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2021-03-20
Speranza alimenta il caos. Si può scegliere il vaccino
Roberto Speranza (Ansa)
Torna a circolare Astrazeneca ma se un cittadino non lo vuole, è libero di scegliere con quale vaccino essere immunizzato. Ieri, giorno della revoca in Italia del divieto di somministrare il farmaco anglosvedese, un altro, forse più grave stop è stato formalizzato dai massimi vertici della nostra Sanità. Durante la conferenza stampa al ministero della Salute, il presidente del Css, Franco Locatelli, ha chiarito che se qualcuno rifiuta Astrazeneca «verrà riconsiderato nel tempo per altre tipologie di vaccini». Un De profundis più definitivo non poteva essere intonato, per un farmaco che sta scontando l'unica colpa di non essere tedesco e di costare meno di tutti gli altri antidoti al Covid. Già è stato bloccato per giorni, diventando per l'opinione pubblica uno spauracchio ben peggiore del coronavirus e del quale non fidarsi, perché come effetto avverso può provocare trombosi. Adesso è stato riabilitato dall'Ema, l'Agenzia europea del farmaco, ma dubbi e paure frutto di una pessima comunicazione non spariscono dall'oggi al domani.
E se il presidente del Consiglio superiore della sanità ci apre la possibilità di una scelta del vaccino, quanti credete che vorranno Astrazeneca? Somministrazioni à la carte, ecco dunque l'ultima frontiera di una campagna vaccinale che è stata pesantemente compromessa dal blocco del farmaco, sviluppato presso l'Università di Oxford. Uno stop deciso dalla Germania e prontamente imposto anche dall'Italia. Le opzioni al momento non sono molte, Pfizer Biontech o Moderna, in attesa che ad aprile arrivi Janssen della Johnson&Johnson, il quarto vaccino autorizzato da Ema, ma comunque si potrà scegliere e il rischio, enorme, è che milioni di dosi di Astrazeneca continuino a restare inutilizzate ancora per molto tempo. Il vaccino è «sicuro ed efficace. I suoi benefici superano i rischi», ha dichiarato due giorni fa l'Ema, che già lunedì aveva consigliato di non interromperne la somministrazione. «Ora gli Stati possono prendere decisioni informate», sottolineava l'agenzia europea dopo le conclusioni del Comitato sulla sicurezza (Prac). I Paesi Ue hanno deciso, sì, ma ciascuno di testa propria, scegliendo di ripartire con Astrazeneca subito (da ieri in Italia, Francia, Germania, Bulgaria, Slovenia), di rimandare alla prossima settimana (in Spagna, Portogallo e Paesi Bassi) o di non riprendere proprio come fanno Danimarca, Norvegia, Finlandia e Svezia che preferiscono proseguire la campagna con altri vaccini. E le indicazioni dell'Ema non sono affatto una regola per tutti gli Stati. Lo scorso gennaio l'agenzia aveva autorizzato l'uso di Astrazeneca nei soggetti a partire dai 18 anni e senza limiti di età, ma la Germania l'aveva circoscritto agli over 65, cambiando il passo solo in un secondo momento, lo stesso avevano fatto Belgio, Italia e Francia, che ieri ha preso ancora una volta una decisione in autonomia. L'Autorità per la salute (Has) ha infatti raccomandato di escludere dall'inoculazione del vaccino anglosvedese i francesi che hanno meno di 55 anni. Un'altra limitazione che aumenta l'incertezza dell'opinione pubblica nei confronti di Astrazeneca.
Locatelli ieri ha tenuto a precisare che «l'infezione da Covid è molto più pericolosa» degli eventi segnalati e che sono solo 25 i casi di tromboembolie registrati su 20 milioni di vaccinazioni. Non ci sono evidenze che il vaccino «che copre al 100% per forme gravi di Covid-19, incrementi il rischio di complicanze», ma in Italia ci saranno altri studi e valutazioni anche all'interno dell'Aifa «per non lasciare nulla di trascurato», rassicura il presidente del Css. Giovanni Rezza, direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, ha definito la fine della sospensione precauzionale di Astrazeneca «un grande sollievo, perché dobbiamo dare un'accelerata alla campagna vaccinale». «Abbiamo avuto una battuta d'arresto quando era necessario il maggior sforzo possibile», ha aggiunto Rezza, evidenziando come «a fronte di pochissimi casi» di disturbi della coagulazione, ci siano stati «tanti morti per Covid, in gran parte evitabili» se non si sospendeva un vaccino che è «uno dei pochissimi a disposizione». Il suo messaggio è stato: «Dobbiamo almeno raddoppiare le somministrazioni», con l'obiettivo di arrivare a 400-500.000 persone al giorno. Non ci saranno modifiche nelle procedure di vaccinazione anche se «abbiamo chiesto di aggiornare la parte che riguarda il consenso informato».
