarsi dal parrucchiere, dall'estetista, e per partecipare a eventi, culturali o sportivi, con 25 o più persone. Lasciapassare sanitario 2G anche per accedere a ospedali e case di cura. Per un mese, a partire da lunedì scorso, in Austria è in vigore un periodo di transizione per consentire ai cittadini di adeguarsi alle nuove regole. Per quattro settimane, un vaccinato con la prima dose e un tampone molecolare negativo potrà infatti accedere alle zone e ai locali riservati ai vaccinati, per avere il tempo di farsi inoculare la seconda dose e ricevere così il 2G. Il 3G, ovvero il certificato rilasciato anche a chi ha il tampone negativo, continua a essere valido per recarsi al lavoro. Il punto è proprio questo: se verranno confermate le indiscrezioni e le ipotesi sull'introduzione anche in Italia del super green pass, il 2G, rilasciato solo a vaccinati e guariti, e quindi abolendo il tampone, con quali modalità procederà il governo? È prevedibile che la eventuale introduzione del 2G obbligatorio partirà dai locali pubblici, dalle palestre e così via, come è stato per il primo certificato. Il nodo da sciogliere riguarderà i luoghi di lavoro: abolire il tampone per i dipendenti pubblici e privati sarebbe un cambiamento epocale, destinato a scatenare una vera e propria ondata, è il caso di dirlo, di proteste. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/prossima-mossa-niente-card-con-il-tampone-2655538596.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="nel-dl-green-pass-spunta-la-norma-che-sopprime-la-privacy-sul-lavoro" data-post-id="2655538596" data-published-at="1636668573" data-use-pagination="False"> Nel dl green pass spunta la norma che sopprime la privacy sul lavoro Controlli più veloci in cambio di zero privacy. Tra le novità introdotte dal decreto green pass, votato al Senato mercoledì sera (con la fiducia posta dal governo: 199 voti a favore, 38 contrari), c'è la semplificazione delle verifiche che scatterebbe per i lavoratori del settore privato, che possono chiedere di consegnare al proprio datore di lavoro una copia della certificazione verde. Così facendo, «sono esonerati dai controlli da parte dei datori di lavoro», per tutta la durata della validità della certificazione vaccinale. La novità è contenuta in un emendamento al decreto legge 127 del 21 settembre 2021, quello sull'obbligo del green pass per andare a lavorare. L'emendamento del Pd, con prima firmataria la senatrice Valeria Fedeli, è stato condiviso da gran parte dei gruppi di maggioranza, è stato riformulato dal governo e approvato dalla commissione Affari costituzionali del Senato. In teoria, si tratta di una semplificazione importante, considerando che se il datore di lavoro manca il controllo, rischia una sanzione tra i 400 e i 1.000 euro. Tuttavia, questa è una mossa che contrasta con quanto stabilito finora dal Garante della privacy sul trattamento delle informazioni contenute nel green pass del lavoratore. Infatti, potrà consegnare la certificazione verde chi è vaccinato quindi in possesso di un green pass valido da 9 a 12 mesi. Chi invece non è vaccinato ed effettua tamponi un paio di volte a settimana, non può consegnare la card, perché d ogni tampone il Qr code cambia: il ministero invia un sms al lavoratore che scarica un nuovo green pass. A questo punto il datore di lavoro sa perfettamente chi è vaccinato e chi no, informazione finora «protetta». Quindi, giuridicamente si consente di violare la privacy di un cittadino su dati sensibili come quelli sanitari. La semplificazione, inoltre, pare preludere allo sbandierato super green pass per vaccinati e guariti, sul modello del 2G in vigore in Austria, che prevede la frequentazione di bar, hotel e ristoranti solo per i vaccinati e un lockdown mascherato per i no vax. A lanciare per primo l'idea di istituirlo anche in Italia è stato il governatore altoatesino Arno Kompatscher e ieri lo ha ribadito convintamente il professor Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova: «Cosa aspettiamo, di vedere gli ospedali pieni?». Tra le novità anche la rassicurazione ai dipendenti ai quali scade la tessera durante il turno lavorativo: viene stabilito che il dipendente può continuare a svolgere le sue mansioni fino al termine dell'orario senza incappare nella sanzione (si va dai 600 ai 1.500 euro) prevista per chi lavora con green pass scaduto. Inoltre c'è un cambiamento anche per i lavoratori in aziende con meno di 15 dipendenti: finora, dopo il quinto giorno di assenza ingiustificata, questi dipendenti venivano sospesi e il datore di lavoro poteva rimpiazzarli con un contratto di sostituzione di durata massima di 10 giorni e rinnovabile una sola volta. Ora viene precisato che i 10 giorni sono tutti lavorativi, e che il contratto può essere rinnovato più volte purché entro il 31 dicembre 2021.
