Piano pandemico non aggiornato, il gip prende tempo sull’archiviazione
Silvio Brusaferro (Ansa)
  • Entro tre mesi il giudice deciderà se mandare a processo. Guerra e gli altri indagati. Ma i giornali pensano ai contagi in spiaggia.
  • Lega: «Le profilassi siano solo consigliate». La Lorenzin: «Lisciano il pelo ai no vax».

Lo speciale contiene due articoli.

Entro 90 giorni sapremo se l’ultimo filone del procedimento sul mancato aggiornamento del piano pandemico, e la sua mancata attuazione verrà archiviato, o se gli indagati verranno rinviati a giudizio. Venerdì il gip del tribunale di Roma, Anna Maria Gavoni, ha sentito gli avvocati difensori che non erano riusciti a parlare nell’udienza del 20 giugno e ora dovrà prendere una decisione nei confronti dei funzionari Ranieri Guerra, Giuseppe Ruocco, Maria Grazia Pompa, Francesco Maraglino, accusati di rifiuto di atti d’ufficio; di Claudio D’Amario, Mauro Dionisio, Loredana Vellucci e sempre Guerra e Maraglino per il reato di falso in atto pubblico; dell’ex presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro, di D’Amario e di Angelo Borrelli, ex capo della Protezione civile, per la mancata attuazione del piano pandemico nazionale.

Già era stato un buon segnale che il magistrato avesse accolto la memoria presentata da alcune decine di familiari delle vittime del Covid a Bergamo (fascicolo trasferito a Roma per competenza), che si erano opposti alla richiesta di archiviazione del sostituto procuratore di Roma, Claudia Terracina, dello scorso novembre. Il procedimento è così rimasto in pedi e nelle due ultime udienze, oltre alle persone offese e ai loro legali erano presenti gli avvocati degli indagati, che si sono riportati alle memorie e ai documenti depositati eccependo, per taluni, anche la prescrizione del reato contestato.

«La linea è sempre stata quella di sostenere che non c’era una legge che imponesse di aggiornare il piano pandemico del 2006 e qualcuno ha continuato ad affermare che era impossibile attuarlo perché nemmeno sapevano che esistesse un piano pandemico», fa sapere l’avvocato Consuelo Locati a nome del team legale dell’associazione dei familiari delle vittime. Quanto al reato di falso in atto pubblico, per i questionari con le autovalutazioni trasmessi all’agenzia Onu, nonché alla Commissione Ue fino al 4 febbraio 2020 e che dovevano informare del grado di preparazione a una eventuale emergenza sanitaria da pandemia, i funzionari della direzione Prevenzione sanitaria del ministero della Salute hanno ribadito di aver detto il vero rispondendo che l’Italia era perfettamente pronta e che avevamo anche un piano pandemico adeguato. È stato addirittura dichiarato che i questionari non sono obbligatori ma discrezionali, come se questo autorizzasse a dire una cosa per un’altra. «Però ci siamo accorti che è cambiata la strategia difensiva», evidenzia l’avvocato Locati. «Gli indagati non fanno più “gruppo”, che sostiene di non avere responsabilità, ma ognuno “corre” per sé cercando di difendersi e di non andare a processo». Anche tirando in ballo la prescrizione. «Come ha provato a fare l’ex direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, Giuseppe Ruocco, sostenendo che secondo lui non c’era alcun obbligo di legge di aggiornare il piano pandemico, ma se anche ci fosse stato, invoca la prescrizione perché nel 2014 non occupava più quel ruolo». Non è così pacifico, dunque, che non ci sia alcuna possibilità di condanna per questi funzionari perché, quando gli elementi acquisiti nel corso delle indagini preliminari «non consentono di formulare una ragionevole previsione di condanna bisogna chiedere l’archiviazione e non esercitare l’azione penale», come sosteneva la Procura nella richiesta del novembre scorso rifacendosi alla legge Cartabia. Afferma Locati: «Nell’udienza del 20 giugno e soprattutto in quella del 5 luglio è emerso, invece, che solo un dibattimento può accertare quali sono e se ci sono state delle responsabilità degli indagati nella gestione della pandemia».

Intanto i giornali preferiscono continuare a battere sul Covid con un ingiustificato allarme aumento contagi. Hanno ripreso il vizio di pubblicare nel fine settimana il bollettino dei nuovi casi, 2.504 tra il 20 e il 26 giugno che rappresentano un +20,1% rispetto alla settimana precedente. Dal sito del ministero della Salute attingono i dati sui test risultati positivi al Covid, 437 il 26 giugno ovvero +17,5% rispetto allo stesso giorno della settimana precedente. L’infezione «si sta facendo largo tra spiagge e turisti complicando la vita a chi cerca un po’ di sole e relax», scrive Repubblica, che distribuisce consigli a chi è sotto l’ombrellone e non vuole più sentir parlare di virus. Non sottovalutare il malessere, farsi un tampone che «non va fatto subito, semmai dopo qualche giorno» dichiara Pier Luigi Lopalco, docente di epidemiologia all’Università del Salento. Un po’ di vigile attesa è sempre indicata. Il professore invita a curarsi a casa «ma non senza aver prima consultato il medico di famiglia». Nell’elenco delle raccomandazioni ci sono tante ovvietà, come il non utilizzo degli antibiotici, di ivermectina e idrossiclorochina, antivirali solo se servono e buon Covid estivo a tutti.

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