Il direttore generale dell'Aifa, Nicola Magrini, è tornato a spiegare il perché della sospensione in Italia, presa «per togliere dubbi e dare un segnale, che devono essere indagati eventi anche rarissimi». Ha detto che si è trattato di una «decisione tecnica di coordinamento», evitando di definirla «politica» come già aveva fatto, e che nel nostro Paese l'Agenzia del farmaco «raccoglie segnalazioni spontanee di eventi avversi». L'altro meccanismo di allert di possibili effetti indesiderati, ha detto, sarebbe quello di «un database nel quale tutti i cittadini sono registrati, i dati delle vaccinazioni sono collegati con quelli dei ricoveri e delle anagrafiche di mortalità». Sistemi in grado di fare milioni di associazioni «con tecniche statistiche sofisticate», ma al momento, invece, solo l'1% delle segnalazioni di reazioni avverse per i tre vaccini anti Covid 19, provengono da studi di farmacovigilanza attiva. Magrini è intervenuto di nuovo a difesa della pillola anticoncezionale «che non è trombogenica», che nel mondo viene assunta da 110 milioni di donne «e non bisogna avere preoccupazioni a riguardo».
Si riparte con il freno a mano tirato. Regioni avanti in ordine sparso
È ripartita, in frenata, la somministrazione del vaccino anti Covid di Astrazeneca, riabilitato giovedì dal dubbio di causare trombosi letali, con una dichiarazione dell'Agenzia europea dei medicinali (Ema) - che non aveva peraltro mai messo in dubbio la sicurezza e l'efficacia del composto. Ieri alle 15, in seguito al via libera dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), che ha seguito a ruota il verdetto dell'Ema, su tutto il territorio nazionale è ripresa l'inoculazione del prodotto ma, come sempre accade, in ordine sparso. In Lombardia, dopo la chiusura dei giorni scorsi, è stato riaperto ieri il drive through più grande d'Italia inaugurato da poco al parco Trenno a Milano. Anche Lazio e Toscana hanno ripreso, da ieri alle 15, le vaccinazioni di chi aveva la prenotazione. L'Abruzzo ha riaperto l'attività con il vaccino di Oxford ieri, ma alle 17.30. Alcune regioni, tra cui l'Emilia Romagna, la provincia di Trento, Piemonte, la Valle d'Aosta e il Veneto, hanno riavviato l'attività ieri pomeriggio, ma solo per i prenotati con meno di 70-75 anni. La somministrazione del vaccino Astrazeneca riparte invece oggi nelle Marche e in Friuli Venezia Giulia. Dovrebbero riprendere lunedì 22 marzo le inoculazioni della prima dose in Puglia e Liguria. A pesare sulla ripresa della vaccinazione, oltre ai già noti problemi organizzativi e di carenza del personale, c'è anche la cronica scarsità di dosi, a cui si aggiunge, come ha informato l'Aifa, la non disponibilità dei due lotti (ABV2856 e ABV5811), ancora «sotto sequestro da parte dell'autorità giudiziaria» - nonostante sia stato verificato che non c'è legame di causalità tra la somministrazione del vaccino e le morti sospette.
Le Regioni, già in affanno, si trovano così a dover recuperare circa 200.000 prime somministrazioni del vaccino, saltate nei tre giorni di stop. Anche se nel frattempo le Asl hanno portato avanti l'inoculazione delle dosi Pfizer e Moderna, sono comunque rimaste ferme quelle di Astrazeneca. Secondo fonti di palazzo Chigi, dice Il Sole24ore, in 15 giorni queste mancate vaccinazioni dovrebbero essere recuperate. Sarà, ma intanto i 21 sistemi organizzativi regionali, a cui va sommata la giurisdizione della singola azienda sanitaria locale, dopo giorni caratterizzati da sms ed email per sconvocare gli appuntamenti, dovranno gestire gli arretrati. Con una incognita: le rinunce di chi si è prenotato e, una volta scoperto di essere destinato al vaccino anglosvedese, potrebbe disdire o non presentarsi. Certo, ci si può attrezzare con un sistema di overbooking, una sorta di lista con le riserve, come indicato dal commissario Figliuolo, ma con i ritmi di vaccinazione odierna, difficile arrivare al traguardo previsto di 500.000 dosi al giorno da aprile e una copertura dell'80% a settembre.