Ansa
Eppure, le comunicazioni tra Washington e Teheran non sono del tutto interrotte. «Il canale di comunicazione tra il nostro ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, e l’inviato speciale degli Stati Uniti, Steve Witkoff, è aperto e i messaggi vengono scambiati ogni volta che è necessario», ha dichiarato ieri il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmaeil Baghaei. «La Repubblica islamica dell’Iran non cerca la guerra, ma è pienamente preparata ad essa», ha affermato, dal canto suo, Araghchi, che, oltre ad aprire alla possibilità di un incontro con Witkoff, ha poi aggiunto: «Siamo anche pronti per i negoziati, ma questi negoziati devono essere equi, con pari diritti e basati sul rispetto reciproco». Axios ha inoltre riferito che, nel fine settimana, lo stesso Araghchi avrebbe avuto una telefonata con Witkoff: l’obiettivo del ministro iraniano sarebbe stato, in particolare, quello di allentare la tensione con Washington e di guadagnare tempo prima di un eventuale attacco statunitense. Segno, questo, del fatto che, al di là delle roboanti dichiarazioni di facciata e delle contromanifestazioni che ha organizzato ieri, il regime guidato da Ali Khamenei sia sempre più scricchiolante.
Dall’altra parte, domenica, pur minacciando di colpire duramente l’Iran, Trump ha aperto a un negoziato. «Penso che siano stanchi di essere malmenati dagli Usa. L’Iran vuole negoziare», ha detto. «L’incontro è in fase di organizzazione, ma potremmo dover agire a causa di ciò che sta accadendo prima dell’incontro. Ma un incontro è in fase di organizzazione. L’Iran ha chiamato. Vogliono negoziare». Insomma, l’inquilino della Casa Bianca sta ricorrendo alla sua consueta strategia volta ad alternare pressione e dialogo: pur aprendo alla possibilità di un incontro diplomatico, non esclude lo scenario di un attacco militare. Questo significa però che Trump non consideri quella del regime change l’unica eventualità sul tavolo. Il presidente americano potrebbe in alternativa puntare ad addomesticare il regime khomeinista (o un pezzo di esso) sulla falsariga di quanto avvenuto in Venezuela dopo la cattura di Nicolás Maduro.
Più propenso a un cambio di regime a Teheran è invece Benjamin Netanyahu. «Il popolo israeliano e il mondo intero osservano con stupore lo straordinario coraggio dei cittadini iraniani», ha detto, domenica sera, augurandosi che «la nazione persiana sia presto liberata dal giogo della tirannia». La parziale differenza di posizione tra Israele e Stati Uniti si nota anche nel loro atteggiamento nei confronti del principe ereditario iraniano, Reza Pahlavi, che si è più volte offerto di guidare la transizione di potere a Teheran. Se lo Stato ebraico si è mostrato particolarmente supportivo verso di lui, Trump, giovedì, ha detto di non essere ancora pronto a riceverlo. Il presidente americano è del resto storicamente scettico nei confronti dei processi di nation building: ragion per cui preferisce usare la pressione per costringere governi avversari a chinare il capo, ricorrendo alla loro decapitazione solo in casi estremi. Netanyahu, dal canto suo, vede lo smantellamento totale del regime khomeinista come una condizione essenziale per la futura sicurezza dello Stato ebraico.
E così, mentre secondo Iran Human Rights sarebbero finora 648 le vittime delle proteste in corso nella Repubblica islamica, cresce la tensione tra l’Ue e Teheran. Il Parlamento europeo ha infatti vietato l’accesso dei diplomatici iraniani nei propri edifici. Dall’altra parte, il ministero degli Esteri della Repubblica islamica ha convocato gli ambasciatori o gli incaricati d’affari di Italia, Regno Unito, Germania e Francia, a causa del sostegno che questi Paesi hanno dato alle manifestazioni contro il regime khomeinista. Quanto sta accadendo segna il fallimento della politica estera che la Commissione europea ha portato avanti dal 2015 al 2025, contribuendo a negoziare e sostenendo il Jcpoa: il controverso accordo sul nucleare iraniano firmato ormai undici anni fa. Frattanto, dopo la caduta di Bashar al Assad nel 2024, Mosca teme il crollo dell’altro storico alleato mediorientale. Ieri, il segretario del Consiglio di sicurezza russo, Sergei Shoigu, ha sentito l’omologo iraniano, criticando quelle che ha definito delle interferenze straniere in seno alla Repubblica islamica.
