L’organo d’inchiesta appena nato divide le opposizioni: Pd e Avs disertano, M5s e Iv presenti, senza votare. Il presidente Marco Lisei (Fdi): «Presto il calendario delle sedute». Restano vacanti le cariche riservate ai dem.

Dopo tanto attendere, ieri si è finalmente insediata la Commissione bicamerale d’inchiesta sull’emergenza Covid. Il suo primo effetto è stato quello di spaccare il campo largo, visto che la prima seduta, convocata al quarto piano di palazzo San Macuto, è stata disertata dai parlamentari di Pd, Avs e Azione, mentre M5s e Italia viva hanno deciso di presenziare, ma senza partecipare alle votazioni. Nel ruolo di presidente il centrodestra ha eletto il senatore Marco Lisei (Fdi), figura vicina al viceministro delle Infrastrutture, Galeazzo Bignami, uno di quelli che più hanno spinto per questa Commissione. La vicepresidenza è stata affidata al deputato Francesco Ciancitto (sempre Fdi), mentre nel ruolo di segretario è stato nominato il deputato Stefano Benigni (Fi).

Il neoeletto presidente Lisei ha raccontato alla Verità di un insediamento avvenuto nel segno di «un clima di serenità, chiaramente anche per il fatto che le opposizioni hanno scelto di non partecipare o di partecipare ma non votare». «I lavori si sono svolti in assoluta tranquillità», ha continuato, «tanto che poi il presidente Giuseppe Conte è venuto ad augurarmi buon lavoro. Dopodiché, la decisione delle opposizioni di non partecipare è una legittima scelta politica».

Conte, che a sorpresa il giorno prima dell’insediamento è subentrato tra i membri della Commissione, ieri ha affermato che essa «è stata male impostata, soprattutto se si tengono fuori le Regioni che hanno avuto la grande parte in questa emergenza pandemica». «È una presa in giro degli italiani», ha continuato, «ma siccome noi del M5s abbiamo rispetto delle istituzioni, io oggi sono qui perché non ho nulla da nascondere e sono qui per dare comunque un contributo nell’interesse generale affinché cose del genere non succedano più, per non ritrovarci ancora una volta impreparati in un futuro che non ci auguriamo».

«Io credo che i giudizi vadano dati alla fine di un percorso, non all’inizio», ha dichiarato in merito il presidente Lisei. «E Conte, così come tutti i commissari, ha la possibilità di partecipare ai lavori della Commissione, di fornire il suo contributo alla verità, di raccontare la sua versione dei fatti. Non ho mai visto plotoni di esecuzione nei quali gli imputati, o i presunti tali, possono prendervi parte», ha proseguito. «In questo caso tutte le opposizioni possono partecipare compiutamente e io garantirò le prerogative di tutti i commissari».

«Io non scappo», ha poi calcato ulteriormente la mano il capo dei 5 stelle in un post su Facebook. «La Commissione d’inchiesta sul Covid è stata costruita da questa maggioranza non per far tesoro della dura esperienza maturata durante la pandemia e per evitare difficoltà future», si legge nel testo, «ma come strumento politico per colpire me e la squadra di governo che ha lavorato per salvare il Paese».

Dopo aver cercato in tutti i modi di ostacolare l’avvio dei lavori (per esempio rifiutandosi di nominare i componenti), ora l’opposizione grida al processo politico. «Un ulteriore grave strappo istituzionale, la nuova commissione d’inchiesta nasce a colpi di maggioranza», ha dichiarato la capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga. La quale ha deciso, senza partecipare e senza che ancora siano iniziate le audizioni, che si tratti di «un’inaudita forzatura perché è il tentativo della maggioranza di mistificare la realtà dei fatti». Il giorno prima Francesco Boccia, presidente dei senatori del Pd, aveva parlato di assenza di condizioni per prendere parte alla commissione. Il motivo? Sempre l’esclusione delle Regioni dall’inchiesta. «Credo che i poteri attribuiti alla Commissione siano molto ampi», ha spiegato Lisei alla Verità. «Io come presidente devo tenermi alla legge istitutiva votata dal Parlamento, che ha scelto di svolgere un’indagine sull’attività del governo».

Vista la mancata partecipazione delle opposizioni, sono rimaste scoperte le cariche del secondo vicepresidente e del secondo segretario. «Abbiamo proposto ai parlamentari dell’opposizione presenti di accettare i nostri voti per la seconda vicepresidenza e il secondo segretario», ha scritto in una nota il partito di Giorgia Meloni, «ma ci è stato detto che non avrebbero accettato. Abbiamo così lasciato liberi i due posti perché le opposizioni possano eleggere chi riterranno». Raffaella Paita, coordinatrice nazionale di Italia viva (unico partito di opposizione da sempre favorevole alla Commissione), ha dichiarato di aver rifiutato la vicepresidenza in quanto ritiene spetti «al partito di opposizione maggiormente rappresentato», cioè il Pd.

La Commissione, comunque, andrà avanti a prescindere. Il presidente Lisei – la cui elezione ha ricevuto apprezzamenti su X anche dal senatore leghista Claudio Borghi – ha spiegato alla Verità che intende convocare l’Ufficio di presidenza già settimana prossima, «per svolgere subito i passaggi burocratici necessari e fissare il calendario dei lavori il più velocemente possibile». «Dobbiamo prendere atto del fatto che ci sono stati quasi 200.000 morti. E poi ci sono i familiari, le persone che ritengono di aver subito danni dai vaccini, gli adolescenti che sono stati chiusi in casa e le aziende che hanno chiuso. C’è un intero Paese che chiede delle risposte, e credo che noi abbiamo il dovere di rimboccarci le maniche e cercare di darle».

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