Il caos regna anche nell'Unione europea. Incurante della ferma dichiarazione dell'Ema sulla sicurezza del vaccino Astrazeneca, la Finlandia, ad esempio, ha deciso di sospendere, per una settimana, le somministrazioni del prodotto anglosvedese. Deve indagare su due possibili casi di trombosi che si sono verificati 4-10 giorni dopo l'inoculazione della prima dose in soggetti con già fattori di rischio trombotico, come fa sapere l'Istituto finlandese della sanità (Thl). In Francia sono ripartite ieri le vaccinazioni con il prodotto di Astrazeneca, ma sarà impiegato solo in chi ha più di 55 anni perché i casi segnalati di sospetti problemi di coagulazione sono stati osservati unicamente in persone con un'età inferiore a questa soglia, ha precisato l'autorità sanitaria francese.
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Nel giorno del nuovo via libera al siero anglo-svedese, il presidente del Css, Franco Locatelli, lo affossa definitivamente: chi non lo vorrà «verrà riconsiderato nel tempo per altre tipologie di vaccini». Dopo la campagna orchestrata da Berlino, sarà pioggia di disdetteLe somministrazioni riprendono a singhiozzo, in Puglia e Liguria si ricomincia lunedìLo speciale contiene due articoliTorna a circolare Astrazeneca ma se un cittadino non lo vuole, è libero di scegliere con quale vaccino essere immunizzato. Ieri, giorno della revoca in Italia del divieto di somministrare il farmaco anglosvedese, un altro, forse più grave stop è stato formalizzato dai massimi vertici della nostra Sanità. Durante la conferenza stampa al ministero della Salute, il presidente del Css, Franco Locatelli, ha chiarito che se qualcuno rifiuta Astrazeneca «verrà riconsiderato nel tempo per altre tipologie di vaccini». Un De profundis più definitivo non poteva essere intonato, per un farmaco che sta scontando l'unica colpa di non essere tedesco e di costare meno di tutti gli altri antidoti al Covid. Già è stato bloccato per giorni, diventando per l'opinione pubblica uno spauracchio ben peggiore del coronavirus e del quale non fidarsi, perché come effetto avverso può provocare trombosi. Adesso è stato riabilitato dall'Ema, l'Agenzia europea del farmaco, ma dubbi e paure frutto di una pessima comunicazione non spariscono dall'oggi al domani. E se il presidente del Consiglio superiore della sanità ci apre la possibilità di una scelta del vaccino, quanti credete che vorranno Astrazeneca? Somministrazioni à la carte, ecco dunque l'ultima frontiera di una campagna vaccinale che è stata pesantemente compromessa dal blocco del farmaco, sviluppato presso l'Università di Oxford. Uno stop deciso dalla Germania e prontamente imposto anche dall'Italia. Le opzioni al momento non sono molte, Pfizer Biontech o Moderna, in attesa che ad aprile arrivi Janssen della Johnson&Johnson, il quarto vaccino autorizzato da Ema, ma comunque si potrà scegliere e il rischio, enorme, è che milioni di dosi di Astrazeneca continuino a restare inutilizzate ancora per molto tempo. Il vaccino è «sicuro ed efficace. I suoi benefici superano i rischi», ha dichiarato due giorni fa l'Ema, che già lunedì aveva consigliato di non interromperne la somministrazione. «Ora gli Stati possono prendere decisioni informate», sottolineava l'agenzia europea dopo le conclusioni del Comitato sulla sicurezza (Prac). I Paesi Ue hanno deciso, sì, ma ciascuno di testa propria, scegliendo di ripartire con Astrazeneca subito (da ieri in Italia, Francia, Germania, Bulgaria, Slovenia), di rimandare alla prossima settimana (in Spagna, Portogallo e Paesi Bassi) o di non riprendere proprio come fanno Danimarca, Norvegia, Finlandia e Svezia che preferiscono proseguire la campagna con altri vaccini. E le indicazioni dell'Ema non sono affatto una regola per tutti gli Stati. Lo scorso gennaio l'agenzia aveva autorizzato l'uso di Astrazeneca nei soggetti a partire dai 