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Jacques Moretti (Ansa)
Intanto, la Procura di Roma va avanti nella sua inchiesta: i pm ipotizzano anche il «disastro colposo» e sono al lavoro per inviare una rogatoria alle autorità svizzere per chiedere la lista degli indagati, gli atti relativi agli interrogatori e la relativa attività istruttoria. Attualmente il fascicolo in cui si ipotizza anche l’omicidio colposo, lesioni colpose e incendio, avviato a piazzale Clodio, è contro ignoti.
Una volta che gli atti verranno trasmessi dalla Svizzera, ci sarà l’iscrizione nel registro di Jacques e Jessica Moretti e di altre posizioni eventuali. Piazzale Clodio ha anche conferito l’incarico al medico legale che dovrà eseguire l’autopsia sul corpo di Riccardo Minghetti, 16 anni, una delle sei vittime italiane. L’esame autoptico è iniziato con alcuni accertamenti radiologici preliminari al Policlinico Gemelli di Roma. Gli accertamenti proseguiranno con una équipe di specialisti medici chiamati a chiarire le cause del decesso e le dinamiche cliniche che hanno portato alla morte di Riccardo. Il lavoro dei pm romani, capofila nelle indagini, si intreccia con quello di altre Procure italiane. A Genova l’autopsia su Emanuele Galeppini, 16 anni anche lui, è fissata per il 20 gennaio. A Bologna è stata disposta la riesumazione del corpo di Giovanni Tamburi, mentre restano sospese le tumulazioni di Chiara Costanzo e Achille Barosi, in attesa di ulteriori accertamenti.
Sébastien Fanti, avvocato di alcune delle famiglie delle vittime del rogo, commentando la decisione del tribunale di convalidare l’arresto di Jacques Moretti, ha chiarito di poter essere solo «parzialmente soddisfatto» perché per il momento la custodia cautelare riguarda solo il gestore del locale: «Ognuno vivrà con la propria coscienza», ha riferito, «il padre di un bambino arso vivo mi ha detto: “è morto come in guerra, quindi d’ora in poi è guerra”».
Anche i genitori delle vittime italiane si dicono sconcertati. «Per quanto ci riguarda, come familiari dei feriti, tutti uniti qui al Niguarda, c’è sconcerto perché è vero che sono stati confermati gli arresti, ma sono passati 12 giorni e non c’è ancora un indagato nel Comune di Crans-Montana», ha sottolineato Umberto Marcucci, padre di Manfredi, ragazzo romano di 16 anni ricoverato assieme ad altri 10 feriti nell’ospedale milanese.
Il primo vero segnale nei confronti del Comune di Crans-Montana lo dà la Procura del Vallese che ha respinto la richiesta della municipalità di presentarsi come parte lesa. Lo riporta Rts. Appena due giorni dopo la tragedia, il Consiglio comunale di Crans -Montana annunciò di aver preso «la decisione unanime» di costituirsi «parte civile» nel procedimento penale, una dichiarazione che suscitò scalpore. Se da un lato il Comune dichiara di essere vittima dell’accaduto, dall’altro riconosce di essere venuto meno ai propri doveri mancando di compiere per cinque anni le ispezioni al Constellation. Carenze che potrebbero comportare azioni legali nei confronti di alcuni dipendenti comunali. Da qui la Procura, nelle motivazioni del respingimento, motiva: «Il Comune non può essere considerato parte attrice in quanto la parte lesa è costituita da qualsiasi persona i cui diritti siano stati direttamente lesi da un reato e non in quanto autorità incaricata della tutela degli interessi pubblici».
Proseguono intanto anche le sofferenze dei sopravvissuti.
I feriti italiani sono undici, alcuni molto gravi. Nove di loro sono particolarmente critici. «Con l’arrivo di Leonardo Bove, ieri sera da Zurigo, siamo arrivati ad avere tutti i ragazzi che dovevano rientrare. È stato fatto il primo check questa mattina su Leonardo e le condizioni sono estremamente critiche», ha spiegato l’assessore al Welfare della Regione Lombardia Guido Bertolaso, che fin dall’inizio sta seguendo l’emergenza. «Leonardo è uno dei due ragazzi che erano dati per dispersi e che per qualche giorno, appunto, non se ne conosceva l’identità: uno è Leonardo, l’altro è Kean. Adesso vicini di letto in questo momento in terapia intensiva». Ancora: «Sette sono in rianimazione intubati, cinque al centro ustioni», fa sapere Bertolaso. «Speriamo che un paio di loro nelle prossime giornate possano essere estubati. Per tre o quattro di loro il percorso sarà molto più lungo e complicato. I genitori sono tutti qui, hanno un loro spazio dove si possono incontrare, dove possono stare vicino ai figli, e incontrano soprattutto i medici curanti. Li ho trovati tutti tranquilli, ma in grande ansia. Ci sono un paio di genitori che non sono di Milano e gli abbiamo messo a disposizione strutture alberghiere. Sono tutti soddisfatti di quello che stiamo facendo».
Per quanto riguarda Eleonora Palmieri, la veterinaria ventinovenne originaria di Cattolica, «immagino che la prossima settimana verrà trasferita in una struttura ospedaliera vicino a casa sua. L’ho trovata in ottime condizioni», ha concluso Bertolaso.
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Il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara (Imagoeconomica)
Entra nel vivo quindi la campagna elettorale, che non vede però tutta la sinistra schierata per il No. Convintamente a favore della riforma, tra gli altri, è il celebre costituzionalista Stefano Ceccanti, vicepresidente di Libertà Eguale, ex parlamentare del Pd, tra gli animatori del Comitato La Sinistra che vota Sì. Ieri a Firenze Libertà Eguale ha organizzato un evento al quale hanno partecipato esponenti progressisti che voteranno a favore del referendum costituzionale. «Come Libertà Eguale», spiega Ceccanti, «per 25 anni abbiamo sostenuto la separazione delle carriere. Non è che c’è la disciplina di partito sui referendum. Questa riforma», aggiunge Ceccanti, «è a vantaggio dell’autonomia dei giudici rispetto ai pubblici ministeri. Soprattutto nelle indagini preliminari, era il grande schema che aveva Giuliano Vassalli. Non cambia il rapporto con la politica».
Il Cdm di ieri ha anche approvato il commissariamento delle Regioni Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna, che non hanno ancora approvato i rispettivi piani di dimensionamento per il prossimo anno scolastico. «Il dimensionamento scolastico», fa sapere il ministero dell’Istruzione, «rientra tra le riforme previste dal Pnrr, definite dal precedente governo con l’obiettivo di adeguare la rete delle istituzioni scolastiche alla dinamica della popolazione studentesca su base regionale. Il mancato rispetto di questo adempimento mette a rischio le risorse europee già erogate all’Italia. Si precisa che la misura riguarda esclusivamente la riorganizzazione amministrativa e non comporta la chiusura di plessi scolastici». Insorge il Pd: «Assistiamo ad un ulteriore tentativo», scrivono in una nota i parlamentari dem Manzi, Ascani, Bakkali, Boldrini, De Maria, Fossi, Gnassi, Guerra, Lai, Malavasi, Marco Meloni, Merola, Rossi, Simiani e Vaccari, «da parte del governo Meloni di centralizzare e comprimere le autonomie locali in un settore delicatissimo come quello dell’istruzione. La convocazione degli assessori all’Istruzione di quattro regioni amministrate dal centrosinistra, con l’intento di imporre dall’alto scelte che riguardano direttamente il futuro delle scuole, è una manovra inaccettabile che dimostra ancora una volta la scarsa attenzione di questo governo alle specificità territoriali e alle reali necessità del sistema scolastico». «Ci siamo opposti a tagli ulteriori delle autonomie scolastiche nelle cosiddette aree interne, dove tagliare la scuola significa togliere un pezzo di comunità», commenta la presidente dell’Umbria Stefania Proietti, lasciando Palazzo Chigi, dove è intervenuta assieme al presidente dell’Emilia Romagna Michele De Pascale, alla presidente della Sardegna Alessandra Todde e all’assessora della Toscana Alessandra Nardini alla riunione del Consiglio dei ministri prima della delibera con cui il governo ha deciso il commissariamento di queste Regioni di centrosinistra che si sono opposte al dimensionamento scolastico. Approvato anche il ddl per il riconoscimento e la tutela del caregiver familiare, su proposta del ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli.
In discussione, ma non presentato ieri, c’è ancora un decreto che incide sulla vita dei cittadini: la sicurezza. Gli ultimi giorni hanno fatto registrare una vera e propria escalation di violenza, dall’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio, ucciso alla stazione di Bologna, alle gravissime aggressioni che si sono verificate nei pressi della stazione Termini di Roma. Tutti crimini messi a segno da immigrati. A quanto apprende La Verità, il decreto dovrebbe contenere una stretta sulla possibilità per i minorenni di portare in giro coltelli, un provvedimento di contrasto alle baby gang, misure per rafforzare il controllo delle stazioni e per rendere più efficaci i provvedimenti di espulsione per gli immigrati non in regola.
Intanto il Viminale fa sapere che 3.500 nuovi poliziotti assumeranno servizio nei prossimi giorni di gennaio. Salgono così complessivamente a 42.500 gli operatori delle Forze di polizia assunti dall’inizio del mandato di questo governo. Dei nuovi, 470 poliziotti saranno assegnati a Roma, 141 a Napoli e altrettanti a Palermo, 123 a Milano e 118 a Bologna, 94 a Genova e a Torino.
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Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 13 gennaio con Carlo Cambi