18 anni e senza limiti di età, ma la Germania l'aveva circoscritto agli over 65, cambiando il passo solo in un secondo momento, lo stesso avevano fatto Belgio, Italia e Francia, che ieri ha preso ancora una volta una decisione in autonomia. L'Autorità per la salute (Has) ha infatti raccomandato di escludere dall'inoculazione del vaccino anglosvedese i francesi che hanno meno di 55 anni. Un'altra limitazione che aumenta l'incertezza dell'opinione pubblica nei confronti di Astrazeneca. Locatelli ieri ha tenuto a precisare che «l'infezione da Covid è molto più pericolosa» degli eventi segnalati e che sono solo 25 i casi di tromboembolie registrati su 20 milioni di vaccinazioni. Non ci sono evidenze che il vaccino «che copre al 100% per forme gravi di Covid-19, incrementi il rischio di complicanze», ma in Italia ci saranno altri studi e valutazioni anche all'interno dell'Aifa «per non lasciare nulla di trascurato», rassicura il presidente del Css. Giovanni Rezza, direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, ha definito la fine della sospensione precauzionale di Astrazeneca «un grande sollievo, perché dobbiamo dare un'accelerata alla campagna vaccinale». «Abbiamo avuto una battuta d'arresto quando era necessario il maggior sforzo possibile», ha aggiunto Rezza, evidenziando come «a fronte di pochissimi casi» di disturbi della coagulazione, ci siano stati «tanti morti per Covid, in gran parte evitabili» se non si sospendeva un vaccino che è «uno dei pochissimi a disposizione». Il suo messaggio è stato: «Dobbiamo almeno raddoppiare le somministrazioni», con l'obiettivo di arrivare a 400-500.000 persone al giorno. Non ci saranno modifiche nelle procedure di vaccinazione anche se «abbiamo chiesto di aggiornare la parte che riguarda il consenso informato». Il direttore generale dell'Aifa, Nicola Magrini, è tornato a spiegare il perché della sospensione in Italia, presa «per togliere dubbi e dare un segnale, che devono essere indagati eventi anche rarissimi». Ha detto che si è trattato di una «decisione tecnica di coordinamento», evitando di definirla «politica» come già aveva fatto, e che nel nostro Paese l'Agenzia del farmaco «raccoglie segnalazioni spontanee di eventi avversi». L'altro meccanismo di allert di possibili effetti indesiderati, ha detto, sarebbe quello di «un database nel quale tutti i cittadini sono registrati, i dati delle vaccinazioni sono collegati con quelli dei ricoveri e delle anagrafiche di mortalità». Sistemi in grado di fare milioni di associazioni «con tecniche statistiche sofisticate», ma al momento, invece, solo l'1% delle segnalazioni di reazioni avverse per i tre vaccini anti Covid 19, provengono da studi di farmacovigilanza attiva. Magrini è intervenuto di nuovo a difesa della pillola anticoncezionale «che non è trombogenica», che nel mondo viene assunta da 110 milioni di donne «e non bisogna avere preoccupazioni a riguardo». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/per-speranza-astrazeneca-si-puo-rifiutare-2651148129.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="si-riparte-con-il-freno-a-mano-tirato-regioni-avanti-in-ordine-sparso" data-post-id="2651148129" data-published-at="1616190030" data-use-pagination="False"> Si riparte con il freno a mano tirato. Regioni avanti in ordine sparso È ripartita, in frenata, la somministrazione del vaccino anti Covid di Astrazeneca, riabilitato giovedì dal dubbio di causare trombosi letali, con una dichiarazione dell'Agenzia europea dei medicinali (Ema) - che non aveva peraltro mai messo in dubbio la sicurezza e l'efficacia del composto. Ieri alle 15, in seguito al via libera dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), che ha seguito a ruota il verdetto dell'Ema, su tutto il territorio nazionale è ripresa l'inoculazione del prodotto ma, come sempre accade, in ordine sparso. In Lombardia, dopo la chiusura dei giorni scorsi, è stato riaperto ieri il drive through più grande d'Italia inaugurato da poco al parco Trenno a Milano. Anche Lazio e Toscana hanno ripreso, da ieri alle 15, le vaccinazioni di chi aveva la prenotazione. L'Abruzzo ha riaperto l'attività con il vaccino di Oxford ieri, ma alle 17.30. Alcune regioni, tra cui l'Emilia Romagna, la provincia di Trento, Piemonte, la Valle d'Aosta e il Veneto, hanno riavviato l'attività ieri pomeriggio, ma solo per i prenotati con meno di 70-75 anni. La somministrazione del vaccino Astrazeneca riparte invece oggi nelle Marche e in Friuli Venezia Giulia. Dovrebbero riprendere lunedì 22 marzo le inoculazioni della prima dose in Puglia e Liguria. A pesare sulla ripresa della vaccinazione, oltre ai già noti problemi organizzativi e di carenza del personale, c'è anche la cronica scarsità di dosi, a cui si aggiunge, come ha informato l'Aifa, la non disponibilità dei due lotti (ABV2856 e ABV5811), ancora «sotto sequestro da parte dell'autorità giudiziaria» - nonostante sia stato verificato che non c'è legame di causalità tra la somministrazione del vaccino e le morti sospette. Le Regioni, già in affanno, si trovano così a dover recuperare circa 200.000 prime somministrazioni del vaccino, saltate nei tre giorni di stop. Anche se nel frattempo le Asl hanno portato avanti l'inoculazione delle dosi Pfizer e Moderna, sono comunque rimaste ferme quelle di Astrazeneca. Secondo fonti di palazzo Chigi, dice Il Sole24ore, in 15 giorni queste mancate vaccinazioni dovrebbero essere recuperate. Sarà, ma intanto i 21 sistemi organizzativi regionali, a cui va sommata la giurisdizione della singola azienda sanitaria locale, dopo giorni caratterizzati da sms ed email per sconvocare gli appuntamenti, dovranno gestire gli arretrati. Con una incognita: le rinunce di chi si è prenotato e, una volta scoperto di essere destinato al vaccino anglosvedese, potrebbe disdire o non presentarsi. Certo, ci si può attrezzare con un sistema di overbooking, una sorta di lista con le riserve, come indicato dal commissario Figliuolo, ma con i ritmi di vaccinazione odierna, difficile arrivare al traguardo previsto di 500.000 dosi al giorno da aprile e una copertura dell'80% a settembre. Il caos regna anche nell'Unione europea. Incurante della ferma dichiarazione dell'Ema sulla sicurezza del vaccino Astrazeneca, la Finlandia, ad esempio, ha deciso di sospendere, per una settimana, le somministrazioni del prodotto anglosvedese. Deve indagare su due possibili casi di trombosi che si sono verificati 4-10 giorni dopo l'inoculazione della prima dose in soggetti con già fattori di rischio trombotico, come fa sapere l'Istituto finlandese della sanità (Thl). In Francia sono ripartite ieri le vaccinazioni con il prodotto di Astrazeneca, ma sarà impiegato solo in chi ha più di 55 anni perché i casi segnalati di sospetti problemi di coagulazione sono stati osservati unicamente in persone con un'età inferiore a questa soglia, ha precisato l'autorità sanitaria francese.
Gli svizzeri Marco Odermatt e Loic Meillard applaudono il brasiliano Lucas Pinheiro-Braathen durante la cerimonia di premiazione per lo slalom Gigante maschile delle gare di sci alpino ai Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026 (Ansa)
Durante la pausa aveva detto: «Quest’anno ho già fatto delle belle rimonte, bisogna tirare fuori tutto, vado all-in». Invece è out. Lo sguardo finisce su Giovanni Franzoni, cognome che finora ha significato salvezza. Niente da fare, il bresciano è sfinito (24º), l’argento nella Libera può bastare. «Sono esausto, non vedo l’ora di staccare un po’ a casa. Gli avversari erano più freschi, mi è uscita la spalla prima di partire, sono al limite. La mia priorità è la velocità, in gigante non mi sono allenato molto. Ho dato tutto e va bene, prima olimpiade positiva, mi darei 8,5».
Archiviata la pratica italiana rimane una gara storica, con la prima medaglia d’oro del Brasile sugli sci: la ghermisce come un’aquila reale Luca Pinheiro-Braaten, superfigo in tuta, con due manche da guerriero delle Alpi come Alberto Tomba, capace di tenersi dietro nella tormenta Marco Odermatt e l’altro svizzero Loic Meillard. Padre norvegese e madre brasiliana, Pinheiro-Braaten ha trascorso i suoi primi 25 anni di vita a fare la spola fra le due sponde dell’Atlantico: a Oslo quando i genitori erano insieme, a San Paolo dopo la separazione, di nuovo in Norvegia per gareggiare con la squadra più organizzata. Ma tre anni fa, per una questione legata agli sponsor, ecco la rottura con la federazione, la fuga in Brasile da mamma Alessandra, un anno per riorganizzarsi e l’invenzione della samba bianca. Bohèmien, casinista il giusto nelle notti di Coppa del Mondo (sei vittorie sempre fra i pali), Pinheiro-Braaten si percepisce manager etico di se stesso. E al traguardo, prima di mettersi l’oro al collo, ha pure il tempo per un messaggio gandhiano: «Spero che i brasiliani capiscano che la differenza è un superpotere. Non importa il background, il colore della pelle, da dove arrivi. Se credi fortemente nel tuo sogno, lo realizzi». Lo diceva già Ayrton Senna, ma va bene uguale. Facile ripeterlo per lui, che guadagna milioni dagli sponsor, può permettersi di pagare uno staff personale da paura, investe in immobili e ha preso casa a Milano: «Dell’Italia amo tutto, le montagne, il sistema di vita, questa città così creativa». Tomba lo chiama al telefono: «Sei il migliore, adesso ci credi?». Il brasiliano piange di gioia. Si scende da Bormio con l’illusione che quell’exploit sia anche un po’ nostro.
Un angelo vola, un angelo cade. È il Superman del pattinaggio artistico, lo statunitense Ilia Malinin (genitori uzbeki), presentato come un genio assoluto, l’oro più scontato (non perdeva dal 2023) con copertina su Sport Illustrated, l’imperatore del quadruplo Axel, un Rudolf Nureyev con le lame sotto i piedi. Morale: ottavo nella gara della vita dopo due cadute rovinose. Un incubo psicologico lo accompagnava da giorni, era obbligato a vincere ed è crollato. Se la testa non è fredda, lo Sport diventa una scimmia sulla schiena; ora il suo mental coach avrà di che lavorare. Mentre l’Italia di hockey subisce una dura lezione dalla Finlandia (11-0) e va a casa con tre sconfitte, contiamo le altre ferite di giornata. Solo dignitosa la staffetta femminile di Fondo (6ª), delude il Biathlon donne sprint dove Lisa Vittozzi non riesce a ripetere l’impresa di una settimana fa e arriva quinta mentre la leader più accreditata Dorothea Wierer scompare nelle retrovie dopo sequenze imbarazzanti al poligono. Oro alla norvegese Maren Kirkeide. Neppure sulla pista milanese di Pattinaggio velocità va meglio: nella 500 maschile Jeffrey Rosanelli sbiadisce al 17º posto nella gara dominata dal fuoriclasse statunitense Jordan Stolz (già oro nei 1000). Ci va male anche in allenamento: ieri la mascotte italiana, la napoletana di 16 anni Giada D’Antonio cade in slalom e si rompe un legamento crociato. Adieu.
È una giornata così, sarà il clima di San Valentino distrutto a colpi di insulti nel curling, dove gli svedesi sconfitti accusano due volte i canadesi di aver toccato la stone con una mano dopo il lancio. Il FairPlay va a farsi benedire e il Var non c’è. Allora ci pensa il capitano canadese Marc Kennedy a chiudere la polemica con un «Fuck you, la scopa puoi mettertela…» che ci costringe a ripensamenti sulla proverbiale compostezza anglosassone.
Oggi riparte la caccia al record delle 20 medaglie di Lillehammer. Per l’Italia tornano in pista i grossi calibri: Federica Brignone e Sofia Goggia (Gigante), Michela Moioli (Snowboard) e Francesca Lollobrigida (Pattinaggio), obiettivi preferiti dei fotografi. Ieri a Bormio non si capiva perché i paparazzi girassero attorno al gigantista argentino Tiziano Gravier, finito nelle retrovie. È il figlio dell’ex modella Valeria Mazza, cercavano tutti la mamma.
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